L'ULTIMO MIGLIO DEL PNRR

Salvini: “Senza cantieri non c’è crescita. No al down degli investimenti dopo il 2026”. Foti: “A fine anno 100 miliardi di spese rendicontata”

03 Dic 2025 di Maria Cristina Carlini

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Salvini: “Senza cantieri non c’è crescita. No al down degli investimenti dopo il 2026”. Foti: “A fine anno 100 miliardi di spese rendicontata”

MATTEO SALVINI LEGA

Senza cantieri non c’è crescita: è per questo, che il Paese non può permettersi un ‘downgrade’ degli investimenti dopo la fine del Pnrr perchè se ora il Pil davanti allo zero ha ancora un segno più, il rischio è questo si trasformi in un meno. Il ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Matteo Salvini, traccia un bilancio positivo dei risultati raggiunti dal Mit nella realizzazione degli interventi previsti dal Piano di ripresa e resilienza, ne sottolinea l’apporto all’incremento della crescita dell’economia e, proprio, per questo getta lo sguardo oltre il 2026. E il messaggio è chiaro: non possiamo permetterci di fermarci e questa dovrà essere una questione prioritaria politica per tutto il Governo. Un messaggio che il titolare del Mit lancia nel suo intervento al convegno ‘Infrastruttura 2026’, promosso dal Mit (leggi l’articolo di Giorgio Santilli).  “Non vorrei avere il ‘down’, dopo giugno 2026. L’unica cosa che il sistema Italia non si puo’ permettere e’ il drastico calo degli investimenti nelle infrastrutture. Questa deve essere una scelta politica: senza opere pubbliche, senza cantieri aperti, senza investimenti non c’e’ crescita”, ha avvertito Salvini rimarcando il crescendo degli investimenti nelle opere ferroviarie, sostenuti dal Piano, che sono arrivati al picco di circa 11 miliardi quest’anno, illustrato poco prima dall’amministratore delegato delle Fs Stefano Donnarumma. I numeri della crescita dell’economia vedono ora lo “zero virgola” e questo non può certo essere  “l’obiettivo della seconda potenza industriale d’Europa: dobbiamo tutti insieme – anche in sede di Consiglio dei ministri – renderci conto del fatto che non ci deve essere un downgrade imprevisto, anche perche’ le aziende si sono potenziate, hanno assunto e investito in ricerca e sviluppo”. E “se Rfi passa da 11 miliardi a sei – ha sottolineato – e’ chiaro che il ‘piu’ zero virgola’ rischia di diventare ‘meno zero virgola”. ‘La politica tutta – ha ribadito Salvini – maggioranza e opposizione, in tutti i ministeri, deve capire che senza finanziamenti adeguati a opere pubbliche, a cantieri e a lavori pubblici, l’Italia rischia di fermarsi’.

Intanto, per Salvini, quello che ha funzionato al Mit “è stato un eccezionale lavoro di squadra”: “ho delegato molto e sono contento di aver scelto le persone migliori”.  Lavoro che non può essere disperso ed è per questo, ha annunciato, anche dopo il Pnrr rimarrà l’Unità di missione del Mit, guidata da Massimo Ciferri. “Il primo luglio – ha detto – l’unità di missione, non solo non verrà smantellata ma verrà messa anche a operare là dove ci sono cantiere che da 30 a 40 anni aspettano una soluzione”. Insomma, ciò che funziona deve continuare ad operare. Altro caso citato da Salvini è Simico, la società che ha gestito l’organizzazione dei Giochi di Milano-Cortina.  “Se c’è una società piccola che funziona, giovane, dinamica, sprint, che è stata messa alla prova di un evento come le Olimpiadi e che ha superato gli stress test, teniamola anche per dopo”. In questi anni, ci sono state cose che non sono andate secondo lec previsioni. “Purtroppo abbiamo dovuto definanziare parecchi progetti sulla riqualificazione urbana”, ha ricordato Salvini riferendosi al Pinqua, il piano per la realizzazione di alloggi per contrastare l’emergenza abitativa. Il ministro ha spiegato che tra la programmazione e l’esecuzione ci sono stati “Covid, guerre, caro energia, caro materiali, conflitto Russia-Ucraina, conflitto Israele, i pirati nel Mar Rosso…”. “Così – ha spiegato – abbiamo dovuto definanziare parecchi progetti, non per mancanza di volontà politica, ma perché se il progetto quando l’ho presentato mi costava dieci e adesso mi costa 20, o mi dai più tempo, o mi dai più soldi o lo definanzio”.

Salvini ha poi parlato di quello che viene considerato il biennio d’oro, tra il 2032 e il 2033.”Per alcune grandi opere, gli ingegneri ci dicono che tra il 2032 ed il 2033 potrebbero essere pronte, per chiunque sara’ al ministero di Porta Pia, quello sara’ il biennio d’oro. Avremo il primo treno veloce tra Torino e Lione tra il 2032 e il 2033, il primo tra Bolzano ed Innsbruck, questa seconda con il tunnel del Brennero operativo. E poi sempre nello stesso periodo altre tratte della Metro C a Roma, la seconda linea della metropolitana a Torino. E poi il benedetto Ponte sullo Stretto, che e’ un acceleratore di sviluppo”. Già il Ponte, nota dolente dopo il pesante stop della Corte dei Conti. Ma Salvini non demorde e si mostra ottimista: “ci sono gli avvocati che stanno lavorando, il mio obiettivo è far partire i cantieri, l’obiettivo è farlo. Se stiamo rispondendo ai rilievi della Corte dei conti non parto adesso, partiremo nel ’26. L’obiettivo è partire”,  ha detto al termine del suo intervento. Intanto, “giovedì sono a Bruxelles dove il confronto, ha puntualizzato, va avanti da tre anni.

