LA GIORNATA

Sul riconoscimento facciale è scontro. Ventaglio, i moniti di Mattarella

  • Ue, bando per le gigafactory dell’Ia per potenziare la capacità di calcolo europea e sbloccare oltre 30 miliardi
  • Istat: Pil 2026 in crescita a sorpresa, +0,2%
  • Aspi, chiusa la gara lavori per il Lotto B del tunnel subportuale di Genova

31 Lug 2026 di Mauro Giansante

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IN SINTESI

La polemica politica del giorno si è consumata attorno al tema del riconoscimento facciale. Tutto è cominciato ieri mattina quando, dopo il via libera della commissione Politiche Ue del Senato, arrivato mercoledì, il provvedimento è approdato all’esame delle commissioni Affari costituzionali e Giustizia di Camera e Senato per i rispettivi pareri. Il voto della commissione Affari europei della Camera sullo schema di decreto legislativo in materia di riconoscimento facciale è stato però rinviato. Nel pomeriggio, invece, è arrivato il via libera, pur con osservazioni e paletti, da quelle Giustizia e Affari costituzionali di Palazzo Madama e Montecitorio. Inevitabile lo scontro politico tra maggioranza e opposizione, sfociato poi anche a livello europeo. “Il rinvio del voto in commissione sul dgls in materia di riconoscimento facciale è un fatto molto grave”, dice Marianna Madia, vicepresidente della Commissione Affari europei e deputata di Iv-Casa Riformista. “Questa mattina [ieri per chi legge, ndr] la maggioranza si è svegliata e ha chiesto uno stop imprevisto al parere nel quale la relatrice teneva conto di alcune criticità emerse nelle tante audizioni di esperti da me richieste – evidenzia -. Il parere della maggioranza metteva in luce alcune criticità e quindi non era gradito. Questo ha mandato il centrodestra in confusione”. “Anche alla luce del blitz di ieri in Senato denunciato dal collega Sensi si tratta di una fatto politico gravissimo. La maggioranza sembra una caserma che deve seguire diktat di Palazzo Chigi, anche su materie delicatissime come la privacy. Così si rischia di creare stato di polizia e un grande fratello per tutti”.

A ora di pranzo, poi, dall’Ue è arrivata una specifica non troppo velata. “Il riconoscimento facciale negli spazi pubblici accessibili è una pratica vietata dalla legge sull’IA (AI Act), quindi è applicabile già dall’anno scorso e diventerà esecutivo entro quest’anno. Non vogliamo che con l’IA ci sia un controllo pubblico su dove noi e voi ci spostiamo quotidianamente negli spazi pubblici accessibili, quindi questo è un chiaro divieto”, ha affermato il portavoce della Commissione nel Midday briefing. “Sul caso specifico italiano”, del decreto legislativo in discussione in Italia, “non ho tutti gli elementi, quindi non sto giudicando in anticipo ciò che sta accadendo attualmente in Italia”. Dettaglio inutile per spegnere la miccia di polemiche già a dir poco infiammate tra i banchi della politica.

Da qui, la nota di Palazzo Chigi. “Sul riconoscimento facciale negli spazi pubblici accessibili l’Italia continuerà a rispettare la normativa europea, a partire dall’AI Act, come fatto finora, in coerenza con le garanzie costituzionali e dei diritti di libertà, la cui verifica spetta all’Autorità giudiziaria”. Sottolineando che “l’Italia si pone all’avanguardia nella governance dell’intelligenza artificiale”.
“Siamo stati i primi in Europa – aggiungono le stesse fonti – ad adottare una normativa di sistema e a darne rapida attuazione. Il Governo continuerà a lavorare in questa direzione, nel rispetto della visione che porta avanti fin dall’inizio, per uno sviluppo e un’applicazione dell’IA centrata sull’uomo e governata dall’uomo”.

Cauta la linea di Forza Italia con Tajani e Russo: non c’è nessun rischio schedatura, l’Ue ha dato le linee e noi le seguiremo. Dalle opposizioni, invece, dal M5S a Spazio pubblico di Pina Picierno il grido d’allarme è unanime: si rischia un grande fratello alla cinese.

Cerimonia del Ventaglio, tutti i moniti di Mattarella dall’astensionismo all’Ia

Tutt’altra atmosfera, ma con altrettanti messaggi di peso, è stata quella vissuta ieri mattina al Quirinale per la cerimonia di consegna del Ventaglio al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, da parte del Presidente dell’Associazione Stampa Parlamentare, Alfonso Raimo, alla presenza dei componenti del Consiglio direttivo, degli aderenti all’Associazione, dei direttori di quotidiani e di agenzie di stampa, dei giornalisti accreditati al Quirinale e dei responsabili della Federazione Nazionale della Stampa e dell’Ordine dei Giornalisti.

“La posizione del Presidente della Repubblica”, ha ricordato in apertura il Capo dello Stato, è quella di “estraneo alla dialettica tra le forze politiche”. Citando poi le “incertezze imprevedibili fino a pochi anni addietro” della comunità internazionale di oggi. Ecco perché “si avverte l’esigenza di salvaguardare il sistema multilaterale e, al fine di restituirgli solidità, di procedere a una sua riforma, che, ispirandosi alla realtà, lo doti di forme e di strumenti adeguati al mondo così com’è oggi”. Da qui, il ruolo che può e deve avere l’Unione europea. Che “non è inerte né silenziosa di fronte a quella invocazione di responsabilità, pur tra difficoltà di ogni genere, interne e, soprattutto, di origine esterna”. Per Mattarella, “dall’Europa viene presentata una strada per la pace, contrapposta al tentativo di ritornare alla barbarie nella vita internazionale ripristinando la legge del più forte, peraltro, come si vede in questo periodo, di dubbia efficacia”. Anche se lo stesso presidente ammette: “So bene, naturalmente, e ho ben presente, che in diversi campi l’Unione deve assumere ben maggiore dinamismo”. Una delle strade da riprendere è ad esempio quella “di una nuova Convenzione Europea per porre mano alla riforma dei Trattati”, abbandonarla, aggiunge, “è stato un grave errore”.

Venendo alle questioni di casa nostra, invece, Mattarella non nasconde “doverosamente, la preoccupazione – tante volte manifestata – per il crescente fenomeno della mancata partecipazione al voto. Fenomeno che, affrontando il tema elettorale, dovrebbe essere il punto di attenzione principale per tutte le parti politiche, al di sopra di qualsiasi altro aspetto”. C’è spazio anche per la cronaca, con la condanna di quanto successo in Val di Susa: ” è inammissibile: sono chiamate in causa le basi stesse della convivenza democratica e non è accettabile alcuna esitazione né circospezione nel condannare e contrastare simili comportamenti aggressivi”.

Infine, qualche richiamo anche ai ritardi italiani sulla legge europea sui media e ai pericoli dell’Ia in materia di informazione: “Cloni di notizie, prodotti artificialmente da macchine. Destinati a riprodursi all’infinito sul web, senza alcuna verifica, ancor più moltiplicati dagli strumenti di traduzione automatica dei testi: si può pensare che arricchiscano il panorama culturale e informativo? Di quali fatti sono testimonianza? Esiste forse informazione senza i giornalisti? L’informazione non è clone di sé stessa”.

Lavoro, Istat: occupati stabili a 24,3 milioni, disoccupazione su

Secondo i dati provvisori Istat, a giugno 2026 il numero degli occupati risulta stabile su base mensile, a quota 24 milioni 310mila, associandosi a una crescita dei disoccupati e a una diminuzione degli inattivi. Il tasso di occupazione resta invariato al 62,9%. La stabilità degli occupati sintetizza un aumento tra uomini, dipendenti a termine, la fascia 25-34 anni e gli over 50, e un calo tra donne, dipendenti permanenti, autonomi, 15-24enni e 35-49enni. La crescita dei dipendenti a termine (2 milioni 542mila) è compensata dal calo di quelli permanenti (16 milioni 491mila) e degli autonomi (5 milioni 277mila). Le persone in cerca di lavoro salgono del 7,2% (+97mila unità), coinvolgendo entrambi i sessi e tutte le classi d’età: il tasso di disoccupazione sale al 5,7% (+0,4 punti), quello giovanile al 18,4% (+1,5 punti). Gli inattivi tra i 15 e i 64 anni diminuiscono dello 0,8% (-103mila unità), portando il tasso di inattività al 33,2% (-0,3 punti).

