LA GIORNATA
Rivolta a Parigi contro il Mercosur, la Francia voterà no all’accordo
- Lavoro, a novembre disoccupazione al 5,7%, mai così bassa. Ma cala l’occupazione e crescono gli inattivi
- Dl Transizione 5.0, dal Senato primo ok, nuove norme per il golden power
- Dal Mase 500 milioni per la mobilità sostenibile nelle grandi città
IN SINTESI
Linea dura della Francia sull’accordo di libero scambio con il Mercosur. Alla vigilia del voto europeo finale che dovrebbe dare il via libera all’intesa, il presidente Emmanuel Macron ha annunciato ieri sera il voto contrario e ne ha direttamente informato la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen al telefono. In una nota, Macron ha quindi sottolineato che la Francia “voterà contro la firma dell’accordo tra l’Unione europea e i Paesi del Mercosur”, malgrado “progressi incontestabili”, che vanno “riconosciuti alla Commissione europea”. Per il leader francese, bisogna “registrare il rifiuto politico unanime dell’accordo, come chiaramente mostrato dai recenti dibattiti all’Assemblea Nazionale e al Senato” . “La tappa della firma dell’accordo – ha avvertito avverte Macron – non rappresenta la fine della storia. Continuerò a battermi per la piena e concreta attuazione degli impegni ottenuti dalla Commissione europea e per proteggere i nostri agricoltori”. L’annuncio di Macron è arrivato dopo una giornata ad alta tensione a Parigi e in altre città francesi. “Avevamo detto che saremmo venuti a Parigi ed eccoci qui”, hanno detto gli agricoltori della Confédération rurale che con i loro trattori hanno invaso la capitale francese spingendosi fin sotto la Tour Eiffel e all’Arco di Trionfo. Agli occhi degli agricoltori francesi, l’intesa rappresenta una minaccia diretta: senza clausole di salvaguardia, meccanismi ‘specchio’ e controlli rafforzati, il timore – espresso anche in Italia da Coldiretti che ha ribadito la propria opposizione se non ci sarà “reciprocità” – è di essere travolti dalla concorrenza sleale.
A dire no è anche l’Ungheria. “La Commissione europea sta spingendo per l’adozione e l’attuazione di un accordo che aprirebbe l’Europa a importazioni illimitate di prodotti agricoli sudamericani a scapito dei mezzi di sussistenza degli agricoltori ungheresi. Ci opponiamo a questa decisione, poiché Bruxelles sta ancora una volta ignorando gli interessi dei nostri agricoltori… “, ha scritto sui social il ministro degli Esteri ungherese Peter Szijjarto. No anche dall’Irlanda. “La posizione del governo sul Mercosur è sempre stata chiara: non abbiamo sostenuto l’accordo nella forma in cui è stato presentato”, ha affermato il vice primo ministro irlandese Simon Harris. “Voteremo contro l’accordo”, ha aggiunto. A parlare per l’Italia è il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida: “Ieri a Bruxelles, in rappresentanza del Governo italiano, ho assunto posizioni chiarissime a tutela del nostro sistema, perché le aziende italiane possano essere sempre più competitive e forti sui mercati. Proprio per questa ragione abbiamo chiesto e ottenuto dall’Europa garanzie economiche sulla Pac fino a qualche settimana fa impensabili, queste risorse permetteranno ai nostri agricoltori di avere il giusto sostegno per le loro attività. A fianco di questo, sul Mercosur abbiamo posto delle condizioni per migliorarlo nettamente e abbiamo ottenuto importanti risultati che lo rendono più vantaggioso”. “Ancora oggi, però – aggiunge il ministro – ci impegniamo a chiedere e ottenere risultati ulteriori per garantire il sistema agricolo italiano ed europeo. L’Italia aveva contribuito ad ottenere tra le altre cose l’adozione di un meccanismo di salvaguardia contro le perturbazioni che l’apertura dei mercati avrebbe potuto creare. Le autorità europee avevano fissato la soglia di entrata in azione di questo meccanismo qualora i prezzi fossero scesi dell’8%. Abbiamo chiesto ufficialmente anche nella riunione di ieri, e contiamo di ottenere – conclude – che la soglia scenda al 5% così come anche il parlamento europeo aveva indicato”
Bruxelles ribadisce le ragioni dell’accordo. “Riteniamo che sia un accordo essenziale dal punto di vista economico, politico, strategico e diplomatico per l’Ue. E crediamo che, con le ulteriori garanzie e protezioni che abbiamo messo in atto negli ultimi dodici mesi per rassicurare i nostri rappresentanti del settore agroalimentare, ora abbiamo un testo sul tavolo che può essere sostenuto con piena fiducia da tutti i nostri Stati membri e da tutti i nostri rappresentanti economici”, ha detto il portavoce della Commissione europea responsabile per il Commercio, Olof Gill, durante il briefing quotidiano con la stampa. “Spetta agli Stati membri decidere”, ha evidenziato il portavoce, ribadendo il pieno rispetto del processo democratico da parte di Bruxelles. L’intesa, negoziata per oltre 25 anni, creerebbe una delle più grandi aree di libero scambio al mondo, rafforzando gli scambi tra l’Ue a 27 Paesi e il blocco Mercosur composto da Brasile, Paraguay, Argentina e Uruguay. Tuttavia, molti agricoltori europei temono di essere penalizzati dall’afflusso di prodotti più economici provenienti dal colosso agricolo brasiliano e dai Paesi vicini. La decisione dell’Ue sull’accordo era stata rinviata a dicembre a causa dell’opposizione di diversi Paesi.