Sul fatto che l’Italia riuscirà a portare in porto il Pnrr, non ha dubbi il ministro per gli Affari Europei, il Pnrr e le Politiche di coesione, Tommaso Foti.  Tanto più che lo riconosce anche l’Europa.”Il Commissario europeo Dombrovskis ha fatto ieri i complimenti all’Italia per aver centrato tutti gli obiettivi dell’ottava rata del PNRR”. Obiettivi che non sono “atti dovuti” ma “atti voluti”: “l’Italia non ha rinunciato nemmeno alla parte a debito, e dei 71,18 miliardi di “fondo perduto’, che poi, essendo l’Italia, contribuente netto, si tratta in buona parte di risorse di ritorno”.  Ad oggi l’Italia ha incassato 140 miliardi e raggiunto 334 obiettivi, mentre i 194,4 miliardi sono l’assegnazione complessiva, non le somme già disponibili. Il PNRR prevede 575 obiettivi totali: con l’ottava rata, a dicembre si arriverà a 153 miliardi, 366 obiettivi e al 63,6% del totale, contro una media europea inferiore del 40%. I 153 miliardi rappresentano il 73% delle risorse erogate. “Nonostante criticità nella rendicontazione, l’Italia punta a superare i 100 miliardi di spesa rendicontata entro il 31 dicembre 2025. La revisione approvata 45 giorni fa ha riallineato 13,5 miliardi concentrandosi sui progetti realizzabili. Nelle facility poui sono impegnati 20 miliardi, strumento usato molto dalla Spagna, che ha un PNRR simile con una differenza di 35 miliardi”.  A fine mese verrà incassata l’ottava rata e contestualmente rendicontata la nona rata da 12,8 miliardi, con ulteriori 50 obiettivi. Restano 159 obiettivi da raggiungere entro 30 giugno – 30 agosto 2026. “Ma  l’Italia li conseguirà tutti”, ha assicurato Foti.

Donnarumma: “nel 2025 ci stiamo avvicinando a 11 miliardi realizzati, volumi mai raggiunti”

Come si è detto, il grafico sull’andamento degli investimenti ferroviari è stato illustrato dall’ad di Fs Donnarumma. Questo mostra come ” l’Italia abbia registrato, nel periodo di sviluppo dell’alta velocità Torino–Milano–Napoli, il picco più alto della sua storia infrastrutturale. Per me è particolarmente significativo, perché negli anni 2000–2005 lavoravo alla costruzione del Frecciarossa 500 con il consorzio Trevi: mentre si realizzava l’infrastruttura, si costruiva anche il treno. Dopo quel periodo, abbiamo assistito a un calo degli investimenti, fino alla ripresa legata al PNRR, che nel 2024 ci ha riportati intorno ai 10 miliardi. Vi anticipo che il 2025 non è ancora concluso, ma ci stiamo avvicinando agli 11 miliardi realizzati. Parliamo di volumi mai raggiunti nella storia del nostro Paese: fino a tre volte i livelli normali”, ha sottolineato Donnarumma.

Quanto alle risorse assegnate nell’ambito del Pnrr al settore ferroviario, Donnarumma ha citato “15 miliardi già consuntivati su 25 miliardi; ma in realtà – ha aggiunto – ne abbiamo già eseguiti più di 17 miliardi, anche se non risultano ancora nelle consuntivazioni che noi certifichiamo; e stiamo andando con un ’rate’ di sviluppo degli investimenti di molte centinaia di milioni al mese”. “Nella prospettiva dei prossimi cinque anni – ha spiegato – i circa 1.100 chilometri attuali di rete di alta velocità si implementeranno e diventeranno circa il 50% in più; e nei prossimi 10 anni dovranno superare i 2mila chilometri”. Donnarumma ha ricordato il numero fatidico dei 1200 cantieri aperti sulla rete.  “Sono cantieri che coinvolgono migliaia di persone e la quasi totalità della filiera italiana delle costruzioni. Nonostante la fatica, riteniamo di poter raggiungere gli obiettivi, anche grazie alla collaborazione con il Ministero e a una complessa fase di negoziazione che ha consentito di calibrare correttamente i lotti costruttivi e quelli funzionali”. A Pnrr, ormai concluso, l’ad di Fs si concede una “riflessione personale” su quello che, in qualche modo, avrebbe potuto conmsentire una gestione più efficace del Piano. “Penso che una guida più unificata delle grandi stazioni appaltanti avrebbe consentito ancora più efficienza, frammentando meno e sfruttando la capacità delle grandi imprese italiane. Per quanto riguarda le ferrovie, forse avrei auspicato un po’ meno nuove infrastrutture e un po’ più manutenzione straordinaria, per rinnovare e potenziare ulteriormente la rete esistente, con interventi più diffusi e più rapidi”

 

 

 

 

 

 

 

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