LA GIORNATA
Meloni convoca Snam ed Eni, ma non c’è allarme gas. Borse giù
- Lane (Bce), da una guerra prolungata impatto pesante su crescita e inflazione
- Accelera l’inflazione, a febbraio balza a +1,6%. Nell’eurozona sale a 1,9%
- Bei e Cdp rafforzano la partnership per promuovere investimenti e crescita sostenibile in Italia e all’estero
IN SINTESI
La premier Giorgia Meloni ha riunito ieri due vertici di governo per fare il punto sulla nuova escalation in Medio Oriente, dopo l’attacco congiunto di Stati Uniti d’America e Israele contro Iran e la successiva controffensiva di Teheran, che ha coinvolto anche Cipro. Al primo incontro hanno partecipato il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, il ministro della Difesa Guido Crosetto, il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin e i sottosegretari alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari. Al centro del confronto, gli sviluppi della crisi e le ulteriori misure per assistere e garantire la sicurezza dei cittadini italiani presenti nelle aree coinvolte. L’Esecutivo assicura «massimo impegno» sul fronte della tutela dei connazionali. Nel corso della giornata Tajani ha convocato l’ambasciatore iraniano, ribadendo che «l’Italia non è in guerra». La premier ha definito l’escalation «una nuova pericolosa crisi internazionale», intervenendo a un evento per gli 80 anni del voto alle donne in Italia, dove ha espresso anche «ammirazione e profonda gratitudine» verso le donne iraniane. Il secondo vertice si è poi allargato agli amministratori delegati di Eni, Claudio Descalzi, e di Snam, Agostino Scornajenchi, per una valutazione sull’impatto attuale e potenziale delle ostilità sui mercati energetici e sull’economia italiana. Secondo fonti di governo, al momento non filtrano particolari preoccupazioni per la sicurezza energetica nazionale. Le scorte di gas risultano consistenti — a novembre gli stoccaggi avevano sfiorato il 95%, secondo i dati Snam — e lo Stretto di Hormuz non è stato chiuso. Nel breve periodo, dunque, non si prevedono criticità. Anche il gas naturale liquefatto, nonostante il blocco produttivo annunciato dal Qatar nel principale impianto mondiale, incide per circa un terzo sulle importazioni italiane. Resta però alta l’attenzione sulle oscillazioni del Ttf, il prezzo di riferimento del gas europeo alla Borsa di Amsterdam, e sulle prospettive per i futuri stoccaggi in vista del prossimo inverno. Allo studio eventuali misure di mitigazione, soprattutto a sostegno delle imprese attive nel commercio estero. Tajani ha spiegato che sono già stati avviati colloqui con alcune aziende per valutare possibili aiuti, anche se per ora non sono previste misure immediate in Consiglio dei ministri. Non sono in vista modifiche al decreto bollette, con cui il governo punta a disaccoppiare di fatto il prezzo dell’elettricità da quello del gas. Intanto, sono stati convocati gruppi di crisi Ue sull’energia, mentre Meloni attende «risposte concrete» dal Consiglio europeo del 19 marzo.
La guerra affonda le borse europee, bruciati altri 565 miliardi di capitalizzazione
Le Borse affondano mentre il petrolio e il gas volano ancora per l’intensificarsi del conflitto in corso fra Usa e Israele da una parte e Iran dall’altra, ormai allargatosi a tutto il Medio Oriente. A preoccupare i mercati sono i rischi di escalation e il perdurare delle crisi con l’inevitabile impatto dell’aumento dei prezzi dell’energia sull’inflazione. Non a caso crescono i rendimenti mentre si allontanano le prospettive di tagli dei tassi. A differenza di quanto avvenuto lunedì neanche Wall Street argina le vendite e arriva a perdere fino al 2% dimezzando poi le perdite. Lo stesso fanno i listini europei. Già pesanti in avvio, al pari delle Borse asiatiche, si appesantiscono con gli indici americani e le piazze peggiori, Madrid e Milano, rispettivamente toccano o si avvicinano a un ribasso nell’ordine del 5%.
A fine giornata la prima perde il 4,5%, Piazza Affari più del 3,9%. Non va molto meglio a Parigi e Francoforte, in flessione di oltre il 3,4% e Londra (-2,7%). Alla fine bruciano 565 miliardi di capitalizzazione. Sommati a quanto è andato in fumo il giorno precedente il bilancio delle due sedute è di 880 miliardi perduti. A scivolare sono ovunque le utilities e i titoli del lusso come Moncler e Italgas che sul listino milanese fanno un capitombolo di oltre il 6%.
Continua in generale a preoccupare il blocco dello Stretto di Hormuz che interrompe la rotta commerciale delle navi di gas e di greggio, e non solo. Il gas fa un altro rally anche per la chiusura in Qatar del maggior impianto di gas naturale liquefatto al mondo. Ad Amsterdam il Ttf, il contratto che fa da riferimento per il gas europeo, fa un balzo di quasi il 22% a 54,3 euro al megawattora. Sommato all’aumento del giorno precedente l’impennata è del 53% anche se le quotazioni sono lontane dal record di oltre 320 euro toccato ad agosto 2022 nel pieno della crisi energetica provocata quattro anni fa dall’invasione russa in Ucraina. Non si arresta neanche la corsa del greggio. Il Wti scambiato a New York e l’Ice Brent trattato a Londra hanno segnato rialzi fino all’8% per poi limare i guadagni al 5%: il primo oltre i 75 dollari il secondo sopra soglia 82 dopo aver raggiunti 85 dollari al barile, massimi da luglio 2024. L’oro invece interrompe la corsa delle ultime quattro sedute e si riporta sui 5.000 dollari l’oncia. A essere cercato come bene rifugio è piuttosto il dollaro che guadagna terreno su un po’ tutte le valute, euro compreso. A sostenere il biglietto verde contribuiscono le scommesse sulle Fed sui tassi. Il pericolo di un riemergere dell’ inflazione se la durata della guerra in Medio Oriente soffierà sui costi dell’energia allontanano le scommesse di tagli dei tassi. Ne risentono anche i Treasuries i cui rendimenti salgono e contagiano un po’ tutti i titoli di Stato per l’idea che anche le altre banche centrali saranno portate in prospettiva ad alzare i tassi di interesse piuttosto che ad abbassali. In Europa sale in prima battuta il rendimento del Bund tedesco al 2,75% e ancora di più il Btp italiano al 3,45% così lo spread si allarga a 70,4 punti base dai 64 della chiusura di lunedì.
Lane (Bce), da una guerra prolungata impatto pesante su crescita e inflazione
Una guerra prolungata in Iran può causare una “impennata sostanziale” dell’inflazione e una “caduta improvvisa” dell’economia: un impatto che “sarebbe amplificato se si accompagnasse a una rivalutazione del rischio sui mercati finanziari”. Lo ha dichiarato in un’intervista al Financial Times Philip Lane, capo economista della Bce: l’Eurotower “monitorerà attentamente gli sviluppi”, e gli impatti economici dipenderanno “dall’ampiezza e dalla durata del conflitto”. Lane ha citato un’analisi degli scenari pubblicata dalla Bce nel dicembre 2023. Nell’analisi, la Bce avevea simulato uno scenario in cui un terzo del petrolio e del gas in transito nello Stretto di Hormuz venisse interrotto. In tale situazione, gli economisti stimavano che i prezzi del petrolio, che all’epoca si attestavano intorno agli 80 dollari al barile, sarebbero aumentati di oltre il 50%, raggiungendo circa 130 dollari al barile. Secondo le loro proiezioni, la crescita nell’area dell’euro sarebbe risultata inferiore di 0,6 punti percentuali nell’anno successivo, mentre l’inflazione sarebbe salita di oltre 0,8 punti. Con il conflitto in Medio Oriente “riteniamo che la gravità della situazione sia passata da elevata a grave nei nostri scenari predefiniti e, di conseguenza, sia aumentata la possibilità che si verifichino eventi in grado di indebolire la qualità del credito in tutti i settori”, afferma l’agenzia di rating Standard & Poor’s nel rapporto S&P Global Ratings. “L’intensità e la portata delle azioni militari in Medio Oriente rappresentano una grave escalation delle ostilità – si legge -. La sospensione della maggior parte delle spedizioni attraverso lo Stretto di Hormuz e l’aumento dei prezzi del Brent e del gas naturale liquefatto sul mercato over-the-counter sono forse le risposte più concrete del mercato al conflitto finora”. S&P prevede tra l’altro che “le condizioni di credito per gli assicuratori con rating rimarranno sostanzialmente stabili nel breve termine, sostenute dai solidi utili degli ultimi anni che hanno portato a un accumulo di riserve di capitale. Tuttavia, osserviamo che un conflitto prolungato potrebbe frenare le prospettive di crescita e gli utili di tutti gli assicuratori della regione”.
