CITTA' DA VIVERE / 3
Albertini: “Milano si è rigenerata in vent’anni fino a Expo 2015 con oltre 30 mld di investimenti dal mondo e con regia pubblica per fare città 11 milioni di m². Ora è tutto fermo per incubo irregolarità”

GABRIELE ALBERTINI, EX SINDACO MILANO
Per guardare a un caso specifico di trasformazioni urbane ma anche di blocchi urbanistici a dir poco attuali è utile osservare la città di Milano. “Se pensate che parli di Expo 2015 avete sbagliato interlocutore, chiedete a Beppe Sala e Letizia Moratti. Io posso parlare di quello che è avvenuto a Milano nei vent’anni precedenti. Io, insieme ai miei collaboratori, sono stato protagonista della rigenerazione urbanistica della città; vi do due numeri: oltre 30 miliardi di investimenti dal mondo e 11 milioni di metri quadrati di aree industriali o post servizi dismesse che non erano più fabbriche e non ancora città”. Gabriele Albertini, ex sindaco di Milano, ha raccontato al convegno Ance-Assimpredil sulle città i cambiamenti del capoluogo lombardo dalla fine degli anni Novanta all’esposizione di undici anni fa. “Abbiamo realizzato questa enorme trasformazione di Milano” e fatto arrivare 30 miliardi dal mondo “senza un avviso di garanzia, grazie a un rapporto simbiotico con la procura della Repubblica di Milano impersonata da Francesco Saverio Borrelli”. Persino Expo, ha aggiunto, “si è svolta nei luoghi dove grazie alla delocalizzazione da City Life a Rho si è potuta realizzare una dimensione territoriale e funzionale cospicua per poterlo fare. Ciò grazie alla trasformazione dell’attività del sindaco in imprenditore, perché eccetto la metro e i raccordi autostradali gli investimenti sono stati realizzati dai privati. Noi facevamo le regole perché questo potesse avvenire, creando le condizioni della legalità”.
Non poteva essere altrimenti, ha continuato Albertini, che ha ripercorso il filo della storia urbanistica milanese nei decenni prima della sua amministrazione. “La città prima aveva nient’altro che gli investimenti di quattro, cinque immobiliaristi e altrettanti architetti, sempre gli stessi, e la trasformazione nei sessant’anni precedenti si è limitata al grattacielo Pirelli, la torre Galfa, la torre Velasca e le metropolitane, peraltro fatte in parte con le obbligazioni sottoscritte dai milanesi”. Insomma, “per me il grande evento di Milano è la grande trasformazione avvenuta prima di Expo 2015. Che è stata la vetrina per mostrare al mondo come Milano si era trasformata. Con capitali privati e regia pubblica rigorosa. E in effetti sono arrivati dodici architetti dal mondo, non italiani”.
Venendo all’oggi, invece, per evitare di finire “in qualche situazione ambigua o come quella che sta avvenendo adesso, per esempio proprio a Milano con il blocco dell’attività urbanistica per l’incubo dell’avviso di garanzia o dell’irregolarità, bisogna percorrere delle strade molto rigorose sotto questo profilo, persino esagerate. Naturalmente, oltre ad avere questo rapporto collaborativo con la procura della Repubblica, occorre che il Comune si doti come è avvenuto nel nostro caso di controllo interno”, ha concluso. La lezione di Albertini per Milano guarda a Milano.