LA GIORNATA
Lagarde: no errori anni ’20, cooperare è prezioso specie in tempi incerti
- Iran, Governo: gli Usa hanno agito fuori dal diritto
- Carburanti e inflazione, Urso convoca per oggi la Commissione allerta rapida
- Ricostruzione aree sisma, Ance a commissario Castelli: bene ordinanza su attuazione contributo da 1,3 miliardi
IN SINTESI
L’ordine globale che ha sostenuto l’economia mondiale negli ultimi decenni sta cambiando rapidamente. Alla base di questa trasformazione ci sono due forze di segno opposto: da un lato l’avanzata delle nuove tecnologie, in particolare l’intelligenza artificiale; dall’altro la crescente frammentazione geopolitica e commerciale. Il risultato è un contesto in cui non aumenta soltanto il livello dei rischi, ma cambia la natura stessa dell’incertezza economica. E “nei momenti di incertezza, la cooperazione diventa più preziosa. Oggi ci troviamo di fronte a una scelta simile. Possiamo ripetere gli errori degli anni Venti, trattando tecnologia e geopolitica come percorsi separati finché inevitabilmente non entrano in collisione”. E’ il monito che ha rivolto la presidente della Bce Christine Lagarde nel suo intervento, ieri sera, alla Johns Hopkins University a Bologna tracciando un parallelo fra gli eventi che hanno caratterizzato gli anni Venti del Novecento, quando un grande sviluppo tecnologico ha aperto nuove prospettive per l’economia mondiale ma i “debiti di guerra e le riparazioni avvelenarono le relazioni finanziarie internazionali per tutto il decennio indebolendo i flussi di capitale transfrontalieri”. “Oppure – ha detto – possiamo abbracciare una cooperazione multilivello, riconoscendo che in un’epoca di incertezza sistemica la strategia più solida è un’integrazione resiliente, iniziando dal rafforzamento del minimo comune denominatore. In un mondo che si sta dividendo, l’atto più importante di gestione del rischio è mantenere unite le connessioni essenziali”. Di fronte agli shock attuali, Lagarde ha assiurato che “la nostra politica monetaria è in una buona posizione per monitorare molto attentamente e cercare di comprendere quali saranno in futuro le conseguenze”. “Ho ripetuto più volte che la nostra politica monetaria si trova in una buona posizione e perché lo dico? Perché abbiamo l’inflazione così come l’abbiamo definita nella nostra strategia, cioè simmetrica al 2% nel medio termine. L’ultima rilevazione è stata 1,9% il mese scorso, mentre il nostro obiettivo di medio termine è al 2%. Abbiamo i tassi di interesse al 2%. E, se guardate alle pubblicazioni del nostro staff alla Bce, siamo all’interno dell’intervallo del tasso neutrale, dove la politica monetaria non è né accomodante né restrittiva”. Lagarde ha inoltre ribadito che la Bce continua a prendere decisioni sulla base dei dati e dei meeting in meeting. “Mi è sembrato un discorso straordinario per chiarezza e serenità”, ha commentato l’ex presidente del Consiglio e della Commissione europea, Romano Prodi. “A colpirmi sono state anche le risposte che ha dato agli studenti: di un equilibrio fantastico, senza nascondere la drammaticità dei rapporti tra l’incertezza politica e i problemi economici di oggi”, ha aggiunto Prodi che ha salutato Lagarde con un lungo abbraccio prima del suo intervento. Secondo Prodi, Lagarde ha “detto chiaramente che fare previsioni oggi non è facile e ha messo a posto tutte le tessere che si potevano mettere a posto, senza negare le incertezze e i drammi in cui ci troviamo adesso”.
Sugli sviluppi della situazione internazionali ieri anche altre voci si sono levate dalla Bce. “Una guerra lunga in Iran farebbe salire l’inflazione nell’area euro e danneggerebbe la crescita, ma e’ ancora troppo presto per trarre conclusioni sull’impatto del conflitto in Medio Oriente”, ha dichiarato il presidente della Bundesbank Joachim Nagel presentando il rapporto annuale sul bilancio della banca centrale tedesca che si e’ chiuso con una perdita di 8,6 miliardi di euro a causa dei bond acquistati durante i programmi di stimolo degli ultimi anni. “Se il conflitto dovesse concludersi rapidamente… le conseguenze per l’inflazione sarebbero di breve periodo e complessivamente limitate – ha detto Nagel -. Al contrario, se i prezzi dell’energia dovessero rimanere elevati per un periodo prolungato, cio’ tenderebbe a portare a un’inflazione piu’ alta e a un’attivita’ economica piu’ debole nell’area euro”. Nagel, che e’ anche membro del consiglio direttivo Bce, ha aggiunto che e’ ancora troppo presto per trarre conclusioni sull’orientamento dei tassi di interesse. Per quanto riguarda il bilancio della Bundesbank, Nagel ha aggiunto di attendersi una nuova perdita anche per il 2026 sebbene molto piu’ contenuta. Intanto, il governatore della Banca di Francia e membro del Consiglio direttivo della Bce, Francois Villeroy de Galhau, ha indicato in un’intervista all’emittente radiofonica France Inter di non vedere al momento alcun motivo per un rialzo dei tassi di interesse, nonostante l’aggravarsi dell’incertezza per il conflitto in Medio Oriente. Villeroy ha ribadito che le decisioni saranno prese di riunione dopo riunione sulla base dei dati ma allo stato attuale non vi sono ragioni per aumentare il costo del denaro e la stabilita’ finanziaria non e’ a rischio. La prossima riunione e’ in calendario per giovedi 19 marzo a Francoforte. Secondo il governatore il conflitto potrebbe avere effetti contrastanti sull’economia, con possibili pressioni al rialzo sull’inflazione e al ribasso sulla crescita, ma l’entita’ dell’impatto dipendera’ dalla durata della crisi.
Iran, Governo: gli Usa hanno agito fuori dal diritto
“Certo che è stata al di fuori delle regole del diritto internazionale”. Arriva in una risposta di Guido Crosetto alle urla di protesta delle opposizioni il primo giudizio esplicito del governo sull’operazione avviata da Usa e Israele in Iran. Un conflitto “partito all’insaputa del mondo, “che “non abbiamo voluto” e “che ora ci si trova a gestire”, chiarisce il ministro della Difesa, le cui comunicazioni al Parlamento, in tandem con quello degli Esteri Antonio Tajani, sono precedute di primo mattino da un’intervista radiofonica di Giorgia Meloni. “Non siamo in guerra e non vogliamo entrare in guerra”, la puntualizzazione della premier, che a sua volta parlerà alla Camera e al Senato mercoledì prossimo. Anticiperà le comunicazioni già previste una settimana più tardi, alla vigilia del Consiglio Ue, allargandole alla guerra in Iran. L’annuncio arriva nel sesto giorno del nuovo conflitto nel Golfo, all’indomani dell’incontro tra la premier e Sergio Mattarella, e dopo giorni di polemiche delle opposizioni: invocavano lei in Aula, al posto dei ministri, e ora, in particolare Pd, M5s e Avs, leggono la mossa della leader di FdI come strumentale. Il sospetto dei dem è che Meloni, venendo in Aula sette giorni prima, “nella settimana del referendum non voglia dibattiti”.
