La giornata
De-escalation tra Usa e Cina, dazi SOSPESI per tre mesi. Borse ok
- Asse Italia-Grecia su energia e ferrovie: accordo da 2 miliardi con Terna, le Fs investono 360 milioni
- Dazi, Confindustria: “servono scelte coraggiose, la competitività sia al centro dell’agenda europea”
- Da Fei e Cdp Equity 200 milioni di euro al Pimco European Data Centre Opportunity Fund per le infrastrutture digitali europee
- La Commissione Ue chiede pareri sull’edilizia abitativa per lo sviluppo di un piano per affrontare la crisi degli alloggi
- Bankitalia: a marzo i prestiti alle imprese riducono la flessione, tassi sui mutui in calo al 3,54%
IN SINTESI
Gli Stati Uniti e la Cina sospenderanno per 90 giorni una parte dei loro dazi doganali punitivi. E’ quanto si legge in un comunicato congiunto Usa-Cina diffuso al termine del round negoziale a Ginevra nel week end. Secondo la dichiarazione, la sospensione entrerà in vigore “entro il 14 maggio”. La Cina revisionerà “i dazi addizionali” sulle importazioni di beni Usa, ha riferito il ministero. Nel comunicato si precisa che la Cina manterrà una tariffa del 10% sulle merci Usa, rimuoverà la tariffa del 91% e sospende il restante 24% per 90 giorni. Gli Usa, dal canto loro, hanno annunciato una riduzione dei dazi del 115% sulle merci cinesi. Resteranno quindi in vigore dazi al 30% sulle importazioni di beni cinesi degli Stati Uniti. “Abbiamo avuto una discussione molto solida e produttiva, anche sui progressi da compiere sul fentanyl”, ha dichiarato il Segretario al Tesoro Scott Bessent. Nella dichiarazione si legge anche che “le parti istituiranno un meccanismo per proseguire le discussioni sulle relazioni economiche e commerciali”. La tregua ottenuta a Ginevra tra Usa e Cina durerà 90 giorni, e inizierà il 14 maggio periodo entro il quale Pechino e Washington dovranno condurre il negoziato. I due paesi hanno concordato una riduzione di 115 punti percentuali delle rispettive tariffe doganali durante questi mesi. I dazi doganali imposti dagli Stati Uniti sui prodotti cinesi, che si aggiungono ai dazi doganali preesistenti, erano saliti fino al 145% e saranno quindi ridotti al 30% per un mese e mezzo. Questo 30% comprende il 20% applicato da Donald Trump per esercitare pressioni su Pechino nella lotta contro il traffico di Fentanyl. La Cina aveva reagito ai dazi doganali supplementari imposti dagli Stati Uniti, portando al 125% i dazi doganali sui prodotti americani. La tregua ottenuta a Ginevra li riporta quindi al 10%. “Accogliamo l’accordo, abbiamo sempre detto che le tariffe commerciali sono dannose per l’economia globale”, ha detto un portavoce della Commissione europea nel corso di una conferenza stampa a Bruxelles. I segnali di distensione tra Usa e Cina, pur nella persistente incertezza, hanno impresso uno sprint alle borse europee che hanno chiuso in positivo. A Milano il Ftse Mib ha archiviato la seduto con un rialzo dell’1,4%.
Asse Italia-Grecia su energia e ferrovie: accordo da 2 miliardi con Terna, le Fs investono 360 milioni sul parco rotabile di Hellenic Train
Italia e Grecia rinsaldano la collaborazione sul fronte delle infrastrutture. Tra i 14 accordi e memorandum firmati nel corso del vertice intergovernativo, che si è svolto ieri a Roma, c’è l’intesa sottoscritta tra le Ferrovie dello Staro e il ministero dei Trasporti greco: un accordo “particolarmente importante”, come ha annunciato il primo ministro greco Kiriakos Mitsotakis, “perché è una rinascita delle nostre relazioni, dopo la tragedia di Tempe dove hanno perso la vita 67 nostri connazionali. La Grecia investirà più di 400 milioni nella sostituzione e nel miglioramento della rete ferroviaria ma anche per poter sistemare diverse zone che hanno subito un’alluvione l’anno passato. Ma ci sarà anche un investimento di 360 milioni di euro da parte delle Ferrovie dello Stato per poter avere una nuova rete ferroviaria con nuovi vagoni, con nuovi treni per poter raggiungere lentamente il livello della rete ferroviaria dei treni italiani e non saremmo in grado di raggiungere questo obiettivo senza il supporto del presidente Meloni”. L’investimento riguarda il rinnovo del parco rotabile di Hellenic Train, la società di trasporto ferroviario per passeggeri e merci controllata da Trenitalia dal 2017, al momento dell’acquisizione nota come TrainOse. L’accordo è stato firmato dal viceministro delle Infrastrutture, Edoardo Rixi, e l’omologo greco, con delega al trasporto ferroviario, Konstantinos Kyranakis. “Il documento – riferisce il Mit – prevede un impegno congiunto per il potenziamento della rete ferroviaria greca, con focus su sicurezza e digitalizzazione; la collaborazione industriale per nuovi investimenti in materiale rotabile e formazione; lo sviluppo coordinato delle reti TEN-T nel Mediterraneo; la transizione verde e l’adozione di tecnologie a basse emissioni; il confronto su temi europei strategici come ETS e capacità ferroviaria. L’intesa dimostra la volontà concreta di Italia e Grecia di affrontare insieme le sfide comuni della mobilità del futuro, mettendo al centro sicurezza, interoperabilità e sostenibilità”.
