LA GIORNATA
Slitta il Piano Casa, allarme Ance su caro materiali: intervenire subito
- Il Dl Infrastrutture ritorna in cdm dopo correzioni Ragioneria
- Bankitalia: a gennaio i tassi sui mutui salgono al 3,87%
- Comuni, Corte dei Conti: oltre 1000 dissesti e riequilibri nel 2024
IN SINTESI
Nulla di fatto per il Piano Casa, nulla di fatto per le misure per contrastare il caro carburanti. Il rinvio era nell’aria e ieri il Consiglio dei ministri non ha assunto decisione alcuna decisione sui due dossier. MA se del primo provvedimento, che aveva annunciato il ministro delle Infrastrutture e Trasporti Matteo Salvini, per recuperare 50-60 mila case popolari mettendo in campo 970 milioni, non se n’è proprio parlato, l’impennata dei prezzi dei carburanti è stata al centro di un confronto nella riunione. In Cdm è intervenuto anche il ministro delle Imprese Adolfo Urso. È stato inquadrato il fenomeno degli aumenti dei prezzi dall’inizio della guerra in Iran, condividendo i dati frutto del monitoraggio. La linea dell’esecutivo, secondo quanto è emerso, è aspettare di capire quanto durerà questa anomala impennata di prezzi, e valutare l’evoluzione. Se nei prossimi giorni emergerà che ha un orizzonte breve, potrebbe non essere necessario intervenire. Altrimenti, secondo i ragionamenti che si fanno nel governo, si valuterà di mettere in campo le misure antispeculazione su cui Mef e Mimit stanno ragionando in questi giorni. Tra le ipotesi, oltre all’applicazione dell’accisa mobile, c’è anche il potenziamento di ruolo e poteri di Mr prezzi.
Ma non è solo il caro carburanti ad alimentare le preoccupazioni. Dall’Ance suona, infatti, un altro campanello d’allarme. “Già la scorsa settimana, dopo poche ore dall’inizio del conflitto nel Golfo, abbiamo ricevuto le prime segnalazioni da parte delle nostre imprese di rincari dei materiali da costruzione, non solo derivati petrolchimici come il bitume, ma anche altri come l’acciaio. E comunque tutto quello che deve essere trasportato”, denuncia la presidente Ance, Federica Brancaccio. Le segnalazioni con il passare dei giorni sono diventate centinaia. “Bene quindi l’attenzione del Governo che sta studiando misure ad hoc e la richiesta del Ministro Giorgetti di un piano europeo”, continua Brancaccio. “Purtroppo gli effetti sulle materie prime sono già pesanti e riguardano tutta la filiera dell’edilizia impegnata in uno sforzo importante per portare a termine i lavori del Pnrr nei tempi previsti”. Per questo l’Ance propone di “adottare uno strumento simile a quello che fu introdotto già per la guerra in Ucraina, che sterilizzava l’aumento del gettito fiscale derivante dall’incremento dei prezzi, e di estenderlo a tutte le materie prime che risentono in modo diretto o indiretto della crisi in atto”. Si tratta peraltro di una misura che avrebbe un impatto limitato e misurabile sui conti pubblici senza pericolo di dispersione e di perdita del controllo della spesa.
Prima del Consiglio dei ministri, si è svolta a palazzo Chigi anche la quinta riunione della Cabina di regia del Piano Mattei per l’Africa, presieduta dal vicepresidente del Consiglio dei ministri e ministro degli Esteri e della Cooperazione internazionale, Antonio Tajani. Sono stati illustrati gli esiti del secondo summit Italia-Africa, tenutosi ad Addis Abeba il 13 febbraio scorso. Nell’ottica della logica incrementale che caratterizza l’attuazione del Piano Mattei, e’ stato inoltre ricordato l’ampliamento a quattro nuove nazioni – Gabon, Repubblica Democratica del Congo, Ruanda e Zambia – che porta a diciotto il numero complessivo di nazioni coinvolte nei progetti. La riunione si e’ poi focalizzata sull’approfondimento dei progetti in corso nell’ambito di due verticali tematiche: la gestione delle risorse idriche, tema prioritario prescelto dall’Unione africana per il 2026, e l’istruzione e formazione professionale, in sinergia con i numerosi attori italiani coinvolti. In tale ambito, infine, e’ stato ricordato che il prossimo giugno l’Italia co-presiedera’ a Roma assieme alla Nigeria il vertice di chiusura del ciclo di rifinanziamento della “Global partnership for education”, il principale partenariato internazionale per il rafforzamento dell’istruzione.
Alla riunione è intervenuta la presidente dell’Ance, Federica Brancaccio. IL Piano Mattei per l’Africa, ha detto, rappresenta una delle principali opportunità per rafforzare la presenza delle imprese italiane di costruzione nel continente africano. In un contesto internazionale caratterizzato da una crescente competizione tra sistemi-Paese, il piano può diventare uno strumento decisivo per valorizzare il know-how italiano nel campo delle infrastrutture e per accompagnare l’espansione delle aziende in mercati ad alto potenziale. “il Piano Mattei rappresenta una grande opportunità per le imprese italiane di costruzione, molte delle quali sono presenti in Africa da moltissimi anni e possono offrire, grazie alle loro eccellenze, risposte concrete ai bisogni infrastrutturali dei Paesi africani con soluzioni innovative e sostenibili». Il settore delle costruzioni italiano, infatti, dispone di competenze tecniche consolidate e di una lunga esperienza internazionale, che lo rendono particolarmente adatto a contribuire allo sviluppo di infrastrutture strategiche nel continente.
Negli ultimi anni l’Ance ha partecipato attivamente alle iniziative legate al Piano Mattei, prendendo parte a numerose missioni istituzionali e imprenditoriali in diversi Paesi africani. Tra queste figurano missioni in Africa occidentale, in particolare in Costa d’Avorio e Senegal, e in Africa australe, in Paesi come Mozambico, Sudafrica, Zambia e Malawi. L’associazione ha inoltre preso parte alla recente missione della Presidenza del Consiglio in Angola, avvenuta all’inizio del 2026. Parallelamente, a partire dal 2025, l’Ance ha promosso direttamente diverse missioni imprenditoriali in Paesi come Tanzania, Etiopia e Nigeria, con l’obiettivo di rafforzare le relazioni economiche e individuare nuove opportunità di investimento. “Confermiamo il forte interesse del nostro sistema associativo verso i grandi corridoi e le infrastrutture che stanno definendo la nuova architettura logistica del continente», ha affermato Brancaccio, sottolineando come le imprese italiane guardino con particolare attenzione allo sviluppo di corridoi strategici e infrastrutture di collegamento. Tra questi progetti assume un ruolo centrale il Corridoio ferroviario di Lobito, destinato a migliorare i collegamenti tra l’Africa centrale e la costa atlantica. Accanto ai grandi corridoi logistici, l’Ance vede importanti opportunità anche in settori nei quali l’Italia possiede già una reputazione consolidata, come la costruzione di dighe e le infrastrutture aeroportuali. Le imprese italiane sono già fortemente attive in Paesi come Camerun e Mozambico, dove le competenze ingegneristiche italiane sono considerate un punto di riferimento, mentre nuovi sviluppi sono attesi nel settore aeroportuale in Kenya e Etiopia, nodi strategici per l’integrazione economica regionale. L’Ance ha inoltre accolto con favore la recente decisione del Governo italiano di ampliare il numero dei Paesi prioritari del Piano Mattei. Allo stesso tempo, ha auspicato che l’iniziativa possa progressivamente estendersi anche ad altri mercati africani ad alto potenziale, tra cui Namibia e Uganda, oltre ai Paesi già citati. In prospettiva futura, ha aggiunto, anche la Libia potrebbe tornare a rappresentare un partner fondamentale, grazie alla sua posizione di ponte naturale tra Africa e Mediterraneo.
Accanto alle opportunità, l’Ance ha però evidenziato alcune priorità strategiche per rendere il Piano Mattei ancora più efficace. In primo luogo, è necessario rafforzare l’approccio di sistema nella competizione internazionale. «Le imprese italiane si confrontano con grandi player internazionali sostenuti da sistemi-Paese molto strutturati, in grado di offrire pacchetti integrati che combinano diplomazia economica, finanza, assistenza tecnica e strumenti di garanzia», ha spiegato la presidente. Per questo motivo, ha aggiunto, «il Piano Mattei deve segnare una svolta: dove l’Italia investe risorse importanti, questo impegno deve tradursi almeno nella possibilità di avere progetti e condizioni di gara che non penalizzino le nostre imprese e, auspicabilmente, in commesse per il nostro sistema produttivo». Tra gli strumenti proposti dall’Ance figura la creazione di un fondo dedicato al finanziamento delle quote di capitale nei consorzi internazionali, necessario per permettere alle imprese italiane di assumere ruoli di leadership nei grandi progetti infrastrutturali. In questo contesto si inserisce anche la proposta di un fondo di investimento denominato primAfrica Climate Fund, orientato al finanziamento di infrastrutture verdi nel continente africano. Un’altra proposta riguarda la creazione di uno sportello unico per l’assistenza tecnica alle imprese. Questo punto di accesso semplificato permetterebbe alle aziende di orientarsi tra i diversi strumenti finanziari disponibili e di accedere più facilmente ai programmi di supporto messi a disposizione da istituzioni come SIMEST, Agenzia ICE e Cassa Depositi e Prestiti, in particolare nell’ambito del Fondo Italiano per il Clima.
