Torri verdi, spazi culturali e nuovo parco urbano: ecco il progetto che trasformerà (tra le polemiche) l’area dell’ex Buon Pastore a Monza
IN SINTESI
Dall’abbandono al nuovo ecosistema urbano: prende forma la trasformazione dell’ex Buon Pastore a Monza. Si è, infatti, appena concluso il beauty contest architettonico per la progettazione del nuovo distretto urbano che sorgerà sull’area inutilizzata da molti anni, ma da sempre considerata un angolo di storia monzese. A risultare primo classificato è stato lo studio milanese A-fact architecture factory, fondato dagli architetti Andrea Rossi, Giovanni Sanna e Pierluigi Turco, chiamato ora a tradurre in progetto definitivo le linee guida già condivise con il Comune della Brianza e con la Soprintendenza.
Un’area, questa del Buon pastore, che ha radici storiche profonde: originariamente Villa Uboldi (poi Villa Angela), fu ceduta alle suore del Buon Pastore nel 1896, che vi realizzarono convitto, chiesa e edifici scolastici. Tra gli anni ’20 e ’50 il complesso venne ampliato e modificato, mentre dagli anni ’70 iniziò un lungo periodo di dismissione, conclusosi con la vendita definitiva nei primi anni 2000. Da allora, il degrado e l’incertezza hanno dominato uno spazio che oggi si prepara a rinascere.
Il piano attuativo

L’area interessata dall’operazione misura circa 28.400 metri quadrati e rappresenta uno degli interventi di rigenerazione urbana più rilevanti programmati a Monza nei prossimi anni. Il Piano attuativo, approvato di recente, conferma un impianto a funzioni miste – residenze, spazi pubblici, verde e poli culturali – frutto di un articolato percorso avviato nel 2019 e più volte rivisto rispetto alle ipotesi iniziali, anche alla luce delle interlocuzioni con l’amministrazione comunale e degli esiti del confronto pubblico.
Sul fronte edilizio restano confermati due edifici a torre, rispettivamente di nove e dodici piani, collocati verso via San Gottardo. È stato invece ridimensionato il terzo fabbricato, inizialmente previsto su undici piani tra via Cavallotti e via Pellettier, che scenderà a sei livelli. Una revisione che ha inciso in modo significativo sulle volumetrie complessive e sull’impatto dell’intervento lungo uno degli assi stradali più sensibili dal punto di vista urbano e paesaggistico.
La chiesa diventa polo culturale

Il cambiamento più rilevante riguarda però la chiesa panottica, che non ospiterà più una media struttura di vendita come previsto nella prima impostazione progettuale. L’edificio sarà ceduto al Comune di Monza e rifunzionalizzato come biblioteca e hub culturale di nuova generazione, andando a completare l’offerta di quello che l’amministrazione ha già definito il nuovo “quadrilatero monzese della cultura”. Insieme alla chiesa, il Comune riceverà anche un edificio con portico ottocentesco e oltre 11 mila metri quadrati di parco pubblico, che saranno messi a disposizione della cittadinanza.
A rivendicare il cambio di passo è stato l’assessore al Territorio Marco Lamperti, sottolineando la discontinuità rispetto al passato: «Nel 2022, quando mi sono insediato, erano previsti tre edifici a torre e una destinazione commerciale da oltre mille metri quadrati nella chiesa del Buon Pastore. Da subito abbiamo detto che quella soluzione non poteva trovare il nostro favore. Abbiamo lavorato per ridurre le volumetrie più impattanti e per restituire alla città spazi culturali e verde pubblico».
Diverse sono state, infatti, negli anni le contestazioni da parte dei comitati di cittadini contro l’iniziale progetto di riqualificazione che prevedeva eccessive volumetrie con la costruzione di tre torri, ritenute in contrasto con il PGT.
Il progetto complessivo prevede anche il recupero di Villa Angela, l’antica residenza nobiliare da cui ha origine l’intero complesso, con un cronoprogramma che si svilupperà nell’arco di sette anni. Entro 18 mesi dalla firma della convenzione dovrebbero però essere già consegnati la chiesa panottica rifunzionalizzata, la nuova piazza pubblica e una prima porzione del parco. Sono inoltre previsti circa 800 metri quadrati destinati a ristorazione e negozi di vicinato, concepiti come servizi di prossimità a supporto del nuovo quartiere e delle aree limitrofe.
Gli elementi del progetto vincitore

Tra gli aspetti che hanno convinto la giuria, la particolare attenzione riservata al rapporto tra nuovi volumi ed edifici storici. L’edificio residenziale prospiciente la piazza è stato calibrato con precisione sia in altezza sia in sagoma, in modo da instaurare il miglior dialogo possibile con le preesistenze e garantire al contempo un adeguato irraggiamento solare anche nei mesi invernali. La scelta consente inoltre di preservare la gerarchia visiva che caratterizza il complesso storico.
Organizzato come edificio a corte aperta, il volume definisce il margine urbano dell’intervento e trova un equilibrio compositivo tra la chiesa panottica e il portico ottocentesco, assicurando una continuità armonica con il contesto. La facciata reinterpreta la tradizione lombarda in chiave contemporanea attraverso una tripartizione materica: un basamento in pietra, destinato alle funzioni comuni e pensato per radicare l’edificio nello spazio pubblico; una sezione centrale scandita da aperture regolari e imbotti metallici; un coronamento arretrato che riduce l’impatto visivo complessivo e introduce terrazze panoramiche.
Il piano terra delle residenze è concepito come una vera e propria soglia tra città e spazio dell’abitare, con una lobby passante, ambienti per lo smart working, sala comune, palestra e parcheggi per biciclette. Funzioni che contribuiscono a generare un fronte urbano attivo, capace di creare continuità tra uso pubblico e residenziale. Anche la scelta cromatica richiama il paesaggio circostante, con toni del verde e sfumature terrose, mentre lo spazio tra i due edifici residenziali è pensato come un varco urbano che inquadra la torre del Duomo, stabilendo un collegamento visivo diretto con il centro storico.
Le contestazioni dei comitati che si oppongo al cemento

Accanto agli aspetti progettuali e alle ricadute urbane positive, non sono mancate le critiche. Il Coordinamento dei comitati e delle associazioni ha espresso una posizione fortemente negativa sull’approvazione del Piano attuativo, contestando il respingimento di tutte le osservazioni presentate e ribadendo le preoccupazioni per l’impatto dei nuovi edifici. Al centro delle contestazioni l’aumento del carico urbanistico in una zona già densamente edificata e congestionata dal traffico. I comitati, infatti, hanno sollevato anche criticità sul fronte della viabilità: gli studi prodotti sarebbero “sottostimati” e i carichi urbani superiori a quelli calcolati dal PA, soprattutto in un quadrante già gravato dal flusso di oltre 3mila studenti delle limitrofe scuole superiori.
Critiche queste, che si inseriscono in un dibattito più ampio che riguarda anche altri interventi di trasformazione urbana previsti in città, come quello dell’area ex industriale di via Bramante da Urbino, segnalando come il tema della rigenerazione resti uno dei nodi più sensibili per lo sviluppo futuro di Monza.