Un altro accordo è quello che riguarda Terna. Sul tema delle interconnessioni, “abbiamo un vantaggio straordinario che arriva dalla nostra collocazione geografica nel Mediterraneo, tornato centrale nelle dinamiche globali, come via più breve tra Atlantico e Indo-Pacifico: Italia e Grecia continueranno a lavorare insieme su alcuni progetti strategici come i cavi in fibra ottica Blue Med e Green Med, e si impegnano a lanciarne di nuovi. Mi riferisco in particolar modo all’accordo da circa 2 miliardi di euro che è stato appena sottoscritto da Terna e dal gestore della rete di trasmissione elettrica greco per valutare l’interconnessione elettrica tra le nostre nazioni”, ha detto la premier Giorgia Meloni. L’elettrodotto in corrente continua tra Italia e Grecia sarà una delle infrastrutture di rete che, in sinergia con quelle esistenti e con gli interventi di sviluppo futuri, contribuirà al raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione e al rafforzamento del ruolo dei due Paesi quali hub elettrici del Mediterraneo. “Il nuovo collegamento elettrico sottomarino tra l’Italia e la Grecia aumenterà la sicurezza dell’intera zona Sud del Paese e favorirà approvvigionamenti efficienti di energia, grazie alla possibilità di abilitare nuove risorse e di mantenere lo scambio tra i due Stati. L’interconnessione, che affiancherà l’esistente, in esercizio dal 2002, garantirà maggiore efficienza al servizio di trasmissione di energia”, ha dichiarato Giuseppina Di Foggia, amministratore delegato. “Siamo convinti che un sistema elettrico europeo interconnesso sia la chiave per una rete affidabile e sostenibile”. “L’interconnessione elettrica svolge un ruolo cruciale nel raggiungimento degli obiettivi climatici dell’Unione Europea e nella transizione verso un sistema energetico pulito. Il nuovo corridoio energetico tra Grecia e Italia non solo incrementerà la capacità di scambio elettrico, ma contribuirà anche a rafforzare la sicurezza energetica e a migliorare l’efficienza del mercato elettrico europeo integrato, generando benefici tangibili per i consumatori di entrambi i Paesi. IPTO e Terna, grazie alla consolidata collaborazione e alla profonda competenza tecnica maturata nel settore, sono pienamente in grado di portare a termine con successo questo progetto infrastrutturale strategico”, ha dichiarato Manos Manousakis, presidente e ad di IPTO. L’infrastruttura, con potenza fino a 1.000 MW e di lunghezza complessiva di circa 300 km, di cui 240 in cavo sottomarino con una profondità massima di circa 1.000 metri, affiancherà l’esistente collegamento da 500 MW in esercizio dal 2002. Per l’opera, Terna e IPTO prevedono un investimento complessivo di circa 1,9 miliardi di euro. Per quanto riguarda il lato italiano dell’opera, il cavo sottomarino approderà nel Comune di Melendugno e la nuova stazione di conversione sarà realizzata nel Comune di Galatina, entrambi in provincia di Lecce. Il Memorandum of Understanding firmato oggi, di durata triennale, prevede una Governance di progetto congiunta che definirà la strategia generale e il coordinamento delle attività. In aggiunta, Terna e IPTO sottoscriveranno successivi accordi volti a regolare la gestione coordinata delle fasi di gara per l’approvvigionamento di cavi e stazioni di conversione, nonché la successiva realizzazione dell’infrastruttura. Il GRITA 2, già presente nel Piano di Sviluppo Europeo dei TSO (Ten-Year Network Development Plan 2024), è stato congiuntamente candidato alla seconda lista Project of Common Interest/ Project of Mutual Interest.
