LA GIORNATA
Energia, Fitto: sì ai fondi Coesione. Ma le Regioni Ue: non sono un bancomat
- Ance: la lettera di Fitto è una prima risposta. Nelle costruzioni prezzi materiali più che raddoppiati
- Bce, in aprile ‘dilemma’ sui tassi, giusto aspettare giugno
- L’Agenzia del Demanio aumenta i servizi sulla Piattaforma digitale nazionale dati
IN SINTESI
Per affrontare le conseguenze del caro energia gli Stati membri possono utilizzare i fondi di Coesione e quelli del Just Transition Fund. A prospettarlo è il vicepresidente esecutivo della Commissione con delega alla Coesione, Raffaele Fitto, in una lettera inviata ai ministri competenti dei 27. “Sono fermamente convinto che il Fondo europeo di sviluppo regionale, il Fondo di coesione e il Fondo per una transizione giusta possano fornire un sostegno fondamentale per affrontare le sfide derivanti dai recenti sviluppi geopolitici”, scrive Fitto nella missiva. La Commissione è pronta a fornirvi il suo pieno sostegno per garantire che il Just Transition Fund apporti tutti i benefici possibili alla transizione equa, nonché a sfruttare appieno il potenziale dei fondi della politica di coesione per affrontare le sfide delineate nella comunicazione AccelerateEu” e per creare soluzioni per il settore dei fertilizzanti e le attività correlate con l’aiuto della politica di coesione, tenendo conto anche delle opportunità offerte agli Stati membri, in particolare, ma non solo, per i fertilizzanti, attraverso il “Quadro temporaneo per gli aiuti di Stato relativo alla crisi in Medio Oriente” recentemente adottato dalla Commissione Per raggiungere questo obiettivo, siamo pronti a discutere e a prendere in considerazione con voi tutte le vostre proposte. Potete anche includere ulteriori revisioni degli attuali programmi della politica di coesione, e vi assicuro che, con il coinvolgimento dei nostri rispettivi team, le esamineremo insieme a voi in modo collaborativo e rapido”, scrive Fitto nel testo della lettera.
“La crisi energetica colpisce i nostri cittadini e le nostre imprese. Ho scritto oggi ai Ministri responsabili della politica di coesione per chiedere di utilizzare con urgenza tutti gli strumenti disponibili: l’Unione europea ha le risorse per rispondere, e dobbiamo mobilitarle adesso. A breve invierò una lettera analoga anche alle Regioni”. Lo scrive in un post sui social il vicepresidente esecutivo della Commissione Ue Raffaele Fitto. “L’Unione europea mette a disposizione degli Stati membri e regioni tre fondi d per affrontare le sfide della transizione e della crisi energetica: Il Fondo europeo di sviluppo regionale; il Fondo di coesione; il Fondo per una transizione giusta. Per accelerare l’utilizzo di queste risorse, gli Stati membri e Regioni possono agire su più fronti: creare nuovi strumenti finanziari per anticipare i pagamenti e adottare tutti gli adeguamenti programmatici necessari. La revisione intermedia della politica di coesione ha già dimostrato che questa politica sa rispondere alle priorità strategiche dell’Ue. Con la riprogrammazione di 34,6 miliardi di euro su competitività, difesa, edilizia, acqua ed energia, abbiamo dimostrato che è possibile agire con flessibilità e rapidità. Ora apriamo ad un esercizio analogo, concentrato sull’energia”, scrive Fitto. Ma alla proposta di Fitto arriva l’altolà delle Regioni Ue. “La crisi energetica è reale. La soluzione proposta non lo è. Indicare i fondi di coesione come bancomat di emergenza, ancora una volta, trasforma la politica di investimento in un’aspirina politica: sollievo temporaneo, sottoinvestimento cronico… La parte migliore? Questi fondi sono già stati impegnati”, scrive su X la presidente del Comitato europeo delle Regioni, Kata Tutto. “La politica di coesione ha contribuito in modo determinante alla resilienza e alla sostenibilità energetica dell’Ue” permettendo “alle regioni di migliorare il proprio mix energetico e la propria efficienza”, aggiunge Tutto, chiudendo ironicamente con “la transizione giusta riposi in pace”.
