ISTITUTO NAZ. URBANISTICA
INU: nel TU edilizia disegno pericoloso e anticostituzionale di svuotamento finale del piano urbanistico e di trasformazioni urbane ridotte a sommatoria di interventi puntuali

Michele Talia, presidente INU
L’Istituto Nazionale di Urbanistica carica a testa bassa contro il disegno di legge delega per la riforma del testo unico dell’edilizia (Dpr 380/2001) rilevando profili di incostituzionalità e “gravi rischi che derivano dalla scelta di disciplinare aspetti che riguardano l’urbanistica e il governo del territorio attraverso un provvedimento di esclusiva matrice edilizia”. L’Istituto Nazionale di Urbanistica li illustra in un documento di osservazioni critiche che è stato pubblicato dalla rivista Urbanistica Informazioni e verrà discusso in un incontro del ciclo “Urbanpromo Letture” in programma il 15 aprile prossimo. Il documento è stato messo a punto da un gruppo di lavoro costituito dal presidente dell’Istituto Michele Talia e da Carlo Alberto Barbieri, Emanuele Boscolo, Marcello Capucci, Paolo Galuzzi, Carolina Giaimo, Renato Perticarari e Paolo Urbani.
Nel disegno di legge delega – afferma il documento – vengono toccati “rilevanti aspetti urbanistici e non solo edilizi, quando non addirittura propri del governo del territorio, entrando nel vivo nella materia di pianificazione soprattutto del tessuto urbanizzato”. C’è un lungo elenco di questi aspetti: titoli abilitativi edilizi; rigenerazione urbana; istituti perequativi-compensativi (“dove peraltro mancano riferimenti alle basi giuridiche dei diritti edificatori, alla stessa fiscalità urbanistica che sarebbero proprie della competenza statale”); disciplina dei cambi d’uso; oneri e contributi economici e loro possibile scontistica pro rigenerazione dell’edificato.
L’impostazione di fondo del disegno di legge viene duramente criticata. “Al fondo della delega – dice il documento – vi è l’idea che l’urbano sia prevalentemente luogo di trasformazioni puntuali da ‘semplificare’, svincolate dalla cornice di senso e dal disegno ordinatore del piano urbanistico, nonché da disciplinare sulla scorta dell’evidente contraddittorio confronto con vigenti nazionali norme di conformità, che si vogliono però sempre più elastiche o in qualche modo ‘non frenate’ dalla pianificazione e dalla normativa urbanistica”.
In questo modo si costruiscono norme che – l’Istituto ne è convinto – “rischiano di riproporre gli stessi problemi che intendono risolvere, se non mettono mano anche a un organico riordino” della disciplina urbanistica: abrogando norme superate (si citano ad esempi quelle della legge 1150/42 e del Dm 1444/1968), creando “un nuovo e originale telaio di principi fondamentali, non guidati dal solo obbiettivo di semplificazione per riduzione”.
La portata molto ampia del Ddl delega “incontra inevitabilmente punti nevralgici del campo del governo del territorio e della materia urbanistica senza esplicitarne i principi fondamentali”.
Il documento sembra però proporre, da ultimo, anche una correzione possibile all’interno della delega, pur ribadendo in maniera categorica la propria preferenza per una legge apposita sul governo del territorio sul modello della proposta avanzata dall’INU in Senato nel luglio 2024.
“I principi specifici per il governo del territorio vanno preventivamente enunciati per essere poi trattati mediante la delega”, dice il documento con riferimento alla carenza della delega attuale e ricordando i principi che l’INU ritiene fondamentali a questo proposito: sostenibilità, sussidiarietà, pianificazione, coerenza, copianificazione interistituzionale, dotazioni territoriali e urbane e quelle minime e inderogabili intese come Lep. Inoltre andrebbero introdotte “norme generali riferite al contenimento del consumo di suolo, alla consensualità e concertazione pubblico-privato (ai sensi dell’art. 11 della legge n. 241/1990), alla perequazione e compensazione, alla rigenerazione urbana e alla stessa disciplina dei diritti edificatori”.
Infine l’esplicita segnalazione di un profilo di incostituzionalità che viene individuato dal gruppo di lavoro. “Sembra – afferma il documento – che la delega rafforzi la concezione che l’intervento sull’esistente sia riconducibile alle sole norme edilizie;, trascurando così che il sistema insediativo e infrastrutturale esistente è oggi il primario campo di intervento della pianificazione, che non si esaurisce affatto nella regolazione edilizia, ma trova riscontro in articolate discipline morfologiche, funzionali, prestazionali, economico-sociali e ambientali di diversa forma e natura”.