Le “scintille” di Trieste riaggregano le periferie
IN SINTESI
Tavoli istituzionali con enti presenti sul territorio, svariati incontri pubblici con la cittadinanza, passeggiate collettive per toccare con mano problemi e bisogni, questionari on line per raccogliere le indicazioni dei cittadini. A Trieste il “Progetto Scintille”, un intervento di rigenerazione urbana per migliorare la qualità degli spazi pubblici e di aggregazione in due quartieri periferici della città, ha attivato un intenso percorso di partecipazione attiva della cittadinanza. Un approccio che peraltro va oltre il singolo dossier e può contare nel capoluogo friulano sull’attivazione di una piattaforma on line per “sperimentare nuove pratiche di coinvolgimento nelle decisioni amministrative” e di “Open government, come spiegano dal Comune.
Nel caso di “Scintille” l’avvio della progettazione è stato preceduto dall’ascolto dei servizi sociali comunali e dell’Ater (l’azienda regionale che gestisce l’edilizia pubblica) per valutare quali fossero le zone cittadine con maggior degrado sociale e degli spazi pubblici. Una verifica che ha permesso di individuare nei quartieri di San Giacomo e di Valmaura-Giarizzole, le “aree bersaglio” sulle quali investire i fondi del bando regionale sulla rigenerazione urbana.
Prima dell’estate scorsa è partita la prima fase di ascolto nei due quartieri. Il passo successivo è la redazione di un Masterplan che sarà il punto di riferimento per l’identificazione dei singoli interventi da sottoporre, nella seconda fase, alla specifica progettazione tecnico-economica. Per quanto riguarda le risorse economiche sarà utilizzato in prima battuta il finanziamento regionale di circa 2,5 milioni di euro. Ma va detto che si tratta di una copertura finanziaria solo parziale, mentre il Comune di Trieste è impegnato nella “ricerca delle ulteriori risorse necessarie per garantire la realizzazione degli interventi, consolidando così un percorso di rigenerazione urbana di lungo periodo”. Per la progettazione il municipio si fa assistere da due studi professionali: KCity per il rione Valmaura-Giarizzole e Archpiudue per il rione San Giacomo.
Con il progetto Scintille (recentemente presentato a Firenze alla 21ª edizione di Urbanpromo e che ha ottenuto l’Attestato di buona pratica territoriale da parte dell’Asvis), l’amministrazione triestina “intende attivare una trasformazione integrata, fisica e sociale, capace di generare contesti multifunzionali e aggregativi”. Per farlo, si spiega, “non si può operare solo a livello di singoli interventi edilizi ma è necessario promuovere interventi integrati che pongano al centro le persone e pertanto focalizzare l’attenzione anche sugli aspetti sociali, culturali e della sicurezza”. La rigenerazione urbana, si legge infatti nella presentazione del progetto, “non è solo una questione estetica” e il “recupero degli spazi e dei luoghi fisici vuole essere un innesco, che partendo da un’azione di trasformazione mira al miglioramento trasversale nella qualità della vita della comunità locale, promuovendo la cittadinanza attiva”.
Se con il progetto multimilionario Porte Vecchio- Porto Vivo (vedi Diac del 21/11/25), Trieste punta alla rivitalizzazione di un’area centrale dismessa con capitali privati prevalenti e una destinazione d’uso indirizzata a fasce di utenza alta, con il più contenuto “Progetto Scintille” l’attenzione è posta sulle periferie. Quello della rigenerazione urbana – ha rimarcato l’Assessore alle Politiche del Territorio Michele Babuder – è un tema di assoluta rilevanza, da attuare soprattutto nei quartieri non centrali della città”.
Il quartiere San Giacomo
Non si tratta in realtà di una periferia lontana ma di un rione storico popolare, densamente popolato e a forte presenza di immigrazione (25,8 %), che può contare però su un unica piazza di riferimento mentre le aree verdi sono piccole e frammentate. Il percorso di partecipazione ha preso avvio a maggio e ci sono stati 22 incontri. Il programma degli interventi prevede due ambiti di azioni materiali. Il primo punta allo sviluppo delle “passeggiate tra il verde e il blu”, cioè alla valorizzazione e all’implementazione dei giardini e delle zone verdi (in particolare quelli con vista sul mare) e alla loro riconnessione lungo percorsi pedonali e ciclopedonali più definiti e sicuri. Si prevedono nuove pavimentazioni e l’introduzione di arredo urbano come panchine, tavoli da gioco e ping pong, aree pic-nic, zone Wi-Fi e l’installazione di sistemi di videosorveglianza e di nuovi impianti di illuminazione per una maggiore sicurezza.