Mit, riunione del Cism ristretto su sicurezza marittima
Si è svolta ieri presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti una riunione del Cism (Comitato Interministeriale per la Sicurezza dei Trasporti Marittimi e dei Porti) ristretto permanente dedicata all’aggiornamento del quadro della sicurezza marittima internazionale, con particolare riferimento alle tensioni legate al conflitto in corso nell’area del Medio Oriente e ai possibili riflessi sulla libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz e nelle rotte che collegano il Mediterraneo all’Indo-Pacifico. Lo fa sapere il Ministero con una nota. Nel corso della riunione “è stato fatto il punto sui livelli di security marittima attualmente in vigore nelle aree più sensibili per la navigazione come Mar Rosso e Golfo Persico, nonché per il transito nelle aree del Golfo di Oman. Restano rafforzate le misure di sicurezza nei porti dell’area mediorientale e nelle zone interessate dalle tensioni regionali”. Sono state inoltre esaminate misure integrative di sicurezza per le navi di bandiera italiana che operano in aree a rischio, con l’applicazione rafforzata delle procedure previste dal codice Isps e l’utilizzo della metodologia di valutazione combinata del rischio safety-security introdotta dal Comando generale delle Capitanerie di porto. Nel corso del confronto è stato ribadito come il MIT continui a operare in stretto coordinamento con tutte le amministrazioni competenti e con gli operatori del settore per monitorare l’evoluzione della situazione geopolitica e garantire condizioni di sicurezza adeguate lungo le principali rotte commerciali. Un contributo fondamentale è assicurato dall’attività della Marina Militare, impegnata in coordinamento con partner europei e internazionali nella tutela della libertà di navigazione e della sicurezza degli equipaggi nelle aree maggiormente esposte alle tensioni regionali. All”incontro presieduto dal viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Edoardo Rixi, hanno partecipato i rappresentanti del Comando generale delle Capitanerie di porto, del Ministero degli Affari Esteri, del Ministero della Difesa, del Ministero dell’Interno, del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, del Comando Operativo di Vertice Interforze e delle principali associazioni dell’armamento nazionale. La riunione, sottolinea la nota, “ha confermato la volontà delle istituzioni di mantenere alta l’attenzione su un dossier strategico per il Paese, in una fase in cui la stabilità delle rotte marittime rappresenta un elemento chiave per la sicurezza e la resilienza delle catene logistiche europee”.
Carburanti e inflazione, Urso convoca per oggi la Commissione allerta rapida
Si terranno oggi, 6 marzo, a Palazzo Piacentini due riunioni della Commissione allerta rapida, convocate – in materia di energia e carburanti e del relativo impatto su inflazione e carrello della spesa – dal Garante per la sorveglianza dei prezzi del Mimit, su indicazione del ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, che presiederà i lavori. Al primo incontro delle ore 9.30 — dedicato all’andamento dei mercati energetici, con particolare riferimento ai prodotti petroliferi e ai carburanti — parteciperanno, oltre ai ministeri competenti: la Guardia di Finanza; le Autorità competenti in materia, tra cui ARERA, Banca d’Italia, ISTAT e Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato; le organizzazioni sindacali; e i rappresentanti delle associazioni di categoria, tra cui FAIB Confesercenti, FEGICA, FIGISC, ANISA, Confindustria, Assopetroli-Assoenergia, UNEM, Assogasliquidi, Confetra, Conftrasporto e Assocostieri. Nel secondo incontro, alle ore 11.30 — focalizzato sulle possibili ricadute sull’inflazione, con specifico riguardo al carrello della spesa e al settore agroalimentare — prenderanno parte, oltre ai ministeri competenti: la Guardia di Finanza; i componenti istituzionali già citati in precedenza; le organizzazioni sindacali; e i rappresentanti delle associazioni di categoria, tra cui Coldiretti, Confagricoltura, CIA – Agricoltori Italiani, Filiera Italia, Legacoop, AGCI – Associazione Generale delle Cooperative Italiane, Confcooperative, Federalimentare, Unione Italiana Food, Unieat, Centromarca, Confcommercio, Fiesa, Confimprese, Federdistribuzione, ANCD Conad e ANCC Coop.
Cna Fita accoglie con favore la tempestiva decisione del ministro Urso e ha inviato anche una segnalazione formale al Garante per la sorveglianza dei prezzi per accendere un faro su dinamiche dei listini che appaiono ingiustificate. “Prevenire manovre speculative è necessario per salvaguardare un settore strategico”, dichiara Michele Santoni, Presidente nazionale CNA Fita. “Non possiamo permettere che l’instabilità internazionale si trasformi in opportunità di extra-profitto per alcuni a danno delle imprese e dei cittadini”. CNA Fita in particolare sottolinea il caso del biocarburante HVO. Nonostante goda di un’accisa agevolata e sia prodotto in Italia da fonti non legate direttamente al greggio mediorientale, il suo prezzo è salito parallelamente a quello del diesel fossile. “È un’anomalia inaccettabile”, sottolinea CNA Fita. “Chi ha investito nella transizione ecologica non può essere penalizzato da rincari che non hanno alcun riscontro oggettivo nella filiera di produzione dei biocarburanti”. CNA Fita ha chiesto a ‘Mr. Prezzi’ di avviare verifiche puntuali sulla trasparenza dei listini, accertando che i prezzi alla pompa siano coerenti con i reali costi di acquisto delle scorte precedenti al conflitto. L’obiettivo è monitorare i flussi di distribuzione per prevenire qualsiasi anomalia nell’offerta e, se necessario, coinvolgere la Guardia di Finanza per garantire che il mercato operi in piena e libera concorrenza, a tutela delle imprese e dei consumatori.
Ricostruzione aree sisma, Ance a commissario Castelli: bene ordinanza su attuazione contributo da 1,3 miliardi
Soddisfazione dell’Ance per l’impianto generale della bozza di ordinanza sulle modalità attuative del contributo da 1,3 miliardi nelle aree del cratere, in sostituzione del Superbonus. E’ quanto hanno espresso oggi Piero Petrucco, vicepresidente Ance e delegato alla ricostruzione del Centro Italia, e Carlo Resparambia, presidente di Ance Marche e coordinatore per il Sisma 2016, incontrando a Roma il Commissario straordinario Guido Castelli. Al centro del confronto lo stato dell’arte della ricostruzione e l’attuazione della misura prevista dall’ultima legge di Bilancio e fortemente sostenuta dall’Ance, per evitare che con l’archiviazione del Superbonus molti cantieri non conclusi a fine 2025 possano bloccarsi. Da Petrucco e Resparambia, che hanno riconosciuto il forte impegno del Commissario Castelli nel portare avanti la ricostruzione, anche suggerimenti e proposte per rendere il contributo di facile applicazione per imprese e cittadini, evitando incertezze operative e criticità. L’obiettivo condiviso è quello di garantire la continuità dei lavori nelle aree terremotate, favorendo la ricostruzione di tutto il tessuto edilizio e sociale.