Su base trimestrale, il secondo trimestre 2026 mostra un aumento di 116mila occupati (+0,5%) rispetto al trimestre precedente, con le persone in cerca di lavoro in crescita dello 0,8% (+11mila) e gli inattivi 15-64enni in calo dello 0,9% (-115mila). Su base annua, a giugno 2026 gli occupati crescono di 131mila unità (+0,5%) rispetto a giugno 2025, grazie all’aumento dei dipendenti permanenti (+98mila) e a termine (+33mila), a fronte della stabilità degli autonomi. Il tasso di occupazione annuo sale di 0,3 punti. Diminuiscono invece sia le persone in cerca di lavoro (-3,6%, -54mila) sia gli inattivi 15-64enni (-0,7%, -92mila) rispetto a un anno prima.

Pil oltre le attese in crescita dello 0,2%

Nel secondo trimestre del 2026 si stima che il prodotto interno lordo (Pil), espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2020, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, sia cresciuto dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e dell’1,0% in termini tendenziali. Lo comunica Istat.

Il secondo trimestre del 2026 ha avuto lo stesso numero di giornate lavorative rispetto al trimestre precedente e una giornata lavorativa in più rispetto al secondo trimestre del 2025.

La variazione congiunturale è la sintesi di un aumento del valore aggiunto nel comparto dei servizi e di una diminuzione in quello dell’agricoltura e dell’industria. Dal lato della domanda, vi è un contributo positivo della componente nazionale al lordo delle scorte e un apporto negativo della componente estera netta.

La variazione acquisita per il 2026, corretta per gli effetti di calendario, è pari allo 0,8%. Si informa che il 2026 ha 3 giornate lavorative in più rispetto al 2025.

Ex Ilva: Urso convoca il Tavolo Taranto il 5 sui progetti di sviluppo nell’area

Il ministro delle Imprese e del Made in Italy,Adolfo Urso, come concordato con le istituzioni locali pugliesi nel corso dell’incontro svoltosi nella giornata di ieri, ha convocato per mercoledì 5 agosto, alle ore 10 il Tavolo Taranto, con l’obiettivo di esaminare i progetti industriali presentati dai soggetti che hanno manifestato interesse a realizzare nuovi investimenti sul territorio.
Alla riunione parteciperanno i rappresentanti della Presidenza del Consiglio, del Ministero dell’Economia e delle Finanze, del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, del Ministero per gli Affari europei, il Pnrr e le Politiche di Coesione, della Regione Puglia, della Provincia di Taranto e dei Comuni di Taranto e Statte, nonché i rappresentanti di Invitalia, Cassa Depositi e Prestiti, dell’Autorità Portuale di Taranto, dell’Agenzia del Demanio, dell’Area Sviluppo Industriale di Taranto, delle principali associazioni datoriali e di categoria come Confindustria Taranto, Casartigiani Taranto, Cna Brindisi-Taranto, Confartigianato Taranto, Confapi Taranto e Confagricoltura Taranto, unitamente alle imprese che hanno presentato progetti di investimento nella provincia di Taranto e nelle aree limitrofe. Alla riunione saranno presenti anche i commissari straordinari di Adi e di Ilva in As.

L’inflazione Usa rallenta a giugno al 3,7%

L’inflazione americana misurata dall’indice Pce, il personal consumption expenditure che la Fed Usa come uno dei principali indicatori delle pressioni sui prezzi, rallenta in giugno e sale del 3,7%, in linea con le attese degli analisti e meno del 4,1% di maggio. Su base mensile i prezzi sono scesi dello 0,1%, in linea con le attese. L’indice core, al netto di energia e alimentari, ha segnato un rialzo su base mensile dello 0,1%, sotto le attese degli analisti che scommettevano su un +0,2%.

La Banca d’Inghilterra lascia di nuovo i tassi invariati al 3,75%

Tassi d’interesse britannici di nuovo confermati al 3,75% dalla Bank of England (BoE) nella riunione odierna del Comitato Monetario presieduto dal governatore Andrew Bailey. La decisione, identica alla Fed americana, rispetta le attese sullo sfondo dei dati sull’inflazione e delle incognite di politica internazionale. Nonché di quelle di politica interna dopo il cambio di leadership nel Partito laburista di maggioranza e l’avvento al governo di Andy Burnham al posto di Keir Starmer: in attesa che il cambio di passo promesso su economia e spesa pubblica si concretizzi in indicazioni più chiare sulle coperture finanziarie.

Ue, bando per le gigafactory dell’Ia per potenziare la capacità di calcolo europea e sbloccare oltre 30 miliardi

L’UE ha lanciato un bando di gara per la creazione di un massimo di sette Gigafactory dedicate all’intelligenza artificiale in tutta Europa, nell’ambito della sua ultima importante iniziativa volta ad accelerare la sovranità tecnologica europea e a realizzare l’ambizione di diventare il continente leader nell’IA . Guidata dall’industria e sostenuta da finanziamenti europei e nazionali fino a 10 miliardi di euro, l’iniziativa dovrebbe sbloccare almeno 20 miliardi di euro di investimenti privati ​​in tutta l’Unione. Amplierà la capacità di calcolo dell’IA in Europa e darà a start-up, scale-up, piccole e medie imprese, industria, università e autorità pubbliche accesso a infrastrutture per l’addestramento, l’inferenza e la messa a punto di modelli di IA avanzati all’avanguardia.

Le Gigafabbriche dell’IA combineranno processori di intelligenza artificiale avanzati, software e tecnologie cloud, connettività ad alta velocità e data center a basso consumo energetico. Insieme alla rete europea di 19 Gigafabbriche dell’IA, rafforzeranno la leadership tecnologica, la resilienza e l’autonomia strategica dell’Europa. L’iniziativa garantirà che l’Europa possa sviluppare un’intelligenza artificiale avanzata sulla propria infrastruttura, in linea con le norme e i valori dell’UE. Le tecnologie di intelligenza artificiale sviluppate nelle Gigafabbriche dell’IA rispetteranno gli standard UE in materia di protezione dei dati, sicurezza, protezione e etica.

Possono presentare domanda consorzi o veicoli per scopi speciali che riuniscono aziende, enti pubblici, investitori e altri partner. Il termine per la presentazione delle candidature è il 12 novembre 2026. A seguito di un processo di valutazione gestito dalla EuroHPC JU, le decisioni di aggiudicazione sono attese entro l’inizio del 2027. Successivamente, verranno firmati gli accordi quadro e i contratti specifici necessari per consentire l’avvio dei lavori di costruzione nel 2027. Si prevede che le Gigafactory di intelligenza artificiale selezionate inizieranno le operazioni entro un massimo di 18 mesi dalla firma dell’accordo. Le Gigafabbriche di IA possono essere realizzate in un singolo Stato membro, in un’unica sede o in diverse località. Possono anche includere sviluppi transfrontalieri in più Stati membri attraverso infrastrutture di calcolo per l’IA distribuite. Le proposte saranno sottoposte a una valutazione competitiva per selezionare i progetti vincitori.

L’impresa comune europea per il calcolo ad alte prestazioni (EuroHPC JU) e gli Stati membri acquisteranno congiuntamente il tempo di accesso al calcolo dalle Gigafactory per l’intelligenza artificiale selezionate. Diciotto Stati membri hanno firmato un accordo di acquisto congiunto con EuroHPC JU: Croazia, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Ungheria, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Polonia, Portogallo, Slovacchia, Spagna e Svezia. La procedura di acquisto supporterà fino a sette Gigafactory per l’intelligenza artificiale in due fasi di sviluppo consecutive e due lotti, con gli Stati membri partecipanti che contribuiranno con un finanziamento pari a quello dell’UE. Il finanziamento pubblico funge da potente catalizzatore per l’iniziativa, incentivando i consistenti investimenti privati ​​necessari per la costruzione e la gestione di queste infrastrutture.

