A Reggio C. tiene il centrodestra, vince Roscioli e non sfonda Vannacci

  • Scattati i tagli Eni e Ip. Assopetroli, estendere sconti
  • Fitch alza le stime sul Pil globale 2026, Italia da +0,6% a +1%
  • Stadio della Roma, Mit: oggi concluso l’iter approvativo del progetto

29 Set 2026 di Maria Cristina Carlini

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Il centrodestra a Reggio Calabria mantiene saldamente le posizioni e resiste alla spallata del generale Vannacci che, comunque, traduce per la prima volta i sondaggi in voto andando oltre l’8% fin qui ipotizzato dalle rilevazioni nazionali. La vittoria di Fabio Roscioli è ampia. Con il 51,02% delle preferenze stacca Frank Benedetto, candidato del campo largo, che arriva al 36,59%, mentre Domenico Giannetta di Futuro nazionale ottiene il 10,94% dei voti. Francesco Toscano, di Democrazia sovrana e popolare, si ferma all’1,44%. “Vannacci voleva la sua Sassonia? A Reggio ha preso sassate elettorali”, commenta a caldo il presidente della Regione Calabria e vicesegretario nazionale di Forza Italia, Roberto Occhiuto. Usa le stesse parole, sul palco allestito di fronte al comitato di Roscioli, il sindaco di Reggio Calabria, Francesco Cannizzaro, che insieme a Occhiuto ha più volte rivendicato e sottolineato le ragioni della scelta di Roscioli per questa tornata. Ma il commento del generale non si fa attendere ed è un’esultanza per aver infranto il muro del 10% alle prime elezioni col simbolo di FnV. “Senza aver mai – dice Vannacci – rinculato di un millimetro” sui temi che sono al centro del programma del partito, dalla remigrazione allo stop di armi all’Ucraina. “Noi siamo appena decollati – conclude – voi continuate pure a pensare alle scollature”. Tutto il centrodestra saluta la vittoria come frutto di compattezza, a cominciare dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che spostando il focus da Vannacci al centrosinistra sottolinea come la coalizione si sia imposta “sul campo larghissimo delle opposizioni”. Il fronte a sostegno di Frank Benedetto infatti comprendeva tra gli altri, oltre al Partito democratico e al Movimento cinque stelle, anche Casa riformista, Centro democratico, Partito socialista, Avs e Rifondazione comunista. Per Meloni si tratta di “un voto che premia ancora una volta una coalizione compatta, radicata e capace di parlare ai territori”.

Occhi puntati anche sull’affluenza con il dato definitivo alla chiusura dei seggi del 22,34%. Quattro anni fa, quando si votò in un solo giorno per le elezioni politiche, era stato del 49,40%. Ma spostando il confronto con le altre elezioni suppletive lo scenario cambia. A spiegarlo è Lorenzo Pregliasco di Youtrend che osserva come “l’affluenza, che pare molto bassa, in realtà” sia “stata alta per un’elezione suppletiva: tra tutte le suppletive che si sono tenute dal Rosatellum questo è il dato più alto”. Inoltre dei 345.788 aventi diritto 58.729 sono residenti all’estero e questo, naturalmente, incide sulla percentuale dell’affluenza.

Scattati i tagli Eni e Ip. Assopetroli, estendere sconti

Tutto esaurito in alcuni distributori di benzina, da Napoli a Firenze e a Roma. File di auto in coda e un primo calo dei prezzi anche a livello nazionale hanno caratterizzato il primo giorno del tetto ai prezzi dei carburanti nelle stazioni di servizio Eni ed Enilive – con la benzina a 1,99 euro al litro e il gasolio a 2,19 euro – e degli sconti di Socar-Ip. Non c’è stata però una corsa generalizzata ai distributori. Per l’avvio dell’iniziativa, il gruppo azero ha calmierato i prezzi in 300 distributori su circa 3.400 e fissato gli stessi listini del Cane a sei zampe. Prevede ora di estendere, per gradi, i ribassi in base a una valutazione delle aree di mercato, eventualmente coinvolgendo anche Esso e altri operatori riforniti da Ip. Potrebbe seguire anche Q8, se andranno a buon fine le verifiche che sta facendo Palazzo Chigi a livello diplomatico con il gruppo kuwaitiano. Al momento i ribassi riguardano circa 4.100 impianti su 20mila. Dalle aziende ai sindacati, si moltiplicano gli appelli perché il tetto ai prezzi diventi generalizzato. “Gli impegni volontari, a regime, coprono meno di quattro distributori su dieci, sono a termine e possono essere rivisti in qualsiasi momento”, ha detto la segretaria generale della Cisl, Daniela Fumarola, pur accogliendo con favore le iniziative di Eni e Ip. È necessaria, per Fumarola, una norma stabile che faccia scattare in automatico un tetto dinamico, uguale per tutti gli operatori, quando i prezzi alla pompa salgono oltre quanto giustificato dalle quotazioni. Un appello analogo è arrivato dai gestori Faib Confesercenti e Fegica, che hanno presentato una proposta in tal senso in Parlamento.