Dazi, Confindustria: “servono scelte coraggiose, la competitività sia al centro dell’agenda europea”
“Servono scelte nette e coraggiose. Chiediamo che al centro dell’agenda europea ci sia la competitività delle imprese”. E’ la richiesta giunta da Barbara Cimmino, vicepresidente per l’Export e l’Attrazione degli Investimenti di Confindustria, parlando ieri agli Stati generali dell’Industria, organizzati dal Parlamento Europeo nel corso del panel dedicato ai rischi di guerre commerciali e all’accesso ai nuovi mercati. “L’instabilità geopolitica – ha avvertito Cimmino – espone l’economia globale a rischi elevati. Un prolungato effetto incertezza può condurre il commercio mondiale alla stagnazione, con una contrazione stimata dal Centro Studi Confindustria tra il -2% e il -2,5%”. Di fronte a questo scenario, la relazione economica tra UE e Stati Uniti resta un pilastro irrinunciabile: “gli USA sono il primo importatore mondiale e, solo nel 2024, l’interscambio transatlantico ha superato i 1.600 miliardi di euro. Gli investimenti bilaterali valgono oltre 5.300 miliardi di dollari e generano quasi 10 milioni di posti di lavoro equamente distribuiti”. Per questo motivo, “la strada indicata dal Presidente Meloni, per un accordo che azzeri i dazi sui beni industriali, ci vede pienamente d’accordo: è un’opportunità concreta per una de-escalation duratura. La UE deve mettere a frutto i 90 giorni di sospensione per raggiungere questo obiettivo”, ha sottolineato Cimmino. Urgente è la necessità di diversificare i mercati di sbocco, a partire dalla chiusura dell’accordo con il Mercosur, e di accelerare i negoziati con India, Australia e paesi ASEAN: “Serve un approccio pragmatico verso partner che possono assorbire il nostro export e contribuire a ridurre le dipendenze strategiche”. Cimmino ha infine annunciato che, insieme al Ministero degli Esteri, Confindustria intensificherà le missioni imprenditoriali e metterà presto a disposizione del sistema Paese un nuovo strumento per valutare i mercati ad alto potenziale: “Una bussola strategica per l’internazionalizzazione nei prossimi anni”. Altra priorità nell’agenda di Confindustria è il rilancio degli investimenti in questa fase di incertezza. Come ha ricordato Angelo Camilli, vice presidente per il Credito, la Finanza e il Fisco di Confindustria, l’Europa, come indicato anche nel Rapporto Draghi, “dovrà investire circa 750-800 miliardi annui nel periodo 2025-2030 per transizione energetica, difesa, innovazione e leadership tecnologica, pari al 4,4%-4,7% del PIL UE”. “il sistema produttivo italiano è caratterizzato da una prevalenza di PMI, che garantiscono flessibilità ma presentano limiti alla crescita e agli investimenti. Il nostro Paese sconta una struttura industriale ancora troppo frammentata: le grandi imprese generano solo il 40% del valore aggiunto manifatturiero, contro il 75% di Francia e Germania. La produttività è mediamente più alta del 20% nelle grandi imprese rispetto alle microimprese. Occorre un impegno collettivo per sostenere la crescita dimensionale e competitiva delle imprese, sostenere l’innovazione e puntare su settori strategici come automotive, AI, aerospazio, robotica e scienze della vita”. Anche il vicepresidente di Confindustria per le Politiche industriali e il Made in Italy, Mario Nocivelli, ha sottolineato “l’urgenza di dotarsi di una politica industriale vera, solida e strutturale”. “Abbiamo bisogno di pragmatismo, di una strategia che rafforzi la nostra autonomia strategica e che accompagni davvero la transizione, senza scaricarne il costo sulle imprese. Il Clean Industrial Deal è una prima occasione utile per impostare una nuova fase di politica industriale europea. Ma da solo non basta. Serve – ha detto – una cornice strategica che sostenga le filiere industriali europee – in particolare quelle hard-to-abate – con strumenti adeguati, investimenti mirati, tempi realistici. La transizione deve essere integrata con il digitale, in modo coerente e non ideologico. Neutralità tecnologica, rapidità delle autorizzazioni, strumenti finanziari: questi sono i veri elementi abilitanti. L’energia è ormai un fattore strategico, e il gap di prezzo penalizza l’industria italiana. Bisogna agire: solo così l’Europa potrà affrontare la transizione rafforzando la propria autonomia industriale”.
Pnrr, Mit: già versati 2,3 mld di euro per i Comuni, 600 milioni di euro ora in lavorazione
Il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti accelera i pagamenti del PNRR ai Comuni, motore fondamentale per la realizzazione degli investimenti sul territorio. Dall’avvio del Piano, sono già stati erogati 2,3 miliardi di euro nelle casse degli enti locali, sotto forma di anticipazioni e rimborsi intermedi. Massima attenzione, sottolinea il Mit, sull’evasione rapida delle richieste di pagamento: 600 milioni di euro sono attualmente in lavorazione. Di questi, 350 milioni hanno già ottenuto il via libera, mentre le restanti domande sono in fase di istruttoria. In vista di un prevedibile aumento delle richieste da parte degli enti locali nei prossimi mesi, il MIT ha già previsto un potenziamento della propria capacità amministrativa.
Complessivamente, è previsto che i Comuni e le Città Metropolitane ottengano 8 miliardi di euro direttamente dal Mit per il PNRR, su un totale di 39,8 miliardi di investimenti.
Resta fondamentale il corretto caricamento, da parte dei Comuni, di tutti i dati e della documentazione sulla piattaforma ReGiS, condizione necessaria per il corretto esito delle procedure. Parallelamente, si rinnova l’attesa dei dati completi e dettagliati sul censimento degli autovelox da parte dell’ANCI, informazioni essenziali per la pianificazione della sicurezza stradale a livello nazionale.
Da FEI e CDP Equity 200 milioni di euro al PIMCO European Data Centre Opportunity Fund per le infrastrutture digitali europee
Il Fondo Europeo per gli investimenti (FEI, parte del Gruppo BEI) e CDP Equity (Gruppo Cassa Depositi e Prestiti) destinano 200 milioni di euro al PIMCO European Data Centre Opportunity Fund per sostenere l’espansione delle infrastrutture digitali europee, con un’operazione che comprende anche il ricorso alle garanzie offerte dal programma europeo InvestEU. In particolare, il FEI punta a sostenere il settore dei data centre proponendosi come investitore di riferimento del Fondo di PIMCO con un conferimento iniziale di 150 milioni di euro.
