LA GIORNATA
Niscemi, frana più grande del Vajont. Salvini: il Ponte non si tocca
- Fitto, ‘da Ue massimo impegno per sostenere le Regioni colpite da Harry’
- Acciaierie Falck, Al via la costruzione della Città della Salute e ricerca a Sesto San Giovanni, investimento da 560 mln
- Federlegno, la filiera chiude il 2025 con fatturato in crescita a 52,2 mld
IN SINTESI
Niscemi peggio del Vajont: a dirlo è stato ieri il capo della Protezione civile Ciciliano. ‘Stiamo parlando di un movimento franoso di circa 350 milioni di metri cubi. Per fare un paragone, il disastro del Vajont del 1963 ha movimentato 263 milioni. Quindi tecnicamente siamo quasi una volta e mezza la quantità di montagna e di territorio e di massa franosa che è caduta rispetto a quella del Vajont’, ha affermato Ciciliano. Sulla catastrofe atmosferica riferirà in Parlamento il ministro per la protezione civile Musumeci il 4 febbraio. Le opposizioni non ci stanno e chiedono la presenza della premier Meloni. Ad agitare le acque è stato il no del ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Matteo Salvini, a dirottare i fondi per il Ponte sullo Stretto sui danni del maltempo al sud. “No, perché sono fondi per investimenti, bisogna conoscerle le cose. Poi noi abbiamo quasi 30 miliardi di cantieri aperti in Sicilia, cosa facciamo? Li blocchiamo? Troveremo i fondi che servono per Sicilia, per Calabria e per Sardegna ma senza bloccare le scuole, gli ospedali, i ponti, le gallerie, la Tav, il tunnel del Brennero”. Salvini ha concluso: “Il Ponte serve ai siciliani. Anzi, col ponte probabilmente in caso di eventi disastrosi anche i soccorritori riuscirebbero a intervenire più velocemente. Quindi non si capisce perché i siciliani dovrebbero avere i problemi e non avere manco il ponte”. Di Ponte sullo Stretto in Consiglio dei ministri non si sarebbe proprio parlato.Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, si è limitato prima a un laconico “valuteremo”, salvo poi la retromarcia in serata, a chiarire che anche per Forza Italia i fondi del Ponte non si toccano. Una correzione che, si racconta in ambienti di maggioranza, sarebbe intervenuta anche dopo l’invito della premier ai leader ad abbassare i toni su questo argomento in una fase delicata della valutazione dell’emergenza in Sicilia e delle iniziative del governo. In Cdm Giorgia Meloni ha lasciato la parola a Nello Musumeci che ha svolto una breve informativa della situazione in Sardegna, Calabria e Sicilia ma non è entrato nel merito della quantità di fondi che saranno necessari né, tantomeno, nel dettaglio di dove trovarli. Si aspetta che la frana di Niscemi si assesti, che i sindaci facciano la conta dei danni e che si delinei con più certezza il perimetro delle aree su cui bisognerà intervenire. Di sicuro si attingerà al Fondo di solidarietà europeo e andrà esplorata anche la possibilità di riprogrammare i Fondi di Coesione già destinati ai tre territori, opzioni di cui il vicepresidente della Commissione Raffaele Fitto ha già parlato con i governatori e col ministro per la Protezione Civile. Ma anche sul fronte del sostegno europeo, le richieste andranno dettagliate e, ha assicurato Tajani, già si stanno preparando “le analisi e i dati della protezione civile”.
Serve tempo, insomma, quello che secondo le opposizioni si sta perdendo ora come si è perso in passato. Nel mirino finisce Musumeci, che era presidente della regione siciliana prima di fare il ministro, aveva “tutti i documenti”, attacca da Avs Angelo Bonelli, e ora dovrebbe “solo dimettersi”. Le minoranze chiedono che sia la premier, non il ministro, a riferire in Aula e continuano a insistere sull’inutilità del progetto del Ponte, “13 miliardi buttati” per Giuseppe Conte, di cui andrebbero restituiti almeno i fondi di coesione “scippati” a Calabria e Sicilia proprio per dirottarli sull’opera, come sottolinea il presidente dei senatori dem Francesco Boccia.
Fitto, ‘da Ue massimo impegno per sostenere le Regioni colpite da Harry’
Ciclone “Harry” e frana di Niscemi, Ance Sicilia pronta a collaborare con la Regione per messa in sicurezza e ricostruzione
Il Consiglio di presidenza di Ance Sicilia esprime piena e totale vicinanza e solidarietà alle comunità della Sicilia colpite dalle conseguenze del ciclone “Harry”, alla popolazione di Niscemi che sta vivendo la tragedia della frana, nonché alle amministrazioni locali e alla Regione che, con la Protezione civile, sono impegnate a prestare assistenza e a gestire le tante emergenze del territorio dell’Isola.
L’Ance Sicilia evidenzia come l’analisi dei fatti dimostri che il sistema di protezione civile stia funzionando e abbia contribuito ad evitare conseguenze peggiori nei due sconvolgenti eventi che hanno afflitto la nostra Isola.