Giochi Paralimpici, Fs: stazioni più accessibili come eredità per i territori
Riqualificazione delle stazioni, interventi di restyling e ambienti sempre più accessibili e moderni: è così che il Gruppo FS concretizza il proprio impegno a sostegno delle Paralimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026, rafforzando il ruolo della mobilità come leva concreta di inclusione, partecipazione e coesione sociale. Il piano portato avanti non riguarda solo i Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali, ma è pensato per lasciare un’eredità duratura alle comunità che ospiteranno l’evento. Il Gruppo FS, in qualità di Mobility Premium Partner, ha attuato un piano straordinario di servizi e soluzioni dedicate per garantire ad atleti, delegazioni, staff e spettatori spostamenti sicuri, efficienti e pienamente accessibili. Grazie a un investimento complessivo di circa 650 milioni di euro, di cui 120 cofinanziati dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, il Gruppo FS, attraverso la società RFI, è intervenuto su dieci stazioni in Lombardia, Trentino-Alto Adige e Veneto, principali territori che ospitano i Giochi Invernali di Milano Cortina 2026. Gli scali interessati sono stati ripensati per garantire la piena fruizione degli spazi e dei servizi da parte di tutti gli utenti favorendo autonomia, orientamento intuitivo e continuità dei percorsi, dalla piazza esterna fino alle banchine. “La sostenibilità, per il Gruppo FS, non è soltanto una direttrice ambientale o industriale: è prima di tutto una responsabilità sociale. Significa progettare e gestire infrastrutture capaci di includere, di ridurre le disuguaglianze, di garantire a ogni persona il diritto alla mobilità. Essere un grande operatore infrastrutturale nazionale significa contribuire ogni giorno alla coesione del Paese e ridurre le distanze fisiche e culturali”, ha dichiarato Tommaso Tanzilli, Presidente del Gruppo FS. “Siamo un’azienda di Stato e sentiamo forte la responsabilità di farci carico delle situazioni di bisogno, perché questo impegno fa parte della nostra missione: ogni giorno 577 milioni di persone attraversano i nostri luoghi e viaggiano in Italia grazie al Gruppo FS. Le nostre stazioni, i nostri binari e i nostri treni non collegano soltanto città, ma anche persone, storie e valori”. Gli interventi hanno previsto l’installazione di nuovi ascensori per il superamento delle barriere verticali, l’innalzamento dei marciapiedi per agevolare la salita e la discesa dai treni, la realizzazione e il completamento di percorsi tattili per l’orientamento delle persone ipovedenti, nonché la riqualificazione dei sottopassi e dei collegamenti interni, con un generale miglioramento dei livelli di sicurezza e funzionalità. Parallelamente, la riorganizzazione dei piazzali e degli spazi esterni ha incrementato le aree pedonali e rafforzato l’integrazione tra treno e autobus. La sostenibilità rappresenta un ulteriore elemento qualificante del programma. Emblematico è l’ampliamento della stazione di Ponte nelle Alpi, realizzato con strutture in legno a secco e impianti ad alta efficienza energetica secondo standard Nearly Zero Energy Building, e premiato con la certificazione internazionale Envision in fase di progettazione. In numerose stazioni sono stati inoltre potenziati i sistemi di illuminazione con soluzioni a maggiore efficienza energetica, mentre interventi di restauro e riqualificazione hanno valorizzato pensiline storiche e coperture lato città, con contestuali adeguamenti sismici per incrementare sicurezza e resilienza delle infrastrutture. La realizzazione di ciclostazioni e il potenziamento dei nodi di interscambio, tra cui il nuovo terminal bus di Trento, completano un disegno organico che integra riqualificazione infrastrutturale, attenzione ambientale e promozione di modalità di trasporto sostenibili. Con questi interventi, il Gruppo FS conferma il proprio ruolo di partner strategico delle Olimpiadi Invernali, contribuendo a garantire un sistema di mobilità capace di accogliere atleti, delegazioni e spettatori in un contesto pienamente accessibile, sicuro e orientato al futuro.
Fermerci, Carta: il trasporto ferroviario merci affronta criticità senza precedenti, serve un coordinamento internazionale e un sostegno più efficace
«Il trasporto ferroviario merci europeo sta attraversando una fase in cui diverse criticità si sommano, producendo pesanti ripercussioni sulla competitività di un sistema oggi in forte difficoltà». Con queste parole il Presidente Clemente Carta ha aperto l’Assemblea di Fermerci, ringraziando associate e associati per il contributo alla crescita dell’organizzazione. Carta ha descritto un contesto europeo “estremamente complesso”, aggravato dalla presenza di numerosi cantieri, da arretrati infrastrutturali e da uno scarso coordinamento tra i Paesi. Tra le principali criticità, ha richiamato le chiusure programmate in Germania su quaranta linee ferroviarie e la nuova normativa svizzera sui carri merci, caratterizzata da parametri definiti “irrealistici” per un settore già fortemente sotto pressione. «Il rischio – ha aggiunto – è una riduzione della capacità ferroviaria proprio mentre l’Europa chiede un maggiore trasferimento modale dalla gomma al ferro». Anche in Italia, secondo Carta, la situazione resta complessa. «I lavori infrastrutturali legati al PNRR, necessari a colmare gap storici della rete ferroviaria nazionale, stanno determinando numerose interruzioni programmate e un aumento dei cantieri, con effetti negativi sulle imprese del trasporto ferroviario merci proprio in una fase di forte pressione operativa e competitiva». Tali interruzioni, pur nella consapevolezza dell’importanza degli investimenti, comportano ritardi, cancellazioni, penali e perdita di clienti, mettendo alcune aziende in grave difficoltà nel periodo di transizione verso la conclusione dei lavori, prevista entro il 2026. A queste criticità si aggiungono le complessità burocratiche, che rendono difficoltosa l’attuazione degli incentivi previsti e indeboliscono la certezza delle regole, appesantendo ulteriormente il settore. Nonostante il quadro critico, Carta ha evidenziato alcuni segnali positivi: «Il percorso di dialogo con RFI si è ulteriormente rafforzato». Ha tuttavia ribadito la necessità di «un coordinamento europeo più efficace» e di valutare «l’apertura selettiva di alcune finestre orarie oggi riservate al traffico passeggeri, al fine di garantire la continuità dei servizi merci». Sul fronte associativo, il Presidente ha definito il 2025 «un anno di forte crescita», caratterizzato da un’intensa attività istituzionale, dall’ingresso di nuovi soci e dai risultati positivi delle iniziative sul territorio, come dimostrano gli ottimi riscontri del progetto Casa Fermerci. Guardando al futuro, Carta ha indicato il 2026 come un altro anno certamente critico, ma con prospettive più incoraggianti, considerando la durata degli effetti degli investimenti PNRR fino al 2027. «Fermerci – ha concluso, ringraziando gli associati per la fiducia e il sostegno – continuerà a rappresentare il comparto e a lavorare per un quadro normativo equilibrato».
