OGGI I REGOLAMENTI EUROPEI SU CASA E APPALTI
Affordable housing act, poteri alle città per la stretta sugli affitti brevi e dati trasparenti per agire sulla tensione abitativa. Ma il piano Ue già divide

URSULA VON DER LEYEN, PRESIDENTE COMMISSIONE EUROPEA
IN SINTESI
Il piano era stato presentato a dicembre, oggi la Commissione Ue ufficializza il regolamento per attuarlo. Stiamo parlando dell’Affordable housing act, la strategia europea per affrontare e provare a risolvere una delle principali emergenze correnti, quella abitativa. Nell’ultima versione del documento che Dan Jorgensen illustrerà, visionato da questo giornale, si possono leggere 17 articoli diretti appunto a “salvaguardare l’accessibilità e la disponibilità” delle case nel Vecchio Continente. “Una sfida crescente in tutta l’Unione, in particolare nelle città, nelle regioni metropolitane, nelle isole e nelle destinazioni turistiche dove la domanda di alloggi supera costantemente l’offerta disponibile”, si legge nel testo. Anche se pure “la domanda associata a determinate forme di uso non principale dell’abitazione può aggravare le pressioni sull’accessibilità in alcuni mercati locali”.
Le azioni sugli affitti brevi
Guardando nel dettaglio, allora, si legge che questo regolamento “è lo strumento giuridico più appropriato perché stabilisce un comune fondamento procedurale che governa la valutazione delle misure relative all’abitazione che influenzano il mercato interno”. Ma allo stesso tempo “non richiede alle autorità competenti di adottare misure relative all’abitazione, né prescrive il contenuto sostanziale di tali misure”. Ergo, il vero potere ricadrà sulle autorità nazionali. In questo senso, secondo l’articolo 5, potranno essere adottate “misure che limitano l’accesso o la fornitura di servizi di locazione a breve termine in immobili residenziali diversi dalla residenza principale dell’host; misure che limitano l’acquisizione o l’uso di terreni e immobili residenziali che non sono acquisiti o utilizzati per scopi di residenza principale, che siano occupati dal proprietario o da un’altra persona”. Tutto ciò, però, senza “imporre misure che limitano l’accesso a, o la fornitura di, servizi di locazione a breve termine forniti da un host nella sua residenza principale”. Il criterio è quello della proporzionalità delle azioni, oltre che della sussidiarietà.
Quando parlare e come agire sulla tensione abitativa
Quanto alla valutazione dell’area in termini di stress abitativo, i criteri citati dall’Ue riguardano “il prezzo medio di transazione di un’abitazione nell’area interessata rispetto al reddito disponibile mediano per la popolazione di quell’area (‘rapporto prezzoreddito’)” e dev’essere pari o superiore a 8 per parlare di tensione. Inoltre, viene spiegato, “nel valutare se un’area soddisfa i criteri stabiliti nel paragrafo 1, l’ autorità competente deve basare la propria valutazione su dati oggettivi, trasparenti e verificabili, compresi, se del caso, i dati raccolti ai sensi del Regolamento (UE) 2024/1028”. Altra specifica: “Le misure non devono essere discriminatorie, direttamente o indirettamente, tra i cittadini degli Stati membri per motivi di nazionalità o, nel caso di persone giuridiche costituite in uno Stato membro, per motivi del loro Stato membro di costituzione”.
Il piano Ue fa già discutere
Detto dei contenuti, però, il piano che verrà sviscerato oggi ha già scatenato polemiche politiche. Per Aigab -Associazione Italiana dei Gestori professionali di Affitti Brevi, il testo, così come scritto, è addirittura peggiorativo rispetto alla prima versione circolata e non è applicabile all’Italia senza produrre effetti sproporzionati rispetto al reale peso del settore.
“La bozza sull’Affordable Housing Act stilata dalla Commissione rischia di trasformare il principio giuridico dell’inviolabilità della proprietà privata che è un principio transnazionale e riconosciuto in tutte le democrazie occidentali. Non è certo introducendo limiti e prescrizioni che si combatte l’overtourism e si favorisce la residenza nei centri storici. Le seconde case quando vengono messe a reddito costituiscono un’ importante risorsa economica delle famiglie che soltanto attraverso queste entrate riescono a fronteggiare i costi passivi dell’abitazione principale e secondaria”, commenta Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera di Fratelli d’Italia. Secondo il quale “qualsiasi intervento al livello europeo sulla casa è da rispedire al mittente perché pecca di superficialità rispetto a un’emergenza che necessita di altre risposte e non può certo ricadere sui proprietari delle seconde case”.
Per Letizia Moratti, eurodeputata di Forza Italia, “la nuova bozza conferma e aggrava le nostre preoccupazioni”, già ribadite pochi giorni fa dal segretario e vicepremier Antonio Tajani. “Siamo di fronte a un provvedimento sbagliato nell’impostazione e pericoloso nelle conseguenze, che rischia di comprimere il diritto di proprietà e la libertà dei cittadini senza affrontare le vere cause dell’emergenza abitativa. Esprimo la mia netta contrarietà e, insieme alla delegazione di Forza Italia al Parlamento europeo, ci batteremo perché questa proposta venga ritirata”. Ancora: “L’Europa deve favorire la costruzione e il recupero di nuovi alloggi, non sostituirsi agli Stati e agli enti locali imponendo una cornice che apre la strada a nuovi divieti e restrizioni”.
Lato Lega ha parlato, infine, l’eurodeputata Isabella Tovaglieri: “Giù le mani dalla proprietà privata. L’Italia non può accettare le limitazioni che l’Europa vuole introdurre sugli affitti brevi. È l’ennesima follia statalista dell’Ue che mina la libertà dei cittadini e rischia solo di creare danni collaterali al mercato degli alloggi. Mentre l’Italia va nella direzione giusta, investendo sul recupero degli alloggi popolari e accelerando le procedure di sfratto contro gli abusi e a tutela di chi affitta, l’Europa sceglie sempre la solita strada fallimentare: restrizioni, vincoli, regole calate dall’alto. Ci batteremo per impedirlo, come abbiamo già fatto con la direttiva sulle case green”. Su cui, però, la traiettoria europea non è stata invertita.