Adesso occorre mettere urgentemente in sicurezza i territori, e non solo quelli colpiti, perché in tema di prevenzione sismica e idrogeologica tanto è stato fatto in questi anni, ma tantissimo resta ancora da fare.
In tal senso Ance Sicilia condivide l’appello dell’Anci Sicilia ad andare oltre la doverosa manifestazione di solidarietà, affinché si avvii la necessaria messa in sicurezza e ricostruzione seguendo una pianificazione strategica pluriennale complessiva che tenga conto anche di tutte le tipologie di calamità estreme che possono essere determinate dai cambiamenti climatici in atto nel Mediterraneo.
A tale scopo Ance Sicilia è pronta a fare la propria parte rendendosi disponibile a collaborare con il governo Schifani e con le istituzioni regionali competenti per contribuire alla messa a punto degli interventi opportuni.
Bankitalia vara piano transizione energia, emissioni zero al 2050
Impianti rinnovabili, efficienza energetica degli immobili e nella produzione delle banconote, spazi condivisi. Con queste e altre misure la Banca d’Italia si pone l’obiettivo “di raggiungere emissioni nette di gas serra pari a zero entro il 2050, con una riduzione del 90% rispetto al 2019 e la rimozione delle emissioni residue”. Nel Piano di transizione per la mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici” pubblicato dall’istituto centrale si delineano così le linee guida e gli obiettivi. Scorrendo il documento si legge che a essere interessate saranno le “emissioni connesse con le sole operazioni aziendali (sono quindi escluse quelle imputabili agli investimenti finanziari)”. Sono previsti anche due obiettivi intermedi da raggiungere entro il 2035: una riduzione di due terzi delle emissioni dirette e indirette da energia acquistata e una riduzione del 40% delle altre emissioni indirette. Alcune delle misure sono già presenti o in corso d’opera. Fra le principali la sostituzione dei sistemi di riscaldamento a gas con impianti a pompa di calore alimentati da energia elettrica rinnovabile. Previsto poi l’ acquisto esclusivo di energia elettrica da fonti rinnovabili (avviato già nel 2013); l’incremento dell’autoproduzione di energia da impianti fotovoltaici (6 gli impianti già installati, il più grande dei quali è presso il Centro Donato Menichella di Frascati); ricorso a strumenti innovativi per l’approvvigionamento di energia elettrica, come gli Accordi di lungo termine (Ppa, Power Purchase Agreement). GEN – “Gli sviluppi recenti in ambito internazionale segnalano un affievolirsi dell’impegno dei principali paesi” sulla lotta ai cambiamenti climatici ma “resta fermo l’indirizzo affinché nel corso del prossimo decennio le emissioni nette di gas serra diminuiscano sensibilmente, per azzerarsi entro il 2050”. E’ quanto scrive il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta nella sua introduzione al piano di transizione e energetica dell’istituto centrale secondo cui “Anche in Europa sono in corso di revisione alcune normative chiave in materia di transizione per far sì che essa sia graduale e ordinata e che tenga maggiormente conto delle possibili implicazioni sul tessuto sociale ed economico, in particolare per i soggetti più vulnerabil. “È un impegno che dobbiamo alle generazioni a venire e a tal fine è importante lo sforzo di tutti gli attori coinvolti – imprese, cittadini, istituzioni” . “Al tempo stesso, dobbiamo essere preparati al fatto che, anche se avremo successo nel ridurre le emissioni, gli effetti del cambiamento climatico continueranno per decenni. Per questo motivo le iniziative di decarbonizzazione vanno accompagnate da misure di adattamento miranti a limitare le conseguenze dei cambiamenti climatici cui la Banca d’Italia, come tante altre imprese e istituzioni del Paese, è esposta in modo crescente”
Ex Acciaierie Falck, al via la costruzione della Città della Salute e ricerca a Sesto San Giovanni, investimento da 560 mln
Al via i lavori di costruzione della Citta’ della Salute e della Ricerca a Sesto San Giovanni (Milano) sulle aree dismesse delle ex acciaierie Falck. Il progetto, a cura della societa’ Cisar, partecipata da Fincantieri Infrastrutture Sociali – Finso (Gruppo Fincantieri), Condotte 1880 e Edison Next, si inserisce in un piu’ ampio piano di rigenerazione urbana dell’area, punta a realizzare un moderno polo sanitario che ospitera’ le nuove sedi di Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori e Fondazione IRCCS Istituto Neurologico Carlo Besta.
