Ex mercati generali, riqualificazione o gentrificazione?
IN SINTESI
E’ ancora braccio di ferro a Roma sul futuro degli ex mercati generali, l’area nel quartiere Ostiense di quasi 9 ettari rimasta abbandonata da 20 anni e ora al centro di un imponente intervento di riqualificazione in concessione del valore di 380 milioni di euro. Il progetto prevede la realizzazione di un maxi-studentato privato da oltre 2.000 posti letto, 2.500 posti auto, uffici, sale per co-working e start up, una biblioteca, un centro sportivo e spazi all’aperto. Rigenerazione urbana, secondo il Comune. Cementificazione e gentrificazione, per gli oppositori. L’ultimo atto della vicenda è stata sabato scorso la manifestazione organizzata dal Comitato locale che si batte per l’azzeramento del progetto. Dopo i tavoli di confronto con la cittadinanza organizzati nelle scorse settimane, dove il Comune di Roma ha confermato la volontà di andare avanti, gli oppositori stanno valutando se aprire un contenzioso legale. Le carte sono all’esame degli avvocati e, se si troverà qualche appiglio solido, partirà un ricorso.
I tavoli di ascolto
Nel corso dei tre incontri pubblici conclusi a metà febbraio il Comune di Roma ha ritoccato un po’ la rotta ma confermato la destinazione: il controverso progetto preliminare contenuto nella convenzione già firmata a luglio con il fondo internazionale Hines, poi validata come di interesse pubblico dal Consiglio comunale, deve andare avanti, piaccia o non piaccia. Troppo alto sarebbe il prezzo di una risoluzione dell’accordo con i privati, che ha le sue radici in una concessione che risale al 2005, ha spiegato il Campidoglio. Possibile tuttavia introdurre qualche correzione nel progetto definitivo, ma restando all’interno della cornice complessiva già concordata e senza ridurre le nuove cubature già previste. Tra le novità annunciate la realizzazione di un asilo nido nella struttura, di una palestra pubblica all’aperto, forse di un presidio sanitario.
Briciole, ribatte il Comitato civico per la tutela dell’area degli ex mercati, maquillage che non cambia la sostanza: “Partecipando ai tre tavoli, convocati tardivamente a delibere approvate, abbiamo potuto verificare che il progetto Hines di studentato-albergo di lusso non è sostanzialmente modificabile. Resta un progetto di speculazione finanziaria, di gentrificazione selvaggia. È la svendita di un bene comune senza alcun tornaconto per i cittadini di Roma”.
Il corteo del no
La risposta del Comitato è stata la manifestazione di sabato scorso. Nelle strade del quartiere Ostiense-Garbatella ha sfilato un corteo partecipato e composito, 5.000 persone stando alle stime degli organizzatori. Per loro il caso ex Mercati è più di un fatto locale. E’ diventato il paradigma negativo dell’urbanistica romana: un modello di “bonifica con il cemento” da contrastare in via Ostiense come altrove, simbolo ed esempio del “nuovo sacco di Roma del terzo millennio”. Le adesioni al corteo hanno ricompreso l’arcipelago di collettivi, centri sociali e forze politiche della sinistra radicale, i comitati sorti in opposizione ad altri progetti (come quelli per lo stadio della Roma o l’inceneritore) ma anche a voci politiche e culturali più “istituzionali”, come l’Arci, Sinistra italiana, il M5s. I manifestanti vogliono la revoca della convenzione, dicono no a nuove costruzione nell’area, chiedono di limitare l’intervento alla riqualificazione dei vecchi padiglioni dei mercati e di destinare il resto a verde pubblico, salvaguardando l’area naturale umida che si è riformata in vent’anni di abbandono. Se il Comitato si muove su una logica politica antagonista, altre sigle e associazioni di quartiere hanno un approccio più pragmatico ma comunque critico verso il progetto e hanno raccolto 1.500 firme su una petizione per modificarlo. Su una posizione analoga stanno anche le sezioni locali di Italia Nostra, Wwf e Legambiente.