Lo scenario di base di S&P rimane quello di un conflitto militare relativamente breve. E, secondo l’agenzia di rating, la guerra sta già influenzando il commercio e le rotte di approvvigionamento, compreso lo Stretto di Hormuz, i prezzi dell’energia e il trasporto aereo. Ma S&P ritiene improbabile un blocco prolungato dello stretto. “Riteniamo che il rischio di deflusso di capitali sia aumentato per gli istituti finanziari, comportando un rischio maggiore per le banche della regione” e “non escludiamo lo scenario di un moderato deflusso di capitali esterni, che riteniamo la maggior parte dei sistemi bancari sarà in grado di sopportare”.
Nel breve termine, prosegue il rapporto, le aziende e le società infrastrutturali “devono affrontare rischi operativi e finanziari più elevati derivanti dalla volatilità dei prezzi dell’energia, dalle interruzioni della catena di approvvigionamento, dalle interruzioni operative e dai maggiori costi di sicurezza e assicurazione. Prevediamo che l’impatto sulle società petrolifere e del gas si estenderà oltre i produttori a tutte le entità collegate alla catena del valore. Ciò include le compagnie di navigazione, gli operatori portuali e le attività a valle”.
Accelera l’inflazione, a febbraio balza a +1,6%. Nell’eurozona sale a 1,9%
Accelera l’inflazione a febbraio. Secondo le stime preliminari dell’Istat, nel mese l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (Nic), al lordo dei tabacchi, registra una variazione del +0,8% su base mensile e del +1,6% su base annua (da +1,0% nel mese precedente). L’accelerazione, spiega l’Istituto, è dovuta soprattutto alla dinamica dei prezzi dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona e, in particolare, a quella dei Servizi di alloggio (+10,3%), dei Servizi relativi ai trasporti (+3,0%) e degli Alimentari non lavorati (+3,6%). All’opposto si amplia la flessione dei prezzi degli Energetici (-6,6%). L’accelerazione dell’inflazione – indica infatti l’Istat – risente principalmente della dinamica tendenziale dei prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (da +0,7% a +3,0%), dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +3,0% a +4,9%) e degli Alimentari non lavorati (da +2,5% a +3,6%); rallentano i prezzi degli Alimentari lavorati (da +1,9% a +1,7%) e aumenta la flessione di quelli degli Energetici, regolamentati (da -9,6% a -11,3%) e non (da -5,9% a -6,2%). A febbraio 2026, i prezzi dei beni mostrano un lieve calo su base annua (-0,2%, come a gennaio), mentre i prezzi dei servizi aumentano il loro ritmo di crescita (da +2,5% a +3,6%). Il differenziale tra il comparto dei servizi e quello dei beni, dunque, aumenta, passando da +2,7 punti percentuali a +3,8 punti. Nel confronto mensile, la variazione dell’indice generale (+0,8%) risente principalmente dell’aumento dei prezzi dei Tabacchi (+3,3%), dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+2,1%), dei Servizi relativi ai trasporti (+2,0%), degli Alimentari non lavorati (+1,1%) e degli Energetici non regolamentati (+0,4%). Gli effetti di questi aumenti sono stati solo in parte compensati dalla diminuzione dei prezzi degli Energetici regolamentati (-1,2%). Inoltre, in base alle stime preliminari, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (Ipca) registra una variazione pari a +0,6% su base mensile e a +1,6% su base annua (da +1,0% del mese precedente). Secondo la prima stima flash di Eurostat, l’inflazione nell’Eurozona a febbraio sale all’1,9% dall’1,7% di gennaio. L’Italia resta tra i valori più bassi, dopo Cipro (0,9%), Francia, Belgio e Finlandia. “Il rialzo dell’inflazione nel mese di febbraio (+0,8% congiunturale), “superiore alle nostre attese (+0,3%), non dovrebbe suscitare, al momento, particolari preoccupazioni. Infatti, gli aumenti più rilevanti sono stati registrati in segmenti che hanno risentito di fattori occasionali, quali l’aumento delle accise sui tabacchi e l’effetto Olimpiadi invernali, con incrementi ‘fuori stagione’ nelle filiere collegate. Al netto di queste poste, la variazione tendenziale dell’indice dei prezzi al consumo sarebbe stata ampiamente inferiore all’1%”, commenta l’Ufficio studi di Confcommercio. “Qualche timore sulle prospettive inflazionistiche legate ai costi dell’energia nasce, inevitabilmente, dall’inasprirsi della situazione internazionale. Anche per evitare valutazioni catastrofiche giova ricordare che nell’aprile del 2024, in occasione di impedimenti rilevanti nei transiti dallo stretto di Hormuz, il prezzo del petrolio registrò un temporaneo e consistente aumento, rientrato, però, nel brevissimo periodo. Inoltre, rispetto al passato, l’offerta mondiale di materie prime energetiche è più differenziata ed elastica al prezzo: cresce al crescere del prezzo e così facendo lo comprime. Ad oggi, non è possibile stabilire dove si collocherà il prezzo di equilibrio in un contesto caratterizzato da continui shock di natura eterogenea”.
Arera, a febbraio -2,8% il prezzo del gas per i vulnerabili. ‘Non tiene conto delle forti tensioni sui mercati dopo l’escalation in Medio Oriente’
Per il mese di febbraio 2026 tornano a diminuire le quotazioni all’ingrosso del gas rispetto a a gennaio, e il prezzo della sola materia prima per i clienti nel servizio di tutela della vulnerabilità, è pari a 35,21 euro a megawattora. Lo rende noto l’Arera precisando che “il calo del 2,8%, essendo riferito a febbraio, non tiene conto dell’andamento dei prezzi del gas dei giorni immediatamente successivi, segnati dalle forti tensioni sui mercati in seguito all’escalation in Medio Oriente”. Per il mese di febbraio 2026, spiega l’Autorità, il prezzo di riferimento del gas per il nuovo cliente tipo (con consumi medi di 1.100 metri cubi annui) è pari a 109,85 centesimi di euro per metro cubo (-2,8% su gennaio), così suddiviso: – spesa per la materia gas naturale: 40,35 centesimi di euro (pari al 36,73% del totale della bolletta) per l’approvvigionamento del gas naturale e per le attività connesse; 6,02 centesimi (5,48% del totale della bolletta) per la vendita al dettaglio. – spesa per il trasporto e la gestione del contatore: 26,43 centesimi (24,06% del totale della bolletta) per i servizi di distribuzione, misura, trasporto, perequazione della distribuzione, qualità. – Spesa per oneri di sistema: 4,98 centesimi (4,53% del totale della bolletta) per gli oneri generali di sistema. – Imposte: 32,07 centesimi (29,20% del totale della bolletta) per le imposte.
Bei e Cdp rafforzano la partnership per promuovere investimenti e crescita sostenibile in Italia e all’estero
Il Gruppo Banca Europea per gli Investimenti, composto dalla Banca Europea per gli Investimenti (BEI) e dal Fondo Europeo per gli Investimenti (FEI), e Cassa Depositi e Prestiti,istituto nazionale di promozione italiano, hanno firmato ieri un nuovo Memorandum of Understanding volto ad approfondire la cooperazione strategica a sostegno dello sviluppo di lungo periodo dell’Italia e degli obiettivi delle politiche dell’Unione europea. L’accordo è stato firmato a Lussemburgo alla presenza della Presidente del Gruppo BEI Nadia Calviño, da Gelsomina Vigliotti, Vicepresidente della BEI, da Marjut Falkstedt, Amministratore Delegato del FEI e da Dario Scannapieco, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Cassa Depositi e Prestiti, in occasione del Forum BEI, a testimonianza dell’impegno condiviso delle tre Istituzioni a rafforzare la propria partnership in un momento cruciale per l’agenda europea degli investimenti. Sulla base della proficua collaborazione avviata con il precedente MoU firmato nel 2022, il nuovo accordo amplia gli sforzi congiunti per promuovere investimenti pubblici e privati ad alto impatto in settori essenziali per la crescita e la competitività dell’Italia. Tra questi rientrano le infrastrutture sociali e sostenibili, l’innovazione, la digitalizzazione, la mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici, il sostegno alle PMI e alle mid-cap, la sicurezza economica e l’autonomia strategica, nonché la coesione tra le Regioni italiane, incluse quelle che necessitano di un supporto mirato. Il rafforzamento di questa partnership è in linea con il Piano Strategico 2025–2027 di CDP e con la Roadmap Strategica 2024–2027 del Gruppo BEI. Il nuovo accordo definisce un quadro di cooperazione articolato, volto a rafforzare la pianificazione, lo sviluppo e l’attuazione dei progetti sia in Italia che a livello internazionale. Le Istituzioni lavoreranno congiuntamente per ottimizzare l’utilizzo delle risorse regionali, nazionali ed europee, anche attraverso piattaforme di advisory, programmi dell’Unione Europea e strumenti finanziari, tra cui InvestEU, e altri meccanismi volti a rafforzare la capacità dell’Italia di progettare e realizzare investimenti di elevata qualità e orientati al lungo periodo. Il Memorandum prevede azioni coordinate per sviluppare nuovi modelli di finanziamento, rafforzare i servizi di advisory e accelerare gli investimenti nei settori prioritari, garantendo al contempo un forte allineamento con le strategie nazionali ed europee. La cooperazione si estenderà inoltre a EIB Global, il braccio operativo del Gruppo BEI destinato allo sviluppo, con l’obiettivo di realizzare iniziative ad alto impatto nei Paesi partner e contribuire agli impegni internazionali dell’Italia in ambiti quali la protezione del clima, le infrastrutture sostenibili, l’accesso ai servizi essenziali e lo sviluppo del settore privato. Per facilitare questa più ampia cooperazione, l’accordo istituisce una struttura di coordinamento volta a garantire un flusso regolare e strategico di informazioni, e prevede scambi di personale e visite di studio per approfondire la conoscenza istituzionale e le sinergie operative.
