Palazzo Bastogi torna a splendere nel cuore di Firenze
IN SINTESI
Firenze riaccende i riflettori su uno dei suoi tesori nascosti: Palazzo Bastogi. La giunta comunale, martedì 10 marzo, ha approvato il progetto esecutivo per completare il restauro della storica sede dell’Archivio storico del Comune, dopo i lavori di riqualificazione iniziati nel 2018. L’intervento, con un impegno economico di oltre 250 mila euro e un cantiere previsto della durata di un anno, punta a riportare facciate e coperture all’antico splendore, proteggendo al contempo la preziosa documentazione storica che l’edificio custodisce.
«Recuperare Palazzo Bastogi significa proteggere la memoria della nostra città – spiega l’assessore alla Cultura Giovanni Bettarini – e restituire ai cittadini un edificio che è parte integrante del patrimonio storico di Firenze».
Facciate e coperture: il cuore del restauro
Il progetto, redatto dal Servizio Belle Arti, mira a completare il restauro del prospetto esterno e delle coperture, dando continuità ai lavori di riqualificazione già effettuati nel 2018. Mentre con il precedente lotto i lavori avevano interessato la porzione destra dell’edificio, i nuovi interventi si concentreranno sulla facciata sinistra, che presenta attualmente segni di degrado come esfoliazione degli intonaci e distacchi di elementi decorativi in pietra. Il cantiere prevede il rifacimento e la tinteggiatura degli intonaci, il risanamento e l’impermeabilizzazione della copertura, il trattamento conservativo degli elementi lapidei e il restauro di infissi e persiane e il ripristino dei controsoffitti all’ultimo piano, danneggiati da infiltrazioni di acqua, questi ultimi fondamentali ai fini del mantenimento delle condizioni di sicurezza ai fini antincendio di tutto l’archivio.
«Questo lavoro non è solo un intervento edilizio, ma un’operazione culturale – aggiunge Bettarini – che unisce la tutela del patrimonio storico alla valorizzazione di un edificio monumentale nel cuore della città».
Secoli di storia tra famiglie e architettura
Le origini di Palazzo Bastogi risalgono al Settecento, quando le famiglie Bargilli Sarchi promossero ampliamenti e ristrutturazioni attribuiti all’architetto Bernardino Ciurini. Nei secoli successivi il palazzo cambiò più volte proprietà, dagli Albizi ai Minerbetti, fino ai Bastogi, una delle famiglie industriali più ricche a Firenze nel XIX secolo, che promosse alcuni interventi di ristrutturazione su progetto dell’architetto Ugo Giusti nel 1918, ma subì poi un tracollo finanziario. Nel 1938 vendettero infatti al Comune di Firenze, che lo destinò prima ad ospitare vari uffici, quindi, dal 1976, l’Archivio Storico del Comune di Firenze, che tuttora ha qui la sede ed è custode di documenti fondamentali per la storia della città. Ma già nel 1901 l’immobile appare nell’elenco redatto dalla Direzione Generale delle Antichità e Belle Arti, quale edificio monumentale da considerare patrimonio artistico nazionale.
Nel cortile originario operò dal 1951 al 1993 il Teatro dell’Oriuolo, un punto di riferimento della scena teatrale fiorentina del dopoguerra, che ha visto salire sul palco registi e attori di fama nazionale. Dopo anni di chiusura e interventi universitari di recupero, il teatro è oggi pronto a tornare alla fruizione pubblica in chiave culturale e innovativa.
Architettura e decoro: un palazzo unico
La facciata settecentesca si distingue per sei assi e tre piani, con balconi decorati, finestre timpanate e architravate, cornici marcapiano e il doppio portone affiancato da semicolonne, sovrastato da un elegante terrazzino con mascheroni simbolici. All’interno, la sala di consultazione dell’Archivio è un raffinato esempio di neoclassicismo, con stucchi bianchi e colonne gialle, una cupoletta e decorazioni che ricordano la sua funzione originaria di sala da musica e da ballo. La scala monumentale, le sale e i dettagli architettonici testimoniano secoli di storia e interventi, dall’Ottocento al Novecento.
Con il nuovo cantiere, Palazzo Bastogi si prepara a tornare protagonista nel cuore di Firenze, offrendo ai cittadini e agli studiosi un patrimonio architettonico e documentario completamente valorizzato, a testimonianza della centralità della memoria storica nel futuro della città.