Ponte sullo Stretto, il dl Infrastrutture ritorna in cdm dopo le correzioni della Ragioneria
Il decreto Infrastrutture è tornato in cdm per un nuovo via libera dopo le correzioni della Ragioneria Generale dello Stato. Il dl aveva avuto il via libera dal Consiglio dei ministri lo scorso 5 febbraio, definendo ulteriormente l’iter approvativo del Ponte sullo Stretto in conformità ai rilievi della Corte dei Conti. Ieri sera il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini ha espresso “grande soddisfazione” per l’approvazione in CdM. Confermato infatti lo stanziamento di 13,5 miliardi per la realizzazione dell’opera a partire dal 2026, in accordo con tutti i dicasteri interessati. La Ragioneria generale dello Stato ha avanzato trenta pagine di osservazioni al Mit. Il progetto del Ponte sullo Stretto deve ripartire senza costi aggiuntivi per lo Stato, secondo la Ragioneria Generale. specificando che tutte le procedure per il ponte dovranno essere realizzate “senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica” e dunque impiegare solo le risorse già messe a disposizione. E proprio sui costi è intervenuto l’amministratore delegato della Stretto di Messina, Pietro Ciucci. “Non sono previsti extracosti per il ponte sullo Stretto di Messina”, rassicura il manager. “A parità di investimento complessivo di 13,5 miliardi di euro, con il ‘decreto infrastrutture’ sono stati modulati gli importi di ciascun anno di lavori per tener conto dello slittamento dei tempi conseguente le note delibere della Corte dei conti”, spiega Ciucci. Ieri Salvini ha anche precisato che non darà più date sull’avvio dei lavori dell’opera. “In quest’anno non do più scadenze mensili, perché ho imparato che fra ricorsi, controricorsi, Corte dei Conti e comitati del no, prima voglio vedere la carta e poi partono i lavori”, ha detto il ministro, intervistato al LetExpo di Verona. “Il mio obiettivo è che questo sia l’anno dopo 160 anni dai primi studi, dell’avvio dei cantieri per il benedetto e utile Ponte sullo Stretto di Messina per togliere anche quell’altro tappo per lo sviluppo del paese”, ha aggiunto.
Bankitalia: a gennaio tassi sui mutui salgono al 3,87%
A gennaio il tasso annuale effettivo globale (Taeg) sui nuovi prestiti alle famiglie per l’acquisto di abitazioni si è collocato al 3,87 per cento (3,81 in dicembre). E’ quanto emege dalle rilevazioni diffuse dalla Banca d’Italia. “La quota di questi prestiti con periodo di determinazione iniziale del tasso fino a 1 anno è stata del 20,4 per cento (18,5 nel mese precedente). Il Taeg sulle nuove erogazioni di credito al consumo si è collocato al 10,19 per cento (9,97 nel mese precedente). I tassi di interesse sui nuovi prestiti alle società non finanziarie sono stati pari al 3,53 per cento (3,59 nel mese precedente), quelli per importi fino a 1 milione di euro sono stati pari al 4,07 per cento, mentre i tassi sui nuovi prestiti di importo superiore a tale soglia si sono collocati al 3,24 per cento. I tassi passivi sul complesso dei depositi in essere sono stati pari allo 0,64 per cento (0,62 in dicembre). Sempre secondo le rilevazione di Bankitalia, a gennaio i prestiti al settore privato, corretti sulla base della metodologia armonizzata concordata nell’ambito del Sistema Europeo delle Banche Centrali (Sebc), sono aumentati del 2,2 per cento sui dodici mesi (2 nel mese precedente). I prestiti alle famiglie sono aumentati del 2,5 per cento (come nel mese precedente) mentre quelli alle società non finanziarie sono aumentati dell’1,7 per cento (1,8 in dicembre). Lo rileva la Banca d’Italia nelle statistiche Banche e moneta. I depositi del settore privato sono aumentati del 3,9 per cento (2,2 nel mese precedente); la raccolta obbligazionaria e’ aumentata dell’1,9 per cento (come nel mese precedente).
Comuni, Corte dei Conti: oltre 1000 dissesti e riequilibri nel 2024
Il dato dei dissesti nei Comuni italiani conferma una crescita significativa, con circa 60 nuovi casi all’anno dal 2012 e una marcata differenziazione nella distribuzione territoriale. La maggiore concentrazione delle situazioni critiche si registra in Sicilia, Calabria e Campania. L’andamento appare, invece, più contenuto nelle altre regioni del Sud, pur coinvolgendo, o avendo coinvolto, centri medio-grandi come Brindisi, Chieti, Foggia, Lecce, Taranto e Potenza. Nel Centro Italia il numero dei casi è limitato, ad eccezione del Lazio. Al Nord, infine, l’incidenza resta marginale, pur interessando alcune realtà di rilievo come Alessandria, Imperia, Savona, Segrate, Sesto San Giovanni e San Giuliano Milanese. È quanto emerge dal referto monotematico sulle crisi finanziarie dei Comuni, approvato con Delibera n. 3/SEZAUT/2026/FRG della Sezione delle Autonomie della Corte dei conti, che ricostruisce le procedure di riequilibrio e dissesto avviate sia nel 2024 che nel primo semestre 2025, offrendo un quadro dettagliato delle situazioni ancora aperte al 2024. Il documento, che analizza la ripartizione territoriale e le caratteristiche principali del fenomeno, si sofferma sull’efficacia della normativa prevista dal Testo Unico degli enti locali (TUEL), mettendo in luce le criticità emerse e gli interventi necessari per rafforzare la gestione delle crisi e la stabilità finanziaria degli enti locali stessi. A fine 2024 – si legge nell’analisi – risultano attivate 1383 procedure (795 dissesti e 588 riequilibri), di cui 880 in Sicilia, Calabria e Campania, con 1.001 Comuni coinvolti. I 487 procedimenti tuttora in corso (227 dissesti e 260 riequilibri), pur rappresentando solo il 6,1% dei 7896 Comuni italiani, interessano comunità vicine agli 8 milioni di abitanti e una massa debitoria complessiva superiore agli 8 miliardi di euro. Il dato è più alto nei Comuni più grandi, dove la maggiore articolazione organizzativa rende più difficile il percorso di risanamento. Nei centri minori, invece, gli interventi di accompagnamento consentono solitamente condizioni di equilibrio più rapide. Lo scenario, pur concentrato soprattutto nel Mezzogiorno, con casi limitati al Nord, assume rilievo per l’impatto sui territori più popolosi. Per la Corte dei conti, l’attuale assetto normativo non risulta più adeguato e richiede una riforma organica. I “Patti con il Governo”, introdotti nel 2021–2022 per i Comuni capoluogo e non ancora recepiti nel TUEL, stanno producendo risultati positivi nei contesti più complessi, rafforzando la cooperazione tra livelli di governo e contribuendo a superare diverse criticità, anche in assenza di precedenti procedure di crisi, come a Venezia, Torino, Salerno e Genova. L’impiego di strumenti di previsione basati su algoritmi e intelligenza artificiale – conclude la magistratura contabile – potrebbe rafforzare in modo significativo la capacità di prevenzione. In questa prospettiva si colloca il progetto MoDì, un modello sviluppato dalla Corte per l’individuazione tempestiva dei segnali di rischio di squilibrio economico-finanziario.
Sicurezza urbana, Leccese (Anci): “Più risorse e strumenti ai Comuni. I sindaci in prima linea ma non possono essere lasciati soli”
“Rafforzare il ruolo dei Comuni nelle politiche di sicurezza urbana, garantire risorse strutturali e strumenti operativi adeguati alle polizie locali”. È questa la richiesta avanzata dal sindaco di Bari e delegato alla sicurezza urbana Anci, Vito Leccese, , intervenuto oggi in audizione al Senato sul decreto legge sicurezza attualmente in fase di conversione. “Per i sindaci la sicurezza urbana rappresenta ormai un vero e proprio diritto di cittadinanza – ha dichiarato Leccese – perché riguarda la qualità della vita, la coesione sociale e la fiducia nelle istituzioni. I Comuni sono il primo presidio sul territorio e il primo riferimento per i cittadini, ma per rispondere in modo efficace alle nuove sfide servono strumenti adeguati e un investimento strutturale dello Stato”. Nel corso dell’audizione, Leccese ha espresso apprezzamento per alcune misure contenute nel decreto, tra cui l’incremento delle risorse per la sicurezza urbana e i fondi per la videosorveglianza, ma ha sottolineato “la necessità di rendere questi interventi stabili nel tempo”. “L’incremento delle risorse è un segnale positivo – ha spiegato Leccese – ma parliamo ancora di misure temporanee. Le città hanno bisogno di una programmazione pluriennale e di un rafforzamento strutturale dei fondi per la sicurezza urbana”. Tra le proposte avanzate dal delegato Anci c’è “l’istituzione di un Fondo nazionale da almeno 500 milioni di euro l’anno destinato al potenziamento degli organici della polizia locale, ridotti negli ultimi anni di oltre 11 mila unità. Secondo l’associazione dei Comuni, si tratta di una misura indispensabile per garantire un presidio efficace del territorio e rispondere alla crescente domanda di sicurezza nelle città” Il delegato Anci ha inoltre evidenziato “l’urgenza di consentire alle polizie locali l’accesso pieno alle banche dati nazionali, a partire dal CED interforze, per rendere più efficaci i controlli sul territorio e migliorare la collaborazione con le forze di polizia statali”. Un ulteriore tema riguarda la tutela degli operatori di polizia locale. “Gli agenti – ha sottolineato Leccese – svolgono funzioni sempre più complesse e spesso affrontano rischi analoghi a quelli delle altre forze di polizia. È necessario riconoscere tutele adeguate, a partire dal piano previdenziale e dal riconoscimento della specificità del loro lavoro”. “La sicurezza – ha concluso Leccese – non può essere affrontata solo con un approccio repressivo. Servono politiche integrate, investimenti sui servizi territoriali e una collaborazione forte tra Stato, Regioni e Comuni. Solo così potremo garantire città più sicure e più vivibili”.