L’iniziativa, rendono noto le societa’, avviata nel 2013, ha subi’to diversi rallentamenti legati allo shock inflattivo intercorso (la pandemia e il conflitto in Ucraina) nonche’ alle variazioni del progetto esecutivo dovute anche al nuovo quadro della normativa tecnica di riferimento. La stipula dell’atto aggiuntivo, avvenuta in data 23 dicembre 2025, ha consentito la ripresa dei lavori e ha permesso di aggiornare il valore economico delle attivita’ di costruzione, rispondendo anche all’aumento dei costi delle materie prime senza precedenti registrato post pandemia. L’ammontare complessivo per la realizzazione delle opere, oggi stimato in circa 560 milioni di euro, sara’ finanziato per la maggior parte da Regione Lombardia e il resto dell’investimento sara’ sostenuto dalla societa’ Cisar (FINSO 40%, Condotte 1880 40%, e Edison Next 20%). Il nuovo complesso sanitario sara’ completato nel 2029. A seguire l’attivita’ di costruzione e’ la neocostituita societa’ consortile Cisar Costruzioni (di cui Finso ha la conduzione con il 51%, Condotte 1880 39%, Edison Next 10%). Una volta terminati i lavori, la cui durata prevista e’ di 45 mesi a partire dal 23 dicembre 2025, la gestione, che avra’ una durata contrattuale pari a circa 23 anni, sara’ affidata a due societa’ operative: la prima, con Edison Next capofila con il 51%, Finso al 45% e Condotte 1880 al 4%, che si occupera’ della gestione e manutenzione degli impianti energetici e della fornitura di energia termica ed elettrica; la seconda, con Finso all’80%, Edison Next al 15% e Condotte 1880 al 5%, che curera’ i servizi di soft facility management, come ristorazione, pulizie, lavaggio, gestione dei rifiuti.
Il nuovo complesso sanitario, che sara’ completato nel 2029, si sviluppera’ su un’area di circa 13 ettari e potra’ ospitare circa 700 posti letto, di cui una parte destinati a un albergo sanitario, oltre a prevedere un’area esterna a verde di 4.000 mq con 10.000 alberi, un parco urbano di 77.000 mq e un parcheggio interrato di 24.000 mq. Secondo le stime ci lavoreranno oltre 3 mila medici e infermieri, che si occuperanno di 24 mila ricoveri l’anno e oltre 1,5 milioni di prestazioni. Nel Polo sanitario confluira’ anche l’Ospedale generale di Sesto San Giovanni e in futuro confluira’ anche il Polo universitario di San Donato.
Cipess, 15 milioni ai territori che ospitano impianti nucleari
Via libera dal Cipess alla ripartizione di 15 milioni di euro destinati ai Comuni e alle Province che ospitano impianti nucleari. Le risorse andranno complessivamente a 70 Comuni che da decenni convivono con eredità nucleari importanti – come Saluggia, Trino, Latina, Caorso, il Garigliano, Rotondella e l’area della Casaccia a Roma – secondo criteri di equità e proporzionalità. Si tratta, ha commentato la viceministra dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Vannia Gava di “un riconoscimento ai territori che continuano a garantire sicurezza, responsabilità e collaborazione istituzionale, con cui potranno rafforzare servizi, investimenti e politiche di sviluppo locale”.
Rixi, shipping e logistica strategici per sicurezza economia europea
“Il nuovo scenario geopolitico rende lo shipping e la logistica elementi strategici per la sicurezza economica europea. Il Mediterraneo torna centrale e l’Italia, per posizione geografica e sistema portuale, è un hub naturale tra Europa, Africa e Medio Oriente. Investire su porti, intermodalità e collegamenti ferroviari significa rafforzare la resilienza delle catene di approvvigionamento e la competitività del Paese. Il Governo è impegnato a valorizzare il ruolo dell’Italia come snodo logistico fondamentale del Mediterraneo e delle reti di trasporto internazionali”. Lo ha detto, aprendo i lavori della IV edizione di Shipping, transport & intermodal forum oggi a Rapallo, il viceministro alle Infrastrutture e Trasporti Edoardo Rixi.
Dalla Commissione Ue 650 mln per le infrastrutture energetiche
La Commissione europea stanzierà quasi 650 milioni di euro in sovvenzioni del meccanismo per collegare l’Europa (MCE) per contribuire a finanziare 14 progetti transfrontalieri di infrastrutture energetiche. Questi progetti svolgeranno un ruolo fondamentale nel rafforzamento della sicurezza energetica dell’UE, nell’aumento dell’integrazione delle energie rinnovabili e, di conseguenza, nella competitività dell’Europa. Come sottolineato nel pacchetto sulle reti europee recentemente adottato, una migliore interconnettività è fondamentale affinché l’UE riduca i prezzi dell’energia per i consumatori e l’industria e garantisca la nostra indipendenza. Si tratta del secondo invito a presentare proposte nell’ambito del primo elenco di PIC/PMI. Il finanziamento concesso va oltre il bilancio indicativo iniziale dell’invito a presentare proposte pari a 600 milioni di EUR, rispecchiando il successo e l’interesse riscontrati nel primo invito a presentare proposte del 2024. Inoltre, per la prima volta, i finanziamenti dell’MCE saranno utilizzati per sostenere la protezione delle infrastrutture energetiche critiche e per finanziare progetti di lavoro sull’idrogeno, dimostrando la crescente maturità del settore. Nel complesso, i finanziamenti sono assegnati a 6 progetti infrastrutturali per l’energia elettrica, comprese le reti elettriche intelligenti, e a 8 progetti infrastrutturali per l’idrogeno. Quasi 470 milioni di euro del finanziamento sono destinati ai 6 progetti nel settore dell’energia elettrica, comprese le reti elettriche intelligenti. La sovvenzione più consistente, pari a 180 milioni di euro, sosterrà il progetto AGUAYO II per la costruzione di una centrale idroelettrica a pompaggio reversibile in Spagna. L’impianto combina una maggiore efficienza nella produzione di energia da fonti rinnovabili con un impianto sotterraneo, senza la necessità di ampliare i serbatoi d’acqua esistenti utilizzati dall’impianto, non avendo quindi alcun impatto sull’ambiente. Quasi 113 milioni di EUR contribuiranno ad aumentare la resilienza e la protezione delle infrastrutture energetiche critiche dalle minacce fisiche, informatiche e di altro tipo in Polonia, Estonia, Lettonia e Lituania nel quadro della sincronizzazione del Baltico. È la prima volta che l’MCE finanzia misure di resilienza e protezione delle infrastrutture energetiche critiche su tale scala, rafforzando la capacità del sistema energetico dell’UE di rispondere alle nuove sfide.
