AL VIA LA MOSTRA ‘EVOLUTIO’
Salini: “Serve una governance per gli investimenti in infrastrutture e visione di lungo periodo per la missione industriale del Paese. Il Ponte? Sono sempre molto fiducioso’

PIETRO SALINI, AD WEBUILD
Come sarebbe il mondo senza le grandi opere? Sarebbe come tornare all’inizio del Novecento, quando in Italia si viveva senza acqua, senza luce, senza strade. Non dappertutto, ma nell’insieme era così, soprattutto tra le fasce sociali e nei territori più fragili, dove la condizione di vita è la cartina di tornasole per misurare l’effettivo sviluppo di un paese. L’Italia senza infrastrutture sarebbe un Paese diverso: meno connesso, meno competitivo, meno inclusivo. Le infrastrutture determinano lo sviluppo reale, quello che incide sulla qualità della vita delle persone, delle comunità e dei territori. Ma c’è anche un’altra domanda che, invece, riguarda il futuro: che cosa bisogna fare per garantire al Paese un percorso di crescita e assicurare la sua missione industriale. La risposta è: investimenti in infrastrutture con una visione di lungo periodo, programmazione e pianificazione. Racconta il passato, ripercorrendo 120 anni di storia, e si proietta verso il futuro, la mostra ‘Evolutio’ che Webuild ha inaugurato ieri a Milano al Museo nazionale della Scienza e della tecnologia ‘Leonardo Da Vinci ’. Una mostra che vuole lanciare un messaggio chiaro a cui ieri ha dato voce l’amministratore delegato del gruppo Pietro Salini.
Nell’incontro con la stampa e poi nel corso della visita della mostra, Salini non ha voluto parlare di singole opere, che vedono il gruppo impegnato, a cominciare dagli ultimi sviluppi che riguardano il Ponte sullo stretto con il nuovo Dl Infastrutture (anche se una battuta, come vedremo poi l’ha fatta) ma è partito proprio dalle domande di fondo, senza risparmiare stoccate, bordate e pungolature nei confronti non solo della politica che dice no alle grandi opere ma anche alla politica che non va al di là di una visione di breve respiro. “Come ha fatto l’Italia a diventare una delle grandi potenze industriali mondiali? La risposta è che c’è stata gente visionaria e illuminata. Abbiamo cominciato con l’energia, poi abbiamo realizzato l’Autostrada del Sole che ha unito da Nord a Sud città che erano completamente scollegate. Noi siamo quelli che fanno la rete delle cose che servono dall’energia all’acqua. E il messaggio, che questa mostra vuole dare, è che non ci fermiamo qui. Il mondo è molto più complicato e sofisticato e dobbiamo essere capaci di continuare a dare al paese welfare attraverso sforzi di pianificazione”.
“Cosa sarà questo paese tra trent’anni? Non possiamo pensare solo a un Paese che fa pizze o a un paese che fa solo turismo. Il Paese deve pensare alla sua missione industriale e per questo servono infrastrutture e le infrastrutture richiedono programmazione”. Di qui il richiamo alla politica che “deve avere una visione lunga perché le cose vanno fatte. Abbiamo visto come la politica si sia divisa sull’alta velocità, messa in discussione e poi ripresa, con il risultato ci abbiamo messo 35 anni invece dei cinque necessari e non voglio neanche calcolare quanto ci sono costati trent’anni di non fare. Ora, non c’è nessun politico che direbbe che la Roma Milano è inutile”. Altro campo di battaglia è stato il nucleare con “il risultato che ora l’energia la compriamo dai francesi e se decidessimo di fare nuove centrali ,dovremmo mettere in conto almeno 20 anni”. La lezione è chiara o, almeno, dovrebbe: “senza tutto questo, senza infrastrutture il futuro dell’industria sarà molto difficile. Gli investimenti sono la cosa più difficile da fare, ma quando ci sono limitazioni e i problemi di budget è sugli investimenti che si taglia, ma così facendo noi tagliamo il futuro”.
Serve una governance per gli investimenti e, ha incalzato Salini, serve una visione strategica di lungo periodo. “Per i grandi progetti ci vogliono tanti anni ma i politici ragionano in un’ottica di legislatura perché servono risultati subito. E questo per noi è un danno”. Perchè, ha spiegato, “in un momento storico segnato da trasformazioni profonde in Italia e su scala globale, le opere pubbliche rappresentano leve strategiche fondamentali per garantire competitività, accessibilità e resilienza ai territori, anche in occasione di grandi eventi internazionali come quelli in corso in questi giorni a Milano. Le connessioni infrastrutturali sono la precondizione per posizionare l’Italia come snodo delle nuove filiere internazionali, le reti stradali e ferroviarie vanno viste come un sistema integrato in grado di unire le aree periferiche con quelle più avanzate. Cruciale è anche il rilancio dell’idroelettrico e delle grandi dighe: l’energia è uno degli asset su cui si gioca il futuro del Paese”, sono le priorità indicate da Salini.
