LA GIORNATA

Panetta: “Il nero resta radicato”. Giorgetti: “Sistema ok se tutti pagano”

  • Ponte sullo Stretto, Corte dei Conti: no al visto di legittimità del terzo atto aggiuntivo della convenzione Mit- Stretto Messina Spa
  • Manovra: partiti al lavoro su emendamenti segnalati.
  • Costruzioni, Petrucco (Ance): “Sistema presente al Forum in Danimarca, impegno per supportare le aziende italiane”

18 Nov 2025 di Maria Cristina Carlini

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In Italia “l’economia irregolare resta un fenomeno esteso e radicato, che ostacola la crescita e intacca i principi di equità su cui si fonda la convivenza civile” ma “i progressi dell’ultimo decennio dimostrano che il cambiamento è possibile”. Lo ha affermato il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta nel suo intervento all’Inaugurazione dell’Anno di Studi 2025-26 della Scuola di Polizia Economico-Finanziaria, al quale ha partecipato con il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti.  “Contrastarla significa, certamente, recuperare risorse per il bilancio pubblico; ma, prima ancora, vuol dire rafforzare la credibilità delle istituzioni, difendere la dignità del lavoro e tutelare la libertà d’impresa – ha sottolineato – è un investimento nella capacità dell’Italia di crescere in modo duraturo ed equo”. Il governatore ha ricordato le stime dell’Istat riferite al 2023 secondo cui l’economia irregolare (che comprende l’insieme dell’economia non osservata – costituita dalle attività economiche che sfuggono all’osservazione statistica diretta e le attività “osservate” condotte dalla criminalità organizzata) generava un valore aggiunto pari a 218 miliardi di euro pari al 10 per cento del Pil. “Il peso economico della criminalità organizzata è invece difficile da quantificare e privo di una valutazione ufficiale. “Questi fenomeni comportano costi sociali ingenti e incidono sull’intera economia nazionale – nel Mezzogiorno come nel Centro Nord, sebbene con intensità diverse. Quasi la metà dell’economia non osservata è localizzata nel Nord Italia, circa un terzo nel Mezzogiorno. Se rapportata al valore aggiunto di ciascuna area, l’incidenza è inferiore al 10 per cento al Nord e superiore al 16 nel Mezzogiorno” ha aggiunto. “I territori dove la criminalità organizzata è più radicata registrano ritardi nello sviluppo, un più basso livello di occupazione e un minore dinamismo imprenditoriale. Nel medio e nel lungo periodo, essi subiscono una perdita di prodotto pro capite stimata nel 16 per cento”. Per il titolare dell’Economia, “quando le risorse pubbliche vengono spese correttamente, quando le tasse vengono pagate da tutti in modo equo, quando le imprese operano in un contesto libero da concorrenza sleale e da infiltrazioni criminali, allora il sistema funziona. E cresce la fiducia. E dove c’è fiducia, si investe, si innova, si assume, si guarda al domani”. “Dobbiamo lavorare tutti insieme per rafforzare un’economia che non si limiti a produrre ricchezza, ma che la distribuisca in modo giusto. Un’economia in cui contribuire alle spese dello Stato, soprattutto in momenti complicati come quello che stiamo attraversando, non sia visto come un peso, ma come un atto di cittadinanza. Un’economia in cui la lotta all’evasione, alla corruzione e alla criminalità economica sia considerata una battaglia per la dignità del Paese”.

Ponte sullo Stretto, Corte dei Conti: no al visto di legittimità del terzo atto aggiuntivo della convenzione Mit- Stretto Messina Spa