All’iniziativa partecipa anche CDP Equity che, in linea con la sua missione di promuovere e sostenere lo sviluppo dei settori strategici dell’economia, ha sottoscritto un investimento pro-quota di 50 milioni. L’operazione si concretizza in un momento in cui la domanda di data center evidenzia una stabile tendenza al rialzo anche in scia agli obblighi di legge e dai progressi nel campo dell’intelligenza artificiale. In dettaglio, l’European Data Centre Opportunity Fund è dedicato alla crescita e al consolidamento di nuovi data center nei mercati dell’UE a maggior tasso di crescita, tra cui Milano, Madrid, Berlino, Zurigo, Varsavia, Marsiglia e Atene. L’investimento è possibile anche grazie al sostegno del Programma InvestEU, che garantisce 86 milioni dell’investimento complessivo di FEI e CDP Equity. Il Programma InvestEU si propone di mobilitare investimenti a favore delle politiche prioritarie dell’Unione europea. Scopo principale del Fondo sarà l’intensificazione degli sforzi dell’Europa nei campi della digitalizzazione e della sovranità dei dati, contribuendo ad aumentare la capacità di trasmissione di dati a bassa latenza e mettendo a disposizione di amministrazioni pubbliche, imprese e privati cittadini nell’intero territorio europeo le necessarie infrastrutture in ambito locale (o ne singoli paesi/mercati interessati). “L’investimento testimonia il nostro impegno a favore della promozione di un solido ecosistema digitale in Europa”, ha dichiarato Marjut Falkstedt, Amministratrice unica del FEI. “Sostenendo lo sviluppo di data center non solo rispondiamo nell’immediato alla domanda di infrastrutture in questo ambito, ma gettiamo anche le basi per la crescita sostenibile e l’innovazione nell’economia digitale”. Anche CDP Equity (Gruppo CDP), insieme al FEI, contribuisce attivamente agli obiettivi del Fondo, a conferma del comune impegno a rafforzare le infrastrutture digitali in Europa e in mercati strategici come quello italiano, in linea con quanto previsto dal Piano strategico 2025- 2027 di Cassa Depositi e Prestiti. “Il nostro investimento nel Fondo PIMCO European Data Centre Opportunity Fund riflette il forte impegno di CDP Equity a favore di una più rapida trasformazione digitale e del
consolidamento delle infrastrutture strategiche tanto in Italia quanto a livello europeo. Sostenendo lo sviluppo di data center stiamo contribuendo a gettare le basi per un’economia digitale più competitiva, innovativa e resiliente, in linea con gli obiettivi del Piano strategico 2025-2027 del Gruppo CDP”, ha affermato Francesco Mele, Amministratore delegato di CDP Equity. Il PIMCO European Data Centre Opportunity Fund vuole contribuire in maniera decisiva a risolvere lo squilibrio tra domanda e offerta che caratterizza il mercato europeo dei data center. Il Fondo ha già realizzato i suoi primi tre investimenti in data center di Madrid, Atene e Milano. Il team dedicato di PIMCO, composto da esperti di alto livello in materia di investimenti e dirigenti di data center, si avvarrà delle loro competenze per gestire efficacemente gli investimenti del Fondo con lo scopo di promuovere le pratiche in materia di efficienza energetica più all’avanguardia. Il Fondo si impegna a favore della sostenibilità e dell’adozione di prassi ecologiche nell’intero portafoglio.
La Commissione Ue chiede pareri sull’edilizia abitativa per lo sviluppo di un piano per affrontare la crisi degli alloggi
La Commissione raccoglie le opinioni dei cittadini dell’UE, delle imprese, delle autorità pubbliche, della società civile e di altre parti interessate in materia di edilizia abitativa per contribuire a definire il piano europeo per un’edilizia abitativa a prezzi accessibili e ad affrontare la crisi abitativa. La Commissione sta raccogliendo tali pareri tramite un invito a presentare contributi . Migliorare l’accessibilità economica degli alloggi è una priorità politica per il primo Commissario per l’edilizia abitativa, Dan Jørgensen . Questo invito a presentare contributi, che rimarrà aperto per un mese, fino al 4 giugno, sarà seguito da una consultazione pubblica più dettagliata che si svolgerà da giugno a ottobre. Nel corso del 2025 la Commissione guiderà un dialogo sugli alloggi a prezzi accessibili per affrontare un problema che riguarda milioni di europei. Ad aprile ha proposto di raddoppiare l’importo dei finanziamenti della politica di coesione destinati all’edilizia abitativa a prezzi accessibili e ha lanciato la prima fase di una piattaforma di investimento paneuropea. A febbraio la Commissione ha adottato il Piano d’azione europeo per un’energia accessibile , che definisce misure a breve termine per ridurre i costi energetici, abbassare le bollette e contrastare la povertà energetica. Contemporaneamente, la Commissione sta istituendo un Consiglio consultivo per l’edilizia abitativa , i cui 15 membri formuleranno raccomandazioni politiche indipendenti sul piano per l’edilizia abitativa a prezzi accessibili.
