La giornata
Trump: a Riad “accordi STORICI” per investimenti da 600 miliardi in Usa
- Sicurezza sul lavoro, prevista oggi una riunione di Governo, poi il confronto con le imprese
- Salario minimo, Ance: “Il rischio è la fuga dai contratti collettivi”
- Dazi, Dg Grow: se falliscono i negoziati la Ue pronta con contromisure da 95 miliardi su prodotti Usa
- Ocse: nel quarto trimestre il reddito pro capite cresce dello 0,5% ma in Italia -0,6% e Germania -0,5%
- A2A: nel primo trimestre investimenti salgono a 335 milioni, ricavi +16% a 4 miliardi, cala utile
IN SINTESI
Il presidente Usa Donald Trump suggella il suo primo viaggio all’estero, nel suo secondo mandato, con “accordi storici” in Arabia Saudita. Alla corte del principe ereditario saudita Mohammed Bin Salman, il tycoon ha stretto intese per 600 miliardi, tra cui quella record di 142 miliardi in armi. Nella missione, Trump è stato accompagnato da una pletora di ceo guidata da Elon Musk e comprendente, tra gli altri, Marl Zuckerberg, Sam Altman, Larry Fink, John Elkann. Riad si è dunque impegnata a investire 600 miliardi di dollari: oltre alle armi, anche 20 miliardi nell’Ia, oltre a high tech, energia, infrastrutture e sanità. Ma sul fronte diplomatico, la mission di Trump, già ribattezzato “Donald d’Arabia”, è stata contrassegnata dall’annuncio della revoca delle sanzioni alla Siria “per offrire loro una possibilità di grandezza”. Trump ha anche lanciato un avvertimento all’Iran dicendo che “il tempo delle decisioni è adesso”. Intanto, il presidente Usa non ha perso l’occasione per inviare un nuovo messaggio al presidente della Federal Reserve Powell, chiedendo un taglio dei tassi nel giorno in cui sono stati diffusi i dati dell’inflazione, scesa al 2,3% , al di sotto delle attese. “Non c’è inflazione, e i prezzi dell’energia, benzina e generi alimentari stanno scendendo, così come tutto il resto: la Fed deve abbassare i tassi come già avvenuto in Europa e in Cina”, ha scritto su Truth, chiedendosi poi “quale sia il problema” di Powell.
Sicurezza sul lavoro, prevista oggi una riunione di Governo, poi il confronto con le imprese
E’ prevista per oggi una riunione governativa per fare il punto sulle misure in materia di sicurezza sul lavoro annunciate la scorsa settimana dalla premier Giorgia Meloni nel corso del tavolo con i sindacati. Le misure, si ricorda, fanno riferimento ai 650 milioni di euro reperiti dal Governo insieme all’Inail e dedicati proprio a interventi in materia di sicurezza sul lavoro. Interventi che dovrebbero essere oggetto di “tavoli tecnici” con i ministeri competenti, come spiegato dalla stessa presidente del Consiglio alle sigle sindacali. La prossima tappa, invece, dovrebbe essere quella di un confronto con le parti datoriali. Stando alle informazioni raccolte, il Governo starebbe valutando di convocarle per martedì prossimo, 20 maggio. Come è emerso dall’incontro con le organizzazioni sindacali, l’8 maggio scorso, l’esecutivo è pronto a proporre un aggiornamento delle normative riguardanti la catena dei subappalti, con l’intento di rafforzare i controlli e le responsabilità, in particolare per quanto riguarda la sicurezza dei lavoratori. Centrale la questione della formazione. Si pensa a un meccanismo premiale per le imprese che investono in prevenzione potenziando il meccanismo del cosiddetto ‘bonus-malus’ relativo al calcolo dei premi Inail.