Nuovo stop della Corte dei Conti al Ponte sullo Stretto di Messina. La Sezione centrale di controllo di legittimità della Corte dei conti, all’esito della Camera di consiglio seguita all’adunanza di ieri, 17 novembre, non ha ammesso al visto e alla conseguente registrazione il decreto del 1° agosto 2025, n. 190, del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze, adottato ai sensi dell’articolo 2, comma 8, del decreto-legge 31 marzo 2023, n. 35, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 maggio 2023, n. 58, recante «Disposizioni urgenti per la realizzazione del collegamento stabile tra la Sicilia e la Calabria». Approvazione III Atto aggiuntivo alla convenzione del 30 dicembre 2003, n. 3077, fra il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e la società Stretto di Messina spa. Le motivazioni, in corso di stesura, saranno rese note entro trenta giorni, con apposita Deliberazione. “La mancata registrazione del decreto interministeriale che assentisce il III atto aggiuntivo del Ponte sullo Stretto  – commenta il ministero delle Infrastrutture e Trasporti – arriva alla fine di un’ampia discussione svoltasi oggi innanzi alla Corte dei conti nel corso della quale è emerso, innanzitutto, il tema preliminare dell’effetto di preclusione che la mancata registrazione della delibera Cipess ha sulla decisione odierna. Il MIT rimane fiducioso sulla prosecuzione dell’iter amministrativo in attesa delle motivazioni della Corte”. Come rileva poi la società Stretto di Messina, “prosegue il percorso ordinario della Corte dei conti per il controllo di legittimità sugli atti amministrativi relativi al progetto del ponte sullo Stretto. In particolare, l’esame della Sezione centrale di controllo di legittimità, fissato per oggi, ha riguardato l’atto aggiuntivo alla convenzione di concessione stipulato dalla Stretto di Messina con il concedente Ministero delle infrastrutture e dei trasporti”. Il presidente della Stretto di Messina Giuseppe Recchi, ha sottolineato che: “Non lo considero un atto nuovo in quanto gli argomenti trattati sono strettamente collegati. Abbiamo deciso di convocare un Consiglio di Amministrazione per il 25 novembre per esaminare la situazione in attesa delle motivazioni della Corte dei conti previste nei prossimi giorni”. “Il mancato visto con la conseguente registrazione della Corte dei conti era prevedibile – ha dichiarato l’Amministratore delegato della Stretto di Messina, Pietro Ciucci – perché l’atto convenzionale è funzionalmente collegato alla delibera di approvazione del progetto definitivo del ponte del CIPESS del 6 agosto, per la quale la Corte ha ricusato il visto in data 29 ottobre. Attendiamo le motivazioni per entrambi i provvedimenti, nella convinzione che verranno forniti – da parte delle Istituzioni competenti – tutti i nuovi approfondimenti richiesti, con la piena collaborazione da parte della Stretto di Messina, al fine di proseguire nella realizzazione del ponte, opera strategica di preminente interesse nazionale, come definita per legge.”

Manovra: partiti al lavoro su emendamenti segnalati. Dalla maggioranza stop all’aumento della tassa sulle cripto attività

Partiti al lavoro per la presentazione degli emendamenti segnalati  in vista del termine che scade oggi. La maggioranza fa quadrato per fermare l’aumento dal 2026 della tassazione sulle cripto-attività con una serie di modifiche per stoppare l’incremento dell’aliquota dal 26% al 33% che dovrebbe scattare da gennaio. La condivisione nella maggioranza sul tema delle criptovalute dà intanto buone chance alla proposta di finire tra i 414 emendamenti prioritari che domani i partiti da selezionare tra i quasi 6mila presentati. Il compito più arduo spetta a Forza Italia, che potrà ‘salvare’ appena il 6% delle proposte presentate: 39 segnalati su 677 emendamenti depositati. Fratelli d’Italia dovrà ridurre le proprie modifiche a poco più di un quinto, da 500 a 123. La Lega ne potrà scegliere 57 su 399, una su sette. Con i 19 che spettano a Noi Moderati, i segnalati della maggioranza sono 238. Le opposizioni ne devono presentare 176, di cui 70 del Pd, 51 del M5s, 19 di Iv, 19 del Misto, 17 delle Autonomie. Per fare il punto sulle modifiche e in vista dell’avvio del voto in commissione giovedì la presidente del Consiglio Giorgia Meloni riunirà un nuovo vertice di maggioranza. Il partito della premier, che intanto sulla manovra lancia una campagna di comunicazione con un documento di 7 pagine intitolato “Dalla parte degli italiani”, è possibile che confermi tra i propri segnalati l’introduzione della tassa di 2 euro sui piccoli pacchi extra Ue cui si guarda come possibile copertura per modificare la manovra. Un’altra fonte di risorse potrebbe essere la tassazione agevolata sull’oro, proposta da alcuni partiti di maggioranza, ma su cui si starebbe valutando con precisione l’impatto sulle casse dello Stato. La misura dovrebbe essere tra i segnalati della Lega, che dovrebbe inserire anche l’ampliamento della rottamazione quinquies, lo stop all’aumento della cedolare secca per gli affitti brevi tramite piattaforme, l’eliminazione del divieto a portare in compensazione i crediti. Propone un’aliquota agevolata sulla rivalutazione dell’oro anche Forza Italia, che la indica come copertura per sopprimere la norma sui dividendi.