Bankitalia: a marzo i prestiti alle imprese riducono la flessione, tassi sui mutui in calo al 3,54%
A marzo i prestiti al settore privato, corretti sulla base della metodologia armonizzata concordata nell’ambito del Sistema Europeo
delle Banche Centrali (SEBC), sono aumentati dello 0,5 per cento sui dodici mesi (il tasso di variazione sui dodici mesi era nullo
nel mese precedente). I prestiti alle famiglie sono aumentati dell’1,1 per cento (0,7 nel mese precedente) mentre quelli alle
società non finanziarie sono diminuiti dell’1,1 per cento (-2,1 nel mese precedente). E’ quanto emerge dalle rilevazioni diffuse dalla Banca d’Italia. I depositi del settore privato sono aumentati dell’1,7 per cento (1,4 per cento in febbraio); la raccolta obbligazionaria è aumentata del 3,3 per cento (6,4 in febbraio). In marzo i tassi di interesse sui prestiti erogati nel mese alle famiglie per l’acquisto di abitazioni comprensivi delle spese accessorie (Tasso Annuale Effettivo Globale, TAEG) si sono collocati al 3,54 per cento (3,58 in febbraio); la quota di questi prestiti con periodo di determinazione iniziale del tasso fino a 1 anno è stata del 7,4 per cento (7,6 nel mese precedente). Il TAEG sulle nuove erogazioni di credito al consumo si è collocato al 10,29 per cento (10,46 nel mese precedente). I tassi di interesse sui nuovi prestiti alle società non finanziarie sono stati pari al 3,92 per cento (3,99 nel mese precedente), quelli per importi fino a 1 milione di euro sono stati pari al 4,48 per cento, mentre i tassi sui nuovi prestiti di importo superiore a tale soglia si sono collocati al 3,63 per cento. I tassi passivi sul complesso dei depositi in essere sono stati pari allo 0,79 per cento (0,82 nel mese precedente).
Ocse: in forte crescita le restrizioni sull’export di materia prime critiche dal 2009 al 2023
Le restrizioni all’esportazione di materie prime critiche industriali sono aumentate di oltre cinque volte tra il 2009 e il 2023, con un’accelerazione senza precedenti registrata proprio nel 2023. E’ quanto emerge dal nuovo rapporto diffuso dall’Ocse secondo cui solo lo scorso anno oltre 500 nuovi prodotti sono stati sottoposti a limitazioni commerciali, in coincidenza con l’impennata dei prezzi e l’aggravarsi delle tensioni geopolitiche mondiali. In particolare, l’aumento delle restrizioni all’esportazione nel 2023 ha coinciso con l’impennata dei prezzi delle materie prime dovuta alla guerra di aggressione della Federazione Russa contro l’Ucraina e all’escalation delle tensioni geopolitiche. Ma secondo l’Organizzazione, il 94% delle nuove restrizioni introdotte nel 2023 proviene da sette Paesi: Cina, Vietnam, Burundi, Russia, Repubblica Democratica del Congo, Zimbabwe e Laos. Le misure, che vanno da tasse sull’export a veri e propri divieti, sono giustificate da motivazioni strategiche, industriali o ambientali, ma rischiano di compromettere la stabilità delle catene globali di approvvigionamento. Tra i materiali più colpiti figurano cobalto, terre rare, rame, grafite e nichel, tutti elementi chiave per la transizione ecologica e digitale. Secondo l’Agenzia internazionale per l’energia (IEA), un veicolo elettrico richiede fino a sei volte più minerali di uno tradizionale. La concentrazione dell’estrazione in pochi Paesi – la Cina da sola fornisce circa il 70% di germanio, grafite, terre rare e magnesio – alimenta la competizione strategica internazionale. Preoccupazioni emergono anche sul fronte dell’economia circolare: i rifiuti metallici e i rottami industriali sono oggi il segmento più colpito dalle restrizioni, sollevando interrogativi sull’efficienza globale del riciclo e sulla gestione sostenibile delle risorse. Il rapporto OCSE invita a una maggiore cooperazione internazionale, sottolineando il rischio che restrizioni unilaterali inneschino reazioni a catena e tensioni sui mercati globali. Tra il 2021 e il 2023, il 14% del commercio mondiale di materie prime non da scarto è stato soggetto a vincoli, percentuale che per il cobalto sale al 67% e per le terre rare al 46%. L’Inventario, aggiornato ogni anno e basato su fonti ufficiali, copre 65 materie prime in 82 Paesi produttori, e si propone come strumento chiave per monitorare l’impatto economico e ambientale delle politiche commerciali nel settore delle risorse critiche.
