SAIE 2026, LE ANTICIPAZIONI

Federcostruzioni: circa 120 miliardi per il settore fino al 2033 tra fondi europei e nazionali, garanzia di una buona tenuta post Pnrr. Nel 2026 gli investimenti crescono del 5,6%

10 Mar 2026 di Maria Cristina Carlini

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Federcostruzioni: circa 120 miliardi per il settore fino al 2033 tra fondi europei e nazionali, garanzia di una buona tenuta post Pnrr. Nel 2026 gli investimenti crescono del 5,6%

EMANUELE FERRALORO, PRESIDENTE FEDERCOSTRUZIONI

Lo sguardo del settore delle costruzioni non può che essere proiettato oltre il Pnrr. Una stagione si sta chiudendo e non sono pochi gli interrogativi sul dopo. Una prima risposta arriva dalle anticipazione del rapporto di di Federcostruzioni che tratteggia un quadro rassicurante all’insegna di un aumento degli investimenti nel 2026. Dopo tre anni di forte espansione che hanno consentito di recuperare e superare i livelli pre-crisi del 2008, il settore delle costruzioni edilizie e infrastrutturali ha attraversato nel 2025 una fase di assestamento, con una flessione complessiva contenuta (-1,1%), trainata in particolare dal calo dell’edilizia residenziale (-15,6%), ma compensata dalla forte accelerazione delle attività legate al Pnrr (+21%). Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza resta il principale motore del comparto: ad oggi risultano 16.000 cantieri aperti, di cui due terzi già avviati a conclusione. Guardando al post Pnrr, tra fondi europei e nazionali, risultano disponibili circa 120 miliardi di euro per il settore fino al 2033. E’ questo il quadro che tratteggia l’anticipazione del Rapporto Federcostruzioni 2025, illustrata ieri in occasione della conferenza stampa di presentazione della nuova edizione di Saie 2026 – La fiera delle costruzioni: progettazione, edilizia, impianti, in programma dal 7 al 10 ottobre 2026 presso BolognaFiere. Un rapporto ancora in fase di elaborazioni ma i numeri presentati dal presidente della federazione, Emanuele Ferraloro, quantificano una dotazione che può assicurare la tenuta e il consolidamento della filiera anche oltre la scadenza del piano. Intanto, in attesa del Rapporto definitivo che verrà presentato in autunno, c’è un altro dato che Ferraloro ha evidenziato: un quinto dei nuovi posti di lavoro creati in Italia negli ultimi cinque anni porta la firma delle costruzioni. Con 3,3 milioni di addetti e oltre 350.000 occupati in più nel periodo 2020-2025, la filiera si conferma pilastro dell’economia nazionale e guarda avanti con fiducia: per il 2026 è prevista una crescita degli investimenti del 5,6%, dopo la flessione contenuta del 2025.

In questo scenario, il partenariato pubblico-privato (ppp) si configura come leva strategica per rafforzare la capacità di investimento del Paese. Secondo la Relazione annuale del Dipe (Presidenza del Consiglio dei Ministri), nel solo 2024 sono stati aggiudicati 62 nuovi progetti in ppp per un ammontare di circa 11 miliardi di euro, portando il valore complessivo degli affidamenti monitorati a 29,5 miliardi di euro. Tra il 2018 e il 2024, le gare in ppp hanno rappresentato circa il 10% delle procedure bandite per investimenti, con un valore medio annuo di 15 miliardi. Un trend che conferma come la collaborazione tra pubblico e privato sia una strada sempre più percorsa per la realizzazione di infrastrutture e servizi di qualità.

