Colle Val d’Elsa: la sfida di riconnettere le tre città (alta, bassa e nuova)
IN SINTESI

L’appuntamento è per la fine marzo quando al MIC sarà scelta la “Capitale italiana della cultura” 2028. Tra le dieci città finaliste c’è Colle Val d’Elsa, comune della provincia di Siena famoso per il suo borgo medievale e per la sua storica produzione del cristallo. Colle non avrà vita facile perché dovrà giocarsela con competitori di maggiore stazza, come Catania e Ancona, o Massa per restare in Toscana. Ma il percorso di rigenerazione urbana avviato dall’amministrazione comunale e dall’intera comunità valdesana, anche se ha preso spunto dalla sfida nazionale per definirsi e rappresentarsi all’esterno, prescinde dall’esito della selezione in corso. E ha obiettivi che vanno molto oltre quello di accendere i riflettori sulla città per calamitare qualche turista mordi e fuggi in più.

Colle Val d’Elsa ha scelto la cultura come leva cui affidare le prospettive di sviluppo e innovazione di un territorio impegnato in una profonda trasformazione urbana a seguito del declino manifatturiero e all’affacciarsi di nuove criticità in campo socioeconomico e demografico. “Molte aziende se ne sono andate, abbiamo luoghi di grande degrado e 500 appartamenti sfitti, nella città alta non ci va più nessuno”, raccontava qualche settimana fa il sindaco, Piero Pii, a un evento di Urbanpromo. Da qui la necessità di voltare pagina per reagire al declino. Con una candidatura che ha come titolo “Per tutti dappertutto” l’intenzione dichiarata è riconnettere il centro storico, le aree residenziali e le ex aree industriali attraverso politiche integrate di rigenerazione, sostenibilità ambientale e valorizzazione culturale con l’obiettivo di rendere la città più vivibile e attrattiva, rigenerando spazi inutilizzati o sottoutilizzati per renderli luoghi di incontro, creatività e socialità. Un progetto di trasformazione urbana sociale e culturale avviato e che proseguirà comunque vada al MIC, anche se ovviamente i finanziamenti come Capitale della cultura 2028 funzionerebbero da acceleratore del processo.
Il progetto, spiegano da Kcity, la società che ha collaborato alla definizione della strategia, si fonda su una visione accessibile e inclusiva della cultura che esce dai luoghi istituzionali e si intreccia con la vita quotidiana nei quartieri nelle scuole e nelle piazze, diventando bene comune e motore di benessere condiviso. L’amministrazione di Colle sostiene “una prospettiva di rigenerazione urbana fondata sul protagonismo della comunità nella creazione di nuova offerta culturale e la ricerca dell’ibridazione tra aree e settori di politiche abitualmente gestiti in modo disgiunto”. In particolare “attraverso l’integrazione tra azione culturale e pratiche di coesione sociale e inclusione di soggetti e territori fragili si punta a rendere Colle una città-laboratorio che rigenera spazi dove al centro ci sono le persone”. Lavorando su tre parole chiave – accogliere, creare, connettere – la rigenerazione punta a definire un nuovo sistema di spazi culturali “ibridi”, ambienti con funzioni eterogenee dove “si afferma il ruolo della cultura per ricucire il legame sociale, produrre welfare generativo e partecipare al rinnovamento del patrimonio, proponendo nuovi modelli di governance e gestione, di business e imprenditività”
Due le traiettorie di innovazione su cui si punta. Quella di un turismo non soltanto sostenibile ma appunto “rigenerativo” e cioè che mira a produrre nuovo valore e benessere sociale per chi vive la città. E quella del “welfare culturale” che allude ad un modo di interpretare la cultura molto connesso alle politiche sociali, strumento per favorire l’inclusione sociale. Inclusione e accoglienza che qui non rimandano solo alle povertà tradizionali o ai flussi turistici ma anche alla presenza di una delle moschee più grandi d’Italia.