Intervenendo a Milano a ‘L’Italia del Pnrr, creare il modello, fare sistema, orientare il futuro’., Fitto ha detto che sul tema dell’energia “non c’è nessuna scadenza”, ma un “dialogo aperto” all’interno della Commissione Ue. “La commissione – spiega – sta lavorando in 3 direzioni, come la presidente von der Leyen ha già indicato, e la prima è quella di verificare la possibilità di rimodulare le risorse della politica di coesione anche per l’utilizzo diretto sull’energia”. “Su questo – sottolinea – stiamo lavorando così come abbiamo già fatto con la revisione precedente”. “Sulla coesione – prosegue Fitto – per quanto mi compete, essendo una delega mia diretta, noi stiamo lavorando per poter avviare nelle prossime ore questo dialogo con i governi, per verificare come poter riorientare le risorse destinate”. “Sono programmi decisi nel 2022 – spiega Fitto – stabiliti sulla base dei dati economici del 2019-2021, ma il mondo cambia, come sappiamo, molto rapidamente e quindi diamo l’opportunità di adeguare ancora una volta i programmi a queste nuove esigenze. Il tema dello scostamento – precisa – è più complesso e non mi risulta esserci una scadenza”. “C’è un dialogo e un’interlocuzione – afferma – e io mi auguro che si possano trovare le soluzioni per definire positivamente questo aspetto”.
Energia, Ance: la lettera di Fitto è una prima risposta. Nelle costruzioni prezzi materiali più che raddoppiati
“Accogliamo positivamente la lettera inviata agli Stati membri dal Vicepresidente esecutivo della Commissione europea, Raffaele Fitto, che costituisce una prima risposta fondamentale per dare supporto alle imprese e ai cittadini europei maggiormente colpiti dalla crisi energetica, come in Italia. Ora occorre usare i fondi disponibili per ridare fiato alle imprese di costruzione che stanno portando avanti con responsabilità i cantieri in un quadro finanziario già difficile. È, infatti, dalla guerra in Ucraina che le imprese aspettano ancora i ristori per l’aumento del costo dell’energia e dei materiali”, commenta la Presidente dell’Ance, Federica Brancaccio. “Con lo scoppio della guerra nel Golfo i prezzi dei materiali da costruzione stanno subendo aumenti vertiginosi, a cominciare dal bitume che da febbraio ad aprile è cresciuto del 55% ma anche i materiali plastici che sono più che raddoppiati (polietilene +111,5%, polipropilene +104,4). In aggiunta negli ultimi mesi sono aumentati i ritardi di pagamento della Pa che stanno compromettendo la fase finale del Pnrr”, sottolinea la Presidente dei costruttori. “Il protrarsi del conflitto, purtroppo, sta minando la sostenibilità finanziaria di tanti lavori con il rischio di fermo dei cantieri e di rallentamento dell’economia. Pericolo che dobbiamo scongiurare con tutte le forze intervenendo con urgenza”, conclude Brancaccio.
‘Italia del Pnrr, ‘sfida affrontata nel migliore dei modi’ Foti: “Entro giugno rendiconteremo all’Ue 70 obiettivi su 159”
Il Pnrr è stato per l’Italia una “sfida non facile”, gestita però “nel migliore dei modi”. Ad affermarlo è stato il ministro per gli Affari Europei Tommaso Foti nel secondo e ultimo giorno del convegno ‘L’Italia del Pnrr’ al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano. “Non possiamo dimenticare che il Pnrr è stato approvato nel 2021, ma nel 2022 l’invasione della Russia sull’Ucraina ha provocato rimbalzi notevoli anche sotto il profilo del costo delle materie prime, e quindi molte aziende che avevano partecipato o stavano partecipando agli appalti, hanno dovuto desistere. Si è dovuto ricucire un piano e l’abbiamo fatto nel migliore dei modi attraverso due sostanziali riprogrammazioni”, con risultati che “si vedranno nei prossimi anni”. Foti si è soffermato sulla prossima tappa.”Stiamo preparando la decima rata e probabilmente entro giugno, primo limite entro il quale rendicontare i 159 obiettivi all’Unione Europea, ne rendiconteremo più di 70. Entro agosto ci sarà la rendicontazione della differenza degli obiettivi”, con una spesa certificata al 30 aprile di circa 120 miliardi di euro, più altri 24 di strumenti finanziari. Fondi che “consentiranno il raggiungimento e la conclusione di alcuni programmi strategici oltre il 30 agosto del 2026”.