Porti, Salvini: nuova Porti d’Italia spa operativa entro 2026
“Porti d’Italia Spa è stata approvata, ci ha lavorato il vice ministro Rixi, è un’innovazione fondamentale per coordinare gli immensi fondi – parliamo di diversi miliardi di euro – che il ministero sta erogando per lo sviluppo delle autorità portuali. Un’autorità di coordinamento, senza togliere autonomia a nessuno. Conto che la società inizi a operare entro il 2026”. Lo dice il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo SALVINI intervistato da Bruno Vespa nella prima giornata di LetExpo 2026.
Infrastrutture, Morelli: l’azione del Cipess ha rafforzato la programmazione infrastrutturale
“Gli investimenti del Governo e del Cipess, durante questa legislatura, su infrastrutture e Grandi Opere sono stati costanti e cospicui. Con la consapevolezza che le infrastrutture sono uno dei principali moltiplicatori di crescita economica ed industriale”. Lo ha detto il Sottosegretario di Stato Alessandro Morelli, intervenendo all’evento promosso da Alis “Industria e tecnologia: i Pilastri di un’economia solida, sicura e sostenibile” che si e’ svolto ieri a Verona. “L’azione del Comitato – ha spiegato il Senatore – ha rafforzato in modo significativo la programmazione infrastrutturale nazionale. Basti citare Rete Ferroviaria Italiana, per la quale sono stati investiti oltre 15 miliardi di euro, a cui si aggiungono risorse dedicate ai servizi e alla manutenzione straordinaria della rete ferroviaria. Parallelamente, per Anas sono stati stanziati oltre 8 miliardi di euro tra il 2024 e il 2025, destinati al potenziamento e alla sicurezza della rete stradale nazionale”. “Questi interventi testimoniano una scelta strategica chiara: considerare le infrastrutture non solo come opere pubbliche, ma come leve fondamentali di competitività industriale e di integrazione territoriale”, Morelli porta come esempio di questa visione le Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026, con 98 opere tra infrastrutture e impianti sportivi e 3,4 miliardi di euro di investimenti pubblici, destinati in larga parte a mobilità, sicurezza e rigenerazione urbana”. “Ora – ha proseguito il Sottosegretario – senza trascurare l’impatto economico stimato che supera 5 miliardi di euro per i territori coinvolti, tra Lombardia, Veneto e Trentino-Alto Adige, il valore più significativo riguarda la legacy infrastrutturale con strade più sicure, collegamenti ferroviari potenziati, territori montani più accessibili e sistemi logistici più efficienti”.
Concessioni idroelettriche, anche il Pd propone la quarta via del rinnovo
II tema del rinnovo delle concessioni idroelettriche ritorna in più emendamenti presentati al decreto Bollette in commissione Attività produttive alla Camera.
Non solo Forza Italia, che chiede il rinnovo delle concessioni in cambio di investimenti e di una quota di energia a prezzo calmierato, la cui valorizzazione sia destinata a ridurre la componente Asos delle imprese manifatturiere. Un emendamento molto simile è stato presentato anche dalla Lega (a prima Firma Simona Bordonali): in questo caso, però, le regioni non sono obbligate ma “possono” disporre con legge “l’obbligo per i concessionari di cedere, con decorrenza dalla data di efficacia della riassegnazione definitiva e per una durata complessiva non superiore a 10 anni, in favore del Gestore dei Servizi Energetici (Gse S.p.A.), una quota di energia corrispondente al 15 per cento della potenza nominale media annua di concessione ad un prezzo convenzionale stabilito, per il primo periodo quinquennale, in 67 €/MWh, e da definire per il secondo periodo quinquennale”.
Nell’emendamento della Lega, poi, a differenza che in quello di Forza Italia, l’energia ceduta dal concessionario al Gse S.p.A. è “da questi assegnata a clienti finali ad alta intensità energetica aventi poli produttivi ubicati nelle regioni ove sussistono gli impianti idroelettrici interessati dalle procedure di riassegnazione delle concessioni ai sensi della presente norma”. Una proposta emendativa sostanzialmente uguale a quella della Lega è arrivata da Noi moderati (a prima firma Ilaria Cavo).
Una proposta emendativa simile a quelle di maggioranza è arrivata anche dal Pd, che in un emendamento a prima firma Vinicio Peluffo propone la cosiddetta “Quarta via per le concessioni idroelettriche”, prevedendo che le Regioni possano rinnovare le concessioni agli attuali concessionari e che i titolari delle concessioni “sono in ogni caso tenuti, a decorrere dalla data di affidamento o riassegnazione della concessione, a corrispondere annualmente un contributo economico per ogni kWh di energia elettrica prodotta da destinare alla realizzazione di progetti ed interventi per lo sviluppo sociale, economico e produttivo dei comuni sui cui territori insistono le concessioni e prevedendo altresì una riserva percentuale di destinazione dell’energia prodotta a prezzi calmierati per sostenere la competitività del comparto produttivo e la sostenibilità dei costi energetici per i cittadini residenti”.
Fratelli d’Italia, in un emendamento a prima firma del deputato Alfredo Antoniozzi, propone invece che “al fine di assicurare il monitoraggio degli affidamenti nel settore idroelettrico e geotermoelettrico”, entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto, “l’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente con proprio provvedimento disciplini le modalità per implementare il sistema di Gestione delle anagrafiche uniche degli impianti di produzione (Gaudì) con i dati concernenti le concessioni di derivazione idroelettriche e di coltivazione geotermoelettriche in esercizio alla data di entrata in vigore della presente disposizione, ivi incluse le informazioni relative alla durata delle concessioni medesime”.
Stadi, Busnengo (Vicepres. Architetti Roma): Pietralata non chiara visione. Flaminio-Lazio? Restauro filologico
L’architetto Lorenzo Busnengo, vicepresidente dell’ordine degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori di Roma e provincia, esperto in progettazione urbanistica ed architettonica, nonché progettista di stadi e di impiantistica sportiva, interviene sulle due proposte di dotare la Roma e la Lazio di un nuovo stadio. «La Roma ha proposto di costruire uno stadio a Pietralata, nel quadrante dove era previsto lo SDO, il Sistema Direzionale Orientale, e dove invece si sta assistendo a varie e interessanti trasformazioni puntuali, quali la già realizzata nuova sede della BNL di Alfonso Femia, la stazione Tiburtina di Paolo Desideri, lo studentato della Sapienza in corso di realizzazione, il Rome Techopole di cui qualche settimana fa è stata posta la prima pietra e la nuova sede di RFI. È imprescindibile che la nuova casa della Roma dialoghi e metta a sistema le relazioni spaziali e funzionali con questi interventi oltre che con l’ospedale Pertini. Tutti gli interventi di trasformazione del quadrante devono essere messi a sistema, non soltanto il progetto dello stadio, per valutarne attentamente le ricadute sulla riqualificazione del quartiere, non pregiudicando tra l’altro l’accessibilità all’ospedale Pertini. Ad oggi, rispetto anche alle opere complementari previste, non è del tutto chiara una visione complessiva ed integrata del quadrante. Anche per questo, ritengo necessario analizzare il tema della mobilità e della relativa ripartizione modale, in modo da affrontare in un quadro sinergico gli effetti sui trasporti, in special modo la mobilità sostenibile».
«Fino a qualche tempo fa abbiamo sentito parlare dello stadio come la grande opera al centro del rilancio di Pietralata, necessaria a “ricucire il tessuto urbano” quando in realtà – sottolinea Busnengo – già i progetti elencati prima, parteciperanno alla trasformazione e alla riqualificazione di quell’area. È proprio questa l’essenza dell’idea di riqualificazione: una trasformazione urbana efficace nasce dalla capacità di integrare ogni elemento. Al momento non ci pare che queste valutazioni siano state approfondite in tutti gli aspetti, ogni progetto è andato un po’ per conto proprio, quando invece una volta realizzati, faranno tutti parte di un sistema anche piuttosto complesso per la vita del quartiere in termini di vivibilità, di erogazione dei servizi, di utilizzo degli spazi verdi, di valorizzazione delle evidenze archeologiche e di fruizione dei luoghi di relazione. Il tutto rispetto ad una mobilità sostenibile, al fine di garantire un reale e tangibile miglioramento della vita per i cittadini e per gli utenti di questa nuova polarità urbana».
