IL PRIMO RAPPORTO PEFC

Italia Paese di foreste: oltre 100 mila km². Marcetelli (Ri) ha la quota più alta, a Gubbio superficie record. Opportunità e rischi

Il centro reatino genera 8 milioni di euro l’anno in servizi ecosistemici. E in tutti i Comuni montani con pil pro capite elevati si concentra il 32,25% della superficie forestale dell’intero arco montano. Numeri positivi anche quelli sui flussi migratori.

08 Giu 2026 di Mauro Giansante

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Italia Paese di foreste: oltre 100 mila km². Marcetelli (Ri) ha la quota più alta, a Gubbio superficie record. Opportunità e rischi

L’Italia è un Paese fondato sul lavoro, ma anche sulle foreste. Il primo rapporto socioeconomico realizzato da Pefc (Programme for the Endorsement of Forest Certification schemes), Uncem, Legambiente e Consorzio Caire parla chiaro. Le foreste hanno superato i 100 mila chilometri quadrati di estensione, occupando oltre un terzo del territorio nazionale e superando, dal 2020, la stessa superficie agricola utilizzata, un fatto che non si verificava dal Medioevo. Dominano i Comuni montani, dove troviamo il 75% di questo patrimonio verde. Marcetelli, in provincia di Rieti, spicca con il 98,4% di superficie coperta da boschi e 554 mila alberi. E proprio qui, sabato, è stato presentato questo rapporto. Gubbio, invece, detiene il primato per estensione assoluta di superficie forestale con 26.804,26 ettari.

Secondo il dossier, questi numeri si spiegano con l’abbandono di terreni agricoli e pascoli marginali e di colture tradizionali non più redditizie, che ha trasformato il paesaggio italiano e il ruolo che il bosco svolge nei territori. Foreste che, però, devono essere pianificate, gestite, certificate Pefc, in un processo in cui le comunità locali fanno la differenza. E’ dall’interazione tra ambienti locali sollecitati nelle proprie compagini sociali da processi di neo-popolamento e stimolati dalla consistenza e dalla dinamicità di un tessuto economico che già conosce il sentiero dello sviluppo che può arrivare la chiave fondamentale per garantire una evoluzione delle superfici forestali non più “governata” dall’abbandono ma finalmente inserita in processi economici, tanto efficaci quanto sostenibili. 

Dominano i Comuni montani

In rapporto al territorio comunale, dopo Marcetelli gli altri centri più forestali sono Bormida Savona) con il 97,07% di superficie coperta dal bosco, e Percile (Roma) con il 96,99%. Seguono, Drenchia (Udine) con il 96,79% e Grimacco (Udine) con il 96,59%. Nella top ten figurano inoltre Cosio d’Arroscia (Im), Sambuca Pistoiese (Pt), Quarna Sopra (Vb), Vignola-Falesina (Tn) e Rocca Canterano (Rm), tutti comuni nei quali oltre il 95% del territorio è occupato da superfici forestali.

In termini si estensione superficiale, invece, dopo Gubbio troviamo San Giovanni in Fiore (Cosenza) con 21.938 ettari e Città di Castello (Perugia) con 21.838 ettari. Completano la top ten Massa Marittima (Gr), Firenzuola (Fi), Ventasso (Re), Arezzo, Bagno di Romagna (Fc), Spoleto (Pg) e Longobucco (Cs). Tutti territori nei quali il bosco rappresenta una componente strutturale dell’identità locale.

La distribuzione geografica

Un altro fronte analizzato dal rapporto Pefc è quello geografico. In Italia, in quanto a foreste, sono 3.149 i comuni italiani nei quali oltre il 40% del territorio è coperto da foreste, territori che custodiscono più dei tre quarti dell’intero patrimonio forestale nazionale. Mentre per i 495 comuni “iper-boscosi”, qui il bosco occupa oltre l’80% della superficie comunale (13,94% della superficie forestale) ma troviamo appena l’1% della popolazione.

Spiccano i Comuni montani. Su 3.596, pari al 47,8% della superficie territoriale nazionale e il 13,5% della popolazione, si concentra il 75,7% dell’intera superficie forestale italiana.

E’ anche vero che la distribuzione dei boschi non è uniforme lungo lo Stivale. Per circa metà dei quasi 7.900 comuni italiani la presenza forestale è marginale o quasi assente: l’indice di boscosità è inferiore al 20% e questi territori, dove vive oltre i due terzi della popolazione italiana, ospitano meno del 10% delle foreste nazionali.