Da Assopetroli-Assoenergia è arrivata invece la richiesta al governo di aprire immediatamente un confronto per estendere i prezzi calmierati alle vendite all’ingrosso. In questo modo si potrebbero raggiungere famiglie e imprese che oggi ne restano escluse e garantire condizioni di concorrenza equilibrate agli operatori indipendenti, che vedono a rischio la propria sopravvivenza. Per il momento, sulla rete stradale, il prezzo della benzina è sceso da 2,159 euro di domenica a 2,152 euro al litro e quello del gasolio da 2,377 a 2,369 euro al litro, secondo i dati del Mimit. Livelli ancora molto elevati. Il Codacons vede in questi “piccoli ribassi” un importante segnale dopo settimane di rialzi, determinato “dall’effetto Eni”. Per l’Unione nazionale consumatori è necessario aspettare qualche giorno per verificare se anche le altre compagnie ridurranno i prezzi. Tassisti e camionisti si preparano alla mobilitazione contro il caro-carburanti. Il Comitato autotrasportatori siciliani ha proclamato il fermo per cinque giorni a partire dalle 00.01 del 16 ottobre e ha annunciato che la protesta continuerà fino a quando non sarà convocato dal governo. Anche i tassisti chiedono un incontro con l’esecutivo, altrimenti – avvertono – sarà sciopero. Sono inoltre in fermento i benzinai: a favore di un price cap ma preoccupati dalle ripercussioni dell’iniziativa di Eni, “una parte della rete non sarà in grado di competere”, avverte il presidente di Figisc Confcommercio, Bruno Bearzi. Faib, Fegica e Figisc premono, inoltre, per aumentare ristori e tutele per i gestori. Preoccupano, inoltre, possibili carenze di carburante. “Le code ci sono state, ma solo in alcuni casi i distributori hanno esaurito le scorte. Se i problemi ci saranno sulla logistica, lo vedremo nei prossimi giorni”, osserva Bearzi.

Bce, Lagarde: shock inflazione troppo rilevante per non agire sui tassi, risposta misurata

La presidente della Bce Christine Lagarde ha spiegato agli europarlamentari che la Bce ora “sta sulla via di mezzo per la politica monetaria per quanto riguarda la manovra sui tassi di interesse attualmente in aumento. Ciò implica – ha detto nell’intervento che sta svolgendo adesso ma che e’ stato precedentemente pubblicato sul sito Bce – che sebbene lo shock sia troppo rilevante per poter essere ignorato, riteniamo opportuna una risposta misurata per tenere sotto controllo l’inflazione”.

Fitch alza le stime sul Pil globale 2026, Italia da +0,6% a +1%

Fitch alza dal 2,4 al 2,6% le stime di crescita dell’economia globale per il 2026, mantenendole ferme al 2,5% e al 2,6% per il 2027 e il 2028. “La revisione riflette previsioni di crescita più elevate per gli Usa, l’eurozona, diverse altre grandi economie sviluppate e per i mercati emergenti esclusa la Cina”, afferma Fitch nel suo Global Economic Outlook di settembre, in cui parla di un’economia “più resiliente del previsto” di fronte allo shock energetico. Alzate dallo 0,9% all’1% nel 2026 e dall’1,1 all’1,2% nel 2027 le stime sull’Eurozona, con l’Italia che incassa la revisione più sostanziosa: il Pil 2026 è atteso all’1%, 0,4 punti percentuali in più della precedente stima. “L’economia globale si sta dimostrando più resiliente del previsto di fronte allo shock dei prezzi dell’energia innescato dal conflitto tra Stati Uniti e Iran. La spesa dei consumatori statunitensi e il perdurante boom degli investimenti nell’intelligenza artificiale stanno sostenendo la crescita; al contempo, l’attività economica ha tenuto meglio del previsto anche nell’area dell’euro e in diversi mercati emergenti”, afferma Fitch parlando delle ragioni alla base della revisione delle stime globali sul 2026. Le previsioni relative agli Stati Uniti sono state alzate di 0,2 punti percentuali sia nel 2026 che nel 2027, al 2,1% in entrambi gli anni, mentre in Europa il pil della Germania nel 2026 è stato alzato di 0,3 punti percentuali all’1,1%, quello dell’Italia di 0,4 punti percentuali all’1% e quello della Spagna di 0,2 punti percentuali al 2,5%. Tagliate invece di 0,3 punti le stime della Francia, il cui Pil crescerà solo dello 0,5%. “La Germania ha mostrato una forza sorprendente nel secondo trimestre del 2026: sebbene tale dinamica sia stata apparentemente trainata dalle esportazioni, l’accelerazione della crescita all’1% su base annua nel secondo trimestre – dopo tre anni di stagnazione – ha beneficiato dell’allentamento della politica fiscale. Nel frattempo, la dinamica degli investimenti è rimasta solida in Italia e in Spagna – riflettendo in parte i progetti finanziati dall’Ue – ma è peggiorata in Francia a causa dell’incertezza politica”, rileva l’agenzia di rating. Sul fronte dei rischi Fitch segnala la presenza “di rischi di correzione dei mercati azionari e di un ridimensionamento degli investimenti” nel settore dell’AI mentre “il rischio di pressioni inflazionistiche più persistenti” negli Usa potrebbe “indurre la Fed ad accelerare i rialzi dei tassi, soprattutto qualora le dinamiche geopolitiche mantenessero elevati i prezzi del petrolio”. “Sfide per la crescita europea” arrivano infine della “crescente competitività delle esportazioni cinesi”.

Dl Pa: via libera dalla Camera, testo passa a esame del Senato

L’Aula della Camera ha approvato con 133 voti favorevoli e 66 contrari (un astenuto) il Dl Pa, nel testo identico a quello licenziato dalle commissioni Bilancio e Ambiente. Il decreto legge con le ‘Disposizioni urgenti per la funzionalita’ della pubblica amministrazione e degli enti territoriali, nonche’ in materia di protezione civile’ passa ora all’esame del Senato per la seconda lettura complessiva (va convertito in legge entro il 6 ottobre).