Stadio Roma, ‘via libera commissioni al progetto di fattibilità’
Le Commissioni congiunte Patrimonio e Lavori Pubblici hanno approvato oggi la delibera “sul progetto di fattibilità tecnica ed economica del nuovo stadio della AS Roma a Pietralata, verificando il recepimento delle indicazioni espresse dall’Assemblea Capitolina nel 2023 sul pubblico interesse. Il progetto prosegue ora l’iter nelle Commissioni competenti”. E’ quanto fa sapere Yuri Trombetti, consigliere capitolino e Presidente della Commissione Patrimonio di Roma Capitale. Una volta terminato l’esame nelle commissioni la deliberà passerà all’esame dell’assemblea capitolina per il via libera definitivo. “È un’opera strategica per la rigenerazione urbana di un quadrante importante della città e per lo sviluppo economico, sportivo e turistico di Roma, rafforzandone il ruolo internazionale. L’intervento prevede riqualificazione del verde e dei servizi, potenziamento dei trasporti, nuove aree verdi e valorizzazione delle presenze archeologiche”, prosegue l’esponente dem. “L’opera comporterà oneri per oltre 80 milioni di euro a carico della società: 32 milioni saranno versati a Roma Capitale, la restante parte destinata a opere di urbanizzazione. Un grande progetto che coniuga modernità e sostenibilità, anche dal punto di vista energetico, opportunità economiche e sviluppo, riqualificazione ambientale e urbana, portando Roma a un livello di infrastrutture sportive e di intrattenimento realmente internazionale”, conclude il presidente Trombetti.
Saipem e Capsol collaborano su soluzioni di cattura della CO2 su scala industriale
Saipem e Capsol Technologies ASA, fornitore leader di tecnologie per la cattura di anidride carbonica, hanno sottoscritto un accordo di cooperazione non esclusivo nell’ambito della cattura della CO2. L’intesa riguarda in particolare lo sviluppo congiunto di progetti di reciproco interesse nel segmento del carbonato di potassio a caldo (Hot Potassium Carbonate – HPC), con l’obiettivo di cogliere le opportunità offerte in un mercato in crescita. L’accordo prevede una collaborazione strutturata che combina la tecnologia di cattura della CO2 di Capsol, efficiente e competitiva in termini di costi, con la consolidata esperienza di Saipem nella realizzazione di progetti complessi nel settore energetico, per offrire ai grandi emettitori industriali una soluzione affidabile, completamente integrata, rapida e di semplice implementazione, in particolare per i settori hard-to-abate e dell’energia. La partnership si basa sull’esperienza maturata nel progetto dell’impianto BECCS (Bioenergy with Carbon Capture and Storage) su larga scala di Stockholm Exergi, attualmente in costruzione, per il quale Saipem opera come EPC contractor e che utilizza la tecnologia di Capsol. Facendo leva su questa collaborazione già consolidata, le due società intendono rafforzare ulteriormente le rispettive offerte rivolte ai clienti industriali interessati all’implementazione di soluzioni di cattura della CO₂ su larga scala basate su tecnologia HPC. L’accordo consente, inoltre, ad entrambe le aziende di coordinare la partecipazione a gare e tender, offrendo un pacchetto completo che integra tecnologia, progettazione ottimizzata, soluzioni modulari e standardizzate e capacità di esecuzione. L’iniziativa rientra nella più ampia strategia di Saipem di ampliamento del proprio portafoglio di soluzioni per la Carbon Capture, con un focus specifico sui solventi a base di carbonato di potassio, che comprende anche soluzioni modulari proprietarie per piccoli e medi emettitori, come Bluenzyme.
Eni, incontro tra Presidente Nigeria Tinubu e Descalzi per lo sviluppo deep offshore
Il Presidente della Repubblica Federale della Nigeria, Bola Ahmed Tinubu, e l’Amministratore Delegato di Eni, Claudio Descalzi, si sono incontrati oggi ad Abuja per discutere delle attività di Eni in corso nel Paese e per delineare nuove iniziative volte a rafforzare lo sviluppo deep offshore in Nigeria. Tema centrale dell’incontro è stato il recente accordo tra il Governo Federale della Nigeria ed Eni sulla conversione della Oil Prospecting Licence 245 (OPL 245). L’accordo prevede la risoluzione reciprocamente soddisfacente di tutte le controversie relative a OPL 245 e la cessazione del procedimento arbitrale internazionale presso l’International Centre for Settlement of Investment Disputes (ICSID). Di conseguenza, esso consente la conversione della licenza esistente in due licenze di sviluppo, le Petroleum Mining Leases (PML) 102 e 103, e in due licenze di esplorazione, le Petroleum Prospecting Leases (PPL) 2011 e 2012, assegnate a Nigerian Agip Exploration Limited (NAE) in qualità di operatore, insieme ai partner Nigerian National Petroleum Company Limited (NNPC) e Shell Nigeria Exploration and Production Company Limited (SNEPCO). Questa conversione rafforza ulteriormente la cooperazione di Eni con la Nigeria e apre la strada allo sviluppo delle risorse di idrocarburi nel deep offshore. Per quanto riguarda PML 102 e PML 103, la recente firma dei Project Agreement consentirà lo sviluppo dei giacimenti Zabazaba ed Etan, dove Eni metterà in campo le proprie competenze nello sviluppo fast-track, nell’ambito di un importante avanzamento nella valorizzazione del potenziale delle risorse in acque profonde della Nigeria. Il progetto Zabazaba-Etan si basa su riserve stimate a circa 500 milioni di barili e prevede l’impiego di un’unità FPSO con capacità di trattamento pari a 150 mila barili/giorno; il gas (200 milioni di piedi cubi/giorno al picco, pari a 5,7 milioni di metri cubi/giorno) sarà esportato tramite Nigeria LNG. Le licenze esplorative PPL 2011 e PPL 2012 presentano inoltre un elevato potenziale e sono idonee a uno sviluppo accelerato in sinergia con le future infrastrutture di Zabazaba-Etan. Il Presidente Tinubu e l’AD Descalzi hanno inoltre discusso del significativo portafoglio di investimenti di Eni— che comprende i giacimenti Abo e Bonga oltre a Nigeria LNG — nonché di potenziali nuovi sviluppi finalizzati ad ampliare la capacità produttiva offshore del Paese. In questo contesto, e in linea con la propria strategia di lungo termine in Nigeria, Eni ha recentemente ampliato la propria partecipazione nelle attività in acque profonde con l’acquisizione di una quota addizionale in OML 118, detenendo ora una partecipazione del 15%. Eni opera in Nigeria dal 1962, con attività che vanno dall’esplorazione e produzione di idrocarburi alla generazione elettrica e allo sviluppo delle comunità locali. L’azienda detiene oggi un rilevante portafoglio upstream, con una produzione equity di circa 55.000 barili di olio equivalente al giorno e una partecipazione del 10,4% in Nigeria LNG. L’impegno di Eni in Nigeria si estende inoltre agli ambiti della sostenibilità e dello sviluppo locale, con programmi dedicati all’istruzione, alla sanità, all’accesso all’energia, al rafforzamento delle competenze e allo sviluppo delle infrastrutture.