Lavoro, a novembre disoccupazione al 5,7%, mai così bassa. Ma cala l’occupazione e crescono gli inattivi
Per il mercato del lavoro italiano, il mese di novembre segna un record: il tasso di disoccupazione tocca il 5,7%, che è il livello più basso dall’inizio delle serie storiche dell’Istat cominciate nel 2004. Ad offuscare, però, questo dato sono le rilevazioni, diffuse ieri dall’istituto di statistica, che mostrano anche un calo degli occupati in un mercato che continua ad essere trainato dagli over 50 e dai dipendenti a tempo indeterminato e dall’aumento degli inattivi, cioè coloro che non hanno un posto e neanche lo cercano. Anche quello giovanile (15-24 anni) cala, arrivando al 18,8%. Una discesa però influenzata dall’aumento del tasso di inattività, che sale al 33,5%. Il numero delle persone con un lavoro, pari in totale a 24 milioni 188mila, diminuisce rispetto al mese precedente di 34mila unità (-0,1%), soprattutto tra le donne. Il tasso di occupazione scende così al 62,6% (-0,1 punti), dopo il record di ottobre. Nel confronto annuo, il bilancio resta comunque positivo: 179mila occupati in più (+0,7%) rispetto a novembre 2024, risultato ottenuto dalla crescita dei dipendenti permanenti (+258mila) e degli autonomi (+126mila) e dal calo dei dipendenti a termine (-204mila). Gli occupati salgono tra i 25-34enni e tra chi ha almeno 50 anni. Il Governo e la maggioranza plaudono al calo della disoccupazione e alla crescita annua dell’occupazione. “Il governo continuerà a fare la propria parte per sostenere chi crea lavoro. Avanti su questa strada”, scrive sui social la premier Giorgia Meloni. Il tasso di disoccupazione italiano al 5,7% è “un dato senza precedenti” che “si pone al di sotto della media Ue e dell’area euro: un grande risultato del Paese, di imprenditori, lavoratori e professionisti”, commenta la ministra del Lavoro e delle Politiche sociali, Marina Calderone. A novembre scorso, indica infatti l’Eurostat, il tasso di disoccupazione nell’eurozona si attesta al 6,3%; nell’Unione europea al 6%. I livelli più contenuti nell’Ue si registrano a Malta (3,1%), Repubblica Ceca (3,2%) e Paesi Bassi (4%), al contrario i più alti svettano in Spagna (10,4%), Finlandia (10,1%) e Grecia (8,2%). Attacca, invece, l’opposizione con il M5S che parla di “fallimento” delle politiche attive del lavoro: “Con 12,4 milioni di inattivi a novembre, cosa festeggia la destra?”, domanda il capogruppo dei Cinquestelle in commissione Lavoro alla Camera, Dario Carotenuto. Tra i sindacati la Cgil parla di “propaganda” del governo e chiede di non usare alibi sulle politiche industriali, salariali e occupazionali. “La riduzione della disoccupazione, infatti – afferma la segretaria confederale Maria Grazia Gabrielli – non coincide con un rafforzamento strutturale dell’occupazione. A novembre si registrano 34 mila occupati in meno rispetto al mese precedente, con un calo che colpisce soprattutto donne, giovani, lavoratori a termine e autonomi. Il tasso di occupazione scende al 62,6%, restando tra i più bassi in Europa. Il dato più preoccupante è però l’aumento del tasso di inattività, salito al 33,5%: oltre un terzo della popolazione in età da lavoro è fuori dal mercato, spesso non per scelta, ma per assenza di opportunità, servizi e politiche efficaci. È questa la vera anomalia italiana che i ‘record’ sbandierati dal Governo continuano a occultare”. La Cisl rilancia la necessità di un patto per lo sviluppo e la qualità del lavoro. Nello scenario resta anche il nodo dell’occupazione femminile. Nonostante i progressi degli ultimi anni, che hanno visto il lavoro delle donne aumentare tra il 2020 ed il 2025 di oltre 870mila unità, il tasso di inattività femminile rimane ancora superiore al 42%, sottolinea Confcommercio.
Dl Transizione 5.0, dal Senato primo ok, nuove norme per il golden power
Cambia il golden power: tra i criteri per esercitare i poteri speciali entra ufficialmente la sicurezza economica e finanziaria; inoltre per il settore finanziario servirà prima il parere delle Autorità europee competenti in materia. Le novità sono inserite nel decreto Transizione 5.0, che ieri ha incassato il sì del Senato con la fiducia per passare alla Camera per il via libera definitivo che dovrà arrivare entro il 20 gennaio. Con le modifiche al golden power il governo risponde alle obiezioni Ue, adeguandosi ai rilievi sollevati dalla Commissione. In particolare, viene introdotto tra i criteri per la sussistenza di pericoli per l’ordine pubblico o la sicurezza pubblica, la “sicurezza economica e finanziaria nazionale, nella misura in cui la protezione degli interessi essenziali dello Stato non sia adeguatamente garantita dalla sussistenza di una specifica regolamentazione del settore”. La seconda novità risponde ancora più direttamente ai rilievi europei e subordina temporalmente l’attivazione dei poteri speciali per banche e assicurazioni “al completamento dei procedimenti pendenti dinanzi alle Autorità europee” competenti sugli aspetti di carattere prudenziale e concorrenziale, ovvero Bce e Commissione Ue. Il decreto Transizione 5.0 è stato approvato in cdm il 20 novembre per superare lo stallo creatosi dopo l’esaurimento dei fondi destinati agli incentivi, fissa al 27 novembre 2025 la chiusura della piattaforma per le domande e stanzia ulteriori 250 milioni per il 2025. Le imprese si preparano intanto all’arrivo dei nuovi incentivi, l’iper e superammortamento introdotti dalla manovra che dal 2026 prenderanno il posto dei vecchi crediti d’imposta. Le istruzioni sono pronte e sono contenute nel decreto attuativo del Mimit di concerto con il Mef, che attende il via libera della Ragioneria e della Corte dei Conti. Le imprese sono tenute a presentare prima “una o più comunicazioni preventive” per ciascuna struttura produttiva cui si riferiscono gli investimenti, poi a 2 mesi dalla notifica dell’esito positivo da parte del Gse va inviata la comunicazione di conferma; infine la comunicazione di completamento va trasmessa “al completamento degli investimenti e in ogni caso entro il 15 novembre 2028”. Il decreto stabilisce che Gse farà verifiche documentali e controlli sugli investimenti agevolati e fissa le circostanze che portano alla decadenza del beneficio, mentre i termini di apertura della piattaforma informatica cui inviare le comunicazioni arriveranno con uno o più decreti direttoriali. La maggiorazione del costo di acquisizione, in base a quanto stabilito dalla legge di bilancio, riguarda i beni strumentali nuovi prodotti in uno degli Stati membri dell’Ue o in Stati aderenti all’accordo sullo Spazio economico. Ma il vincolo ‘made in Eu’ è destinato ad essere presto allentato: il governo infatti, secondo quanto si apprende, sta studiando una correzione, da inserire nel primo provvedimento utile, per estendere il perimetro anche ai paesi del G7, ricomprendendo dunque anche Usa e Giappone.