Stadio della Roma, Mit: concluso l’iter approvativo del progetto

IL Mit comunica in una nota che, ‘in appena 90 giorni’ si e’ chiuso il percorso per la valutazione e l’approvazione del progetto del nuovo stadio dell’AS Roma a Pietralata. ‘La rapidita’ con cui il procedimento e’ stato completato – si legge nella nota – dimostra, nella valutazione del ministro Salvini, che quando amministrazioni e istituzioni lavorano nella stessa direzione e’ possibile superare ritardi e complessita’ e dare tempi certi a opere attese da anni’. ‘Il progetto – prosegue il comunicato del Mit – assume inoltre un valore nazionale in vista di Uefa Euro 2032: dotare Roma di uno stadio all’altezza dei principali standard europei significa rafforzare la candidatura italiana e la capacita’ del Paese di ospitare grandi eventi sportivi internazionali, con infrastrutture moderne e adeguate alle ambizioni dell’Italia’. ‘Il Mit – aggiunge la nota – ha confermato fin dall’avvio del procedimento la propria disponibilita’ a fare la sua parte anche sulle infrastrutture pubbliche connesse, con particolare attenzione al potenziamento del trasporto pubblico e dei collegamenti dell’area’. Particolare soddisfazione e’ stata espressa dal ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, il quale, sottolinea la nota, ‘ha seguito con attenzione il percorso fin dal suo avvio e considera la conclusione dell’iter in appena 90 giorni un risultato concreto del lavoro di squadra tra istituzioni’.

Utilitalia: 64 aziende siglano il “Patto per la Resilienza idrica”

La Water Resilience Strategy europea traccia il percorso per affrontare la gestione della risorsa idrica alla luce di un clima sempre piu’ estremo. Da questo punto di partenza Utilitalia individua sei linee d’azione e un pacchetto di proposte rivolte alle istituzioni e al regolatore per rendere il servizio idrico sempre piu’ efficiente e capace di reggere l’urto dei cambiamenti climatici. E’ l’obiettivo del ‘Patto per la Resilienza idrica’ sottoscritto oggi, in occasione dell’evento di apertura del Festival dell’Acqua organizzato dalla Federazione, dalle imprese associate a Utilitalia che rilanciano il proprio impegno per passare dalla gestione dell’emergenza a un orientamento sempre piu’ basato sulla prevenzione. Si tratta di 64 aziende dislocate su tutto il territorio nazionale che gestiscono il servizio idrico per quasi 42 milioni di abitanti (il 71% della popolazione nazionale): A2A, Abbanoa, ABC Napoli, ACDA, ACEA, AcegasApsAmga, Acinque, Acqua Novara VCO, Acque Bresciane, Acque del Chiampo, Acque del Sud, Acque, Acque Veronesi, Acquedotto del Fiora, Acquedotto Lucano, Acquedotto Pugliese, Acquevenete, Alfa Varese, Alto Trevigiano Servizi, AMAP Palermo, Andria Multiservice, ASA Livorno, Aset, Asmea, Astea, BrianzAcque, Caltaqua, CIIP, Cogesi, Consorzio Azienda Multiservizi Intercomunale, Etra, Gestione Acqua, GRIM, Gruppo CAP, Gruppo CIDIU, Gruppo Nepta, Hera, Iren, Marche Multiservizi, Medio Chiampo, MM, Nuove Acque, Padania Acque, Pavia Acque, Piave Servizi, Publiacqua, Rete Sud, S.E.V., Sal, SMAT, Sogeri, Sorgeaqua, Sorical, Suez, TEA Mantova, Tennacola, Umbra Acque, Uniacque, Veneto Acque, Veolia, Veritas, Viacqua, Viva Servizi e Viveracqua.

‘Garantire la resilienza della risorsa idrica – spiega il presidente di Utilitalia, Luca Dal Fabbro – significa tutelare un bene essenziale per la qualita’ della vita dei cittadini, per la tenuta del nostro sistema economico e per la sicurezza energetica del Paese. E’ una sfida che riguarda non solo il settore idrico, ma l’interesse nazionale nel suo complesso. Per questo le imprese del servizio idrico integrato intendono accelerare ulteriormente sul fronte dell’efficienza e degli investimenti, per rendere il sistema sempre piu’ resiliente agli effetti dei cambiamenti climatici. Un impegno che deve essere accompagnato da politiche e strumenti adeguati, in grado di sostenere un percorso virtuoso e omogeneo in tutti i territori, soprattutto in quelli che presentano le maggiori fragilita”.