Il primo lotto sosterrà fino a quattro progetti, ciascuno dei quali potrà beneficiare di un finanziamento UE fino a 100 milioni di euro nella prima fase e di un ulteriore finanziamento fino a 400 milioni di euro per progetto nella seconda fase. Ogni Gigafactory selezionata in questo lotto dovrà installare almeno lo stesso numero di processori AI più avanzati attualmente presenti nella Gigafactory più potente d’Europa. Nella seconda fase, la capacità dovrà triplicare tale livello. Il secondo lotto sosterrà fino a tre progetti, ciascuno dei quali potrà beneficiare di un finanziamento UE fino a 200 milioni di euro nella prima fase e di un ulteriore finanziamento fino a 800 milioni di euro per progetto nella seconda fase. Ogni Gigafactory selezionata in questo lotto dovrà installare fino al doppio del numero di processori AI più avanzati attualmente presenti nella Gigafactory più potente d’Europa. Nella seconda fase, la capacità dovrà quadruplicare tale livello.

Aspi, il Consiglio di Stato annulla penale del 2020 per inadempimenti

E’ stata annullata la penale da 4,78 milioni di euro inflitta nel 2020 dal Ministero delle Infrastrutture ad Autostrade per l’Italia dopo avere contestato la difformità delle barriere sulle autostrade rispetto agli standard di riferimento previsti dalle disposizioni legislative e convenzionali vigenti nel periodo. L’ha deciso il Consiglio di Stato, ribaltando di fatto la sentenza con la quale il Tar del
Lazio nel giugno dello scorso anno aveva respinto il ricorso proposto.

Una vicenda tortuosa, iniziata nel febbraio 2019, quando la Direzione Generale per la Vigilanza sulle Concessionarie Autostradali comunicava ad Aspi che, in esecuzione del Programma Annuale di Monitoraggio per l’anno 2018, erano state effettuate apposite visite di controllo, nel corso delle quali erano stati accertati inadempimenti correlati al mancato rispetto degli standard di riferimento convenzionalmente stabiliti per le barriere autostradali. Successivamente alla presentazione delle controdeduzioni, il Ministero contestò la difformità delle barriere rispetto agli standard di riferimento, confermò la sussistenza delle violazioni rilevate, e dispose l’applicazione di una penale di 4.780.000 euro. Nel giugno 2025 il Tar respinse il ricorso confermando la penale; di qui il ricorso in appello.

Il Consiglio di Stato, dovendo verificare se l’applicazione delle penali avesse rispettato i vincoli della Convenzione, ha precisato come “Presupposto di fattispecie è costituito dal verificarsi di un incidente o di un danneggiamento e dal mancato ripristino della barriera, avendo come parametro l’integrità della stessa”. Nella prospettiva di ritenere ampia la nozione di incidente e danneggiamento, i giudici di Palazzo Spada hanno ritenuto che “il provvedimento non risulta adeguatamente motivato rispetto alle penalità applicate per i 90 mancati ripristini non essendo individuata, neppure considerando gli atti depositati, la specifica ragione alla base dell’applicazione della penale”. In più, “non è dato evincere, rispetto all’indicazione, contenuta nel provvedimento impugnato, di 90 anomalie che hanno meritato l’applicazione della penale, quali delle originarie 150 siano state escluse e quindi le cause che hanno determinato l’applicazione delle penali”.

Autostrade, chiusa la gara per i lavori del Lotto B del tunnel subportuale di Genova

Si è conclusa la fase di aggiudicazione della gara europea per l’affidamento dei lavori del Lotto B, previsto nell’ambito del progetto di Autostrade per l’Italia per la realizzazione del tunnel subportuale di Genova. Il bando, pubblicato il 27 gennaio 2026, per un valore di quasi un miliardo, consiste principalmente nello scavo in sotterranea del tunnel mediante TBM. La successiva fase di contrattualizzazione, al verificarsi delle condizioni previste nella documentazione di gara, avverrà nei prossimi mesi secondo le modalità indicate dal Codice Appalti.

Il tunnel subportuale è un’opera unica nel Paese per complessità ingegneristica, primo Tunnel sottomarino mai realizzato in Italia. L’infrastruttura, progettata da Tecne, società di ingegneria del Gruppo Aspi, ha un tracciato lungo circa 3,5 chilometri ed è costituita da due gallerie principali separate, una per ogni direzione di marcia, del diametro esterno di scavo pari a 16 metri. Numeri che la pongono anche ai primi posti nel mondo tra i tunnel sottomarini per dimensione del diametro di scavo.

Il tunnel collegherà il ponente e il levante cittadino, migliorando i collegamenti e in generale la mobilità genovese. L’opera si contraddistingue anche per un approccio altamente sostenibile sia in termini ambientali che sociali, essendo stata pensata come un intervento di ricucitura e di riqualificazione dell’area metropolitana che attraversa. La città conquisterà infatti 6 ettari di verde grazie al nuovo parco della Lanterna, a beneficio delle comunità.I lavori, partiti nel 2024 a cura di Amplia, società di costruzione del Gruppo Autostrade per l’Italia, hanno riguardato le fasi propedeutiche allo scavo: oltre alle demolizioni previste, tra gli interventi già realizzati si segnala la galleria ferroviaria di 410 metri inaugurata la scorsa primavera, la realizzazione della viabilità portuale, lo scolmatore del Fosso San Bartolomeo.

Il progetto del tunnel subportuale fa parte delle iniziative, a carico di ASPI, definite nell’ambito dell’Accordo sottoscritto il 14 ottobre 2021 da Autostrade per l’Italia con il Mit, il Comune di Genova, la Regione Liguria e l’Autorità di Sistema Portuale.

Cdp, in semestre oltre 20 miliardi di risorse per l’economia

Il gruppo Cdp ha impegnato nel semestre per l’economia reale “risorse per un ammontare record di 20,1 miliardi di euro, in forte crescita (+27%) rispetto ai 15,8 miliardi dei primi sei mesi del 2025”. E’ quanto afferma la Cassa secondo cui nello stesso periodo sono stati sostenuti investimenti per complessivi 49,5 miliardi, “dato che segna un significativo incremento (+19%) rispetto ai 41,6 miliardi del primo semestre dell’anno precedente, con un effetto leva di 2,5 volte, valore superiore alle previsioni del Piano (pari a 2,1 volte nel triennio), anche grazie all’attrazione di capitali addizionali” precisa Cdp.

La raccolta complessiva di Cdp Spa è pari a 363 miliardi di euro, di cui 301 miliardi relativi al risparmio postale, in crescita (+1%) rispetto a fine 2025 (297 miliardi). Contestualmente, la raccolta obbligazionaria si attesta a 24 miliardi, in riduzione del 2% a confronto con la chiusura dell’esercizio precedente. Per il presidente di Cassa Depositi e Prestiti, Giovanni Gorno Tempini “il risparmio postale continua a rappresentare una risorsa fondamentale che noi abbiamo la responsabilità di trasformare in investimenti produttivi, orientati alla crescita solida, inclusiva e duratura dell’economia reale. Continueremo a lavorare con senso del dovere, sostenuti dai nostri azionisti, il Ministero dell’Economia e delle Finanze e le Fondazioni di origine bancaria, e in dialogo costante con le istituzioni, il sistema produttivo e i territori”. E secondo l’amministratore delegato e direttore generale di Cassa Depositi e Prestiti, Dario Scannapieco “i risultati testimoniano l’efficacia e la qualità del percorso intrapreso: gli oltre 20 miliardi di euro di risorse impegnate e i 49,5 miliardi di investimenti sostenuti ci permettono di guardare con orgoglio al lavoro svolto fin qui e con positività ai prossimi passi”. “A 18 mesi dall’avvio del Piano Strategico, Cdp conferma la forza della propria azione a favore dello sviluppo del Paese, con un approccio sempre più innovativo e un impegno crescente per sicurezza economica, competitività e coesione” conclude.