Inflazione, a ottobre rallenta all’1,2% su base annua 

Inflazione in deciso  rallentamento a ottobre. L’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, evidenzia una variazione del -0,3% su base mensile e del +1,2% su base annua (da +1,6% nel mese precedente), confermando la stima preliminare. L’inflazione si colloca così, rileva l’Istat, leggermente al di sotto dei valori di fine 2024. La sensibile decelerazione del tasso d’inflazione si deve prevalentemente al marcato rallentamento su base tendenziale dei prezzi degli Energetici regolamentati (da +13,9% a -0,5%), degli Alimentari non lavorati (da +4,8% a +1,9%) e, in misura minore, di quelli dei Servizi relativi ai trasporti (da +2,4% a +2,0%) e degli Alimentari lavorati (da +2,7% a +2,5%). Tali effetti sono in parte compensati dall’accelerazione dei prezzi dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +3,1% a +3,3%) e dalla flessione meno marcata di quelli degli Energetici non regolamentati (da -5,2% a -4,9%). Nel mese di ottobre l’“inflazione di fondo”, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, decelera leggermente (da +2,0% a +1,9%), così come quella al netto dei soli beni energetici (da +2,1% a +1,9%). La crescita tendenziale dei prezzi dei beni si attenua (da +0,6% a +0,2%) e quella dei servizi rimane stabile (a +2,6%). Pertanto, il differenziale inflazionistico tra il comparto dei servizi e quello dei beni aumenta, salendo a +2,4 punti percentuali (dai +2,0 p.p. del mese precedente). I prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona decelerano (da +3,1% a +2,1%), come quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto (da +2,6% a +2,1%). La variazione congiunturale negativa dell’indice generale riflette la diminuzione dei prezzi degli Energetici regolamentati (-6,4%), dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (-1,1%), degli Energetici non regolamentati (-0,6%), dei Servizi relativi alle comunicazioni e dei Servizi relativi ai trasporti (-0,3% entrambi). Salgono invece rispetto a settembre i prezzi dei Servizi relativi all’abitazione (+0,3%). L’inflazione acquisita per il 2025 è pari a +1,6% per l’indice generale e a +1,9% per la componente di fondo. L’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) registra una variazione pari a –0,2% su base mensile e a +1,3% su base annua (in rallentamento da +1,8% del mese precedente), confermando la stima preliminare. L’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI), al netto dei tabacchi, registra una variazione congiunturale pari a -0,2% e una tendenziale del +1,1%.

De Guindos: “Inflazione vicina al 2%, preoccupati per la bassa crescita”

“L’inflazione e’ ora vicina al 2% e ci aspettiamo che continui a convergere verso il nostro obiettivo di medio termine”. Ad affermarlo è stato il vicepresidente della Bce Luis de Guindos nel suo intervento alla Euro Finance Week a Francoforte. “Come ho indicato nelle mie osservazioni dello scorso novembre – ha aggiunto – restiamo preoccupati per la bassa crescita, sebbene abbiamo visto un miglioramento del contesto macroeconomico complessivo rispetto a un anno fa. Negli ultimi 12 mesi, tuttavia, i maggiori cambiamenti nella politica economica statunitense e nel sistema commerciale multilaterale basato su regole sono stati i fattori chiave che hanno plasmato le condizioni economiche e finanziarie. Abbiamo assistito a un’escalation delle tensioni commerciali, che ha innescato il breve tumulto di mercato dell’aprile di quest’anno”. L’incertezza della politica commerciale si e’ attenuata “grazie ai successivi accordi commerciali tra gli Stati Uniti e diversi dei loro principali partner, e i mercati hanno spostato in parte la loro attenzione dal rischio di un’immediata escalation delle tensioni geopolitiche agli effetti economici e finanziari di piu’ lungo periodo dei dazi e degli attriti commerciali”. Sebbene l’incertezza si sia parzialmente attenuata nella seconda meta’ dell’anno, essa e’ ora “una caratteristica distintiva del nostro tempo.