Bce, invariate a novembre le aspettative di inflazione dei consumatori, più negativi su economia
La percezione mediana dell’inflazione da parte dei consumatori dell’eurozona nei 12 mesi precedenti è rimasta invariata a novembre 2025, rispetto al mese precedente, così come le aspettative di inflazione mediane per i 12 mesi successivi, per i prossimi tre anni e per i prossimi cinque anni. È quanto emerge dal Consumer Expectations Survey della BCE, secondo cui le aspettative di crescita della spesa sono diminuite, le aspettative di crescita economica sono diventate più negative, mentre il tasso di disoccupazione previsto è diminuito. A novembre, il tasso mediano di inflazione percepita nei 12 mesi precedenti è rimasto invariato al 3,1% per il decimo mese consecutivo. Anche le aspettative mediane di inflazione nei 12 mesi successivi sono rimaste invariate rispetto a ottobre, al 2,8%. Anche le aspettative di inflazione a tre anni sono rimaste invariate al 2,5%, così come le aspettative di inflazione a cinque anni al 2,2%. Anche l’incertezza sulle aspettative di inflazione per i successivi 12 mesi è rimasta invariata a novembre. Le aspettative di crescita del reddito nominale dei consumatori nei successivi 12 mesi sono rimaste invariate all’1,2% a novembre. La crescita percepita della spesa nominale nei 12 mesi precedenti è aumentata al 5,0%, dal 4,9% di ottobre. La crescita della spesa nominale prevista per i prossimi 12 mesi è scesa al 3,4%, dal 3,5% di ottobre, con gli intervistati nei tre quintili di reddito più bassi che hanno mostrato aspettative di crescita della spesa leggermente superiori rispetto a quelli nei due quintili più alti. Le aspettative di crescita economica per i prossimi 12 mesi sono diventate più negative, scendendo al -1,3% a novembre dal -1,1% di ottobre. Le aspettative per il tasso di disoccupazione a 12 mesi sono scese al 10,9% a novembre, dall’11,0% di ottobre. Come nei mesi precedenti, le famiglie a basso reddito prevedevano il tasso di disoccupazione più alto nei prossimi 12 mesi (13,4%), mentre le famiglie a reddito più alto prevedevano il tasso più basso (9,4%). I consumatori hanno continuato ad aspettarsi che il tasso di disoccupazione futuro sarà solo leggermente superiore al tasso di disoccupazione percepito attuale (10,4%), suggerendo prospettive di mercato del lavoro sostanzialmente stabili. I consumatori si aspettavano che il prezzo della loro casa aumentasse del 3,4% nei prossimi 12 mesi, in calo rispetto a ottobre (3,5%). Le aspettative di crescita dei prezzi delle case sono rimaste sostanzialmente allineate tra le diverse categorie di reddito, attestandosi rispettivamente al 3,5% e al 3,2% per il quintile di reddito più basso e più alto. Le aspettative sui tassi di interesse sui mutui nei prossimi 12 mesi sono scese al 4,6% a novembre, dal 4,7% di ottobre. Come nei mesi precedenti, le famiglie a basso reddito si aspettavano i tassi di interesse sui mutui più elevati nei prossimi 12 mesi (5,3%), mentre le famiglie a reddito più elevato si aspettavano i tassi più bassi (4,1%). La percentuale netta di famiglie che segnalavano un inasprimento (rispetto a quelle che segnalavano un allentamento) dell’accesso al credito nei 12 mesi precedenti è diminuita rispetto a ottobre, mentre la percentuale netta di famiglie che prevedevano condizioni di credito più restrittive nei prossimi 12 mesi è rimasta invariata.
Nell’Eurozona lieve calo per la fiducia delle imprese a dicembre, in calo le attese sull’occupazione
A dicembre 2025 il clima di fiducia economica è rimasto sostanzialmente stabile nell’Unione europea, mentre ha registrato un lieve calo nell’area euro. L’Economic Sentiment Indicator (Esi), misurato dalla Commissione europea, si è attestato a 96,8 punti nell’Ue, in flessione di 0,1 punti rispetto a novembre, e a 96,7 punti nell’Eurozona, in calo di 0,4 punti. In diminuzione anche le aspettative sull’occupazione: l’Employment Expectations Indicator (Eei) è sceso di 0,9 punti sia nell’Ue, a 97,9 punti, sia nell’area euro, a 96,8 punti. Entrambi gli indicatori restano al di sotto della media di lungo periodo pari a 100.
Coesione, Fitto: nel 2026 continua il lavoro sulle sfide delle regioni
“Nei prossimi mesi proseguirà il lavoro avviato lo scorso anno per affrontare le principali sfide delle regioni europee, seguendo un approccio territoriale e valorizzando le specificità locali”. Lo scrive il commissario Ue alla Coesione Raffaele Fitto. “Dopo il lancio dell’Agenda per le Città, a dicembre scorso, già pienamente operativa, nel 2026 concentreremo il nostro impegno su alcune priorità strategiche: il sostegno alle regioni al confine orientale dell’Europa, che vivono ogni giorno le conseguenze della guerra alle loro frontiere; un’attenzione particolare alle regioni ultraperiferiche, territori europei lontani dalle capitali ma di grande valore strategico; il rafforzamento di isole e zone costiere, per sviluppare al meglio le potenzialità dell’economia del mare; la strategia Right to Stay, per contrastare lo spopolamento e offrire nuove opportunità alle regioni più fragili”, prosegue Fitto. “Una politica di coesione moderna, flessibile e radicata nei territori è essenziale per rafforzare l’Europa e costruire sviluppo e opportunità per tutti”, conclude il commissario.
Clima, la Commissione Ue contro il ritiro Usa dalla Convenzione Onu
La Commissione europea contro la decisione degli Usa di ritirarsi dalla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici.”Alla Casa Bianca non interessano l’ambiente, la salute o le sofferenze delle persone. La pace, la giustizia, la cooperazione o la prosperità non sono tra le sue priorità. Nemmeno la grande eredità degli Stati Uniti alla governance globale”, scrive sui social la vice presidente esecutiva della Commissione Ue, responsabile per la transizione verde, Teresa Ribera. Anche il commissario al Clima, Wopke Hoekstra, critica la decisione: “L’Unfccc è alla base dell’azione globale per il clima. Riunisce i paesi per sostenere il clima, ridurre le emissioni, adattarsi ai cambiamenti climatici e monitorare i progressi. La decisione della più grande economia mondiale e del secondo maggior produttore di emissioni di ritirarsi da essa è deplorevole e sfortunata”.
