Andora (Sv) si rigenera per un turismo alternativo

10 Mar 2026 di Nicola Pini

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Andora (Sv) si rigenera per un turismo alternativo

A un paio di chilometri in linea d’aria dal mar Ligure di ponente, arrampicato su una collina impervia c’è il nucleo medievale di Andora, quello che fu un antico complesso fortificato originario del XII secolo. Si chiama Borgo Castello, un insieme di edifici diroccati o malmessi rimasti per lungo tempo trascurati anche per le difficoltà di accesso. Oggi questo vecchio spicchio di Andora, memoria storica del piccolo comune in provincia di Savona, è al centro di un Progetto pilota nell’ambito della missione Pnrr per la rigenerazione culturale, sociale ed economica dei borghi italiani a rischio di abbandono. Il progetto è finanziato dal Ministero della Cultura con i fondi europei grazie ai quali il Comune di Andora ha ricevuto 20 milioni di euro per la valorizzazione del sito e per la promozione dello sviluppo sostenibile, sociale ed economico dell’area.

Borgo Castello non è un centro isolato in un territorio periferico della penisola. Si trova a pochi minuti di auto dalle spiagge di Alassio e della Liguria occidentale, affollate per diversi mesi l’anno.  Per farne un punto di attrazione turistico-culturale occorreva il restauro degli immobili di maggior pregio e il miglioramento del collegamento stradale. Ma l’orientamento di questo progetto, intitolato “Ricordare il passato, costruire il futuro”, è più ambizioso e punta a riqualificare l’insediamento anche in senso produttivo e abitativo. “Borgo Castello sarà rigenerato e reso fruibile in chiave residenziale, culturale, agricola e turistica e si avvarrà anche dell’uso della realtà virtuale aumentata che consentirà di rivivere la storia del borgo, le fasi del restauro e vivere esperienze immersive – ha sottolineato il sindaco Mauro Demichelis – . È un progetto pensato per il futuro di Andora”.