Costruzioni, Petrucco (Ance): “tutto il sistema presente al Forum in Danimarca, impegno per supportare le aziende italiane sul mercato”

“Abbiamo partecipato a questo Forum consapevoli dell’importanza di costruire relazioni proficue con un mercato in forte espansione, trainato da un piano di investimenti rilevante”. A dichiararlo è stato il vicepresidente Ance Piero Petrucco, intervenuto al Business Forum Italia-Danimarca di Copenaghen, dove è stato presente tutto il Sistema italiano delle costruzioni.  “Ci siamo presentati uniti, imprese, progettisti e produttori di materiali, grazie anche alla spinta dell’ambasciatrice Rosini, che da diversi mesi sta lavorando per supportare le aziende nell’accesso al mercato danese”, ha sottolineato Petrucco.  Sostenibilità, mobilità, infrastrutture verdi e alloggi efficienti energeticamente: sono le direzioni in cui si sta muovendo il settore delle costruzioni in Danimarca, forte di un recente piano di sviluppo che riguarda in particolare ospedali e metropolitane. “Un mercato, come è in generale quello scandinavo, caratterizzato da alti standard e da un forte orientamento alla sostenibilità e all’innovazione”, ha spiegato Petrucco. “Le imprese di costruzione italiane possono contribuire in modo significativo al percorso di transizione green intrapreso dalla Danimarca, facendo leva sul loro know how in tema di sostenibilità e utilizzo di materiali innovativi e tecnologie efficienti. E questo perché le aziende italiane considerano ormai la sostenibilità un vero motore di crescita, un’opportunità strategica che genera benefici tangibili non solo in termini di efficienza e competitività, ma anche di impatto sociale”, ha concluso il vicepresidente dell’Associazione nazionale costruttori edili.

Terzo Valico, entro Natale giù il diaframma Val Lemme-Castagnola

“I lavori di scavo del Terzo Valico vanno avanti, siamo vicinissimi all’abbattimento del diaframma tra la Val Lemme e Castagnola (Alessandria) che penso possa avvenire già prima di Natale, facendo i debiti scongiuri visto che con la montagna non sappiamo mai cosa troviamo, lo scavo del tratto centrale sotto agli Appennini è un passo significativo che mi rende fiducioso sul completamento di lavori”. Lo ha riferito il commissario straordinario del progetto unico Terzo Valico-Nodo ferroviario di Genova Calogero Mauceri a margine di un incontro con il viceministro delle Infrastrutture Edoardo Rixi, la sindaca di Genova Silvia Salis e il presidente della Regione Liguria Marco Bucci, interviene sull’avanzamento dei lavori dell’alta velocità ferroviaria Genova-Milano. Il viceministro Rixi ha sottolineato che “i lavori del Terzo Valico stanno andando avanti secondo il cronoprogramma, ci aspettiamo di aprire la linea secondo le previsioni”. Mauceri ha fatto anche il punto sui cantieri per il nuovo nodo ferroviario di Genova: “stamattina ho fatto un sopralluogo al sestuplicamento ferroviario a Genova, i due nuovi binari tra le stazioni di Genova Principe e Brignole, e lì devo dire che ho constatato che un binario è già completamente steso, verranno completate le operazioni di costruzione della galleria artificiale su Brignole proprio fra una decina di giorni, entro la fine del mese, e quindi si inizierà da subito la stesa del secondo binario. Tutto questo mi rende confidente nel fatto che a giugno completeremo anche il sestuplicamento”.

