LA GIORNATA

Webuild, opa da 295 mln su Trevi. I conti di Terna. Snam, ricavi boom

  • Istat, a maggio +0,6% fatturato industria e +0,2% servizi
  • Lavoro, Inps: -11,1% ore Cig sul 2025
  • Fedespedi, traffico marittimo in crescita: +4,4% nel I° trim 2026

30 Lug 2026 di Mauro Giansante

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IN SINTESI

Webuild ha annunciato di aver promosso un’offerta pubblica di acquisto volontaria totalitaria sulla totalità delle azioni ordinarie di Trevi-Finanziaria Industriale. L’opa di Webuild, che arriva dopo l’offerta pubblica di scambio sulle azioni Trevi annunciata da Icop il 28 giugno 2026, riconoscerà un corrispettivo interamente in contanti di 4,50 euro per ciascuna azione di Trevi portata in adesione, corrispondente a una valorizzazione complessiva pari a circa 295 milioni, superiore a quella sottesa all’Offerta Icop. Il corrispettivo incorpora un premio del +29,8% rispetto al prezzo di Trevi rilevato alla chiusura del 26 giugno 2026.

L’obiettivo di Webuild è acquisire l’intero capitale dell’emittente e conseguire la revoca delle azioni di Trevi dalla quotazione su Euronext Milan nell’ottica di favorire gli obiettivi di creazione di sinergie tra Webuild e Trevi e di crescita dei due Gruppi. Qualora, a esito dell’Offerta, Webuild venisse a possedere una partecipazione complessiva almeno pari al 90% del capitale di Trevi, Webuild eserciterà il diritto di acquistare le rimanenti azioni di Trevi. Il periodo di adesione all’Offerta – che sarà concordato con Borsa Italiana e avrà una durata compresa tra un minimo di 15 e un massimo di 40 giorni di Borsa aperta, salvo proroga – sarà avviato successivamente alla data di pubblicazione del Documento d’Offerta. Il perfezionamento dell’Offerta è previsto nel corso del secondo semestre 2026, subordinatamente all’avveramento delle condizioni di efficacia sopra indicate.    In relazione all’Offerta, l’Offerente è assistito da Goldman Sachs, Intesa Sanpaolo-Divisione Imi Cib, Natixis e Provasoli Advisory Partners quali consulenti finanziari e da Giliberti Triscornia e Associati e dallo Studio Carbonetti e Associati quali consulenti legali.

“Acquisendo verticalmente competenze critiche come l’ingegneria e le fondazioni speciali, rafforziamo la competitività del gruppo nell’esecuzione dei grandi progetti complessi”. Lo afferma l’amministratore delegato di Webuild, Pietro Salini, commentando l’opa su Trevi. “Portiamo – aggiunge – un’eccellenza come Trevi in un gruppo globale, garantendole scala, solidità finanziaria e accesso a un portafoglio ordini di 54 miliardi, e preservandone competenze, persone e identità. Crediamo nel valore delle eccellenze italiane e nella loro capacità di affermarsi sui mercati internazionali: intendiamo valorizzare Trevi come centro di eccellenza del gruppo, ampliandone il ruolo in Italia e all’estero. Grazie alla nostra piattaforma commerciale globale, Trevi avrà accesso a nuove geografie, clienti e gare di maggiore dimensione, mettendo le proprie competenze specialistiche al servizio del gruppo e del mercato in un nuovo percorso di crescita. Allo stesso tempo, Trevi potrà continuare ad ampliare le proprie capacità distintive, facendo leva sulle sinergie industriali e commerciali derivanti dall’integrazione in un leader globale delle infrastrutture. Le persone, le competenze e la cultura industriale di Trevi rappresentano un elemento essenziale del valore dell’operazione e una leva per il successo e la crescita futura di entrambe le realtà. Per gli azionisti di Trevi la nostra Offerta rappresenta valore certo, immediato e più elevato”.

Intanto, i ricavi di Webuild nel primo semestre 2026 raggiungono 6.650 milioni e risultano in linea con il corrispondente periodo dell’esercizio precedente (6.643 milioni). Oltre il 60% dei ricavi sono generati all’estero. L’ebitda si attesta a 673 milioni, in aumento di 81 milioni (pari al 13,6%) rispetto al primo semestre 2025, con ebitda margin in netto miglioramento al 10,1%. L’ebit adjusted raggiunge 464 milioni (Ebit margin del 7,0%), con un forte incremento rispetto al primo semestre 2025 pari a 60 milioni (pari al 15%). Il portafoglio ordini totale risulta pari a 53,7 miliardi, di cui 46,6 miliardi relativi a construction e 7,2 miliardi riferiti a concessions e operation & maintenance. Il backlog construction si conferma tra i più alti rispetto ai principali peers europei nel segmento construction. La guidance sul 2026 vede ricavi superiori a 13,6 miliardi, margini in ulteriore miglioramento con ebitda superiore a 1,2 miliardi e una cassa netta superiore a 300 milioni di euro.

Le semestrali di Terna e Snam

Tempo di semestrali anche per le big dell’energia e delle infrastrutture. Messaggi opposti e speculari quelli che arrivano da Terna e Snam. Da un lato focus sulla transizione energetica, dall’altro sulla sicurezza e quindi sugli stoccaggi.

Partendo da Terna, il gruppo che gestisce le reti di connessione energetica ha investito oltre 1,58 miliardi di euro sulla transizione, con una crescita del 19,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Significativo il dato degli investimenti del secondo trimestre 2026 che hanno superato il miliardo di euro: 1.069,6 milioni di euro, in crescita del 41,3% sui 757,2 milioni di euro del medesimo trimestre del 2025. Quanto ai risultati finanziari, i ricavi del primo semestre 2026, pari a 2.113,6 milioni di euro, registrano un aumento di 219,4 milioni di euro (+11,6%) rispetto al corrispondente periodo del 2025. Un risultato, spiega il gruppo, dovuto, in parte, alla crescita delle Attività Regolate, sostenuta dall’incremento della base asset regolata (RAB) a seguito delle nuove entrate in esercizio e dell’ampliamento del perimetro di consolidamento dopo l’acquisizione della società Rete 2 S.r.l. di fine settembre 2025. Nel secondo trimestre dell’anno i ricavi del Gruppo sono cresciuti del 13,4% a 1.124,9 milioni di euro (992,4 milioni nello stesso periodo del 2025). Ebitda a 1.467,0 milioni di euro, in crescita di 107,2 milioni di euro (+7,9%) rispetto ai 1.359,8 milioni di euro del primo semestre 2025, per il miglioramento della redditività delle Attività Regolate e delle Attività Non Regolate. Infine, l’utile netto si attesta a 591,2 milioni di euro, in crescita di 3,5 milioni di euro rispetto ai 587,7 milioni del primo semestre 2025 (+0,6%).

Venendo a Snam, il gruppo guidato da Agostino Scornajenchi ha registrato investimenti in crescita a sostegno della sicurezza energetica dell’Italia, della diversificazione degli approvvigionamenti e dell’integrazione del sistema europeo. Investimenti che salgono quindi a 1.613 milioni di euro, a +491 milioni sul primo semestre dello scorso anno. Lo stesso ad spiega: “Abbiamo accresciuto gli investimenti a sostegno della sicurezza energetica dell’Italia, della diversificazione degli approvvigionamenti e dell’integrazione del sistema europeo: azioni che ci permettono di assicurare fin da ora il raggiungimento dell’obiettivo di riempimento degli stoccaggi 2026 ad almeno il 90% della capacità massima, con un livello di scorte già oggi pari al 75%, ben oltre la media continentale. È necessario, tuttavia, che gli altri Paesi accelerino l’accumulo di scorte sui propri siti in vista dell’inverno. Gli stoccaggi restano una condizione necessaria ma non sufficiente: contano allo stesso modo la continuità delle forniture, la capacità di rigassificazione e la flessibilità della rete”.

Nel dettaglio, invece, dei risultati finanziari, i ricavi si attestano in crescita del 9,3% a 2,03 miliardi. L’Ebitda è pari a 1.572 milioni (+9,2% rispetto al primo semestre 2025 escludendo effetti one-off); l’utile netto è di 733 milioni (+2,8% rispetto al primo semestre 2025 escludendo effetti one-off); l’indebitamento finanziario netto è di 18.803 milioni (+1.294 milioni di euro rispetto al 31 dicembre 2025, di cui 913 milioni di euro riconducibili a operazioni non ricorrenti).

Istat, a maggio +0,6% fatturato industria e +0,2% servizi

Logistica e infrastrutture, accordo Italia-Tunisia

“Un nuovo passo avanti nelle relazioni strategiche tra Italia e Tunisia nel settore dei trasporti e della logistica. Il viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Edoardo Rixi ha firmato oggi, insieme al ministro dei Trasporti della Repubblica Tunisina Rachid Amri, l’accordo quadro di cooperazione tra i due Governi, un’intesa destinata a rafforzare il partenariato bilaterale e a consolidare il ruolo del Mediterraneo come piattaforma di sviluppo economico e logistico”. Lo fa sapere, tramite una nota, il Mit.