Come emerge dai dati del Blue Book, se la media degli investimenti si e’ attestata sui 90 euro annui per abitante nel periodo 2021-2029, risultano ancora molto bassi (22 euro per abitante nel 2024) i dati relativi gli investimenti delle gestioni ‘in economia’, ovvero dove gli enti locali si occupano direttamente del servizio idrico; un quadro che interessa ancora 1.310 comuni per circa 6,9 milioni di abitanti (il 12% della popolazione italiana) soprattutto al Sud, ostacolando investimenti ed economie di scala. Al contempo, le imprese del settore sono alle prese con una sfida idrica globale che non e’ piu’ emergenziale ma strutturale. L’estate 2026 ha confermato la crescente pressione sulla risorsa idrica: le elevate temperature sono state accompagnate da una siccita’ diffusa, con aridita’ dei suoli e portate eccezionalmente basse nei principali fiumi europei, dal Reno al Danubio fino al Po. Questo impone un’accelerazione significativa delle politiche di adattamento, modernizzazione infrastrutturale e finanza dedicata, se si pensa che il 15% del Pil dell’Area Mediterranea (1.902 miliardi $) e il 20% di quello italiano (384 miliardi di euro) non potrebbero essere generati senza la risorsa idrica. In questo quadro, il ‘Patto per la Resilienza idrica’ si articola in sei linee d’azione strategiche. Innanzitutto governare la resilienza idrica attraverso una solida gestione industriale nella piena applicazione della regolazione di settore sull’intero territorio nazionale. L’obiettivo e’ consolidare modelli gestionali stabili e di lungo periodo, garantendo la piena applicazione della regolazione su tutto il territorio nazionale. Poi sviluppare un sistema idrico water-smart: per ridurre gli sprechi e incrementare l’efficienza, occorre puntare con decisione su competenze, capacita’ operative, innovazione e digitalizzazione. Il Patto propone l’introduzione di meccanismi regolatori premianti per gli operatori piu’ virtuosi, favorendo la diffusione delle best practice, oltre alla standardizzazione e all’interoperabilita’ dei dati. Terzo, favorire aggregazioni e cooperazione. Il superamento della frammentazione gestionale e’ un passaggio chiave per rafforzare la solidita’ economica del settore e la sua capacita’ di investimento. Quarto, integrare infrastrutture, risorsa ed ecosistemi nel ciclo dell’acqua. La tutela del ciclo idrico richiede un approccio sistemico e inclusivo. e insieme, come quinta linea d’azione, promuovere una cultura dell’acqua. La diffusione della consapevolezza sul valore strategico della risorsa idrica passa attraverso un’azione educativa capillare. Infine sostenere il ruolo dei gestori come “sentinelle territoriali”. Gli operatori idrici devono essere riconosciuti come attori centrali nell’affrontare sui singoli territori gli impatti del cambiamento climatico. Per farlo, il Patto individua due leve fondamentali: la semplificazione dei procedimenti autorizzativi e un adeguato riconoscimento tariffario per gli investimenti innovativi orientati alla prevenzione e alla resilienza dei territori.

Da Tecnimont nuovo passo avanti nell’accordo con Argent Lng

Procede l’accordo tra Tecnimont (Maire) e Argent Lng per la realizzazione di un impianto in Louisiana (Usa) siglato lo scorso 21 gennaio. L’azienda ingegneristica italiana rende noto che la propria filiale Usa ha siglato un contratto di ‘front engineering design’ (Feed), che comprende le attività ingegneristiche, lo sviluppo della documentazione chiave ai fini autorizzativi e il supporto al processo autorizzativo della Federal Energy Regulatory Commission (Ferc).
Completate le attività previste dal contratto Tecnimont prevede il successivo passaggio alla fase realizzativa dell’impianto stesso (Epc).

Phire rafforza il team Technical Advisory Real Estate a Roma e Milano

Phire, la controllata di Phinance Partners specializzata nei servizi di technical advisory real estate e nelle special situations immobiliari, annuncia l’ingresso degli architetti Patrizia Veltri e Danilo Pasqualone, che andranno a rafforzare il team Technical Advisory Real Estate rispettivamente presso gli uffici di Roma e Milano. L’ingresso delle due nuove risorse si inserisce nel percorso di crescita di PHIRE e contribuisce a consolidare le competenze tecniche a supporto di investitori, banche, operatori immobiliari e controparti industriali in attività di valutazione, due diligence, fattibilità tecnico-economica e valorizzazione di asset complessi.

Patrizia Veltri, architetto con oltre vent’anni di esperienza nel real estate, entrerà a far parte del team di Roma. Ha maturato competenze nella gestione e valorizzazione di patrimoni immobiliari complessi, collaborando con grandi operatori nei settori bancario, assicurativo, alberghiero e retail. Nel corso della sua carriera ha lavorato, tra gli altri, con BNL/BNP Paribas PMI, DBA Progetti, Fortebìs Group e SVEI/Studio Altieri. Dal 2017 è socia di AREL – Associazione Real Estate Ladies. L’architetto Danilo Pasqualone, che opererà invece presso gli uffici di Milano, ha sviluppato il proprio percorso professionale nella progettazione architettonica, nella direzione lavori e nella consulenza tecnica, lavorando su interventi residenziali, direzionali, industriali e di rigenerazione urbana, in ambito sia privato che pubblico. Ha collaborato con Barretta & Partners, Officina110 e Studio OFF, maturando inoltre competenze in valutazioni immobiliari, analisi tecnico-urbanistiche, due diligence e studi di fattibilità.

“L’ingresso di Patrizia e Danilo rappresenta un ulteriore passo nel percorso di crescita di Phire. Due professionalità complementari, accomunate da solide competenze tecniche e dalla capacità di affrontare con approccio multidisciplinare le diverse complessità del settore immobiliare. Siamo molto lieti di accoglierli nel nostro team e siamo certi che il loro contributo rafforzerà ulteriormente la qualità dei servizi offerti ai nostri clienti», ha dichiarato Cristiano Egidi, Ceo di Phire.