Imprese,  Intesa Sanpaolo: in 9 mesi erogati oltre 2 miliardi alle pmi

Nei primi nove mesi del 2025 Intesa Sanpaolo ha già erogato oltre 2 miliardi di euro alle piccole e medie imprese per operazioni di corporate finance. Nel dettaglio dal 2020 per le pmi clienti della Divisione guidata da Stefano Barrese, ovvero con un fatturato fino a 350 milioni di euro, sono state finalizzate operazioni di finanza strutturata per oltre 10 miliardi di euro. Inoltre, più di 35 operazioni tra M&A e Ipo sono state portate a termine negli ultimi anni. Da recenti indagini di mercato, risulta che le imprese italiane dichiarano di riconoscere Intesa Sanpaolo come propria banca di riferimento mediamente in oltre il 60% dei casi. Se si guarda alle imprese più strutturate, ed eleggibili per operazioni di finanza straordinaria, la percentuale sale al 90 per cento. “Sono sette anni che collaboriamo, di cui cinque in modo più stretto, con l’investment banking di Imi e che ci ha portato a creare una vera e propria banca d’affari per le piccole e medie imprese”, ha sottolineato Barrese, a margine dell’evento ‘Crescere per Competere’ sulla nuova strategia per la crescita delle piccole e medie imprese. “In questa struttura ci sono circa settanta persone dedicate e che lavorano in modo stabile e consolidato, con un radicato rapporto con il territorio. Questo ci consente di generare volumi significativi non solo sul credito ma anche operazioni di finanza strutturata. E’ una struttura che abbiamo realizzato grazie alla stretta collaborazione con Mauro Micillo e possiamo dire che si tratta di un modello unico nello scenario italiano. Noi siamo in grado di assicurare tutto, dal credito, alla finanza straordinaria alla liquidità. Non dimentichiamo che Intesa Sanpaolo ha una forte rete di private banking che interviene al momento opportuno per supportare le piccole e medie imprese. Il successo di questo modello è stato quello di elevare il ruolo della banca commerciale. La banca dei territori non è più un fornitore di credito ma è capace di individuare quelle realtà che hanno bisogno di crescere. Il nostro è uno schema sinergico virtuoso e unico nel panorama italiano”.

TotalEnergies acquista il 50% degli asset di Eph per 5 miliardi

I francesi di TotalEnergies acquistano il 50% degli asset dell’Europa occidentale di Eph, il gruppo del miliardario ceco Daniel Kretisky, artefice, nel corso degli anni duemila, della creazione uno dei più grandi gruppi energetici privati del Vecchio Continente. Le attività oggetto dell’operazione includono gli asset di generazione elettrica flessibili (centrali a gas, a biomassa e sistemi di batterie) dislocati in Italia, Gran Bretagna, Irlanda, Paesi Bassi e Francia, che verranno conferiti in una joint-venture paritetica tra francesi e cechi. Il gruppo di Kretinsky – i cui asset sono stati valutati 10,6 miliardi di euro incluso il debito – riceveranno in cambio azioni TotalEnergies per un controvalore di 5,1 miliardi, diventando, con il 4,1% del capitale, tra i principali azionisti del colosso energetico transalpino.
La joint-venture sarà responsabile della gestione degli asset e dello sviluppo del business, con ciascuno dei due azionisti che commercializzerà la propria quota di produzione in base ad un accordo di tolling. All’interno della società verrà conferito un portafoglio di oltre 14 gigawatt di capacità lorda in funzione o in costruzione, di cui 7,5 gigawatt localizzati nel nostro Paese. In Italia Eph controlla cinque centrali a gas (Ostiglia, Trapani, Livorno Ferraris, Tavezzano e Scandale, quest’ultima al 50% con A2A) e una a carbone (Fiume Santo). Nel nostro Paese, dove il gruppo di Kretinsky ha fatto il suo ingresso nel 2015 rilevando le centrali termoelettriche di E.on, la jv “gestirà un portafoglio notevole di impianti a gas” situati “principalmente nel Nord Italia”, tra cui due centrali a ciclo combinato “all’avanguardia supportate da contratti di capacità a lungo termine”, a cui si aggiungono “tre impianti a biomassa” in regime regolato e diversi sistemi di stoccaggio con batterie “in costruzione e supportati da contratti di capacità a lungo termine”. TotalEnergies ed Eph confidano di chiudere l’operazione per la metà del 2026, subordinatamente alla conclusione del processo di consultazione con i sindacati in Francia e all’approvazione delle autorità competenti. Eph, che si impegna a diventare ” un azionista di riferimento a lungo termine di TotalEnergies”, ha un vincolo di lock-up di un anno sulla restante quota della jv.