“Il rinnovo di questo accordo segna un importante passo avanti nella collaborazione con CDP a sostegno dell’economia italiana. Unendo le nostre competenze, risorse finanziarie e visione strategica di lungo periodo, supportiamo progetti chiave per il clima, la trasformazione digitale, le infrastrutture sociali e le imprese. Insieme rafforziamo la capacità di affrontare le sfide presenti e future, promuovendo una crescita sostenibile, resiliente e inclusiva”, ha dichiarato Vigliotti. “L’Europa è una potenza economica che svolge un ruolo cruciale nello scenario globale ed è importante che agisca come sistema. La nostra partnership di lunga data con la BEI ci consente di accrescere il numero delle iniziative ad alto impatto e di convogliare maggiori risorse finanziarie dove possono generare valore economico e sociale duraturo. L’accordo rafforza inoltre la capacità di CDP di contribuire a una crescita sostenibile e resiliente nel Paese e oltre i confini nazionali traducendo la visione strategica in investimenti concreti”, ha dichiarato Scannapieco.
In arrivo l’Industrial Accelerator Act, Bruxelles punta al Buy European. Criteri di preferenza Ue per appalti e incentivi domani in agenda al collegio
Dalle industrie ad alta intensità energetica all’automotive fino alle tecnologie pulite. Dopo vari rinvii, la Commissione europea si prepara a presentare l’Industrial Accelerator Act, la nuova strategia Ue di sostegno all’industria che introdurrà il criterio del Buy European, fortemente sostenuto da Parigi. Il regolamento punterà a garantire che gli investimenti – pubblici, privati e diretti esteri – sostengano in via prioritaria la produzione europea in tre comparti considerati strategici: le industrie ad alta intensità energetica (in particolare acciaio e alluminio), l’automotive e le tecnologie pulite. In particolare, quando verranno impiegati fondi pubblici tramite appalti, aste, incentivi fiscali o aiuti di Stato a favore di settori strategici, sarà richiesta una quota minima di contenuto ‘made in Europe’. Nel collegio dei commissari le trattative saranno in corso fino ad adozione, dunque percentuali e cifre potrebbero subire modifiche. Secondo l’ultima bozza visionata dall’ANSA, per le energivore la proposta prevede l’inclusione di almeno il 20% di acciaio a basse emissioni di carbonio e il 25% di alluminio a basse emissioni e realizzato nell’Ue. Sul fronte delle tecnologie pulite, il regolamento indicherà le componenti che dovranno essere “Made in Europe” e dovrebbe riguardare, tra gli altri, eolico, solare fotovoltaico, elettrolizzatori, pompe di calore, nucleare. Quanto all’automotive, la legge dovrebbe confermare che le auto elettriche siano interamente assemblate nell’Unione e contengano almeno il 70% di componenti fabbricati nei Ventisette, con esclusione delle batterie. Bruxelles dovrebbe stabilire una lista di partner fidati, da considerare equivalenti ai criteri di contenuto Made in Europe.
Aeroporti, Enac e Sogaer firmano il Contratto di Programma 2025-2028 per Cagliari, previsti investimenti per oltre 56 milioni di euro
È stato sottoscritto ieri, 3 marzo 2026, nella sede del Palazzo dell’Aviazione Civile, il contratto di programma per il periodo regolatorio 2025-2028 tra Enac e Sogaer, la società di gestione dell’Aeroporto di Cagliari Elmas “Mario Mameli”. L’accordo è stato siglato dal direttore generale Enac, Alexander D’Orsogna, e dall’amministratore delegato di Sogaer, Fabio Mereu. Si tratta dell’undicesimo atto, il secondo del 2026, sottoscritto sulla base dello schema-tipo del 2022 decretato, con delibera Enac n. 12 del 28 marzo 2022, dal consiglio di amministrazione Enac e successivamente rimodulato con interventi emendativi disposti dallo stesso organo consiliare in data 21 settembre 2023 (Delibera 27/2023 e ss.). L’iter per la sottoscrizione del contratto si è concluso a seguito dell’esito positivo dell’istruttoria tecnica Enac e della definizione dei nuovi diritti aeroportuali in conformità con le delibere dell’Autorità di Regolazione dei Trasporti. “Auspico – ha dichiarato D’Orsogna – che all’accordo siglato con il gestore dell’aeroporto di Cagliari, ne seguano presto altri: si tratta di uno strumento fondamentale per monitorare l’attuazione degli impegni assunti dalle società di gestione sin dalle fasi di progettazione delle infrastrutture. Per Enac il contratto di programma rappresenta una leva strategica per verificare gli investimenti e accompagnare la crescita del comparto, con l’obiettivo di garantire all’utenza i più elevati standard di sicurezza. L’obiettivo comune è un trasporto aereo che sia sempre più innovativo, sostenibile, intermodale e di qualità per tutti i passeggeri”. Il presidente Enac Pierluigi Di Palma ha espresso soddisfazione per la firma del contratto, uno
strumento di regolazione tariffaria fondamentale per garantire all’utenza i massimi livelli di sicurezza, l’adeguamento agli standard prestazionali europei e una forte attenzione all’efficientamento energetico delle opere aeroportuali italiane. La pianificazione approvata prevede interventi per un valore complessivo di oltre 56 milioni di euro, focalizzati sulla modernizzazione tecnologica e l’ampliamento delle capacità dello scalo, con l’obiettivo di un miglioramento continuo della qualità dei servizi in linea con le Linee Guida Enac e con gli obiettivi di sostenibilità dell’Unione Europea. Gli investimenti sono ripartiti prevalentemente fra interventi finalizzati allo sviluppo e all’ampliamento delle infrastrutture di volo, come i piazzali e i raccordi; interventi volti al potenziamento delle infrastrutture del terminal, attraverso l’adeguamento degli spazi e degli apparati dedicati al controllo dei passeggeri, nonché l’aggiornamento tecnologico per un monitoraggio continuo dei flussi e un miglior servizio garantito all’utente finale; interventi mirati all’efficientamento della viabilità, all’aumento dei parcheggi e all’implementazione di reti e impianti; infine, l’investimento prevede altresì fondi dedicati al piano di manutenzioni straordinarie e all’efficientamento energetico.