Salario minimo, Ance: “Il rischio è la fuga dai contratti collettivi”
“Siamo assolutamente d’accordo che il legislatore voglia garabtire quello che è sancito dall’articolo 36 della Costituzione, ma per noi quella garanzia è dettata soltanto dai contratti collettivi stipulati dalle parti comparativamente più rappresentative perché soltanto quella contrattazione garantisce tutte le tutele ai propri lavoratori. La nostra paura è che una normativa sul salario minimo potrebbe sortire l’effetto contrario: molte imprese potrebbero attenersi esclusivamente al salario minimo comportando una fuga dalla contrattazione collettiva”. Lo ha detto Beatrice Sassi, in rappresentanza di Ance (Associazione nazionali costruttori edili), nel corso dell’audizione in commissione Affari sociali, Sanità e Lavoro del Senato sul ddl di delega al Governo in materia di salario minimo. Secondo Ance, “nonostante nel settore delle costruzioni il trattamento economico obbligatorio orario sia superiore” a 10 euro l’ora, l’individuazione di una misura minima potrebbe “indebolire il potere negoziale delle parti sociali, non valorizzando le diverse qualifiche dei lavoratori né le peculiarità dei singoli settori”. In una nota, Ance evidenzia come “qualora tale salario minimo dovesse risultare inferiore al valore definito dalla contrattazione collettiva, le imprese che non applicano alcun contratto potrebbero presentare un’offerta più vantaggiosa, con la conseguente fuoriuscita dal mercato di tutte le imprese che fanno riferimento ai minimi contrattuali”. Per questo, si sottolinea, “occorre intervenire per rendere obbligatoria l’applicazione dei contratti collettivi nazionali, e territoriali per l’edilizia, stipulati dalle associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale e strettamente connessi all’attività oggetto dell’appalto o della concessione svolta dall’impresa anche in maniera prevalente”. “Ciò – spiega Ance- garantirebbe l’applicazione, per le lavorazioni edili o prevalentemente edili, della suddetta contrattazione, con il conseguente riconoscimento di tutte le relative tutele e prestazioni, anche in termini di formazione e sicurezza sul lavoro. Questo è il percorso da intraprendere per garantire certezza ed equità nei trattamenti economici e normativi per i lavoratori, peraltro minati, nell’ambito della normativa sugli appalti pubblici, dal principio delle ‘analoghe tutele’ che, comunque, nel settore edile, di fatto, non possono essere applicate in considerazione della specificità di istituti normativi, quali congruità e Durc”.
Dazi, Dg Grow: se falliscono i negoziati la Ue pronta con contromisure da 95 miliardi su prodotti Usa
“Se il negoziato con gli Usa – sui dazi – dovesse fallire da qui al 9 luglio, la Commissione vuole esser pronta con delle contromisure, con dazi sulle merci statunitensi, volte a riequilibrare la situazione. Giovedì scorso la Commissione ha avviato una consultazione pubblica su contromisure aggiuntive. Queste contromisure includono prodotti che importiamo dagli Usa per un equivalente di 95 miliardi di euro”. Lo ha detto Sophie Muller, rappresentante della Direzione generale per il Mercato interno (Dg Grow) della Commissione Ue, audita dalla commissione Industria (Itre) del Parlamento europeo sulle conseguenze dei dazi Usa per l’industria Ue.
Energia, Ribera: “non ci può essere competitività se continua la dipendenza dalle fonti fossili”
“E’ chiarissimo che non possiamo avere competitività se si continua a dipendere da fonti di energia importate che saranno sempre più onerose. Quindi, una migliore posizione per le industrie energivore in Europa sarà data dal non dipendere più da quanto importiamo, cioè fonti fossili”. Lo ha detto Teresa Ribera, vicepresidente esecutiva della Commissione europea con delega alla Transizione pulita e alla concorrenza, audita dalla commissione Industria (Itre) del Parlamento Ue. “Non esiste industria competitiva e resiliente senza la produzione domestica di energia. Abbiamo raddoppiato la produzione di energia eolica e solare dal 2020, ma è necessario accelerare”, ha sottolineato Ribera.
Ue, Sejourne: “Entro la settimana possima proposta su economia circolare”
“Entro la settimana prossima presenteremo una proposta relativa alla circolarità dell’economia onde migliorarla perchè l’aspetto circolare della nostra economia è ancora stagnante: soltanto l’1% di miglioramento negli ultimi 10 anni, nonostante gli obiettivi fissati in vari testi”. Lo ha detto Stéphane Séjourné, vicepresidente esecutivo della Commissione europea con delega all’Industria e al mercato unico, audito dalla commissione Ambiente (Envi) del Parlamento Ue.