Nucleare, aziende Ue scrivono alla Commissione: investire su reattori modulari

“Agire ora per garantire all’Europa una posizione di leadership nelle tecnologie fondamentali per il nostro futuro energetico, la nostra forza industriale e il nostro peso geopolitico, oppure accettare una dipendenza da altri in un settore che i nostri concorrenti considerano critico”. Questo l’appello lanciato dalla danese Saltfoss Energy, dalla francese Newcleo, dall’olandese Thorizon e dalla svedese Blykalla, quattro società europee attive nella costruzione di reattori modulari avanzati (Amr), in una lettera inviata alla Commissione europea. Nel dettaglio, le quattro compagnie chiedono in primo luogo più risorse. Occorre “destinare fondi significativi allo sviluppo e alla dimostrazione degli Amr, eliminare i divieti nucleari dagli strumenti finanziari (inclusi quelli proposti nel Qfp 2028-2034) e creare meccanismi ponte per i progetti pre-commerciali”. Inoltre, chiedono di “accelerare la disponibilità di combustibili avanzati e stabilire catene di fornitura e produzione del ciclo del combustibile a livello europeo per ridurre la dipendenza da paesi terzi”. Infine, la richiesta è di introdurre percorsi autorizzativi “snelli e regulatory sandboxes, lavorando verso quadri armonizzati nell’Ue che permettano agli Amr di offrire tempi di implementazione più rapidi e costi inferiori”. Le quattro compagnie citano gli Stati Uniti e la Cina come esempi virtuosi di politiche a sostegno di questo settore nucleare. “L’Europa, al contrario, non ha ancora raggiunto la scala e la coesione necessarie per conseguire i propri obiettivi strategici – sostengono le quattro compagnie -. Nonostante l’energia nucleare abbia gradualmente acquisito maggiore rilevanza nell’agenda dell’Ue, l’attuale Quadro finanziario pluriennale esclude finanziamenti per l’implementazione di progetti nucleari, creando segnali contrastanti che scoraggiano gli investimenti privati”. Nella lettera si chiede anche l’istituzione di una Impresa comune europea ad hoc e la realizzazione di infrastrutture di R&S paneuropee, “in particolare strutture di irraggiamento a neutroni veloci ad alto flusso per testare materiali e qualificare componenti”. Nel caso in cui la Commissione non agisse, il rischio sarebbe la delocalizzazione. “Gli sviluppatori europei di Amr discutono sempre più spesso la possibilità di trasferirsi in giurisdizioni con quadri normativi più favorevoli – scrivono le quattro compagnie -. Se ciò accadesse, l’Europa perderebbe non solo innovazione e tecnologie critiche per la neutralità climatica, ma anche proprietà intellettuale, forza lavoro qualificata, catene di fornitura e capacità industriali che i concorrenti considerano strategiche”.

Tim accelera sull’innovazione, accordo con Nokia per il potenziamento della rete 5G

Tim ha firmato un importante accordo con Nokia per l’espansione e la modernizzazione della rete 5G, garantendo servizi evoluti ai clienti del Gruppo e contribuendo a portare la banda ultra-larga nelle aree meno servite. L’accordo permetterà ai clienti di Tim di beneficiare di connessioni mobili ancora più veloci e stabili, una maggiore qualità della rete nelle aree urbane e rurali, tempi di risposta più rapidi per applicazioni digitali e servizi cloud, e un’esperienza più efficiente per lo streaming, il gaming, la collaborazione da remoto e i servizi digitali delle aziende e della Pubblica Amministrazione. “Questa partnership unisce due protagonisti dell’innovazione europea con l’obiettivo di valorizzare le filiere tecnologiche continentali e accelerare lo sviluppo di soluzioni strategiche per la sovranità digitale e industriale dell’Europa”, ha dichiarato l’amministratore delegato  di Tim, Pietro Labriola.

Sul piano tecnologico, l’accordo prevede l’adozione di soluzioni radio e piattaforme di rete di ultima generazione, già predisposte per l’integrazione con l’intelligenza artificiale e progettate per offrire maggiore capacità, migliori performance e un consumo energetico ridotto, contribuendo a diminuire l’impatto ambientale delle infrastrutture. Con questa iniziativa, il Gruppo compie un ulteriore passo nella profonda trasformazione industriale avviata negli ultimi quattro anni: un percorso che vede TIM concentrata sulle infrastrutture digitali più avanzate e sui servizi ad alto potenziale, con un modello operativo più semplice, efficiente e orientato alla solidità industriale. L’accordo consolida quindi la traiettoria di rilancio, basata su innovazione tecnologica, disciplina finanziaria e sostenibilità: il progetto contribuisce al piano Net Zero di TIM, che integra obiettivi industriali e ambientali per una crescita delle infrastrutture più efficienti e intelligenti. L’efficienza energetica e il controllo dei consumi rappresentano infatti elementi centrali nel percorso del Gruppo verso la decarbonizzazione e l’innovazione responsabile. Questa iniziativa incarna anche il modello di rapporto che TIM promuove con i propri partner e fornitori: collaborazioni fondate su qualità, innovazione condivisa, sicurezza, sostenibilità e contributo allo sviluppo del sistema industriale europeo. L’obiettivo è costruire una filiera tecnologica capace di crescere insieme, accelerando l’innovazione, sostenendo l’economia nazionale ed europea e garantendo infrastrutture digitali affidabili e sicure.