Sace, dalla Blue Economy 11,4% del valore aggiunto dell’intera economia, +3,8%

La Blue Economy è una piattaforma trasversale di sviluppo per l’economia italiana: con oltre 250mila imprese, 1,13 milioni di occupati e 80 miliardi di valore aggiunto diretto, che, grazie alle relazioni costruite con il resto dell’economia, salgono a 225 miliardi, pari all’11,4% del valore aggiunto prodotto dall’intera economia, in crescita del 3,8% (contro il +2,1% del dato nazionale). E’ quanto emerge dal “Focus On ‘Blue Economy e Nautica'” realizzato dall’ufficio studi di Sace, in occasione del Salone Nautico di Genova al via il primo ottobre. Dall’analisi emerge come il Mezzogiorno rappresenti una componente centrale dell’economia del mare: con circa il 34% del valore aggiunto nazionale della Blue Economy e quasi il 40% dell’occupazione, il Mezzogiorno conferma il potenziale del mare come leva di sviluppo economico e sociale nelle aree costiere. Il rapporto evidenzia anche come le filiere siano il principale moltiplicatore della capacità del mare di generare valore: ogni euro prodotto dalla Blue Economy ne attiva 1,8 nel resto dell’economia nazionale, attraverso una rete che coinvolge manifattura, costruzioni, energia, servizi digitali, formazione, ricerca, finanza e consulenza. La movimentazione di merci e passeggeri e la cantieristica presentano i moltiplicatori più elevati, rispettivamente pari a 2,7 e 2,4.

In questo contesto la nautica italiana attraversa una fase di forte espansione internazionale, si legge nell’analisi: nel 2025 l’export di imbarcazioni ha superato per la prima volta i 10 miliardi, con una crescita del 40% sul 2024, sostenuta da tutti i principali segmenti. La competitività futura dei grandi cantieri navali dipenderà dalla capacità di rafforzare l’ecosistema di filiera, osserva l’analisi: la crescente complessità delle commesse rende essenziali il coordinamento tra grandi cantieri e fornitori, la solidità delle supply chain, le competenze specialistiche e gli investimenti in digitalizzazione, sostenibilità e innovazione.

Porto di Savona: firmato l’Accordo di sviluppo per l’utilizzo dell’idrogeno

È stato firmato oggi, presso la Sala multifunzionale del Palacrociere di Savona, l’Accordo di sviluppo per l’utilizzo dell’idrogeno nel Porto di Savona. Un protocollo che punta a portare l’idrogeno verde dalla fase degli studi a quella della sperimentazione operativa in un contesto portuale reale. Hanno sottoscritto l’Accordo l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale, rappresentata dal Presidente Matteo Paroli, Edison (ing. Fabrizio Mattana), ALIS (dott. Antonio Errigo), FS Logistix (dott.ssa Sabrina De Filippis) e Assocostieri, l’associazione nazionale della logistica energetica, rappresentata dal Direttore Generale Dario Soria. Alla cerimonia ha preso parte anche il Viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Edoardo Rixi. Nel suo intervento, il Direttore Generale di Assocostieri Dario Soria ha sottolineato come l’iniziativa unisca le due radici dell’associazione, logistica ed energia, in un porto che rappresenta «il luogo dove l’energia e la logistica smettono di essere due mondi separati e diventano lo stesso lavoro». Un modello, ha spiegato Soria, coerente con la visione di un porto hub energetico multicommodity, capace di produrre energia rinnovabile e distribuire al contempo combustibili decarbonizzati. Soria ha ricordato che Assocostieri rappresenta da oltre quarant’anni chi gestisce ogni giorno la logistica energetica – depositi costieri, bunkeraggio marittimo, produttori di biocarburanti, infrastrutture GPL, terminali di rigassificazione – e ha richiamato un principio guida dell’associazione: «un vettore non arriva da solo. Arriva attraverso infrastrutture, stoccaggi, movimentazione, procedure di sicurezza, autorizzazioni. Se non c’è tutto questo, resta una buona idea». Il Direttore Generale ha evidenziato il metodo scelto dall’Accordo, che parte dalla domanda e non dalla tecnologia: prima di dimensionare gli impianti di produzione e distribuzione, il protocollo chiede di individuare chi utilizzerà l’idrogeno, dove e in quali quantità, a terra come in mare, per poi definire in modo coerente configurazione degli impianti, vincoli e percorsi autorizzativi.

Soria ha inoltre ribadito il principio di neutralità tecnologica sostenuto da Assocostieri in ogni sede: l’idrogeno non è l’unica risposta alla transizione del comparto marittimo e portuale, ma una parte di un mix di soluzioni che comprende anche GNL e bioGNL, biocarburanti ed elettrificazione delle banchine, nel quadro degli obiettivi fissati da FuelEU Maritime e dall’estensione dell’ETS al trasporto marittimo. In questa prospettiva, ha aggiunto, le infrastrutture e le competenze costruite in decenni dagli associati – depositi, terminali, pontili, reti di distribuzione, cultura della sicurezza – non sono «una vecchia eredità da archiviare», ma la piattaforma su cui innestare i nuovi vettori energetici. Al tavolo di lavoro, Assocostieri metterà a disposizione la propria esperienza sulla sicurezza degli impianti soggetti alla disciplina Seveso, la conoscenza delle procedure autorizzative maturata nel confronto quotidiano con Ministeri, Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, Vigili del Fuoco e Capitanerie di Porto, e il contributo dei propri associati, con ogni probabilità tra i primi utilizzatori e fornitori di una futura filiera dell’idrogeno in porto. Soria ha infine sottolineato la necessità del costante supporto del Governo affinché il quadro di sviluppo strategico del vettore resti chiaro e stabile, ringraziando per la presenza il Viceministro Rixi. L’Accordo ha un orizzonte fino alla fine del 2027: l’obiettivo, ha concluso il Direttore Generale, non è solo verificare se l’idrogeno funziona a Savona, ma costruire un modello replicabile in altri porti italiani, valorizzando le infrastrutture e le competenze già esistenti.