Ocse: nel quarto trimestre il reddito pro capite cresce dello 0,5% ma in Italia -0,6% e Germania -0,5%
Il reddito reale delle famiglie pro capite negli Stati membri dell’Ocse è aumentato dello 0,5% nel quarto trimestre del 2024, rispetto allo 0,2% nel trimestre precedente, mentre il Pil reale pro capite è cresciuto dello 0,4%. Nel complesso del 2024, il reddito reale delle famiglie pro capite è aumentato dell’1,8% nell’Ocse, leggermente superiore all’1,7% nel 2023.Nonostante un aumento generale nel quarto trimestre 2024, il quadro era misto tra i paesi OCSE. Dei 19 paesi per i quali sono disponibili dati, 9 hanno registrato un aumento, 7 hanno registrato una diminuzione e 3 non hanno mostrato variazioni. Tra le economie del G7, il reddito reale delle famiglie pro capite è aumentato solo in due paesi, mentre gli altri hanno visto una contrazione o non hanno mostrato crescita. Il Regno Unito ha registrato un aumento (1,5%), principalmente trainato dalla retribuzione dei dipendenti e dai benefici sociali, mentre il Pil reale pro capite è diminuito leggermente (-0,1%). Gli Stati Uniti hanno visto una crescita più moderata del reddito reale delle famiglie pro capite (0,3%), anch’essa principalmente con le retribuzioni dei dipendenti, mentre il Pil reale pro capite è aumentato dello 0,5%. L’Italia ha registrato un calo (-0,6%), parzialmente dovuto a una diminuzione del reddito da proprietà netto e a un aumento dei contributi sociali, mentre il Pil è cresciuto leggermente (0,1%). La Germania ha registrato un calo sia del reddito reale delle famiglie pro capite che del Pil reale pro capite (-0,5% e -0,2%, rispettivamente). Canada e Francia hanno visto arrestarsi la crescita del reddito reale delle famiglie pro capite (dall’1,4% e dallo 0,9%, rispettivamente, nel trimestre precedente a 0,0% nel quarto trimestre del 2024). Per il 2024 nel suo complesso, tutti tranne due paesi hanno registrato una crescita. Il Portogallo ha visto il maggiore incremento (6,7%), principalmente trainato dalla retribuzione dei dipendenti e da una diminuzione delle tasse pagate. L’Australia ha registrato il maggiore calo (-1,8%), sebbene migliorato rispetto al calo record del 2023 (-5,1%), principalmente dovuto all’aumento dei pagamenti di interessi e tasse. L’aumento annuale del reddito reale delle famiglie pro capite come osservato nella maggior parte dei paesi è avvenuto con un rallentamento dell’inflazione rispetto all’anno precedente.
A2A: nel primo trimestre investimenti salgono a 335 milioni, ricavi +16% a 4 miliardi, cala utile
A2A chiude il primo trimestre dell’esercizio 2025 con una buona tenuta dei risultati, registrando una riduzione della marginalità operative. Gli investimenti complessivi si attestano a 335 milioni di euro, di cui 302 milioni di euro destinati ad investimenti organici (+37% rispetto all’anno precedente) e 33 milioni di euro destinati ad operazioni di M&A, riconducibili prevalentemente all’acquisizione da Edison della centrale cogenerativa di Sesto San Giovanni. I ricavi mostrano un incremento del 16% a 3.968 milioni di euro, a seguito del consolidamento della società Duereti e dell’aumento dei prezzi delle commodities energetiche. Il margine operativo lordo segna una flessione del 4% rispetto al primo trimestre 2024 (703 milioni di euro), a seguito prevalentemente dell’allineamento della produzione idroelettrica alle medie storiche. Al netto della normalizzazione relativa all’idraulicità, l’ebitda è in crescita dell’1%. L’incidenza delle attività regolate sull’ebitda di Gruppo sale al 31% (1) (25% nel primo trimestre del 2024) anche grazie al positivo contributo della nuova società di distribuzione elettrica Duereti. L’utile netto è in calo a 257 milioni di euro rispetto all’analogo periodo del 2024 (294 milioni di euro, -13%). Al netto della normalizzazione relativa all’idraulicità, l’utile netto è in riduzione del 5%. La posizione finanziaria netta è pari a 5.616 milioni di euro (5.835 milioni di euro al 31 dicembre 2024). In crescita i contratti retail a prezzo fisso che offrono ai clienti protezione dalle oscillazioni e dall’andamento dello scenario energetico. Questi contratti – con durata fino a 10 anni, opzione scelta ormai da quasi 100.000 clienti – consentono un calo significativo delle bollette dei consumatori finali rispetto al primo trimestre del 2024. “I risultati di questo trimestre confermano la solidità industriale e degli indicatori economico-finanziari del Gruppo. Grazie all’integrazione della nuova società delle reti elettriche Duereti, l’incidenza delle attività regolate sull’Ebitda è salita al 31%, contribuendo a migliorare la visibilità e a rafforzare la stabilità dei risultati futuri e consentendoci di confermare la guidance per il 2025. – commenta Renato Mazzoncini, amministratore delegato di A2A – “Abbiamo aumentato i nostri investimenti del 37% rispetto al primo trimestre 2024, nel potenziamento ed efficientamento delle reti, nello sviluppo delle rinnovabili, nella flessibilità degli impianti di generazione e nel recupero di materia ed energia. Il flusso di cassa ha garantito sia la copertura degli investimenti che il miglioramento del rapporto PFN/EBITDA, ora pari a 2,4x.”