L’accordo, spiega il ministero, “amplia e coordina la collaborazione nei comparti del trasporto marittimo, ferroviario, stradale e aereo, della logistica e della mobilità intelligente, creando una cornice stabile per lo sviluppo di progetti comuni e per una sempre maggiore integrazione delle reti di collegamento tra i due Paesi”.

“Tra i principali contenuti dell’intesa figurano il rafforzamento delle capacità tecniche e organizzative delle amministrazioni e delle imprese pubbliche, programmi di formazione per dirigenti e tecnici, lo scambio di competenze e buone pratiche, la cooperazione sulle nuove tecnologie applicate ai trasporti, sulla mobilità elettrica, sulle energie verdi e sulla pianificazione delle infrastrutture, oltre alla realizzazione di progetti congiunti di interesse nazionale e regionale”, fa sapere ancora il Mit.

Upb: in Ue peggiorano saldi finanza pubblica, Italia al top per debito/Pil

Le Relazioni annuali sui progressi compiuti (Annual Progress Reports, Apr) presentate dagli Stati membri confermano, nel complesso, gli obiettivi dei Piani strutturali di bilancio (Psb), ma evidenziano per il biennio 2025-26 un quadro macroeconomico e di finanza pubblica più complesso rispetto a quanto era stato delineato negli stessi Piani.    È quanto emerge dal nuovo Focus dell’Ufficio parlamentare di bilancio dedicato ai quadri macroeconomici e di finanza pubblica degli Apr 2026 dei Paesi dell’Unione europea, previsti dal nuovo quadro di governance economica europea.    In generale, gli Apr confermano per il 2026 una crescita moderata dell’economia europea (1,4% nell’Ue e 1,3 nell’area dell’euro), in rallentamento rispetto al 2025 e caratterizzata da persistenti incertezze geopolitiche e commerciali. Il deterioramento dei saldi, si spiega nell’analisi, riflette il rallentamento dell’attività economica, l’aumento delle spese per la difesa, le misure temporanee adottate per fronteggiare il nuovo shock energetico e altri eventi eccezionali, come le calamità naturali.    L’Italia conferma la riduzione del deficit sotto il 3%, ma il debito cresce e rimane tra i più elevati in rapporto al Pil (138,6%). L’analisi rileva infine come aumentino per molti Paesi i rischi di scostamento dai percorsi di spesa raccomandati, ma la clausola di salvaguardia per la difesa attenua le valutazioni di mancata conformità.

Per quanto riguarda la crescita, il focus evidenzia che tra le principali economie dell’area dell’euro continua a distinguersi in positivo la Spagna, mentre Italia e Francia registrano una crescita contenuta e la Germania soltanto un graduale recupero. Nel complesso, le previsioni risultano sostanzialmente allineate e confermate rispetto ai Psb, pur con revisioni anche significative delle prospettive di crescita in alcuni Paesi. L’inflazione prosegue il percorso di rientro, ma il nuovo shock energetico contribuisce a mantenere elevata l’incertezza sul quadro macroeconomico.    Sul fronte della finanza pubblica, il focus rileva un deterioramento del quadro nel 2026 rispetto ai percorsi delineati nei Psb. Il disavanzo medio dei Paesi che hanno presentato l’Apr (tutti eccetto l’Ungheria) salirebbe dal 3,0 al 3,5 per cento del Pil. Aumenterebbe a dodici (uno in più rispetto allo scorso anno) il numero degli Stati con un deficit superiore al 3% e cambierebbe la composizione dei Paesi (Italia e Croazia rientrerebbero sotto la soglia, mentre Germania, Estonia e Slovenia la supererebbero). Il deterioramento dei saldi riflette il rallentamento dell’attività economica, l’aumento delle spese per la difesa, le misure temporanee adottate per fronteggiare il nuovo shock energetico e altri eventi eccezionali, come le calamità naturali.    Nei rispettivi Apr, Italia e Spagna proseguono il consolidamento dei conti, riportando nel 2026 il disavanzo sotto il 3% del Pil. La Francia mantiene invece un deficit ancora elevato e solo in lieve diminuzione, mentre la Germania registra un marcato peggioramento del saldo di bilancio con il disavanzo che supera il 4 per cento del Pil. Nel 2025 l’evoluzione del rapporto fra debito e Pil appare tendenzialmente più favorevole rispetto a quanto programmato nei Psb. Per l’anno in corso, il rapporto medio debito/Pil dei Paesi che hanno presentato l’Apr salirebbe all’84,3%, con un quadro più articolato e meno favorevole.    L’Italia registrerebbe uno dei rapporti debito/Pil più elevati dell’Unione (138,6%), si spiega nell’analisi. Il debito francese proseguirebbe la propria crescita per effetto dei persistenti disavanzi primari. La Germania registrerebbe un aumento pur mantenendo livelli contenuti, mentre la Spagna continuerebbe il percorso di riduzione del rapporto debito/Pil.    L’analisi dell’Upb evidenzia infine che nel 2026 aumenta il numero dei Paesi che rischiano di discostarsi dai percorsi di crescita della spesa netta concordati con il Consiglio dell’Ue: la Commissione europea individua 11 Stati membri a rischio di scostamento, di cui 4 con un rischio di scostamento significativo. In questo contesto, la clausola nazionale di salvaguardia per le spese per la difesa, attivata da diciotto Stati membri, contribuisce, grazie ai margini di flessibilità consentiti, ad attenuare gli effetti del peggioramento del quadro di finanza pubblica sulle valutazioni di mancata conformità alle regole.

Calderone, stiamo lavorando a un fondo per le emergenze climatiche

“Per quanto riguarda la costituzione di un fondo per le emergenze climatiche e quindi per la creazione di un intervento stabile è quello a cui stiamo lavorando. Sono graditi tutti i suggerimenti e le azioni che possiamo fare in comune”.o afferma la ministra del Lavoro, Marina Elvira Calderone, in audizione presso la Sala del Mappamondo di Montecitorio. “Sono convinta che oggi parliamo di caldo ma poi mi sono trovata ad affrontare l’emergenza alluvione in Emilia Romagna. E non è una cosa una tantum, l’anno successivo abbiamo avuto altri eventi climatici estremi”, aggiunge.
Sul rapporto tra uomo e natura, “dico al presidente della commissione Agricoltura, è importante che facciamo un’analisi complessiva e ci abituiamo anche a costruire un sistema e degli ammortizzatori che abbiano in sé anche la capacità di essere flessibili e di rispondere immediatamente alla necessità di tutela”, sottolinea la ministra.

Fs Logistix, terminal Orte a Terminali Italia

Terminali Italia, società di FS Logistix, gestirà il Terminal Intermodale di Orte a partire da gennaio 2027. L’operazione rappresenta un ulteriore passo nel percorso di rafforzamento dell’offerta integrata di FS Logistix, con particolare attenzione allo sviluppo dell’intermodalità ferro-gomma, e conferma il ruolo strategico del trasporto ferroviario merci per una logistica più efficiente, competitiva e sostenibile. Con questo ingresso, salgono a 23 i terminal gestiti da FS Logistix in Europa.

Situato in una posizione baricentrica lungo le principali direttrici di collegamento nazionali, il terminal di Orte si candida a diventare un nodo di riferimento per i traffici merci tra Nord e Sud del Paese, con potenzialità di connessione verso il versante adriatico e i principali corridoi europei. La nuova infrastruttura contribuirà ad ampliare la capacità della rete di terminal e servizi di FS Logistix nel Centro Italia, mettendo a disposizione del mercato un impianto in grado di supportare nuovi collegamenti ferroviari e intermodali nazionali e internazionali.

“L’ingresso del Terminal Intermodale di Orte nel network di Terminali Italia si inserisce nella visione sistemica a completamento delle infrastrutture strategiche del Lazio e rappresenta un’opportunità concreta per rafforzare la nostra presenza nel Centro Italia e accompagnare le imprese nella transizione verso modelli logistici più sostenibili, intermodali e integrati”, ha dichiarato Sabrina De Filippis, AD di FS Logistix. “Il nostro obiettivo è lavorare fin da subito insieme al mercato per costruire nuovi collegamenti e servizi capaci di rispondere alle esigenze delle filiere produttive e distributive del territorio, valorizzando il ruolo della ferrovia come leva di competitività e sostenibilità”.