La seconda azione materiale è volta alla “promozione di nuove centralità” per accrescere il senso di comunità. In particolare il progetto prevede la riqualificazione dei locali comunali di Via Caprin 18/1, precedentemente adibiti a Centro Civico. L’idea è quella di ridare spazi e servizi al rione, realizzando uno spazio multifunzionale con aree di co-working, sale per eventi culturali o spazi espositivi, spazi per start-up e associazioni locali, “con un coinvolgimento attivo della comunità nelle fasi di progettazione e gestione”. Un altro obiettivo è la riqualificazione dell’ex Stabilimento Disinfezione, un’area di proprietà dell’Ater Trieste, ormai dismessa e degradata. L’obiettivo è di creare un nuovo fulcro di aggregazione per il rione di San Giacomo, uno spazio pubblico destinato soprattutto ai giovani, che offra attività culturali, educative e ricreative, con una piazza circondata da aree verdi attrezzate. In questo contesto troveranno posto i 50 nuovi alloggi di edilizia residenziale pubblica previsti. Infine si prevede la riqualificazione dell’area esterna di un centro diurno per anziani già in attività in via Marenzi.
I quartieri Valmaura- Giarizzole
Si tratta di una zona vicina allo stadio Nereo Rocco dove coesistono realtà urbanistiche diverse. A Valmaura prevale l’edilizia popolare, tra cui un complesso Ater risalente agli anni ‘80 con circa 400 alloggi. Edilizia di cui il Prg prevede la conservazione, riqualificazione e riconversione ecologica. “Giarizzole” è caratterizzata invece da un edificato eterogeneo costituito sia da edifici residenziali unifamiliari sia da edilizia pubblica. Anche qui il processo partecipativo si è svolto nei mesi scorsi. Il progetto punta sulla creazione di tre nuove centralità per dare ai rioni identità e punti aggregativi. Il principale intervento riguarda la trasformazione dell’area di Piazzale Giarizzole, che oggi è un parcheggio, in uno spazio verde pubblico attrezzato e a uso pedonale con attività ricreative e sportive, come un campetto da basket, area fitness e percorsi ginnici. I posti auto saranno recuperati in un nuovo parcheggio multipiano da 360 posti. Si punta inoltre a una riqualificazione della viabilità nel tratto stradale di ingresso sud della città di Trieste per migliorare la fluidità del traffico della zona, estendere le aree pedonali e le piste ciclabili.
Gli interventi descritti per i due quartieri del Progetto Scintille sono quelli che il Comune di Trieste definisce come interventi “hard”, cioè di modifica fisica dell’ambiente urbano. Ma, si osserva, la rigenerazione urbana è un processo complesso che richiede un approccio su più livelli. Come anche gli interventi di “gestione sociale”, ovvero quelli volti “a migliorare la coesione e l’inclusione, attraverso la promozione di iniziative culturali, il supporto a gruppi vulnerabili, la promozione dell’accesso ai servizi di base e programmi educativi”. E poi gli interventi definiti “soft”, quelli che “hanno come obiettivo azioni non fisiche come la pianificazione, la valorizzazione del patrimonio esistente e l’attivazione di processi partecipativi.
Dunque anche il processo di partecipazione messo in campo con “Scintille” non vuole essere solo un atto amministrativo e politico di ascolto degli abitanti e di orientamento per i decisori pubblici, né tantomeno solo un rituale burocratico. L’ambizione è che già in sè stesso diventi un primo elemento di rigenerazione urbana perché favorisce una cittadinanza attiva, smarcando le persone dal ruolo di “destinatari passivi” degli interventi, e contribuisce a creare un senso di comunità e di attenzione collettiva allo spazio pubblico.
La sfida è stata lanciata e le proposte portate all’attenzione da parte di associazioni locali e singoli cittadini sono in corso di elaborazione da parte dell’amministrazione. Ora si tratterà di vedere il grado di accoglienza delle istanze portate dal basso nei progetti definitivi e il “feedback” di questo percorso nella cittadinanza.