Acque reflue, Basilicata: completati tutti gli interventi prioritari

“Si è tenuta oggi [ieri, ndr], in Sala Zuccari a Palazzo Giustiniani, la conferenza per fare il bilancio dei tre anni di mandato del commissario straordinario unico per la Depurazione delle Acque Reflue e il Riuso, prof. Fabio Fatuzzo. All’incontro sono intervenuti: il presidente del Senato, Ignazio La Russa, il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, il ministro per la protezione civile e le politiche del mare, Nello Musumeci e il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. L’iniziativa ha offerto l’occasione per ripercorrere il lavoro svolto dalla Struttura commissariale nel percorso verso il superamento delle procedure di infrazione europea in materia di collettamento, fognatura e depurazione delle acque reflue urbane e per discutere le nuove sfide poste dal riuso delle acque depurate come risorsa strategica per l’agricoltura, l’industria e la lotta alla scarsità idrica”. Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia Gianni Rosa.

“Tra i territori presi in esame, la Basilicata rappresenta un caso emblematico dei progressi compiuti: dal dicembre 2023 al luglio 2026, la Struttura commissariale ha lavorato su tutti gli interventi prioritari individuati per la regione, con 4 interventi completati (Matera-Sarra, potenzialità 27.000 abitanti equivalenti; Alta Valle dell’Agri; Grassano, 5.500 A.E.; Matera-Pantano, 34.000 A.E.), 1 intervento con lavori affidati a seguito di gara completata (Pisticci, lotto 1), 2 progetti (PFTE) completati con progettazione conclusa (Matera-Lamione, 3° lotto, e Pisticci lotto 2, sistema di collettamento) e 1 intervento in fase di verifica progettuale/autorizzativa ad Irsina. A questi si aggiunge l’intervento multicomunale di Latronico, non inserito nella procedura di infrazione ma comunque seguito dalla Struttura. Con questa iniziativa abbiamo voluto dare voce a un tema che riguarda da vicino i cittadini e i territori, a partire dalla Basilicata, dove il lavoro del Commissario Fatuzzo ha permesso di completare quattro interventi chiave e di portare avanti tutti gli altri interventi prioritari della regione”.

“La Basilicata, nonostante sia la regione che esporta più acqua in Italia, conosce bene l’importanza dell’oro blu, del suo uso consapevole e del suo riuso, avendo vissuto una crisi idrica senza precedenti lo scorso anno. Per questo è tanto più meritevole l’attività del Commissario Fatuzzo che ha, in tre anni di mandato, fatto passi avanti concreti: cantieri conclusi, gare aggiudicate, progettazioni completate, un modello di collaborazione tra Stato, Regione e gestori del servizio idrico che sta dando risultati tangibili e misurabili. Continueremo a seguire con attenzione questo percorso, perché la tutela dell’acqua è una priorità che il Governo Meloni ha saputo affrontare con serietà e visione di lungo periodo. Il bilancio presentato conferma l’impegno della Struttura commissariale su tutto il territorio nazionale, con particolare attenzione alle aree del Mezzogiorno storicamente più esposte al rischio di sanzioni comunitarie”.

A2a chiude i primi 6 mesi con ricavi in crescita a 8,42 miliardi

A2a chiude i primi 6 mesi co ricavi in crescita del 22% a 8,42 miliardi di euro, mentre cala del 3% il margine operativo lordo a 1,18 miliardi e l’utile netto rettificato si riduce dell’11% a 374 milioni. In crescita del 5% gli investimenti a 718 milioni. Il margine operativo lordo ha scontato l’incremento dei costi per i canoni delle concessioni idroelettriche e il minor contributo di alcuni impianti di trattamento. Un andamento che è stato in parte compensato dalle maggiori produzioni eoliche e fotovoltaiche e dei risultati delle attività di vendita e di gestione dell’energia e dalla crescita delle attività regolate di distribuzione elettrica e del ciclo idrico. Sul risultato netto invece – spiega il gruppo – pesano il calo del margine operativo lordo e l’incremento degli ammortamenti legati ai maggiori investimenti. Per l’intero esercizio A2a conferma le stime di un margine operativo lordo tra 2,21 e 2,25 miliardi e di un utile netto rettificato compreso tra 630 e 660 milioni.

A2a ha raggiunt,o nel primo semestre, 2,7 Gw di capacità installata in fonti rinnovabili tra impianti idroelettrici, fotovoltaici, eolici e solari di B2b retail. Il dato segna un progresso del 5% rispetto al 2025. La quota di debito sostenibile del gruppo sale all’82%, mentre l’elettricità venduta è cresciuta del 24% a 15,9 TWh, guidata in particolare dal segmento B2B. In crescita dell’11% a 5,4 TWh la quota di elettricità verde venduta.

Enel, indebitamento sale a 61 miliardi, dl bollette incide per 1,2 miliardi

L’indebitamento finanziario netto di Enel nel primo semestre 2026 si attesta a 61 miliardi di euro, aumentando rispetto ai 57,18 miliardi a fine 2025, (+6,7%). Sconta, tra l’altro, “l’effetto negativo generato dall’andamento dei tassi di cambio, oltre che l’impatto negativo del cosiddetto Decreto Bollette in Italia, pari a circa 1.200 milioni di euro”. Lo indica la società nella nota sui conti del semestre.

Enel ha chiuso il primo semestre del 2026 con il margine operativo lordo (Ebitda) ordinario in progresso del 3,2% (rispetto allo stesso periodo del 2025), a 11,838 miliardi di euro, e l’utile netto ordinario in crescita del 2,8%, a 3,929 miliardi.

Enel, attraverso la controllata Enel Green Power Italia, ha firmato e perfezionato un accordo con Web Ariano, società detenuta da Web Windenergie AG, per l’acquisizione dell’intero capitale sociale di Campo Eolico Ariano – Cea, che detiene un impianto eolico operativo, situato in Campania, con una capacità installata complessiva di 84 Mw e una produzione media annua pari a circa 0,2 Twh. Il corrispettivo per l’acquisizione, corrispondente all’entreprise value attribuito all’impianto, è pari a circa 145 milioni di euro.
Si stima, rende noto Enel con un comunicato, che l’effetto netto positivo sull’Ebitda ordinario consolidato del Gruppo Enel sarà di circa 16 milioni di euro l’anno.
L’operazione “è coerente con la strategia del Gruppo Enel, che prevede l’accelerazione della crescita della propria capacità di generazione da fonti rinnovabili anche attraverso l’acquisizione di asset già in esercizio in Paesi Tier 1 (Brownfield).”.

Prysmian, accelerano i ricavi: +9,4%

Il Consiglio di Amministrazione di Prysmian S.p.A. ha approvato i risultati consolidati del Gruppo relativi al secondo trimestre e al primo semestre del 2026. I Ricavi di Gruppo nel secondo trimestre 2026 si sono attestati a €6.021 milioni (€4.883 milioni, 2Q25), con una crescita organica pari a +9,4%. Questo aumento è stato trainato dall’eccellente performance di tutti i business, con crescita organica significativa in Digital Solutions (+18,0%), Power Grid (+13,0%), Transmission (+14,3%) e Industrial & Construction (+9,1%). Crescita organica pari a -2,4% in Specialties.

