PUBBLICATO IN GAZZETTA UFFICIALE IL DL 66

Piano casa: 7,6 mld a ERP e social housing, conferenza servizi veloce. Grandi piani integrati esteri, no vincoli

La maggior parte delle risorse ipotizzate è legata a decisioni che dovranno prendere Regioni e comuni. Fra le novità dell’ultima versione la possibilità per i programmi integrati sopra un miliardo di beneficiare anche di fondi pubblici, la conferenza di servizi accelerata con la presenza delle amministrazioni di tutela per i progetti di ERP e social housing, l’aumento dei compensi per il commissario e il subcommissario ai programmi ERP (da 420mila euro a un milione e 47mila euro per il 2026-27) mentre il fondo di garanzia per la morosità incolpevole per il 2027 scende da 20 a 2 milioni. Relazione annuale al Parlamento del ministro per l’Europa e la coesione sul Fondo Hosuing coesione gestito da Invimit.

08 Mag 2026 di Giorgio Santilli

Condividi:
Piano casa: 7,6 mld a ERP e social housing, conferenza servizi veloce. Grandi piani integrati esteri, no vincoli

E’ veramente un gran ballo quello avviato dal decreto legge sul Piano casa, che ieri è stato pubblicato nella Gazzetta ufficiale: uno straordinario guazzabuglio di luci e di ombre, in cui convivono l’impegno a ridare vita a una politica abitativa pubblica che mancava da oltre trenta anni con le forzature incredibili che consentono una deregulation totale – in termini di regole, di volumi da realizzare, di proporzioni fra abitazioni e non abitazioni, di poteri di un supercommissario che può derogare ad altezze, distanze e densità – per i programmi integrati con la partecipazione di investitori esteri per un importo non inferiore al miliardo. Che, nell’ultima versione del decreto, potranno anche contare su “eventuali risorse pubbliche disponibili a legislazione vigente”.

I fondi: la maggior parte legati a decisioni di Regioni e comuni

Nella colonna dei dati positivi – almeno in partenza – c’è anche la sorpresa delle risorse che sono molto più di quanto previsto alla vigilia: potranno arrivare a 7,6 miliardi, e anche oltre, quelle destinate alle due gambe dell’edilizia residenziale pubblica e dell’edilizia sociale. Ma attenzione ai trucchi. Non è possibile un calcolo univoco perché – dati per sicuri i 970 milioni di fondi stanziati dalla legge di bilancio 2025 per il Piano casa e i 730 milioni circa di risorse destinate all’ERP dal piano sociale clima (ancora da sottoporre a Bruxelles) – la restante fetta, maggioritaria, della torta è legata alle decisioni che potranno – ma non dovranno – prendere Regioni e comuni nel ridestinare fondi a loro attribuiti: le prime spostando verso il Fondo Housing coesione, gestito da Invimit, 1,1 miliardi di fondi FESR 2021-2027 riprogrammati nell’intesa del 29 dicembre 2025 con il ministro Foti più eventuali altre risorse del Fondo sviluppo coesione 2021-2027; i secondi ridestinando al programma ERP gestito da Invitalia (anche qui con un gran pasticcio di sovrapposizioni con il ruolo del commissario che addirittura avrà “funzioni di indirizzo e coordinamento”) fino a un massimo di 4.8 miliardi dei fondi stanziati dalla legge di bilancio 2020 per programmi di rigenerazione urbana dei comuni. Sia le une che gli altri potranno contare su contabilità separate che in sostanza gli consente di mantenere i fondi che avevano reindirizzandoli all’obiettivo housing e a gestioni “centralizzate” che il decreto immagina siano più efficienti, anche in virtù delle semplificazioni di cui potranno usufruire, di quelle periferiche.

Le modifiche introdotte nella versione definitiva

Proprio una robusta semplificazione collegata alla procedura di approvazione degli interventi ERP e social housing in conferenza di servizi è la novità più importante contenuta nella versione definitiva del decreto legge: è stata inserita al comma 2 dell’artioclo 8. Prevede che le amministrazioni di tutela ambientale, del patrimonio culturale, del paesaggio e della salute partecipino alla conferenza di servizi come le altre amministrazioni, senza dire nulla in merito all’effetto che produce un loro eventuale dissenso sull’esito della conferenza. Tutti i dissensi devono essere motivati e non possono essere riferiti a “questioni che non costituiscono oggetto della conferenza”. La detrminazione conclusiva della conferenza di servizi – nei cinque giorni successivi alla conclusione che deve avvenire entro 30 giorni dall’indizione – “approva il progetto e consente la realizzazione di tutte le opere e attività previste nel progetto approvato”.

Un’altra novità (articolo 2, comma 3) rafforza il sospetto, già avanzato da DIAC, che la convenzione con cui viene affidata a Invitalia la gestione del programma ERP sia uno strumento derivato dal PNRR (strumenti finanziari) e che quindi potrebbe facilitare l’inserimento di una parte del Piano casa – il programma ERP gestito da Invitalia appunto – nel PNRR, con l’ultima revisione di giugno, destinando a questo programma parte dei fondi residui non spesi da altri investimenti (si parla di un ulteriore miliardo). La modifica intodotta disciplina le modalità di gestione accreditate ai comuni “in coerenza con il programma procedurale e finanziario“, tipici strumenti attuativi del PNRR.

Una terza novità riguarda i compensi al commissario e al subcommissario del programma ERP: la cifra disponibile per il biennio 2026-2027 si alza da 420mila euro a un milione e 47mila euro, con il vincolo che il compenso del subcommissario non superi il 60% di quella del commissario. Al commissario, in deroga ai limiti per la PA, dovrebbero andare quindi nel biennio 650mila euro, al subcommissario 390mila euro. Crescono anche i fondi per la struttura di supporto. Si riducono invece di 18 milioni, da 20 a 2, le risorse destinate nel 2027 al fondo di garanzia per la moorosità incolpevole.

Una quarta novità è la previsione di una relazione annua al Parlamento del ministro per l’Europa e la coesione sociale sull’applicazione dell’articolo relativo al Fondo Housing coesione gestito da Invimit.

I programmi infrastrutturali di edilizia integrata potranno usufruire di fondi pubblici

L’ultima novità del testo definitivo è anche la più rilevante, forse. Al primo comma dell’articolo 9 viene aggiunta una frase per dire che i programmi infrastrutturali di edilizia integrata sono realizzati “con l’attrazione prevalente di investimenti privati”, ma potranno contare anche su “eventuali risorse pubbliche disponibili a legislazione vigente”. Un ulteriore vantaggio rispetto alla deregulation di cui si è detto che non prevede, per esempio, alcun vincolo di proporzionalità fra le abitazioni e gli altri interventi non abitativi che vengono realizzati. Unico vincolo per accedere al massimo delle semplificazioni, la realizzazione di almeno cento unità abitative. Non tantissimo in un programma con un finanziamento minimo estero di un miliardo di un miliardo di euro.

Argomenti

Argomenti

Accedi