Buzzi: nel primo trimestre ricavi in crescita dell’8,7% a 972 milioni
Nel primo trimestre del 2025, i volumi di vendita realizzati dal gruppo Buzzi hanno registrato un deciso incremento rispetto all’esercizio precedente, principalmente grazie al contributo delle attività brasiliane e nonostante il deconsolidamento di quelle in Ucraina. Al netto di queste variazioni di perimetro, le consegne di cemento sono rimaste sostanzialmente stabili, riflettendo una dinamica molto diversificata tra i vari mercati di riferimento. Le avverse condizioni metereologiche e uno sviluppo sottotono della domanda hanno infatti penalizzato l’attività negli Stati Uniti, mentre in Europa Centrale le vendite hanno ripreso a crescere rispetto ai livelli particolarmente depressi dello scorso anno. La cessione dello stabilimento di Fanna ha portato ad una riduzione dei volumi in Italia, mentre l’Europa Orientale è stata caratterizzata da un favorevole andamento delle consegne in tutti i paesi di presenza. Buzzi ha chiuso il primo trimestre 2025 con ricavi netti in crescita dell’8,7% a 972,2 milioni di euro. I volumi di vendita hanno registrato un aumento pari al 23% a 6,4 milioni di tonnellate nel settore cemento e del 3,9% a 2,2 milioni di metri cubi in quello del calcestruzzo preconfezionato – principalmente grazie al contributo delle attività brasiliane e nonostante il deconsolidamento di quelle in Ucraina. La posizione finanziaria netta positiva a fine trimestre ammonta a 755,3 milioni, contro i 755,2 milioni di fine 2024. In Italia nel complesso, il fatturato si è attestato a 192,1 milioni, in linea (+0,7%) con il risultato registrato nel primo trimestre dello scorso anno, mentre negli Usa il fatturato complessivo è diminuito del 3,3%, passando da 367,2 a 355,2 milioni, nonostante il rafforzamento del dollaro (+3,1%): a parità di cambio, infatti, il calo del fatturato sarebbe stato del 6,3%. Buzzi conferma la guidance 2025, ritenendo che l’anno in corso possa chiudersi “con risultati operativi vicini ai livelli raggiunti nel 2024”.
Adr: inaugurato il nuovo Terminal 3, investimento da 250 milioni
Sono state ufficialmente inaugurate, alla presenza del Vicepresidente del Consiglio dei Ministri e Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, le opere realizzate per il potenziamento e la rigenerazione del nuovo Terminal 3 dell’aeroporto di Fiumicino, avviate da ADR nel 2021 e realizzate con un investimento complessivo di oltre 250 milioni di euro. L’infrastruttura, operativa già dal 1961 e che rappresenta un importante esempio di architettura e ingegneria unico nel panorama aeroportuale internazionale, è stata potenziata con un intervento, progettato e realizzato da ADR Infrastrutture e ADR Ingegneria, controllate di Aeroporti di Roma, società del Gruppo Mundys, volto a migliorare l’efficienza operativa e l’esperienza di viaggio dei milioni di passeggeri dei voli extra-Schengen che oggi transitano sullo scalo, nel rispetto dei più alti standard di sicurezza e innovazione tecnologica. I lavori realizzati sono stati presentati a Salvini nel corso di un sopralluogo in aeroporto insieme ad una delegazione del management di Aeroporti di Roma, guidata dal ceo Marco Troncone e dal presidente Vincenzo Nunziata, che ha incluso una site-visit in Airport Operations Centre (APOC), la sala di controllo dell’aeroporto di Fiumicino, esempio
d’innovazione tecnologica applicata alle operations aeroportuali. Il potenziamento del Terminal 3 del “Leonardo da Vinci”, preceduto dal completo restyling della facciata che ne ha restituito gli originari valori architettonici di permeabilità visiva e luce naturale, è stato effettuato garantendo sempre la continuità operativa dello scalo nell’arco dei 4 anni dei lavori, e ha riguardato un’area, distribuita su tre livelli, di 41.000 metri quadrati complessivi, paragonabili per estensione a circa 6 campi da calcio. La rigenerazione del T3 dell’aeroporto di Fiumicino ha interessato, con il coinvolgimento di oltre 25 imprese italiane, numerose aree strategiche del T3: nello specifico, sono state rinnovate 6 