L’attrattività economica dei boschi

In termini economici, invece, la maggior presenza dei boschi non è sinonimo di un territorio marginale o arretrato. Secondo lo studio, infatti, è vero che la presenza forestale è strettamente legata ai territori a bassa densità abitativa, ma emerge anche come molti dei Comuni maggiormente caratterizzati dalla presenza del bosco siano oggi protagonisti di nuove dinamiche di attrattività sociale ed economica.

Marcetelli, per esempio, genera 8 milioni di euro l’anno in servizi ecosistemici. In generale, nei 1.113 Comuni montani caratterizzati dai livelli di pil pro capite più elevati, dove vive il 40,4% della popolazione montana, si concentra il 32,25% della superficie forestale dell’intero arco montano. Quasi la metà di questi territori presenta inoltre un indice di boscosità superiore al 60%.

Si pensi anche ai flussi migratori. Dal 2021 al 2025, per esempio, 932 Comuni (l’11,8% del totale con solo il 5% della popolazione nazionale) hanno registrato un saldo migratorio positivo, superiore al dieci per mille pur custodendo il 10,65% dell’intera superficie forestale del Paese. Di cui oltre tre quarti ricade in Comuni con un indice di boscosità superiore al 60%.

Come spiegare questi numeri? Secondo il Pefc incide la crescente attenzione verso qualità ambientale, benessere, contatto con la natura e qualità della vita. Analoga relazione positiva c’è tra la presenza forestale e le filiere agricole specializzate. Da quanto emerge, i territori più dinamici sono spesso quelli capaci di integrare agricoltura di qualità, gestione forestale, turismo e valorizzazione delle risorse naturali.

Cosa manca: migliorare la governance

Tornando, in conclusione, alla necessità, comunque, di governare le foreste, per Antonio Nicoletti di Legambiente “i ritardi nella gestione forestale sostenibile, la mancata pianificazione e lo scarso livello di certificazione, l’illegalità riscontrata nella filiera legno-energia e la dipendenza dall’estero per l’approvvigionamento sono fattori che incidono sul raggiungimento degli obiettivi nazionali ed europei su clima e biodiversità e nel contrasto della deforestazione a livello globale. Tale pianificazione e gestione va efficientata a livello regionale, oltre che locale, garantendo “trasparenza e sostenibilità nelle autorizzazioni forestali”, favorendo “la nascita di filiere locali per valorizzare le produzioni Made in Italy”, incentivando “gli accordi di foresta e gli altri strumenti di cooperazione territoriale per promuovere la bioeconomia circolare”, e riducendo “l’importazione di prodotti dall’estero e l’utilizzo a cascata del legno ai fini energetici”, spostandolo piuttosto sul settore edilizio e del packaging.

“Il bosco non soltanto va letto in una componente ambientale, ma va visto anche come una infrastruttura strategica capace di generare benefici ecologici, sociali ed economici. Comprendere dove si trovano le foreste e quale relazione instaurano con le comunità locali è il primo passo per costruire politiche efficaci di gestione forestale sostenibile e valorizzazione delle filiere forestali”, dichiara Antonio Brunori, Segretario generale di Pefc Italia. “E’ importante la conoscenza dei numeri reali, sia per i decisori pubblici che per i cittadini comuni, che considerano i boschi alleati chiave contro la crisi climatica (94%), rifugi per la biodiversità (90%) e strumenti per il benessere psicofisico (85%), sebbene la maggior parte non conosca ancora i vantaggi di una gestione forestale attiva rispetto alla crescita spontanea”.

Per Marco Bussone, presidente Pefc Italia, Uncem e Aiel, “le foreste producono servizi ecosistemici fondamentali per tutto il Paese e rendono evidente la necessità di rafforzare strumenti di governance territoriale e politiche che sostengano concretamente le comunità che custodiscono questi patrimoni”.

Insomma, le foreste italiane si trovano oggi al centro di una nuova stagione di opportunità che coinvolge le Green Community, i servizi ecosistemici, la gestione forestale sostenibile, la certificazione e le nuove forme di sviluppo territoriale delle aree montane. Il futuro dei boschi dipenderà dalla capacità di integrare tutela ambientale, attrattività sociale e sviluppo economico, trasformando il patrimonio forestale in una leva concreta per il rilancio dei territori interni del Paese. Fondato sul lavoro e sulle foreste, purché ben governate.

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