MImit presenta il Libro Bianco ‘Made in Italy 2030’
Webuild: entra in azione la Tbm sulla linea del Grand Paris Express
È pronta a entrare in azione la TBM (Tunnel Boring Machine) ricondizionata che scaverà i 7 km di galleria del Lotto 2 della Linea 15 Ovest del Grand Paris Express, progetto dal valore complessivo pari a €1,38 miliardi. Webuild e NGE hanno presentato oggi in Italia la “talpa” meccanica rigenerata da WEM (Webuild Equipment & Machinery), società del Gruppo Webuild, che scaverà il tunnel di collegamento tra la stazione Bécon-les-Bruyères e la stazione Saint-Denis-Pleyel, tra Courbevoie e Saint-Denis. Realizzato per la Société des Grands Projets, il progetto si inserisce nel cuore del Grand Paris Express, il più grande progetto di trasporto e di riqualificazione urbana attualmente in corso in Europa. Il Lotto 2 “M2 Ovest” fa parte della futura Linea 15, destinata a diventare la linea metropolitana più lunga della Francia. La Linea 15 attraverserà 45 comuni e 4 dipartimenti della regione Île-de-France. Il 95% delle stazioni della Linea 15 sarà interconnesso con la rete di trasporto esistente, includendo Transilien, RER, metropolitana, tram e autobus. La consegna della TBM segna una tappa fondamentale per il Lotto 2 della Linea 15 Ovest. Già impiegata da NGE e Webuild nell’ambito del loro precedente raggruppamento per la realizzazione del Lotto 2 della Linea 16 del Grand Paris Express, questa talpa meccanica è stata completamente ricondizionata per rispondere ai requisiti tecnici del nuovo appalto. Nelle prossime settimane, la TBM sarà smontata e trasportata nei cantieri di Parigi dove inizierà a scavare a partire dal mese di settembre. La TBM, lunga oltre 100 metri e con una testa fresante da 9,86 metri di diametro, scaverà 7 km di galleria. Il progetto prevede la posa di circa 23.000 conci, di cui il 79% in calcestruzzo fibrorinforzato, per il rivestimento della galleria e l’estrazione di circa 500.000 m³ di materiali di scavo, di cui l’80% sarà reimpiegato. Il materiale estratto sarà trasportato via fiume verso i siti di conferimento, consentendo di evitare la circolazione su strada di 64.000 camion. L’utilizzo di conci in calcestruzzo fibrorinforzato permette di dimezzare la quantità di acciaio necessaria per la loro produzione, migliorandone al contempo resistenza e durabilità sul lungo termine. Questa nuova missione della talpa meccanica testimonia la continuità industriale e il know-how acquisito da NGE e Webuild sul Grand Paris Express. Prolungando la vita utile operativa di un’attrezzatura strategica come la TBM, i partner adottano una scelta responsabile che riduce l’impronta carbonica del progetto e ottimizza l’uso delle risorse. Un approccio industriale che coniuga performance operativa e impegno ambientale. NGE e Webuild rinnovano così una solida partnership al servizio di questo importante progetto, il loro terzo in comune sul Grand Paris Express. Insieme, i due gruppi hanno realizzato, tra l’altro, il prolungamento sud della Linea 14 fino all’aeroporto di Orly (4,1 km di galleria) e il Lotto 2 della Linea 16 (11 km).
E.On selezionata da Aspi per i servizi di ricarica ultra fast in autostrade
E.On Drive Infrastructure Italy, controllata del gruppo energetico E.On, e’ stata selezionata per realizzare una rete di ricarica ultra fast lungo i principali corridoi autostradali italiani, al termine della procedura competitiva indetta da Autostrade per l’Italia (Aspi) per l’affidamento del servizio di ricarica autostradale per veicoli elettrici. Lo rende noto la societa’ in un comunicato. Il progetto prevede nel 2026 l’installazione di 104 punti di ricarica ultra fast in 18 aree di servizio situate lungo i piu’ trafficati corridoi Est Ovest e Nord Sud del Paese, tra cui le autostrade A4 (Torino-Trieste) e A14 (Bologna-Taranto). Ogni stazione di ricarica e’ progettata come un energy hub, che combina ricarica ultra fast con impianti di energia da fonti rinnovabili e sistemi di accumulo installati in loco. Le stazioni ospiteranno da quattro a otto colonnine di ricarica Alpitronic HYC400, capaci di erogare fino a 400 kW di potenza per punto di ricarica. Questa configurazione permette di aggiungere oltre 200 km di autonomia in 15-25 minuti, durante una normale sosta in autostrada. La procedura competitiva indetta da Aspi rientra in un piu’ ampio programma che prevede l’installazione di infrastrutture di ricarica in 60 aree di servizio, in linea con il requisito Afir (Alternative Fuels Infrastructure Regulation) di un punto di ricarica veloce ogni 60 km sulla rete di trasporto transeuropea. Il programma, precisa la nota, e’ strategico per l’adozione dei veicoli elettrici sulle lunghe distanze.