Il ministro della pubblica istruzione Paolo Zangrillo parla di “straordinaria opportunità che abbiamo saputo cogliere”, con risorse per “dare forza e velocità al processo di modernizzazione della nostra pubblica amministrazione”, tra cui la semplificazione di “500 procedure amministrative”. Per il ministro della Salute Orazio Schillaci i “circa 15 miliardi ” messi a disposizione dal Pnrr hanno garantito “una sanità più moderna e più vicina ai cittadini”. La ministra del Lavoro Marina Calderone sottolinea invece la “grande sfida” di dover prendere in carico “3 milioni di persone e gestire almeno 800mila percorsi formativi”. “I numeri – conclude – ci dicono che i risultati sono stati ampiamente raggiunti”. “I dati Pnrr per il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali rappresentano certamente un momento di soddisfazione, perché con anticipo abbiamo raggiunto tutti gli obiettivi sul programma. Per noi era una grande sfida, perché voleva dire prendere in carico 3 milioni di persone e gestire almeno 800.000 percorsi formativi e i numeri ci dicono che i risultati sono stati ampiamente raggiunti”, ha detto Marina Calderone, ministro del Lavoro e delle Politiche sociali.
“Quando parliamo di numeri – ha aggiunto – dobbiamo parlare di persone persone che sono state prese in carico, hanno ricevuto attività di formativa di reskilling e upskilling, e hanno ovviamente avuto la possibilità di valorizzare questi percorsi formativi venendo accompagnati al lavoro. I risultati ci dicono che il mercato del lavoro in Italia è dinamico, che ci sono buone prospettive lavorative e che è importante certamente investire sulla formazione e sulla formazione che accompagni al lavoro, e che quindi tenga conto di quelle che sono anche le grandi transizioni che in questo momento attraversano il mercato del lavoro italiano, prima di tutto alla transizione digitale”.
Bce, in aprile ‘dilemma’ sui tassi, giusto aspettare giugno
Nella riunione della Bce di aprile, conclusa con la decisione unanime di non alzare i tassi, lo shock energetico ha “posto un dilemma di politica monetaria”: “per mantenere la stabilità dei prezzi potrebbe servire una stretta”, ma “ciò peggiorerebbe l’impatto negativo dello shock energetico sulla crescita”. Lo si legge nelle minute della Bce. I governatori hanno ritenuto che “guardare oltre” lo shock inflazionistico non fosse più appropriato, ma che fosse giusto “tenere i tassi stabili assieme a una comunicazione che sottolinei la prontezza ad agire come necessario” rimandando così la decisione alla riunione di giugno.
Usa, rivisto al ribasso pil Usa nel primo trimestre, a +1,6%, inflazione al 3,8% annuo
Il pil americano, nel primo trimestre, è cresciuto meno del previsto, segnando un +1,6% rispetto al +2% inizialmente stimato In linea con le attese l’inflazione che sale sale al 3,8% tendenziale in maggio. L’inflazione americana misurata dall’indice Pce, il personal consumption expenditure che la Fed Usa come uno dei principali indicatori delle pressioni sui prezzi. è salita in maggio dello 0,4% rispetto ad aprile, sotto le attese degli analisti che scommettevano su +0,5%. L’indice core, al netto di energia e alimentari è salito dello 0,2% rispetto al mese scorso e del 3,3% su base annua.