Mase e Spes Academy, intesa per l’eco-transizione delle infrastrutture digitali, collaborazione anche sui temi dell’Ia
La sfida della transizione ecologica non si affronta solo con gli investimenti, ma con un’architettura di competenze capace di integrare intelligenza artificiale, infrastrutture digitali e gestione delle risorse naturali in un unico modello di sviluppo. Lo sottolineano il ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica e Spes Academy, indicandoli come obiettivi del protocollo d’intesa per diffondere e sviluppare la conoscenza tecnico-scientifica nel campo dell’ambiente e dell’innovazione. “Al centro del patto – si legge in una nota – la volontà di trasformare la digitalizzazione del Paese in un processo sostenibile, nel pieno rispetto dell’economia circolare, dell’uso efficiente del suolo e della tutela delle risorse idriche. Il protocollo, che prevede la collaborazione per la predisposizione di studi, programmi di ricerca nazionali e internazionali, la creazione di tavoli di lavoro e comitati tecnico-scientifici e l’organizzazione congiunta di convegni, seminari, incontri di studio di rilevanza nazionale e internazionale, metterà a disposizione delle istituzioni le competenze necessarie per anticipare i cambiamenti globali. “Le infrastrutture digitali sono essenziali per lo sviluppo sociale ed economico e per garantire la sicurezza ambientale e la competitività del Paese. Diffondere la conoscenza sulle caratteristiche di queste infrastrutture e sulla loro sostenibilità consentirà di accrescere la consapevolezza tecnica delle amministrazioni e la partecipazione attiva dei cittadini al cambiamento” spiega Laura D’Aprile, capo dipartimento del Mase.
“Questo protocollo d’intesa rappresenta un passo decisivo verso una governance moderna e consapevole, capace di mettere insieme innovazione tecnologica e resilienza ambientale. Vogliamo mettere le eccellenze della nostra Scuola al servizio delle istituzioni, per sviluppare un percorso in grado di affrontare le sfide della digitalizzazione rendendole opportunità concrete di crescita, rafforzando la competitività del Sistema Paese attraverso l’alta formazione e la ricerca” ha dichiarato Valerio De Luca, direttore della Spes Academy.
Dal Mase 500 milioni per la mobilità sostenibile nelle grandi città
È stato firmato dal Mase e da tutti i ministri concertanti il decreto che istituisce un Programma di finanziamento per il potenziamento della mobilità sostenibile nelle grandi aree urbane, che entra ora nella fase finale di adozione. Lo rende noto il ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica precisando che il provvedimento prevede uno stanziamento complessivo di 500 milioni di euro dal dicastero ed è rivolto ai Comuni capoluogo di provincia con popolazione superiore a 50mila abitanti e alle Città metropolitane che si trovano nelle aree interessate dal contenzioso europeo sulla qualità dell’aria.
“Con questo decreto mettiamo a disposizione risorse significative per aiutare le città più esposte all’inquinamento atmosferico a cambiare passo”, dichiara il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto. “Investire sulla mobilità sostenibile significa migliorare la qualità dell’aria, tutelare la salute dei cittadini e rendere i centri urbani più vivibili e moderni. È una misura concreta che coniuga ambiente, sviluppo e qualità della vita”.
Il Programma, si legge nella nota, finanzierà interventi per la riduzione delle emissioni e il miglioramento della qualità della vita urbana, tra cui: il rafforzamento del Mobility Management, il potenziamento del trasporto pubblico locale e della mobilità collettiva, condivisa e a chiamata, il sostegno alla logistica urbana sostenibile, incentivi e azioni a supporto della domanda di mobilità sostenibile, nonché interventi per la regolamentazione e la gestione della mobilità urbana. L’obiettivo è concentrare le risorse nei territori a maggiore densità di traffico e con una più elevata domanda di mobilità, così da accelerare il risanamento della qualità dell’aria e ridurre l’impatto ambientale del settore dei trasporti. Il Programma adotta “un approccio integrato, consentendo ai Comuni di intervenire in modo coordinato su più ambiti e di avvalersi del supporto tecnico dell’Anci, al fine di massimizzare l’efficacia delle misure attivate” conclude il Mase.
Da Cdp e Mps un finanziamento da 37,4 milioni per l’ospedale di Arzignano- Montecchio Maggiore a Vicenza
Sostenere la transizione tecnologica e l’ampliamento del nuovo Ospedale dinArzignano – Montecchio Maggiore, in provincia di Vicenza: è questo l’obiettivo del finanziamento su base project financing da 37,4 milioni messo a disposizione da Cassa Depositi e Prestiti e Banca Monte dei Paschi di Siena S.p.A. n favore di Armon, società concessionaria del contratto per l’ammodernamento della struttura esistente e la realizzazione di una porzione del nuovo Ospedale da 280 posti. Il finanziamento è stato messo a disposizione con quote paritarie da parte dei due istituti e ha una forte valenza strategica perché sostiene il completamento della struttura sanitaria grazie al nuovo polo tecnologico, al nuovo polo logistico e ad una rinnovata Ala Nord incorporata in un nuovo edificio di 5 piani, all’avanguardia per le soluzioni costruttive, le tecnologie e il comfort degli utenti. “Interventi a sostegno delle infrastrutture sociali, come quello dell’Ospedale di Arzignano – Montecchio Maggiore, rappresentano una priorità per CDP in quanto generano un impatto positivo sulle comunità locali.