Gli otto progetti pilota
Il programma di rigenerazione urbana prevede il recupero fisico di diversi spazi cittadini, a partire dagli otto progetti pilota che diventeranno il perno di una rete in cui cultura, turismo e welfare si intrecciano con l’obiettivo di attivare processi sociali ed economici duraturi, sperimentando modelli integrati di gestione e governance, fondati sulla collaborazione tra istituzioni, associazioni, operatori economici e cittadini. Tutti i singoli interventi prevedono infatti il coinvolgimento progettuale e operativo di associazioni e realtà artistiche, culturali, pedagogiche e di promozione e assistenza sociale presenti sul territorio, da Italia Nostra alla Caritas. Una scelta convinta ma anche una necessità: lo stesso sindaco Pii ha sottolineato come non bastino i finanziamenti per le riqualificazioni edilizie se poi mancano quelli per la gestione degli spazi. E qui stanno forse gli elementi di rischio di questa sfida.
Il Comune ha suddiviso gli otto progetti sui tre ambiti territoriali che caratterizzano l’abitato. Nella città alta un Sistema turistico-museale avrà come punti di riferimento il Palazzo dei Priori e la Casa Torre Arnolfo. I progetti di riqualificazione dei due edifici, già approvati, sono in attesa della partenza dei lavori. Nei due piani del Palazzo dei Priori si punta all’attivazione di laboratori artistici e didattici, rassegne sociali, installazioni ed eventi esperienziali, un’aula studio e spazi attrezzati per lavorare. Mentre la Casa Torre di Arnolfo, divenuta proprietà comunale, ospiterà un atelier a disposizione di cittadini e turisti e un alloggio per ospitare artisti, attivando così scambi culturali e richiamando in città nuove significative presenze.
L’Agorà della Cultura nella città bassa è il secondo ambito di intervento. Qui i progetti pilota riguardano la Nuova Biblioteca e la Casa del Popolo. Nel primo spazio si punta ad attivare una “piazza del sapere” che comprenderà una sala musica, un auditorium e spazi multifunzionali per corsi, riunioni, aggregazione sociale offrendo alla comunità un luogo ibrido appunto, flessibile e innovativo. La casa del Popolo, uno storico spazio già divenuto oggetto di riqualificazione e ampliamento, includerà al suo interno funzioni e servizi per la formazione e la specializzazione musicale.
Nella stessa zona è prevista la Rete dei diritti. Il Palazzo dell’orologio, edificio in via di acquisizione da parte pubblica, sarà la Casa civica, destinata a dar spazio alle realtà associative impegnate ad ampliare i diritti di cittadinanza e a rafforzare il tessuto sociale e comunitario. La Stazione di Posta è vista invece come la Casa dell’inclusione. Un luogo di promozione di azioni per l’inserimento delle persone più fragili nelle reti cittadine, con servizio di orientamento e accoglienza, centro di ascolto, servizi sanitari, bagni pubblici/hammam e centro famiglia.
L’edificio è in corso il recupero edilizio e funzionale grazie ai fondi Pnrr recuperati dal Comune (6 milioni di euro). Fondi con i quali si sta ristrutturando anche Villa Maccari che tornerà a vivere tramite un mix di spazi per l’edilizia popolare (7 appartamenti) e servizi museali legati alla memoria del territorio. Qui siamo nella città nuova, dove l’adiacente area dismessa Ex Maccari lungo il fiume Elsa è candidata a diventare una risorsa naturalistica ed artistica, un parco attrezzato con giardini, teatro all’aperto, spazi per startup e area picnic.
Pochi giorni fa intanto Colle val d’Elsa è entrate tra le città selezionate dal programmma City-to-City, cofinanziato dall’Unione europea, per favorire il dialogo tra le città in trasformazione. Il progetto “New approach to urban planning”, dedicato alla rigenerazione urbana a base culturale, prevede una partnership con Nova Gorica (Capitale europea della cultura 2025) per un percorso di scambio, cooperazione e condivisione di strumenti e processi di rinnovamento urbano. A favorire il processo arriva anche un finanziamento della Regione Toscana al progetto “ColleVive”, che interesserà la zona commerciale di Via Garibaldi con l’obiettivo di ridare vitalità a un’area oggi segnata da fenomeni di desertificazione commerciale, riduzione della frequentazione e fragilità sociali: si parte con la riqualificazione dell’ex edicola situata nei pressi della stazione dei bus, che diventerà un punto multifunzionale di accoglienza turistica, informazione e promozione delle attività locali, un nuovo piccolo presidio urbano.