VERSO LA REVISIONE FINALE DEL 5 AGOSTO

Pnrr, ripartiti 1,2 miliardi ex Rosco: 576 mln al piano idrico, all’efficientamento energetico ERP 200 mln. Scontro con la UE sul lotto unico della gara Intercity

30 Lug 2026 di Giorgio Santilli

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Pnrr, ripartiti 1,2 miliardi ex Rosco: 576 mln al piano idrico, all’efficientamento energetico ERP 200 mln. Scontro con la UE sul lotto unico della gara Intercity

Il vicepresidente del Consiglio e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini

L’emendamento 13.0600 al decreto legge Pnrr, numero 107, presentato ieri dalla relatrice Rebecca Frassini (Lega) e approvato dall’Assemblea della Camera alla fine della seduta, verso le ore 21, dedicata alle votazioni sul Dl, ha aperto le danze che porteranno alla definitiva rimodulazione del Pnrr. La data segnata sulle agende di governo per l’approvazione della proposta già inviata a Bruxelles è quella del 5 agosto. Ha implicitamente spiegato nei giorni scorsi il ministro per l’Europa e il Pnrr, Tomasso Foti, l’obiettivo di questa revisione, quando ha detto che a suo modo di vedere “le condizionalità europee previste fin dall’inizio del Pnrr erano troppo severe”. Con l’ultima rimodulazione si cerca di liberare quanti più possibili investimenti, destinati a finire in fuori gioco, dalla trappola di queste codizionalità, evitando di perdere risorse spostate su voci di investimento che presentano addirittura domande in esubero o spazi di ulteriore spesa.

La danza – che punta come fine ultimo a evitare gravi mutilazioni della decima rata – ha al centro il più grande flop della storia del Pnrr italiano, il miliardo e 200 milioni previsti per la Rosco, la rolling stock company, società per il materiale rotabile ferroviario, cui il governo italiano ha deciso di rinunciare. Ha rinunciato a quell’investimento dando ascolto alla fortissima pressione dell’ex amministratore delegato delle Fs, Stefano Antonio Donnarumma, che considerava – con tipico atteggiamento protezionistico – la Rosco il grimaldello per far entrare massicciamente lo straniero nel mercato italiano. Ironia della sorte, la Rosco – che avrebbe acquistato con fondi pubblici europei treni e carrozze per tutte le imprese ferroviarie operanti sulla rete italiane sottraendo il monopolio della proprietà dei rotabili a Fs o Trenitalia – è saltata, ma è saltato anche Donnarumma, accompagnato alla porta dal ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini.

Fatto sta che da allora, da quando il governo ha dato ascolto a Donnarumma, quattro mesi fa, al centro delle proposte di revisione del Pnrr c’è questo “tesoretto ferroviario” da spartire. Non è un tesoretto che porta fortuna. Ci ha provato Cdp Reale Asset a conquistarlo per integrare con una quarta gamba (patrimonio separato) il Piano casa, ma il tentativo è stato stroncato da Palazzo Chigi e dalla parte di MEF che non vedeva bene il ritorno di Cdp nel Piano casa dalla porta principale (resta la partecipazione all’operazione messa in piedi da Guido Abbadessa).

L’emendamento Frassini di ieri riapre le danze e sembra stavolta prospettare una soluzione positiva.

Del miliardo e 200 milioni quello che è sicuro è che 576 milioni resteranno in casa Salvini per andare al piano idrico, una delle più importanti creature del mandato del ministro delle Infrastrutture. Sicuro anche che 200 milioni andranno all’Investimento 17 della Missione 7 (Repower Eu) che finanzia l’efficientamento energetico degli edifici di Edilizia residenziale pubblica: copriranno un largo esubero delle domande presentate. Formalmente questa partita afferisce al Ministero dell’Ambiente ma val la pena di ricordare che sui soggetti ERP (aziende pubbliche ex Iacp) che beneficiano di queste risorse Salvini ha steso la sua sfera di influenza grazie al primo pilastro del Piano casa affidato al supercommissario Felice Squitieri, scelto dallo stesso Salvini.

Della “dote Rosco” un accordo Salvini-Foti dovrebbe destinare ancora 180 milioni all’acquisto di treni verdi e il resto, circa 250 milioni, a investimenti ferroviari. In questo modo Salvini salverebbe per le sue competenze un miliardo lasciando andare solo 200 milioni. Un prezzo irrisorio se confrontato alla dimensione del “pasticcio Rosco”.

L’ultima versione dell’emendamento Frassini (la stesura definitiva sarà disponibile oggi) racconta però una storia parzialmente diversa. Oltre ai 200 milioni dell’investimento 17 della Missione 7, infatti, altri 277 milioni andrebbero al comparto energetico: 246 milioni agli investimenti in rinnovabili delle comunità energetiche e 31,6 milioni per l’autoproduzione di energie rinnovabili delle PMI.

Ieri alla Camera si è affacciato anche un altro fantasma della partita in atto tra Bruxelles e Roma sull’apertura (o sulla chiusura, se si vuole) del mercato ferroviario italiano. Come per la Rosco, anche per la gara dei servizi Intercity, infatti, è stata la commissione a imporre all’Italia il passaggio fondamentale per aprire il mercato. E anche in questo caso era stato Donnarumma a suggerire al governo una soluzione all’italiana per evitare l’ingresso di operatori stranieri: la gara a lotto unico. Molto molto difficile che lo straniero possa vincere un lotto unico in un terreno di business che è sempre stato esclusiva di Trenitalia.

Se, viceversa, si fossero fatti tre lotti, come pure era stato proposto inizialmente, il mercato sarebbe stato probabilmente diviso fra più operatori, costringendo Trenitalia a lasciare un bel pezzo di fatturato. Bruxelles non ha gradito la soluzione all’italiana e questo spiega perché la relatrice Frassini sia stata costretta a chiedere al presidente numerose interruzioni dei lavori per “interlocuzione fra il governo e Bruxelles”. Ce ne saranno state pure altre, come per esempio il superamento della VIA con i poteri in deroga dei supercommissari, pure questo passato negli emendamenti a questo decreto e per niente gradito a Bruxelles, ma la gara Intercity, al momento, resta una pietra miliare della politica Ue verso l’Italia e potrebbe costituire un serio ostacolo all’approvazione, da parte di Bruxelles, di quella ultima, definitiva revisione del Piano.

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