La posizione dello scalo rappresenta uno dei principali fattori distintivi dell’iniziativa. Il terminal è collegato direttamente al nodo ferroviario di Orte, punto di intersezione tra la direttrice Roma–Firenze, la linea Orte–Falconara e il Corridoio Scandinavo-Mediterraneo, ed è prossimo ai principali assi stradali, tra cui l’autostrada A1 Milano–Napoli e la E45/SS675. La vicinanza a Roma, al porto di Civitavecchia e ai principali distretti produttivi dell’Italia centrale rafforza il potenziale dello scalo come piattaforma a servizio delle filiere industriali e distributive. Il Terminal dispone di circa 96.000 metri quadrati di piazzali, tre binari dedicati alle operazioni intermodali, gru semoventi, locomotori di manovra e attrezzature specializzate per la gestione delle unità di trasporto intermodale. L’hub nasce per servire un bacino logistico e produttivo ampio e diversificato: dalla logistica distributiva e GDO dell’area romana, anche in ottica di retroporto della Capitale, al polo siderurgico di Terni, al polo chimico di Narni, al distretto della ceramica di Civita Castellana e al comparto agroalimentare della Tuscia.

Porti, Regioni: accolti rilievi su manutenzione ad Adsp

“Per quanto riguarda i rilievi” sulla riforma della governance portuale “che abbiamo fatto al ministro e che sono stati accolti: c’è un emendamento sulla manutenzione straordinaria, ossia la richiesta di lasciare tutte le attività di manutenzione straordinaria in capo alle Adsp. Poi c’è un emendamento sulla ricognizione dei fabbisogni, per cui è stato chiesto, in fase preliminare all’adozione del Piano, il parere obbligatorio ma non vincolante della Regione interessata. Questo emendamento è passato con il parere contrario dell’Emilia-Romagna, che invece aveva richiesto il parere vincolante. Poi c’è l’aggiornamento del Piano nazionale degli interventi strategici, su cui è stata chiesta l’intesa anche sull’aggiornamento del Piano e non solo sul Piano”.

Lo ha detto Mario Casillo, coordinatore della commissione Infrastrutture, mobilità e governo del territorio della Conferenza delle Regioni e vicepresidente della Regione Campania, in audizione davanti alla commissione Trasporti alla Camera sul disegno di legge recante “Riordino della legge 28 gennaio 1994, n. 84, in materia di governance portuale e rilancio degli investimenti in infrastrutture strategiche di trasporto marittimo di interesse generale”.

“Sul documento di programmazione strategica – ha proseguito –, abbiamo chiesto l’intesa sul documento e sull’aggiornamento degli atti aggiuntivi. C’è inoltre un emendamento sulle aree portuali e retroportuali, per cui si è chiesto un ruolo più incisivo delle regioni”.

“In quanto agli accordi di programma – ha aggiunto –, ci sono due aspetti: uno relativo al rapporto con le regioni, nel quale è stato chiesto il parere delle regioni interessate e dell’Adsp competente. Per il rapporto con le Adsp, è stato chiesto e inserito il parere dell’Adsp nella definizione del cronoprogramma degli interventi”.

Brindisi, 35 proposte per l’ex Cerano

Sono 35 le proposte di investimento presentate da altrettante imprese che, all’esito degli approfondimenti tecnici effettuati, sono idonee per la riconversione della centrale di Cerano e dell’area industriale di Brindisi, per un valore potenziale complessivo potenziale superiore a 10 miliardi di euro e oltre 2.000 nuovi posti di lavoro diretti a regime. Di questi progetti, 11 sono già avviati o in avanzata fase di cantierabilità, con investimenti per 589 milioni di euro e 512 nuovi occupati. È quanto emerso nel corso della riunione del Comitato di coordinamento per la riconversione della centrale di Cerano e dell’area industriale di Brindisi, presieduta oggi a Palazzo Piacentini dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, sen. Adolfo Urso, e dal commissario straordinario per la reindustrializzazione dell’area di Brindisi, prefetto Luigi Carnevale.

“Dobbiamo accelerare sulla riconversione industriale dell’area di Brindisi, anche a fronte di quanto è accaduto l’altro giorno con la sentenza della Corte d’appello che impone la chiusura dell’area a caldo dello stabilimento siderurgico ex Ilva di Taranto, da sempre il motore industriale della Puglia”, ha dichiarato il ministro Urso in apertura dei lavori. “Anche per questo ho sollecitato già nella serata di lunedì il ministro Pichetto Fratin a liberare le aree cantierabili per i nuovi progetti industriali. Ieri sera mi è giunta la sua risposta positiva: condivide che, allo stato, sia prevalente l’interesse alla pronta riconversione dell’area. Noi non molliamo”, ha aggiunto.

Il confronto ha pertanto registrato una svolta decisiva sulla disponibilità delle aree: la risposta del ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, alla sollecitazione di Urso consente ora di superare le incertezze sia per Brindisi sia per Civitavecchia e di definire, attraverso un cronoprogramma condiviso, tempi e modalità per rendere le superfici disponibili ai nuovi insediamenti industriali, nel rispetto delle esigenze di tutela ambientale. Ampio spazio è stato dedicato alla presentazione di alcune delle iniziative già avviate o in avanzata fase di cantierabilità, concentrate principalmente nei settori della transizione energetica, dell’economia circolare, del trattamento delle acque, della cantieristica e dell’aerospazio. I progetti coinvolgono imprese italiane e multinazionali estere, alcune già presenti a Brindisi e intenzionate a rafforzare le proprie attività, altre interessate a insediarsi per la prima volta nel territorio.

Tra i progetti illustrati:
•⁠ ⁠Aero Service Technology Italy, con la realizzazione del primo impianto in Italia per la manutenzione e la riparazione di componenti di turbine aeroderivative destinate al settore oil and gas;
•⁠ ⁠Magnaghi Group-Salver, con attività di ricerca su nuovi processi e materiali e la produzione di componenti in carbon-carbon per l’industria aeronautica;
•⁠ ⁠Jindal Films Europe Brindisi, con il potenziamento delle produzioni di imballaggi e film flessibili;
•⁠ ⁠Scandiuzzi Steel Constructions, con lo sviluppo delle attività di carpenteria metallica per grandi infrastrutture e impianti industriali.

Il Mimit accompagnerà gli investimenti attraverso i Contratti di sviluppo e gli Accordi per l’innovazione, nel quadro delle opportunità offerte dalla ZES unica e dal relativo credito d’imposta. Per i progetti di minore dimensione sarà inoltre attivato un bando nell’ambito della legge n. 181 del 1989, con una dotazione iniziale di 11 milioni di euro, che potrà sostenere investimenti di ammontare più contenuti emersi dalla manifestazione di interesse, con un ulteriore impatto occupazionale stimato in oltre 100 addetti a regime. Il percorso, caratterizzato da un clima di proficua collaborazione e sintonia istituzionale, proseguirà con l’accompagnamento dei progetti previsti nel 2026 e la predisposizione dell’Accordo di programma.

Civitavecchia, incontro Urso-Angelilli per accelerare la riconversione dell’ex Enel

A margine del tavolo sulla riconversione della centrale di Cerano e dell’area industriale di Brindisi, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha avuto un incontro con la vicepresidente della Regione Lazio e commissario straordinario del Governo per la reindustrializzazione dell’area di Civitavecchia, Roberta Angelilli.

Al centro del confronto la risposta del ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto, al sollecito di Urso, che riconosce come prevalente l’interesse alla pronta riconversione e apre alla definizione di un cronoprogramma per rendere disponibili ai nuovi insediamenti industriali le aree delle centrali di Cerano e Torrevaldaliga Nord.

“Si tratta di un passaggio rilevante, che apre una nuova fase per la reindustrializzazione dell’area, offrendo una prospettiva industriale al territorio e traducendo le opportunità emerse in nuovi investimenti e occupazione”, ha dichiarato il ministro Urso.

Urso e Angelilli hanno quindi convenuto sulla necessità di accelerare il coordinamento tra le amministrazioni competenti, Enel e gli enti territoriali, così da definire rapidamente il cronoprogramma, rendere disponibili le superfici e accompagnare le progettualità già emerse verso la concreta realizzazione. A tal fine, sarà prossimamente convocata una nuova riunione del tavolo interministeriale per la reindustrializzazione dell’area di Civitavecchia.

Emilia-Romagna, 20 milioni per riqualificare le stazioni

Sono le porte di accesso alle città. Luoghi di passaggio, ma anche spazi in cui si concentrano servizi, relazioni e vita urbana. Le aree delle stazioni ferroviarie sono molto più che infrastrutture per la mobilità: rappresentano uno dei principali luoghi pubblici, dove si intrecciano trasporti, commercio e vita quotidiana. È da qui che prende avvio il nuovo Piano della Regione Emilia-Romagna, che individua nella loro riqualificazione il punto di partenza di una strategia più ampia per rafforzare la sicurezza delle città. Una strategia sostenuta, in questo primo passo, da 20 milioni di euro di risorse regionali destinati ai Comuni capoluogo per realizzare interventi migliorativi dentro e fuori gli scali ferroviari per rafforzarne sicurezza, vivibilità, accessibilità e integrazione con il tessuto urbano. Favorendo l’insediamento di servizi, anche pubblici, attività economiche, culturali e sociali, la riqualificazione dei percorsi pedonali, il potenziamento dell’illuminazione e della videosorveglianza, il recupero degli immobili inutilizzati per nuove funzioni di interesse pubblico e il presidio del territorio. Così, una nota regionale.

