LA RELAZIONE DELL'AUTORITA'
Ormai un terzo del mercato degli appalti passa dalle centrali di committenza (e non il 26,4% come dice Anac)
L’Autorità nazionale anticorruzione stima che 15.315 procedure di appalto (lavori, forniture e servizi) su 267.157 totali passino dalle centrali di committenza e, in termini di importi, 71,864 miliardi su un totale di 271,849 miliardi: il 26,4% del mercato, ne deduce l’Anac, che spiega, in una parentesi, come il valore del mercato delle centrali di committenza sia al netto del settore della sanità. Per Diario DIAC, però, questa percentuale è pari al 31,4% del mercato di riferimento. Praticamente un terzo, quindi, e non un quarto del mercato, come sostiene Anac. Leggete perché.

L’Autorità nazionale anticorruzione stima, nella relazione annuale presentata la settimana scorsa, che 15.315 procedure di appalti (lavori, forniture e servizi) su 267.157 totali passino dalle centrali di committenza e che questo equivalga, in termini di importi, a 71,864 miliardi di euro su un totale di 271,849 miliardi: il 26,4% del mercato, ne deduce l’Anac, che spiega, in una parentesi della tabella, come il dato relativo alle procedure delle centrali di committenza sia al netto del settore della sanità. C’è da chiedersi allora perché si calcoli la percentuale sull’importo totale e non sull’importo totale meno il settore della sanità (43,126 miliardi per il 15,9% del totale).
Se più correttamente calcoliamo la quota delle centrali di committenza su un mercato totale al netto della sanità, quindi di 228,784 miliardi di euro, la percentuale del mercato che passa dalle centrali di committenza cresce al 31,4%, praticamente un terzo del mercato (e non un quarto).
Un numero che rende bene il ruolo che ormai le CC hanno assunto in questo mercato, con un effetto notevole di trasparenza. Negli appalti affidati da CC la quota delle procedure con gara (aperta o ristretta) è di gran lunga più alta, il 65,6% in numero e l’82,8 in importo.
L’Anac riporta inoltre che il 6% del mercato totale “è afferente a Consip Spa” (qui dovrebbe essere compreso il mercato sanitario, non essendo precisata la sua esclusione dal dato).
Le quote degli altri settori/soggetti in cui viene ripartito il mercato sono così indicate da Anac: 27,3% per il settore relativo ai servizi di interesse generale, quali elettricità, gas, trasporti, telecomunicazioni, servizi postali, gestione rifiuti, e il 14,3% alla tipologia settore degli enti locali (di cui 10,3% alle Città metropolitane, Comuni e Comunità montane). Qui il dato Anac dovrebbe essere rispondente alla realtà in quanto difficilmente questi settori hanno intrecci con il settore sanitario come invece certamente avviene per molte centrali di committenza.

Il dilagare delle centrali di committenza fa bene alla trasparenza e alla concorrenza del mercato, si direbbe dai dati Anac, in quanto sono il “settore” con la quota nettamente più alta di appalti affidati con gara o comunque con confronto competitivo (licitazioni private con procedura aperta o ristretta). Dalla tabella 5.27 si evince, infatti, che “la tipologia settore delle centrali di committenza è quella con il maggior numero di procedure aperte e ristrette (65,6% degli affidamenti), seguita dalla tipologia settore della sanità (36,4% degli affidamenti) e dalla tipologia settore servizi di interesse generale quali elettricità, gas, trasporti, telecomunicazioni, servizi postali, gestione rifiuti, etc. (17,5% degli affidamenti)”. Mentre “dalla tabella 5.28 si evince che la tipologia di stazione appaltante che a livello di importi affida maggiormente con procedure aperte e ristrette è quella del settore delle centrali di committenza (82,8%), seguita dalla tipologia settore servizi bancari, finanziari e assicurativi e dalla tipologia settore sanità con, rispettivamente, il 76,5% e il 75,7% della spesa complessiva di ciascun settore”.