Firmato accordo di collaborazione tra Lega Navale Italiana e Capitanerie di Porto – Guardia Costiera

Diffondere la cultura del mare, promuovere la sicurezza della navigazione e sviluppare attività di formazione e sensibilizzazione rivolte in particolare ai giovani. Sono questi alcuni degli obiettivi del protocollo d’intesa, di durata triennale, sottoscritto oggi a Roma tra Lega Navale Italiana e Capitanerie di Porto – Guardia Costiera, rispettivamente rappresentate dal Presidente, Ammiraglio di Squadra (r) Donato Marzano, e dal Comandante Generale, Ammiraglio Ispettore Capo Sergio Liardo. L’intesa, oltre a consolidare la collaborazione tra le due Istituzioni, pone al centro la formazione nautica, la sicurezza della navigazione, la protezione dell’ambiente e l’educazione ai valori della legalità. La collaborazione si svilupperà attraverso iniziative nelle scuole, nelle strutture periferiche della LNI e sui territori, con attività di educazione ambientale ed educazione civica marittima, incontri dedicati alla sicurezza e azioni comuni per sensibilizzare cittadini e diportisti sui comportamenti corretti da adottare in acqua. Sono previste anche attività di protezione dell’ambiente marino e delle acque interne, iniziative sportive e sociali e occasioni formative per i giovani, comprese uscite a bordo delle unità navali della Guardia Costiera. Sul fronte della sicurezza, Lega Navale Italiana e Guardia Costiera lavoreranno alla definizione di linee di indirizzo per l’eventuale concorso dei soci e delle imbarcazioni LNI nelle operazioni di soccorso coordinate dall’Autorità marittima. Il Protocollo prevede anche iniziative congiunte in occasione della “Giornata del Mare” e della “Giornata della sicurezza del mare”, con l’obiettivo di promuovere la conoscenza delle regole e una più diffusa cultura della prevenzione.

L’accordo, inoltre, rafforza la collaborazione sulla campagna della Lega Navale Italiana “Eliche responsabili”, volta a promuovere una navigazione da diporto più sicura e prevenire gli incidenti a danno di subacquei e bagnanti. Lega Navale, Capitanerie di Porto, FIPSAS e associazioni del mondo della subacquea collaboreranno con iniziative territoriali sulla formazione e la sensibilizzazione sulle regole del diporto sicuro e sostenibile. Particolare attenzione, infine, sarà riservata alla campagna “Mare di Legalità”. La Guardia Costiera supporterà le iniziative organizzate sul territorio e l’attività delle “barche della legalità”: imbarcazioni confiscate alla criminalità organizzata e affidate dallo Stato alla Lega Navale Italiana, per progetti di pubblico interesse in ambito culturale, sociale, sportivo e ambientale, anche attraverso la disponibilità di ormeggi temporanei presso le proprie strutture.

“La sicurezza in mare si costruisce prima di tutto attraverso la prevenzione, la formazione e la diffusione di comportamenti responsabili. Questo accordo con le Capitanerie di Porto Guardia Costiera rafforza un lavoro comune che parte dai giovani e dai territori e che deve contribuire a prevenire gli incidenti, accrescendo la consapevolezza di chi naviga e di chi vive il mare e le acque interne. Accanto alla sicurezza c’è poi un altro impegno che consideriamo fondamentale: promuovere la legalità e proteggere l’ambiente marino. Progetti come ‘Mare di Legalità’ ed ‘Eliche responsabili’ traducono questi principi in azioni concrete. Proteggere il mare significa renderlo più sicuro, più rispettato e vissuto con maggiore responsabilità da tutti”, ha dichiarato l’Ammiraglio di Squadra (r) Donato Marzano, Presidente della Lega Navale Italiana. “Il protocollo siglato con Lega Navale Italiana – ha dichiarato l’Ammiraglio Sergio Liardo, Comandante Generale della Guardia Costiera – costituisce un tassello importante per l’attività di formazione e diffusione in ambito nautico e marinaresco, di quelle che sono le regole basilari e le buone pratiche, necessarie per prevenire incidenti in mare e per consentire alle future generazioni di poter fruire di una risorsa preziosa quale è il mare. Il tutto a fianco della Lega Navale italiana, sodalizio dalle nobili origini e con una consolidata tradizione marinaresca”.