Fincantieri, Remazel completa l’acquisizione di H Tech Servicos e Manutencao, si rafforza la presenza in Brasile
Remazel, società del Gruppo Fincantieri, annuncia di aver completato l’acquisizione del 100% delle quote di H Tech Serviços e Manutenção Ltda., società brasiliana specializzata nei servizi di ispezione e manutenzione di impianti offshore. L’operazione rappresenta un passaggio strategico nel percorso di crescita e consolidamento di Remazel e rafforza ulteriormente il suo posizionamento nel mercato dei servizi di assistenza e manutenzione offshore, con particolare focus sul Brasile e sulle aree adiacenti. L’acquisizione è concepita come investimento di lungo periodo, orientato alla creazione di valore per clienti, partner e stakeholder. Il Brasile rappresenta oggi una delle aree a più forte espansione degli investimenti Oil & Gas offshore e costituisce al contempo un mercato di rilevante sviluppo per le attività nel dominio subacqueo (UW), ambito nel quale Remazel riveste un ruolo strategico per il Gruppo. Nei prossimi mesi verrà avviato un progetto di fusione tra le due realtà, con l’obiettivo di massimizzare le sinergie industriali e organizzative. L’integrazione consentirà di sostenere in modo ancora più efficace le richieste di service derivanti dalla crescente base installata di equipment Remazel, rafforzando la capacità operativa e la gestione di progetti caratterizzati da elevata complessità tecnica nel mercato globale dell’energia. La combinazione tra il know-how ingegneristico e la struttura organizzativa di Remazel e le competenze specialistiche e l’esperienza operativa del team H Tech darà vita a un’organizzazione in grado di supportare progetti complessi a livello internazionale con elevati standard di affidabilità, sicurezza e orientamento al cliente. Pierroberto Folgiero, amministratore delegato e direttore generale di Fincantieri, ha dichiarato: “Questa acquisizione si inserisce pienamente nella strategia di crescita internazionale del Gruppo. Il Brasile è un’area in forte espansione per gli investimenti Oil & Gas offshore e rappresenta un contesto di significativo sviluppo anche per il dominio subacqueo. In questo scenario, Remazel si conferma un presidio chiave per consolidare il nostro posizionamento industriale in un segmento ad alto contenuto tecnologico.”H Tech è una società brasiliana leader nei servizi di ispezione e manutenzione di impianti offshore, con oltre 50 tecnici specializzati e qualificati per operazioni di service a bordo nave.
Prysmian si aggiudica un accordo quadro con Alliander per rete elettrica olandese
Prysmian si è aggiudicata un accordo quadro con Alliander per la fornitura di cavi di media e bassa tensione destinati allo sviluppo e all’ammodernamento della rete elettrica olandese. L’accordo, della durata di 8 anni, potrebbe avere un valore complessivo fino a circa 500 milioni.
Prysmian si è aggiudicata questo contratto per affiancare Alliander nel corso dei prossimi anni, in un momento in cui i Paesi Bassi stanno ampliando, rafforzando e rendendo più resiliente la propria rete di distribuzione elettrica, favorendo al contempo una crescente integrazione di energia rinnovabile nel sistema. Innovazione sostenibile al servizio della modernizzazione delle reti Prysmian si è contraddistinta per la capacità di coniugare innovazione sostenibile e una forte base manifatturiera locale nei Paesi Bassi. Prysmian impiegherà la propria tecnologia proprietaria P-Laser, una soluzione completamente riciclabile, affiancandola alle tradizionali soluzioni in Xlpe per l’isolamento dei cavi. Inoltre, è previsto un ulteriore incremento nell’utilizzo di materiali riciclati, tra cui rame riciclato, alluminio a basse emissioni e parzialmente riciclato e Pvc riciclato per i cavi di bassa tensione.
La trasparenza di Prysmian sarà rafforzata mediante l’introduzione di passaporti delle materie prime, mentre è prevista una copertura completa dei type-testing per tutti i cavi, a garanzia di conformità normativa, affidabilità e prestazioni durature nel tempo.
Valutazione impatto generazionale Carbone (Anci): “Strumento da portare anche nei piccoli Comuni”
“La sfida oggi è portare nei piccoli Comuni e nelle aree interne lo strumento della Valutazione di impatto generazionale. Può diventare una leva per trattenere i giovani soprattutto nei territori di minori dimensioni, che oltre al calo demografico soffrono anche dell’esodo verso le grandi città o l’estero”. Lo ha sottolineato Domenico Carbone, sindaco di San Costanzo e coordinatore nazionale di Anci Giovani, intervenendo ieri a Roma all’evento “La Valutazione d’impatto generazionale delle
politiche pubbliche: una sfida senza precedenti per l’Italia”, organizzato da ASviS in collaborazione con Save the Children per presentare e discutere il documento realizzato nell’ambito del progetto Ecosistema Futuro. “I Comuni – ha proseguito Carbone – sono impegnati quotidianamente nell’inserimento della Vig nei Dup, il documento di programmazione strategica proprio con l'obiettivo di valutare gli effetti delle politiche locali sulle future generazioni. È un lavoro che l’Anci sta portando avanti con grande impegno e per questo ringrazio il presidente Gaetano Manfredi e il segretario generale Veronica Nicotra. Come Consulta nazionale dei giovani amministratori under 35 stiamo lavorando per diffondere questo approccio in tutti i Comuni, soprattutto nei più piccoli, così da costruire insieme politiche pubbliche dedicate alle nuove generazioni”. Il tema della Valutazione di impatto generazionale sarà uno dei focus al centro della prossima Assemblea nazionale di Anci Giovani, in programma a Napoli il 17 e 18 aprile. “Sarà un’occasione importante per confrontarci sull’impegno dei giovani amministratori e per condividere le esperienze già avviate nei Comuni sull’utilizzo della Vig nelle politiche locali valorizzando le buone pratiche e rafforzando una rete di amministratori che vogliono costruire politiche sempre più attente alle nuove generazioni”.
Rinnovabili, Italy for Climate: rallenta la crescita nel 2025, in Italia pesano fake news e burocrazia
Il 2025 è stato un anno di luci e ombre per le rinnovabili in Italia. Da un lato, nel 2025 circa il 48% di tutta l’elettricità prodotta in Italia è arrivata dalle fonti rinnovabili, nonostante le performance poco positive dell’idroelettrico. Il fotovoltaico ha fatto registrare numeri record: quasi 9 TWh di elettricità in più in appena dodici mesi.
Dall’altro, però, i nuovi impianti hanno subito una battuta d’arresto: 7,2 GW di nuovi impianti di generazione contro i 7,5 dell’anno precedente. Un dato che allontana dall’obiettivo fissato dal Piano nazionale integrato energia e clima (PNIEC): negli ultimi cinque anni sono stati installati complessivamente 25 GW di nuove rinnovabili e per raggiungere il target nei prossimi 5 anni si dovranno installare almeno altri 55 GW, più del doppio di quanto fatto fino a oggi.
Che cosa ha rallentato allora la corsa delle rinnovabili? Non solo crisi geopolitiche, lentezze burocratiche, sistema di incentivi intermittenti, ma anche un’informazione poco accurata che spesso alimenta uno scetticismo generale sul fatto che le rinnovabili possano svolgere un ruolo centrale nel mix elettrico nazionale, inducendo anche forte opposizioni sui territori alla realizzazione degli impianti.