Nel primo semestre dell’anno, la crescita organica è stata pari al +7,2%, raggiungendo €11.239 milioni, rispetto a €9.654 milioni nel primo semestre 2025. L’Adjusted EBITDA ha raggiunto €730 milioni, in aumento del 20,7% rispetto a €605 milioni nel secondo trimestre 2025. Questo è il miglior trimestre di sempre di Prysmian. Il margine complessivo ai prezzi standard dei metalli è stato pari al 15,4%, in rialzo rispetto al 14,5% del secondo trimestre 2025. Transmission ha registrato il miglior livello di redditività ad oggi, con margine al 21,2% (17,1%, 2Q25) e Adjusted EBITDA pari a €179 milioni (€125 milioni, 2Q25). Power Grid è rimasto sostanzialmente stabile con Adjusted EBITDA pari a €135 milioni (€134 milioni, 2Q25) e margine al 13,8%, registrando un progressivo miglioramento del margine rispetto al primo trimestre. L’Adjusted EBITDA di Industrial & Construction è stato pari a €228 milioni, con margine al 13,6%. In Specialties, l’Adjusted EBITDA si è attestato a €67 milioni (€74 milioni, 2Q25) e il margine è stato pari al 10,8%. Digital Solutions ha registrato un forte aumento della redditività con l’Adjusted EBITDA quasi raddoppiato a €122 milioni e margine in aumento di 7,0 p.p. al 23,8%.

Nel primo semestre, l’Adjusted EBITDA è aumentato a €1.331 milioni (€1.132 milioni, 1H25), mentre il margine è stato pari al 14,8% (13,8%, 1H25). L’EBITDA è aumentato a €1.276 milioni nel primo semestre (€1.134 milioni, 1H25). L’utile netto nel primo semestre è stato di €584 milioni (€569 milioni attribuibili agli shareholder del Gruppo) rispetto a €435 milioni (€424 milioni attribuibili agli shareholder del Gruppo) nel primo semestre 2025. Il Free Cash Flow LTM al 30 Giugno 2026 è stato pari a €978 milioni, sostanzialmente stabile rispetto a €979 milioni registrati nello stesso periodo dell’anno precedente. L’indebitamento Finanziario Netto è diminuito a €4.079 milioni al 30 giugno, 2026 (€4.694 milioni al 30 giugno, 2025).

“A fine anno l’energia venduta raggiungerà oltre 30 Terawattora”, ha detto l’ad Renato Mazzoncini. A salvare la produzione idroelettrica di A2a quest’anno è la produzione extra registrata negli impianti della Calabria, ha aggiunto affermando che “quest’anno abbiamo avuto il 30% di neve in meno al Nord. Un calo importante compensato dall’ extra-produzione fatta in Calabria. Così, rispetto ai 4,1 TWh dello scorso anno, chiuderemo a 3,9 TWh. Al Nord – conclude – abbiamo qualche lago sotto pressione, e dobbiamo rimetterci a fare la danza della pioggia”.

Edison chiude il primo semestre con ricavi a 8,9 miliardi, Ebitda a 607 milioni e utile a 100 milioni

Il Consiglio di Amministrazione di Edison, riunitosi ieri, ha approvato la Relazione Finanziaria Semestrale al 30 giugno 2026. In un contesto caratterizzato da elevata volatilità dei mercati energetici a causa delle tensioni geo-politiche, crescente competizione commerciale in Italia e minore disponibilità di risorsa idrica (circa -40% dei volumi invasati), il Gruppo consegue ricavi di vendita pari a 8,9 miliardi di euro, EBITDA di 607 milioni di euro e utile netto di 100 milioni di euro, confermando la resilienza del proprio portafoglio industriale.

In particolare, in riduzione il Margine Operativo Lordo (EBITDA) che registra l’impatto negativo della minore produzione idroelettrica (-27,2%) rispetto al primo semestre del 2025; dei minori volumi di gas ricevuti dal Qatar a causa delle interruzioni delle forniture per Forza Maggiore dei carichi dal mese di aprile; e dell’adesione volontaria di Edison Energia alle misure previste dal “Decreto Bollette” a sostegno dei clienti retail più vulnerabili, nonché del maggior livello di competizione sul mercato dei clienti finali. Tali effetti sono in parte compensati dalla crescita della produzione termoelettrica (+7,1%) e dalla produzione eolica e fotovoltaica (+23,3%), grazie alla migliore ventosità del periodo e ai nuovi impianti entrati in produzione, pari a circa 200 MW. Il periodo registra anche l’effetto positivo dell’apertura strutturale del canale di approvvigionamento di GNL dagli Stati Uniti, avviato a maggio 2025. Nel primo semestre 2026, le Attività Rinnovabili e le Attività Clienti e Servizi hanno complessivamente contribuito per il 45% dell’EBITDA del Gruppo Edison, con l’obiettivo di raggiungere progressivamente il 70% al 2030.

Gli investimenti nel corso del primo semestre dell’anno crescono del 13%, a 315 milioni di euro, rispetto allo stesso periodo del 2025, a sostegno della crescita organica delle fonti rinnovabili e delle attività Clienti e Servizi; e risultano per il 79% allineati agli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite (SDGs). L’indebitamento finanziario al 30 giugno 2026 registra un saldo a credito di 254 milioni di euro rispetto al saldo a credito di 219 milioni di euro al 31 dicembre 2025, per effetto dei robusti flussi di cassa operativi.

Axpo e Zelestra insieme per un progetto Bes a sostegno del sistema elettrico italiano

Axpo ha siglato un accordo di tolling a lungo termine con Zelestra, azienda globale operante nel settore delle energie rinnovabili con un approccio multitecnologico, per il suo progetto di sistema di accumulo di energia in batteria (BESS) da 207 MW previsto nel nord Italia.

Il physical tolling agreement della durata di dieci anni rappresenta un altro importante traguardo per lo sviluppo dello storage su larga scala tramite batterie in Italia. Partnership commerciali di lungo termine come questa svolgono un ruolo sempre più centrale nel promuovere investimenti capaci di rafforzare la flessibilità della rete elettrica, sostenendo al contempo la resilienza del sistema di trasmissione dell’energia elettrica italiano e la transizione energetica del Paese.

Il progetto di Zelestra, fornirà circa 830 MWh di capacità di accumulo di energia. Situato in Friuli-Venezia Giulia, nel nord-est dell’Italia, il BESS sosterrà la crescente diffusione delle energie rinnovabili in una delle regioni più industrializzate d’Italia.

In base all’accordo, Axpo fornirà servizi di ottimizzazione che consentiranno al BESS di integrare in modo efficiente volumi crescenti di elettricità da fonti rinnovabili, erogando al contempo servizi di flessibilità alla rete elettrica italiana. La struttura dell’accordo garantirà inoltre a Zelestra visibilità sui ricavi nel lungo periodo. L’avvio della costruzione è previsto nel 2027, con l’entrata in esercizio commerciale programmata per il 2028.

Pnrr, Architetti: proroga strumento di garanzia finalizzato a corretta e completa conclusione dei lavori riducendo rischio errori senza attenuare sostenibilità

«La proroga dei termini di attuazione del PNRR non dovrebbe essere interpretata come un semplice differimento delle scadenze, bensì come uno strumento di garanzia finalizzato ad assicurare la corretta e completa conclusione degli interventi finanziati. La complessità delle procedure amministrative, tecniche e contabili connesse alla realizzazione delle opere e alla successiva rendicontazione richiede infatti tempi adeguati per la verifica della documentazione, la risoluzione delle criticità emerse in corso d’opera e il completamento di tutti gli adempimenti previsti».

Così in una nota Alessandro Panci, presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti PPC commentando la proroga dei termini per una parte delle opere finanziate dal PNRR.