Questo finanziamento riconferma inoltre il ruolo di Cdp a sostegno dei Progetti di Partenariato Pubblico Privato” sottolinea Alessia Masitto, Head of Infrastrutture di Cassa Depositi e Prestiti. Emanuele Scarnati, Chief Commercial Officer Large Corporate e Investment Banking di Banca MPS, commenta: «Con questa operazione Banca Monte dei Paschi di Siena conferma il proprio ruolo di riferimento nel project financing, sostenendo lo sviluppo delle infrastrutture anche sociali e una crescita virtuosa dei territori. L’iniziativa evidenzia anche la nostra capacità di lavorare in partnership con operatori industriali e finanziari di primario standing, a beneficio delle comunità». “Constatiamo con soddisfazione come il progetto presentato per il nuovo Ospedale di Montecchio sia stato capace di attirare l’interesse di primari finanziatori che hanno dimostrato ancora una volta di apprezzare il nostro modo di operare” dichiara Marcello Modenese, CFO del Gruppo CMB. L’operazione ha visto coinvolte nell’analisi del progetto alcune fra le primarie società di consulenza tecnica e legale. ADVANT Nctm Studio Legale ha assistito la concessionaria Armon e i suoi soci nella negoziazione della documentazione commerciale e finanziaria sia per gli aspetti relativi alla redazione dei contratti di progetto sia per quelli banking relativi alla redazione della documentazione finanziaria. EY Studio Legale Tributario ha assistito il pool di banche finanziatrici negli aspetti relativi alla revisione dei contratti commerciali, nonché nella redazione e negoziazione della documentazione finanziaria. Protos Check Srl ha agito in qualità di consulente tecnico delle banche finanziatrici.
Poste: nuovi prototipi di cargo e-bike per consegnare pacchi nei centri storici delle città
Poste Italiane sperimenta nuovi prototipi innovativi di veicoli leggeri e completamente green per efficientare ulteriormente il servizio di recapito di posta e pacchi. In collaborazione con il Centro nazionale per la mobilità sostenibile MoSt e in partnership tecnologica con aziende dell’automotive, Poste Italiane sta lavorando in particolare sullo sviluppo di nuovi prototipi di cargo e-bike elettrici a tre ruote. Il team di progetto, oltre a Poste Italiane, è composto da Italian Aluminium Technology, Pirelli e da ricercatori della Università degli Studi di Firenze, dell’Università degli Studi di Bergamo e del Politecnico di Milano. Tra i principali obiettivi del progetto, in fase sperimentale in Puglia, c’è anche l’integrazione di una sofisticata componente tecnologica per rafforzare la sicurezza nelle fasi di recapito di posta e pacchi. Le cargo e-bike di Poste Italiane rappresentano una soluzione innovativa e sostenibile per il recapito urbano, concepite per rispondere alle nuove esigenze di consegna nelle città i cui centri storici sono tutelati da norme per la limitazione del traffico su gomma e la riduzione delle emissioni di CO2. Il prototipo è caratterizzato da una capacità di carico superiore rispetto alle biciclette tradizionali, grazie a un vano modulare capiente fino a 700 litri, per un massimo di 100 chilogrammi. La configurazione a tre ruote, inoltre, offre maggiore stabilità durante la guida e consente di operare in modo sicuro anche in aree con traffico intenso o con pavimentazioni irregolari. La velocità massima è limitata a 25 chilometri orari come previsto dalla normativa per i veicoli leggeri a pedalata assistita.
La rete di sensori, radar e calcolatori elettronici integrati sul veicolo, offre innovativi servizi di supporto al conducente; e permette di fornire dati utili alla ricerca di soluzioni sempre più efficaci per incrementare la sicurezza. Questi dispositivi consentono di rilevare ostacoli lungo il percorso, monitorare lo stato e l’usura degli pneumatici, fornire al conducente supporto per migliorare lo stile di guida contribuendo alla prevenzione degli incidenti e all’efficienza delle operazioni.
Le cargo e-bike, inoltre, sono equipaggiate con un sistema di antibloccaggio delle ruote per maggiore sicurezza e un sistema di rigenerazione energetica che sfrutta sia la frenata sia l’energia solare, tramite pannelli fotovoltaici integrati. L’apertura e la chiusura del vano di carico avvengono attraverso la tecnologia di comunicazione NFC; mentre un sistema di allerta informa il conducente in caso di ostacoli improvvisi. Le cargo e-bike, dotate di sensori in grado di rilevare dati come la qualità dell’aria, la temperatura e l’umidità, hanno anche la funzione di monitorare gli indicatori ambientali, fornendo così informazioni utili per la gestione intelligente dello spazio urbano e di contribuire a favorire migliori condizioni di vita nei centri cittadini in cui operano. Poste Italiane prosegue, dunque, nel suo processo di evoluzione tecnologica a beneficio della transizione green. Al 30 settembre 2025 l’azienda dispone di una flotta composta da quasi 29 mila mezzi a basse emissioni, di cui circa 6.200 completamente green e 8.800 ibridi, confermandosi così all’avanguardia in Italia nel processo di decarbonizzazione del trasporto, in linea con quanto previsto dal piano strategico quadriennale “2024–2028 The Connecting Platform”. La flotta green di Poste Italiane, la più estesa d’Europa tra quelle aziendali, comprende veicoli di nuova generazione alimentati da motori elettrici, ibridi e a combustione interna a ridotto impatto ambientale, tutti progettati per coniugare sostenibilità, efficienza e sicurezza.
Intesa Sp e Grimaldi: un finanziamento green da 162,3 mln per tre navi di nuova generazione
Intesa Sanpaolo, tramite la Divisione IMI Corporate & Investment Banking, guidata da Mauro Micillo, ha concluso un finanziamento da 162,3 milioni di euro destinato a Grimaldi Euromed, società del Gruppo Grimaldi. L’operazione è finalizzata all’acquisizione di tre navi Pure Car & Truck Carrier (PCTC) di nuova generazione denominate Grande Egitto, Grande Pacifico e Grande Oceania, con consegna prevista nel corso del 2026.Grande Egitto, Grande Pacifico e Grande Oceania sono tre delle 17 nuove navi PCTC (Pure Car & Truck Carrier) ordinate dal Gruppo Grimaldi tra il 2022 e il 2023, per un investimento complessivo di oltre USD 1,6 miliardi. Queste unità si distinguono non solo per l’elevata capacità di trasporto – di ben 9.800 CEU (Car Equivalent Units) ciascuna – ma anche per il loro ridotto impatto ambientale. A rendere ognuna di queste navi così green e all’avanguardia sono un design unico e
tecnologie avanzate, tra cui notazione di classe Ammonia Ready, che certifica che potranno essere convertite all’utilizzo dell’ammoniaca come combustibile a zero emissioni di carbonio; notazioni di classe Green Plus, Green Star 3, Comfort Vibration and Comfort Noise Port; mega batterie agli ioni di litio dalla capacità totale di 5 MWh; 2.500 metri quadri di pannelli solari; Cold ironing: sistema di alimentazione elettrica da terra; Air lubrication system: sistema di lubrificazione della carena con bollicine d’aria che riducono la resistenza all’avanzamento; timone innovativo denominato gate rudder, installato per la prima volta su navi PCTC, composto da due pale foil posizionate ai lati dell’elica che migliorano l’efficienza propulsiva e la manovrabilità.