Eolico offshore, Aero: al 2050 può offrire fino a 30mila posti di lavoro
L’investimento nell’eolico offshore quale ritorno atteso può generare in termini di occupazione, valore aggiunto e gettito fiscale, per il sistema Paese? Quali filiere industriali e distretti produttivi italiani potrebbero essere attivati, riconvertiti o rilocalizzati grazie a una strategia pubblica di lungo periodo? Qual è il valore sistemico dell’eolico offshore in termini di riduzione della dipendenza energetica estera e resilienza del Sistema Paese? Qual è l’impatto di un ritardo nella stabilizzazione del contesto socio-regolatorio? Per rispondere a queste domande arriva oggi l’anticipazione dei primi risultati di uno studio analitico innovativo commissionato da AERO e affidato a un team di alta professionalità composto da Intesa Sanpaolo, Politecnico di Bari, Politecnico di Torino, Prometeia e Owemes.
Ecco una sintesi (dati bottom-up, filiera per filiera, fino al 2050) con l’ipotesi di 20 GW installati a mare, in linea con i piani Terna/SNAM. Non è uno studio ambientalista: è un’analisi di politica industriale e finanza pubblica e sono numeri che entrano direttamente nel dibattito sul decreto energia.
– Se le aste partono in tempo: 129 miliardi di produzione attivata, 56 miliardi di valore aggiunto (il 2,8% del PIL italiano 2024), 25 miliardi di gettito fiscale, oltre 800.000 occupati. Ma già con i soli 3,8 GW dei FER 2 i benefici sarebbero consistenti e misurabili.
– Se si aspetta: 56 miliardi di produzione, 25 di valore aggiunto, 11 di gettito, 399.000 occupati.
– Il conto del ritardo: 31 miliardi di valore aggiunto bruciati, 13 miliardi in meno per il fisco, 400.000 occupati in meno.
Clima, Ue fissa il traguardo 2040: via libera definitivo al taglio del 90% delle emissioni
L’Unione Europea ha ufficialmente tracciato la rotta per la prossima tappa della sua rivoluzione industriale e ambientale. Nella giornata di oggi, il Consiglio dell’UE ha approvato in via definitiva la riforma della legge europea sul clima, introducendo un obiettivo intermedio vincolante per il 2040: la riduzione netta delle emissioni di gas serra del 90% rispetto ai livelli del 1990. La notizia rappresenta il tassello fondamentale per garantire che l’ambizione della neutralità climatica entro il 2050 non resti un’enunciazione di principio, ma si traduca in una trasformazione strutturale di ogni settore economico, dalla produzione di energia all’edilizia.
Il cuore della norma approvata dal Consiglio stabilisce un percorso di accelerazione senza precedenti. Fissare un calo del 90% entro i prossimi quattordici anni significa ridefinire le priorità degli investimenti pubblici e privati in tutto il continente. Maria Panayiotou, Ministro per l’Agricoltura, lo Sviluppo rurale e l’Ambiente della Repubblica di Cipro, ha sottolineato l’importanza politica di questo passaggio: “L’Unione Europea resta impegnata a guidare la lotta globale contro il cambiamento climatico, proteggendo al contempo la nostra competitività e garantendo che nessuno resti indietro. L’adozione odierna dello storico obiettivo climatico per il 2040 fornirà all’industria, ai cittadini e agli investitori la rassicurazione di cui hanno bisogno per la transizione pulita nel prossimo decennio”.
Un elemento di particolare rilievo tecnico introdotto dalla riforma riguarda l’uso dei crediti internazionali. A partire dal 2036, gli Stati membri potranno ricorrere a crediti di alta qualità per compensare le emissioni, ma entro un limite rigoroso: non potranno superare il 5% delle emissioni nette registrate dall’UE nel 1990. Questo vincolo assicura che il peso reale della transizione resti all’interno dei confini comunitari, imponendo che almeno l’85% della riduzione totale sia ottenuto attraverso interventi diretti nel territorio dell’Unione. I crediti, inoltre, dovranno derivare da attività certificate di abbattimento dei gas serra nei Paesi partner, in piena sintonia con i criteri stabiliti dall’Accordo di Parigi.
Key Energy, proposta Anev: cabina di regia per superare saturazione virtuale reti
In occasione di Key Energy, si è svolto ieri a Rimini il convegno dell’ANEV “Una cabina di regia per accelerare la transizione energetica”, che ha riunito rappresentanti istituzionali, operatori di rete e aziende del settore per discutere del nuovo sistema introdotto con la norma sulla cosiddetta saturazione virtuale della rete elettrica.
A fronte della crescita delle rinnovabili, e di un Piano di Sviluppo di Terna che garantisce l’adeguatezza della RTN al PNIEC, il nuovo sistema deve essere valutato per capirne le ripercussioni sulle tempistiche dei nuovi impianti. Un elemento che rischia di rallentare il percorso di transizione energetica, in particolare nel Sud Italia e nelle aree interne del Paese a fronte invece di una urgenza di velocizzare le procedure.
Il convegno ha rappresentato un momento di confronto tecnico e costruttivo sulle possibili soluzioni regolatorie, digitali e infrastrutturali utili a superare questo limite e a rendere il sistema elettrico più aperto, trasparente e adattivo, attraverso una pianificazione condivisa tra istituzioni e operatori.
Decarbonizzazione, studio Agici: integrazione tra efficienza e rinnovabili consente maggiore riduzione CO2, +29% redditività interventi
La decarbonizzazione dell’economia italiana può seguire due traiettorie: una incrementale, che riduce progressivamente le emissioni mantenendo invariati i modelli produttivi e di consumo, e una trasformativa, che integra efficienza energetica e fonti rinnovabili ripensando strutturalmente domanda e offerta di energia.
È questo il quadro che emerge dallo studio “Il ruolo dell’efficienza energetica all’interno del percorso di decarbonizzazione italiana”, realizzato da AGICI per KEY – The Energy Transition Expo. Lo studio è stato presentato oggi durante un evento organizzato da AGICI nella cornice della fiera, alla presenza di imprese, ESCo, associazioni di categoria e rappresentanti istituzionali, chiamati a confrontarsi sulle condizioni necessarie per accompagnare il sistema verso un approccio trasformativo alla decarbonizzazione. Secondo l’analisi, l’approccio incrementale – oggi prevalente – risponde a logiche di breve periodo e a vincoli economico-finanziari immediati. Nel tempo, tuttavia, la riduzione progressiva delle emissioni comporta costi marginali crescenti. L’approccio trasformativo, fondato sull’integrazione tra efficienza energetica e fonti rinnovabili, consente invece di coniugare decarbonizzazione e creazione di valore.
Lo studio analizza innanzitutto la domanda nei diversi settori – residenziale, terziario/PA e industria – per fotografarne caratteristiche e limiti attuali; passa poi all’esame dell’offerta, rappresentata dalle ESCo, e si concentra infine sulla dimostrazione quantitativa dei benefici ambientali ed economici derivanti dall’integrazione tra efficienza e rinnovabili.