Parità di genere, Ance: “bene parità retributiva e trasparenza a favore dei contratti collettivi. Non legittimare soggetti di dubbia rappresentatività”
“Valutiamo positivamente, come Ance, che il governo abbia predisposto lo schema del decreto legislativo e abbia introdotto la presunzione di conformità rispetto alla parità retributiva e trasparenza a favore dei contratti collettivi sottoscritti dalle associazioni di rappresentanza comparativamente più rappresentative sul piano nazionmale”. Lo ha detto Federica Brancaccio, presidente di Ance, durante le audizioni sullo schema di decreto legislativo “recante attuazione della direttiva (UE) 2023/970, volta a rafforzare l’applicazione del principio della parità di retribuzione tra uomini e donne per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore attraverso la trasparenza retributiva e i relativi meccanismi di applicazione” in corso al Senato. Per l’Ance “risulta fondamentale che il procedimento di recepimento della direttiva, volta a rafforzare l’applicazione del principio della parità di retribuzione tra uomini e donne, valorizzi in modo pieno e sostanziale il ruolo delle parti sociali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale. Le parti sociali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, infatti, hanno sempre adottato, nella propria contrattazione collettiva, sistemi di valutazione e classificazione professionale neutri sotto il profilo del genere”. Il comma 1 dell’articolo 4 dispone che: “L’applicazione di un contratto collettivo nazionale di lavoro stipulato da organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, comprensivo dei sistemi di classificazione professionale, inquadramento e trattamento economico, costituisce presunzione di conformità ai principi di parità retributiva e di trasparenza di cui al presente decreto, ferma restando la dimostrazione dell’esistenza di trattamenti retributivi individuali discriminatori”. Tuttavia, tale presunzione di conformità – ha sottolineato Brancaccio – viene notevolmente indebolita dal successivo comma 2 che, nella definizione di “stesso lavoro” e “lavoro di pari valore”, ai fini della direttiva e, altresì, ai fini del divieto di discriminazione retributiva tra uomini e donne, fa riferimento, in primo luogo, a un qualsivoglia “contratto collettivo nazionale di lavoro (CCNL) applicato dal datore di lavoro” e, solo in mancanza di quest’ultimo, al “CCNL siglato dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale per il settore di riferimento”. Di qui la “grande preoccupazione” dell’Ance perché questa disposizione “rischia di legittimare quei CCNL stipulati da soggetti di dubbia rappresentatività, che non garantiscono il principio di leale concorrenza sul mercato del lavoro, né tantomeno assicurano adeguate tutele ai lavoratori. Come noto, infatti, sono molteplici i CCNL non dotati del requisito della maggiore rappresentatività in termini comparativi che risultano depositati presso l’archivio del CNEL”. Brancaccio ha rimarcato la “netta contraddizione” tra i due commi. “Come correttamente stabilito al citato comma 1 dell’art. 4, i CCNL sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative sul piano nazionale di riferimento per il settore produttivo devono costituire gli unici punti di riferimento, ai fini della comparazione tra posizioni lavorative nel settore produttivo interessato. Solo in questo modo si può dare effettiva efficacia alla presunzione di conformità ai principi di parità retributiva e di trasparenza posta a favore dei CCNL sottoscritti dalle associazioni di rappresentanza comparativamente più rappresentative sul piano nazionale. Brancaccio è tornata ad avvertire poi che “la legalità, la sicurezza e la regolarità in edilizia sono a rischio. Il modello virtuoso che Istituzioni, Imprese e Sindacati hanno costruito con fatica, sacrificio ed impegno nel corso degli ultimi 35 anni è preso di mira da attacchi e tentativi esterni di minarne le basi fondanti. Ad attaccare il sistema di regole condivise e valide per tutti è chi si appella alle scorciatoie alla giungla dell’ognuno fa per sé cercando di screditare un modello che garantisce prestazioni uguali per tutti, facendo leva proprio su terzietà e sulla mutualità assicurate dalle casse edili. A pagarne le conseguenze saranno oltre 700.000 lavoratori che vedranno ridurre le loro prestazioni economiche e di welfare e le loro tutele normative, rendendo inoltre impossibili i controlli alla base del contrasto alle infiltrazioni criminali nel settore. In nome della libertà sindacale, alcune realtà stanno giocando una partita spregiudicata che rischia di creare un danno alla collettività e agli imprenditori onesti e di penalizzare migliaia di lavoratori del settore e la loro sicurezza”. In conclusione, l’Ance, in linea con quanto richiesto da Confindustria e da tutte le principali associazioni datoriali, ritiene necessaria una riformulazione del comma 2 dell’articolo 4 del provvedimento: il testo della norma deve fare riferimento “in ogni caso” (e non solo “in mancanza”) al CCNL stipulato dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale per il settore di riferimento. Si auspica che, nel testo, venga ribadita correttamente la centralità della contrattazione collettiva c.d. di qualità, facendo riferimento esclusivamente ai contratti collettivi nazionali stipulati dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.
Eurostat, Italia ha il più alto gender gap occupazionale, 19,4 punti In crescita di 0,5 punti in 10 anni. In Ue gap a 10 punti
In Italia tra i 20 e i 64 anni lavorano solo il 57,4% delle donne a fronte del 76,4% degli uomini con un gap nel tasso di occupazione che è di 19,4 punti, il più alto in Ue. Emerge da un rapporto dell’Unione europea riferito al 2024 in vista della giornata della donna secondo il quale in Italia questo gap si è addirittura ampliato di 0,5 punti in 10 anni mentre in Europa è diminuito di 1,1 punti nello stesso periodo. In Ue nel 2024 in media lavoravano tra i 20 e i 64 anni l’80,8% degli uomini e il 70,8% delle donne con un gap di 10 punti, poco più della metà di quello italiano. In Ue le donne fanno il part time molto più frequentemente degli uomini (27,8% contro il 7,7% e più spesso hanno contratti a tempo determinato(11.3% contro l’ 8.9% degli uomini.
In Europa nel 2024, il 35.2% delle posizioni manageriali è tenuto da donne contro il 31.8% nel 2014. L’Italia è in ritardo anche sulle posizioni apicali (terzultima, prima solo di Croazia e Cipro) con meno del 30% di donne tra i manager.
Parità di genere, Unioncamere: oltre 12mila le imprese certificate. Traguardo Pnrr ampiamente superato
Sono 12.317 le imprese italiane che hanno acquisito la certificazione di parità di genere, con una forza lavoro complessiva di oltre 2,7 milioni di persone, di cui il 43,12% è costituito da donne. Lo ha detto Unioncamere nel corso dell’audizione sullo schema di decreto legislativo in tema di gender pay gap, svoltasi oggi dinanzi alla Commissione XI Lavoro della Camera dei Deputati, sottolineando che l’adesione volontaria ha superato ogni aspettativa, segnando un cambiamento culturale profondo. Gli obiettivi del PNRR, infatti, prevedevano almeno 3.000 imprese certificate entro il 30 giugno 2026, di cui almeno il 60% costituito da PMI, mentre i dati aggiornati indicano che il traguardo è stato ampiamente superato, confermando la certificazione della parità di genere come la quarta certificazione più utilizzata, preceduta solo dai sistemi di gestione per la qualità, l’ambiente, e la salute e sicurezza sul lavoro. La certificazione della parità di genere è una misura del PNRR, di cui è titolare il Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, realizzata in collaborazione con Unioncamere in qualità di soggetto attuatore.“Questo dimostra che la parità di genere è percepita non solo come un costo, ma come un asset reputazionale e organizzativo fondamentale per attrarre talenti”, ha sottolineato il vice segretario generale di Unioncamere, Tiziana Pompei. I dati mostrano una polarizzazione netta tra i diversi comparti industriali e dei servizi. Il settore delle Costruzioni presenta il maggior numero di imprese certificate registrate (3.150), seguito dalle Attività Manifatturiere con 1.811. Questi due settori rappresentano circa il 40% delle imprese totali del campione. La media ponderata femminile sull’intero campione è del 43,12%, con forti scostamenti tra settori, compresi tra il minimo dell’11,32% (Estrazione minerali) al massimo del 76,80% (Attività artistiche e sportive). Lombardia e Lazio dominano il campione. Insieme contano 4.753 imprese (il 38,5% del totale) e gestiscono oltre 1,4 milioni di dipendenti (circa il 51% dell’intero dataset). In termini assoluti, la Lombardia ha il maggior numero di lavoratrici (402.665). Tuttavia, in termini di media percentuale per impresa, la Sardegna (42,61%) e la Lombardia (42,52%) presentano i valori più alti tra le regioni classificate. L’Abruzzo (27,76%) e il Molise (28,29%) registrano le medie percentuali femminili più basse del dataset. La presenza di donne raggiunge il suo apice nelle micro-imprese (1-5 addetti), dove con il 63,96% rappresenta l’unico segmento con una netta maggioranza femminile, probabilmente legata a realtà professionali o di servizi su piccola scala. Tuttavia, questo dato subisce una contrazione significativa nelle piccole e medie imprese, toccando il punto minimo del 30,39% nella fascia tra i 30 e 49 addetti. Un dato di particolare rilievo emerge nelle grandi imprese (oltre 250 addetti): qui l’incidenza si stabilizza al 44,63%. Sebbene non sia la percentuale più alta in termini relativi, è la più impattante sul piano statistico, poiché si applica a una massa critica di oltre un milione di lavoratrici, suggerendo che le strutture organizzative più complesse tendano a riflettere una distribuzione di genere più vicina alla media nazionale rispetto alle medie imprese.
