Icop lancia un’ops totalitaria su Trevi: nasce un campione italiano delle fondazioni speciali con ricavi da 1 mld e backlog da 2,2 mld

30 Giu 2026 di Maria Cristina Carlini

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Icop lancia un’ops totalitaria su Trevi: nasce un campione italiano delle fondazioni speciali con ricavi da 1 mld e backlog da 2,2 mld

PIERO PETRUCCO, ICOP

Un gruppo da oltre 1 miliardo di ricavi, 2,2 miliardi di backlog e una presenza globale nelle infrastrutture complesse. È questa l’ambizione dell’offerta pubblica di scambio totalitaria lanciata da Icop su Trevi, un’operazione destinata a ridisegnare gli equilibri del settore delle fondazioni speciali e dell’ingegneria del sottosuolo, dando vita a uno dei principali operatori internazionali del comparto. Così, a poco più di un anno dallo sbarco sul mercato americano con l’acquisizione di Atlantic Geo Construction, il gruppo che fa capo alla famiglia Petrucco preme sull’acceleratore sul proprio percorso di crescita con l’annuncio arrivato ieri di un’ops  sul 100% delle azioni Trevi.

Agli azionisti della società romagnola vengono offerte 0,133 azioni Icop di nuova emissione per ogni titolo Trevi conferito. Secondo Icop, l’offerta valorizza ogni azione Trevi 4,16 euro, incorporando un premio del 20,1% rispetto al prezzo di Borsa del 26 giugno, del 35,4% rispetto al prezzo teorico ex diritto dell’aumento di capitale concluso il 25 giugno e del 108,1% rispetto al prezzo delle nuove azioni emesse nell’operazione di rafforzamento patrimoniale. Il controvalore dell’operazione si attesta a 273 milioni.  Contestualmente il consiglio di amministrazione di Icop ha approvato il progetto di trasferimento delle proprie azioni dall’Euronext Growth Milan al mercato regolamentato di Piazza Affari, mentre Trevi sarà revocata dalla quotazione al termine dell’offerta.

“Icop  ritiene che l’offerta rappresenti la migliore evoluzione di un percorso industriale già avviato”, spiega la società, che dal 2020 ha intrapreso una crescita accelerata culminata nel superamento dei 500 milioni di euro di ricavi nel 2025, grazie anche alle acquisizioni di AGH negli Stati Uniti e di Palingeo in Italia. L’integrazione con Trevi rappresenta, nelle intenzioni del gruppo, il naturale salto dimensionale di questo percorso. Il nuovo gruppo, come si è detto, supererà un miliardo di euro di ricavi pro forma, potrà contare su un portafoglio ordini superiore a 2,2 miliardi di euro e si collocherà tra i principali operatori mondiali nell’ingegneria del sottosuolo, con dimensioni tali da competere stabilmente nei grandi programmi infrastrutturali internazionali. L’operazione punta inoltre a creare un campione nazionale in un settore strategico per il Paese, rafforzando la presenza italiana nei grandi cantieri internazionali, valorizzando competenze ingegneristiche e tecnologiche e sostenendo l’occupazione qualificata.

Uno degli elementi centrali del progetto è la forte complementarità tra le due società. Icop è presente soprattutto in Europa – Italia, Francia, Germania e Paesi scandinavi – e sta rafforzando la propria presenza negli Stati Uniti, mentre Trevi dispone di un radicato presidio in Nord America e nell’area Asia-Pacifico. Non solo.  L’integrazione consentirà di combinare competenze tecnologiche e commerciali: ICOP metterà a disposizione la propria leadership nel microtunnelling, mentre Trevi apporterà l’esperienza maturata nella gestione di grandi progetti internazionali ad alta complessità. Sono previste inoltre importanti sinergie operative grazie alla condivisione del parco macchine, all’ottimizzazione degli acquisti, all’integrazione delle funzioni corporate e alla razionalizzazione dei processi. A regime, dal quarto anno successivo al completamento dell’operazione, ICOP stima 120-140 milioni di euro di ricavi aggiuntivi e 55-75 milioni di ebitda annui derivanti dalle sinergie.

Punto di forza dell’operazione è anche dato dal fatto che la maggiore scala consentirà anche di incrementare gli investimenti in ricerca e sviluppo. Tra gli esempi citati da ICOP figura RoboGO, il sistema robotizzato per il controllo remoto integrato con intelligenza artificiale, che il gruppo intende sviluppare ulteriormente grazie alle competenze complementari di Trevi. Sul piano finanziario, la società prevede un rafforzamento del profilo creditizio del nuovo gruppo grazie a una maggiore diversificazione geografica, a flussi di cassa più stabili e alla possibilità di rifinanziare il debito di Trevi a condizioni più favorevoli.