Alperia, inaugurata la prima stazione di rifornimento green in Italia
E stata inaugurata ieri f, all’uscita di Brunico Est, la prima stazione di rifornimento combinata di idrogeno ed energia elettrica in Italia. L’impianto, realizzato da Alperia, rifornisce sia veicoli a idrogeno che elettrici con energia da fonti rinnovabili. La stazione rappresenta un tassello fondamentale per la decarbonizzazione della mobilità in Alto Adige. La stazione di rifornimento di idrogeno, progettata e costruita da Alperia e IIT Hydrogen, e gestita da quest’ultima, è pensata per garantire un rifornimento giornaliero di 800 chilogrammi, quantitativo che all’occorrenza può essere ampliato, si legge in una nota. L’impianto dispone di due distributori da 350 bar per autobus e autocarri e di un altro distributore da 700 bar per auto, minibus e furgoni. L’idrogeno verde proviene dall’impianto di produzione di Bolzano e viene trasportato tramite rimorchio. Completano l’infrastruttura, due colonnine di ricarica elettrica con una potenza di 400 kilowatt ciascuna, che consentono di ricaricare in brevissimo tempo sia le auto che i mezzi pesanti. I costi per la realizzazione della stazione di rifornimento green ammontano a 12,6 milioni di euro, finanziati in parte dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, spiega la nota. Questo investimento infrastrutturale fa parte di un piano più ampio per promuovere l’idrogeno come fonte di energia a basse emissioni, il che contribuisce a sviluppare soluzioni concrete per la decarbonizzazione dei trasporti e a ridurre l’impatto ambientale del settore della mobilità. La nuova stazione di rifornimento di Brunico andrà ad affiancarsi a quella già esistente a Bolzano Sud, entrambe gestite da IIT Hydrogen.
Estra sottoscrive un corporate ppa con Statkraft sulle rinnovabili
Estra ha sottoscritto un Corporate Power Purchase Agreement (CPPA) di lungo periodo con Statkraft, primo produttore europeo di energia rinnovabile. L’accordo, siglato tramite la controllata Estra Energie, si inserisce nel percorso industriale del Gruppo e nel rafforzamento di una strategia orientata alla decarbonizzazione dei consumi elettrici e alla stabilita’ degli approvvigionamenti energetici. Il CPPA, valido per il periodo 2026-2030, prevede la fornitura di 10 GWh di energia elettrica rinnovabile all’anno a prezzo fisso. I volumi saranno destinati ad Alia e Revet, societa’ appartenenti alla multiutility Plures, di cui Estra rappresenta l’attore industriale di riferimento nel settore energetico, e consentiranno di coprire circa il 26% del fabbisogno complessivo annuo delle due aziende. L’operazione, seguita dall’Energy Management Office di Estra Energie, consente alle societa’ coinvolte di ridurre l’esposizione alla volatilita’ dei mercati energetici, assicurando al contempo una quota significativa di approvvigionamento da fonti rinnovabili, in coerenza con gli obiettivi di transizione energetica e con le strategie di sostenibilita’ industriale.