Pa, in Liguria il nuovo polo formativo, focus sulla gestione dei fondi strutturali
Il ministro per la Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, ha firmato ieri il protocollo d’intesa che istituisce a Genova un nuovo Polo formativo territoriale sulla gestione dei fondi strutturali, con particolare riguardo alla valutazione di impatto sul territorio. L’intesa è stata sottoscritta nell’Aula Magna Pontremoli del Dipartimento di Scienze Politiche e Internazionali (DISPI) dell’Università di Genova, insieme alla presidente della SNA, Paola Severino, al presidente della Regione Liguria, Marco Bucci, e al Rettore dell’Università di Genova, Federico Delfino. “Investire nella formazione dei dipendenti pubblici significa investire nel futuro del nostro Paese. Offrire ad ognuno di loro l’opportunità di accrescere le proprie competenze rappresenta non solo un atto di attenzione nei confronti della persona, ma anche un volano per il miglioramento complessivo delle organizzazioni in cui opera. È in questa direzione che si muovono le attività del Dipartimento della Funzione pubblica orientate sempre di più a rafforzare le competenze trasversali. Un obiettivo centrale per gestire le complesse sfide e offrire servizi sempre più efficienti agli utenti”, ha commentato Zangrillo. “Con i poli territoriali SNA stiamo costruendo una rete formativa nazionale che connette le eccellenze locali. Genova, città-ponte naturale verso l’Europa e verso il Mediterraneo, sarà il punto di riferimento nella formazione su temi cruciali quali la coesione territoriale, la gestione dei fondi europei e la valutazione delle politiche pubbliche. Il polo della Liguria sarà un laboratorio ideale per sperimentare, formare e accompagnare un nuovo modo di intendere l’azione pubblica, che vede alleati il mondo accademico, gli enti centrali della PA e quelli locali “, ha dichiarato la Presidente della SNA, Paola Severino. “La Liguria è pronta ad aprire un Polo formativo territoriale della Scuola nazionale dell’amministrazione: con la sottoscrizione, oggi, del protocollo d’intesa diamo concretezza a questo importante obiettivo, grazie a una fattiva collaborazione istituzionale tra le realtà locali e nazionali. La creazione del polo andrà a valorizzare e far crescere ulteriormente le figure professionali della pubblica amministrazione: l’obiettivo, ambizioso, è quello di avere una Pa sempre più qualificata e preparata, in grado di cogliere le sfide del futuro e dare risposte sempre più puntuali a cittadini e imprese, contribuendo alla crescita della Liguria e del Paese. Il polo genovese sarà dedicato e si concentrerà sulla formazione specialistica sui fondi strutturali europei, con particolare attenzione alla valutazione dell’impatto delle diverse azioni”, ha sottolineato il Presidente della Regione Liguria, Marco Bucci. Ha poi concluso il Rettore, Federico Delfino: “È un onore per l’Università di Genova sottoscrivere oggi il protocollo d’intesa per la costituzione del Polo formativo territoriale SNA nella Regione Liguria. La Pubblica Amministrazione svolge una funzione strategica nella gestione del sistema Paese, di cui rappresenta l’architettura portante. Il nostro Ateneo, unico sul territorio, metterà a disposizione le proprie competenze, non solo i propri spazi, per formare all’eccellenza una classe di funzionari e di dirigenti in grado di imprimere dinamismo e innovazione alla macchina amministrativa del prossimo futuro”.
Anac: accordo con l’Università Cattolica su appalti ed equivalenza contratti collettivi
Intesa tra l’Autorità Nazionale Anticorruzione e l’Università Cattolica del Sacro Cuore per l’avvio di uno scambio di informazioni, comprese quelle della Banca dati nazionale dei contratti pubblici (Bdncp), attraverso l’interoperabilità e la cooperazione applicativa dei sistemi informatici e dei flussi informativi. Lo rende noto Anac. Referenti istituzionali dell’accordo di collaborazione, chiamati a coordinare l’apposito gruppo tecnico operativo di cui si stabilisce l’istituzione, sono, per Anac, il presidente Giuseppe Busia e, per l’Università Cattolica, Michele Faioli, docente di Diritto del lavoro e Claudio Lucifora, direttore del Centro di ricerca sul lavoro “Carlo Dell’Aringa” (Crilda), al cui interno è istituito un laboratorio sull’equivalenza dei Contratti collettivi nazionali di lavoro (Ccnl), che si propone di elaborare un metodo scientifico interdisciplinare per analizzare l’equivalenza degli stessi Ccnl, anche alla luce delle nuove disposizioni in materia di contratti pubblici. In particolare, il Centro di ricerca Crilda sta predisponendo un sistema digitale ad accesso riservato, dove saranno presenti informazioni raccolte in esito a studi pregressi giuslavoristici e sulla base dell’esperienza di indagine socioeconomica, anche in materia di rappresentatività, contrattazione pirata e bilateralità. Le forme di collaborazione stabilite con l’accordo, formalizzato dal 2 maggio 2025, prevedono quindi lo scambio, l’accesso e la rielaborazione delle informazioni necessarie per rispondere a specifici compiti assegnati alle due parti dalla normativa vigente, e quindi a quelli attinenti alla vigilanza, al controllo e all’attività di regolazione dei contratti pubblici, per quanto riguarda l’Autorità, e alla ricerca, alla formazione e al progresso scientifico, per quanto riguarda invece l’Università. Nell’ambito della convenzione le parti regolano dunque lo scambio di informazioni al fine di assicurare la condivisione, l’integrazione e la circolarità del patrimonio informativo e dei dati disponibili, con attenzione al rispetto dei necessari vincoli di riservatezza.