Parità di genere, associazioni datoriali: sulla trasparenza salariale sostenere la parità valorizzando i ccnl rappresentativi
Confindustria, ABI, ANIA, Casartigiani, CNA, Confartigianato, Confcommercio, Confcooperative, Confesercenti e Legacoop sono intervenute ieri in audizione davanti alla X Commissione del Senato, presentando una memoria congiunta sul recepimento della Direttiva UE in materia di trasparenza retributiva e parità di retribuzione tra uomini e donne. Le associazioni riconoscono la centralità del principio della parità di trattamento economico tra uomini e donne a parità di lavoro, confermando che, nei termini previsti dalla direttiva, la parità di trattamento non significa “uniformare” le retribuzioni, ma garantire che eventuali differenze siano
basate su criteri oggettivi e neutrali rispetto al genere. Inoltre, concordano nel valutare positivamente l’introduzione nello schema di decreto legislativo approvato il 5 febbraio scorso dal Consiglio dei Ministri della presunzione di conformità ai principi di parità e trasparenza per i CCNL firmati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative, perché questi contratti definiscono, da sempre, gli inquadramenti e le classificazioni in base a criteri oggettivi e neutrali rispetto al genere.
Le associazioni chiedono pertanto maggiore coerenza nel testo: per individuare lo “stesso lavoro” e il “lavoro di pari valore” bisogna fare riferimento, in ogni caso, ai CCNL sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative nel settore interessato. Un generico richiamo al contratto applicato dal datore di lavoro rischia infatti di produrre effetti distorsivi rispetto all’impostazione di valorizzare la contrattazione collettiva posta in essere da agenti contrattuali comparativamente più rappresentativi sul piano nazionale. Quanto oggi espresso in audizione è coerente con l’impegno promosso dalle associazioni datoriali per l’inclusione, le pari opportunità, la valorizzazione delle politiche di genere.
Dl Salva Casa, Ferrante (Mit) incontra Federlegno, Semplificazione per tende e VePa fondamentale
“Ho incontrato i vertici di Federlegno Arredo, la federazione delle industrie della filiera del legno, per un confronto sulle novità normative a favore del settore. Con il decreto Salva Casa, in particolare, abbiamo voluto semplificare l’installazione di tende, pergole bioclimatiche e vetrate panoramiche amovibili con l’obiettivo di incentivare il patrimonio edilizio esistente e contrastare il consumo di suolo. Una misura fondamentale. che consente di ridurre la dispersione termica e garantire la protezione dagli agenti atmosferici, migliorando la fruizione degli spazi esistenti”. Lo afferma il Sottosegretario di Stato al Mit Tullio Ferrante di Forza Italia. “Ora è indispensabile consolidare il coordinamento normativo tra le misure di legge e la normativa locale per assicurare una disciplina chiara e omogenea. Anche la legge delega di riforma del Testo unico dell’Edilizia e delle Costruzioni, all’esame della Camera, rappresenta uno strumento essenziale per ridurre la burocrazia e sostenere le imprese. Continueremo a lavorare per valorizzare gli immobili, liberare le energie produttive e rilanciare l’economia”.
Terzo Forum franco-italiano, Urso e Martin esortano a un’Europa più competitiva per salvare l’industria europea
Difendere l’industria automobilistica e quelle ad alta intensità energetica, pilastri del tessuto produttivo del continente, attraverso riforme mirate del CBAM, nonché il rafforzamento degli strumenti europei di contrasto contro le pratiche commerciali sleali e la sovraccapacità mondiale. Questo è l’appello che l’Italia e la Francia hanno lanciato alla Commissione europea in occasione della 3a edizione del Forum di cooperazione industriale tra i due paesi, che si è tenuta al Mimit nell’ambito del Trattato del Quirinale. In occasione di questo Forum, durante l’incontro, il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, il Senatore Adolfo Urso, e il Ministro delegato all’Industria francese, Sébastien Martin, hanno sottocritto una dichiarazione congiunta che definisce la posizione comune di Roma e Parigi su diversi dossier industriali europee. “Il 2026 deve segnare il passaggio decisivo nel processo di riforma dell’Europa. L’Italia e la Francia, paesi leader, hanno la responsabilità di tracciare insieme una linea chiara e di indicarla agli altri Stati membri, rafforzando ulteriormente la loro collaborazione, anche attraverso il pieno coinvolgimento della Germania. Abbiamo bisogno di un’Europa più coerente e più competitiva. Non c’è più tempo da perdere: dobbiamo agire immediatamente per salvare l’industria europea”, ha dichiarato il ministro Urso. “Il Trattato del Quirinale impegna chiaramente la Francia e l’Italia a fare della coppia italo-francese un motore della riconquista industriale europea. In un contesto di rottura geopolitica, l’Europa non ha più scelta: deve trasformarsi, proteggersi e investire per produrre. Con il ministro Adolfo Urso, assumiamo una linea inequivocabile: dare la priorità assoluta alla competitività, semplificazione, ferma difesa del nostro mercato di fronte alle pratiche sleali, esplicita preferenza europea e massiccio sostegno finanziario ai nostri settori strategici. L’Europa deve difendere i propri interessi, senza ingenuità e senza ritardi. L’Italia e la Francia decidono di contribuire insieme ”, ha dichiarato il ministro Martin. Nella dichiarazione congiunta, Adolfo Urso e Sébastien Martin hanno sottolineato la necessità di rafforzare le catene del valore e le politiche di sicurezza degli approvvigionamenti di materie prime critiche, fondamentali per semiconduttori, batterie, tecnologie digitali e sistema di difesa, anche attraverso una revisione mirata dell’European Chips Act. È stato inoltre proposta l’introduzione di criteri “Made in Europe” nell’Industrial Accelerator Act, da applicare in modo selettivo ai settori industriali chiave e strategici, in linea con le capacità europee di approvvigionamento e produzione. I Ministri hanno esortato all’applicazione del principio in diversi settori come l’automotive, l’acciaio, il cemento e l’alluminio, nonché nelle tecnologie critiche.
Sul fronte del mercato interno, l’Italia e la Francia hanno richiamato l’esigenza di un’azione europea coordinata per rafforzare la vigilanza sul commercio elettronico, nonché dell’immissione e circolazione di prodotti non conformi nel mercato unico. I dati della Commissione europea, ha evidenziato Urso, evidenziano una crescita esponenziale dei pacchi di basso valore nell’UE, con forti rischi per le nostre filiere, per la sicurezza dei consumatori e per la leale concorrenza. Francia e Italia sono state precursori dell’adozione di norme ad hoc, nei propri ordinamenti nazionali, per contrastare questi fenomeni, dettando la linea poi adottata dalla Commissione che a luglio, introdurrà un dazio doganale di 3 euro sui piccoli pacchi di valore inferiore a 150 euro in ingresso nell’Unione. La profonda integrazione dei rispettivi ecosistemi economici, dell’innovazione e della ricerca è anche uno dei punti di forza delle relazioni franco-italiane, consolidata da collaborazioni strategiche in ambiti chiave, dallo spazio – come la joint-venture tra Leonardo, Airbus e Thales – al nucleare, attraverso per gli IPCEI e la cooperazione scientifica e tecnologica, fino alle tecnologie di frontiera. La dichiarazione congiunta ribadisce inoltre la centralità del futuro Fondo europeo per la competitività e il rafforzamento del coordinamento sugli IPCEI, confermando l’impegno comune a sostenere le nuove tecnologie e le catene di valore strategiche per la transizione energetica e digitale, a beneficio delle PMI, delle start-up e dell’intero ecosistema europeo dell’innovazione. Al termine del Forum, il ministro Urso e il ministro Martin si sono recati alla Smart Factory di Thales Alenia Space all’interno del Technopôle Roma Tiburtino. La visita ha offerto l’occasione di osservare da vicino le linee di produzione e i processi innovativi che caratterizzano la joint venture franco-italiana, evidenziando concretamente le sinergie tra i due paesi nella ricerca, nello sviluppo e nella produzione di sistemi spaziali di eccellenza a livello europeo.