Lukoil, accordo con Carlyle per la vendita della maggioranza delle attività estere
La russa Lukoil ha firmato un accordo condizionale con il gruppo di private equity Usa Carlyle per vendere la maggioranza delle attivita’ all’estero, in difficolta’ da quando Washington ha imposto sanzioni a ottobre. L’accordo prevede che Carlyle acquisisca il portafoglio internazionale di Lukoil, con giacimenti di petrolio e gas dall’Iraq al Messico, reti di stazioni di servizio e raffinerie in Bulgaria e Romania. Non e’ stato specificato il valore dell’accordo. La vendita non include il Kazakistan, coi giacimenti di Karachaganak e Tengiz, il Caspian Pipeline Consortium, che trasporta la maggior parte del petrolio del paese al porto russo di Novorossiysk. Ieri il ministro dell’energia del Kazakistan ha riferito che il paese ha esercitato una clausola per acquisire queste attivita’ da Lukoil e ha presentato richiesta al Tesoro Usa. Secondo Lukoil l’accordo con Carlyle non e’ esclusivo, quindi continuera’ le trattative con Chevron e Quantum Capital. Qualsiasi accordo sara’ soggetto a due diligence e approvazione del dipartimento del Tesoro Usa. Carlyle puntera’ a “mantenere la continuita’ operativa, preservare i posti di lavoro, stabilizzare la base patrimoniale e sostenere performance sicure e affidabili”
Mit, entro l’estate tutti gli operatori di FS Security con le bodycam
Entro l’estate tutti gli operatori di FS Security avranno in dotazione le bodycam che, nel totale rispetto della privacy, consentiranno la registrazione che verrà avviata solo nei casi di potenziale pericolo sia per gli operatori stessi che per i passeggeri. FSoddisfazione del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini – si legge in una nota Mimit – per il quale lo strumento della bodycam rappresenta un ulteriore passo fondamentale per garantire maggiore sicurezza sui treni, sia per gli operatori FS che per i passegger
Federlegno, la filiera chiude il 2025 con fatturato in crescita a 52,2 mld
La filiera legno-arredo ha chiuso il 2025 con un fatturato alla produzione pari a 52,2 miliardi di euro, in crescita dell’1,3% rispetto al 2024, nonostante un quadro macroeconomico ancora caratterizzato da incertezza. Questa la fotografia scattata dai Preconsuntivi 2025 elaborati dal Centro Studi di FederlegnoArredo. ‘A contribuire a un risultato parzialmente inaspettato, spicca l’andamento del mercato interno che, riuscendo a compensare il progressivo ridimensionamento di alcuni incentivi fiscali legati alla riqualificazione del patrimonio immobiliare, con una maggior spinta del non residenziale, e’ cresciuto dell’1,8%, raggiungendo i 32,9 miliardi di euro’, e’ riportato nella nota della federazione. Le esportazioni, invece, sono risultate stabili (+0,4%), attestandosi a 19,3 miliardi di euro (37% del totale). Hanno mostrato segnali di debolezza in alcuni mercati strategici come Francia e Stati Uniti. Di contro qualche segnale di miglioramento e ripresa e’ arrivato dalla Germania. Il presidente di FederlegnoArredo, Claudio Feltrin, ha dichiarato: ‘non possiamo certo dire che ci troviamo di fronte a una ripresa strutturale e che possiamo sentirci al riparo dalle turbolenze che anche il 2026 ci sta gia’ riservando, ma voglio intravederci dei segnali incoraggianti su cui, anche come Federazione, abbiamo il dovere di concentrarci, a supporto delle nostre aziende’. (Il Sole 24 Ore Radiocor) – Milano, 29 gen – Piu’ nel dettaglio il macrosistema arredamento nel 2025 ha raggiunto un fatturato alla produzione di 27,7 miliardi di euro, in sostanziale stabilita’ (+0,6%) sul 2024. La crescita della produzione destinata al mercato interno (13,5 miliardi, +2,1%) ha compensato la lieve flessione delle esportazioni (14,2 miliardi, -0,8%), che continuano a rappresentare oltre la meta’ del valore complessivo. Il macrosistema legno (compreso il commercio legno) e’ cresciuto del 2%, raggiungendo un fatturato di 24,5 miliardi di euro. Il dato pero’ e’ determinato in parte dall’andamento dei prezzi e da una ripresa delle esportazioni (5,2 miliardi, +3,8%). Il mercato interno (19,3 miliardi) registra un +1,5%.
‘Per quanto riguarda i mercati esteri – ha aggiunto il presidente Feltrin – il nostro Centro Studi sui dati aggiornati ad ottobre ’25 evidenzia nel complesso un andamento di sostanziale tenuta, con un valore stimato pari a 19,3 miliardi di euro (+0,4%), confermando il peso strategico dell’export sui risultati del settore’.
Di particolare interesse nella top 10 la Germania che nei primi dieci mesi 2025 e’ tornata con un segno positivo (1,7 miliardi; +1%) mentre e’ da evidenziare ancora la debolezza della Francia (2,5 miliardi; -1,3%) che dopo il biennio ’21-’22 di forte espansione, ha rallentato nonostante un lieve recupero negli ultimi mesi. Gli Stati Uniti hanno segnato un -2,5% (1,7 miliardi), dopo il rimbalzo del 2024, con un andamento mensile influenzato dall’anticipazione degli acquisti nei mesi primaverili in vista dei dazi; riassorbito a luglio (quando la variazione percentuale cumulata era ancora positiva +0,3%), mentre nei mesi successivi le esportazioni sono fortemente rallentate, particolarmente ad agosto e in ottobre. Da rilevare che prosegue l’avanzata della Cina, che sta guadagnando quote di mercato sia in Italia che in Europa. ‘Basti pensare – evidenzia Feltrin – che per quanto riguarda il macrosistema arredamento, dopo un secondo semestre 2024 in forte crescita, anche i primi dieci mesi del 2025 confermano il trend: +3,7% in Europa, -0,3% in Italia. Di contro, l’import totale flette del 7,7%, a vantaggio della quota dalla Cina, che rafforza progressivamente la propria posizione competitiva nel mercato europeo, in un contesto di crescente pressione sulle esportazioni italiane’. Il presidente ha lanciato un appello affinche’ vengano effettuati maggiori controlli alle merci in entrata nel nostro mercato, al fine di evitare la concorrenza sleale da parte di quei Paesi che producono senza rispettare le regole a cui sono sottoposti i produttori europei. ‘Lancio una provocazione – ha detto – anziche’ pensare solo ai dazi, iniziamo a pensare anche a controlli severi per materiali e merci in entrata: verificare solo l’1% del flusso non e’ certo una barriera sufficiente per tutelarci da chi non deve presentare certificazioni, non ha regole di sostenibilita’ cui attenersi e che non eccelle sul tema della sicurezza per il consumatore. Cosi’ sara’ sempre una lotta impari’.
Confindustria e Cdp, roadshow a Torino per lo sviluppo delle imprese sul territorio
Unire le forze per dare nuovo impulso allo sviluppo economico e sociale del Piemonte e rispondere con efficacia alle sfide che le aziende devono affrontare, accorciando le distanze tra le Istituzioni e i territori. Sono gli obiettivi del Roadshow di CdP e Confindustria oggi a Torino, dopo Roma, Cagliari, Bologna, Firenze e Bari. E’ stata l’occasione per rafforzare il dialogo e l’interazione con le aziende locali con l’obiettivo di sostenere le priorita’ strategiche della Regione e del Paese guardando alle aree d’intervento definite dall’Accordo firmato a Roma lo scorso settembre dal presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, e dall’Ad di CdP, Dario Scannapieco. Le priorita’ sono lo sviluppo delle infrastrutture per la transizione energetica e per l’economia circolare, il supporto agli investimenti delle imprese in innovazione e digitalizzazione, il rilancio del Mezzogiorno e il rafforzamento dell’autonomia strategica nazionale della filiera aerospaziale e della difesa. A queste si aggiunge il sostegno alla promozione dell’imprenditoria giovanile nonche’ a tutte quelle attivita’ volte alla riduzione dei divari territoriali per uno sviluppo economico piu’ equilibrato.
Questi obiettivi saranno perseguiti da CdP e Confindustria lavorando alla definizione di nuovi strumenti di finanza alternativa e di sostegno all’accesso al credito che prevedano anche l’impiego di risorse pubbliche e di terzi, oltre che di natura comunitaria. La collaborazione promuovera’ inoltre l’utilizzo di strumenti di equity (rafforzando l’espansione del Private Equity e del Venture Capital), lo sviluppo di iniziative per il credito agevolato e il potenziamento del sistema nazionale di garanzia, oltre che soluzioni residenziali a condizioni sostenibili per i dipendenti a basso reddito e con esigenze di mobilita’ lavorativa. CdP e Confindustria potranno poi condividere l’impegno per sostenere la crescita all’estero delle aziende piemontesi attraverso gli strumenti dedicati all’export e all’internazionalizzazione dando slancio alle principali filiere strategiche locali e nazionali.
Acciaierie Valbruna: incontro al Mimit Urso-Galateo, il 7 febbraio incontro con i sindacati
Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha incontrato a Palazzo Piacentini, a Roma, il vicepresidente della Provincia autonoma di Bolzano, Marco Galateo, per un aggiornamento sul futuro dello stabilimento altoatesino di Acciaierie Valbruna S.p.A. – azienda siderurgica di primaria importanza a livello nazionale, attiva nella produzione di acciai speciali e superleghe – alla luce dell’esito della gara bandita dalla Provincia per l’assegnazione delle aree su cui insiste l’impianto. Sabato 7 febbraio il ministro Urso sarà a Bolzano dove, alle ore 11.00, incontrerà le organizzazioni sindacali presso la locale Prefettura per un punto sul futuro del sito e sulle garanzie per la continuità produttiva e per i lavoratori occupati.
Dl Pnrr, Cna: “Meno adempimenti per 800mila imprese e un risparmio di 2 miliardi l’anno”.
Con l’adozione del decreto PNRR all’esame oggi del Consiglio dei Ministri si completa un pacchetto di oltre 20 misure di semplificazione più volte sollecitate dalla CNA. Si tratta di misure che toccano direttamente oltre 800mila imprese e potenzialmente quelle interessate sono oltre un milione. Un risultato di grande importanza per il sistema delle piccole imprese. Il pacchetto di misure consentirà di ridurre il costo della burocrazia di circa 2 miliardi l’anno con un risparmio di 1.500-2mila euro per ogni impresa. Il monte ore dedicato alle pratiche burocratiche scenderà da 313 a 263 ore, che si traducono in 30 – 50 ore in meno l’anno. “La semplificazione amministrativa e normativa è la principale riforma che serve al Paese, alle imprese, ai cittadini e alla stessa pubblica amministrazione” ha dichiarato il Presidente Nazionale CNA, Dario Costantini. “La collaborazione con il Ministro Paolo Zangrillo ha prodotto un risultato importante. Ma il processo di semplificazione è un motore che non si deve mai arrestare e siamo fiduciosi che già in fase di conversione si concretizzeranno altre misure tra le 100 proposte presentate dalla CNA. Non dimentichiamoci che le imprese hanno ancora di fronte un moloch burocratico da 40 miliardi. In ogni caso è fondamentale che d’ora in avanti si rispetti il principio che ogni nuovo adempimento deve essere accompagnato da almeno una semplificazione per evitare di vanificare gli effetti della sburocratizzazione”. Queste alcune semplificazioni contenute nel decreto: Insegne di esercizio – Posizionare un’insegna non sarà più un incubo. Fino a nove enti coinvolti, moduli e istruttorie diverse da comune a comune con tempi di attesa fino a sei mesi e costi oltre i 1.500 euro. Ora sarà sufficiente la SCIA al comune e verrà introdotto un modulo standard a livello nazionale. Privacy – Viene eliminata la notifica al Garante per le violazioni di dati non sensibili per le microimprese sotto i 5 dipendenti e viene introdotta una procedura semplificata di autovalutazione con un risparmio di circa mille euro di costi e 5-8 ore. Piattaforme appalti – Grazie al rafforzamento dell’interoperabilità delle banche dati si profila una sostanziale riduzione degli adempimenti per gli operatori economici in fase di gara. Autotrasporto – Più facile l’accesso alla professione di autotrasportatore prevedendo la possibilità di sostenere l’esame in qualsiasi provincia della Regione.