Saipem leading partner dell’alleanza G-row lanciata da Eni

Saipem è tra le prime aziende ad aver aderito a G∙row, l’alleanza tra imprese avviata da Eni  con il supporto di McKinsey & Company e SAP Italia nata per sviluppare un nuovo approccio alla governance aziendale e alla gestione dei rischi lungo la catena del valore, favorendo una collaborazione più stretta tra le aziende. Saipem, in qualità di leading partner dell’alleanza, contribuirà attivamente allo sviluppo del Framework G∙row, insieme agli altri leading partner, condividendo esperienze e best practice.  É, inoltre, l’unica società di servizi per il settore energia e infrastrutture a far parte dell’alleanza. L’ingresso in G∙row rappresenta per Saipem un’opportunità per contribuire alla creazione di un modello industriale sempre più responsabile, trasparente e orientato al futuro che coinvolga anche partner e fornitori, a conferma del proprio impegno strategico sui temi ESG e della volontà di essere un punto di riferimento nell’evoluzione e nel progressivo rafforzamento dei sistemi di controllo e gestione dei rischi lungo la catena del valore. Saipem ritiene, infatti, che la creazione di un framework condiviso di best practice e di strumenti digitali per l’autovalutazione e il miglioramento continuo contribuirà a rafforzare la resilienza complessiva delle filiere produttive a vantaggio dell’intero ecosistema industriale.

Aeroporti, Troncone: “a Fiumicino servono 9 miliardi per crescere”. D’Orsogna: “sostenere la crescita con una pianificazione strategica”

Fiumicino “può crescere, ha un programma investimenti di 9 miliardi e il padrone di casa lasci lavorare Adr nel suo stesso interesse”. Lo ha affermato l’amministratore delegato Marco Marco Troncone nel corso di un convegno all’Università di Milano Bicocca, sollecitando il governo ad approvare il Piano nazionale di sviluppo aeroportuale. “La crescita  è la nostra grande opportunità, l’Italia ha un sicuro di crescita (del traffico aereo, ndr) sicuro, un po’ come la Borsa, che aumenta di anno in anno”. “Per l’Italia – sottolinea – molto di più agli altri perché è un paese espostissimo all’estero e si appoggia sempre più al business internazionale che a quello nazionale”. “Per Fiumicino, ci sono due piani di crescita. Uno è più tattico, per aumentare la nostra capacità e l’aeroporto di Roma è cresciuto del 10% annuo negli ultimi 10 anni”. “Il tasso di crescita dello sviluppo dell’infrastruttura – ha rimarcato – non ha invece questo sprint”. Per questo, “oltre al piano tattico dobbiamo lavorare con una visione a medio-lungo termine e far sì che ci sia la reazione giusta da parte di chi deve programmare a livello politico”. “C’è bisogno di proiettarsi a 5/10 anni – sottolinea – e di puntare su quello che funziona”. Per Troncone, “Fiumicino  è capace di dare seguito agli investimenti, come dimostrano i 3 miliardi spesi negli ultimi 10 anni. Lo sviluppo dell’infrastruttura deve rispondere a logiche di qualità e deve puntare sulla tecnologia, sulla congruità e sull’efficienza, guardando avanti. Ci mancano 9 miliardi, una fettina la possiamo fare da soli, ma il padrone di casa deve lasciar lavorare Fiumicino nel proprio stesso interesse”.