«Il rispetto di scadenze eccessivamente ravvicinate avrebbe potuto indurre le amministrazioni ad accelerare le attività a discapito della qualità, trasmettendo documenti incompleti, non sufficientemente verificati o non pienamente conformi alle disposizioni previste. Una proroga opportunamente disciplinata consentirà, invece, di consolidare i risultati raggiunti, garantire la regolare ultimazione dei lavori e predisporre rendicontazioni complete, coerenti e adeguatamente motivate, riducendo il rischio di errori, contestazioni, rettifiche finanziarie o perdita delle risorse assegnate. In tale prospettiva, l’estensione dei termini rappresenta una misura di tutela dell’interesse pubblico e delle stesse risorse europee, poiché permette di privilegiare la qualità, la trasparenza e la regolarità amministrativa rispetto al mero rispetto formale delle scadenze». Conclude il presidente CNAPPC

«È importante sottolineare che il decreto non elimina né attenua gli obblighi di sostenibilità ambientale connessi al PNRR. La proroga consente di completare correttamente gli interventi senza disperdere il valore della sperimentazione avviata con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che ha introdotto nei processi edilizi una maggiore attenzione al rischio climatico. Tra gli aspetti più significativi vi è la valutazione della vulnerabilità delle opere rispetto a fenomeni che interessano ormai direttamente i nostri territori, come il progressivo innalzamento delle temperature. Sono temi che non dovrebbero rimanere circoscritti agli interventi Piano, ma entrare stabilmente nella quotidianità del progetto e nelle responsabilità proprie della professione.», aggiunge Angela Panza, consigliera del CNAPPC con delega alla transizione ecologica.

Pnrr, il Piemonte ha completato il 29,4% dei suoi 52.984 progetti

Il Piemonte ha completato il 29,4% dei suoi 52.984 progetti Pnrr, su una media nazionale del 26,2%, collocandosi così al sesto posto in Italia dopo Trentino Alto Adige, Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna e Veneto. Si evince dal Monitoraggio sullo stato di attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza dei Servizi studi di Camera e Senato.
In Piemonte il finanziamento complessivo arrivato con il Pnrr è stato di oltre 11,1 miliardi, il settimo per dimensione a livello nazionale.
Fra le sette missioni del Piano, la Transizione Ecologica è quella alla quale in Piemonte sono andate le maggiori risorse: oltre 2,6 miliardi, pari al 24% del totale. Seguono oltre 2,5 miliardi per le Infrastrutture (22,7%), oltre 1,9 miliardi per la Digitalizzazione (17,8%), oltre 1,8 miliardi per Istruzione e Ricerca (16,5%), poco meno di 1 miliardo per Inclusione e Coesione (8,8%), oltre 800 milioni per la Salute (7,9%), e oltre 250 milioni per la missione RepowerEu (2,3%).
Il principale ente attuatore per numero di progetti è stato il Ministero con 29.836 progetti e una spesa di oltre 2,6 miliardi, seguito da Comune con 10.871 progetti e una spesa di oltre 1,4 miliardi. La Regione è coinvolta in 2.296 progetti per una spesa poco superiore a 1,5 miliardi. Guardando al finanziamento però la parte del leone è tocca alle società per azioni, che superano i 3 miliardi di finanziamento con 428 progetti.

Unirima, emergenza riciclo plastica si aggrava. Servono misure straordinarie

A oltre un mese dall’ultimo allarme lanciato da UNIRIMA, l’Unione Nazionale Imprese Raccolta, Recupero, Riciclo e Commercio dei Maceri e altri Materiali, la situazione della filiera del riciclo della plastica non sembra migliorata. I ritardi nei ritiri dei carichi pressati dai Centri Comprensoriali continuano infatti a mettere in seria difficoltà le imprese del settore, con aree di stoccaggio ormai sature e crescenti rischi di blocco della raccolta differenziata degli imballaggi in plastica. Per UNIRIMA non si tratta più di una criticità temporanea, ma di una vera e propria emergenza che richiede l’adozione immediata di misure straordinarie per ripristinare il regolare funzionamento della filiera.

L’insufficiente ritiro dei materiali pressati sta determinando conseguenze economiche sempre più pesanti per le imprese, costrette a sostenere ingenti costi per lo stoccaggio dei materiali, la riorganizzazione degli spazi, il rallentamento delle attività produttive e, in diversi casi, la sospensione dei conferimenti provenienti dalla raccolta differenziata comunale. Una situazione che mette a rischio la continuità operativa delle imprese, l’occupazione e la tenuta dell’intero sistema di gestione degli imballaggi in plastica.

Negli ultimi anni la crescita delle frazioni estranee e dei materiali non riciclabili ha sicuramente aggravato le difficoltà operative delle imprese, riducendo l’efficienza della filiera e contribuendo alla saturazione delle aree di stoccaggio degli impianti destinatari dei carichi pressati. UNIRIMA ribadisce pertanto la necessità di adottare con la massima urgenza interventi straordinari volti a individuare aree temporanee di stoccaggio della plastica che consentano di incrementare rapidamente e in modo continuativo i ritiri dei carichi pressati e affrontare il problema della qualità dei materiali conferiti sono necessarie azioni volte a ridurre significativamente la crescente presenza di scarti non riciclabili nella raccolta differenziata.

“Da mesi denunciamo una situazione che continua a peggiorare – dichiara Carmelo Marangi, Vicepresidente di UNIRIMA con delega al settore plastica –. Le imprese stanno sostenendo costi sempre più elevati per gestire materiali che dovrebbero essere ritirati con regolarità, mentre gli spazi di stoccaggio sono ormai al limite della capacità. Se non si interviene immediatamente con misure straordinarie, il rischio concreto è il blocco della raccolta differenziata in molte aree del Paese, con ripercussioni su cittadini, Comuni e sull’intera economia circolare. È inoltre indispensabile affrontare il tema della qualità dei conferimenti: l’aumento degli scarti non riciclabili sta compromettendo l’efficienza dell’intera filiera e non è più sostenibile.” UNIRIMA rinnova quindi l’appello affinché vengano adottate con la massima urgenza tutte le misure necessarie a fronteggiare un’emergenza che coinvolge ormai l’intera filiera del riciclo della plastica e che rischia di compromettere gli obiettivi nazionali di economia circolare.

Ponte al Pino, circolazione ripresa ieri mattina

La circolazione ferroviaria sulle tratte Firenze Campo di Marte–Firenze Rifredi e Firenze Campo di Marte–Firenze Santa Maria Novella è ripresa regolarmente alle ore 11 di ieri, come previsto dal cronoprogramma, al termine della seconda e conclusiva fase dei lavori di Rete Ferroviaria Italiana (Gruppo FS) per la sostituzione del cavalcaferrovia Ponte al Pino. Nel corso dell’interruzione ferroviaria di 84 ore è stato completato il varo del nuovo impalcato. Dopo le operazioni di messa in sicurezza del cantiere e dell’infrastruttura ferroviaria, inclusa la disalimentazione della linea elettrica, la struttura metallica, del peso di circa 550 tonnellate, è stata sollevata e posizionata in un’unica soluzione mediante una gru da 2.000 tonnellate, con una capacità di sollevamento fino a 1.600 tonnellate, tra i più grandi mezzi impiegati a livello internazionale per interventi infrastrutturali di questa tipologia.

L’operazione di varo, conclusa in poco più di due ore, ha richiesto l’impiego di maestranze altamente specializzate e il coordinamento di numerose professionalità tecniche. Nelle restanti ore dell’interruzione sono stati eseguiti i controlli topografici di precisione, il puntellamento temporaneo della struttura con oltre 200 sostegni, i getti della soletta e la successiva maturazione del calcestruzzo per oltre 48 ore, durante la quale sono stati installati anche i parapetti, oltre al completamento di ulteriori opere accessorie. Concluse le verifiche finali e completate tutte le attività previste, con la rialimentazione elettrica della tratta, la linea è stata restituita all’esercizio ferroviario nei tempi stabiliti dal cronoprogramma. Con il completamento di queste operazioni si è conclusa la fase più complessa dell’intervento, che consentirà di restituire alla città un’infrastruttura rinnovata. Il nuovo ponte, lungo 32 metri e largo 16, manterrà tre corsie stradali e sarà dotato di marciapiedi e di una pista ciclabile, migliorando sicurezza, accessibilità e mobilità urbana.

