L'EDITORIALE

Un dibattito pubblico informato: decisivo per il futuro delle città

Il convegno organizzato dall’ANCE sulle “città da vivere” – di cui riferiamo con gli articoli di Maria Cristina Carlini e Mauro Giansante – ha origine nel malessere generato dai molti fattori di rallentamento dello sviluppo economico urbano e dalle difficoltà che ha la politica a partorire un quadro regolatorio efficiente e funzionale alla crescita. Mesi e mesi di paralisi sul testo unico dell’edilizia e sulla legge per la rigenerazione urbana evidenziano lo stato delle nostre istituzioni.

Ma la giornata di ieri ha avuto il merito di lasciare lamentele e malesseri sullo sfondo, mostrando invece che un dibattito pubblico di alto livello sulle città è ancora possibile e assolutamente decisivo per il loro futuro. Le responsabilità, detta in altre parole, non sono solo di una politica nazionale incapace di decidere e di una politica locale bloccata dalle giungle normative. La responsabilità principale è l’assenza – o l’estrema debolezza – di un dibattito pubblico informato sulle città italiani, europee e mondiali che orienti e sproni (anche) la politica.

Molti gli spunti dagli interventi di ieri. Keti Lelo (Roma 3) ha allargato alle città italiane ed europee il metodo potente del confronto internazionale fra città sulla base di parametri statistici selezionati, già usato con Ricky Burdett nella mostra al MAXXI su Roma. Davide Agazzi (FROM) ha spiegato come in Italia manchi spesso la consapevolezza di quali siano e su cosa si giochino le competizioni fra città, il campionato delle città globali e quello delle città regionali, il dualismo fra un lavoro dei servizi poveri e un lavoro del terziario avanzato, l’occasione che l’Italia sta perdendo di sviluppare un terziario avanzato capace di trainare sviluppo, ricerca, innovazione tipici delle città competitive.

05 Mar 2026 di Giorgio Santilli

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