‘Siamo  a marzo 2026 ed è innegabile che il settore delle costruzioni si trovi di fronte a quello che l’Ance definisce un bivio strutturale: il progressivo azzeramento dei bonus edilizi e la corsa contro il tempo per chiudere i cantieri Pnrr”, ha detto il vicepresidente di Ance e presidente di Ance Emilia Area Centro. “Con il Pnrr che entra nel suo ‘ultimo miglio’ (la scadenza per la gran parte delle opere è giugno 2026), le linee di azione sulle quali preme da tempo l’Ance e che diventano ora priorità assolute sono quattro. 1) Un ‘Piano casa’ strutturale (Target 2032), che necessita di risorse importanti per l’edilizia sociale i lavoratori e gli studenti; 2) Stabilità normativa per la direttiva ‘Case Green’ (Epbd): entro maggio 2026 l’Italia deve recepire la direttiva europea e dovrà accompagnarla con un piano industriale di lungo termine che dia certezza alle imprese e ai proprietari. 3) La nuova legge sulla Rigenerazione urbana, per smettere di consumare suolo ed avere delle norme che rendano economicamente vantaggioso demolire e ricostruire nelle città, superando i vincoli burocratici, spesso derivanti da norme vecchie di oltre 50 anni, che oggi rendono più facile costruire su un prato verde che riqualificare un capannone dismesso 4) Un nuovo Testo unico delle costruzioni che sostituisca quello vigente, oramai inutilizzabile dato il continuo sovrapporsi di variazioni ed aggiunte non organiche tra di loro”.  A tutto questo, in regioni come l’Emilia Romagna, si aggiunge un’altra tematica “forte”:  il dissesto idrogeologico. “I fondi non devono servire solo a “riparare”, ma a ridisegnare la sicurezza idraulica del territorio. Le imprese emiliane chiedono piani pluriennali di manutenzione, non solo appalti straordinari post-calamità. La via Emilia è il motore economico della regione e dell’Italia, ma soffre di un paradosso: le aziende cercano personale, ma i lavoratori non trovano casa. Bisogna spingere per sbloccare aree dismesse da destinare a Social ed all’affordable Housing. Qui il ppp potrebbe giocare un ruolo cruciale: la dismissione di aree pubbliche atte a dare risposte mediante offerta di alloggi in vendita ed affitto a prezzi calmierati”, ha detto Betti.

Sul tema delle politiche urbanistiche e accesso alla casa, è intervenuto, in conferenza stampa, anche il sindaco d Bologna Matteo Lepore, che guardando alla fase successiva al Pnrr,  ha indicato come priorità per le città la sostenibilità ambientale e nuove politiche urbanistiche orientate all’accesso alla casa. “Abbiamo deciso di modificare il piano urbanistico della città introducendo nuove regole per l’edilizia sociale – ha spiegato – per fermare la rendita immobiliare e favorire invece la realizzazione di case accessibili per i cittadini”. Il tema dell’emergenza abitativa, ha aggiunto il sindaco, riguarda ormai molte città europee. “Insieme ad altri sindaci, tra cui quelli di Roma e Barcellona, abbiamo creato – ha ricordato – una rete europea per chiedere che l’Unione europea si occupi di abitare accessibile. La Commissione ha già inserito il sostegno all’housing sociale nella propria agenda”. Secondo Lepore, servono però risorse e strumenti adeguati per affrontare il problema: “Accanto alle scelte di indirizzo servono fondi europei e nazionali e probabilmente anche nuove regole. Se vogliamo case accessibili dobbiamo cambiare il mercato e aumentare gli investimenti pubblici”.

I trend emersi durante la conferenza stampa saranno protagonisti all’interno di Saie 2026, che torna in Emilia-Romagna dopo il successo dell’edizione barese del 2025, proseguendo l’alternanza strategica annuale tra i poli di Bologna e Bari. L’ultima edizione bolognese del 2024 aveva registrato risultati record, con oltre 40.000 partecipanti (in crescita del +7% rispetto all’edizione precedente), 560 aziende espositrici (+30%), 232 convegni di aggiornamento tecnico-professionale e il supporto di 48 patrocinatori (partner istituzionali, associazioni tecniche e ordini territoriali), a conferma del ruolo di Saie come manifestazione fieristica di riferimento nazionale per l’intero sistema delle costruzioni. Saie Bologna 2026 si caratterizza per un format espositivo evoluto, articolato in quattro settori espositivi – progettazione, edilizia, impianti e servizi e media – che rappresentano l’intero ecosistema delle costruzioni. Accanto ai saloni espositivi, le iniziative speciali si articolano in quattro percorsi tematici: Saie sostenibilità, dedicato all’efficienza energetica e ai materiali ecosostenibili; Saie infrastrutture, incentrato sui grandi progetti infrastrutturali; Saie persone al centro, focalizzato sulla crescita professionale e lo sviluppo delle competenze; e Saie innovazione, che esplora la digitalizzazione, le innovazioni e le tecnologie per il cantiere.

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