AUDIZIONE IN COMMISSIONE HOUS
Piano casa Ue, ipotesi interventi sulle tassazioni nazionali. Jorgensen: “Gli Stati dovranno fare di più di Bruxelles sugli alloggi accessibili”

DAN JORGENSEN COMMISSARIO EUROPEO PER L'ENERGIA E LE POLITICHE ABITATIVE
Il piano casa europeo entra nel vivo. Come raccontato qui, la Commissione speciale sulla crisi abitativa (Hous) presieduta da Irene Tinagli ha avviato ieri il confronto con il commissario all’Energia e alle politiche abitative Dan Jørgensen sul Piano per l’edilizia abitativa accessibile adottato il 16 dicembre scorso. E la prima giornata di discussione politica che ha aperto alla stesura delle raccomandazioni parlamentari ha messo sul piatto una nuova proposta e evidenziato l’allarme dei deputati nel capire i contorni di quanto promesso nel documento. Dalle semplificazioni ai nuovi strumenti finanziari passando per una necessaria chiarificazione tra alloggi sociali e accessibili.
“Per la prossima legge sugli alloggi a prezzi accessibili che adotteremo nei prossimi mesi valuteremo se proporre misure nel campo della tassazione, dove gli strumenti sono più efficaci”, ha annunciato Jorgensen durante l’audizione. “Prendere decisioni nel campo della tassazione a livello europeo è difficile, visto che è necessaria l’unanimità, ma nel prossimo atto valuteremo se proporre agli Stati una serie di migliori pratiche da adottare a livello nazionale”, ha aggiunto. Avvertendo, però, che nella prossima legge “ci saranno diverse misure da adottare a livello europeo, ma quelle da adottare a livello nazionale saranno molte di più”. Anche Irene Tinagli lo ha rimarcato aprendo i lavori: “Il vero cambiamento dipende da quanto faranno i singoli Stati, dalla loro volontà di impegnare loro risorse e fondi Ue con misure mirate sul piano legislativo e amministrativo. La casa è una priorità dei cittadini europei e l’Europarlamento continuerà a ritenere l’edilizia accessibile una priorità affinché diventi realtà”.
Uno dei capitoli dolenti del dossier abitativo è quello degli affitti brevi, su cui Jorgensen ha assicurato che nella nuova proposta legislativa in arrivo “quest’anno” non ci sarà “un divieto (…) ma le nostre proposte contribuiranno a definire le aree più in difficoltà”. L’obiettivo sarà consentire “alle autorità pubbliche di adottare misure volte a limitare gli effetti negativi degli affitti a breve termine, continuando a sfruttarne i vantaggi”, ha aggiunto. E nella proposta verrà introdotto “un numero massimo di notti per anno o la limitazione degli affitti alla stagione estiva, affittando agli studenti per il resto dell’anno”. In tutto il piano, ha ricordato ancora Jorgensen, “invitiamo gli Stati membri ad adottare un approccio che dia priorità all’alloggio per affrontare il problema dei senzatetto e migliorare l’accesso all’alloggio per i giovani e gli studenti”. Che insieme ai senza tetto saranno in cima alla lista dei soggetti prioritari di questi interventi.
Insomma, palla agli Stati membri, molto più che a Bruxelles, per risolvere il problema casa. Su cui, ha ricordato ancora il commissario, comunque l’Ue ha allargato le maglie sugli aiuti di Stato per accelerare il sostegno. Anche se, in termini pratici, “il nostro compito non è solo quello di costruire più case. Dobbiamo anche garantire che nessun metro quadro di abitazione venga sprecato. Perché proprio in questo momento, quando ci sono troppe persone in Europa senza casa, ci sono anche troppe case senza persone. Il 20% delle case europee è attualmente vuoto. È grottesco”, ha ricordato con tono scioccato dal piano presentato a dicembre. Ecco perché “intensificheremo il sostegno alla ristrutturazione e alla riqualificazione per ridare vita alle case e far risparmiare”. Anche perché, ha spiegato Jorgensen, la persona sarà messa al primo posto e il profitto al secondo.
Non sono mancate, però, le perplessità dai deputati intervenuti durante la sessione. Dai criteri per identificare le aree sotto pressione e distinguere gli alloggi in base al reddito alle misure concrete per semplificare le norme su autorizzazioni e uso dei fondi, passando per l’intreccio tra il piano abitativo e le direttive ambientali. Molto, soprattutto, dipenderà dall’entità del contibuto che arriverà dal settore privato. “Sarà difficile disporre una misura unica per gli alloggi accessibili ma la crisi c’è ovunque e quindi accomuna tutti”, ha precisato Dan Jorgensen. “E le norme ambientali spesso sono quelle che rallentano la costruzione ma l’attenzione su ambiente e natura resta intatta”. Finora, comunque, “l’Ue ha mobilitato 43 miliardi sugli alloggi. Ma un altro problema da affrontare sarà quello delle manutenzioni”.
Il problema è stato, infine, inquadrato ancor meglio dallo studio richiesto dalla commissione speciale “Mappatura delle esigenze abitative nell’UE, valutazione dell’impatto della scarsità di alloggi e panoramica della pertinente legislazione dell’Ue”. Che tra le tante evidenze sottolinea come, in tutta l’Unione, il 17% di alloggi sono sovraffollati e il 10% non sono riscaldati. In termini geografici, invece, le aree orientali e mediterranee scontano alloggi di bassa qualità, mentre permane uno scarto evidente tra aree urbane e rurali.