Il Piano è affiancato dagli interventi già programmati da Fer – Ferrovie Emilia-Romagna sulle stazioni e sulle fermate della rete ferroviaria regionale: oltre 4 milioni di euro di risorse regionali, distribuiti tra il 2026 e il 2028, destinati alla manutenzione straordinaria, al decoro, all’accessibilità e al potenziamento della sicurezza, anche attraverso il programma “Stazioni Sicure”, che prevede nuovi sistemi di illuminazione, videosorveglianza intelligente e tecnologie per la gestione della sicurezza. Interventi che completano la strategia regionale, affiancando alla riqualificazione urbana delle aree esterne il miglioramento delle infrastrutture ferroviarie e dei sistemi tecnologici dedicati alla sicurezza.

AI Act, sì del Garante Privacy allo schema di decreto ma con maggiori garanzie

Parere favorevole del Garante per la protezione dei dati personali sullo schema di decreto legislativo che disciplina l’attuazione in Italia dell’AI Act europeo. Il decreto definisce il sistema nazionale di governance e vigilanza sull’intelligenza artificiale e designa il Garante quale Autorità di vigilanza del mercato per i sistemi di intelligenza artificiale ad alto rischio impiegati nei settori più sensibili per i diritti fondamentali, quali giustizia, attività di contrasto, immigrazione, gestione delle frontiere e processi democratici.
Il provvedimento, inoltre, introduce regole per i settori finanziario e assicurativo e promuove percorsi di alfabetizzazione digitale e formazione sull’uso consapevole dell’IA nelle scuole, nelle università e nei percorsi professionali. Nel dare il via libera, l’Autorità ha tuttavia indicato ulteriori condizioni e osservazioni per rafforzare la tutela dei diritti delle persone. Tra le principali richieste, il Garante propone che gli sia riconosciuto il potere di adottare linee guida, raccomandazioni e buone pratiche al pari delle altre Autorità competenti per l’IA; che siano chiarite le regole per l’applicazione delle sanzioni di sua competenza, secondo quanto previsto dal Codice privacy; e che sia coinvolto nelle attività dello Spazio di sperimentazione italiano per l’intelligenza artificiale.
Il Garante chiede che venga inoltre chiarito il proprio ruolo nell’ambito delle procedure di valutazione della conformità dei sistemi di IA ad alto rischio, per i quali l’AI Act gli attribuisce specifiche funzioni di vigilanza, e propone di estendere il divieto di decisioni basate esclusivamente su sistemi automatizzati di IA anche alle valutazioni che possono incidere in modo significativo sul rapporto di lavoro, come quelle relative alle prestazioni, all’attribuzione di premi o alle progressioni di carriera.
L’Autorità, infine, richiama in linea generale l’esigenza di adeguare le proprie risorse finanziarie alle nuove competenze attribuitele anche dalla normativa europea, affinché possa svolgere con efficacia le funzioni di vigilanza previste dall’AI Act e attuate dallo schema di decreto.

Premio Architettura Città di Oderzo: pubblicato il bando della XX edizione

Prende il via la XX edizione del Premio Architettura Città di Oderzo (PAO), il riconoscimento biennale dedicato alle opere realizzate in Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige. Questa edizione rappresenta un momento di evoluzione per il Premio che rafforza la rete dei soggetti promotori, amplia i riconoscimenti e introduce nuovi strumenti di narrazione per condividere il valore dell’architettura nei territori e nella qualità della vita delle persone che li abitano. Al nuovo bando possono partecipare Architetti, Paesaggisti, Pianificatori, Conservatori e Ingegneri iscritti agli Ordini professionali italiani o dei Paesi dell’Unione Europea, a titolo individuale o in gruppo, con opere realizzate e completate tra il 15 luglio 2021 e il 15 luglio 2026 nel Triveneto. Le candidature sono aperte dal 24 luglio al 28 settembre 2026.

L’iniziativa è promossa dal Comune di Oderzo, dalla Provincia di Treviso, dall’Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti Conservatori della Provincia di Treviso, dalla Fondazione Oderzo Cultura, da Confindustria Veneto Est, ai quali si affiancano da quest’anno ANCE Rovigo Treviso e Ordine degli Ingegneri della Provincia di Treviso. Presidente della Giuria della XX edizione sarà Massimo Carmassi, architetto, accademico e progettista, tra i protagonisti italiani del restauro, del progetto urbano e dell’architettura civile e Medaglia d’Oro all’Architettura Italiana.

Pdr Icop, Franzolini: “Contrattazione valorizza lavoro e impresa responsabile”

“Accordi come quello sottoscritto oggi dimostrano che la contrattazione aziendale è uno strumento fondamentale per redistribuire il valore prodotto dall’impresa, riconoscere il contributo delle lavoratrici e dei lavoratori e accompagnare modelli di sviluppo fondati su innovazione, responsabilità sociale e attenzione al territorio.” Lo ha dichiarato il Segretario Generale della Feneal UIL, Mauro Franzolini, intervenendo oggi a Udine alla firma del Premio di Risultato per le lavoratrici e i lavoratori di ICOP, storica impresa attiva dal 1920 e punto di riferimento nel settore delle fondazioni speciali e del microtunneling. All’iniziativa, ospitata nei locali del centro estivo realizzato dall’azienda per i figli delle proprie dipendenti e dei propri dipendenti, hanno partecipato anche i Segretari Generali di Filca CISL e Fillea CGIL, insieme ai Segretari territoriali delle tre organizzazioni sindacali. “Per me è stato un piacere e un onore partecipare a questa iniziativa in una realtà che rappresenta un orgoglio per il territorio e che sta diventando un riferimento per il modo di fare impresa anche a livello nazionale e internazionale. La forte vocazione sociale che contraddistingue ICOP è un modello che dobbiamo far crescere, perché il ritorno sul territorio, insieme all’attenzione ai temi etici e ambientali, rappresenta un valore fondamentale. La scelta di ospitare questo momento nel centro estivo dedicato ai figli delle lavoratrici e dei lavoratori è il segno concreto di un’attenzione alle persone che va oltre l’attività produttiva e testimonia una cultura d’impresa orientata al benessere delle famiglie e della comunità. In questa direzione vanno anche i nuovi progetti del Gruppo e l’Offerta Pubblica di Scambio su Trevi, oggi al centro di un piano industriale di ulteriore crescita e ampliamento del business nei settori delle fondazioni speciali e del microtunneling. Un percorso che dimostra come sia possibile coniugare crescita, innovazione, qualità del lavoro e responsabilità sociale.”.

Lavoro, Inps: -11,1% ore Cig sul 2025

“Con riferimento all’intero secondo trimestre 2026 il numero di ore di Cassa integrazione autorizzate si è attestato a quota 119,3 milioni, -11,1% rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente in cui le ore autorizzate erano state 134,1 milioni e -7,8% rispetto al primo trimestre 2026 (129,4 milioni di ore)”. È quanto emerge dai dati dell’osservatorio dell’Inps su Cig e Naspi.

Tra i dati più significativi dell’osservatorio emerge come “il tiraggio effettivo della Cig (ossia il rapporto tra ore effettivamente utilizzate e ore autorizzate) per l’intero anno 2025 si attesti al 28,7%, in linea con il tiraggio relativo a tutto il 2024 in cui era stato pari al 28,3%. Nei primi 4 mesi del 2026 il tiraggio si attesta al 20,2% anche in questo caso in linea con i valori dei primi quattro mesi del 2025 (21,1%) e del 2024 (20,4%)”.

Rispetto alla Cig ordinaria, “le ore di cassa integrazione ordinaria autorizzate a giugno 2026 sono state 21,4 milioni con una decisa riduzione tendenziale rispetto alle 26,9 milioni di ore autorizzate nello stesso mese del 2025 (-20,5%). Per l’intero secondo trimestre 2026 si registrano 56,4 milioni di ore autorizzate, in diminuzione sia rispetto al trimestre precedente in cui erano state autorizzate 58,8 milioni di ore, sia soprattutto con riferimento al dato tendenziale (-22,9% rispetto a 73,2 milioni di ore autorizzate nel secondo trimestre 2025)”.

In merito alla Cig straordinaria, invece, “il numero di ore di cassa integrazione straordinaria autorizzate a giugno 2026 è stato pari a 27,4 milioni, 58,9 milioni di ore con riferimento a tutto il secondo trimestre 2026 in diminuzione rispetto al dato del trimestre precedente (66,5 milioni di ore autorizzate) e in lieve crescita rispetto allo stesso trimestre del 2025 in cui le ore autorizzate erano state 56,1 milioni”.

Per quanto riguarda la Cig in deroga, infine, sono “ancora poco significativi gli interventi in deroga autorizzati nel secondo trimestre del 2026 pari a circa 524 mila ore”. Il numero di ore autorizzate nei fondi di solidarietà a giugno 2026 “è stato pari a 1,3 milioni, 3,4 milioni le ore autorizzate nell’intero secondo trimestre 2026, in diminuzione sia rispetto allo stesso trimestre del 2025 (4,7 milioni di ore, -28,2%), sia rispetto al trimestre precedente (4,1 milioni di ore, -17,1%)”, si legge in un comunicato di Inps.