«Per quanto riguarda invece lo stadio Flaminio, il progetto che la Lazio ha depositato in Campidoglio ci rappresenta- sostiene Busnengo – una situazione più complessa. Intanto va detto che l’impianto progettato da Nervi è un monumento dell’architettura moderna. Non ci troviamo di fronte a un lotto libero come a Pietralata, ma a un’architettura monumentale tutelata e vincolata in base al codice dei Beni Culturali, con una sovrapposizione di tutele dovute anche a un vincolo paesaggistico che riguarda tutto il quadrante Flaminio. Senza tralasciare l’aspetto archeologico, infatti nelle vicinanze dello stadio è stata ritrovata una necropoli. È evidente che in questo caso che la possibilità di trasformazione così come prospettata dalla S.S. Lazio non sia compatibile con il quadro normativo delle tutele. Anche l’intervento di realizzazione del nuovo anello appare molto complesso, perché in qualche modo deve essere garantita l’unitarietà progettuale originaria di Nervi. Abbiamo letto che la nuova struttura non toccherà quella preesistente; infatti, sarà sostenuta da dei pilastri che saranno fondati all’esterno dell’attuale piano di fabbrica del Flaminio in aree dove la possibilità di ritrovamenti archeologiche è praticamente certa e sulle quali la Soprintendenza è stata molto chiara già in occasione del progetto Roma Nuoto. Inoltre, per realizzare il secondo anello, la Lazio ha previsto la demolizione della copertura della tribuna principale, che è uno degli elementi di maggior pregio dell’unitarietà progettuale dello stadio, sottoposta a una serie di vincoli specifici e tutele particolari, per cui risulta difficile – se non impossibile – prevederne la rimozione.Certo, qualcuno potrebbe dire che i decreti di istituzione del vincolo si possono modificare e delle flessibilità si possono trovare, ma con l’attuale normativa si può solo pensare ad un intervento di rifunzionalizzazione o di restauro filologico, valorizzando ma senza snaturare, un gioiello dell’architettura romana riconosciuto in tutto il mondo».
«Nonostante la conferenza stampa di presentazione e qualche anticipazione pubblicata da alcuni giornali, il progetto di Lotito lo conosciamo veramente poco, quindi in attesa della pubblicazione ufficiale del progetto, come indicato da ANAC già lo scorso anno, dobbiamo ribadire che con questi elementi a disposizione restano parecchi dubbi. Appare estremamente complessa l’impresa di ampliare l’impianto dagli attuali 24 mila agli oltre 50 mila posti anche per questioni legate alla mobilità, considerato che la proposta della Lazio prevede in occasione delle partite la trasformazione almeno di quella porzione del quartiere Flaminio in una zona a traffico limitato per 8 ore circa (dalle tre ore prima alle tre ore dopo la partita). Come già evidenziato per il progetto di Pietralata, anche per la proposta della Lazio risulta imprescindibile valutare le ricadute dello stadio sul quadrante del Flaminio, già così ricco di elementi qualificanti quali il Maxxi, l’Auditorium, il futuro Museo della Scienza, il Villaggio Olimpico, Villa Glori, il Ponte della Musica, e il Lungotevere con il Foro Italico sull’altra sponda. Senza dimenticare l’alta densità abitativa nei dintorni dell’impianto da riqualificare. In ultimo ci sembra doveroso come Ordine professionale sottolineare che annunci di imminenti crolli in analogia col Ponte Morandi, se non suffragati da evidenze scientifiche circostanziate, risultano solo allarmistici, e non vorremmo mai che certe dichiarazioni avessero come unico scopo il tentativo di consolidamento di posizioni di parte».
Acea si aggiudica la gara in Congo per un importante progetto idrico nell’ambito del Piano Mattei
Acea vince la gara per il progetto SAEP Djoué volto a potenziare l’infrastruttura idrica della capitale congolese Brazzaville, a fronte della crescente domanda di acqua nelle aree urbane della città. L’aggiudicazione da parte della United Nations Development Programme (UNDP), va all’Associazione Temporanea di Imprese guidata da Acea Infrastructure. “L’aggiudicazione del progetto SAEP Djoué a Brazzaville raggiunge un traguardo importante per la nostra azienda: sancisce l’approdo di ACEA nel continente africano – ha dichiarato Fabrizio Palermo, amministratore delegato di ACEA – Siamo orgogliosi di essere parte di questo progetto, reso possibile dalla sinergia con le istituzioni nazionali e internazionali. Una sfida e un impegno che consolidano la nostra leadership internazionale in ambito idrico e dimostrano la capacità del know-how italiano di esportare un modello industriale efficace ed efficiente all’insegna dello sviluppo sostenibile.” L’iniziativa – volta a raggiungere oltre un milione di cittadini con l’acqua potabile – nasce nell’ambito del programma del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE), sviluppato con il United Nations Development Programme (UNDP) e denominato PISTA (Piattaforma per gli Investimenti e l’Assistenza tecnica), per supportare i Paesi target di cooperazione ambientale ed energetica dell’Italia mediante assistenza ingegneristica avanzata. L’intervento si inserisce nel quadro delle iniziative promosse dal Piano Mattei per l’Africa ed è coerente con gli indirizzi strategici coordinati dalla Struttura di Missione della Cabina di Regia del Piano Mattei presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Si tratta di un importante affidamento nell’ambito di tale programma a una compagine italiana, traducendo l’indirizzo strategico del Governo in un avanzamento operativo concreto. Per la realizzazione del progetto, Acea ha messo a sistema le proprie competenze tecniche, ingegneristiche ed economico-finanziarie, con particolare riferimento alla governance di progetto, alla sostenibilità e alla strategia di procurement.
Webuild, presenza in Medio Oriente contenuta e altamente selettiva, Il 10% del fatturato in Arabia Saudita
La presenza del gruppo Webuild in Medio Oriente è contenuta, mirata e altamente selettiva: circa il 10% del fatturato proviene esclusivamente dall’Arabia Saudita. E’ quanto fa sapere il gruppo Webuild. Si tratta, si spiega, di una presenza calibrata, che riflette l’approccio prudente del gruppo e la volontà di garantire continuità e sostenibilità anche in una fase internazionale più volatile.
Saipem: ok a bilancio 2025, utile a 310 mln
Il consiglio di amministrazione di Saipem ha approvato il bilancio consolidato del gruppo al 31 dicembre 2025, inclusivo della rendicontazione consolidata di sostenibilità, che chiude con un utile di 310 milioni di euro (306 milioni di euro nel 2024) e il progetto di bilancio di esercizio di Saipem spa, che chiude con un utile di 347 milioni di euro (279 milioni di euro nel 2024). I risultati economico-finanziari sono già stati illustrati il 24 febbraio scorso. I ricavi si attestano a 15.497 milioni di euro, l’Ebitda a 1.716 milioni e l’Ebit a 679 milioni. Il Cda ha deliberato di proporre all’assemblea un dividendo unitario di 0,17 euro. Il board, inoltre, ha nominato per cooptazione Monica Girardi quale amministratore non esecutivo e indipendente, che resterà in carica fino alla data della prossima assemblea, in occasione della quale i soci saranno chiamati a deliberare, fra l’altro, anche in merito alla proposta di confermare Girardi quale consigliere di Saipem. Approvato inoltre un aggiornamento della composizione dei comitati endoconsiliari, resosi necessario a seguito delle dimissioni del consigliere Roberto Diacetti, già presidente del comitato parti correlate e membro del comitato sostenibilità scenari e governance. E’ stato deliberato di nominare Patrizia Giangualano e Monica Girardi rispettivamente presidente e membro del comitato parti correlate e di nominare Mariano Mossa membro del comitato sostenibilità scenari e governance. L’assemblea degli azionisti sarà chiamata inoltre a nominare il nuovo collegio sindacale e il suo presidente per gli esercizi 2026 – 2028.
Plenitude-Methagora, una partnership quindicennale per il biometano in Francia
Plenitude e Methagora, sviluppatore di soluzioni per il biometano e fornitore di gas, hanno firmato un accordo che consentirà a Plenitude di approvvigionarsi in Francia di 50 GWh di biometano all’anno per un periodo di 15 anni, in conformità con la normativa francese relativa al sistema dei Certificati di Produzione di Biometano (Bpc).Nell’ambito della partnership, Methagora venderà a Plenitude biometano proveniente da diverse aree agricole diffuse in tutta la Francia. Grazie all’accordo, Plenitude si assicura così una fornitura annuale di biometano, contribuendo anche allo sviluppo di questo settore in Francia. La partnership tra Plenitude e Methagora riflette l’impegno di lungo periodo di entrambe le società nel garantire volumi di biometano certificato al mercato francese. L’accordo si basa sul meccanismo legislativo Bpc, leva fondamentale che consente ai produttori di investire, assicurando al contempo ai consumatori finali accesso ad energia certificata e prodotta localmente. Plenitude è attiva in Francia nel mercato retail con quasi 1 milione di clienti e nel settore dell’energia da fonti rinnovabili con una capacità installata di circa 1 GW. La Società sta inoltre ampliando la propria presenza nel mercato nazionale delle soluzioni di ricarica per veicoli elettrici. Methagora opera su siti di metanazione già esistenti che oggi valorizzano il biogas tramite cogenerazione, ammodernandone gli impianti grazie all’installazione di nuove apparecchiature come purificatori, compressori e valvole di espansione, che consentono la produzione di biometano.