Il finanziamento, strutturato come Green Loan, si inserisce, sottolinea il gruppo in una nota, nel più ampio impegno ESG del Gruppo Intesa Sanpaolo, guidato dal CEO Carlo Messina, come dimostra il sostegno alla clientela nella transizione energetica. Tra il 2021 e i primi nove mesi 2025 sono stati erogati circa 84,7 miliardi di euro a supporto di green economy, economia circolare e transizione ecologica. In questo contesto, trova naturale continuità la collaborazione con il Gruppo Grimaldi, che condivide la stessa visione di sviluppo sostenibile e ne interpreta con concretezza gli obiettivi. L’adozione di un modello di business sostenibile e socialmente responsabile è infatti una priorità per il Gruppo Grimaldi sin dalla sua fondazione, una priorità che negli anni ha assunto un ruolo sempre più centrale, con l’obiettivo prospettico di navigare e trasportare merci e passeggeri a zero emissioni. Tra il 2018 e il 2025, la compagnia ha effettuato ordini per ben 48 nuove navi dal valore complessivo di circa USD 5 miliardi; parallelamente, ha investito nell’ammodernamento in chiave green della flotta già in servizio, e in quello dei porti e terminal portuali di proprietà e in gestione in Europa ed Africa. L’accordo testimonia come la cooperazione tra banca e industria possa attivare investimenti ad alto valore aggiunto, accelerando i processi di innovazione e sostenibilità del settore marittimo europeo. Francesca Diviccaro, Responsabile Retail & Luxury della Divisione IMI Corporate & Investment Banking di Intesa Sanpaolo, ha dichiarato: “Grimaldi Euromed rappresenta un’eccellenza nella modernizzazione sostenibile del trasporto marittimo e come Divisione IMI CIB ne supportiamo con continuità il percorso di crescita. Il Gruppo Intesa Sanpaolo è da sempre in prima linea nell’accompagnare le realtà aziendali nei loro investimenti strategici, favorendo processi di innovazione e di transizione energetica”. A sua volta, Diego Pacella, Amministratore Delegato del Gruppo Grimaldi, ha commentato: “Il finanziamento destinato all’acquisto delle navi Grande Egitto, Grande Pacifico e Grande Oceania supporta la nostra strategia di crescita sostenibile, in cui l’ammodernamento della flotta rappresenta uno dei tasselli fondamentali e di maggior impatto. Questa nuova operazione rinsalda, inoltre, la nostra storica partnership con il Gruppo Intesa Sanpaolo che si conferma tra i principali partner bancari del Gruppo Grimaldi”.
Eur Spa: record di presenze per il polo Euro: oltre 1,5 milioni di presenze nel 2025, +50% sul 2024
“Abbiamo chiuso il 2025 con un nuovo record di presenze e di incassi nelle strutture gestite da Eur Spa (90% Ministero dell’Economia e delle Finanze; 10% Roma Capitale): La Nuvola, Palazzo dei Congressi, Palazzo dello Sport e il Parco del Laghetto hanno, infatti, fatto registrare un risultato straordinario. Un dato mai raggiunto da EUR SpA, grazie al lavoro dell’AD Claudio Carserà, al sostegno dell’intero Consiglio di amministrazione, dei Soci, e al contributo essenziale di tutti i nostri dipendenti, che ringrazio. Un obbiettivo centrato anche grazie alla piena sintonia di intenti della nostra Società con il Governo e l’amministrazione di Roma Capitale”. A dichiararlo è il presidente di Eur Spa Enrico Gasbarra. “Oltre 1,5 milioni di presenze e 23 milioni di euro di incasso – prosegue Gasbarra – con un incremento del 50% di partecipazione alle nostre iniziative rispetto al 2024, senza contare il valore generato in termini di sviluppo turistico e di filiera economica coinvolta. Nel 2025 si sono svolti nelle nostre strutture congressi, eventi istituzionali, corporate, fiere, concerti, spettacoli, festival e manifestazioni sportive, che hanno saputo attrarre non solo i partecipanti diretti, ma anche l’interesse del grande pubblico per l’offerta di cultura, spettacolo ed intrattenimento proposta”. Per quanto riguarda il settore del turismo congressuale e dell’intrattenimento, La Nuvola e Palazzo dei Congressi nel 2025 hanno ospitato 70 eventi con oltre 536mila presenze, contro 69 dell’anno precedente (350mila nel 2024), con un fatturato che ha raggiunto i 23 milioni di euro (20 mln nel 2024). “Il 2025 è stato per noi l’anno TOP – continua Enrico Gasbarra. La decisione del Cda di riprendere la gestione diretta del Palazzo dello Sport si è confermata una scelta strategica e funzionale per la nostra Società e per la Capitale. La principale arena indoor della città per i concerti e lo sport con una capienza fino a 11.500 persone ha infatti ottenuto risultati eccezionali in termini di eventi organizzati, di incassi e di fruibilità”. Il Palazzo dello Sport di Nervi e Piacentini ha visto nel 2025 il ritorno di Lorenzo Jovanotti e di Max Pezzali con date tutte sold out, come pure i concerti di Olly, Elodie, Annalisa, Giorgia, Coez, Venditti, De Gregori, Noemi e tanti altri ha accolto nel 2025 oltre 600mila persone, raddoppiando le presenze (300mila nel 2024) con 73 concerti organizzati e 4 grandi eventi, tra cui gli Harlem Globetrotters. E ancora, il Parco del Laghetto dell’Eur ha ospitato complessivamente oltre 320.000 persone in occasione degli eventi di intrattenimento di grandissimo successo organizzati, tra cui This is Wonderland – Peter Pan, allestito al Giardino delle Cascate lungo le sponde del Laghetto dell’Eur, animando 40.000 mq di parco di proprietà di EUR SpA per 170.000 persone e altri 30 eventi tra cui la coppa del mondo di Triathlon, un grande evento sportivo internazionale per la seconda volta a Roma, che hanno portato all’Eur complessivamente 150mila persone. “EUR SpA ha riacceso i motori, confermandosi una società solida nei bilanci (oltre 7 mln di utili nel 2024) e al contempo sempre più centrale per lo sviluppo della Capitale. Anche per il 2026 – conclude il presidente Enrico Gasbarra – nonostante il fermo per lavori del Palazzo dei Congressi, saremo punto di riferimento dei grandi eventi congressuali, culturali, artistici e istituzionali di livello internazionale per Roma e l’Italia”.
