SLITTA ANCORA LA CONVERSIONE DEL DL 107

Gara Intercity, ancora no di Bruxelles al lotto unico. La Ue vuole parere vincolante dell’Authority sul bando

31 Lug 2026 di Giorgio Santilli

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Gara Intercity, ancora no di Bruxelles al lotto unico. La Ue vuole parere vincolante dell’Authority sul bando

MATTEO SALVINI, MINISTRO INFRASTRUTTURE E TRASPORTI

Le “interlocuzioni con Bruxelles” che avevano frenato il decreto legge 107 sul Pnrr alla Camera mercoledì, lo hanno definitivamente impantanato ieri, a tal punto che l’approvazione è slittata a sorpresa a lunedì. La ragione di quello che a questo punto è diventato un vero e proprio scontro con la commissione, con rischi di ripercussioni sull’intero Pnrr, è sempre quella, la gara Intercity: la commissione vuole escludere categoricamente l’opzione del lotto unico, che il decreto  legge ora contempla all’articolo 1, comma 1, modificando l’articolo 9-bis del decreto legge 118/2022 che prevedeva invece la sola possibilità della suddivisione in più lotti. La commissione chiede lo stralcio secco della norma dell’articolo 1 per tornare alla formulazione originaria del 2022. Il MIT prova a resistere e sostiene un emendamento leghista che vorrebbe essere un compromesso, comunque respinto dalla commissione Ue. Per Bruxelles esiste solo la gara a più lotti. Inoltre, alla commissione non va giù la possibilità inserita nell’emendamento che il MIT possa discostarsi dal parere sul bando di gara espresso dall’Autorità di Regolazione dei Trasporti (ART), che da tempo, sotto la guida di Nicola Zaccheo, sta operando come una sorta di referente e di “tutore” delle posizioni della commissione europea nelle questioni di regolazione e concorrenza relative ai mercati dei trasporti.

In serata una nota informale del ministero delle Infrastrutture racconta bene come lo sconcerto per la resistenza europea a difesa di una norma pro-concorrenza blindata dal Pnrr si stia trasformando al Mit in livore e in una radicata posizione anticoncorrenziale. “Sul tema affidamento dei servizi Intercity – fanno sapere fonti del ministero – si precisa che la soluzione migliore resti quella della continuità della tutela dei passeggeri, dei posti di lavoro e del servizio. A fronte dell’ennesima impuntatura di Bruxelles i tecnici del Mit stanno lavorando per risolvere un problema creato dall’Ue e non certo dal Mit”. Spettacolare presa di posizione antieuropea che rischia di mettere a repentaglio la cosa che forse attualmente sta più a cuore al ministro Salvini: la redistribuzione del miliardo e 200 milioni di euro che un’altra battaglia anticonocrrenziale nel settore ferroviario – la rinuncia alla Rosco, la società pubblica per il materiale rotabile – ha messo a repentaglio, costringendo il governo a proporre la ridestinazione dei fondi ad altre poste. Salvini vorrebbe limitare le perdite e lo schema concordato con il ministro per l’Europa Foti è di destinare 576 milioni al piano acqua, 180 ai treni green, 250 a investimenti ferroviari. Ma questa ripartizione, già inviata alla commissione nella proposta di ultima revisione del Pnrr, aspetta appunto il via libera di Bruxelles. E non sono pochi a pensare, nella capitale europea, che la “impuntatura” della commissione, come la chiama il Mit, nasca in buona parte proprio dalla fine che il governo ha fatto fare alla Rosco, considerata dalla Ue un pezzo molto importante del disegno di apertura dei mercati nazionali ferroviari.

A rendere più paradossale la questione è il fatto che lo stesso Mit, lo scorso aprile, aveva pubblicato sul proprio sito e mandato in Parlamento un market test – una sorta di prebando di gara – con cui pubblicizzava la volontà di fare la gara per il servizio intercity suddivisa in più lotti. Salvo rimangiarsi tutto tre mesi dopo, il 10 luglio, pubblicando una nuova versione del market test che prevedeva un solo lotto.

“La presente Relazione – cita la prima pagina della premessa del documento ministeriale – è frutto di estensioni ed approfondimenti delle analisi a base della Relazione preliminare di aprile 2026, che hanno comportato la necessità di considerare – in aggiunta a quanto previsto nella precedente relazione – anche l’opzione consistente
nell’affidamento a lotto unico.  L’entrata in vigore del Decreto-legge 26 giugno 2026, n. 107 di seguito dettagliato, in corso di conversione in legge, prevede infatti la rimozione del vincolo alla suddivisione obbligatoria in lotti, consentendo che la configurazione dell’affidamento sia strutturata anche in forma di lotto unico. La presente Relazione tiene conto di tale ampliamento del perimetro delle opzioni percorribili: l’analisi tecnico-economica e concorrenziale sviluppata nei successivi capitoli esamina pertanto scenari alternativi che includono, accanto alle ipotesi di suddivisione in lotti distinti, anche lo scenario di affidamento in lotto unico, motivando la proposta finale sulla base dei criteri di efficienza, sostenibilità e contendibilità previsti dalla regolazione vigente. La proposta finale deve pertanto assicurare la continuità, l’integrazione e l’efficienza complessiva del sistema trasportistico, l’omogeneità degli standard qualitativi, la gestione uniforme delle
politiche tariffarie”.

Un gioco di rinvii incrociati – tutti costruiti inn casa senza il via libera europeo – che giustifica la marcia indietro del market test di luglio proprio con la norma del decreto legge 107 che contempla la possibilità di una gara con “uno o più lotti”. A sostenere la posizione del MIT anche i sindacati dei ferrovieri che temono dallo “spezzatino ferroviario” la perdita di posti di lavoro. Non si sono ancora espresse esplicitamente le nuove Ferrovie di Gianpiero Strisciuglio dopo che l’ex amministratore delegato Donnarumma si era intestato la doppia battaglia della cancellazione della Rosco e della gara a lotto unico. Difficile pensare che non fosse d’accordo con lui Strisciuglio che all’epoca era amministratore delegato di Trenitalia, cioè la società più esposta alle pressioni pro-concotrrenza di Bruxelles. Per ora, però, Strisciuglio non ha parlato nel nuovo ruolo di numero uno del pianeta ferroviario.

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