Istat, a maggio migliora fiducia consumatori, cala quella delle imprese
A maggio il clima di fiducia dei consumatori migliora, passando da 90,8 a 93,4, mentre cala la fiducia delle imprese: l’indicatore composito del clima di fiducia delle imprese infatti è stimato in diminuzione da 95,1 a 94,1. E’ quanto emerge dalle stime dell’Istat, che osserva come il “miglioramento della fiducia dei consumatori è comunque sotto i livelli registrati nei primi due mesi dell’anno”. Con riferimento alle imprese, il clima di fiducia cala sia nei servizi di mercato sia nelle costruzioni (da 98,9 a 96,8 e da 100,8 a 99,4) e rimane stabile nella manifattura (a 87,9); migliora nel commercio al dettaglio (da 100,8 a 101,0). (ANSA)Tra i consumatori, si evidenzia un miglioramento delle opinioni sulla situazione economica personale e delle aspettative sulla situazione economica generale: sia il clima economico sia quello futuro aumentano (da 82,7 a 86,2 e da 82,5 a 87,2, rispettivamente), il clima personale sale da 93,8 a 96,0 e il clima corrente passa da 96,9 a 98,0. “Tutte le variabili che entrano nel calcolo del clima di fiducia dei consumatori – osserva l’Istat – presentano sviluppi positivi, ad eccezione dei giudizi sulla situazione economica generale e delle opinioni sull’opportunità di risparmi nella fase attuale”. Quanto alle componenti degli indici di fiducia delle imprese, nella manifattura migliorano i giudizi sugli ordini, mentre le attese sulla produzione rimangono sostanzialmente invariate, in presenza di un accumulo di scorte. Nelle costruzioni entrambe le variabili subiscono un calo. Passando al settore dei servizi di mercato, si evidenzia un diffuso peggioramento di tutte le componenti. Nel commercio al dettaglio, l’aumento della fiducia è dovuto essenzialmente al miglioramento dei giudizi sulle vendite e ad una diminuzione delle scorte di magazzino. Le attese sulle vendite, tuttavia, peggiorano.
Istat, ad aprile prezzi produzione industria +6,8%/anno, + 0,3% mese
Ad aprile i prezzi alla produzione dell’industria aumentano dello 0,3% su base mensile e del 6,8% su base annua (era +4,2% a marzo). Lo comunica l’Istatsottolineando che “L’accelerazione della crescita su base annua riflette principalmente l’andamento dei prezzi dei prodotti energetici, la cui crescita tendenziale si amplia a causa dell’effetto statistico derivante dal confronto con aprile 2025, quando si rilevarono ampi ribassi dei prezzi del comparto”. Sul mercato interno i prezzi sono pressoché stazionari su base mensile (+0,1%) e crescono dell’8,8% su base annua (da +5,4% del mese precedente). Al netto del comparto energetico, i prezzi registrano un aumento congiunturale dello 0,6% e una crescita tendenziale del 2,0% (da +1,5% di marzo). Sul mercato estero, i prezzi aumentano dello 0,6% su base mensile (+0,9% area euro, +0,3% area non euro) e dell’1,7% su base annua (+2,1% area euro, +1,5% area non euro). Nel trimestre febbraio-aprile 2026, rispetto al precedente, i prezzi alla produzione dell’industria crescono del 3,4% (+4,3% mercato interno, +1,1% mercato estero. Ad aprile, fra le attività manifatturiere, l’incremento tendenziale maggiore sul mercato interno riguarda coke e prodotti petroliferi raffinati (+79,1%); seguono prodotti chimici e metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti (per entrambi +5,6%). Sul mercato estero, gli aumenti su base annua più marcati si registrano per coke e prodotti petroliferi raffinati (+32,2% area non euro), altre industrie manifatturiere, riparazione e installazione di macchine e apparecchiature (+6,2% area euro, +11,6% area non euro) e mezzi di trasporto (+4,8% area euro). Sul mercato interno, la crescita tendenziale dei prezzi della fornitura di energia elettrica e gas è in accelerazione (+10,3%, da +6,6% di marzo).
Istat, ad aprile prezzi costruzioni +1,1 mese, + 2,5% anno
Ad aprile i prezzi alla produzione delle costruzioni per edifici residenziali e non residenziali crescono dell’1,1% su base mensile e del 2,5% su base annua (da +1,8% di marzo 2026); quelli di strade e ferrovie aumentano dell’1,6% in termini congiunturali e del 4,7% in termini tendenziali (era +3,0% a marzo 2026). Nel trimestre febbraio-aprile 2026, rispetto al precedente, i prezzi di edifici residenziali e non residenziali crescono dell’1,4%, quelli di Strade e ferrovie del 3,0%. Lo comunica l’Istat. “Per le costruzioni – spiega l’Istituto Nazionale di Statistica – l’aumento congiunturale dei prezzi è dovuto soprattutto ai rialzi dei costi dei materiali e dei carburanti. Su base annua, i prezzi accelerano la propria crescita, che risulta più sostenuta per le strade”.