Il direttore generale  dell’Enac Alexander D’Orsogna, intervenuto alla conferenza dal titolo “Le infrastrutture aeroportuali e lo sviluppo del trasporto aereo”, ha evidenziato i significativi volumi del traffico aereo nazionale che, con un incremento annuo del 5 per cento, si appresta a raggiungere circa 230 milioni di passeggeri per l’anno in corso. Cifre rilevanti che, se da un lato identificano un settore in piena espansione, dall’altro richiedono di essere sostenute da una pianificazione strategica e a lungo termine. Enac, in linea con la sua mission istituzionale, ha aggiunto il Direttore Generale D’Orsogna, accompagna la crescita del trasporto aereo in un’ottica di sviluppo sostenibile, anche valorizzando la grande capacità infrastrutturale del nostro Paese che affianca ai grandi hub e ai sistemi aeroportuali maggiori un network capillare di piccoli aeroporti disseminati sul territorio. Realtà che configurano diversi modelli di business e che, attraverso una governance lungimirante, potranno sviluppare crescenti opportunità per il territorio, rafforzando la competitività di un “modello Italia”.

Suez, Pessina (Federagenti): “Con la riapertura di Suez scatta un’emergenza positiva per l’Italia”

“Riapre Suez. La notizia è di per sé di un’importanza strategica determinante, ma sono le conseguenze di questa riapertura a dover polarizzare la nostra attenzione. Quella centralità del Mediterraneo di cui si parla ormai da mesi, potrebbe diventare realtà in tempi brevissimi, quei tempi a cui l’economia globale ci ha ormai abituati. Ed è indispensabile farsi trovare pronti per sfruttare un’occasione che potrebbe davvero conferire all’Italia un ruolo di assoluto primo piano sulle rotte dell’interscambio mondiale”. A sottolineare il significato e le ricadute dell’annuncio dei ribelli Houthi di non bersagliare più con i loro missili le rotte del Mar Rosso e quindi quelle di collegamento con il Canale di Suez, è il presidente di Federagenti, Paolo Pessina. “Certo – sottolinea – le scelte geopolitiche non ci competono e “volano ben più alte”, ma come operatori e istituzioni, nei porti così come nell’intera filiera logistica, abbiamo il
dovere di farci trovare pronti e di fare fronte comune tutto il possibile per eliminare quegli elementi negativi che condizionano la competitività del nostro sistema. Ciò che poteva essere oggetto di dibattiti interminabili e di una sequela interminabile di riunioni spesso inutili, deve diventare oggi “emergenza nazionale”.  Secondo il presidente di Federagenti, anche lungo la filiera logistica “è indispensabile superare gli indugi e accelerare sul fronte della fluidificazione dei traffici cogliendo da subito i segnali che stanno arrivando, ad esempio dai paesi del Nord Africa come l’Egitto, che rivendicano potenziamenti nei collegamenti merci con i porti italiani e ben sapendo che non passerà molto tempo prima che la macchina della ricostruzione in Medio Oriente, si metta in moto a pieno regime”.

Poste: prima in Europa per qualità e trasparenza della comunicazione digitale corporate e finanziaria

Poste Italiane è la prima delle 500 principali aziende europee per capitalizzazione nella trasparenza della comunicazione corporate e finanziaria sui canali digitali. Il risultato è il frutto della ricerca “Webranking Europe 500” la classifica stilata da Lundquist, in collaborazione con la società svedese Comprend, che analizza la chiarezza e la correttezza del flusso informativo rivolto a investitori, cittadini e stakeholder. Il sito posteitaliane.it del Gruppo guidato dall’ad Matteo Del Fante e dal direttore generale, Giuseppe Lasco, sul podio della rilevazione Webranking Europe 500 già nel 2024 con il secondo posto, ha ottenuto il punteggio di 95,9 su 100 affermandosi sia nella classifica assoluta sia in quella di settore. L’aspetto ancora più significativo del percorso di Poste Italiane è la rapida ascesa dell’azienda nella classifica: nel 2016, infatti, Poste italiane era collocata in 246esima posizione, a dimostrazione del valore del lavoro compiuto dall’azienda nella comunicazione digitale nell’arco di un decennio. La ricerca ha motivato il primato europeo di Poste Italiane spiegando che l’azienda “ha continuato a crescere e ora è in cima alla classifica per la prima volta, raggiungendo il punteggio rilevante di 95,9 su 100 punti. L’azienda si distingue per la solida governance e le informazioni sulle relazioni con gli investitori, nonché per i contenuti chiari e tempestivi relativi alla stampa e al titolo. Il sito web di Poste Italiane riflette un approccio di comunicazione ben integrato, in cui informazioni finanziarie, di sostenibilità e aziendali sono interconnesse”.

 

 

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