Nuovo stadio di Como: terminata la conferenza dei servizi, via libera del Comune
“Dai suddetti pareri non sono emerse cause ostative non superabili rispetto al progetto presentato dal Como 1907 il 5 febbraio e modificato e integrato in data 27 giugno”: è quanto recita il documento pubblicato sull’Albo Pretorio del Comune di Como, al termine della conferenza dei servizi dà di fatto il via libera ai prossimi passi per la costruzione del nuovo stadio. Il primo progetto era stato presentato all’inizio di febbraio del 2025 – con tanto di conferenza stampa a Palazzo Cernezzi – poi la revisione, in particolare dopo le valutazioni della Soprintendenza rispetto ai volumi eccessivi e a alla tutela del paesaggio circostante. Il piano corretto è giunto a fine giugno. Un nuovo progetto che la Soprintendenza ha mostrato di apprezzare. “La nuova proposta recepisce le indicazioni finalizzate alla realizzazione di un volume di minori dimensioni” afferma nelle sue annotazioni la Soprintendenza. “Sono state inoltre previste vetrate che tuteleranno la visuale verso la zona di Cardina, il lago e verso il Novocomum. Nelle fasi successive dovranno essere valutate le aperture, anche parziali, verso Spina Verde e Brunate”. Le variazioni sono state approvate dalla soprintendenza anche per quanto riguarda il viale che porta al Monumento ai Caduti. Una ulteriore richiesta, la tutela delle strutture a forcella in cemento armato che reggono la tribuna Nord per conservarne la memoria. Ovviamente andranno conservate le parti di rilievo storico (a partire dalla piscina Sinigaglia e la parte esterna della tribuna centrale) e si chiede che il progetto sia contestualizzato con i monumenti vicini (sedi di Yacht Club e Canottieri Lario, Monumento ai Caduti, l’edificio Novocomum). Tra le annotazioni, quelle dell’Aero Club Como, che chiede tutela per il passaggio degli idrovolanti, della palazzina ex avieri e degli spazi attualmente in concessione al Coni definiti “una unità di pregio di architettura Razionalista”. Il progetto, come detto inizialmente, non presenta ostacoli insormontabili, ma ciò non toglie che possa presentare una serie di criticità, a partire da quelle sull’ordine pubblico, che sono state segnalate dalla Questura di Como. Dai vertici della Polizia di Stato sono state riferite possibili problematiche quasi tutte legate all’afflusso e deflusso degli spettatori. L’area esterna della curva ospiti (che tornerebbe dalla parte dell’hangar) presenterebbe problematiche legate agli spazi di manovra dei mezzi di trasporto. Ai bus navetta servirebbe una area di parcheggio, non collocabile in via Martinelli e in viale Masia. La presenza di locali abitualmente frequentati dai tifosi del Como nelle vie di passaggio dei bus dei sostenitori ospiti costituisce un problema.
In via Borgovico, con l’arrivo dei sostenitori ospiti dalle uscite Como Lago e Monte Olimpino, si potrebbero creare pericolosi intasamenti. In previsione di qualificazione alle coppe europee – specifica la Questura – non sarà possibile limitare la capienza del settore ospiti a 980 posti.
Adempimento collaborativo, sprint di ammissioni nel 2025 Al 31 dicembre 78 nuove imprese: il totale arriva così a quota 221
Sono 78 le nuove imprese ammesse al regime di adempimento collaborativo nel 2025. Sale così da 143 a 221 il numero complessivo dei soggetti che, aderendo all’istituto, hanno scelto la strada del dialogo e della trasparenza con il Fisco. Tra le new entry ci sono importanti realtà del panorama economico nazionale – operanti nei settori finanziario, farmaceutico, automobilistico, energetico, ecc. – che a fine dicembre, a seguito dell’approvazione del decreto correttivo Irpef Ires (Dlgs n. 192/2025, pubblicato nella G.U. del 19 dicembre 2025), hanno ricevuto il via libera dall’Agenzia delle Entrate. Si tratta di imprese che avevano presentato istanza nel 2024, in possesso di tutti irequisiti oggettivi e soggettivi e che, grazie alle nuove regole, potranno presentare la certificazione del rischio fiscale entro il 30 settembre 2026. Con queste 78 nuove ammissioni, tocca quota 221 il numero complessivo delle imprese in adempimento collaborativo (cooperative compliance).
Introdotto nel 2015, l’istituto ha fatto registrare un interesse via via crescente: in particolare, la serie storica mostra che gli ingressi sono quadruplicati negli ultimi 3 anni: dalle 19 ammissioni registrate nel 2023 si è passati infatti a 31 nel 2024 e a 78 nell’anno appena trascorso. Fra gli aderenti, ci sono alcune delle realtà economiche più importanti a livello nazionale (comparto alimentare, automobilistico, della moda, settore energetico, public utilities, trasporti ecc.), che in totale, inclusi questi ultimi ingressi, rappresentano oltre 49 miliardi di euro di imponibile. L’elenco delle società ammesse al regime è pubblicato sul sito dell’Agenzia delle Entrate. L’istituto dell’adempimento collaborativo, noto anche come cooperative compliance, è stato introdotto in Italia (Dlgs n. 128/2015) con l’obiettivo di promuovere un nuovo modello di cooperazione trasparente e preventiva tra fisco e contribuenti. Rivolto alle imprese dotate di un sistema strutturato di gestione e controllo del rischio fiscale, prevede un dialogo costante finalizzato a individuare e risolvere in anticipo le potenziali situazioni di rischio, contribuendo così a rafforzare la certezza del
diritto e l’affidabilità del sistema tributario. La soglia dimensionale per l’accesso è stata negli anni progressivamente ridotta fino a includere, dal 2026, i soggetti con volume d’affari di almeno 500 milioni di euro e di almeno 100 milioni di euro a partire dal 2028, quando la platea potenziale sarà di oltre 11mila aziende a livello nazionale. Lo scorso anno l’Agenzia delle Entrate ha promosso un roadshow nelle principali città italiane con l’obiettivo di illustrare le regole e i vantaggi dell’istituto e di rispondere alle domande delle imprese e dei tax manager interessati all’adesione.