Fincantieri: cresce la reddittività con l’ebitda a 154 milioni, +54%, record per i nuovi ordini a 11,7 miliardi
Fincantieri chiude il primo trimestre dell’esercizio all’insegna di un deciso incremento della redditività. L’ebitda raggiunge euro 154 milioni, in crescita di circa il 54% rispetto ai primi tre mesi del 2024, e un ebitda margin al 6,5%, in forte miglioramento rispetto al 5,7% del 31 marzo 2024. L’incremento dei margini è particolarmente considerevole nello Shipbuilding, per effetto della crescita dei ricavi nel settore della
difesa e delle azioni intraprese dal Gruppo per incrementare l’efficienza produttiva nel business delle navi da crociera. Un contributo significativo è stato altresì fornito dal nuovo segmento Underwater, con un ebitda margin pari al 17%, a dimostrazione dell’alta redditività del segmento della subacquea. I ricavi si attestano a euro 2.376 milioni segnando una crescita del 35% rispetto al primo trimestre del
2024, grazie all’ottima performance di tutti i settori di business del Gruppo. I nuovi ordini acquisiti nei primi tre mesi del 2025 ammontano a euro 11,7 miliardi, il miglior trimestre di sempre, in straordinario aumento rispetto al dato del primo trimestre 2024 (euro 0,5 miliardi) e pari al 76% del valore record raggiunto in tutto il 2024, con un book-to-bill (ordini/ricavi) pari a 4,9x. Tale crescita è attribuibile principalmente al segmento Shipbuilding, con l’entrata in efficacia del contratto con il ministero della Difesa indonesiano per la vendita di due unità MPCS/PPA e degli accordi con Norwegian Cruise Line Holdings (NCLH) per quattro maxi navi da crociera e con Viking Cruises per quattro unità da crociera. Al 31 marzo 2025, il backlog raggiunge euro 40,3 miliardi, in crescita del 30% rispetto al 31 dicembre 2024, con 102 navi in portafoglio e consegne previste fino al 2036, mentre il soft backlog2 si attesta a euro 17,3 miliardi, per un carico di lavoro complessivo di euro 57,6 miliardi, il valore più alto mai registrato da Fincantieri e pari a 7,1 volte i ricavi del 2024. La posizione finanziaria netta (PFN) risulta negativa per euro 1.608 milioni al termine del primo trimestre 2025, in leggero miglioramento rispetto al dato di fine 2024, pari a euro 1.668 milioni escludendo l’effetto temporaneo dell’aumento di capitale destinato all’acquisizione di WASS Submarine Systems, completata
a inizio 2025 (euro 1.281 milioni, incluso l’effetto dell’aumento di capitale). Fincantieri conferma i target previsti per il 2025.
“L’avvio del nuovo segmento Underwater rappresenta un passo fondamentale nell’evoluzione industriale del Gruppo. Siamo entrati in un dominio strategico ad altissima complessità tecnologica, dove la capacità di integrare sistemi avanzati e sviluppare soluzioni dual-use sarà determinante per la competitività europea e la sicurezza nazionale. Questo posizionamento rafforza ulteriormente il nostro ruolo di abilitatore tecnologico nel contesto della difesa e delle infrastrutture critiche sottomarine. Il primo trimestre 2025 segna il miglior risultato della nostra storia, con una crescita dell’EBITDA pari al 54% e un portafoglio ordini mai registrato prima. Questi risultati sono frutto di una visione strategica di lungo termine, basata su una disciplina finanziaria rigorosa, una governance industriale solida e una forte capacità di trasformare innovazione in soluzioni cantierabili. L’aumento dei ricavi nel comparto Difesa e il consolidamento delle nostre tre anime – crocieristico, militare e offshore – testimoniano l’efficacia del modello integrato che ci siamo dati”, ha dichiarato l’amministratore delegato di Fincantieri, PIerroberto Folgiero. “Continueremo a perseguire con determinazione i nostri obiettivi per il 2025 e oltre, contribuendo attivamente alla reindustrializzazione del Paese e al rafforzamento del sistema manifatturiero europeo. Fincantieri è oggi un laboratorio di industria pesante a prova di futuro, un campione del made in Italy dell’ingegno, impegnato a generare occupazione, competitività e innovazione sostenibile lungo tutta la catena del valore”.
L’ad di Anas Gemme entra nel board europeo del Cedr
L’amministratore delegato di Anas (Gruppo FS Italiane) Claudio Andrea Gemme è stato nominato Membro del Governing Board di CEDR (Conference of European Directors of Roads), il più alto organo esecutivo composto dagli Amministratori e Direttori Generali delle Amministrazioni Stradali Nazionali dei Paesi UE. Il CEDR è un’organizzazione senza scopo di lucro istituita su proposta dell’Italia nel 2003 e ha sede a Bruxelles. Gli obiettivi strategici individuati dal CEDR sono aiutare le autorità nazionali stradali a essere all’avanguardia; anticipare le tendenze future e prepararsi ad affrontare le nuove sfide; rafforzare il ruolo delle autorità nazionali stradali come fornitori-chiave di una mobilità efficiente e continua per l’utente finale del sistema di trasporto; facilitare e ottimizzare l’uso efficiente delle risorse sfruttando al meglio le infrastrutture esistenti; migliorare la sicurezza e la sostenibilità delle strade, ridurne l’impatto ambientale.
“La partecipazione dell’Italia al CEDR – ha dichiarato Gemme – è di fondamentale importanza per la condivisione del sapere tecnico nel campo stradale, per armonizzare le posizioni su temi chiave sulla mobilità con gli altri Paesi UE e influire sulle politiche europee di settore”.
