IL PAPER REF ACQUA N. 316
Misurare i consumi, fare le riforme rinviate, rafforzare l’indicatore M-zero di Arera: l’occasione della Water Resilience Strategy
Valorizzando l’approccio della Strategia per la resilienza idrica, che individua trenta azioni europee prioritarie per il periodo 2025-2030, il quaderno di REF – coordinato da Donato Berardi, Francesca Casarico e Andrea Guerrini – punta a selezionare un insieme limitato di interventi che appaiono particolarmente rilevanti per il contesto italiano, sia per colmare ritardi storici sia per cogliere le opportunità aperte dalla stessa Strategia europea. L’opportunità – detta con altre parole – di “ricomporre in una traiettoria coerente riforme da tempo rinviate, sfruttando un quadro europeo che legittima scelte difficili ma necessarie”.
IN SINTESI
La Strategia europea per la resilienza idrica, varata dalla Commissione Ue il 5 giugno 2025, “definisce un quadro di azione articolato su un orizzonte temporale di medio periodo (2025–2030), con una scansione che distingue chiaramente tra iniziative di immediato avvio, misure da sviluppare entro il 2026–2027 e obiettivi quantitativi da conseguire entro il 2030”. Così REF Ricerche chiarisce in prima battuta come sia articolata e dove voglia portare la Water Resilience Strategy: lo fa in un paper (Acqua n. 316) che già dal titolo chiarisce come l’istituto di ricerca veda nella Strategia europea “gli ingredienti di un cambio di prospettiva”. Valorizzando l’approccio della Strategia, che individua trenta azioni europee prioritarie per il periodo 2025-2030, il quaderno di REF – curato da Donato Berardi, Francesca Casarico e Andrea Guerrini – si concentra quindi sul contesto italiano selezionando un insieme limitato di interventi che appaiono particolarmente rilevanti “sia per colmare ritardi storici sia per cogliere le opportunità aperte dalla stessa Strategia europea”.
Ma, prima di arrivare all’Italia, torniamo per un secondo al quadro definito dalla Strategia europea. “Nel breve periodo – spiega il paper REF – la Commissione ha previsto l’avvio di azioni non legislative finalizzate soprattutto a rafforzare l’attuazione dell’acquis esistente, migliorare la base conoscitiva e orientare gli investimenti: rientrano in questa categoria l’avvio di dialoghi strutturati con gli Stati membri sull’attuazione della Direttiva quadro sulle acque e della Direttiva Alluvioni, il potenziamento del monitoraggio di quantità e qualità delle risorse idriche, nonché la preparazione di orientamenti tecnici (ad esempio sui piani di gestione della siccità e sul principio del “water efficiency first”). Su un orizzonte temporale intermedio (2026–2027) – continua il paper Ref – la Strategia prevede l’attivazione di strumenti di supporto finanziario e operativo, tra cui il Water Resilience Investment Accelerator, la Sponge Facility per la ritenzione naturale dell’acqua, un Piano d’azione UE sulla digitalizzazione del settore idrico e l’elaborazione di una Strategia europea di ricerca e innovazione, mentre nel lungo periodo l’obiettivo esplicito è il miglioramento dell’efficienza idrica di almeno il 10% entro il 2030, lasciando agli Stati membri la definizione di target coerenti con le condizioni nazionali e di bacino”. Qui di seguito la tabella elaborata da REF sulla base di informazioni del Water Resilience Strategy Actions Tracker che individua – con orizzonte europeo – trenta azioni di interesse per gli attori sel servizio idrico.

Il contesto italiano
Trasferendo l’attenzione sul contesto italiano, Ref chiarisce che “l’obiettivo non è proporre un recepimento formale delle indicazioni comunitarie, quanto piuttosto selezionare alcune leve di policy – normative, regolatorie, finanziarie e organizzative – in grado di rafforzare in modo credibile la resilienza del sistema idrico nazionale nel medio‑lungo periodo, contribuendo al contempo alla coerenza complessiva dell’azione italiana rispetto al quadro europeo”. Occorre anche tenere che proprio la scelta della Commissione di non introdurre nuova legislazione, ma di puntare sul rafforzamento dell’attuazione dell’acquis esistente, attribuisce agli Stati membri una responsabilità centrale: la resilienza idrica non si costruisce automaticamente a livello europeo, ma dipende in larga misura dalla capacità nazionale di tradurre indirizzi strategici in riforme concrete, coerenti e tempestive”.