Innovazione: nei Competence center da fondi Pnrr attivati progetti per 320 mln

Con i 180 milioni di euro di fondi Pnrr ottenuti dalle imprese sono stati attivati presso gli otto Competence Center presenti in Italia progetti e servizi per 320 milioni di euro, per un effetto leva pari a 1,8 euro per ogni euro pubblico speso. I competence center (Cim4.0 di Torino, Made di Milano, Bi-Rex di Bologna, Artes4.0 di Pontedera, Smact del Triveneto, MedItech di Napoli, Start4.0 di Genova, Cyber4.0 di Roma) sono centri frutto di un partenariato pubblico-privato che fanno orientamento e formazione alle aziende sull’innovazione e le supportano in nuovi progetti. L’ammontare di 180 milioni comprende 114 milioni per bandi su progetti di ricerca, sviluppo e innovazione e 66 milioni in contributi per servizi diretti di orientamento, formazione e innovazione. L’indagine effettuata da Universita’ di Padova con il Cnr, attraverso interviste e questionari, ha evidenziato inoltre che sono stati realizzati 4.700 servizi di orientamento, formazione e innovazione (l’84% a pmi) mentre 733 sono state le imprese beneficiarie dei bandi per la ricerca e l’innovazione. Circa 57mila sono state le persone formate in 1460 percorsi mentre 1550 gli eventi gratuiti di orientamento destinati a 40mila imprese. Secondo l’indagine, il giudizio da parte delle imprese sui competence center e’ positivo e la quasi totalita’ potrebbe tornare a rivolgersi ai centri nei prossimi tre anni. Il 70% delle imprese ha continuato ad alzare in autonomia il livello di maturita’ tecnologica raggiunto con il centro.

L’aeroporto è anche un luogo di formazione: accordo tra Enac Servizi e Sapienza per i tirocini curriculari

Enac Servizi e l’Università degli Studi di Roma “Sapienza” hanno sottoscritto una convenzione quadro della durata di tre anni per l’attivazione di tirocini curriculari presso le strutture di Enac Servizi. L’accordo riguarda gli studenti dei corsi di laurea, laurea magistrale, dottorato di ricerca, scuole di specializzazione non mediche e master e consente di integrare il percorso universitario con un’esperienza formativa all’interno di un contesto aeroportuale. «Il rapporto tra università e sistema aeroportuale consente di affiancare alla formazione accademica la conoscenza diretta di un settore complesso e in evoluzione – dichiara l’Amministratore Unico di Enac Servizi, Marco Trombetti -. Gli aeroporti territoriali sono da sempre anche luoghi nei quali si formano i piloti del futuro e possono avere un ruolo strategico di fronte al crescente fabbisogno di professionalità dell’aviazione civile. L’ICAO ha stimato nel 2018 un fabbisogno di 790.000 piloti aggiuntivi entro il 2037, mentre Eurocontrol, a fine 2024, ha previsto una crescita del traffico aereo europeo al 2050 compresa tra il 20% e il 78%, a seconda dello scenario. Uno sviluppo di questa portata richiede nuove competenze: nel nuovo modello di gestione promosso da Enac Servizi gli aeroporti territoriali diventeranno gradualmente luoghi strategici per formare le nuove generazioni verso le professioni aeronautiche».

Il tirocinio curriculare, secondo quanto previsto dalla convenzione, è parte del percorso di studi e contribuisce al processo di apprendimento e formazione prima del conseguimento del titolo. I programmi concordati tra le parti, con la durata massima di 12 mesi, sono finalizzati all’acquisizione nella pratica della conoscenza di realtà economiche e produttive, mettendo in relazione la preparazione accademica con l’esperienza diretta. In questo quadro, l’aeroporto territoriale rappresenta un luogo di formazione e di confronto professionale. Entrare nelle strutture che compongono il sistema aeroportuale consente infatti agli studenti di conoscere direttamente attività, organizzazioni e professionalità diverse, osservando nella pratica la complessità di un ambiente nel quale convergono competenze e funzioni differenti.

Materie prime critiche, servono nuove competenze, partnership e iter più snelli

Si è tenuto ieri mattina, nella cornice del Salone degli Arazzi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy il Terzo Simposio Nazionale dell’Osservatorio Italiano Materie Prime Critiche Energia (OIMCE), l’iniziativa permanente sui Critical Raw Materials promossa da WEC Italia e Assorisorse. L’incontro, organizzato con il supporto di Edison ed Enel Foundation, ha visto la partecipazione del Ministro Adolfo Urso, insieme a rappresentanti di istituzioni, imprese, università e mondo della ricerca, per fare il punto sulle condizioni necessarie a rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti, la competitività e la sostenibilità delle filiere energetiche industriali italiane. A impreziosire i dibattiti la partecipazione di Ambasciate e delegazioni estere, che hanno sottolineato l’importanza delle partnership strategiche per il nostro Paese.

Nel suo discorso introduttivo il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha sottolineato: “Ci siamo impegnati in Europa fin dall’inizio della legislatura, con l’obiettivo di ridurre la dipendenza dall’estero e garantire l’autonomia strategica di tutto il continente, nella consapevolezza che l’Italia possa diventare il polo d’avanguardia per il riciclo delle materie prime critiche. In questo quadro, presenteremo nei prossimi giorni la candidatura italiana per ospitare il primo sito strategico di stoccaggio di materie prime critiche nell’ambito del bando aperto dalla Commissione europea. Siamo convinti che il Veneto, con Porto Marghera, può rappresentare una naturale porta d’accesso ai mercati europei e un hub strategico per la sicurezza degli approvvigionamenti. Attorno a questo progetto potranno inoltre svilupparsi nuovi investimenti industriali nel riciclo e nella trasformazione delle materie prime critiche, coinvolgendo anche l’Interporto Quadrante Europa, i porti di Trieste e Ravenna e la miniera di Tassullo, in Val di Non, per avere l’integrazione tra porti, logistica, industria e risorse minerarie. È nostra intenzione continuare a lavorare su questo fronte anche nell’ultima parte della legislatura, con il decreto Imprese e, in modo più compiuto, con la prossima Legge di Bilancio, per rendere l’Italia il polo europeo leader nel mondo per il riciclo delle materie prime critiche. Possiamo farlo e sappiamo di avere imprese capaci di raccogliere questa sfida”.