Maire, Kt Kinetics alla cerimonia per il completamento delle attività di ammodernamento della Raffineria di Rijeka in Croazia
Kt Kinetics Technology (business unit IE&CS di Maire) ha preso parte alla cerimonia per il completamento del progetto di ammodernamento della Raffineria di Rijeka in Croazia, avendo concluso le attività di Ingegneria, Procurement e Costruzione. Lo scopo del lavoro ha riguardato la realizzazione della nuova unità di delayed coking per la valorizzazione dei residui pesanti e l’eliminazione della produzione di olio combustibile, con un conseguente incremento dell’efficienza della capacità di raffinazione; l’ammodernamento delle unità di processo e della rete dei servizi; l’implementazione delle più recenti soluzioni per la gestione e lo stoccaggio del coke nonché la realizzazione delle infrastrutture marittime e del pontile di caricamento. Il progetto è stato realizzato in un periodo segnato da importanti eventi globali, tra cui la pandemia di Covid-19 e gli sviluppi geopolitici legati al conflitto russo‑ucraino. In questo contesto, i lavori sono proseguiti grazie a un elevato livello di flessibilità, al coordinamento e a una stretta collaborazione tra tutte le parti coinvolte. Il completamento con successo del progetto riflette le solide capacità di esecuzione, la competenza tecnica e l’impegno del gruppo di lavoro nel garantire risultati in un contesto complesso. L’evento ha visto la partecipazione di Ante Šušnjar, Ministro dell’Economia della Repubblica di Croazia, Zsuzsanna Ortutay, Presidente del Consiglio di Amministrazione di INA, Hrvoje Šimović, Membro del Consiglio di Amministrazione di Ina, József Molnár, CEO di MOL Group, Levente Magyar, Vice Ministro degli Affari Esteri e del Commercio dell’Ungheria, Iva Palmieri, Console d’Italia a Rijeka, oltre a rappresentanti del gruppo Maire. Alessandro Bernini, ceo di Maire, ha dichiarato: “Siamo orgogliosi di questo traguardo, che rappresenta un passo significativo per il rafforzamento delle infrastrutture energetiche della Croazia e per il miglioramento delle prestazioni operative e ambientali della Raffineria di Rijeka. Siamo inoltre lieti di aver contribuito alla creazione di valore nel Paese, grazie al coinvolgimento di numerose imprese croate e allo sviluppo di competenze locali che sosterranno sia il mercato interno sia le attività di esportazione.”
Invimit (Mef): con Comune di Milano presenta progetto Esg nel quartiere di Baggio
Nell’ambito del Mipim, la principale fiera internazionale dedicata al Real estate in corso di svolgimento a Cannes, si è tenuta al Padiglione Italia la presentazione del progetto di sviluppo sostenibile dell’area di Piazza d’Armi nel quartiere di Baggio a Milano (Municipio 7). Il progetto, in collaborazione tra Comune di Milano e Invimit sgr (società del Mef che si occupa della valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico e che è proprietaria dell’area attraverso il Fondo i3-Sviluppo Italia comparto 8 quater) è stato selezionato nella Real Estate Selection 2026, l’iniziativa promossa da Ice – Italian trade agency per valorizzare le più interessanti proposte dell’offerta immobiliare italiana.
Immobiliare: da Giunta Milano ok a piano per quartiere social housing a Scalo Greco-Breda
La Giunta del Comune di Milano ha approvato il piano attuativo per la realizzazione di un nuovo quartiere di social housing nella zona dello Scalo Greco-Breda. Il progetto “L’Innesto”, vincitore del Bando Reinventing Cities 2019, è l’area pilota del Piano Aria e Clima del Comune di Milano e prevede la realizzazione di un nuovo quartiere carbon neutral di social housing, mentre oltre il 60% della superficie complessiva sarà destinato a verde e spazi pubblici. Gli oneri di urbanizzazione generati (circa 3,3 milioni di euro) serviranno alla riorganizzazione stradale di via Breda e alla realizzazione degli spazi a verde e pedonali, come la piazza ipogea. Quello di Greco – primo dei Piani che attuano l’Accordo di programma per la trasformazione degli ex scali ferroviari di Milano ad approdare in Giunta – interessa un’area di circa 63.000 mq tra le vie Breda, Rucellai, Gilardi, Sesto San Giovanni e Torcello nei Municipi 2 e 9, ed è di proprietà del Fondo Fil 1 gestito da Near Sgr (già Redo Sgr), soggetto attuatore. La riorganizzazione urbanistica interesserà anche parte del tracciato di via Breda. Con il progetto sarà operata una ricucitura dei quartieri circostanti, creando una connessione pedonale tra Bicocca, Precotto e l’università (con il nuovo sottopasso ferroviario, attraverso la piazza e il sistema di verde che saranno creati, si collegherà via Rucellai al quartiere Bicocca). Tra le altre cose, lo sviluppo del Piano prevede la realizzazione di una superficie minima di 21.000 mq di edilizia residenziale sociale, articolata in edilizia residenziale convenzionata agevolata in vendita, affitto con patto di futura vendita e co-housing (circa 8.300 mq); edilizia residenziale in affitto a canone moderato e/o concordato, co-housing sociale e residenze per studenti universitari convenzionate (circa 10.600 mq minimi); edilizia residenziale in affitto a canone sociale (2mila mq minimi).
Marche, al via mappatura degli immobili di proprietà regionale per la costituzione della Comunità energetica regionale
La Regione Marche avvia la mappatura completa di tutti gli immobili di proprietà regionale per valutarne l’idoneità all’installazione di impianti fotovoltaici: è il primo passo concreto verso la costituzione della Comunità Energetica Regionale. E’ questo l’obiettivo della delibera di indirizzo approvata dalla giunta, su proposta dell’assessore allo Sviluppo economico e all’Energia, Giacomo Bugaro, che consente agli uffici di effettuare una ricognizione dettagliata dell’intero patrimonio immobiliare dell’ente – edifici, ospedali, piazzali e aree pertinenziali – con l’obiettivo di trasformare superfici oggi non utilizzate in nuove fonti di produzione di energia rinnovabile. La valutazione riguarderà le coperture degli edifici pubblici, le pensiline dei parcheggi e altre strutture idonee, nel pieno rispetto delle normative vigenti e dei vincoli paesaggistici e urbanistici. La transizione energetica non è solo una sfida ambientale, ma anche una scelta strategica di sviluppo. Con questa iniziativa, la Regione rafforza il proprio impegno verso un modello di crescita sostenibile, innovativo e coerente con gli obiettivi europei e nazionali al 2030.
Dl Maltempo, Cna e Confartigianato: “Intervento Governo tempestivo ma sono necessarie ulteriori risorse”
Il Governo è intervenuto in modo tempestivo rispetto ai danni provocati dal maltempo in Sicilia, Calabria e Sardegna ma le risorse stanziate sono ampiamente insufficienti. È quanto hanno indicato Cna e Confartigianato in audizione alla Commissione ambiente della Camera sul decreto maltempo, sottolineando la necessità di aumentare in modo significativo i fondi per garantire che i ristori siano commisurati ai danni effettivamente subiti dalle imprese, così da favorire il più rapido riavvio delle attività economiche. Per le due organizzazioni è necessario definire al più presto il quadro degli interventi pubblici a fondo perduto per la ricostruzione delle attività danneggiate. Inoltre, è urgente attivare il Fondo centrale di garanzia con copertura al 100% di finanziamenti ponte erogati dal sistema creditizio di importo fino a 200mila euro con durata almeno decennale e periodo di pre-ammortamento di 24 mesi. Inoltre, giudizio positivo sulla sospensione dei termini per i versamenti tributari, previdenziali e assistenziali ma le due associazioni chiedono di consentire la rateizzazione almeno in 60 rate mensili invece del pagamento in un’unica soluzione entro il prossimo 26 ottobre. Infine, Cna e Confartigianato ricordano che i danni provocati dalle mareggiate non rientrano tra le tipologie di eventi per i quali esiste l’obbligo assicurativo. Pertanto, anche quelle imprese che hanno sottoscritto la polizza per i danni catastrofali non hanno la possibilità di ottenere il risarcimento dalle compagnie di assicurazione.