Durante l’interruzione la circolazione ferroviaria è stata rimodulata per consentire l’esecuzione dei lavori, limitando gli impatti sulla mobilità ferroviaria e cittadina. I collegamenti sono stati garantiti attraverso un piano di esercizio dedicato, con servizi sostitutivi, itinerari alternativi e un costante monitoraggio della circolazione. Parallelamente è stato attivato un articolato piano di assistenza ai viaggiatori, con il coinvolgimento del personale del Gruppo FS nelle stazioni interessate e il supporto del sistema di Protezione Civile. L’intervento proseguirà ora con le lavorazioni di completamento del nuovo cavalcaferrovia, tra cui la realizzazione delle pavimentazioni, delle rampe di accesso e degli impianti di illuminazione, seguite dalle prove di carico previste all’inizio di settembre.

Stadi, ok della conferenza servizi a Genova. Intesa a Palermo e Cagliari

La giunta del Comune di Genova, riunitasi ieri mattina, ha preso atto e recepito integralmente gli esiti positivi della Conferenza dei servizi decisoria sul progetto per il restyling dello Stadio Luigi Ferraris. La Conferenza si è conclusa lo scorso 16 luglio, con condizioni, prescrizioni e raccomandazioni.

Sindaca e assessori hanno confermato, inoltre, il pubblico interesse sulla proposta di riqualificazione del Ferraris, di Villa Musso-Piantelli e delle relative aree pertinenziali, pervenuta dalla società Genova Stadium S.r.l., partecipata pariteticamente da Genoa Cricket and Football Club S.p.A. e U.C. Sampdoria S.p.A, e consistente nella ristrutturazione e ammodernamento dell’impianto sportivo esistente. Con successiva proposta di giunta, a settembre il Consiglio comunale sarà chiamato a esprimersi sulla sdemanializzazione di una porzione di area attualmente appartenente al demanio stradale interessata dall’intervento e la sua conseguente acquisizione al patrimonio del Comune, sugli aspetti economici e patrimoniali, e sul diritto di superficie da concedere.

Benché non sia obbligatoriamente previsto dall’iter della cosiddetta Legge Stadi, a seguito delle determinazioni del Consiglio comunale, il Comune di Genova procederà il prossimo autunno a mettere a base di gara il Progetto di fattibilità tecnico-economica (PFTE), il Piano economico-finanziario (PEF) e lo schema di Convenzione approvati per traguardare l’aggiudicazione degli interventi entro fine marzo 2027 e rispettare la conclusione dei lavori entro fine marzo 2031. La documentazione approvata oggi verrà inviata nelle prossime ore alla FIGC per confermare la candidatura del Comune di Genova a ospitare i Campionati europei di calcio maschile 2032. Entro il 15 settembre, inoltre, la società Genova Stadium dovrà trasmettere all’amministrazione gli impegni vincolanti assunti dagli operatori finanziari per attestare la definitiva disponibilità delle risorse necessarie alla realizzazione dei lavori, al momento documentati attraverso lettere di supporto.

A Palermo, invece, è stata raggiunta l’intesa tra Comune e club rosanero per sbloccare la riqualificazione del Barbera messa in discussione dalla società calcistica negli ultimi giorni. Oggi scade la candidatura a Euro2032. Sì del consiglio comunale anche a Cagliari.

Eni: programma Trasformazione Versalis in piena attuazione, previsti investimenti per 2,5 miliardi di euro

Il piano di trasformazione industriale di Versalis annunciato nell’ottobre 2024 e sancito dall’accordo al Ministero delle Imprese e Made in Italy il 10 marzo 2025 è in piena attuazione e conferma gli investimenti che sono diventati superiori ai 2 miliardi di euro inizialmente previsti.

Nel corso dell’incontro di aggiornamento, oggi al Ministero delle Imprese e Made in Italy, Eni ha ribadito le motivazioni della crisi strutturale e irreversibile della chimica di base europea che rende indispensabile il passaggio a una chimica di specialità e innovazione, e ha illustrato lo stato di avanzamento del piano di trasformazione previsto nel Protocollo che coinvolge i siti industriali di Eni Versalis in Puglia e Sicilia.

A Brindisi è stato avviato il cantiere per la costruzione della Gigafactory, e si prevede che la BESS possa essere completata già a metà 2027. Sempre a Brindisi è stato illustrato lo stato di avanzamento dell’attività dell’advisor incaricato della vendita degli impianti posti in conservazione, che ha visto lo scouting con 30 potenziali acquirenti e ora gli approfondimenti necessari con chi ha presentato una manifestazione di interesse per un progetto industriale di lungo termine.

A Priolo già da febbraio scorso sono state avviate le demolizioni degli impianti dismessi ed è attivo il cantiere di prefabbricazione della bioraffineria, il cui completamento meccanico è previsto entro la fine 2028, mentre l’impianto Hoop è previsto in una fase temporale lievemente successiva, al fine di evitare sovrapposizione nelle attività dei cantieri.

A Ragusa, è operativo il centro di eccellenza ed è stato attivato l’hub per lo sviluppo delle start up. Sono stati avviati gli incontri propedeutici alla costituzione di una filiera agricola per l’alimentazione dell’Agri Hub al servizio delle bioraffinerie siciliane ed è confermato entro il 2028 l’avvio del Centro sperimentale per il riciclo meccanico delle plastiche.

Rilevante il fatto che alle attività del Protocollo, che assicurano il mantenimento dell’occupazione e l’attenzione per l’indotto dei territori attraverso un percorso strutturato di dialogo, supporto alla costruzione di nuove filiere locali e rafforzamento competitivo delle imprese incentrato sul programma “Energia di filiera”, avviato da Eni con 100 imprese locali, si aggiungono gli ingenti investimenti di Eni in Italia nella trasformazione industriale e la crescita delle nuove attività, tra cui la bioraffineria di Livorno in fase di completamento, l’espansione di quella di Porto Marghera e la nuova bioraffineria in corso di realizzazione a Sannazzaro, che diventerà il primo esempio di assetto ibrido di raffineria tradizionale e bio per soddisfare tutte le esigenze del mercato del Nord Ovest.

Mattone, a Palermo rialzo dei prezzi del 2,3%

Secondo le analisi dell’Ufficio Studi Gruppo Tecnocasa, nel secondo semestre del 2025 i valori delle case di Palermo hanno messo a segno un aumento dei prezzi del 2,3%.

La macroarea del centro ha registrato una crescita del 2,5%. Crescono i valori delle case nel centro storico intorno al Teatro Massimo: si nota un ritorno di acquirenti di prima casa e numerose case vacanza e B&B stanno tornando sul mercato con contratti di locazione a canone transitorio per studenti e lavoratori fuori sede. Questo ha ridato fiducia a chi cerca l’abitazione principale e che si scontra con una bassa offerta. Nel frattempo, sono in corso lavori per la riqualificazione del molo trapezoidale con conseguente rivalutazione degli immobili: su via Roma, via Francesco Crispi e zona Cala nei pressi del porto, il ristrutturato arriva a 2500-3000 € al mq se gode della vista mare. Vanno avanti i lavori per il rifacimento del porto e per incrementare l’offerta commerciale. Più popolare e con prezzi più contenuti la zona del Capo dove si acquista a 1500 € mq a causa della presenza del mercato rionale. Nell’area compresa tra corso Vittorio Emanuele e via Mariano Stabile e quella tra il Tribunale e il porto di Palermo ci sono immobili d’epoca che si valutano intorno a 2000-2300 € al mq e abitazioni costruite negli anni ’50, acquistabili a prezzi medi di 1750 € al mq. Sul mercato delle locazioni un bilocale si affitta tra 500 e 600 € al mese.

Positivo il mercato nel quartiere Terrasanta dove sono molto ricercati i trilocali. Situato a ridosso del centro città conta immobili di qualità medio alta, risalenti agli anni ’40-’70 (viale Libertà, via Catania e via La Farina). Una soluzione da ristrutturare costa intorno a 2000 € al mq e arriva a 3000 € al mq ristrutturata. Acquistano professionisti che vivono in zona. Intorno a via Aurispa i prezzi più contenuti, da 1000 a 2000 € al mq a seconda dello stato d’uso, attira acquirenti più giovani che hanno fatto ricorso a mutui under 36. Salgono anche i canoni di locazione: poca offerta a causa del fenomeno degli affitti brevi anche se alcuni sono ritornati ad affittare sul segmento a lungo termine con contratti a canone libero e concordato. La vicinanza alla stazione metropolitana (Notarbartolo) è un plus che stimola anche gli affitti a studenti.