Francesca Zarri, Presidente di Assorisorse, ha ribadito la necessità di guardare alle materie prime critiche in una prospettiva che abbracci l’intera filiera, dagli approvvigionamenti alla trasformazione, fino alle tecnologie, alle competenze e al recupero delle risorse: “OIMCE ci permette di guardare alle materie prime critiche non come a una singola questione di approvvigionamento, ma come a una sfida che coinvolge l’intera filiera: risorse, trasformazione, tecnologie, competenze, recupero e riciclo. È questa la prospettiva che Assorisorse porta nel lavoro dell’Osservatorio, mettendo in relazione imprese e competenze industriali diverse. La sfida ora è trasformare questa conoscenza in capacità concreta, sviluppando filiere più resilienti e valorizzando il ruolo che l’Italia può svolgere nel sistema europeo e mediterraneo”.

Per Marco Margheri, Presidente WEC Italia, “Il lavoro che stiamo portando avanti con Assorisorse ha tre dimensioni fondamentali. La prima è contribuire al percorso avviato dal MIMIT, con MASE, MAECI e gli altri Ministeri coinvolti, per costruire una visione strategica per l’Italia, che storicamente non è un Paese ricco di materie prime, e per le catene del valore essenziali alla nostra capacità manifatturiera e alla nostra proiezione futura. La seconda riguarda più da vicino l’energia e la necessità di un approccio strategico ai minerali critici. Abbiamo parlato di molteplicità e addizione energetica: dobbiamo evitare che una dipendenza si trasformi in un’altra, generando nuovi colli di bottiglia. La terza dimensione è quella delle relazioni internazionali e delle partnership.

L’Italia ha un’opportunità importante nei rapporti con Stati Uniti, Canada, Regno Unito e Québec, così come nella proiezione verso l’America Latina e verso l’Africa, nello spirito che il governo ha adottato con il Piano Mattei. In questo quadro, è stato uno sviluppo importantissimo anche la partecipazione italiana a Pax Silica, insieme agli Stati Uniti e a un’ampia rete di Paesi, con l’obiettivo di costruire alternative alle catene del valore esistenti e ridurre il rischio che la loro concentrazione diventi una leva geopolitica. Quello di OIMCE vuole essere un percorso di merito, basato su dati, realtà industriali e costruzione di competenze, ma anche di partecipazione, secondo l’approccio di dialogo multi-stakeholder e multi-energy proprio del World Energy Council”.

La discussione, moderata da Michele Vitiello, Segretario Generale del WEC Italia, è proseguita con uno sguardo alla dimensione internazionale e alle partnership strategiche, con gli interventi di rappresentanti del MIMIT (Francesco Tenuta), del MASE (Nunzia Bernardo), di CDP (Roberto Ferrante) e delle Ambasciate di Stati Uniti (Stephen Anderson), Regno Unito (Clare James) e Canada (Marie Gagné), oltre alla Delegazione del Québec in Italia (Laurence Fouquette-L’Anglais).

A seguire la tavola rotonda sui risultati dei Gruppi di Lavoro OIMCE, guidata da Giuseppe Montesano (Professional Fellow WEC Italia e Coordinatore dell’Osservatorio), con la partecipazione di Mariachiara Zanetti (Politecnico di Torino), Fernanda Panvini (Enel Foundation), Irene Pellucchi e Carlo Carincola (Erion), Francesco Vegliò (Università dell’Aquila/AIDIC) e Filippo Del Grosso (FEEM/Assorisorse), e il dibattito con i membri del network OIMCE, aperto da Alberto Pasanisi (Edison), Omar Perego (RSE) e Luca Farina (VSF).

Il lavoro di approfondimento dei Working Group si concentra sui principali nodi della filiera: fabbisogni nazionali al 2030-2040; competenze e formazione; recupero e riciclo; disponibilità delle risorse e trattamento delle matrici complesse e dei siti dismessi o in declino; prospettive per le risorse secondarie, i siti minerari e le filiere strategiche per l’industria italiana.

A sintetizzare il lavoro svolto e le prossime direttrici dell’Osservatorio è stato lo stesso Giuseppe Montesano: “Oggi abbiamo presentato i risultati dei gruppi di lavoro di OIMCE che hanno approfondito temi selezionati dal Comitato Scientifico per coprire elementi chiave delle strategie sulle materie prime critiche per l’energia: determinazione dei fabbisogni, competenze, incremento della disponibilità delle risorse. I gruppi hanno seguito un approccio pragmatico, formulando raccomandazioni e proposte concrete per migliorare la sicurezza degli approvvigionamenti nel contesto italiano. Temi nuovi vanno affrontati in maniera innovativa, a partire dalla formazione di competenze, passando per la scelta e la messa a punto dei processi industriali e senza dimenticare la regolamentazione incentivante e lo snellimento del permitting”.

L’Osservatorio, aperto all’adesione dei soggetti interessati all’approfondimento sui temi CRM, si pone quindi come interlocutore a supporto delle istituzioni per lo sviluppo di proposte concrete volte a rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti, la resilienza delle filiere e la competitività dell’industria italiana.

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