Polimi: il digitale accelera, la sostenibilità rallenta
Il digitale accelera, mentre la sostenibilità rallenta. Secondo l’Osservatorio Digital & Sustainable del Politecnico di Milano, nel 2025 la Commissione Europea ha promosso 14 iniziative, legislative o strategiche, su innovazione digitale o sostenibilità. Ma se sul lato del digitale si sta lavorando per rafforzare l’ecosistema tecnologico, sul fronte ESG il quadro normativo è stato semplificato e consolidato, con alcuni passi indietro sul coinvolgimento delle imprese e sulla tutela del consumatore. Le aziende italiane appaiono mature sia nell’adozione delle tecnologie digitali che nell’integrazione dei principi di sostenibilità nel loro business: il 78% investe intensamente sia in digitale sia in sostenibilità. Ma sono poche le imprese che affrontano in modo sinergico i due elementi: il 64% delle imprese utilizza il digitale per raggiungere obiettivi ambientali, sociali e di governance; appena il 42% si lascia guidare dalla sostenibilità nelle scelte tecnologiche. Due aziende su tre si sono dotate di un responsabile per la gestione dell’innovazione digitale o della sostenibilità, ma è debole l’integrazione tra queste figure: appena il 6% ha un profilo dedicato alla sinergia tra digitale e sostenibilità. Negli ultimi mesi, il dibattito politico ha spesso ridimensionato la portata della sostenibilità, arrivando in alcuni casi a rappresentarla come un freno anziché che come un valore. Ma la relazione tra digitale e sostenibilità deve restare un tema cruciale per istituzioni, aziende e anche consumatori. Perché incidono anche le azioni individuali, nell’effetto cumulato dei comportamenti: due utenti internet su tre usano oggi Generative AI e una richiesta media a ChatGPT consuma circa 8 volte l’energia di una ricerca “tradizionale” su Google. Per il 67% dei consumatori italiani la sostenibilità è un tema rilevante, nell’eCommerce 2 su 3 hanno cambiato abitudini per ridurre l’impatto ambientale. Sono alcuni risultati della ricerca dell’Osservatorio Digital & Sustainable del Politecnico di Milano, presentata oggi durante il convegno “Digitale e sostenibilità: una scelta oltre il conformismo”. Uno dei 60 differenti filoni di ricerca degli Osservatori Digital Innovation della POLIMI School of Management (www.osservatori.net) che affrontano tutti i temi chiave dell’Innovazione Digitale nelle imprese e nella Pubblica Amministrazione. “La complessità dell’attuale scenario economico e politico sta relegando in secondo piano il tema della sostenibilità e, dunque, il suo legame con l’innovazione digitale, anche in Europa – afferma Alessandro Perego, Vicerettore per lo sviluppo sostenibile e impatto al Politecnico di Milano e Direttore scientifico degli Osservatori Digital Innovation -. La Commissione europea rimane chiaramente impegnata sul fronte dell’innovazione digitale, ma mostra segnali di rallentamento sulla sostenibilità. E in questo contesto, le imprese italiane continuano a considerare la sostenibilità e l’innovazione digitale pilastri per la competitività, ma sfruttano limitatamente le sinergie positive che possono crearsi tra questi due ambiti”. “Il digitale – prosegue Perego – può costituire uno strumento per affrontare le sfide globali legate alla sostenibilità, mentre gli obiettivi di sostenibilità dovrebbero guidare, o quanto meno indirizzare, la progettazione e l’utilizzo responsabile delle tecnologie e delle innovazioni digitali. Ma la maggior parte dei progetti di innovazione digitale delle imprese italiane ha un approccio ‘conformista’ alla sostenibilità: spesso l’introduzione di tecnologia, seppur orientata al raggiungimento di obiettivi ESG, è perseguita solo se genera un chiaro ritorno economico o se è necessaria per soddisfare l’adempimento a obblighi normativi. Solo un piccolo fronte appare consapevole che l’innovazione digitale, se ben governata, possa offrire importanti benefici negli ambiti della sostenibilità ambientale e della responsabilità sociale, arricchendo la prospettiva strategica”.
Nel corso del 2025 la Commissione Europea ha promosso diverse iniziative in ambito innovazione digitale e sostenibilità, confermando una forte attività regolatoria e strategica sui due fronti. Tra queste, 14 sono particolarmente rilevanti: 12 sono legislative (7 in materia digitale e 5 sulla sostenibilità), mentre 2 sono piani strategici di lungo periodo legati al digitale. Sette iniziative hanno modificato misure già esistenti, tre nell’ambito tecnologico e quattro in quello ESG. Tra queste, il Digital Omnibus on AI ha semplificato i requisiti amministrativi connessi all’AI Act, rafforzando al contempo l’obiettivo di costruire un ecosistema tecnologico europeo più integrato e competitivo, con investimenti in AI, Cloud e Quantum Computing e maggiore armonizzazione normativa tra gli Stati membri. In ambito sostenibilità, invece, il pacchetto Omnibus ha ridotto il numero di imprese soggette agli obblighi di rendicontazione e due diligence previsti da direttive come la CSRD e la CSDDD, restringendo il perimetro principalmente alle grandi aziende. Parallelamente, la sospensione della Green Claims Directive ha attenuato le misure preventive contro il greenwashing. “Emerge una chiara volontà di semplificazione ed efficientamento, ma con traiettorie differenti – commenta Giorgia Dragoni, Direttrice dell’Osservatorio Digital & Sustainable –. Sul fronte digitale si registra un progresso deciso verso la costruzione di un ecosistema tecnologico europeo più integrato e competitivo: si investe in infrastrutture digitali strategiche per rafforzare la sovranità tecnologica e la competitività industriale dell’Unione, promuovendo una governance digitale comune e una cooperazione più efficace a livello europeo. Sul versante della sostenibilità, invece, le iniziative appaiono più snelle e orientate al consolidamento del quadro normativo esistente, ma segnano al contempo un ridimensionamento degli obblighi per le imprese. Se da un lato si punta a rafforzare la trasparenza dei processi decisionali, ponendo maggiore attenzione ai rischi di sostenibilità, dall’altro si restringe il perimetro delle aziende coinvolte e si semplificano le dichiarazioni aziendali in materia, con possibili effetti sul livello di coinvolgimento delle imprese e sulla tutela dei consumatori”.
“Il livello di maturità delle aziende italiane rispetto all’adozione delle tecnologie digitali da un lato e all’integrazione dei principi di sostenibilità nel business dall’altro appare complessivamente buono – afferma Valentina Pontiggia, Direttrice dell’Osservatorio Digital & Sustainable –. Sono tante le imprese che investono in modo significativo sia nel digitale sia nella sostenibilità, dimostrando un buon presidio delle diverse dimensioni strategiche e organizzative: dalla definizione della strategia al modello di governance, dalla cultura e formazione interna fino ai processi operativi e alle collaborazioni esterne. Tuttavia, l’integrazione sinergica tra questi due ambiti resta ancora limitata. Se il 64% delle imprese utilizza le tecnologie digitali per supportare obiettivi ambientali, sociali e di governance, solo il 42% si lascia guidare dai criteri di sostenibilità nelle scelte tecnologiche. La valorizzazione congiunta di digitale e sostenibilità rappresenta quindi ancora una sfida aperta, di cui le imprese sembrano non aver colto appieno il potenziale”. Quasi due imprese italiane su tre hanno una strategia che risponde a un disegno complessivo di innovazione e che coinvolge tutte le aree di sostenibilità (ambientale, sociale di governance). In oltre nove casi su dieci i progetti legati a queste aree vengono approvati e sostenuti direttamente dal top management. Nell’organizzazione, due aziende su tre dispongono di responsabili per la gestione dell’innovazione digitale e lo stesso vale per la sostenibilità. Tuttavia, team dedicati sono più comuni nel digitale (85% delle imprese) rispetto alla sostenibilità (63%). La funzione sostenibilità assume posizioni diverse nell’organigramma, a seconda delle interpretazioni attribuite da ciascuna azienda. In alcune imprese riporta al CEO, al pari dell’IT, delle Operations, del Marketing o della funzione Legale; in altre è collocata a supporto di queste aree.
Rinnovato l’accordo tra Anima Confindustria e Mce – Mostra Convegno Expocomfort
MCE Mostra Convegno Expocomfort, la principale biennale internazionale dedicata al settore HVAC+R, energie rinnovabili, efficienza energetica e gestione dell’acqua, annuncia il rinnovo dell’accordo di partnership con Anima Confindustria. Una collaborazione strategica, rinnovata al 2032, che consolida un rapporto che viene da lontano e si rafforza in vista di Mce 2026, in programma a fine mese, dal 24 al 27 marzo presso Fiera Milano Rho. Durante la manifestazione, Anima Confindustria sarà presente con un’ampia area nel Pad. 3, che include l’Anima Lounge per networking e iniziative dedicate alle associazioni federate Assoclima, Assotermica, Assopompe, Aqua Italia e Avr, con un programma ricco di iniziative pensate per rappresentare, divulgare e promuovere i settori di riferimento, in collaborazione con Icim Group ed Easyfrontier. Tra gli appuntamenti targati Anima Confindustria presso la Lounge, oltre a quelli organizzati dalle associazioni federate: 24/03 – Prospettive future energetiche per il comparto a Mce: Data Center, impianti e nuove opportunità industriali; 24/03 – Tecnologie HVAC e trasformazione digitale: cosa cambia con l’Iperammortamento 2026; 26/03 – Ready for Dwd? Regole, tempistiche e soluzioni per la filiera. “Mce Mostra Convegno Expocomfort rappresenta per le nostre aziende associate un’importante piattaforma di business e un luogo di incontro per professionisti e stakeholder. – sottolinea Pietro Almici, Presidente di Anima Confindustria. Il rinnovo dell’accordo conferma quindi una collaborazione strategica che valorizza il ruolo delle imprese della meccanica italiana nella transizione energetica e nell’evoluzione del settore Hvac+R, rafforzando la nostra presenza in una vetrina internazionale di assoluto riferimento”. “Il rinnovo dell’accordo con Anima Confindustria segna un passo fondamentale per rafforzare la sinergia tra Rx Italy e il settore della meccanica italiana”, conclude Massimiliano Pierini, Managing Director di Rx Italy.“ Questa partnership ci accompagnerà nelle per le prossime edizioni di Mce e permetterà il prosieguo di un percorso di promozione dei temi dell’innovazione tecnologica, del Made in Italy, della sostenibilità e della competitività internazionale, favorendo uno sviluppo condiviso della filiera impiantistica.”