Trasporto aereo, Iata: a novembre passeggeri +5,7% e cargo +5,5%
Passeggeri e merci in crescita a novembre. Secondo i dati diffusi ieri dalla Iata, l’International Air Transport Association, la domanda globale di passeggeri, misurata in chilometri passeggeri registrati (RPK), è aumentata del 5,7% rispetto a novembre 2024. La capacità totale, misurata in chilometri posto-posti disponibili (ASK), è aumentata del 5,4% su base annua. Il fattore di carico è stato dell’83,7% (+0,3 ppt rispetto a novembre 2024), un record per novembre. La domanda internazionale è aumentata del 7,7% rispetto a novembre 2024. La capacità è aumentata del 7,1% su base annua e il fattore di carico è stato dell’84,0% (+0,4 ppt rispetto a novembre 2024). La domanda interna è aumentata del 2,7% rispetto a novembre 2024. La capacità è aumentata del 2,7% su base annua. Il fattore di carico è stato dell’83,2% (invariato rispetto a novembre 2024). La domanda totaledi traffico merci, misurata in tonnellate-chilometro cargo (CTK), è aumentata del 5,5% rispetto ai livelli di novembre 2024 (+6,9% per le operazioni internazionali). La capacità, misurata in tonnellate-chilometro cargo disponibili (ACTK), è aumentata del 4,7% rispetto a novembre 2024 (+6,5% per le operazioni internazionali). “La domanda di trasporto aereo merci è cresciuta del 5,5% su base annua a novembre 2025, sostenuta dai mittenti che hanno dato priorità alla consegna puntuale in vista della stagione delle festività di fine anno. La forte domanda dei mercati emergenti e la crescita selettiva in Medio Oriente hanno più che compensato la debolezza nelle Americhe, in un contesto di continua adattamento al nuovo regime tariffario statunitense. A livello globale, il quarto trimestre per il trasporto aereo merci è stato resiliente, poiché il reindirizzamento strategico del commercio ha influenzato le performance dei mercati chiave. Il forte finale del 2025 è un buon segno per l’industria del trasporto aereo merci mentre si avvia nel nuovo anno,” ha dichiarato Willie Walsh, Direttore Generale di IATA. Diversi fattori nell’ambiente operativo dovrebbero essere considerati: il commercio globale di beni è cresciuto del 3,2% su base annua in ottobre. I prezzi del carburante per jet sono aumentati del 5,9% in novembre nonostante la diminuzione dei prezzi del greggio, spinti da interruzioni negli impianti di raffinazione, dalle restrizioni dell’UE sui prodotti derivati dalla Russia e dalla limitata capacità di raffinazione disponibile, portando gli spread di cracking vicino al doppio dei livelli dello scorso anno. Il sentiment della manifattura globale si è rafforzato a novembre, con l’ISM in rialzo per il quarto mese consecutivo raggiungendo 51,17. I nuovi ordini di esportazione hanno registrato un lieve miglioramento a 49,87, ma sono rimasti al di sotto della soglia di espansione di 50 punti, riflettendo la cautela persistente in mezzo all’incertezza sui dazi.
Altea Green Power, incassata l’ultima milestone di oltre 156 mln per il progetto Bess Rondissone da 250 Mw
Altea Green Power, azienda attiva nello sviluppo di progetti e nella realizzazione di impianti di “green energy”, ha incassato l’ultima milestone di oltre 15 milioni di euro relativa al progetto BESS di Rondissone (TO) della potenza di 250 MW, a seguito del positivo esito delle attività propedeutiche alla cantierabilità del progetto, già autorizzato dal MASE (Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica) e sviluppato per conto di Aer Soléir. Grazie a tale incasso, la posizione finanziaria netta di Altea Green Power a fine 2025 risulta cash positive, con un significativo rafforzamento della struttura finanziaria e una maggiore capacità di supportare le future iniziative di sviluppo. Giovanni Di Pascale, amministratore delegato di Altea Green Power, ha così commentato: “Il completamento del progetto Rondissone rappresenta un risultato di grande rilievo per Altea Green Power, confermando la solidità del nostro modello di business, basato sulla capacità di sviluppare e valorizzare progetti complessi. Questo traguardo ci consente di chiudere il 2025 con una posizione finanziaria netta cash positive, che ci potrà consentire di supportare le prospettive di crescita futura”.
Prorogato fino al 30 aprile l’accordo quadro Anci-Conai 2020-2024
E’ stato prorogato fino al 30 aprile prossimo l’accordo quadro Anci-Conai 2020-2024: i presidenti dell’associazione dei Comuni italiani e del consorzio nazionale imballaggi l’hanno stabilito per consentire la definizione degli allegati tecnici del nuovo accordo, continuando a garantire il ritiro dei rifiuti di imballaggio raccolti in convenzione da parte dei consorzi di filiera. Lo rende noto un comunicato congiunto.
“Un’intesa sulla parte generale del nuovo accordo è già stata raggiunta da Conai, dai Consorzi di filiera, da Anci, da Upi e dai sistemi Epr autonomi a giugno 2025. Questa parte entrerà in vigore dalla data di sottoscrizione di almeno due degli allegati tecnici previsti dall’accordo”, precisa la nota.
Nel periodo di proroga, prosegue il comunicato, “continueranno ad applicarsi le attuali condizioni contenute negli allegati vigenti, compresi i parametri vigenti per l’assegnazione delle fasce qualitative e i corrispettivi riconosciuti ai Comuni o ai loro delegati per il conferimento degli imballaggi a fine vita al sistema Conai e ai Consorzi di filiera. La proroga prevede inoltre la prosecuzione dell’incarico a TÜV Italia come soggetto terzo per le attività di analisi sulla qualità dei rifiuti di imballaggio conferiti”.