Bilancio Ue 2028-2034: come funziona e quante risorse andranno al clima, il documento di Ecco Climate e Mira Network
ECCO Climate e Mira Network, insieme a dieci organizzazioni della società civile italiana tra cui Legambiente, Kyoto Club, WWF Italia e Transport & Environment, hanno pubblicato un documento con osservazioni e raccomandazioni sul nuovo bilancio dell’Unione europea, il Quadro finanziario pluriennale (QFP) 2028-2034. L’iniziativa arriva in una fase cruciale del negoziato tra Parlamento europeo e Consiglio dell’UE sulla proposta della Commissione, che dovrà essere approvata prima dell’avvio del nuovo ciclo di programmazione nel 2028. Il QFP stabilisce le priorità di spesa dell’Unione per periodi di sette anni e rappresenta uno dei principali strumenti di investimento pubblico europeo. La proposta della Commissione prevede una dotazione complessiva di circa 2.000 miliardi di euro, pari all’1,26% del reddito nazionale lordo dell’UE. Tuttavia, secondo gli autori del documento, il valore reale delle risorse potrebbe risultare più limitato se si considerano l’inflazione e l’avvio, dal 2028, del rimborso del debito contratto per finanziare il programma Next Generation EU. La Commissione propone inoltre una significativa riorganizzazione dell’architettura del bilancio, che verrebbe articolato attorno a tre grandi pilastri: i Piani di partenariato nazionali e regionali, ispirati al modello dei PNRR; un Fondo europeo per la competitività, destinato a sostenere industria, innovazione e transizioni tecnologiche; e lo strumento Europa Globale, dedicato all’azione esterna dell’Unione. Un elemento centrale della proposta è l’obiettivo di destinare almeno il 35% delle risorse a clima e ambiente, quota che nei principali strumenti di spesa salirebbe al 43%. Le organizzazioni firmatarie sottolineano però alcune criticità rilevanti. In primo luogo, la proposta esclude le spese per difesa e sicurezza dal calcolo del target climatico: considerato l’aumento previsto degli investimenti europei in questi settori, questa scelta rischia di ridurre l’ammontare effettivo delle risorse destinate alla transizione energetica rispetto alla stima di circa 700 miliardi di euro indicata dalla Commissione. Un secondo punto riguarda il metodo di contabilizzazione delle spese climatiche, basato su coefficienti di impatto ambientale (100%, 40% o 0%) attribuiti alle diverse attività finanziabili. Secondo le organizzazioni, questo sistema rischia di sovrastimare il contributo climatico del bilancio, poiché assegna coefficienti positivi anche a interventi con benefici limitati o controversi dal punto di vista ambientale, come alcune infrastrutture aeroportuali, la mobilità militare o determinate tecnologie energetiche. Infine, il documento richiama l’attenzione sull’applicazione del principio europeo “do no significant harm”, che dovrebbe garantire la coerenza degli investimenti con gli obiettivi ambientali dell’UE. Sebbene la sua estensione a tutte le attività finanziate sia considerata un passo positivo, le organizzazioni sottolineano la necessità di chiarirne le modalità operative, per evitare sia un’applicazione troppo debole sia criteri eccessivamente restrittivi che potrebbero ostacolare l’accesso ai fondi da parte delle imprese impegnate nella decarbonizzazione. Secondo i firmatari del documento, le scelte sul prossimo bilancio europeo saranno determinanti per orientare gli investimenti pubblici dell’Unione fino al 2034. Per questo motivo chiedono che il negoziato in corso rafforzi l’ambizione climatica del bilancio e ne migliori la coerenza con gli obiettivi di competitività, sicurezza energetica e coesione sociale dell’Europa.
Energia, appello delle aziende: per ridurre i prezzi in modo strutturale servono rinnovabili, accumuli e regole stabili
Un gruppo di 12 investitori e produttori indipendenti impegnati nello sviluppo di nuova capacità rinnovabile e di sistemi di accumulo ha pubblicato sui principali quotidiani italiani un appello alle istituzioni sul cosiddetto Dl Bollette, chiedendo al Governo, “in particolare a MASE, MIMIT e Presidenza del Consiglio” , “un indirizzo chiaro e coordinato per sostenere la crescita sostenibile del sistema elettrico anche dal punto di vista economico”. Nel testo, i firmatari osservano che “il costo dell’energia in Italia è troppo elevato” e che il decreto, pur intervenendo con misure specifiche come quella sull’ETS, “non interviene su fattori strutturali come l’eccessiva dipendenza dalla generazione da fonti fossili”, il cui approvvigionamento prevalentemente importato espone il Paese a forti fluttuazioni e a rischi per la sicurezza energetica. Alla luce dei recenti sviluppi geopolitici e delle crescenti tensioni in Medio Oriente, le aziende sottolineano che le rinnovabili e i sistemi di accumulo sono già oggi le tecnologie più economiche. Ciò è confermato anche dagli esiti delle recenti aste FER e MACSE in Italia, tuttavia le aziende avvertono che alcune misure di breve periodo previste dal decreto “indeboliranno la fiducia degli investitori”, rallentando nuovi investimenti e il conseguente calo strutturale dei prezzi. L’appello, firmato da Absolute Energy, BW ESS, ContourGlobal, Encavis, GreenGo, Matrix Renewables, Nadara, OX2, Recurrent Energy, Sphera Energy, Sonnedix, Zelestra Italia, avanza quattro proposte operative: Definizione immediata di un calendario pluriennale stabile e coerente con PNIEC e PNRR per aste FER e BESS, accompagnato da certezza normativa e da una maggiore rapidità nel permitting e nell’accesso alle reti. Estensione del MACSE all’intero territorio nazionale e la garanzia che le prossime aste siano realmente contendibili, introducendo meccanismi che assicurino pari opportunità ai nuovi operatori e preservando la neutralità tecnologica nel Capacity Market. Sviluppo di PPA di mercato accessibili anche alle PMI, favorendo consorzi d’acquisto e prevedendo la possibilità che il GSE faciliti l’accesso e rafforzi la bancabilità dei progetti. Evitare distorsioni del meccanismo ETS che penalizzino i consumatori di energia rinnovabile, allocando il costo “in modo proporzionale al contenuto emissivo effettivo di ciascuna fornitura energetica”. Gli Independent Power Producers (IPP) rappresentano una componente centrale della produzione elettrica utility-scale rinnovabile in Italia e includono operatori nazionali e piattaforme internazionali controllate da fondi infrastrutturali e private equity globali quali KKR, EQT, J.P. Morgan Asset Management o I Squared Capital. Secondo stime di settore, in Italia sono attive circa 30 piattaforme rinnovabili indipendenti, con una capacità utility-scale che potrebbe raggiungere complessivamente circa 15 GW e una produzione annua superiore a 25 TWh. Negli ultimi dieci anni, questi operatori hanno mobilitato oltre 20 miliardi di euro di capitali per lo sviluppo di impianti rinnovabili e sistemi di accumulo, contribuendo in modo significativo alla transizione energetica del Paese.
