Milano, Demanio: un portale sul patrimonio in disuso

09 Giu 2026 di Giusy Iorlano

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Milano, Demanio: un portale sul patrimonio in disuso

Per anni sono rimasti chiusi, dimenticati o semplicemente in attesa di una nuova destinazione. Edifici storici, cascine, ville, ex scuole rurali, colonie estive e persino monumenti simbolo della città. Luoghi che fanno parte del patrimonio pubblico di Milano ma che, nel tempo, hanno perso la loro funzione originaria e sono finiti ai margini della vita cittadina. Ora Palazzo Marino prova a invertire la rotta e lo fa con uno strumento insolito per una pubblica amministrazione: una vera e propria vetrina digitale degli immobili comunali inutilizzati.

Dalla giornata dell’8 giugno sul sito del Comune è consultabile una nuova geomappa che raccoglie le proprietà pubbliche attualmente senza utilizzo, mettendo a disposizione fotografie, descrizioni, caratteristiche tecniche e informazioni sui bandi aperti per la loro valorizzazione. L’obiettivo è attirare idee, progetti e investimenti capaci di restituire una funzione a spazi che, pur rimanendo pubblici, potrebbero tornare a essere vissuti e frequentati.

Una città nascosta

 

La mappa racconta una Milano meno conosciuta. Non quella dei nuovi grattacieli o delle grandi trasformazioni urbane, ma quella degli edifici che attendono da anni una seconda vita.

Tra i beni inseriti nel portale figurano infatti alcuni dei luoghi più riconoscibili della città. C’è l’Arco medievale di Porta Ticinese, una delle testimonianze più antiche dell’ingresso meridionale alla città, così come la Pusterla di Sant’Ambrogio. Compaiono inoltre Palazzo Dugnani, storico edificio settecentesco nel cuore di Milano, Palazzo Galloni affacciato sul Naviglio Grande e gli spazi dei magazzini sui Bastioni di Porta Venezia.

Non mancano poi immobili che negli anni hanno avuto funzioni molto diverse: l’ex casello daziario ovest di Porta Ticinese, noto ai milanesi per aver ospitato lo storico locale Le Trottoir, l’ex Collegio dei Calchi Taeggi e l’ex Casa dell’Acqua di via Giacosa una struttura legata alla distribuzione pubblica dell’acqua, in un’epoca in cui non tutte le abitazioni erano dotate di servizi interni.

Dalle cascine alle colonie marine

La ricognizione del patrimonio comunale non si ferma però entro i confini cittadini. Nella lista trovano posto anche immobili situati fuori Milano, spesso sconosciuti agli stessi milanesi.

Tra questi ci sono le vecchie strutture per soggiorni climatici e vacanze che per decenni hanno accolto bambini e famiglie. È il caso delle colonie marine di Cesenatico e della colonia climatica di Pietra Ligure, ma anche della Villetta Bianca di Andora e di Villa Tigellius a Recco che come molte ville costiere acquisite dal Comune, era destinata a soggiorni organizzati per cittadini.

Compare inoltre Casa Abetina a Sondalo, complesso realizzato tra gli anni Venti e Cinquanta come struttura sanitaria, insieme alla casa di villeggiatura e dependance di Cerano d’Intelvi, elegante villa Liberty del primo Novecento.

Accanto agli edifici storici figurano anche realtà più legate alla tradizione agricola lombarda, come le cascine Molino Spazzola, Corba e Cort del Colombin, oltre all’ex scuola rurale di Lampugnano che racconta una Milano periferica fatta di cascine e comunità agricole.

Una vetrina che guarda ai privati

La novità non riguarda soltanto la pubblicazione online degli immobili. La piattaforma è stata progettata per funzionare come punto di incontro tra il patrimonio comunale e i soggetti interessati a sviluppare progetti di recupero.

Per ciascun bene sono infatti indicate le possibili destinazioni d’uso, gli eventuali vincoli urbanistici e paesaggistici e le procedure per partecipare ai bandi pubblici. Il modello scelto dal Comune non prevede la vendita degli immobili ma la loro riattivazione attraverso forme di concessione o valorizzazione che consentano di mantenere la proprietà in mano pubblica.

I primi venti immobili inseriti nella mappa sono già oggetto di manifestazioni d’interesse aperte fino al 15 luglio. Possono partecipare sia persone fisiche sia soggetti giuridici, dal Terzo settore alle imprese, fino a fondazioni, associazioni e investitori.

Il tentativo di trasformare il patrimonio in opportunità

Dietro l’operazione c’è una strategia più ampia di valorizzazione del patrimonio comunale. L’idea dell’amministrazione è utilizzare gli immobili inutilizzati come leva per generare nuove funzioni sociali, culturali, economiche e urbane, evitando che edifici di valore storico continuino a deteriorarsi nell’abbandono.

La geomappa rappresenta quindi anche un esercizio di trasparenza: per la prima volta il Comune rende facilmente consultabile una parte consistente del proprio patrimonio non utilizzato, mostrando non solo dove si trovano gli immobili ma anche quali prospettive potrebbero avere.

“Apriamo una nuova porta sul patrimonio della città. Uno strumento piuttosto inedito per un’amministrazione pubblica che, in totale trasparenza, apre alla partecipazione di idee, competenze e investimenti per dare nuova vita a beni che sono e possono tornare davvero di tutti”, ha spiegato l’assessore al Bilancio e Demanio Emmanuel Conte.

L’elenco pubblicato oggi rappresenta soltanto il primo passo. Palazzo Marino ha già annunciato che nei prossimi mesi la mappa verrà ampliata con l’inserimento di ulteriori immobili, allargando così il catalogo dei luoghi in cerca di una nuova storia da scrivere.

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