Sulle prospettive future del Ponte, come si è detto, Salini non si è sbottonato ma una battuta , comunque, l’ha rilasciata . “Io sono sempre fiducioso, mi sveglio la mattina e sono convinto che si farà tutto. Quello che deve essere chiaro tutti è che questo ponte unisce 120 miliardi di euro, 100 miliardi che sono sono gli investimenti per le opere fino a Reggio Calabria e i 20 miliardi di opere in Sicilia. Non è ragionevole dunque che il ponte non si faccia perché a qualcuno non piace. Il fatto che le infrastrutture non possano piacere è un problema che c’è ma non è perché non piace che si possono fare battaglie”.
La mostra, che è aperta al pubblico da oggi al 7 aprile prossimo, scandisce il percorso di 120 anni, dove il gruppo e le aziende che l’hanno formato sono stati protagonisti, mostrando come il cammino dell’Italia nell’ultimo secolo sia proceduto di pari passo con lo sviluppo delle opere infrastrutturali – le dighe, i sistemi idrici, le metropolitane, gli edifici, le ferrovie, le autostrade, i ponti – che hanno segnato acquisizioni continue di migliori standard di vita. Due le chiavi di lettura: “I Giorni: come si viveva”, che restituisce uno spaccato della vita quotidiana nei diversi decenni, e “Il cammino dell’Italia: le Opere”, che illustra l’evoluzione di alcune tipologie di infrastrutture, come le dighe, i ponti, le strade e non solo, che sono motore di progresso e ad alto impatto per il miglioramento della vita delle persone. Il riferimento è al pensiero classico di Esiodo, “Le opere e i giorni”.
Il percorso espositivo di Evolutio su sviluppa in aree tematiche organizzate per decenni e grandi ambiti infrastrutturali. Ogni sala intreccia memoria storica e visione futura, mostrando come le infrastrutture abbiano trasformato il Paese e continuino a generare valore. La Sala dell’energia (dal 1930 a oggi) racconta l’elettrificazione dell’Italia e lo sviluppo dei grandi impianti energetici, dalle dighe alle reti moderne. Fotografie storiche, video e installazioni multimediali mostrano come l’energia abbia abilitato industrializzazione, innovazione e nuovi stili di vita, fino alle tecnologie più avanzate e sostenibili di oggi. Nella sala dell’acqua e sistemi idrici (dal 1940 a oggi) si ripercorre un viaggio nel ruolo strategico dell’acqua: acquedotti, dighe, sistemi di distribuzione e gestione delle risorse idriche. Poi si passa a metropolitane e mobilità urbana (dal 1950 a oggi). Questa sezione esplora la trasformazione delle città attraverso metropolitane e sistemi di trasporto pubblico. Installazioni immersive e simulatori raccontano come la mobilità urbana abbia cambiato il modo di vivere, lavorare e muoversi nelle grandi aree metropolitane e si prosegue nella sala dei grandi edifici e infrastrutture urbane (dal 1960 a oggi) dove le grandi architetture e opere urbane che hanno ridisegnato skyline e funzioni delle città. Modelli, immagini e contenuti multimediali mostrano l’evoluzione delle tecniche costruttive e il dialogo tra ingegneria, design e sostenibilità. Autostrade, ponti e ferrovie ad alta velocità (dal 1970 a oggi): in questa sala si snoda un racconto delle infrastrutture che hanno connesso territori, persone ed economie. Last but not least, le persone – gli “eroi nascosti”. A chiudere il percorso, una sezione trasversale dedicata alle persone: ingegneri, tecnici, operai e progettisti che hanno reso possibili le grandi opere, spesso in condizioni estreme. Testimonianze inedite e racconti diretti restituiscono il lato umano dell’ingegneria.
“Non è un caso che la mostra ‘EVOLUTIO’ sia ospitata a Milano, al Museo Nazionale Scienza e Tecnologia: un luogo di incontro in cui storia, ingegno e innovazione si intrecciano per raccontare l’evoluzione delle idee e delle tecnologie – ha dichiarato Fiorenzo Marco Galli, direttore generale del Museo nazionale Scienza e Tecnolgia -. In questo contesto, il racconto delle infrastrutture contemporanee pone al centro il ruolo della ricerca, della scienza e della tecnologia nella vita quotidiana, nonché il loro valore come fonte di ispirazione per le nuove generazioni. A partire dall’esposizione della talpa meccanica ‘Stefania’, impiegata nella realizzazione della linea M4, la collaborazione tra Webuild e il Museo prosegue e trova espressione in un progetto culturale che narra la storia e il futuro di un’eccellenza italiana riconosciuta a livello internazionale”.