isole check-in con nuovi 150 banchi, che hanno portato l’infrastruttura ad un totale di 248 banchi di cui 60 postazioni utilizzabili dai passeggeri in modo autonomo; è stato aumentato il numero di nastri bagagli (da 9 a 14), con un raddoppio della lunghezza complessiva da circa 400 metri a 800 metri, per garantire una maggiore capacità e flessibilità per la movimentazione dei bagagli; è stata rinnovata l’area dei controlli di sicurezza per i voli sensibili, dotata di 11 macchine RX e per i voli in transito, riqualificate le aree della frontiera. È stata inoltre rafforzata la struttura dell’edificio e ammodernati gli impianti, tramite il potenziamento della resistenza sismica mediante rinforzi strutturali e nuovi sistemi antincendio, con oltre 3.100 rilevatori, 88 estrattori di fumo e 15 nuove unità di trattamento aria, e, per garantire un ambiente ancor più moderno e funzionale, rinnovata l’illuminazione. Grazie a tutti questi interventi realizzati, la capacità del Terminal 3 per i passeggeri in arrivo è stata aumentata di oltre il 30%, assicurando la piena operatività dell’area per la stagione Summer 2025 attualmente in corso. “I lavori di rigenerazione del Terminal 3 si inseriscono nella strategia di potenziamento infrastrutturale di medio-lungo periodo che, nel corso degli ultimi dieci anni, ci ha portati ad investire, sugli scali di Fiumicino e Ciampino, circa 3 miliardi di euro, pari alla metà delle risorse impegnate, nello stesso periodo, da tutto il settore aeroportuale italiano”, ha dichiarato Troncone. “E’ una tappa di un percorso che ha proiettato l’aeroporto delle Capitale nella élite mondiale come qualità dei servizi e che ha generato un formidabile indotto economico e occupazionale. Con l’obiettivo di proseguire su questa strada e contribuire ad elevare la competitività internazionale del trasporto aereo italiano al rango che le compete, la prossima tappa sarà l’avvio del nuovo piano di sviluppo di lungo termine con ulteriori 9 miliardi di euro di investimenti per cogliere tempestivamente e appieno le grandi opportunità di sviluppo della connettività aerea di cui il Paese potrà beneficiare”.
Donnarumma: “fondamentale la cooperazione europea per lo sviluppo ferroviario”
“La cooperazione europea è fondamentale per lo sviluppo ferroviario”, questo in sintesi la dichiarazione dell’AD del Gruppo FS, Stefano Antonio Donnarumma, al Financial Times che ha invitato gli operatori europei a cooperare e a creare un «progetto comune» per fornire servizi più rapidi e frequenti tra le principali città del continente. Nell’articolo a firma di Philip Georgiadis e Alice Hancock, il numero uno di Ferrovie ha sottolineato come “gli interessi nazionali abbiano spesso minato gli sforzi per migliorare la connettività ferroviaria transfrontaliera, nonostante la crescente domanda dopo la pandemia”. Il Gruppo FS intende sfidare il monopolio Eurostar investendo un miliardo di euro per lanciare un servizio ad alta velocità da Londra a Parigi entro il 2029, utilizzando treni ispirati al Frecciarossa 1000, prodotti da Hitachi Rail. Proprio lo scorso aprile l’AD Donnarumma ha presentato a Londra il piano per il lancio del nuovo servizio, incontrando Robert Sinclair, CEO della società St Pancras Highspeed che gestisce la tratta inglese della linea Londra-Parigi, e Yann Leriche, CEO di Getlink, società che gestisce l’infrastruttura del tunnel della Manica. Donnarumma ha affermato di voler collegare le città europee «come con una metropolitana», ma ha ammesso che ciò sarebbe irrealistico senza la collaborazione dei competitor. «Ho avuto una discussione aperta con i miei colleghi delle altre aziende e ho detto esattamente questo: perché non pensiamo a un progetto comune a cui possano partecipare anche diverse aziende?» ha continuato l’AD. Ha inoltre affermato che altre nazioni dovrebbero prendere in considerazione l’introduzione di limiti sui voli a corto raggio laddove esista una valida alternativa ferroviaria, citando il divieto francese del 2023 su alcuni voli per i quali è possibile un viaggio in treno di due ore e mezzo.
