IL CONVEGNO SULLE INFRASTRUTTURE
Ance: imprese più forti per l’internazionalizzazione ma serve approccio di sistema. Cdp e Simest: siamo pronti
C’è un forte interesse da parte della filiera delle costruzioni rispetto alle opportunità offerte dalla cooperazione internazionale. Ma è necessario un approccio di sistema che integri competenze tecniche, finanza, istituzioni per consentire alle imprese di affermarsi su mercati esteri strategici. Su questo fronte, si salda l’asse tra Ance, Cdp e Simest.

Federico Ghella, vicepresidente ANCE
Imprese più solide e patrimonializzate, più forti sul mercato interno e più competitive: grazie al Pnrr il settore delle costruzioni e dell’ingegneria si è consolidato e rafforzato e quello attuale è sicuramente un buon momento per affrontare le sfide dell’internazionalizzazione, con lo sguardo rivolto ai Paesi partner della cooperazione e al Piano Mattei. Un’occasione da cogliere non solo per i grandi gruppi, che all’estero già ci sono, ma anche per le Pmi che, invece, hanno più difficoltà e hanno quindi bisogno di un maggiore supporto. Ed è proprio qui che emerge la richiesta più netta da parte delle aziende: la competitività all’estero non può essere lasciata alla sola iniziativa del singolo operatore. In un contesto in cui molti Paesi si presentano con pacchetti integrati che combinano diplomazia economica, finanza pubblica, garanzie e strumenti assicurativi, anche l’Italia deve rispondere con un approccio coordinato. E’ il messaggio che ha lanciato il vicepresidente dell’Ance e presidente del Comitato lavori all’estero, Federico Ghella, ed è su questo terreno che l’associazione dei costruttori edili, Cassa Depositi e Prestiti, Simest e rappresentanti istituzionali si sono confrontati ieri per tracciare un solco comune che consenta di affrontare questa sfida in un’ottica di sistema che metta insieme qualità industriale, know how e leva finanziaria e istituzionale. Perchè la vera differenza la fanno la capacità di strutturare finanziamenti complessi, la mitigazione del rischio nei mercati emergenti; l’accesso alle opportunità in settori strategici quali energia, trasporti, ciclo idrico, digitale, gli asset che abilitano commercio, occupazione e sviluppo territoriale.
“Il tema per noi è strategico”, ha premesso Ghella aprendo in lavori dell’incontro, che si è svolto presso la sede dell’Ance, dal titolo “Infrastrutture, ingegneria e ciclo idrico: opportunità e strumenti offerti dal gruppo Cdp in favore delle imprese della filiera”, moderato dal direttore generale dell’Ance, Romain Bocognani. “L’obiettivo è comprendere come rendere le imprese italiane più competitive nei mercati internazionali. Se le grandi imprese dispongono di maggiori capacità di movimento, è altrettanto vero che affrontano mercati sempre più complessi e necessitano di strumenti mirati. Occorre quindi progettare soluzioni finanziarie e operative su misura, capaci di sostenere concretamente la competitività italiana nel mondo”. E, al contempo, occorre vedere con quali strumenti si possano anche sostenere le Pmi. Con le richieste messe sul tavolo dalle imprese, l’appuntamento si è trasformato in un confronto operativo. “CDP è parte integrante e attore chiave del Sistema Italia che dialoga e collabora per contribuire ad aiutare le imprese italiane a condividere competenze e standards di sostenibilità nei Paesi emergenti”, ha dichiarato Carlo Rossotto, direttore Cooperazione internazionale allo Sviluppo di Cdp. “Ad oggi, abbiamo un portafoglio di finanziamenti e investimenti in queste aree pari a oltre 5 miliardi, la maggior parte dei quali in Africa dove si stima che abbiamo contribuito a supportare almeno 500.000 lavoratori. CDP non è sono un partner finanziario ma anche operativo e continueremo su questa strada per accompagnare sempre più aziende nella crescita delle proprie attività nelle economie emergenti”.
Come ha spiegato Rossotto, Cdp offre un toolkit completo alle aziende. Uno strumento chiave è il Fondo Italiano per il Clima che rappresenta il principale strumento pubblico per perseguire gli impegni assunti dall’Italia nell’ambito degli accordi internazionali su clima e ambiente, e prevede strumenti finanziari a favore del settore privato per supportare iniziative incentrate sull’azione climatica e ambientale in paesi partner della Cooperazione. Per essere finanziabili, le iniziative devo soddisfare i criteri Rio Market Ocse per la valutazione del positivo impatto climatico e ambientale. Sono finanziamenti a lungo termine e i beneficiari sono governi dei Paesi partner, imprese medio-grandi, istituzioni finanziarie, fondi. Il ticket obiettivo è di almeno 30-40 milioni. Altro strumento sono le risorse a bilancio Cdp Cooperazione che prevedono finanziamenti per investimenti con positivo impatto economico e sociale nei Paesi partner, beneficiari sono le imprese di dimensioni medio-grandi con un importo minimo di 5-10 milioni di euro. E, ancora, c’è Sviluppo+ che prevede finanziamenti a imprese per sostenerne la crescita attraverso l’aumento di capitale in realtà imprenditoriali nei Paesi emergenti. Ma Cdp intervieen anche “oltre la finanza” attraverso un modello di matchmaking che consente alle imprese italiane di entrare in contatto con partner istituzionali e progetti concreti nei mercati emergenti. Un esempio significativo è la collaborazione con Africa Finance Corporation, che ha presentato a oltre 150 imprese italiane una pipeline di progetti infrastrutturali, industriali ed energetici. L’iniziativa ha generato circa trenta incontri bilaterali di approfondimento, avviando un dialogo operativo tuttora in corso. A supporto di queste attività, CDP – in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri – ha attivato una piattaforma digitale di business matching che consente alle imprese di monitorare opportunità per Paese e settore; incontrare partner selezionati; ricevere segnalazioni personalizzate su gare e procurement.
Accanto a Cdp, c’è Simest che opera su due direttrici principali: finanza ordinaria, a sostegno dell’internazionalizzazione corrente e finanza straordinaria, dedicata a operazioni di crescita accelerata, come acquisizioni estere o nuovi stabilimenti. Lo strumento storico di quasi-equity, introdotto con la Legge 100/1990, prevede l’ingresso di Simest come socio di minoranza in una newco estera, con permanenza media di circa otto anni e successivo riacquisto della quota. Negli ultimi tre anni, tuttavia, l’evoluzione è stata significativa: Simest ha introdotto strumenti di equity puro e, soprattutto, un nuovo fondo dedicato ai progetti infrastrutturali. A parlarne è stata Regina Corradini D’Arienzo, amministratore delegato di Simest. Il nuovo Fondo Infrastrutturale interviene con partecipazioni di minoranza tra 5 e 15 milioni di euro, in un orizzonte temporale fino a 25 anni, con investimenti a condizioni di mercato e a valle di una rigorosa due diligence tecnica, legale ed ESG. I settori target comprendono ciclo idrico, agricoltura, sanità, economia circolare ed energia. Le opere di riferimento hanno generalmente un valore compreso tra 300 e 400 milioni di euro. “Siamo al 100% a vostra disposizione, vi ascoltiamo su quello che il mercato richiede. La partneship pubblico-privata va immensamente rafforzata”, ha assicurato D’Arienzo che ha citato l’intervento realizzato in Arabia Saudita con la partecipazione al progetto di Arsenale Group “Dream of the Desert”, il primo ultra-luxury train cruise italiano che segna l’ingresso del Gruppo nel mercato mediorientale. C’è una considerazione generale, però, da fare ed è che “i francesi sono più bravi”. E la Francia è stata presa ad esempio anche dal vicepresidente di Oice, Alfredo Ingletti. “Uno dei nodi principali è che le istituzioni finanziano gli studi di prefattibilità e e fattibilità che vengono donati agli Stati. E’ lo studio di fattibilità che poi orienta tutta la filiera del progetto. Progetto che ha bisogno di un catalizzatore gestito e proposto, appunto, dallo Stato. Questo a noi manca”.
Al termine della giornata è intervenuto il presidente del Gruppo Pmi internazionale e vicepresidente Comitato Lavori all’Estero Ance, Gaetano Vecchio, che ha richiamato l’attenzione sul ruolo del Sistema Italia nei processi di internazionalizzazione delle imprese. “E’ cambiato il paradigma rispetto al passato quando le imprese scappavano all’estero perchè il mercato era asfittico”, ha sottolineato. Il messaggio conclusivo è stato del direttore generale Bocognani : “le imprese e le amministrazioni hanno saputo cogliere la sfida del Pnrr. Il fatturato delle Top 20 è raddoppiato e non era scontato” e ora hanno davanti l’opportunità di un nuovo percorso di crescita a livello internazionale. “Ma è fondamentale il commitment da parte della politica per essere efficace”, ha sottolineato.