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Brevetti green, Italia nella top 3 Ue ma il traino arriva solo dal Nord. Costruzioni al 3,5% delle domande

Soprattutto in Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna sono le imprese (manifatturiere in testa) ad essere le principali protagoniste, titolari dell’81,9% delle domande pubblicate. Secondo il presidente della fondazione, Ermete Realacci, occorre investire di più in ricerca e replicare il modello dell’economia circolare.

18 Feb 2026 di Mauro Giansante

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Brevetti green, Italia nella top 3 Ue ma il traino arriva solo dal Nord. Costruzioni al 3,5% delle domande

Nei giorni delle tante e belle medaglie italiane ai Giochi olimpici invernali di Milano-Cortina, c’è un’altra Italia che sale sul podio. E’ quella delle imprese, soprattutto, protagoniste dei brevetti green in ambito europeo. In questa classifica, elaborata da Fondazione Symbola con Unioncamere, Istituto Tagliacarne e Dintec, siamo al terzo posto dopo Germania e Francia (dopo Germania e Austria sul totale delle imprese) a conferma della crescita degli investimenti in sostenibilità. Dal 2019 al 2024, infatti, si sono registrate 578.450 imprese che hanno realizzato eco-investimenti (38,7% del totale). I settori più coinvolti sono: la manifattura (59%), la ricerca scientifica (18,8%), telecomunicazioni e informatica (6,6%), commercio all’ingrosso (3,5%) e costruzioni (3,5%). Ma sono protagonisti anche la mobilità sostenibile, dove i brevetti italiani pesano per il 31% sul totale dei brevetti che riguardano la mitigazione dei cambiamenti climatici; l’efficienza energetica nell’edilizia, in cui superiamo la media Ue; la gestione dei rifiuti e delle acque reflue, settore in cui siamo per tradizione tra i Paesi più dinamici; e le tecnologie ict per la mitigazione climatica, con un incremento record del +270% negli ultimi dieci anni. A livello di ambiti tecnologici, il report rileva la forte presenza di soluzioni legate alla digitalizzazione dei processi produttivi e alla gestione efficiente delle risorse energetiche e ambientali (12,0%).

Tutto bene, allora? No. Perché il traino maggiore di quanto illustrato arriva dal Nord. Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna dominano grazie alla storia delle loro imprese. Protagoniste per l’81,9% delle domande pubblicate, seguite dal 12,9% delle persone fisiche e per il 5,2% gli enti. Inoltre, come ha sottolineato il segretario generale di Unioncamere Giuseppe Tripoli, “l’Italia ha compiuto grandi passi avanti nella brevettazione green (+44,4% tra 2012 e 2022) ma resta ancora una distanza significativa dalla Germania e dalla Francia.

Guardando da vicino a qualche caso studio tra quelli raccontati dal rapporto, in ambito edilizio spicca la storia di Diasen. Azienda nata nel 2000 in provincia di Ancona, a Sassoferrato, dalla fusione di Diathonite – la linea di prodotti a base sughero più riconoscibile – e Sentinum, nome latino dell’antica cittadina, produce una linea di malte e intonaci premiscelati a base di sughero, calce naturale, argille e inerti naturali. Niente cemento e solo materie prime rinnovabili o naturali. L’obiettivo, quindi, è non generare emissioni: il sughero, in particolare, proviene in gran parte dallo scarto della lavorazione dei tappi, che per ragioni produttive non possono rientrare nell’industria enologica; il loro utilizzo in edilizia attiva un’economia circolare altrimenti difficilmente realizzabile. 

“L’Italia sa innovare e competere nei settori ambientali – ha detto ieri il presidente di Fondazione Symbola, Ermete Realacci – ma ha bisogno di un salto di scala: è necessario investire di più in ricerca, supportare la capacità di brevettare, rafforzare il trasferimento tecnologico e replicare il modello vincente dell’economia circolare nei comparti dell’efficienza, dell’elettrificazione e delle rinnovabili. Solo così il Paese potrà ambire ad essere leader dell’innovazione verde europea”.

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