Aspi perfeziona l’accordo per la cessione di una quota di Free to X al Gruppo Renault
Autostrade per l’Italia ha perfezionato, a valle dell’ottenimento di tutte le necessarie autorizzazioni, la cessione di una quota del capitale di Free to X al Gruppo Renault – attraverso il marchio dedicato alla mobilità Mobilize. Free To X, start-up nata nel 2021 per rispondere alle esigenze del Gruppo Aspi nell’ottica di una mobilità sempre più sostenibile e divenuta in pochi anni eccellenza italiana con oltre 1 milione di ricariche effettuate dal 2021. Free to X ha realizzato 100 stazioni di ricarica ad alta potenza sulla rete autostradale Aspi con una distanza media di circa 50 km tra una stazione e l’altra, superando i target europei e una gamma di soluzioni diversificate per estendere il progetto anche al di fuori dell’asset autostradale. L’operazione è volta a sostenere il piano di crescita e sviluppo di Free to X avviato dal Gruppo Aspi; in particolare gli accordi con il Gruppo Renault prevedono che Aspi continui a mantenere il controllo (in qualità di Charging Point Operator) sulle infrastrutture di ricarica situate sull’autostrada, inoltre Aspi opererà a supporto di Mobilize per la crescita delle attività fuori dalla rete autostradale in gestione.
Per Espe tre nuovi contratti da 10,9 milioni per realizzare nuovi impianti fotovoltaici
Espe, attiva nel settore delle rinnovabili, ha sottoscritto tre nuovi contratti con un primario Independent Power Producer italiano per la realizzazione di impianti fotovoltaici a terra, per una potenza complessiva di circa 19,4 MWp e un controvalore complessivo pari a circa 10,9 milioni. Il completamento delle installazioni, che saranno situate in provincia di Brindisi, Fermo e Perugia, e’ previsto entro la fine dell’esercizio 2025. A oggi, il portafoglio ordini complessivo del Gruppo Espe ammonta a circa 104,6 milioni, di cui circa il 97% riconducibile a settore fotovoltaico. L’attuale portafoglio ordini si esplica entro il primo semestre del 2026.
Cdp: export, innovazione e sostenibilità le leve della cantieristica italiana per consolidare la leadership globale
Contesto globale in rapido mutamento, domanda sostenuta e attesa in ulteriore crescita, operatori chiamati a soddisfare standard sempre più elevati. Questa la fotografia attuale della cantieristica italiana e la prospettiva futura, segnata com’è da profonde innovazioni nelle regole ambientali e nella tecnologia, con una competizione internazionale sempre più serrata. Nello scenario internazionale l’industria cantieristica italiana può contare su una leadership globale nella costruzione delle navi da crociera, che colloca il comparto crocieristico nazionale ai vertici europei davanti a Germania, Olanda e Francia con una quota di export che nel 2023 ha superato i 9,1 miliardi di euro. Guardando al futuro, il nostro settore navale ha le caratteristiche giuste per confermarsi come uno dei più strategici grazie alla sua tradizione manifatturiera, ad un ingegneria d’eccellenza e alla capacità di adattarsi velocemente ai mutamenti del mercato. Il nuovo brief della Direzione Strategie Settoriali e Impatto di CDP fa luce sui fondamentali e sulle prospettive della cantieristica nel nostro Paese, prima di tutto sull’estensione della sua filiera, composta 14mila imprese e 180 mila addetti (dalla progettazione, costruzione, manutenzione alla trasformazione e demolizione navale) e capace di generare valore per 2,7 milioni di euro per ogni milione investito. Il segmento trainante per l’Italia è senza dubbio quello della cantieristica da crociera, spinta dalla forte domanda crocieristica globale attesa in crescita dagli attuali 40 miliardi di euro al ritmo del 5% annuo. La produzione mondiale di navi da crociera, in cui l’Italia pesa per il 36% con un portafoglio ordini di ben 37 unità entro il 2035, si prevede che beneficerà di questa crescita di passeggeri dopo il brusco calo dovuto alla pandemia. Le principali sfide che la cantieristica navale italiana dovrà dimostrare di saper affrontare sono rappresentate dall’adozione dei requisiti di sostenibilità ambientale, previsti da normative internazionali sempre più stringenti, dal contributo alla transizione energetica con i nuovi carburanti che si stanno sviluppando e dalla capacità di strutturare un offerta sempre più su misura in risposta a una domanda che privilegia il lusso esperienziale e la personalizzazione dei servizi.
