EDILIZIA SCOLASTICA E PPP

Valditara: Ppp per affidare i servizi nelle scuole, dalla Corte Ue intervento inopportuno. Brancaccio: tutelare le procedure in corso con norme transitorie

13 Feb 2026 di Maria Cristina Carlini

Condividi:
Valditara: Ppp per affidare i servizi nelle scuole, dalla Corte Ue intervento inopportuno. Brancaccio: tutelare le procedure in corso con norme transitorie

GIUSEPPE VALDITARA MINISTRO ISTRUZIONE

C’è stato un vero e proprio convitato di pietra al convegno organizzato ieri dall’Ance insieme al ministero dell’Istruzione sul partenariato pubblico-privato nell’edilizia scolastica. A pochi giorni dalla sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea, era inevitabile che il dibattito si concentrasse sulle conseguenze della decisione dei giudici del Lussemburgo, che ha di fatto messo una pietra tombale sul diritto di prelazione nelle procedure di finanza di progetto previsto dal codice degli appalti, giudicato incompatibile con il diritto europeo. Si apre ora uno scenario carico di incognite, interrogativi, preoccupazioni per operatori e amministrazioni. E, per primo, è stato il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, a lanciare il sasso. “L’intervento della Corte di Giustizia è un intervento, a mio avviso, del tutto inopportuno, è un intervento su cui dobbiamo riflettere ma aggiungo anche che esprime una concezione, consentitemi di dirlo, un po’ astratta e forse persino ideologica della concorrenza. Forse, sarebbe il caso che l’interesse pubblico  – ha rimarcato Valditara nel suo intervento- tornasse ad essere un faro anche per certa giurisprudenza europea perché in questo caso si privilegia una concezione astratta e ideologica della concorrenza rispetto all’interesse pubblico. Questo è evidente e penso che nessuno lo possa contestare e forse una riflessione, anche da questo punto di vista, anche a livello europeo, andrebbe fatta”.

A richiamare l’urgenza di trovare soluzioni per le iniziative attualmente in corso è stata la presidente dell’Ance, Federica Brancaccio. “Senza entrare nel merito della decisione, che ha inferto il colpo di grazia al diritto di prelazione, già indebolito dalle modifiche introdotte con il Correttivo al Codice dei contratti, è evidente che ora si apre una fase nuova. L’attuale disciplina nazionale deve essere rivista per assicurare piena coerenza con il diritto dell’Unione e al tempo stesso preservare la capacità del PPP di attrarre capitali, competenze e innovazione. La sfida è dunque quella di costruire modelli procedurali compatibili con i principi comunitari, ma al contempo in grado di non scoraggiare l’iniziativa privata. Occorre individuare soluzioni che garantiscano trasparenza e concorrenza effettiva, valorizzando però l’apporto progettuale del promotore e assicurando certezza giuridica agli operatori e alle amministrazioni”, ha detto Brancaccio. Ma, soprattutto, ha incalzato, “dobbiamo individuare una soluzione che garantisca certezza giuridica alle concessioni già assentite nonché ai procedimenti non ancora conclusi. In assenza di un intervento chiarificatore, il rischio concreto è quello di generare un clima di incertezza che potrebbe costringere a rimettere in discussione le concessioni già affidate, ovvero le procedure in corso di svolgimento, nel timore di possibili ricorsi o contestazioni. Ciò, con gravi ripercussioni per il mercato, che vedrebbe travolti un numero consistente di rapporti giuridici che, in buona fede, hanno riposto legittimo affidamento sull’attuazione del diritto di prelazione. È quindi fondamentale prevedere una disciplina transitoria chiara, che tuteli le procedure già concluse e quelle in fase avanzata, salvaguardando l’affidamento legittimamente maturato dagli operatori e garantendo continuità agli interventi
programmati”.

Se la sentenza della Corte di Giustizia è stato il piatto forte della discussione, il confronto ha offerto numerosi spunti sul tema specifico del PPP nell’edilizia scolastica con il ministro dell’Istruzione che ha voluto mandare un messaggio netto sulla necessità di un sempre maggiore coinvolgimento dei privati nel finanziamento della scuola pubblica. Valditara ha rivendicato gli investimenti messi in campo su questo versante: 12 miliardi di euro, specificando che questi “non sono soldi Pnrr ma un un terzo delle risorse sono fondi ministeriali che ho voluto reperire dalle pieghe del bilancio ed erano destinati ad altre finalita’ per me meno interessanti dal punto di vista degli obiettivi che mi ero prefisso. Abbiamo anche aggiunto alcune norme di semplificazione per gli appalti seguendo il modello Genova”. “Noi abbiamo 40mila edifici scolastici, 40mila plessi complessivamente, il 25% e’ stato o e’ oggetto di riqualificazione. Una cifra enorme. Oltre 10mila plessi scolastici  oggetto di riqualificazione” e, in questo quadro, “il Project Financing e’ uno strumento fondamentale per sviluppare quel rapporto tra pubblico e privato che e’ importante nell’ambito dell’evoluzione del nostro sistema scolastico complessivo. Giusto per dare un dato, nei Paesi Ocse la media di investimenti privati e’ pari al 2%, in Italia allo 0,5%”. Quello che prefigura Valditara è uno scenario “di una scuola costruita nell’ambito della finanza di progetto con il privato che gestisce tutti i servizi, non soltanto l’appalto calore. Una finanza di progetto che affianchi sempre di più lo Stato: è questa la strada che dobbiamo assolutamente percorrere”. Di qui la proposta, che anticipa la richiesta delle imprese: “costruiamo un gruppo di lavoro presso il ministero per trovare la soluzione più conveniente per rendere più diffuso e non casuale un percorso di questo tipo”.

Un altro annuncio, su un terreno comune con le associazioni imprenditoriali, riguarda l’emergenza abitativa che i lavoratori devono affrontare quando si spostano in altre città. Una realtà a cui non sfuggono neanche i lavoratori della scuola. “Ho intenzione di avviare un censimento delle necessita’ del nostro personale scolastico che lavora fuori sede e ho intenzione di dialogare con le Regioni, ma anche con le associazioni di categoria, per individuare alloggi per il personale che proviene da altre Regioni. Noi abbiamo un drammatico problema di personale che in certe realta’ non fa domanda perche’ i costi delle abitazioni sono troppo elevati. Allora perche’ non immaginare che all’interno di queste nuove scuole ci siano magari anche delle foresterie dove poter alloggiare degli insegnanti, il personale Ata. Insomma – ha proseguito – immaginare qualche cosa di straordinariamente innovativo che venga incontro alle esigenze, che noi abbiamo sempre piu’ vive, di stimolare docenti e personale scolastico piu’ in generale a spostarsi”.

Anche l’edilizia scolastica è chiamata al banco di prova del post Pnrr. Questione che Brancaccio ha posto al centro del suo intervento. Non c’è dubbio che il piano abbia impresso una forte spinta con una dote  di 10 miliardi per un ventaglio articolato di interventi: dalla costruzione di nuove scuole alla messa in sicurezza degli edifici esistenti, dal potenziamento di mense e impianti sportivi all’ampliamento dell’offerta di asili nido. “A questi si affianca il Piano Scuola 4.0, che rafforza la dimensione dell’innovazione attraverso la modernizzazione degli ambienti di apprendimento”, ha ricordato. Al momento, secondo un monitoraggio dell’Ance basato sui dati del Sistema delle Casse Edili, sono attivi 5.700 cantieri di edilizia scolastica: di questi il 74% risulta già concluso o in una fase avanzata di attuazione, superiore al 50%. “Questo risultato è riconducibile in larga parte al ruolo centrale svolto dai comuni e dalle province, sotto il coordinamento del Ministero dell’Istruzione e del Merito. Solo nel 2025 la spesa per investimenti dei comuni è aumentata del 15%, consolidando la forte crescita in atto dal 2017, che ha visto nel giro di pochi anni più che raddoppiare i livelli di spesa”.

Ma ora la sfida è come assicurare continuità agli investimenti. E’ qui che, a maggior ragione, va potenziato lo strumento del PPP che può svolgere un ruolo decisivo: non solo come modalità di finanziamento, ma come leva per integrare capacità progettuale. “Rafforzare il PPP significa mantenere un adeguato ritmo di investimento nell’edilizia scolastica anche dopo la fase straordinaria del Piano europeo, consolidando i risultati raggiunti e garantendo qualità e stabilità agli interventi futuri”, ha detto. Secondo i dati del Cresme, negli ultimi cinque anni il PPP ha rappresentato in media circa il 20% del mercato complessivo delle opere pubbliche:  “una quota significativa che dimostra come lo strumenti non sia marginale ma che può e deve crescere se vogliamo garantire continuità agli investimenti”.

Ma c’è un altro punto che Brancaccio ha sottolineato con forza: l’edilizia scolastica rappresenta da sempre un ambito strategico non solo sul piano infrastrutturale, ma anche sociale e urbano. “Le scuole sono presìdi fondamentali di comunità e possono diventare veri motori di rigenerazione urbana: intervenire sugli edifici scolastici significa riqualificare quartieri, soprattutto quelli più fragili, contrastare la povertà educativa e rafforzare coesione e cittadinanza. Le scuole, inoltre, devono essere sempre più spazi aperti e multifunzionali, capaci di vivere oltre l’orario scolastico e di diventare punti di riferimento per il territorio”.

 

 

 

 

 

Argomenti

Argomenti

Accedi