Anbsc e Legacoop firmano un protocollo di intesa per la valorizzazione dei beni e delle aziende confiscati: più sviluppo inclusivo, più lavoro, più legalità nei territori
Rafforzare la collaborazione istituzionale per promuovere nuove opportunità di sviluppo economico e occupazionale a partire dal riuso sociale dei beni immobili e delle aziende confiscati alla criminalità organizzata. È questo l’obiettivo del Protocollo di Intesa siglato oggi tra l’ANBSC – Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata – e Legacoop. L’accordo è stato firmato oggi dal Direttore dell’Agenzia, Prefetto Maria Rosaria Laganà, e dal Presidente di Legacoop, Simone Gamberini, alla presenza del Sottosegretario all’Interno Wanda Ferro. “L’obiettivo primario dell’accordo – ha sottolineato il Sottosegretario – è quello di favorire la partecipazione delle cooperative ai processi di gestione e rifunzionalizzazione dei beni confiscati, simboli di una duplice vittoria dello Stato. Duplice poiché, in primis, sono stati sequestrati e confiscati e, in secondo luogo, perché a questi beni è data la possibilità di vivere una seconda vita trasformandosi da simboli di sopraffazione, violenza e oppressione a luoghi di speranza, riscatto e rinascita. L’accordo con Legacoop, che si inserisce nella più ampia cornice dell’azione del Governo sui beni confiscati, è particolarmente importante perché tramite l’associazione potremo essere interlocutori delle oltre 10mila imprese associate, ognuna portatrice di una profonda conoscenza del territorio in cui si trova ad operare.” In linea con il Codice Antimafia e l’Articolo 45 della Costituzione, l’accordo valorizza la funzione sociale della cooperazione come strumento coerente con le finalità del riuso dei beni confiscati per garantire continuità produttiva, salvaguardare il lavoro e restituirli alla collettività. “Il modello cooperativo, fondato sulla partecipazione democratica dei soci e sulla centralità del lavoro -sottolinea Simone Gamberini, presidente di Legacoop- rappresenta una leva strategica per trasformare patrimoni sottratti alla criminalità in occasioni di sviluppo sostenibile, inclusione sociale e rafforzamento del tessuto produttivo sano. La gestione cooperativa dei beni e delle imprese confiscate non produce soltanto valore economico, ma contribuisce a generare benefici diffusi e meccanismi risarcitori per le comunità territoriali, agendo come presidio di legalità e partecipazione civica”.
Il Protocollo prevede l’attivazione di una collaborazione sinergica tra le Parti con l’obiettivo di favorire la gestione e la destinazione dei beni e delle aziende confiscate attraverso specifiche progettualità promosse dalle cooperative aderenti a Legacoop, e di individuare nuove modalità di riuso sociale degli immobili, anche in ambiti innovativi quali l’housing sociale, lo student housing e le comunità energetiche in forma cooperativa. Particolare attenzione sarà riservata alla salvaguardia dei posti di lavoro nelle aziende confiscate e alla possibilità, prevista dall’art. 48 del Codice Antimafia, di affidarle a cooperative dei lavoratori, promuovendo modelli di governance democratica, rispetto dei diritti e concorrenza leale. La collaborazione sarà resa operativa attraverso l’istituzione di un Tavolo di lavoro con cadenza quadrimestrale, dedicato allo studio ed all’ aggiornamento delle progettualità individuate da Legacoop, con il coinvolgimento delle associate. La firma del Protocollo si inserisce in un percorso di impegno ultraventennale di Legacoop in questo ambito e cioè da quando, dai primi anni duemila, ha affiancato l’Associazione Libera per il progetto Libera Terra, anche attraverso Cooperare con Libera Terra – Agenzia per lo sviluppo cooperativo e la legalità, nata per accompagnare la costituzione e il consolidamento di progettualità cooperative impegnate nella gestione di beni confiscati, in particolare in ambito agricolo e agroalimentare. Legacoop ha inoltre seguito e supportato la realizzazione di workers buyout su aziende confiscate, che hanno portato alla costituzione di cinque cooperative di lavoratori oggi operative, con ulteriori iniziative in fase di definizione. Esperienze che puntano a garantire continuità aziendale e occupazionale attraverso la responsabilizzazione diretta dei lavoratori e una gestione improntata a criteri di trasparenza, democraticità e legalità. Recentemente, Legacoop ha avviato un progetto nazionale volto a rafforzare ulteriormente il proprio impegno e quello delle associate per il riuso dei beni e delle aziende confiscate, con l’obiettivo di ampliare e qualificare le opportunità e le modalità di riuso sociale da offrire agli enti pubblici, in uno spirito di collaborazione e nel rispetto dei principi di legalità, trasparenza, adeguata pubblicità e parità di trattamento.
“Questo Protocollo rappresenta un passo importante per rafforzare la rete istituzionale e sociale che lavora per restituire alla collettività i beni sottratti alla criminalità organizzata”, dichiara Maria Rosaria Laganà, Direttrice dell’ANBSC. “La collaborazione con Legacoop consente di valorizzare competenze ed esperienze consolidate nel mondo della cooperazione, favorendo percorsi di riutilizzo produttivo capaci di generare sviluppo, lavoro e inclusione. L’obiettivo dell’Agenzia è assicurare che i beni confiscati tornino rapidamente a essere risorse utili per i territori, promuovendo legalità, trasparenza e nuove opportunità di crescita per le comunità locali”.
Riparte PoliBus, il tour di orientamento alla ricerca dei giovani talenti del territorio. Il bus-laboratorio farà undici tappe tra Puglia e Basilicata
È partito oggi, dal Campus universitario di Bari, “PoliBus – Il tuo talento, la tua strada”, un progetto di orientamento itinerante nato dalla collaborazione tra Politecnico di Bari, ScuolAttiva Onlus e Gruppo Italo, per promuovere le discipline STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica) tra i giovani. Un bus-laboratorio, attrezzato per poter ospitare a bordo dimostrazioni, esperimenti e giochi su temi di area STEM, farà tappa dal 10 al 21 marzo in undici località di Puglia e Basilicata, coinvolgendo studenti e studentesse delle scuole secondarie di secondo grado. Inoltre, il progetto prevede attività che si svolgeranno nelle scuole, coinvolgendo, complessivamente, circa 1600 giovani. Sono previsti laboratori di tecnologie immersive, robotica collaborativa, meccanica, aerodinamica, insieme a presentazioni dei corsi di studio, testimonianze e quiz di orientamento alla scelta universitaria. «Andiamo nei territori ad incontrare gli studenti – ha commentato il rettore del Politecnico, Umberto Fratino, al taglio del nastro di PoliBus – per fare emergere i loro talenti. È un tipo di orientamento efficace – ha aggiunto Fratino – perché permette loro di toccare con mano il mondo affascinante della scienza e della tecnologia. C’è una grande necessità di giovani talenti, in particolare di donne, in ambito stem – ha concluso il rettore del Politecnico – e noi abbiamo la grande responsabilità di aiutare i giovani a fare scelte consapevoli per il futuro, che abbiano un impatto positivo per loro stessi e per la società». Grazie alla collaborazione tra pubblico e privato il progetto giunge quest’anno alla quarta edizione. Nelle tre edizioni precedenti, ha coinvolto oltre 5.000 studenti, 36 scuole e 31 città. «Con Polibus vogliamo portare le discipline stem fuori dagli spazi tradizionali dell’aula e trasformarle in un’esperienza concreta, accessibile e coinvolgente per ragazze e ragazzi» dichiara Simona Frassone, presidente di ScuolAttiva Onlus, cooperativa sociale che progetta e promuove, da oltre vent’anni, campagne educative gratuite per le scuole italiane, incentrate sui temi dell’inclusione, del contrasto alle disuguaglianze e alla povertà educativa, soprattutto nei contesti più fragili. «Crediamo molto nel modello educativo del bus laboratorio itinerante – aggiunge Frassone – che ci permette di raggiungere i territori e le scuole che hanno meno opportunità di accesso all’orientamento universitario e professionale». «Siamo a bordo di Polibus fin dalla prima edizione – è il commento di Dario Rietti, responsabile dell’ufficio commerciale di Itabus, società del Gruppo Italo che mette a disposizione il bus. Accompagniamo ogni anno ragazze e ragazzi entusiasti con i nostri mezzi – aggiunge Rietti – supportando l’orientamento accademico e la ricerca. Siamo sicuri che anche questa edizione sarà un successo, portando innovazione e tecnologia in un territorio che da sempre premia i nostri investimenti». A bordo del bus, gli studenti potranno vivere esperienze immersive tra realtà virtuale e sperimentazione tecnologica: dalla visita virtuale al Castello di Gioia del Colle, per scoprire l’applicazione delle tecnologie immersive nei settori dell’ingegneria edile e dell’architettura, all’utilizzo di dispositivi neuronali (i caschetti Muse), fino ai laboratori di progettazione e programmazione con i kit Lego Education Spike Prime (Polibrick), pensati per stimolare creatività, pensiero critico e problem solving. Sul PoliBus si svolgerà anche un’attività di orientamento con il Dipartimento di Architettura, Costruzione e Design (ArCoD) del Politecnico, attraverso Polimatch, uno spazio dedicato al confronto tra studenti e docenti. Tra le novità di questo tour, una tappa a Bari in piazzetta dei Papi, in programma domenica 15 marzo, dalle 11 alle 13, dove le attività saranno aperte alla cittadinanza con l’obiettivo di avvicinare le persone alle discipline stem e presentare l’offerta formativa del territorio barese.