Appalti, dal Mit linee guida per regole più chiare su revisione prezzi in servizi e forniture
Il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha predisposto le Linee guida per l’applicazione delle clausole di revisione prezzi negli appalti di servizi e forniture, con l’obiettivo di garantire criteri uniformi alle stazioni appaltanti e assicurare una gestione più chiara ed equilibrata dei contratti pubblici di durata. Il documento dà piena attuazione a quanto previsto dal Codice dei contratti pubblici, senza introdurre nuovi oneri per la finanza pubblica né automatismi nell’aumento della spesa, ma fornendo indicazioni operative utili a ridurre incertezze applicative e contenziosi. Il viceministro alle Infrastrutture e ai Trasporti Edoardo Rixi ha accompagnato l’iter del provvedimento attraverso incontri e tavoli di confronto con i rappresentanti del settore, le amministrazioni e gli operatori coinvolti, con l’obiettivo di costruire regole applicabili, condivise e capaci di garantire maggiore stabilità nei contratti pubblici di servizi e forniture. L’intervento assume particolare rilievo in un comparto strategico per il funzionamento della pubblica amministrazione e per la continuità delle prestazioni ai cittadini, soprattutto nei contratti di lunga durata maggiormente esposti alle variazioni dei costi.
L’Agenzia del Demanio aumenta i servizi sulla Piattaforma digitale nazionale dati
L’Agenzia del Demanio arricchisce la propria offerta di servizi digitali sulla Piattaforma Digitale Nazionale Dati (PDND), l’infrastruttura promossa dal Dipartimento per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio dei ministri e gestita daPagoPA S.p.A., che consente alle pubbliche amministrazioni di condividere informazioni in modo sicuro, veloce e trasparente. L’iniziativa rientra nel progetto IMMOBIL.PA, finanziato dal PNRR e ha l’obiettivo di migliorare lo scambio di dati immobiliari tra amministrazioni pubbliche, favorendo decisioni più rapide, una gestione più efficiente dei beni e servizi migliori per cittadini e territori. La definizione di modelli e vocabolari condivisi dedicati al patrimonio immobiliare pubblico favorisce la standardizzazione dei dati e ne agevola il riuso da parte di altre amministrazioni, rafforzando l’interoperabilità dell’intero sistema pubblico. L’Agenzia del Demanio è tra le prime amministrazioni pubbliche a portare i dati del patrimonio immobiliare pubblico oltre il proprio portale degli open data: con questo nuovo rilascio, ai servizi già disponibili su banche dati, locazioni, concessioni, riscossioni e manutenzioni, si aggiungono informazioni su occupazioni, interventi edilizi e, laddove previste, analisi di vulnerabilità sismica. Le amministrazioni possono così accedere in tempo reale a informazioni strutturate e standardizzate sul patrimonio immobiliare gestito dall’Agenzia del Demanio. In particolare, i servizi relativi alle occupazioni consentono di ottenere tramite la PDND informazioni analitiche sugli immobili, inclusi i dati fisici, le certificazioni e consumi energetici, le azioni di razionalizzazione e gli aspetti contrattuali. La disponibilità di queste informazioni contribuisce a rendere più efficiente l’azione amministrativa, migliorando l’erogazione dei servizi ai cittadini e valorizzando il patrimonio informativo pubblico. Il catalogo dei servizi pubblicati è disponibile sul portale api.gov.it. Per consultarli, è possibile applicare il filtro “Agenzia del Demanio” nella sezione dedicata all’ente erogatore. Accanto all’ampliamento dei servizi, l’Agenzia del Demanio ha collaborato con l’ISTAT alla definizione di una specifica ontologia per l’immobile dello Stato, inserita nel Catalogo Nazionale della Semantica dei Dati (schema.gov.it). Oltre all’adozione degli standard del Catalogo, l’Agenzia ha quindi operato attivamente per definire nuovi vocabolari di riferimento, garantendo che l’informazione mantenga un significato univoco e immutabile. L’obiettivo è assicurare che ogni dato sia interpretato correttamente nel proprio contesto, garantendo coerenza semantica e solidità delle basi informative a supporto delle attività di analisi sul patrimonio pubblico. L’Agenzia del Demanio consolida così il proprio ruolo nell’ecosistema nazionale della PDND e nel processo di trasformazione digitale della PA, promuovendo un utilizzo più efficace, integrato e trasparente dei dati, a beneficio delle amministrazioni e dei servizi ai cittadini.