Il Governing Board (GB) del CEDR fornisce le linee guida strategiche e tutti i potenziali input necessari per l’organizzazione. Le attività sono organizzate nell’ambito di un Piano triennale che definisce le azioni e le risorse necessarie. Quello in vigore dal 2025 al 2027 è stato approvato durante l’ultima riunione del Governing Board ad Anversa il 17 ottobre 2024. L’attuazione del Piano è al centro delle attività di nove Working Groups: si basano su studi e progetti in partenariato, eventi di networking e tecnici come seminari, workshops, pubblicazioni tecnico-scientifiche o di benchmarking. La rappresentanza italiana all’interno degli organi statutari e nei gruppi di lavoro CEDR è garantita da una partecipazione significativa di funzionari e dirigenti di Anas.
Nuova diga di Genova, Consorzio: “i lavori procedono spediti”
I lavori del Consorzio Per Genova Breakwater per la nuova Diga Foranea di Genova procedono spediti e con importanti risultati, che testimoniano la solidità tecnica e organizzativa del lavoro in corso. Il Consorzio conferma che i cassoni già posati sono strutturalmente solidi e sicuri e non esiste alcuna ipotesi di rifacimento. A metà giugno entrerà in produzione la Tronds Barge 33, la mega chiatta appositamente predisposta per la realizzazione dei cassoni più grandi, quelli alti 33 metri e lunghi 65, grazie al completamento entro un mese dell’installazione degli innovativi impianti di calcestruzzo. Tali impianti avranno una capacità produttiva fino a 3.000 metri cubi al giorno su 24 ore, e rappresentano un importante salto di qualità nella velocità e nella continuità della produzione, permettendo una produzione di 2-3 cassoni al mese. Sono pienamente operative anche le cave in Sardegna, Carrara e Liguria, insieme alle relative navi dedicate al trasporto del materiale necessario per la posa in opera dello scanno marino su cui verranno posati i cassoni. Si tratta di un’ulteriore dimostrazione dell’efficienza logistica e della mobilitazione completa della filiera produttiva. In parallelo, la formazione delle colonne di ghiaia prosegue a pieno ritmo, con l’entrata in attività anche del terzo pontone, elemento fondamentale per accelerare e potenziare le operazioni in mare. Il cantiere della diga di Genova rappresenta un’eccellenza nazionale, in costante evoluzione, e ogni fase è monitorata con la massima attenzione alla qualità, alla sicurezza e all’innovazione. Le attività attualmente in corso consolidano ulteriormente la piena affidabilità dell’opera e ne garantiscono la realizzazione nei tempi previsti.
Porti, a Livorno posa della prima pietra della nuova Darsena Europa
Al via i lavori per l’ampliamento del porto di Livorno. Ieri mattina, è stata posata la prima pietra per costruire le operare in mare della Darsena Europa. “Oggi – ha detto il presidente della Autorità portuale di Livorno e commissario per la realizzazione dell’opera, Luciano Guerrieri – inauguriamo la consegna dei lavori a mare, ovvero le opere marittime di difesa dell’ampliamento del porto di Livorno, cioè la realizzazione di un molo foraneo di 4,4 km che sarà accompagnato da altri 3 km di moli interni per contenere gli escavi della nuova Darsena”. Nel frattempo stanno continuando i lavori di consolidamento della prima vasca di colmata premesse per il futuro terminal contenitori. “Con questi lavori Livorno potrà accogliere le grandi navi provenienti dai mercati del Sud est asiatico e intercettare nuovi flussi di traffici internazionali – aggiunge Guerrieri – Sono convinto che questa opera farà fare il salto di qualità non solo al porto di Livorno ma anche al sistema portuale italiano”. “Quando si parla di opere pubbliche ci sono passaggi dove non si può tornare indietro e questo è il punto in cui ci troviamo oggi per la Darsena Europa – ha detto il sindaco Luca Salvetti – Quando si mette la prima pietra vuol dire che la Darsena si fa. Livorno con questa opera sarà capace di attirare nuovi mercati mondiali, un ritorno economico ma anche occupazionale per la città”. Guerrieri ha ricordato i tempi e il piano economico dell’opera. “Attualmente 550 milioni di euro rappresentano il quadro economico attuale tutte risorse pubbliche – ha ricordato – Circa cinque anni di lavori si potranno ridurre a 4 anni e mezzo perché il raggruppamento di imprese ha anticipato di sei mesi la chiusura lavori. A costruire le opere marittime abbiamo il meglio che c’è in Italia e in Europa, un raggruppamento di imprese composto da Sidra, Fincantieri Opere Marittime, Sales e Fincosit”. “La giornata di oggi rappresenta un momento significativo per Livorno e per tutta la Toscana. Dopo anni di lavoro, progettazione e impegno condiviso, viene finalmente inaugurato il cantiere di un’opera strategica, fondamentale per il rilancio e lo sviluppo del nostro sistema portuale, in grado di generare occupazione, attrarre investimenti e rafforzare la competitività logistica della nostra regione”, ha dichiarato Marco Simiani, capogruppo Pd in commissione Ambiente a Montecitorio “La nuova Darsena Europa non solo potenzierà i flussi commerciali, ma offrirà anche nuove opportunità per il traffico turistico e per l’intera economia toscana. Un ringraziamento particolare va a tutti coloro che hanno creduto in questo progetto e lo hanno reso possibile: i tecnici, le istituzioni locali, la Regione Toscana – che ha contribuito con risorse concrete – i governi che hanno creduto nell’opera e i ministri che hanno sostenuto con convinzione questa grande visione”.
Maria Cristina Carlini