Mase, ok a nuova guida operativa su certificati bianchi

Il ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica ha approvato la nuova Guida operativa dei certificati bianchi. Il documento, spiega lo stesso Mase in un comunicato, “fornisce indicazioni operative chiare e aggiornate per agevolare la presentazione, la valutazione e la gestione dei progetti di efficienza energetica, con l’obiettivo di rendere il meccanismo ancora più efficace, accessibile e in linea con le esigenze del sistema produttivo”.

“È un passo importante nel percorso di rafforzamento dei certificati bianchi, uno degli strumenti più efficaci di cui disponiamo per promuovere l’efficienza energetica e accompagnare la competitività del nostro sistema produttivo”, dichiara il ministro Gilberto Pichetto Fratin.

“Con questo aggiornamento offriamo a imprese e operatori regole più chiare, procedure più snelle e un quadro di riferimento capace di favorire interventi innovativi che contribuiscono agli obiettivi nazionali di decarbonizzazione, sicurezza energetica e crescita sostenibile”, aggiunge il titolare del Mase.

La nuova guida, spiega ancora il ministero, “introduce numerose semplificazioni procedurali per ridurre gli oneri amministrativi e accelerare i processi di rendicontazione. Particolare attenzione è riservata agli interventi che integrano efficienza energetica ed economia circolare, all’elettrificazione dei consumi attraverso l’impiego di energia elettrica da fonti rinnovabili, al risparmio idrico indiretto e ai progetti finalizzati ad accrescere l’efficienza energetica dei data center, riconosciuti tra gli ambiti strategici per lo sviluppo del mercato nazionale”.

Il provvedimento “rafforza inoltre gli strumenti a sostegno della bancabilità degli investimenti, attraverso il potenziamento del meccanismo di anticipazione dei risparmi energetici e l’estensione del periodo di incentivazione per numerose tipologie progettuali”, aggiunge il ministero.

“La documentazione è disponibile nella sezione dedicata ai certificati bianchi del sito istituzionale del Gestore dei servizi energetici”, conclude il Mase.

Mase, le aree protette sono 1.048

Sono 1.048 le aree protette del nostro Paese: queste ricoprono una superficie di terra per oltre tre milioni e trecento mila ettari, oltre 2 milioni e 8 mila ettari a mare, interessando più di 3400 chilometri di costa. Questi numeri sono contenuti nell’Elenco ufficiale delle aree protette (EUAP), aggiornato con decreto del ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto e in via di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. La complessa istruttoria, culminata con la pubblicazione del VII aggiornamento dell’EUAP, ha visto la partecipazione di Regioni e Province Autonome, con un’attenta ricognizione di tutte le aree protette italiane previste dalla legge 394 del 1991.

“Sono dati di grande rilievo – spiega il ministro Pichetto – che evidenziano, numeri alla mano, l’importanza della nostra biodiversità come patrimonio comune, da difendere e valorizzare”. “Questo lavoro tecnico di grande pregio, anche considerato il tempo trascorso dall’ultimo aggiornamento del 2010, ci dà un quadro pieno della situazione per raggiungere il ‘target’ del 30% di aree protette entro il 2030 della Strategia Europea per la Biodiversità, il cosiddetto 30×30, che l’Italia si è impegnata a osservare”, conclude Pichetto.

“L’Italia – aggiunge il sottosegretario Claudio Barbaro – custodisce uno dei patrimoni di biodiversità più ricchi al mondo. Le aree protette sono il luogo in cui si sviluppa in modo armonico il rapporto tra persone e ambiente”. “Proseguiamo – sottolinea Barbaro – l’essenziale confronto avviato con gli Stati Generali, mentre va avanti, dopo l’AMP di Capo Spartivento, la realizzazione delle nuove aree protette Portofino, Matese e Costa dei Trabocchi, a conferma la volontà di perseguire gli obiettivi europei e internazionali”.

Al raggiungimento di tale target partecipano anche i siti della rete Natura2000, previste dalle direttive europee “Habitat” e “Uccelli”, che proteggono aree importanti per specie e habitat anche esterne alle aree protette dell’EUAP. Il ministero è impegnato nella ulteriore individuazione di Aree protette, di siti della rete Natura2000 e nel riconoscimento delle Other effective area-based conservation measures (OECM), ovvero altre aree che hanno effettive misure di conservazione, che potranno anch’esse contribuire al raggiungimento del target di 30%.

Plastica: Utilitalia e Anci al Mase chiedono misure urgenti per affrontare l’emergenza

La filiera italiana del riciclo della plastica affronta una fase di criticità senza precedenti, che minaccia direttamente la continuità del servizio pubblico di raccolta differenziata e gli obiettivi europei di economia circolare. Lo hanno evidenziato ieri Utilitalia e Anci nel corso del Tavolo di monitoraggio per la filiera dei rifiuti plastici convocato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. Per le due associazioni non siamo di fronte a una mera difficoltà del settore dei rifiuti, ma a una questione cruciale di politica industriale nazionale ed europea: senza interventi mirati, gli effetti di questa congestione rischiano di propagarsi rapidamente dagli impianti di recupero fino alla raccolta urbana gestita dai Comuni.

È pertanto necessario intervenire su due livelli complementari. Da un lato, occorre adottare misure emergenziali per preservare la continuità del sistema ed evitare fenomeni di congestione o blocco della filiera; dall’altro, è necessario avviare contestualmente interventi strutturali volti a ricostruire, nel medio periodo, condizioni di mercato e industriali idonee a rendere nuovamente sostenibile il riciclo delle plastiche.

Tra le misure emergenziali, Utilitalia e Anci individuano aree di stoccaggio straordinario per gestire i volumi in eccesso, la concentrazione temporanea del riciclo sulle filiere dotate di sbocchi consolidati e l’incremento temporaneo del recupero energetico, nel pieno rispetto della gerarchia europea dei rifiuti; e ancora, la copertura dei costi aggiuntivi tramite il sistema EPR azzerando le ricadute economiche su Comuni e cittadini, la valutazione da parte di ARERA di misure straordinarie riferite al macro-indicatore R1 sull’efficacia dell’avvio a riciclaggio degli imballaggi e il riconoscimento europeo del carattere eccezionale delle emissioni ETS derivanti dall’eventuale recupero energetico di frazioni plastiche distolte dal riciclo per mancanza di sbocchi dall’attuale emergenza.

Tra le riforme strutturali per rilanciare la competitività del sistema, figurano invece il rafforzamento dei controlli doganali e della tracciabilità, la piena applicazione della direttiva SUP, la revisione della Plastic Tax in un’ottica industriale e l’introduzione di strumenti di sostegno per l’utilizzo di plastica riciclata certificata.

Sul fronte industriale, Utilitalia e Anci spingono per accordi di filiera, sviluppo del riciclo chimico e delle applicazioni open loop, accelerazione sul regolamento nazionale End of Waste, e l’utilizzo sistemico di GPP (Green Public Procurement) e CAM per stimolare la domanda pubblica di materiali rigenerati.

La crisi del riciclo della plastica, evidenziano infine Utilitalia e Anci, merita particolare attenzione non solo per gli effetti che può produrre sul sistema nazionale del riciclo, ma anche per le possibili ripercussioni sulla gestione dei rifiuti urbani e sulla sicurezza e continuità dei servizi pubblici locali. Deve pertanto essere affrontata con una visione industriale: salvaguardare la capacità produttiva esistente e stimolare la domanda di materiali riciclati sono condizioni indispensabili per trasformare l’attuale emergenza in un’opportunità di crescita per l’economia circolare del Paese.

A Chigi firmato accordo Casa Italia-Sogesid contro dissesto idrogeologico

Firmato ieri a Palazzo Chigi l’Accordo quadro tra il dipartimento Casa Italia della presidenza del Consiglio e Sogesid S.p.A. per rafforzare la collaborazione nell’attuazione degli interventi di prevenzione e mitigazione del dissesto idrogeologico. L’intesa affida alla società di ingegneria ambientale dello Stato il supporto tecnico-specialistico per la realizzazione degli interventi del Dipartimento. Sogesid potrà inoltre svolgere il ruolo di centrale di committenza e di committenza ausiliaria, assicurando il supporto alla gestione, all’attuazione, alla rendicontazione e al monitoraggio degli interventi finanziati con risorse nazionali ed europee. Alla firma hanno partecipato i ministri dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, e per la Protezione civile, Nello Musumeci. Per Pichetto Fratin, “questo accordo porta valore aggiunto nel contrasto al dissesto idrogeologico” e la collaborazione tra Sogesid e Casa Italia si inserisce “in una sfida complessa” da cui dipendono “la sicurezza dei cittadini” e “le opportunità di crescita sostenibile del Paese”. Musumeci ha sottolineato che “la prevenzione è il primo investimento che uno Stato deve compiere” e che l’intesa rafforza la capacità di azione del Dipartimento Casa Italia per accelerare gli interventi e rendere il Paese “più resiliente di fronte ai rischi naturali”.