In questo quadro, l’Italia emerge come un caso emblematico. “Le criticità strutturali del sistema idrico nazionale – frammentazione della governance, ritardi nell’attuazione della Direttiva quadro sulle acque, insufficiente revisione delle concessioni di derivazione, debolezza dei segnali di prezzo e carenze nei sistemi di monitoraggio – sono note, ma assumono oggi una valenza diversa alla luce dell’accelerazione dei fenomeni di scarsità idrica. L’azione della Commissione, culminata anche nella procedura di infrazione sulle concessioni, segnala che tali ritardi non sono più sostenibili neppure sul piano europeo e che la resilienza idrica è ormai considerata una componente essenziale della credibilità complessiva delle politiche ambientali e climatiche”.
Non mancano, sia chiaro, strumenti di politica regolatoria che, puntando su un approccio integrato alla gestione della risorsa, si rivelano allineati alla visione europea: quello emblematico – al punto che Ref lo propone a modello per l’intera Ue – è l’indicatore di resilienza idrica M0 introdotto da ARERA, che pone le basi per ricostruire il bilancio idrico complessivo, rivelandosi capace di rendere visibili le pressioni esercitate dai diversi usi. Ma l’Autorità “è costretta a muoversi entro limiti strutturali che non possono essere superati senza interventi legislativi: la regolazione può orientare, incentivare, raccogliere dati”, non potendosi però sostituire al legislatore “nel ridefinire diritti di prelievo, obblighi di misurazione o assetti di governance”.
Le diverse fragilità sulle concessioni, sul pricing, sul riuso – sostiene REF – evidenziano “un nodo comune”: l’assenza di segnali economici coerenti con la scarsità della risorsa. Queste fragilità “perpetuano un sistema in cui l’acqua convenzionale rimane sottopagata, scoraggiando comportamenti virtuosi e investimenti alternativi”. In questo senso, “la riforma dei canoni appare un passaggio ineludibile per rendere credibile
l’intero impianto della Strategia europea sul riuso e sull’efficienza”, mentre “particolarmente rilevante è il tema della misurazione dei consumi, che attraversa trasversalmente tutti gli usi della risorsa”: la scarsa diffusione dei contatori smart e la persistente opacità dei consumi degli utenti indiretti rappresentano una frattura evidente tra gli obiettivi dichiarati di “water efficiency first” e la realtà applicativa. Senza una misurazione puntuale a livello di utenza, i segnali di prezzo risultano depotenziati, la gestione della domanda inefficace e la responsabilizzazione degli utenti incompleta. L’azione regolatoria di ARERA, pur significativa, non è sufficiente a colmare questo gap in assenza di un intervento normativo che affronti in modo esplicito il tema della individualizzazione dei consumi nei contesti condominiali.
Il paper non manca di dare una valutazione articolata sul Pniissi e sul nuovo strumento finanziario previsto dal Pnrr per finanziarlo, evidenziando in positivo la metodologia di valutazione delle proposte, ma al tempo stesso la necessità di una continuità dei finanziamenti del piano che non possono fermarsi al miliardo disposto dal Piano europeo. Più in generale, il paper REF conclude che “la Strategia europea per la resilienza idrica offre all’Italia un’occasione più che un vincolo: quella di ricomporre in una traiettoria coerente riforme da tempo rinviate, sfruttando un quadro europeo che legittima scelte difficili ma necessarie”. La resilienza idrica “non può essere demandata a misure emergenziali o a singoli strumenti regolatori; richiede una sequenza ordinata di interventi su concessioni, pricing, misurazione e governance”. Senza questo passaggio, “il rischio è che la Strategia rimanga un riferimento ambizioso ma poco incidentale; con esso, può invece diventare la leva per un riequilibrio strutturale del sistema idrico nazionale, allineato alle nuove condizioni climatiche e di scarsità”.