Dopo il completamento dell’ops, Icop prevede un piano articolato lungo diverse direttrici: sviluppo commerciale, rifocalizzazione geografica, efficientamento operativo, integrazione delle strutture corporate e ottimizzazione finanziaria. Il gruppo valuterà inoltre possibili opzioni strategiche per la divisione macchine di Trevi, comprese eventuali operazioni straordinarie finalizzate alla valorizzazione dell’asset, pur precisando che al momento non sono in corso trattative con terzi. Anche dopo il delisting di Trevi, ICOP non esclude ulteriori operazioni di riorganizzazione societaria o industriale coerenti con il progetto di integrazione e con gli obiettivi di crescita internazionale del nuovo gruppo.

L’offerta arriva in un momento cruciale per Trevi, che ha appena completato il rafforzamento patrimoniale da 100 milioni di euro avviato per sostenere il nuovo piano industriale e accelerare la crescita internazionale. L’aumento di capitale, conclusosi il 25 giugno, è stato sottoscritto per il 99,5% già durante il periodo di opzione, con il sostegno determinante degli azionisti di riferimento, tra cui CDP Equity e Polaris Capital Management, e con la garanzia del consorzio di banche guidato da Mediobanca. Negli ultimi anni il gruppo cesenate ha completato un complesso percorso di risanamento industriale e finanziario, tornando a rafforzare la propria posizione sul mercato dopo la profonda crisi che aveva portato alla ristrutturazione del debito e all’ingresso di nuovi soci. Secondo ICOP, proprio questa fase rappresenta la finestra ideale per un’integrazione, perché consentirebbe di valorizzare il rilancio già avviato da Trevi e di accelerarne ulteriormente lo sviluppo sfruttando una maggiore scala industriale e una presenza geografica complementare.

Petrucco: “È un’operazione sana e di lunga gittata. Serve coraggio per creare leader nazionali”

A sottolineare a Diac la portata strategica dell’operazione, che “non è  un’acquisizione tradizionale”, è l’amministratore delegato di Icop Piero Petrucco. “È un’operazione che stavamo valutando da qualche anno e la situazione che si è verificata negli ultimi tempi ha reso possibile realizzarla. Da una parte ci sono le mutate condizioni di Icop, che nel frattempo è cresciuta; dall’altra c’è una situazione migliorata di Trevi, che ci consentiva, a nostro giudizio, di fare un’operazione assolutamente sana dal punto di vista imprenditoriale e industriale. L’idea è quella di costruire un campione nazionale dell’ingegneria del sottosuolo. Trevi fa fondazioni; noi, oltre alle fondazioni, realizziamo anche microtunnel. Insieme copriamo una gamma molto ampia dell’ingegneria del sottosuolo e questo ci sembra estremamente interessante, perché dall’unione nasce un player con dimensioni comparabili ai grandi operatori internazionali, penso a Bauer, Soletanche, tra le imprese leader in Europa e nel mondo occidentale”.

“Con Trevi, insieme superiamo il miliardo di euro di fatturato e questa opportunità ci è sembrata molto interessante. Il settore delle fondazioni ha una tradizione importante nel nostro Paese: ci sono state imprese storiche come Rodio e Rizzani, poi confluite negli anni in Trevi; noi abbiamo una storia centenaria. Avere oggi l’occasione di creare un gruppo industriale con prospettive di crescita e capace di competere a livello internazionale, sia sul piano tecnologico sia su quello dimensionale, ci è sembrato un progetto stimolante”, spiega Petrucco. E, soprattutto, tiene a sottolineare, “credo che in Italia ci sia bisogno di un po’ più di coraggio nel valorizzare le nostre eccellenze e nel creare grandi player nazionali. Ci lamentiamo spesso della perdita di competenze e di giovani, ma bisogna anche costruire realtà in grado di trattenerli. Abbiamo lavorato molto all’estero e, onestamente, salvo il tema della dimensione, non abbiamo nulla da invidiare dal punto di vista delle capacità tecniche e dell’ingegneria. Per questo abbiamo deciso di intraprendere questa operazione. È un progetto di un gruppo industriale autonomo e privato, che ci sembra indicare una strada possibile”.

C’è ora il percorso tecnico-autorizzativo, con la presentazione del prospetto alla Consob per il via libera all’operazione. La previsione è che a settembre nascerà questa nuova realtà. “È un progetto su cui abbiamo lavorato a lungo e che abbiamo condiviso  – sottolinea- anche con la nuova generazione. Per noi è un investimento di lungo periodo e di lunga gittata: siamo fortunatamente un gruppo che può permettersi di guardare avanti e costruire con una prospettiva di lungo termine”, conclude Petrucco.

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