Fincantieri: impennata dell’utile netto nel semestre a +188,4%

Utile netto pari 102 milioni, circa tre volte il risultato del primo semestre 2025 (35 milioni; +188,4%). Ebitda in aumento del 12,5% a 350 milioni (311 milioni nel primo semestre 2025) ed Ebitda margin al 7,6%, in crescita rispetto al 6,8% registrato nello stesso periodo del 2025. Ricavi sostanzialmente stabili a 4.580 milioni (4.576 milioni nel semestre 2025), con accelerazione nel secondo trimestre 2026. Posizione finanziaria netta adjusted a debito per 756 milioni, in miglioramento rispetto al dato di fine 2025 (1.311 milioni). Sono i dati della relazione finanziaria semestrale approvati oggi dal cda di Fincantieri.

Poste Italiane, consegne dei pacchi da primato: 179 milioni in sei mesi

Sei mesi da primato per la logistica di Poste Italiane, che da gennaio a giugno ha consegnato la cifra record di 179 milioni di pacchi, segnando una crescita anno su anno del 12,5%. Aumenta anche il numero di pacchi recapitati dai portalettere: 81 milioni, +22,6% rispetto al primo semestre 2025. Un dato che cresce trimestre dopo trimestre: tra aprile e giugno, infatti, i portalettere di Poste Italiane hanno effettuato quasi la metà delle consegne totali in tutto il Paese. Un risultato che riflette il nuovo assetto della logistica avviato con la nascita della nuova rete corriere a gestione diretta che potrà contare, grazie ad un nuovo accordo sindacale, su un modello di distribuzione a zone capace di garantire maggiore flessibilità ed efficienza per milioni di clienti.
Portalettere, dunque, sempre più centrali nella logistica di Poste Italiane legata all’e-commerce, secondo una strategia ogni giorno più green costruita su una flotta di 30 mila i veicoli a basse emissioni, 6.200 dei quali full green. E nell’ottica di avere consegne sempre più sostenibili, prosegue anche lo sviluppo del progetto Green Delivery, che offre ai clienti una gran varietà di punti di ritiro: la rete dei circa 12.700 uffici postali a cui si aggiungono i circa 20 mila punti, tra Rete Punto Poste e Locker, offre una nuova soluzione flessibile che, accentrando la consegna, permette una consistente riduzione delle emissioni di CO2. Una soluzione, questa, che gode del doppio vantaggio di rispondere alla domanda di consegne flessibili e alle esigenze di tutela dell’ambiente.

Saipem, nuova linea di credito revolving per 1 miliardo di euro

Saipem ha sottoscritto con un pool di tredici primarie istituzioni finanziarie una nuova Revolving Credit Facility dell’importo di 1 miliardo di euro, con durata di 5 anni, estendibile per ulteriori uno o due anni a discrezione degli istituti finanziatori.
L’efficacia della nuova linea di credito è subordinata al verificarsi di talune condizioni sospensive, tra cui il perfezionamento della prospettata fusione tra Saipem e Subsea7.
La nuova linea di credito sostituirà la Revolving Credit Facility di 600 milioni di euro stipulata da Saipem in data 10 febbraio 2025 e conferma il solido rapporto di partnership di Saipem con le istituzioni finanziarie nazionali ed internazionali.

Fedespedi, traffico marittimo in crescita: +4,4% nel I° trim 2026

Il Centro Studi Fedespedi ha pubblicato l’undicesima edizione della relazione “Le compagnie di navigazione: un’analisi economico-finanziaria”, che esamina le performance economico-finanziarie delle principali compagnie di navigazione merci che operano a livello globale. L’analisi prende in esame i bilanci 2025 di 10 società e include un focus sui risultati del primo trimestre 2026.
Nel 2025 il traffico mondiale di container ha continuato a crescere, raggiungendo i 193 milioni di Teu movimentati contro i 184,3 milioni dell’anno precedente; la dinamica è proseguita nel primo trimestre del 2026, con oltre 47 milioni di Teu e una crescita del 4,4% sullo stesso periodo del 2025. A fronte di volumi in aumento, i conti delle compagnie mostrano un ridimensionamento rispetto all’esercizio eccezionale del 2024: nel 2025 tutte le società analizzate hanno registrato fatturati in flessione, con variazioni comprese tra il -2% e il – 26,6%.

L’andamento è proseguito nei primi mesi del 2026, con ricavi e margini in ulteriore diminuzione: pesano l’eccesso di offerta di stiva, la flessione dei noli, l’aumento del costo del carburante e le tensioni in Medio Oriente, che continuano a condizionare rotte e tempi di navigazione. In miglioramento invece la puntualità: nei primi cinque mesi dell’anno la quota di navi arrivate in orario si è mantenuta sopra il 60%, con la sola eccezione di febbraio (58,3%).

“I volumi continuano a crescere, ma l’eccesso di capacità disponibile e il calo dei noli stanno riducendo i margini di profitto delle compagnie, riportandoli su livelli più fisiologici – ha dichiarato il presidente di Fedespedi Alessandro Pitto -. In uno scenario condizionato dalla riconfigurazione delle rotte, dal Canale di Suez allo Stretto di Hormuz, la capacità di adattamento delle catene logistiche torna a essere un fattore competitivo decisivo.”

Flotta e alleanze. A fine 2025 la flotta a disposizione delle compagnie analizzate era di 3.175 navi, pari a circa il 42% delle portacontainer totali, con una capacità complessiva di 21,5 milioni di Teu e una capacità media per nave di 6.782 Teu. Guardando al mercato nel suo complesso, le società coinvolte nelle tre grandi alleanze (Gemini Cooperation, Ocean Alliance, Premier Alliance), a cui si aggiunge MSC, controllano l’80% dell’offerta di capacità e il 52% delle navi.

Crisi del Mar Rosso e del Golfo. Nel primo trimestre del 2026 i transiti dal Canale di Suez sono risultati inferiori del 47,2% rispetto ai massimi del 2023 (-68% per le sole portacontainer), mentre lo Stretto di Hormuz è attraversato da una media di 10 navi al giorno, contro le 60 del periodo pre-ostilità. I paesi del Golfo stanno riorganizzando i propri corridoi logistici per aggirare Hormuz, utilizzando i porti esterni come gateway da cui partire con servizi terrestri diretti verso le varie località del Golfo Persico. Tra febbraio e aprile 2026 i booking sono cresciuti a Salalah (+154,6%), Aqaba (+114,4%) e Jeddah (+90,6%).

Geografia dei Traffici: La crescita dei volumi (gennaio-maggio 2026 vs 2025) è stata trainata soprattutto dai flussi in uscita verso il Far East (+8,8%), l’Africa Sub-sahariana (+14,8%) e l’America Latina (+4,4%). Risulta invece in flessione l’export europeo (-4,6%).

Porto di Trieste, progetti per oltre 2 milioni sulla cybersicurezza

Superano i 2 milioni gli investimenti dedicati alla cybersicurezza nel Porto di Trieste. Lo rende noto l’Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico Orientale annunciando che coordinerà, in qualità di capofila, Shieldport – Cross-border Cooperation for Smart and Resilient Port Security.
Con un budget complessivo di circa 1,37 milioni, il progetto – informa l’Authority – è l’unico dedicato alla cybersicurezza dei porti finanziato nell’ambito del terzo bando del Programma Interreg Italia-Croazia 2021-2027. Al porto di Trieste sono assegnati 222mila euro, interamente coperti da fondi europei e nazionali. Il progetto coinvolge sette autorità portuali italiane e croate con l’obiettivo di rafforzare la sicurezza delle infrastrutture strategiche dell’Adriatico attraverso un approccio integrato alla protezione dei sistemi fisici e digitali. L’Authority giuliana coordinerà il partenariato internazionale, la definizione di una strategia comune e lo sviluppo di strumenti condivisi per prevenire e gestire i rischi cyber negli scali coinvolti. Le attività comprenderanno l’analisi delle vulnerabilità, la formazione del personale, esercitazioni congiunte e la sperimentazione di soluzioni tecnologiche innovative.
“Con questo nuovo progetto il porto di Trieste supera i 2 milioni di euro di investimenti dedicati alla cybersicurezza – afferma il presidente dei Porti di Trieste e Monfalcone, Marco Consalvo – un fattore decisivo di competitività: investire nella tutela delle infrastrutture e dei sistemi informatici significa rendere lo scalo sempre più affidabile e attrattivo per gli operatori e per le grandi catene logistiche internazionali”.
Shieldport si affianca a Podres – Porto digitale resiliente, finanziato con 1,5 milioni nell’ambito del Pnrr attraverso l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale, e a Cresport, finanziato con 368.750 euro nell’ambito del Programma Interreg Italia-Croazia e dedicato alla protezione dei sistemi digitali degli scali dell’Adriatico.