A Fincantieri un nuovo ordine per due navi da crociera expedition
Fincantieri annuncia l’acquisizione di un ordine da Viking per la costruzione di due navi da crociera expedition. Le due società hanno, inoltre, firmato un accordo per un’opzione relativa a due navi oceaniche, segnando una nuova tappa nella collaborazione tra i due Gruppi. Il valore complessivo degli accordi, soggetti a finanziamento e ad altri termini e condizioni tipici di questo tipo di contratti, è considerato come “molto importante”. Le due navi da crociera expedition, con consegne previste nel 2030 e nel 2031, saranno gemelle di “Viking Octantis” e “Viking Polaris”, entrambe realizzate dalla controllata norvegese Vard e consegnate rispettivamente nel 2021 e nel 2022. Le nuove unità saranno consegnate dal cantiere Fincantieri di Palermo e sosterranno l’espansione di Viking nel mercato dedicato all’esplorazione in aree polari e regioni più remote. Ciascuna nave potrà ospitare 378 ospiti in 189 cabine e sarà certificata “Polar Class 6” per operare in sicurezza nelle regioni polari. Progettate per navigare in aree remote e lungo il fiume San Lorenzo, offriranno manovrabilità e stabilità superiori anche in condizioni di mare agitato. Tra le caratteristiche principali figurano la prua verticale, mentre gli scafi rinforzati per il ghiaccio garantiranno la navigazione sicura in ambienti estremi. Gli stabilizzatori U-tank ridurranno sensibilmente il rollio della nave anche a velocità ridotta. Le navi sono progettate dagli stessi architetti e ingegneri che hanno firmato la flotta oceanica di Viking, combinando l’eleganza del design scandinavo, spazi pubblici raccolti e aree aggiunte appositamente per la particolare tipologia di viaggio expedition. Le due opzioni per le navi da crociera oceaniche, entrambe con consegna prevista nel 2034, saranno inserite nel segmento upper premium e seguiranno la stessa filosofia progettuale e gli standard tecnici delle unità già costruite da Fincantieri o attualmente in costruzione nei cantieri italiani del Gruppo. Con una stazza lorda di circa 54.300 tonnellate e una capacità di 998 ospiti in 499 cabine, rispetteranno le più recenti normative ambientali e di navigazione e saranno dotate di sistemi di sicurezza all’avanguardia.
Pierroberto Folgiero, amministratore delegato e direttore generale di Fincantieri, ha commentato: “Questo accordo con Viking rappresenta un passo di grande valore strategico e industriale per il nostro Gruppo. La decisione di realizzare queste unità a Palermo rafforza ulteriormente il ruolo del cantiere come polo produttivo pienamente integrato nel nostro sistema industriale italiano, confermando il percorso di crescita strutturale intrapreso negli ultimi anni”. Questo nuovo ordine consolida ulteriormente una partnership di successo avviata nel 2012, che ad oggi comprende un totale di 26 navi.
Ariston Group: stima closing acquisizione Riello entro giugno
Il closing dell’acquisizione di Riello, da parte del gruppo Ariston, ci sara’ entro la fine del primo semestre di quest’anno. A indicarlo è stato l’amministratore delegato, Maurizio Brusadelli, nel corso della call con gli analisti per la presentazione dei risultati del gruppo nel 2025. L’acquisizione di Riello, ha ricordato il top manager, che consente di portare all’interno del gruppo anche il marchio Beretta, consolida la posizione del gruppo marchigiano nel segmento del confort climatico. L’acquisizione era stata annunciata nel dicembre scorso e i tempi del closing risultato al momento rispettati. Alla firma del preliminare Ariston e il venditore Carrier Global Corporation avevano concordato un enterprise value di 289 milioni per il 100% di Riello che torna cosi’ italiana. Ariston Group finanziera’ l’acquisizione con fondi propri. Brusadelli ha spiegato che lo scorso anno il mercato europeo del riscaldamento ha registrato una ripresa, con la Germania che e’ tornata a crescere grazie alla crescente domanda di tecnologie rinnovabili. La crescente domanda di pompe di calore, ha aggiunto, ha piu’ che compensato la debolezza del mercato europeo del gas, dove il trend di sostituzione e’ rimasto ai minimi degli ultimi 15 anni. “In questo contesto, abbiamo beneficiato della nostra solida posizione strategica in Germania e, nel complesso, abbiamo sovraperformato il mercato grazie alla nostra capacita’ di soddisfare la domanda con una gamma ampia e competitiva di tecnologie, supportata da un’esecuzione coerente e disciplinata”. Ariston ha chiuso l’esercizio 2015 con ricavi in crescita del 3% a 2,7 miliardi di euro. Il margine operativo lordo è balzato del 56,2% a 317 milioni e l’utile operativo è migliorato da 160,2 a 192,8 milioni. In progresso da 2,5 a 132,4 milioni l’utile netto, che al lordo delle rettifiche sale da 89 a 112,9 milioni di euro. In calo da 152 a 125 milioni la disponibilità di cassa mentre l’indebitamento netto è migliorato da 603 a 574 milioni. Proposto un dividendo di 10 centesimi, pario al 33% dell’utile netto rettificato 2025. Per l’esercizio in corso Ariston prevede di raggiungere ricavi netti in crescita tra l’1% e il 4%, con l’utile operativo tra il 7% e l’8% dei ricavi. “Il 2025 – commenta il presidente esecutivo Paolo Merloni – è stato un anno di importanti progressi strategici per Ariston Group”. “Il settore sta attraversando una profonda trasformazione – sottolinea – in cui la dimensione, la tecnologia e una chiara visione strategica sono elementi essenziali per creare valore nel lungo periodo. Abbiamo rafforzato le nostre capacità industriali e di innovazione – argomenta – ampliato la presenza in mercati ad alto potenziale e consolidato la nostra scala e la leadership attraverso l’accordo con Riello e la joint venture con Lennox. Vogliamo proseguire nel cogliere opportunità coerenti con la nostra strategia – conclude Merloni – per rafforzare ulteriormente la nostra posizione globale nelle soluzioni sostenibili per il comfort climatico e dell’acqua”.
Plenitude e Pininfarina insieme per un nuovo design delle aree di ricarica per veicoli elettrici
Plenitude, attraverso la sua controllata Plenitude On The Road, ha siglato con Pininfarina una partnership strategica finalizzata a trasformare il design delle aree ove sono presenti le proprie infrastrutture di ricarica per veicoli elettrici. La collaborazione mira a ridefinire gli spazi delle future istallazioni, coniugando funzionalità, estetica, semplicità d’uso, trasparenza e qualità dei servizi erogati per la mobilità elettrica. L’accordo prevede la progettazione, lo sviluppo e la definizione di un nuovo design di stazioni di ricarica innovative, concepite come spazi distintivi e facilmente riconoscibili, capaci di adattarsi con flessibilità ai diversi contesti urbani e territoriali. Il progetto includerà, inoltre, l’ideazione di servizi aggiuntivi pensati per valorizzare il tempo di sosta degli e-driver presso le aree di ricarica. Il design degli hub sarà curato da Pininfarina, con particolare attenzione alla qualità dei materiali, all’ergonomia e all’integrazione armoniosa nell’ambiente circostante. La collaborazione nasce da valori condivisi e dalla volontà di coniugare le competenze di Plenitude nel campo della tecnologia e di Pininfarina negli ambiti dell’architettura e del design.
Inoltre, la partnership comprende l’installazione di quattro punti di ricarica Plenitude On The Road (due a corrente alternata (AC) con una potenza fino a 22 kW e due a corrente continua (DC) con una potenza fino a 50 kW) presso la sede di Pininfarina di Cambiano (TO) e si inserisce nel più ampio percorso di evoluzione ESG della design house e nel suo impegno concreto verso la transizione ecologica. L’iniziativa testimonia la volontà di Plenitude e Pininfarina di contribuire attivamente allo sviluppo di una mobilità elettrica sempre più sostenibile e innovativa anche dal punto di vista del design. La collaborazione, fondata su una visione comune orientata al futuro della mobilità elettrica, consentirà agli ospiti della sede di Cambiano di accedere a soluzioni di ricarica efficienti e integrate. Paolo Martini, Head of E-Mobility Recharge Solutions di Plenitude e amministratore delegato di Plenitude On The Road, ha dichiarato “La collaborazione con Pininfarina unisce due protagonisti dell’industria del nostro Paese, con competenze riconosciute in Italia e all’estero. Siamo in una fase di transizione profonda, la tecnologia evolve rapidamente e questo accordo contribuirà a cambiare il modo in cui viviamo i luoghi della ricarica con l’obiettivo di offrire agli e-driver servizi sempre più personalizzati e adattabili alle loro esigenze.” Paolo Dellachà, amministratore delegato di Pininfarina: “Questa partnership conferma l’impegno di Pininfarina nel contribuire a ridisegnare la mobilità del futuro. Dalla nostra prima vettura elettrica negli anni ’70 fino alle più recenti innovazioni nel design, nell’architettura e nella user experience, mettiamo le nostre competenze multidisciplinari al servizio di soluzioni che migliorano la vita delle persone. Insieme a Plenitude vogliamo trasformare le aree di ricarica in spazi sempre più accoglienti, riconoscibili e integrati armoniosamente nel territorio, perché crediamo che il design sia un vero motore di progresso e un acceleratore del cambiamento”.