Un sentiero obbligato
Nei tavoli di confronto con la cittadinanza l’assessora Ornella Segnalini, titolare dei Lavori Pubblici, ha spiegato che la giunta comunale si è trovata a percorrere un percorso obbligato, imposto dalla concessione dell’area ai privati nel 2005. Risolvere oggi questo contratto – secondo il Comune – comporterebbe costi multimilionari: la restituzione delle risorse già spese dagli investitori, 40 milioni, oltre al pagamento di una penale e di una frazione del mancato guadagno. Senza contare che l’apertura di un contenzioso condannerebbe l’area all’abbandono per chissà quanto altro tempo. Dunque, non si può tornare indietro. La concessione ormai più che ventennale ai privati dell’area spiega anche perchè, ha aggiunto Segnalini, non sia stato avviato un vero e proprio percorso partecipativo sulla destinazione del sito pubblico: il regolamento comunale sulla partecipazione è stato introdotto nel 2006 e fa salve le opere che a quella data avevano una procedura già conclusa, come appunto gli ex mercati. L’aspetto formale è salvo ma la convocazione dei tavoli a firme fatte non è stata gradita da buona parte del quartiere.
I nodi del contendere
A lasciare perplessi molti nel mondo associativo locale è poi il fatto che il Campidoglio non abbia intrapreso una trattativa più serrata con gli investitori privati per cercare di ridurre le volumetrie immaginate oltre 20 anni fa e per mantenere a parco una delle pochissime aree della zona non edificate, eventualmente anche compensando un ridimensionamento all’Ostiense con la partecipazione ad altri progetti edilizi nella capitale.
C’è una questione ambientale perché i dieci nuovi edifici multipiano previsti dal progetto nell’area e i 65mila mq per i posti auto, in gran parte interrati, saturano o quasi l’intera superficie degli ex mercati, rendendola impermeabile. E c’è il tema della sostenibilità/equità sociale dell’intervento. Lo studentato privato (che nei mesi estivi diventa struttura ricettiva aperta) sarà probabilmente il più grande d’Italia con oltre 1.600 camere e avrà tariffe da 1.050 euro al mese (Iva esclusa) per il miniappartamento singolo, 625 per il posto in doppia che scendono a 500 per i canoni cosiddetti calmierati. I ricavi, compresi quelli previsti per le altre strutture (uffici, negozi, palestra, città dei sapori), in base al piano economico finanziario presentato frutterebbero in media agli investitori oltre 30 milioni l’anno per 60 anni, a fronte di un canone che la vecchia convenzione fissava a 165 mila euro annui.
Le modifiche
Tematiche non trascurabili per l’amministrazione comunale romana di centrosinistra. Tanto è vero che gli assessori ai tavoli hanno assicurato che stanno impegnandosi per modificare il progetto in due direzioni. La prima è per aumentare il numero dei posti letto a canone ridotto nello studentato. Nel preliminare ne sono previsti 540 su 2.056. L’operazione potrebbe passare dal coinvolgimento di Lazio Disco, l’ente regionale per il diritto allo studio, quindi a spese della mano pubblica, ma non è ancora definita. L’altro obiettivo riguarda la possibilità di sposare fuori dall’area degli ex mercati, ma subito a ridosso, una quota dei parcheggi pubblici previsti all’interno. Costruendo un posteggio multipiano in un’area contigua ex Atac, per liberare spazio e aumentare la superficie permeabile dentro il nuovo complesso. Il numero totale di nuovi parcheggi nella zona però non scenderebbe, perché va parametrato alle nuove volumetrie previste: pertanto non si attenuerebbe la ricaduta sul traffico nel quartiere.
Pur nei limiti imposti dalla vecchia concessione, il Comune giustifica l’operazione studentato con la previsione di nuovi spazi aggregativi e servizi pubblici per la cittadinanza e il recupero di un’area degradata da troppo tempo abbandonata. In base al progetto, sui 9 ettari complessivi, 4 ettari saranno destinati ad aree ad accesso pubblico. Di questi 2,5 ettari saranno a verde, senza alberi ad alto fusto (se non cambia il progetto) data la presenza dei sottostanti parcheggi interrati, ma comunque con spazi di socialità e relax, attrezzature sportive fruibili, fontane e specchi d’acqua. Sarà possibile inoltre prevedere spazi associativi e l’assessora Segnalini ha ventilato l’idea di una cittadella musicale per i giovani.
Che succede adesso
Sono previsti 180 giorni per definire il progetto esecutivo e verificare il punto di caduta delle possibili modifiche rispetto al preliminare. Progetto che andrà sottoposto a conferenza dei servizi e accompagnato dalle verifiche di impatto ambientale e dai pareri e nulla osta delle sovrintendenze. Poi, salvo sorprese o ricorsi alla magistratura, potranno partire i lavori, previsti in tre anni. Con termine teorico al 2030.