Ey: i dazi ridisegnano le strategie delle aziende italiane, il 58% ha posticipato gli investimenti
Con la nuova amministrazione statunitense e, in particolare, con le recenti politiche protezionistiche, il clima di incertezza è aumentato, influenzando le dinamiche commerciali. Secondo l’EY Parthenon Ceo Outlook, il nuovo progetto editoriale che analizza elementi di strategy, transactions e transformations condotto tra novembre e dicembre del 2024, quasi il 90% dei ceo mondiali e l’80% dei ceo italiani si dichiarava ottimista sulle previsioni economiche. Tuttavia, con le nuove politiche commerciali, il sentiment è cambiato e dalla nuova rilevazione di marzo – aprile 2025 è emerso che circa il 58% dei ceo italiani ha posticipato gli investimenti pianificati e il 54% sta riposizionando le risorse tra diversi mercati geografici, in quest’ultimo caso dimostrando un’elevata capacità di reattività rispetto alla media in Europa (39%) e negli Stati Uniti (43%). Il modo in cui affrontare le nuove regole tariffarie introdotte negli USA sta monopolizzando l’attenzione di aziende e istituzioni. In Italia, il 40% degli intervistati (rispetto al 25% a livello globale) dichiara di essere in fase di ripensamento dell’intensità degli investimenti in tecnologie AI, a causa delle incertezze riguardanti le aspettative di ritorno. “Nonostante il momento di incertezza che caratterizza i mercati nazionali e internazionali, la nostra analisi evidenzia come le aziende italiane stiano già adottando misure per mitigare l’impatto delle nuove regole tariffarie e per diversificare i propri mercati. Sebbene sia opportuno concentrarsi sul breve periodo, soprattutto per la riorganizzazione dei mercati di riferimento, la struttura delle catene di fornitura e le relazioni con i propri consumatori e utenti, è fondamentale non trascurare altre questioni strategiche, che richiedono capacità di intervento e azioni decise. Tra queste vi sono, in particolare, il contenimento dei consumi energetici, lo sviluppo di politiche sostenibili, le trasformazioni dei modelli operativi e di business indotte dall’impatto dell’intelligenza artificiale”, commenta Marco Daviddi, managing partner Ey-Parthenon. Nei primi quattro mesi del 2025, in Italia sono state annunciate 390 acquisizioni con un valore complessivo, laddove disponibile, di circa 9 miliardi di euro. Questi dati evidenziano una diminuzione del 16% nel numero di transazioni rispetto allo stesso periodo del 2024, con una
riduzione del 70% circa nel volume totale delle operazioni. La contrazione è attribuibile alla dimensione media contenuta delle operazioni e alla rilevante riduzione dei megadeal, ovvero operazioni con controvalore superiore a 1 miliardo di euro. I settori che hanno guidato gli investimenti in termini di numero sono principalmente il comparto industriale, con il 24% del numero di operazioni annunciate, seguito dai beni di consumo con il 17% e dal settore tecnologico con l’11%. L’attività dei fondi di Private Equity ha subito una contrazione di rilievo, riconducibile al clima di scarsa fiducia sul mercato e all’attesa di una ulteriore riduzione dei tassi di interesse. Tuttavia, la pipeline di potenziali M&A in Italia è solida, specialmente per le grandi operazioni di consolidamento nel settore bancario e assicurativo. Nei primi quattro mesi dell’anno, infatti, il Private Equity e i fondi infrastrutturali hanno continuato a essere un elemento trainante del mercato M&A italiano, con 150 operazioni di buy-out su target italiane, per un valore aggregato, ove disponibile, di circa 4,5 miliardi di euro, rispetto alle 208 operazioni per un valore di 10,1 miliardi nello stesso periodo del 2024. I fondi continuano a costituire una percentuale rilevante di acquirenti nelle operazioni annunciate, raggiungendo il 39%. In aggiunta, continua a essere significativa la percentuale di investimenti realizzati tramite le portfolio companies, note anche come add-on, che sottolineano il loro ruolo fondamentale nel processo di trasformazione delle aziende. Il report sottolinea, quindi, le potenzialità di crescita per il settore della difesa. L’incremento delle spese per la difesa in Europa rappresenta una rilevante opportunità per l’Italia, che è il terzo produttore di tecnologia militare in Europa. Tuttavia, a livello nazionale permane una rilevante sfida in quanto la dimensione media delle aziende sul territorio è particolarmente ridotta. La filiera in Italia infatti coinvolge 4.000 aziende, il 90% delle quali con meno di 10 dipendenti e solo 21 con un fatturato superiore ai 200 milioni di euro. Le aziende del settore dovrebbero quindi orientarsi verso un processo di aggregazione per essere in grado di supportare l’importante processo di investimento atteso.