Made in Italy, Confindustria: accordi commerciali linfa vitale per l’export BBF
La crescita del Made in Italy passa attraverso accordi commerciali solidi, organismi multilaterali rafforzati e la capacità di proteggere il marchio dall’Italian sounding. È quanto emerge dalla 13ª edizione di Esportare la Dolce Vita, il Rapporto del Centro Studi Confindustria, realizzato in collaborazione con SACE e con il sostegno di ANFAO, Confindustria Accessori Moda, Confindustria Moda, Confindustria Nautica, Federalimentare e FederlegnoArredo, presentato oggi a Prato presso il Museo del Tessuto. Con oltre 170 miliardi di euro di beni ad alto valore simbolico e identitario, il Made in Italy “Bello e Ben Fatto” conferma la sua centralità per la crescita del Paese. La ricerca stima un potenziale aggiuntivo di 27,6 miliardi di euro di export BBF, concentrato in larga parte nei mercati maturi, che rappresentano 19,4 miliardi. Stati Uniti, Germania, Francia, Regno Unito e Spagna guidano la domanda, confermando come i prodotti italiani ad alto contenuto estetico, qualitativo e culturale continuino a distinguersi per competitività e riconoscibilità internazionale. Nei mercati emergenti, con un potenziale di 8,2 miliardi, la crescita è trainata da Cina, Emirati Arabi Uniti, Turchia, Russia e Kazakhstan. In queste aree il Made in Italy è percepito come sintesi di creatività, artigianalità e innovazione, elementi che rafforzano il valore distintivo dei beni BBF. Il Rapporto sottolinea come l’espansione nei mercati emergenti e maturi, unita alla spinta tecnologica e all’uso delle piattaforme digitali, possa generare nuove opportunità di collaborazione industriale, investimenti congiunti e progetti condivisi di innovazione e sostenibilità. Il BBF resta così una leva strategica per costruire catene del valore più integrate e rafforzare la presenza italiana nelle nuove rotte globali del commercio. Oggi il BBF può contare su oltre 1,2 miliardi di consumatori benestanti o molto facoltosi, pronti ad apprezzare prodotti italiani di qualità. In questo contesto, l’intelligenza artificiale si conferma strumento chiave per ottimizzare processi produttivi, personalizzare l’offerta e rafforzare la competitività globale. Anche i canali digitali e la riconoscibilità del marchio restano strumenti fondamentali per sfruttare pienamente il potenziale dell’export, insieme a strategie di sostenibilità integrate in tutte le filiere. Parallelamente, la tutela del Made in Italy contro contraffazione e Italian sounding è condizione imprescindibile per preservare il valore del marchio nel mondo.
“Per valorizzare il Made in Italy serve una strategia multilivello: rafforzare gli accordi commerciali, tutelare i nostri marchi e accompagnare le imprese nell’innovazione tecnologica e sostenibile per rafforzarne la capacità produttiva. Gli accordi di libero scambio costituiscono oggi una leva strategica imprescindibile per la competitività dell’industria italiana, aprono l’accesso a mercati strategici, rafforzano la presenza italiana e contribuiscono a bilanciare dinamiche geopolitiche cruciali. In questo senso, l’accordo con il Mercosur e la chiusura del negoziato con l’India rappresentano tappe fondamentali. Solo così possiamo trasformare opportunità globali in crescita concreta e duratura, consolidando la reputazione italiana come sinonimo di qualità, creatività e fiducia. Il BBF è la nostra carta d’identità nel mondo, ed è sui suoi asset che si gioca il potenziale di crescita del nostro Paese”. Ha dichiarato Barbara Cimmino, Vice Presidente per l’Export e l’Attrazione degli investimenti di Confindustria.
“La scelta del nostro territorio come sede per la prima presentazione italiana del rapporto Esportare la Dolce Vita è per noi motivo di soddisfazione – commenta Fabia Romagnoli, presidente di Confindustria Toscana Nord -. L’industria di Lucca, Pistoia e Prato ha una spiccata vocazione all’export ed è rappresentativa di quell’Italia che nel ‘Bello e Ben Fatto’ si riconosce e identifica. Moda, meccanica, cartario, chimica, plastica, farmaceutica, alimentari, lapideo, nautica, arredamento sono i principali settori presenti nel nostro territorio: vere eccellenze, con vertici di livello internazionale. Il rapporto di Confindustria non si limita a descrivere l’esistente, ma indica anche una rotta per il futuro. Una rotta che è indispensabile tracciare perché la forza del Made in Italy non è scontata: l’export continuerà a essere l’asse portante dell’economia nazionale purché le imprese siano in grado di competere efficacemente nei mercati internazionali. L’Europa e il nostro paese sono chiamati a fare quanto è in loro potere per porle in condizione di esprimere tutto il loro potenziale.”
Traporti, studio T&E: nelle grandi città portuali i traghetti inquinano più delle auto. L’Italia è il primo Paese per emissioni di CO₂ prodotte durante i viaggi
In Europa poco più di 1,000 traghetti emettono un quantitativo di CO₂ superiore a quello di 6,6 milioni di auto; e inquinano (SOx) l’aria delle grandi città portuali, come Barcellona, Dublino e Napoli, molto più delle auto. L’Italia, con 2,4 Mt di CO₂ emesse, è il primo Paese europeo per emissioni di gas serra prodotte durante i viaggi, mentre tre dei suoi porti sono nella top 10 tra quelli con il livello più alto di emissioni. L’elettrificazione e l’ibridazione dei traghetti potrebbero ridurre le emissioni di CO₂ fino al 42%; già oggi l’Italia ha metà della sua flotta tecnicamente idonea alla conversione full electric. Questo quanto emerge da una nuova analisi di Transport & Environment, il principale gruppo europeo per la decarbonizzazione dei trasporti, sul potenziale di elettrificazione dei traghetti europei. I traghetti svolgono un ruolo vitale nel collegare le isole europee alla terraferma, ma molti sono vecchi e inquinanti, con conseguenze negative per il clima e per la salute dei cittadini delle città portuali. Il Mar Mediterraneo, rispetto ad altri mari europei, registra le emissioni di CO₂ più elevate causate proprio dai traghetti, con le rotte domestiche in Italia, Spagna e Grecia che risultano le più inquinanti in termini assoluti. Nel solo 2023, i 1.043 traghetti europei analizzati da T&E (su meno di 2.000 totali, molti dei quali di piccole dimensioni) hanno emesso 13,4 milioni di tonnellate di CO₂ — l’equivalente delle emissioni annuali di 6,6 milioni di automobili. Barcellona è il porto europeo con le più alte emissioni di CO₂ prodotte dai traghetti, mentre Dublino è la città portuale europea più inquinata dai traghetti in termini di emissioni di SOx, seguita da Las Palmas e Holyhead. Tuttavia, tale situazione migliorerà nel 2027, quando – oltre a quella del Mediterraneo – verrà introdotta un Emissions Control Area (ECA)anche nel Nord-Est dell’Atlantico che imporrà carburanti marittimi con un minore contenuto di zolfo. Misure analoghe sono già in vigore nel Mediterraneo, ma in città come Barcellona i traghetti producono ancora 1,8 volte più ossidi di zolfo – inquinanti tossici per la salute umana – rispetto a tutte le auto della città. L’Italia è il primo Paese europeo per emissioni di CO₂ dai traghetti, con 2,4 Mt di CO₂, seguita da Spagna e Grecia. Insieme, questi tre Paesi emettono 5,7 Mt di CO₂. Le emissioni italiane derivano principalmente dal traffico domestico e dalle soste portuali (75%). Le emissioni di Francia e Regno Unito, guardando fuori dal Mediterraneo, provengono da collegamenti internazionali. Al contrario, la Grecia mostra un’alta concentrazione domestica, con l’82% della CO₂ dei traghetti attribuibile a servizi nazionali. La Norvegia, nonostante conti quasi 1,2 milioni di viaggi, ha emissioni relativamente basse grazie a rotte più brevi e imbarcazioni più piccole. Da notare che i viaggi internazionali costituiscono meno dell’1% dei viaggi totali, ma generano un terzo delle emissioni a causa delle dimensioni maggiori dei traghetti impiegati su queste rotte. UE: i porti più inquinati. Dividendo le emissioni di CO2 generate dal viaggio di un traghetto tra il porto di partenza e quello di arrivo, gli scali del Mediterraneo figurano in classifica in 7 posizioni tra i primi 10. Barcellona ha il livello più alto di emissioni di CO2, di poco superiori rispetto a quelle degli altri quattro porti che la seguono. Per l’Italia, Genova è al 5° posto tra i porti dove si emette più CO₂, seguita da Livorno che è al 7°, Palermo all’8° e Civitavecchia al 9°.