Consip pubblica la gara da 320 mln per selezionare compagnia assicurativa per polizze personale Mim
Consip ha pubblicato la gara per selezionare la compagnia assicurativa che – nei prossimi quattro anni – sarà chiamata a gestire la prima polizza sanitaria integrativa dedicata al personale della scuola e del Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM). L’iniziativa – del valore complessivo di 320 milioni di euro per 48 mesi di durata del contratto – nasce dalla collaborazione tra il MIM e Consip con l’obiettivo di offrire una nuova forma di tutela sanitaria a oltre 1,2 milioni di dipendenti del sistema scolastico – tra cui docenti, personale educativo, collaboratori amministrativi, personale ATA – e del Ministero dell’istruzione e del merito. La nuova copertura rappresenta una novità assoluta per il comparto istruzione, che va ad affiancare l’assicurazione per infortuni e malattie professionali, rafforzando il sistema di welfare della scuola e migliorando la qualità della vita dei beneficiari attraverso servizi dedicati di prevenzione e cura. La struttura della polizza punta a migliorare il benessere del personale scolastico, ampliando l’accesso a servizi sanitari essenziali e sostenendo concretamente chi contribuisce ogni giorno al funzionamento del sistema educativo.La misura rientra negli indirizzi del Piano Industriale 2026‑29 di Consip, che prevede lo sviluppo di gare strategiche per rispondere in modo ancora più mirato ai fabbisogni delle amministrazioni pubbliche. Il termine per la presentazione delle offerte è fissato il 5 marzo 2026.
Knorr-Bremse presenta il freno elettromeccanico, la nuova frontiera del sistema frenante ferroviario
In occasione del primo Forum Nazionale sulla “Sostenibilità e innovazione nella mobilità urbana e nel TPL del futuro” all’interno dello “SHIPPING, TRANSPORT & LOGISTIC FORUM di Rapallo, Simone Mantero, amministratore delegato di Knorr-Bremse Rail Systems Italia, ha presentato un’innovazione destinata a segnare un punto di svolta nel settore ferroviario: il sistema frenante elettromeccanico “EM Brake”. Leader globale nella produzione di sistemi frenanti e tra i principali fornitori di soluzioni di bordo per i veicoli ferroviari e commerciali, Knorr-Bremse conferma il proprio ruolo di pioniere tecnologico nello sviluppo di soluzioni che rendono il trasporto ferroviario più sicuro, efficiente e sostenibile. Il freno elettromeccanico rappresenta l’evoluzione naturale dei sistemi frenanti tradizionali: un sistema smart ed elettrico, che elimina completamente componenti pneumatici e idraulici, introducendo il concetto di “Airless Train”. La generazione e la trasmissione del comando di frenata avvengono in modo puramente elettrico, garantendo maggiore precisione, tempi di risposta più rapidi e un controllo avanzato dell’intero sistema. I benefici per il trasporto ferroviario sono concreti e misurabili. L’eliminazione di tubazioni, serbatoi e compressori di grandi dimensioni consente una riduzione significativa dello spazio e del peso, favorendo veicoli più leggeri ed efficienti dal punto di vista energetico e della sostenibilità. La semplificazione del sistema comporta inoltre una riduzione del numero di componenti, con effetti positivi sull’affidabilità e sui costi del ciclo di vita. «Il Freno Elettromeccanico non è solo un’innovazione tecnologica, ma un vero e proprio cambio di paradigma nel modo di concepire il sistema frenante ferroviario», sottolinea Mantero. «È una soluzione che abilita il futuro del trasporto: più sostenibile, più digitale e più efficiente. Performance frenanti ottimizzate garantiscono, ad esempio, spazi di frenata ridotti aumentando la disponibilità della rete ferroviaria”. Knorr-Bremse ribadisce il proprio impegno nello sviluppo di tecnologie che contribuiscono in modo concreto alla mobilità del futuro, in linea con i megatrend di urbanizzazione, sostenibilità e digitalizzazione, ponendo le basi per sistemi di trasporto pubblico sempre più efficienti, sicuri e rispettosi dell’ambiente.