Salgono del 3,4% i valori delle case nella macroarea di Università-Brancaccio. Nel quartiere di Brancaccio si segnala un leggero recupero dei prezzi perché si apprezzano i collegamenti con il resto della città e le tipologie in buono stato e che non necessitano di importanti lavori di riqualificazione. Una soluzione usata si vende a 800 € al mq. Ciaculi ha un’offerta abitativa molto simile a quella di Brancaccio ma prezzi leggermente più contenuti perché più distante (700 € al mq). A Oreto Nuova ci sono tagli molto ampi contro una domanda orientata soprattutto sui trilocali. Le case costano di più perché si tratta di un’area servita, ben collegata anche con l’autostrada e la stazione e con condomini in edilizia civile degli anni ’70-‘80. Negli ultimi tempi aumentano gli investitori che impiegano cifre di 20-30 mila € per acquistare un immobile che poi affittano a 350 € al mese.

Trend in crescita nel quartiere di Villaggio Santa Rosalia: si sono compravendute soprattutto case in buono stato che non necessitano di interventi di ristrutturazione, di cui si temono tempi e costi. Acquirenti con bassa capacità di spesa hanno determinato il calo dei prezzi delle soluzioni economiche. In questa zona si contano anche investitori che comprano per affittare a studenti e numerosi genitori di ragazzi che studiano in città. Investono meno di 100 mila €. In zona oltre all’Università sorge anche l’Ospedale Civico e per questo motivo sono numerosi i dipendenti che cercano case in affitto di cui c’è bassa offerta a causa del proliferare di B&B e casa vacanza. La zona offre immobili costruiti tra gli anni ’40 e gli anni ’90, prevalentemente in edilizia civile e che si valutano a 1200 € al mq. Per un bilocale si spendono intorno a 350 € al mese, per un trilocale 400-500 € al mese. La carenza di immobili in affitto spinge la domanda di acquisto dal momento che i canoni di locazioni sono elevati e c’è carenza di offerta.

Sono soprattutto investitori a muoversi intorno alla Stazione per realizzare una casa vacanza o un B&B. Non lontano è presente il polo di scienze matematiche, motivo per cui si praticano affitti a studenti. Una camera singola si affitta a 200-300 € al mese; l’investimento medio si aggira intorno a 70-80 mila €. Si segnalano, nell’ultimo anno, acquisti di casa vacanza da parte di persone residenti in Nord Europa. La zona è vicina al centro storico e all’Orto Botanico. L’area è divisa in due dal passaggio della rete ferroviaria che delinea un’area popolare con prezzi molto contenuti, 800 al mq, e un’altra di immobili civili degli anni ’70-’80 che arrivano a 1000-1200 € al mq. Acquistano persone alla ricerca di tagli più ampi, a partire da 100 mq, con budget che oscillano tra 120 e 150 mila €. Il mercato della locazione soffre di carenza di immobili e per questo motivo i canoni di locazione sono cresciuti e un bilocale si affitta a 500 € al mese.

Continuano a crescere i prezzi nell’area di Messina Marine in seguito a una buona ricerca di abitazioni ma anche in seguito agli interventi di riqualificazione in corso sul territorio. Si realizzerà il porticciolo della Bandita, e sta per partire il primo parco verde della Costa Sud con la pista ciclabile di via Messina Marine: un collegamento moderno e sostenibile che unirà, ancora di più, la città alla sua Costa Sud. Si prevede un parco costiero suddiviso in aree pubbliche e private attrezzate, una passeggiata con piste ciclabili, il ritorno dei vecchi chalet sul mare, una rambla pedonale che scende verso il mare e persino una ruota panoramica. Prevista, inoltre, la demolizione di strutture abusive, messa in sicurezza e costiera e miglioramento della viabilità di via Messina Marine con la creazione di parcheggi e di posti barca. Un intervento interesserà parco “Libero Grassi” che sarà riqualificato ma, ancora più importante, sarà il recupero del litorale di Messina Marine. L’offerta immobiliare spazia da immobili degli anni ’60 fino ad arrivare a costruzioni degli anni ’80. Ci sono appartamenti e soluzioni indipendenti e si muovono famiglie del posto e giovani al primo acquisto. Per una soluzione con vista mare e posto auto si toccano anche 1000 € al mq. Acquistano prevalentemente giovani con mutuo under 36 e che investono cifre intorno a 130-150 mila €. I futuri interventi di riqualificazione stanno portando investitori a puntare su casa vacanza e B&B, alla luce del fatto che le zone centrali sono ormai sature. Sul mercato delle locazioni si registra scarsa offerta: i proprietari temono di affittare a potenziali inquilini morosi e preferiscono lasciare vuoto l’immobile.

In aumento del 2% i valori delle case nella macroarea di Parco della Favorita. E’ il quartiere compreso tra via Belgio, viale Strasburgo e via dei Nebrodi, ad avere avuto un trend particolarmente positivo insieme a via Resuttana. Molteplici le cause: domanda sostenuta, offerta più contenuta e apertura di due fermate del tram che collega l’area con il resto della città, inclusi il centro e l’aeroporto. A cercare casa sono stati prevalentemente residenti del quartiere, spesso con legami familiari all’interno dello stesso. Nella zona di via dei Nebrodi prevalgono le abitazioni in edilizia cooperativa degli anni ‘70 che, al momento, si scambiano a 1600-1800 € al mq, a fronte dei 2000 € al mq necessari per acquistare su viale Strasburgo. Le abitazioni più popolari nel quartiere Resuttana hanno subito un aumento dei prezzi: parliamo di appartamenti di 80-90 mq a prezzi abbordabili (900 € al mq) che incontrano il favore dei potenziali acquirenti, soprattutto quelli più giovani. Il mercato degli affitti si scontra con un’offerta molto bassa, spesso i proprietari preferiscono tenere l’immobile.

Scendono dello 0,6 % i prezzi delle case nella macroarea di Uditore dove si segnala un aumento dei prezzi nel quartiere di Parisio e una diminuzione in Uditore che ha interessato in modo particolare gli immobili da ristrutturare, abbondanti nell’area che risale al periodo compreso tra gli anni ’40 e gli anni ’80. Si sono invece compravendute velocemente e con scontistiche basse le case in buono stato. Piacciono le case a ridosso del Parco Uditore. I prezzi contenuti attirano anche giovani al primo acquisto e investitori che mettono a reddito l’immobile. Si nota una maggiore attenzione da parte dei proprietari alla capacità di spesa dei potenziali inquilini. L’area è servita dal tram che da Uditore va verso la stazione di Notarbartolo. Per un buon usato si spendono mediamente 1000 € al mq con punte di 1600 € al mq per le tipologie in buono stato. In via Bernini sono presenti ville singole d’epoca e bifamiliari. Il contratto maggiormente stipulato è quello a canone concordato.

L’aumento dei prezzi nel quartiere Parisio è stato determinato in modo particolare dalla carenza di offerta e da una domanda sia di abitazione principale sia di investimento. A cercare la prima casa sono giovani coppie e famiglie. Bilocali e trilocali sono le tipologie più compravendute. Particolarmente apprezzate sono le vie Parisio, Serra di Falco, Accardo e Poliziano. Nelle prime due strade l’edilizia risale agli anni ’60, nelle altre due i condomini sono più recenti e risalgono al decennio successivo: i prezzi sono molto simili e si attestano a 1500-1600 € al mq se già ristrutturati e intorno a 1000 € al mq se ancora da ammodernare. Chi acquista in zona è consapevole della vetustà degli immobili e sa già di dover mettere in conto lavori di ristrutturazione. Nella parte limitrofa a via Accardo si sviluppa un’area composta da soluzioni ex Iacp degli anni ’50-’60 che si scambiano a 800-1000 € al mq.

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