I DATI SUI BANDI DI CRESME EUROPA SERVIZI
A Comuni e Regioni va l’Oscar degli appalti 2025. Reti nazionali al palo: Fs (-91%), Anas e autostrade
Sul totale dei mercati (che comprendono anche concessioni e PPP) gli enti territoriali fanno +34,3% e i gestori di reti nazionali fanno -71,9% (si veda la tabella a fianco). Ma nei mercati tradizionali (appalti di lavori e appalti integrati) gli enti territoriali, con 23,3 miliardi, fanno il 69% del mercato.
Sono Comuni, società di gestione di reti e servizi pubblici locali (che spesso fanno capo sempre ai Comuni) e Regioni a trainare il mercato dei nuovi lavori pubblici nel 2025. Lo dicono i dati sui bandi di gara per i lavori pubblici rilevati ed elaborati da Cresme Europa Servizi, confermando che nella stagione del Pnrr gli enti territoriali hanno rimesso in moto a pieni giri la macchina degli investimenti. Se non interverranno strette sul piano finanziario, Comuni e Regioni avranno ancora un ruolo di primissimo piano nel mercato post-Pnrr visto che molti di questi bandi sono ormai fuori della gestione Pnrr e si proiettano nel periodo successivo. Tanto più sorprende la crescita (+29% per i Comuni, +64% per i gestori di reti e SPL, +189% per le Regioni) se viene confrontata con il forte arretramento dei committenti di reti nazionali: Anas fa -34,6%, le società miste Anas nei territori -76,6%, i concessionari autostradali -46%, le ferrovie -91,2%, altri gestori nazionali -16,1%. Aggregando questi dati abbiamo una crescita del 34,3% degli enti territoali e una caduta del -71,9% degli enti nazionali. Da segnalare il dato fuori scala dei ministeri e degli enti centrali che fanno +443%, passando da 4,7 a 25,8 miliardi. Dato molto drogato non solo dalla coda e dalle revisioni Pnrr (che premiano le gare Invitalia) e forse anche dal fenomeno di qualificazione delle stazioni appaltanti (che sposta molti appalti su Consip), ma soprattutto dal bando della concessione del Brennero da 10 miliardi pubblicato dal MIT.
Questo è il quadro che si ottiene prendendo i dati dell’intero mercato dei lavori pubblici che nella tabella che pubblichiamo qui in basso passa nelle colonne “totale mercati”. Avevamo detto nei giorni scorsi (si veda qui l’articolo) come il 2025 fosse stato caratterizzato da una forte anomalia data dalla crescita impetuosa dei mercati complessi (in cui prevalgono PPP e concessioni lavori) e una caduta dei mercati tradizionali (appalti di soli lavori e appalti integrati di progettazione e lavori). Al punto che i mercati complessi avevano raggiunto la quota record del 34% del totale.
La tabella che pubblichiamo oggi ci rivela un altro pezzo di verità. Il crollo dei mercati tradizionali – che poi si porta dietro il dato del “totale mercati” – è anch’esso dovuto tutto alla caduta rovinosa degli enti centrali nazionali, mentre il crollo non c’è per gli enti territoriali e anzi, anche in questo segmento che poi è il perno principale del mercato, segnano una crescita.
Percorriamo i numeri della tabella. I Comuni crescono nei mercati tradizionali del +15,3%, le società di gestione di reti e servizi pubblici locali del +30,1%, le Regioni del +37,4%. Va aggiunto il dato delle province, che era negativo sul mercato totale e qui invece fa +44,6%. Cambiano leggermente le intensità, ma la direzione è la stessa del mercato complessivo. Il dato degli enti territoriali nel complesso fa +16,3%.
Arriviamo ai dati degli enti nazionali dove sta il vero crollo dei mercati tradizionali: gli appalti ferroviari fanno -91%, con il dato assoluto che passa da 14,4 a 1,2 miliardi; Anas registra un -29% e le sue società miste territoriali un -74%; concessionari autostradali e altri gestori di reti nazionali si muovono intorno al -50%. La certificazione di dove stiano le difficoltà arriva con il dato sul complesso dei gestori di reti nazionali che fa -74%. Se c’è un problema oggi, nell’Italia degli appalti, è questo. Bisogna tener conto certamente dello sforzo che alcuni di questi gestori – Fs in primis – stanno facendo con il Pnrr, ma il dato non fa comunque sperare bene per il dopo-Pnrr (va anche detto che pesano le meline sull’approvazione definitiva del contratto di programma RFI).
Da notare come il dato dei ministeri e delle società a essi collegati si ridimensioni drasticamente senza le concessioni: l’aumento c’è ma si ferma a un +20,6% ed è motivato in gran parte dalla coda finale del Pnrr che ha portato, con la quinta e sesta revisione, approvate rispettivaente a giugno e novembre, ha portato anche una infornata, di corsa, di nuovi progetti. Il risultato di sintesi, davvero straordinario, è che gli enti territoriali hanno fatto nel 2025 il 56% del mercato totale degli appalti, ma soprattutto hanno fatto il 69% dell’intero mercato tradizionale.