Macchine da costruzioni, De Carlo (Fdi): “obsoleto il 40% del parco mezzi, servono incentivi per rinnovarlo”
“Il settore delle macchine per costruzioni è uno snodo fondamentale dell’economia reale: oltre 85mila posti di lavoro, una capacità di export superiore al 70% e una bilancia commerciale positiva che supera il miliardo di euro. Si tratta di un comparto ad alta intensità tecnologica, in cui l’Italia eccelle per qualità, flessibilità e capacità di innovazione. Allo stesso tempo, il 40% del parco macchine è ancora obsoleto: un dato che impone una riflessione urgente”. Ad affermarlo è stato il senatore FdI Luca De Carlo, presidente della commissione Industria, intervenendo al convegno: ‘Macchine per costruzioni: innovazione e sostenibilità per espandere la produzione e il mercato’ , svoltosi oggi in Senato. “Serve una strategia pubblica chiara, fondata su incentivi mirati per il rinnovo del parco mezzi, norme coerenti a livello nazionale e locale, e una piena valorizzazione della dimensione ambientale e digitale dei cantieri. Il Parlamento è pronto a fare la sua parte, con ascolto e spirito costruttivo, affinché il nostro sistema industriale possa affrontare con forza e competitività le sfide dei nostri tempi”, conclude De Carlo.
L’UE lancia un database europeo delle vulnerabilità per rafforzare la sicurezza digitale
La Commissione europea ha annunciato ieri il lancio dell’European Vulnerability Database (EUVD) da parte dell’Agenzia europea per la sicurezza informatica (ENISA). L’EUVD rafforzerà la sicurezza digitale dell’Europa. Aiuterà le aziende a soddisfare i requisiti relativi alla catena di approvvigionamento e alla gestione delle vulnerabilità previsti dalla direttiva NIS2 , che migliora la sicurezza informatica in settori critici come l’energia, i trasporti e la salute. Sosterrà inoltre l’attuazione del Cyber Resilience Act, garantendo che i prodotti con elementi digitali, come software e dispositivi intelligenti, siano protetti dalle minacce informatiche. Henna Virkkunen , Vicepresidente esecutiva per la Sovranità tecnologica, la Sicurezza e la Democrazia, ha dichiarato: “La banca dati delle vulnerabilità dell’UE rappresenta un passo importante verso il rafforzamento della sicurezza e della resilienza dell’Europa. Riunendo le informazioni sulle vulnerabilità rilevanti per il mercato dell’UE, stiamo elevando gli standard di sicurezza informatica, consentendo agli stakeholder del settore pubblico e privato di proteggere meglio i nostri spazi digitali condivisi con maggiore efficienza e autonomia”. L’EUVD raccoglie informazioni sulle vulnerabilità da fonti attendibili, migliorando la consapevolezza situazionale e proteggendo la nostra infrastruttura digitale da potenziali minacce. Offre strumenti essenziali agli stakeholder del settore pubblico e privato, comprese le autorità nazionali e i ricercatori, per navigare in sicurezza nello spazio digitale. Questo impegno sostiene l’impegno dell’UE nel rafforzare la sovranità tecnologica fornendo risorse affidabili per gestire e mitigare i rischi per la sicurezza informatica nei prodotti e servizi delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione.