LE MISURE ATTESE DEL GOVERNO
Piano Casa, Dl in bilico in Cdm. Precedenza alle accise mobili contro il caro carburanti
L’intervento prevede 950 milioni per il recupero di 50-60 mila case popolari non assegnabili. Ma le tensioni geopolitiche nel Golfo impongono nuove emergenze: il Governo sta studiando l’introduzione delle accise mobili per contenere l’aumento dei prezzi dei carburanti. Non si esclude che anche questo provvedimento possa slittare.
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GIORGIA MELONI E MATTEO SALVINI
Suspense per il Dl sul Piano Casa. Il provvedimento annunciato dal ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Matteo Salvini, per il Consiglio dei ministri di oggi, fino a ieri sera, sembrava, infatti, in bilico. A ribaltare le priorità dell’agenda di Governo è l’impatto della guerra nel Golfo sui prezzi dei carburanti che impone di correre ai ripari con misure come le accise mobili per contenere e ridurre gli aumenti. È su questo fronte che si sta concentrando la caccia alle risorse da parte dell’esecutivo. La convocazione ufficiale del Cdm non è ancora stata comunicata e, quindi, non è ancora noto l’ordine del giorno. Ma l’ipotesi di un rinvio ha preso preso sempre più corpo sia per il Dl sul Piano Casa ma anche per le misure anti-rincari.
Se, comunque, il Piano Casa riuscisse ad approvare al Cdm, sul piatto, ha annunciato Salvini, ci sono 950 milioni destinati unicamente alla manutenzione e al recupero del patrimonio pubblico di edilizia residenziale e sociale attualmente non assegnato alle famiglie in graduatoria, perché non a norma. L’intervento, secondo l’obiettivo fissato da Salvini, punta a rimettere a disposizione delle fasce deboli della popolazione su tutto il territorio nazionale fra i “50.000 e 60.000 appartamenti oggi non utilizzabili”. Quello che il titolare del Mit ha tenuto a precisare, nel corso dell’ultimo question time al Senato, è che questo è un primo intervento di emergenza e non ancora il vero e proprio piano.
Secondo i dati più aggiornati riferiti dall’Osservatorio ERP di Federcasa, sono 63.730 le case popolari sfitte su tutto il territorio nazionale. La tabella, pubblicata nei giorni scorsi da Diario Diac, che fotografa la situazione a livello regionale e provinciale, vede la Lombardia registrare il dato più alto di alloggi non assegnabili: 18.774, di cui quasi 13 mila concentrati a Milano. A seguire, sul podio, c’è il Veneto con 6.647 alloggi, l’Emilia Romagna 5.740. Più il Lazio che conta 1.574 alloggi non assegnabili. Le città con più alloggi sfitti sono Genova con 2.910 e Venezia 2.675. Sorprende il dato di Roma: contando l’Ater Roma Comunale e Ater Roma Provinciale, la capitale totalizza 652 alloggi non assegnabili.
Sempre secondo Federcasa, mediamente occorrono circa 19-20 mila euro per recuperare un singolo alloggio. Si tratta di un media nazionale. Ci sono casi in cui sono sufficienti 8 mila euro mentre in altri casi la cifra sale anche fino a 40 mila euro. A livello di risorse, un contribuito arriva dalla Regioni grazie ai fondi Fers per il finanziamento di interventi di manutenzione. Pertanto, se lo stanziamento di 950 milioni fosse confermato, con la spesa media prevista di 19-20 mila euro, potrebbero essere recuperati circa 47.500 alloggi. Si tratta di un numero che avrà un impatto importante sulle liste di attesa. Sugli 800 mila alloggi complessivi, gestiti da Federcasa, si stimano 250 mila nuclei familiari in lista d’attesa. Questo è il quadro in cui va a incidere l’intervento del Governo. Per quanto riguarda le misure su abusi e sul rapporto proprietari-inquilini, queste dovrebbero, invece, confluire in un disegno di legge. L’altra partita annunciata da Salvini è quella che riguarda la cosiddetta ‘fascia grigia’ dell popolazione non sufficientemente in difficoltà per accedere alle graduatorie dell’edilizia popolare, ma al contempo in difficoltà per sostenere un mutuo, l’acquisto o l’affitto. Allo studio c’è il potenziamento del cosiddetto “rent to buy”, che “consente di entrare in casa con un canone calmierato e costruire gradualmente un percorso verso la proprietà”.
Come si è detto, le tensioni geopolitiche internazionali stanno dettando una nuova agenda per il governo. Controlli anti-speculazione e aiuti agli automobilisti: è su queste in queste direttrici che stanno prendendo forma gli interventi dell’esecutivo. Il meccanismo delle accise mobili – che destina la maggiore Iva incassata dallo Stato alla riduzione delle accise quando salgono i prezzi della benzina e del diesel – è una possibilità “allo studio”, come ha detto la premier Giorgia Meloni. E se servirà più tempo per mettere a punto misure efficaci non è escluso che il Cdm in programma possa anche slittare. Il nodo è che il beneficio del solo meccanismo delle accise mobili rischia di limitarsi a pochi centesimi se non verrà integrato con altri fondi: le simulazioni indicano un risparmio di 4,7 centesimi al litro sulla benzina e di 7,5 centesimi sul diesel, nell’ipotesi di una quotazione del petrolio Brent a 105 dollari al barile. Di qui la volontà dell’esecutivo di trovare risorse aggiuntive. Così potrebbe non arrivare domani in consiglio dei ministri l’atteso provvedimento salva-automobilisti. C’è l’ipotesi che la norma possa essere inserita in un nuovo decreto legge. Un’altra possibilità è quella di intervenire sulla legge di conversione del decreto bollette, all’esame della Camera, come chiede anche un emendamento della Lega. “Il rischio economico è di nuovo la fiammata provocata dall’aumento dei prezzi dell’energia e sarebbe grave pensare che la soluzione possa passare per una stretta monetaria”, ha avvertito il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti dal G7 di Bruxelles invitando i colleghi a prendere spunto dalla lezione della guerra in Ucraina. I rincari dell’energia “distruggono il potere acquisto delle famiglie e alterano la competitività delle nostre imprese”. Che la risposta debba essere europea, e non solo affidata ai singoli Stati membri, è una convinzione forte dell’esecutivo. Giorgetti, infatti, ha portato il caso dell’Italia, che “è leader in Europa per produzione manifatturiera, ma non ha indipendenza energetica: un mix che in momenti di crisi come quello che stiamo vivendo diventa pericoloso. “L’instabilità energetica mette a rischio non solo la competitività delle nostre aziende, ma anche la nostra sicurezza economica”
La corsa dei prezzi ha portato il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, a far convocare ieri d’urgenza la cabina di regia della Commissione allerta rapida, a cui hanno preso parte anche rappresentanti dei ministeri dell’Economia e dell’Ambiente. Alla riunione sono emersi rincari anomali per le pompe di due delle principali società petrolifere, con i prezzi medi applicati che sono aumentati più dei prezzi consigliati dalle compagnie di riferimento. Questa dinamica sarà oggetto di controlli mirati nell’ambito del piano operativo attivato nei giorni scorsi, d’intesa tra Mimit e Mef, dalla Guardia di Finanza. La cabina di regia si riunirà nuovamente mercoledì.