L’analisi di T&E ha valutato fattibilità tecnica e costo di gestione associati all’elettrificazione dei traghetti, riscontrando che il 60% dei traghetti europei potrebbe essere elettrificato entro il 2035 e oltre la metà (52%) risulterebbe anche più economica da gestire per gli armatori, rispetto alle navi alimentate con combustibili fossili. Il passaggio ai traghetti elettrici offre una soluzione economicamente competitiva che sta già iniziando a diffondersi in Europa. A differenza di altri segmenti del trasporto marittimo, i traghetti sono relativamente facili da elettrificare, grazie alle loro dimensioni più contenute e alle rotte fisse e programmabili. L’elettrificazione e l’ibridazione potrebbero ridurre le emissioni di CO₂ dei traghetti fino al 42%, migliorando al contempo la qualità dell’aria nelle città portuali e diminuendo i costi operativi per gli armatori. Carlo Tritto, Sustainable Fuels Manager di T&E Italia, ha dichiarato: “I traghetti dovrebbero collegare le comunità, non inquinarle. Ancora oggi, i traghetti bruciano combustibili fossili inquinanti e dannosi per la salute dei cittadini delle città portuali europee. Ma finalmente abbiamo le tecnologie per ridurre queste emissioni: elettrificare i traghetti potrebbe ridurre drasticamente le emissioni di CO2 e portare una boccata d’aria fresca e pulita a milioni di persone, il tutto riducendo i costi in capo agli armatori” . I traghetti elettrici stanno iniziando a diffondersi in tutta Europa, dimostrando che il trasporto marittimo pulito è già commercialmente sostenibile in molti casi. Il principale ostacolo alla diffusione su larga scala dei traghetti elettrici è rappresentato dalle infrastrutture di ricarica, ma la sfida è meno impegnativa di quanto si pensi. Il 57% dei porti avrebbe bisogno soltanto di punti di ricarica inferiori a 5 MW per supportare le operazioni dei traghetti elettrici. “L’elettrificazione ha senso dal punto di vista economico. I traghetti elettrici sono già oggi più economici da gestire su molte rotte e nei prossimi anni un numero sempre maggiore diventerà competitivo in termini di costi. Con un’età media della flotta europea di 26 anni, questo è il momento di investire nel rinnovo dei traghetti verso l’elettrico ”, ha aggiunto Carlo Tritto.
In Italia, la flotta conta 167 traghetti, un numero questo che la rende uno dei mercati più grandi in Europa per questo tipo di navi. Secondo l’analisi di T&E, già oggi, il 51% dei traghetti che operano in Italia, in virtù delle rotte servite, è tecnicamente sostituibile da imbarcazioni full electric (a batteria); un ulteriore 26% potrebbe invece navigare in modalità ibrida. Rendere elettrico o ibrido un un traghetto, in Italia, oggi sarebbe economicamente conveniente in un caso su quattro (26%) . L’analisi di T&E ha tenuto conto anche delle evoluzioni tecnologiche e offre una proiezione al 2035, anno in cui – per gli armatori italiani – l’elettrificazione dei traghetti, oltre che tecnicamente fattibile, risulterà economicamente conveniente (rispetto alle imbarcazioni alimentate con fonti fossili) in due casi su su tre (67% della flotta). Includendo anche l’opzione ibrida, il potenziale di conversione della flotta italiana al 2035 sarebbe del 77%. Rispetto ai sistemi ibridi, le conversioni full electric si dimostreranno, nei prossimi anni, molto più convenienti, in virtù della riduzione dei costi associati alle batterie.
Hitachi Energy a KEY 2026: tecnologie e soluzioni per accelerare la transizione energetica
Hitachi Energy partecipa a KEY – The Energy Transition Expo 2026, l’appuntamento di riferimento in Italia dedicato alle tecnologie per l’energia e la transizione energetica in programma alla Fiera di Rimini dal 4 al 6 marzo. L’azienda accoglierà i visitatori presso lo stand B3-209, dove presenterà soluzioni e progetti pensati per accompagnare operatori, TSO e utility nel percorso verso reti più sostenibili, digitali ed efficienti. La partecipazione sarà arricchita da due eventi di approfondimento dedicati all’evoluzione delle infrastrutture elettriche e alle tecnologie ad alta tensione di nuova generazione, confermati nella comunicazione ufficiale di invito a clienti e stakeholder. Il primo appuntamento “Alta Tensione: L’evoluzione sostenibile che non sacrifica la performance. 100% potenza, 0% SF6″ si terrà mercoledì 4 marzo, dalle 10.00 alle 11.00, presso la Sala Diotallevi 1, Hall Sud, e illustrerà come l’utilizzo di gas alternativi all’SF6 consenta di combinare l’obiettivo di riduzione delle emissioni climalteranti con l’esigenza di soluzioni compatte, performanti e pienamente conformi alle richieste del mercato italiano ed europeo. Il secondo evento “Plug, Play & Predict: L’evoluzione delle sottostazioni mobili e Intelligenti per le connessioni alla rete di alta tensione”, in programma giovedì 5 marzo alla stessa ora e nella stessa sala, sarà dedicato a come la tecnologia delle sottostazioni mobili si sia evoluta da soluzione di emergenza a pilastro strategico per la crescita delle reti. Grazie a soluzioni flessibili, ecologiche e oggi pienamente intelligenti, è possibile superare i tipici colli di bottiglia della catena di fornitura e i ritardi burocratici, garantendo connessioni rapide. Oltre agli appuntamenti organizzati da Hitachi Energy, l’azienda sarà presente anche nel programma più generale della manifestazione. Flavio Villa, Country Managing Director Hitachi Energy Italia, parteciperà infatti al convegno ANEV “Una cabina di regia per accelerare la transizione energetica”, dedicato al tema della saturazione virtuale della rete elettrica, che ostacola l’installazione di fonti di energia rinnovabile, e alle possibili soluzioni regolatorie, digitali e infrastrutturali. La presenza di Hitachi Energy a KEY 2026 rappresenta un’ulteriore occasione per dialogare con partner, clienti e stakeholder sui temi più urgenti e strategici per il futuro del sistema elettrico, dalla decarbonizzazione alla digitalizzazione delle infrastrutture. La partecipazione agli incontri di Hitachi Energy è libera e gratuita per tutti i partecipanti alla manifestazione.
Fiorini (Enac), ‘Dronitaly punto di confronto fra istituzioni e aziende’. A Bologna dall’11 al 13 marzo la fiera sulla mobilità aerea avanzata
“Dronitaly, ormai da anni, rappresenta un luogo privilegiato di confronto tra istituzioni, associazioni del settore, industria e comunità scientifica: un punto di incontro in cui innovazione, competenze e visioni si intrecciano per dare forma al futuro della mobilità aerea avanzata e dei servizi basati su droni. Un futuro che non è più materia di scenari lontani, ma realtà concreta, fatta di sperimentazioni, applicazioni operative e nuove opportunità di sviluppo per il nostro Paese”.
Lo ha detto oggi Benedetta Fiorini, componente del Cda dell’Enac, in occasione della presentazione della XI edizione del Dronitaly in programma a Bologna dall’11 al 13 marzo. Nel portare i saluti del presidente Pierluigi Di Palma, Fiorini ha evidenziato come il ruolo di Ente nazionale per l’aviazione civile sia quello di “far crescere il settore è necessario che innovazione tecnologica e quadro normativo evolvano in modo armonico, favorendo lo sviluppo delle imprese e garantendo al tempo stesso i più alti standard di sicurezza”. “Il rapporto 2025 dell’Osservatorio per i droni e la mobilità aerea avanzata segnala – ha sottolineato – che il mercato professionale di questo settore ha raggiunto nel 2025 un valore complessivo di 168 milioni di euro e ha registrato una crescita del 5% rispetto al 2024. In questi giorni la Commissione Europea ha presentato il Piano Europeo per la security dei droni e delle contromisure, in cui stima che in Europa il solo segmento dei droni aerei commerciali varrà circa 14,5 miliardi di euro entro il 2030 e potrebbe superare i 50 miliardi entro il 2033. Si tratta di tecnologie che stanno trasformando numerosi settori: dalla logistica all’agricoltura di precisione, dal monitoraggio ambientale alla sicurezza, dal supporto alla gestione delle infrastrutture fino agli interventi in emergenza. In tutti questi ambiti, l’Italia, grazie in particolare a Enac e al Piano Strategico Nazionale per la AAM, sta dimostrando di possedere competenze di eccellenza, un tessuto industriale vivace e un patrimonio di ricerca riconosciuto a livello internazionale. La sinergia di tutto il comparto, organizzatori, associazioni di categoria, partner, aziende espositrici e tutti coloro che, con il proprio contributo, rendono possibile questo appuntamento, testimonia la vitalità di un settore in continua evoluzione e la volontà condivisa di costruire, insieme, un futuro più innovativo, sicuro e sostenibile.