Digitale, Anitec-Assinform lancia il progetto per favorire l’incontro tra vertici aziendali
Anitec-Assinform, associazione di Confindustria che rappresenta le imprese dell’Ict e dell’elettronica di consumo, ha annunciato l’avvio di Tech leaders connect, iniziativa volta a favorire l’incontro sui temi chiave della trasformazione digitale tra i chief information officer (Cio) delle principali aziende italiane e i vertici delle imprese associate ad Anitec-Assinform. Il progetto – si legge in una nota dell’associazione – mira a “favorire la collaborazione tra domanda e offerta Ict allineando priorità strategiche e soluzioni tecnologiche in un nuovo approccio di lavoro condiviso”. Tech leaders connect si articola in 4 appuntamenti settoriali, dedicati a pubblica amministrazione, finanza, imprese di servizi pubblici, infrastrutture e servizi e food & beverage e retail & fashion. Nell’ambito dell’iniziativa sarà condotta una ricerca su circa 70 Cio di aziende partecipanti, in collaborazione con NetConsulting cube. Gli esiti del sondaggio confluiranno in report settoriali e le prime due evidenze saranno integrate nel rapporto “Il digitale in Italia 2026”, che sarà presentato a luglio. Il primo appuntamento del ciclo di eventi è fissato per il 25 marzo a Roma, con il convegno a tema pubblica amministrazione.
Rete Sud, Luigi Giuseppe Decollanz eletto presidente
Luigi Giuseppe Decollanz, Presidente di Acque del Sud, è stato eletto oggi presidente di Rete Sud, la rete di imprese dei servizi pubblici di acqua, rifiuti ed energia del Mezzogiorno promossa da Utilitalia per migliorare i servizi offerti ai cittadini ed affrontare congiuntamente le principali sfide operative, finanziarie e regolatorie. Una realtà che in soli due anni ha visto crescere in modo significativo le aziende firmatarie (da 9 a 13), a testimonianza della solidità del progetto e dell’interesse crescente verso un modello di cooperazione strutturato tra utilities del Mezzogiorno. La nomina di Decollanz avviene in una fase cruciale per il sistema dei servizi pubblici locali e per le infrastrutture del Mezzogiorno, che giocheranno un ruolo centrale nelle strategie nazionali di sviluppo, coesione territoriale e transizione ecologica. Rete Sud si conferma come piattaforma di cooperazione industriale tra aziende pubbliche e partecipate, con l’obiettivo di rafforzare la capacità progettuale, l’efficienza operativa e il dialogo istituzionale. Nel corso dell’Assemblea sono stati condivisi gli indirizzi strategici per il prossimo triennio, che punteranno al rafforzamento delle attività di procurement e allo sviluppo di forme strutturate di acquisto aggregato tra le aziende aderenti, al potenziamento dello scouting finanziario – con l’obiettivo di procedere ad un’emissione obbligazionaria entro il 2026 – nonché a un coordinamento più sistematico sui temi regolatori di interesse comune. Particolare attenzione sarà inoltre dedicata alla promozione di nuovi progetti infrastrutturali, finalizzati alla modernizzazione e al rafforzamento del sistema dei servizi nel Sud Italia. “Rete Sud rappresenta oggi molto più di un luogo di coordinamento tra aziende: è una piattaforma strategica capace di mettere a sistema competenze industriali, capacità progettuali e visione territoriale. – ha dichiarato il Presidente Decollanz – Il Mezzogiorno può e deve essere protagonista delle politiche infrastrutturali nazionali, contribuendo non solo all’attuazione degli investimenti, ma anche alla loro definizione. Il nostro impegno sarà rafforzare il dialogo con Governo, Parlamento, Regioni e Autorità indipendenti, affinché le esigenze operative delle aziende che gestiscono servizi essenziali trovino ascolto stabile e strutturato nei processi decisionali. Solo attraverso una cooperazione concreta e orientata ai risultati possiamo garantire infrastrutture più moderne, servizi più efficienti e maggiori opportunità di sviluppo per i territori”. La Rete si propone di consolidare il proprio ruolo quale interlocutore qualificato nel dibattito pubblico sui temi della sicurezza idrica, della resilienza delle infrastrutture, della sostenibilità ambientale e della capacità di investimento del sistema pubblico locale, favorendo una maggiore integrazione tra politiche industriali e politiche di coesione. Gli obiettivi sono quelli di generare economie di scala, promuovere innovazione tecnologica e contribuire alla crescita economica e sociale del Mezzogiorno, in coerenza con le priorità nazionali ed europee. “La crescita e il consolidamento di Rete Sud – spiega il presidente di Utilitalia, Luca Dal Fabbro – testimoniano la maturità di un modello di cooperazione industriale tra utilities pubbliche che guarda al Mezzogiorno come leva strategica per lo sviluppo del Paese. In una fase in cui investimenti, transizione ecologica e sicurezza infrastrutturale sono al centro dell’agenda nazionale, la capacità delle aziende di fare sistema rappresenta un valore aggiunto fondamentale. Esperienze come Rete Sud dimostrano che l’integrazione tra imprese, il confronto strutturato con le istituzioni e la condivisione di buone pratiche possono rafforzare la competitività del comparto e migliorare la qualità dei servizi resi ai cittadini”. Rete Sud proseguirà il proprio impegno nel rafforzare la cooperazione tra le aziende aderenti, consolidando un modello di sviluppo condiviso capace di generare valore per i territori e per l’intero sistema Paese. Le aziende firmatarie del Contratto di Rete Sud sono: ABC Napoli, Acque del Sud, Azienda Meridionale Acque Messina, AMG Energia, AMGAS, Acquedotto Pugliese, ASIA Benevento, ASIA Napoli, Casoria Ambiente, Messinaservizi Bene Comune, S.E.A. Servizi e Ambiente, Società Nolana per Imprese Elettriche, So.RI.Cal.
Studio Rsm: Baps prima tra le banche less significant per green asset ratio
BAPS (Banca Agricola Popolare di Sicilia) si colloca al primo posto tra le banche Less Significant per valore del Green Asset Ratio sui flussi (GAR), secondo lo studio realizzato da RSM sull’informativa della Tassonomia europea pubblicata dalle banche italiane al secondo anno di pubblicazione. L’analisi, che prende in esame un campione di istituti rappresentativo di oltre il 76% del sistema bancario italiano, evidenzia per BAPS un GAR sui flussi pari al 7,80%, il valore più elevato tra le banche della categoria. Il Green Asset Ratio è l’indicatore europeo che misura la quota di attività finanziarie allineate ai criteri di ecosostenibilità della Tassonomia UE, ovvero la capacità delle banche di finanziare investimenti green nel sistema economico. Nel complesso, il GAR medio delle banche italiane si attesta nel 2024 al 2,8%, pari a circa 50 miliardi di euro di esposizioni sostenibili, in crescita rispetto all’anno precedente. “Il risultato evidenziato dallo studio RSM conferma il ruolo della nostra banca nel sostenere gli investimenti orientati alla transizione energetica e alla sostenibilità”, ha dichiarato Saverio Continella, amministratore delegato di BAPS. “Nei prossimi anni l’allineamento ai criteri della Tassonomia europea continuerà a rappresentare una leva strategica per lo sviluppo del sistema produttivo. In questo contesto il settore dell’energia sarà uno dei principali ambiti di investimento e potrà rappresentare una significativa opportunità di crescita per il Mezzogiorno e per la Sicilia”.