I lavori di riqualificazione strutturale sono a carico dell’investitore pubblico così come comunale è la proprietà dei luoghi (fatta a eccezione per un oratorio, che fa capo alla diocesi) . Ma il progetto, spiega il Comune savonese, “si sviluppa in un approccio olistico, basato sulla sinergia tra attori pubblici e privati, con l’obiettivo di rilanciare l’attrattività del Borgo, creare opportunità economiche e occupazionali e favorire un turismo sostenibile e responsabile”. Il recupero degli edifici storici del sito punta alla loro trasformazione in spazi residenziali, culturali e commerciali, alla creazione di servizi turistici e culturali, a nuovi itinerari tematici e percorsi guidati, nonché il sostegno alle attività locali anche artigianali e agroalimentari. In questo percorso partner del Comune di Andora sono la Regione Liguria, la Soprintendenza, l’Università di Genova, Anci Liguria, la Fondazione Cavallini Sgarbi, la Diocesi di Albenga-Imperia e la Fondazione Borgo Castello che gestirà il sito una volta completato il progetto. A questi si uniranno, nel tempo, altri soggetti pubblici e privati per la gestione delle diverse iniziative sociali, economiche e turistiche che potranno essere ospitate nei nuovi spazi.
Il percorso di riqualificazione è in piena attuazione e si articola complessivamente in otto macroaree di intervento, come illustrato dall’architetto del Comune di Andora Nicola Maiorano nel recente appuntamento di “Città in scena” curato da Ance e Mecenate 90 a Savona. Alcuni lotti sono già conclusi mentre il termine dei lavori strutturali è fissato ad agosto 2026. Il luogo è impervio e la maggior parte dei materiali necessari ai cantieri è stata trasportata sulla collina in elicottero. Nel frattempo l’accessibilità al borgo è stata migliorata con la posa del nuovo manto stradale sulla via carrabile.
Il 25 novembre scorso è stato riaperto il Castello dei Clavesana, chiamato Paraxo, un sito un tempo appartenuto alla famiglia Grimaldi di Monaco (alla cerimonia ha partecipato il principe Alberto).  I lavori di recupero hanno restituito alla comunità ambienti, già in parte allestiti, che si prestano a ospitare convegni, seminari, incontri ed eventi culturali.  Attraverso una convenzione con la Fondazione Cavallini Sgarbi, nel Paraxo saranno esposti dipinti, sculture e manufatti dal Quattrocento al Novecento di proprietà della Fondazione. L’installazione di un ascensore ha reso il palazzo accessibile a tutti.
Terminati anche i lavori di riqualificazione dell’attiguo oratorio dei Santi Nicolau e Sebastiano, che verrà riaperto il 16 marzo.  Il cantiere ha consentito di mettere in sicurezza un edificio in condizioni critiche, restituendogli stabilità e garantendone la conservazione nel lungo periodo. Grazie a una convenzione stipulata con la Parrocchia, il Comune gestirà la struttura per i prossimi 25 anni. Nel rispetto della sacralità e della storia del luogo, l’Oratorio verrà reso fruibile per attività culturali leggere e compatibili: mostre temporanee, micro-eventi e installazioni di realtà virtuale, pensate per raccontare la memoria del sito e del borgo con linguaggi contemporanei.
Gli interventi di recupero e tutela hanno interessato altri tre edifici storici: la Chiesa dei SS. Giacomo e Filippo, la Torre Nord e la fontana medievale ai piedi dell’uliveto. Oggi i tre manufatti sono pienamente fruibili. La valorizzazione dei luoghi prosegue anche attraverso l’inserimento di pannelli informativi, percorsi guidati e punti di osservazione che aiutano il visitatore a comprendere la storia del complesso e il legame con il paesaggio rurale circostante.
Sono tuttora in corso la riqualificazione del Palazzo del Marchese, all’ingresso del borgo, un complesso di cinque edifici abbandonati acquisiti dal Comune, e la ricostruzione di alcuni ruderi presenti nell’area. L’azione punta a restituire continuità urbana e nuove funzioni al sito.  Si prevede la realizzazione di  spazi destinati a residenze, attività commerciali e piccole funzioni di servizio, con l’obiettivo di riportare vita quotidiana e presenza stabile nel Borgo. Gli edifici ospiteranno tra l’altro uffici della Fondazione ABC, spazi dedicati al co-working,  e servizi rivolti ai visitatori e ai turisti.
E in corso è anche la riqualificazione del giardino botanico “Orto del Muto”. Un sito che diventerà un percorso di interesse scientifico e divulgativo delle specie vegetative e degli alberi presenti, oltre 80 tipologie di piante diverse e non comuni. L’orto botanico verrà dotato di camminamenti, fontane panchine e zone relax, illuminazione notturna. A caratterizzare la collina del castello è anche una ampia zona agricola che diventerà, al termine delle opere di livellamento e sistemazione dei terrazzamenti, un Parco aperto al pubblico con orti didattici e stalle per animali, dove si potranno svolgere attività esperienziali.
C’è poi un’area archeologica che in parte sarà protetta dalle intemperie e aperta ai visitatori. L’integrazione funzionale con l’Orto del Muto e con il Parco agricolo, daranno vita a un ampio polo culturale, educativo e naturalistico.  In questa area sarà realizzato, attraverso il recupero di un vecchio rudere, un nuovo edificio destinato a permettere esperienze immersive di realtà aumentata, offrendo ai visitatori un luogo in cui la tecnologia dialoga con la storia, ampliando le possibilità di interpretazione e conoscenza del sito. Altri ruderi emersi dal parco archeologico saranno riadattati per ospitare, nel tempo, case bottega e albergo diffuso. In un’ottica di promozione di un modello di turismo sostenibile e aggiornato, alternativo alle grandi città d’arte e rispettoso dell’identità storica del Borgo.

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