Ance, con Rugna e Bonerba si completa la squadra di presidenza

Si completa la squadra di presidenza dell’Ance, guidata da Antonio Ciucci. Sono stati eletti infatti, nella sede dell’Associazione, i presidenti del Consiglio delle Regioni, affidato a Roberto Rugna, e del Comitato Mezzogiorno e isole, che va a Nicola Bonerba. Entrambi diventano vicepresidenti di diritto.

L’imprenditore calabrese Roberto Rugna, amministratore unico di Italiana Gas di Corigliano Rossano (CS) e presidente di Ance Calabria, assume la responsabilità dell’organo Ance che rappresenta il punto di raccordo tra i territori e l’Associazione nazionale. Tra i temi prioritari che affronterà nel suo mandato la questione dei prezzari regionali, con la necessità di avere criteri uniformi per determinare i costi dei materiali, e le ricadute delle leggi nazionali, dal Piano casa al governo del territorio, sulle discipline regionali. L’imprenditore pugliese Nicola Bonerba, amministratore unico di PIRP Japigia srl e di Coebo srl, presidente di Ance Bari-Bat, guiderà l’organo dell’Associazione che ha l’obiettivo di sostenere e valorizzare il lavoro e le peculiarità delle imprese del Sud.

Tra le principali sfide la partita del post Pnrr e la spesa dei fondi strutturali, che destinano una quota maggioritaria al Mezzogiorno. L’obiettivo sarà fare tesoro dell’esperienza maturata con il Piano per dare continuità allo sviluppo del Sud, che in questi anni è cresciuto più del resto del Paese.

BonelliErede e Advant Nctm con Giva e GreenYellow, accordo per due impianti Fv

BonelliErede e ADVANT Nctm hanno assistito rispettivamente GIVA, gruppo attivo nella produzione di prodotti siderurgici per l’industria, e GreenYellow, leader internazionale nella transizione energetica decentralizzata, in un’operazione strategica relativa a due impianti fotovoltaici già installati destinati all’autoconsumo industriale: un impianto a terra con sistemi di inseguimento solare (tracker) da 8 MWp presso il sito produttivo di Visano (Brescia) e un impianto su copertura da 3 MWp presso il sito produttivo di Cella Dati (Cremona). I due impianti producono complessivamente circa 15,5 GWh di energia rinnovabile all’anno, contribuendo a coprire circa il 50% del fabbisogno energetico dei due siti produttivi. La produzione di energia solare consente inoltre di evitare ogni anno oltre 6.510 tonnellate di emissioni di CO₂, un beneficio ambientale equivalente ai consumi elettrici annuali di oltre 8.030 famiglie.

Nell’ambito di tale operazione, le parti hanno sottoscritto due contratti di servizi energetici on-site della durata di 20 anni basati sul modello Energy-as-a-Service che prevedono il coinvolgimento di GreenYellow nella gestione e valorizzazione degli impianti fotovoltaici già realizzati e operativi. GreenYellow ne assicura esercizio, manutenzione e massimizzazione delle performance, consentendo a GIVA di continuare a usufruire dell’energia rinnovabile prodotta nei propri siti in modalità autoconsumo.

BonelliErede ha assistito GIVA con il Focus Team Infrastrutture, Energia e Transizione Ecologica, che ha operato in stretto coordinamento con il team legale interno di GIVA guidato dal general counsel Luigi Zagheno e composto dalla senior legal specialist Antonella Celia. Il team di BonelliErede è stato guidato dalla partner Catia Tomasetti, leader del Focus Team, e formato dal local partner Roberto Flammia, che ha seguito direttamente la definizione dei contratti di servizi energetici e gli aspetti civilistici dell’operazione insieme all’associate Gaia Vittoria Romeri e all’associate Pietro Canale, che ha seguito anche i profili regolatori dell’operazione. Gli aspetti societari dell’operazione sono stati seguiti dall’of counsel Francesca di Carpegna Brivio e dal senior associate Federico Schingo, mentre gli aspetti fiscali sono stati seguiti dal senior counsel Michele Dimonte e dal senior associate Matteo Polisicchio.

Il Dipartimento Energia e Infrastrutture di ADVANT Nctm ha assistito GreenYellow nella strutturazione regolatoria dell’operazione nonché nella redazione e negoziazione della documentazione contrattuale. Il team guidato dal partner Piero Viganò è stato composto dal senior associate Edoardo Simonetti e dalle associate Erika Bolletta e Valentina Castelli per i profili civilistici e regolatori; il partner Guido Martinelli, con le managing associate Giusi Di Nicola e Sarah Eusepi, ha agito per i profili fiscali dell’operazione.

Software, Ia e cybersicurezza. Alleanza tra AssoSoftware e Unimatica Confapi

Rafforzare la competitività del sistema produttivo italiano attraverso il software, accelerare la diffusione dell’intelligenza artificiale nelle piccole e medie imprese, innalzare i livelli di cybersicurezza e favorire la trasformazione digitale del Paese. Con questi obiettivi nasce la collaborazione tra AssoSoftware e Unimatica Confapi, che avviano un percorso congiunto sui principali dossier strategici legati all’innovazione tecnologica.

L’intesa punta a creare un confronto permanente tra chi sviluppa le soluzioni software e chi rappresenta le professioni e piccole e medie imprese, contribuendo alla definizione di politiche industriali capaci di accompagnare la digitalizzazione del sistema economico italiano. Tra i temi al centro della collaborazione figurano l’intelligenza artificiale, la cybersicurezza, l’interoperabilità dei sistemi, l’evoluzione della normativa digitale e lo sviluppo delle competenze necessarie per affrontare le nuove sfide dell’innovazione.

Nel quadro di questa collaborazione, Confapi sostiene inoltre il Manifesto per l’Italia Digitale, promosso da AIIP, AssoSoftware, Confartigianato, Confcommercio, Confimi Industria e Confprofessioni, che chiede al Governo l’introduzione, nella prossima Legge di Bilancio, di una misura strutturale denominata “Investo Digitale”.

La proposta nasce con l’obiettivo di sostenere gli investimenti in software, servizi e tecnologie digitali, favorendo l’adozione di strumenti innovativi da parte delle imprese e dei professionisti. L’iniziativa intende accelerare la trasformazione digitale del Paese, rafforzare la competitività del sistema produttivo, migliorare la produttività e innalzare gli standard di sicurezza informatica, rendendo più accessibile l’innovazione anche alle realtà di dimensioni minori.

Con il sostegno al Manifesto, Confapi amplia il fronte delle organizzazioni che sostengono la necessità di una politica industriale dedicata alla digitalizzazione, riconoscendo nel software uno dei principali fattori di crescita, innovazione e competitività per il sistema economico nazionale.

L’alleanza tra AssoSoftware e Unimatica Confapi rappresenta quindi un ulteriore passo verso una collaborazione stabile tra il mondo dell’offerta tecnologica e quello della rappresentanza delle PMI, con l’obiettivo di elaborare proposte condivise sui grandi temi della trasformazione digitale e accompagnare imprese e professionisti nell’adozione delle tecnologie emergenti.

“L’idea del Manifesto per l’Italia Digitale e delle proposte in esso contenute sta convincendo una parte sempre più ampia del sistema economico italiano. In particolare, la necessità di un incentivo non si riduce a un mero acquisto di software, ma punta a una reale adozione delle tecnologie: soluzioni gestionali, cloud, cybersecurity, intelligenza artificiale e formazione devono diventare leve concrete di produttività. È positivo che altre associazioni si uniscano al percorso comune che aveva già coinvolto AIIP, AssoSoftware, Confartigianato, Confcommercio, Confimi Industria e Confprofessioni”, dichiara il presidente di AssoSoftware, Pierfrancesco Angeleri.

“Aderire al Manifesto per l’Italia Digitale significa dare voce concreta alle PMI del sistema Confapi, che nella trasformazione digitale vivono spesso da sole le difficoltà più grandi. Come corpo intermedio, il nostro compito è raccogliere dal basso i reali fabbisogni delle piccole e medie imprese e portarli al tavolo con le istituzioni: solo un’adozione tecnologica che parta dalle persone, prima ancora che dagli strumenti, può generare valore duraturo. L’alleanza con AssoSoftware rafforza questo percorso e amplia una comunità di imprese che scelgono di innovare insieme, non da sole”, lo dichiara il presidente di Unimatica Confapi, Giorgio Binda.

Gruppo Hera, la semestrale 2026: +56% di investimenti

Il Consiglio di Amministrazione del Gruppo Hera, presieduto dal Presidente Esecutivo Cristian Fabbri, ha approvato ieri i risultati consolidati al 30 giugno 2026, che mostrano una performance strutturale positiva, con marginalità e utile netto in aumento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Una crescita ancora più significativa in un confronto omogeneo con il 2025.