Il gruppo Fs incontra gli studenti di Venezia alla scoperta delle professioni ferroviarie
Una delegazione di studenti dell’Istituto Algarotti e dell’Its Marco Polo di Venezia è stata protagonista di una giornata immersiva dedicata alla formazione, all’orientamento e alla scoperta delle professioni del mondo ferroviario, promossa dal Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane. L’iniziativa si è svolta questa mattina presso l’Istituto Algarotti, in occasione della seconda tappa di “Fs nelle Scuole per Milano Cortina 2026”, il programma di incontri organizzato in vista dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano-Cortina 2026 e rivolto agli studenti delle scuole secondarie di secondo grado e degli istituti tecnici superiori. Nel corso dell’incontro, Gian Luca Orefice, Chief People, Culture & Transformation Officer di Ferrovie dello Stato Italiane, ha illustrato agli studenti la partnership tra il Gruppo Fs Italiane e Milano Cortina 2026, sottolineando la forte convergenza tra i valori dello sport olimpico e quelli che guidano l’azione del Gruppo, con particolare attenzione alle nuove generazioni e al loro ruolo nella mobilità del futuro. A seguire sono intervenuti Charlène Guignard e Marco Fabbri, stelle della danza su ghiaccio e medaglie olimpiche, che hanno condiviso la propria esperienza sportiva e i valori che hanno caratterizzato il loro percorso agonistico. Gli atleti hanno evidenziato come impegno, costanza e determinazione rappresentino elementi chiave tanto nella pratica sportiva quanto nella crescita personale e professionale. Nel corso dell’iniziativa, sono stati inoltre presentati i risultati del Rapporto FS sulla Generazione Z, realizzato su un campione rappresentativo di 1.000 giovani tra i 14 e i 19 anni e volto ad approfondire il rapporto tra nuove generazioni, mobilità ferroviaria, sport e mondo del lavoro. Con “FS nelle Scuole per Milano Cortina 2026”, il Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane punta a ispirare gli studenti attraverso esempi concreti e testimonianze dirette, promuovendo i valori dello spirito olimpico – partecipazione, eccellenza, sostenibilità, inclusione, responsabilità e cambiamento – come leve fondamentali per la costruzione del futuro del Paese.
Pa, Zangrillo a Cagliari per la 20ma tappa di ‘Facciamo semplice l’Italia, parola ai territori’
“La modernizzazione della Pubblica amministrazione passa per l’ascolto dei territori. Il nostro obiettivo è di combattere la burocrazia per sostenere la crescita: ad oggi abbiamo semplificato oltre 400 procedure in settori chiave come artigianato, sanità e controlli alle imprese. Novità che per la prima volta sono tutte consultabili sul portale unico italiasemplice.gov.it”. A dichiaralo è stato il ministro per la Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, in occasione della ventesima tappa di “Facciamo semplice l’Italia. Parola ai territori” che si è svolta questa mattina presso la sede della Camera di commercio di Cagliari-Oristano. “Per rendere il Paese più competitivo dobbiamo supportare il tessuto produttivo e le amministrazioni locali”, ha aggiunto il ministro Zangrillo, rivolgendo un’attenzione particolare alle specificità del territorio sardo. “Per essere al fianco delle nostre amministrazioni abbiamo stanziato 1 milione di euro per sostenere i costi dei concorsi dei piccoli comuni; abbiamo messo in campo 25 milioni con il progetto P.I.C.C.O.L.I. per i comuni fino a 5000 abitanti con l’obiettivo di rafforzare la capacità amministrativa; stanziato 100 milioni con “Risorse in Comune” al fine di incentivare la transizione digitale e previsto l’esonero dai costi del personale del Segretario comunale per gli enti fino a 3.000 abitanti. Passi importanti per liberare le energie dei territori e potenziare gli organici”. Dopo l’accoglienza dei partecipanti, i lavori si sono aperti con i saluti istituzionali di Maurizio de Pascale, Presidente della Camera di Commercio Cagliari-Oristano e Unioncamere Sardegna, di Francesco Mola, Rettore dell’Università di Cagliari, del Sindaco della Città di Cagliari, Massimo Zedda, e della Presidente della Regione Sardegna, Alessandra Todde. Il dibattito è entrato nel vivo con due panel tematici. La prima parte dell’incontro è stata dedicata a “La semplificazione per il sistema delle imprese” e nella seconda parte è stato affrontato il tema de “La digitalizzazione degli sportelli unici: Suap e Sue”. Ai lavori hanno partecipato esperti e dirigenti, tra cui Cristiano Erriu, Segretario Generale della Camera di Commercio di Cagliari-Oristano, Paola Piras, Docente Ordinario di Diritto Amministrativo all’Università di Cagliari, Siriana Salvi, Responsabile del Servizio per il monitoraggio dello stato di attuazione delle riforme del Dipartimento della Funzione pubblica, Daniela Falconi, Presidente Anci Sardegna e Sindaco di Fonni, e Federico Secchi, Presidente Sezione Cave e Miniere Confindustria. Hanno inoltre contribuito alla seconda sessione Fabio Romano, Infocamere Spa, Responsabile Sviluppo Camere e Territorio, Marco Palmas, Direttore del Servizio semplificazione amministrativa per le imprese, coordinamento sportelli unici, affari generali, Elio Gullo, Direttore dell’Ufficio per la semplificazione e la digitalizzazione del Dipartimento della Funzione pubblica, e Matteo Muntoni, Direttore Generale Assessorato della Difesa dell’Ambiente Regione Sardegna.
Phinance Partners rafforza ulteriormente il proprio team nel real estate
Phinance Partners, operatore specializzato nel credito strutturato e nel private debt, annuncia un ulteriore rafforzamento della propria squadra con l’ingresso di Saverio Ungania e Francesco Motta,entrambi provenienti dal settore real estate. Nel dettaglio, Saverio Ungania entra in Phinance Partners con il ruolo di Senior Advisor, mentre Francesco Motta – con il ruolo di Managing Director – andrà invece a rafforzare il team di Phire, la controllata focalizzata nel settore real estate e special situation immobiliari, guidata dal CEO Cristiano Egidi. I due nuovi ingressi seguono l’arrivo in Phinance Partners del Senior Advisor Andrea Feliciani, annunciato a febbraio. Saverio Ungania è un professionista specializzato in investimenti e sviluppo immobiliare, con esperienza lungo l’intera filiera di un’operazione: origination, underwriting, execution, asset management e value creation. Ha
maturato la più recente esperienza in ambito real estate investment & development in Techbau S.p.A., dopo essere stato Investment Director in GLP, dove ha guidato la strategia di investimento per l’Italia e completato acquisizioni e sviluppi per oltre 1 miliardo di euro. Ha lavorato anche in Celtic Asset Management, Citibank (Fig Dcm) e Kpmg. Laureato in Economia alla Sapienza di Roma, ha conseguito un master in Metodi Quantitativi (Tor Vergata) e un MSc in Finance (Esade). Francesco Motta vanta un’esperienza focalizzata su sviluppo, fattibilità e valorizzazione urbanistica. Dal 2022 ha lavorato in Green Stone SICAF, dove ha ricoperto anche il ruolo di Head of Development Management, coordinando attività tecniche, urbanistiche e progettuali su progetti residenziali, terziari, ricettivi e anche di student housing. In precedenza è stato Development Manager in Lendlease (Milano Santa Giulia) e ha lavoratoin Duff & Phelps/Kroll e Colliers nell’advisory e nelle valutazioni immobiliari. Ha conseguito la laurea in Architettura all’Università di Parma e poi il Master in Real Estate Finance presso la LUISS Business School. Enrico Cantarelli, Managing Partner di Phinance Partners, ha dichiarato: “Con l’ingresso di Saverio e Francesco continuiamo ad investire nel rafforzamento delle competenze chiave del Gruppo. Saverio porta una profonda esperienza negli investimenti e nello sviluppo di asset immobiliari, mentre Francesco aggiunge una solida expertise nella valorizzazione urbanistica e nella gestione di progetti complessi. Grazie al loro ingresso potremo accelerare ulteriormente la crescita nella finanza immobiliare e nelle special situation immobiliari, a supporto sia degli investitori che delle controparti industriali, con un approccio sempre più integrato tra analisi finanziaria ed execution”.
Bird & Bird con Recurrent Energy per la sottoscrizione di un Virtual Power Purchase Agreement
Bird & Bird ha assistito il gruppo Recurrent Energy, fra i principali player internazionali nel settore delle energie rinnovabili, nella sottoscrizione di un Virtual Power Purchase Agreement (Vppa) di lungo termine tra la società controllata Capoda S.r.l., titolare dei diritti relativi all’impianto, e un importante gruppo italiano attivo nella vendita al dettaglio di abbigliamento, per la copertura del prezzo dell’energia elettrica prodotta da un impianto fotovoltaico , recentemente entrato in esercizio commerciale nel comune di Pozzolo Formigaro (Ai) – di potenza complessiva pari a ca. 8.05 MWp. Recurrent Energy ha agito con il suo team interno composto da Antonio Adami, Senior Director and General Counsel Emea, Josè Martinez Pozuelo, Ppa Origination Senior Manager Emea e Manuela Mastrandrea, Senior Legal Counsel Emea. Bird & Bird ha curato gli aspetti legali dell’operazione e la predisposizione e negoziazione di tutta la documentazione contrattuale e di garanzia con un team composto dal partner Pierpaolo Mastromarini (nella foto a sinistra), responsabile del settore Energy & Infrastructure in Italia e dall’associate Gloria Bernardini.