I ricavi adjusted del primo semestre si attestano a 6.494,6 milioni di euro, rispetto ai 6.645,0 milioni al 30 giugno 2025, principalmente per la riduzione dei volumi nei mercati di ultima istanza e Consip. Il margine operativo lordo adjusted al 30 giugno 2026 si attesta a 715,5 milioni di euro, in aumento del 7,5% rispetto al primo semestre 2025 adjusted, grazie al contributo di tutte le filiere. Il 65% del MOL adjusted è generato dalle due filiere infrastrutturali reti ed ambiente. Il risultato operativo netto adjusted al 30 giugno 2026 sale a 386,5 milioni di euro, e registra una crescita del 14,7% se confrontato con il valore adjusted dell’esercizio 2025. Tale risultato è dovuto a una diminuzione degli accantonamenti che compensa i maggiori ammortamenti legati alla crescita infrastrutturale.

Nonostante l’incremento del tax rate, pari al 29,5% rispetto al 29% del primo semestre 2025 per l’incremento dell’Irap nel biennio 2026-2027 definito nel Decreto Bollette, l’utile netto adjusted al 30 giugno 2026 sale a 245,8 milioni di euro, in crescita del 13,5%. Parimenti cresce anche l’utile netto di pertinenza degli Azionisti del Gruppo adjusted, pari a 227,6 milioni di euro (+15,8%), rispetto al risultato adjusted del primo semestre 2025. Al netto dell’addizionale Irap, l’utile netto adjusted di pertinenza degli Azionisti si attesterebbe a 232 milioni, in linea con il consensus degli analisti. Tutti i risultati confermano ancora una volta la creazione di valore per tutti gli stakeholder, perfettamente in linea con le attese del Piano industriale.

Anche dal punto di vista degli investimenti, il Gruppo Hera consuntiva una crescita importante rispetto all’anno precedente, a conferma dell’impegno a espandere le infrastrutture e a rafforzare la resilienza degli asset gestiti e nel promuovere l’evoluzione tecnologica a supporto della transizione green e digitale. In particolare, gli investimenti operativi del primo semestre 2026, al lordo dei contributi in conto capitale, sono saliti a 510,5 milioni di euro (+23,3%) rispetto ai 414 milioni al 30 giugno 2025. Agli investimenti operativi si aggiungono investimenti per M&A relativi a Sostelia e SEA per 142 milioni di euro. Nel primo semestre gli investimenti operativi più quelli destinati alle M&A, pari a 652,5 milioni di euro complessivi, risultano in crescita del 56% rispetto ai 417 milioni dell’analogo periodo 2025. Anche considerando solo gli investimenti di sviluppo è stata realizzata un’importante accelerazione: sono aumentati di 2,6 volte, attestandosi a 362 milioni di euro, rispetto a quelli del semestre omologo del 2025 pari a 137 milioni.

Rinnovabili, nel primo semestre l’utile ricorrente di EDPR è cresciuto del 33%

EDP ​​Renewables, il quarto produttore mondiale di energia eolica, ha dichiarato che l’utile netto ricorrente del primo semestre 2026 è aumentato del 33% rispetto allo scorso anno, superando le aspettative degli analisti, grazie alla solida crescita delle attività negli Stati Uniti. La divisione per le energie rinnovabili del gruppo portoghese EDP ha affermato che l’utile netto ricorrente – che esclude le voci straordinarie – ha raggiunto i 183 milioni di euro, superando la previsione media di 170 milioni di euro degli analisti interpellati da LSEG.

L’azienda ha detto inoltre che l’EBITDA è aumentato dell’8% su base annua, raggiungendo 1,03 miliardi di euro tra gennaio e giugno, con le attività negli Stati Uniti che rappresentano il 62%. Escludendo gli effetti dei cambi, dovuti principalmente al deprezzamento medio del dollaro statunitense del 7% rispetto all’euro, l’utile netto ricorrente è balzato del 43% e l’EBITDA ricorrente è cresciuto del 12%.

Appalti, Mit: via all’elenco candidati dei collegi consultivi

Il ministero delle Infrastrutture informa in una nota di avere istituito ‘l’Elenco dei soggetti disponibili ad assumere l’incarico di componente o di presidente del Collegio consultivo tecnico nei casi in cui la nomina o la designazione spettino al ministero’. L’Elenco e’ stato istituito con il Decreto direttoriale n.1317 del 22 giugno 2026 della Direzione generale per gli Affari legali, societari e i contratti pubblici, pubblicato oggi. ‘L’istituzione dell’elenco – si legge nella nota – e’ stata voluta dal Ministro Matteo Salvini per garantire una maggiore trasparenza nella selezione dei soggetti qualificati, nel rispetto dei principi di rotazione degli incarichi, parita’ di accesso e valorizzazione delle competenze nelle nomine effettuate dall’Amministrazione’.

Chieti, Pnrr e rigenerazione urbana: salvaguardati i finanziamenti per sei cantieri

Arriva una prima importante risposta su parte dei cantieri PNRR. Il Decreto Interministeriale adottato dal Ministero dell’Interno, attraverso il Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali, di concerto con la Ragioneria Generale dello Stato, ha ridefinito i termini per gli interventi di rigenerazione urbana senza Target UE, consentendo di salvaguardare sei cantieri del Comune di Chieti, uno dei quali già concluso, con una scadenza per l’ultimazione dei lavori fissata al 31 dicembre 2027. Si tratta di una parte del più ampio programma di interventi PNRR in corso sulla città, per un valore complessivo di 16.340.627,90 euro, che riguarda opere strategiche per la riqualificazione del patrimonio pubblico e del centro storico.

Gli interventi interessati sono:

· Ex Scuole Nolli: rifunzionalizzazione per 4.337.225,34 euro;

· Ex Ss. Rosario: intervento per 3.391.347,43 euro;

· Palazzo Massangioli ed Eden: intervento per 3.344.380,47 euro;

· Sovrappasso ferroviario: intervento per 2.441.198,01 euro;

· Decoro Urbano: intervento per 2.180.312,84 euro;

· Casoni: intervento per 646.163,81 euro, già completato.

Rigenerazione urbana: oltre 47 milioni per i Comuni lucani

Su proposta dell’assessore all’Ambiente e alla Transizione energetica, Laura Mongiello, la Giunta regionale della Basilicata, ha approvato le modalità attuative della Linea di Azione Fscri –Ri-2995 ‘Piano di interventi rivolti alla valorizzazione ambientale e paesaggistica degli insediamenti urbani’, finanziata con risorse Fsc 2021-2027 per complessivi 47.420.379,61 euro. L’avviso che sarà aperto nei primi giorni di settembre 2026 e che rimarrà aperto per 45 giorni, sarà rivolto ai Comuni lucani. Con questa misura la Regione Basilicata introduce un modello innovativo di programmazione urbana: progetti integrati costruiti con i territori attraverso una procedura negoziale. A disposizione oltre 47 milioni di euro per superare la logica degli interventi isolati e costruire strategie organiche di trasformazione urbana. Elemento centrale della misura è il Progetto integrato di Rigenerazione urbana, il Piru: uno strumento unitario che mette in relazione spazi, edifici e servizi, qualità ambientale, inclusione sociale e sviluppo locale. L’obiettivo non è quello di favorire la realizzazione di semplici opere ma stimolare una visione condivisa dei contesti urbani, costruita attorno a obiettivi comuni e capace di coordinare interventi diversi sul piano territoriale, funzionale e finanziario.

In particolare le amministrazioni comunali o le Unioni di Comuni potranno candidare proposte per il recupero e la rifunzionalizzazione di edifici pubblici, la riqualificazione di piazze, parchi, aree verdi, percorsi pedonali e ciclabili, spazi di aggregazione e contesti degradati. Ogni Piru potrà ricevere un contributo compreso tra 1 e 2,5 milioni di euro, fino al 100 per cento del costo ammissibile.

Innovativa anche la modalità di selezione. Le proposte idonee accederanno a una procedura negoziale tra Regione e Comune, basata su un confronto tecnico e strategico per perfezionare il progetto, verificare fabbisogni, priorità, sostenibilità, governance e cronoprogramma. Un percorso di co-progettazione istituzionale che accompagnerà i territori dalla candidatura alla definizione del Piru e alla regolamentazione del finanziamento.

“Con i Piru – dichiara l’assessore Mongiello – introduciamo un metodo nuovo: non finanziamo opere scollegate, ma strategie urbane capaci di tenere insieme ambiente, paesaggio, servizi e qualità della vita. La procedura negoziale consentirà alla Regione e ai Comuni di lavorare fianco a fianco, migliorando le proposte e rendendo ogni investimento più aderente ai bisogni reali delle comunità. È un cambio di passo che punta sulla qualità dei progetti e sulla responsabilità condivisa”.

La misura sarà illustrata mercoledì 5 agosto 2026, alle ore 10, nella Sala Inguscio, in via Verrastro a Potenza. L’incontro è rivolto ad amministratori e tecnici comunali e ai rappresentanti degli Ordini professionali della rete delle Professioni tecniche della Basilicata.

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