La Piattaforma Digitale Nazionale Dati è l’infrastruttura che abilita lo scambio di informazioni tra pubbliche amministrazioni e, ove previsto, soggetti privati, in modo sicuro, standardizzato e interoperabile. Attraverso la PDND, gli enti possono accedere ai dati necessari all’erogazione dei servizi digitali tramite interfacce applicative, riducendo duplicazioni, richieste ripetute e passaggi manuali. Per le pubbliche amministrazioni questo significa procedure più rapide, meno adempimenti burocratici e maggiore efficienza operativa. I dati sono disponibili in tempo reale, in formato standard e pronti all’uso, consentendo alle strutture di concentrarsi su attività a maggior valore, programmare meglio gli interventi e offrire servizi più tempestivi e di qualità ai cittadini.
Agenzia Entrate-Assilea, in crescita il mercato di negozi, uffici, capannoni. Nel 2025 aumento del 4,9% per un valore totale di 20 miliardi
Trend positivo per il mercato degli immobili non residenziali nel 2025. Secondo i dati contenuti nel ‘Rapporto immobiliare 2026. Immobili a destinazione terziaria, commerciale e produttiva’, realizzato dall’Osservatorio del mercato immobiliare dell’Agenzia delle Entrate con la collaborazione di Assilea, sono più di 77mila gli scambi rilevati nei segmenti uffici, negozi e produttivo (capannoni e industrie), con un rialzo complessivo del 4,9% e con un valore di scambio stimato che supera i 20 miliardi di euro. In particolare, è il settore dei negozi a far registrare l’aumento maggiore sul 2024, +7%. A seguire gli uffici, +3,2%, e il settore produttivo, +1%. Ancora in crescita, in termini di valore, il leasing immobiliare: l’anno scorso sono stati stipulati 2.513 contratti pari a 3,2 miliardi di euro (+5,9%). Più in dettaglio, le compravendite dei negozi sono state circa 3mila unità in più, per un totale che supera le 46mila unità scambiate e un valore di scambio stimato in 8,5 miliardi di euro. L’incremento maggiore (+11%) si registra nelle Isole, a seguire il Nord Est (+9,2%) e il Sud (+7,5%). Segno positivo anche per il Centro (+6,3%) e per il Nord Ovest, dove la crescita è pari al 4,6%. In crescita il dato delle compravendite degli uffici, che riprendono così la dinamica positiva registrata gli scorsi anni ad eccezione della lieve flessione del 2023. Sono state 14.119 le unità scambiate nel 2025, +3,2% rispetto all’anno precedente, per un valore di scambio stimato in 3,7 miliardi di euro. A trainare la crescita sono stati gli aumenti degli scambi al Nord Ovest, +6,4%, al Nord Est, +3,7% e al Centro, +1,1%.
Case Green ed efficienza energetica, Assotermica chiede al Mase un tavolo di confronto
Assotermica, associazione produttori apparecchi e componenti per impianti termici federata ad Anima Confindustria, chiede “l’immediata convocazione, da parte del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, di un tavolo di confronto aperto a tutta la filiera, per lavorare sinergicamente alla definizione di linee guida e traiettorie realistiche per l’implementazione delle direttive europee Epbd IV, anche nota come “Case Green” ed Eed (Energy efficiency directive), volta alla promozione dell’efficienza energetica, al contenimento delle emissioni e alla riduzione della dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili”. Oggi, 29 maggio, scadono i termini per recepire e implementare l’Epbd IV, (Energy Performance of Buildings Directive) sulla neutralità climatica del patrimonio edilizio europeo entro il 2050, ricorda l’associazione in una nota chiedendo al Governo “di farsi portavoce di un recepimento pragmatico e inclusivo della Direttiva, anche sfidando il dogma brussellese della cancellazione degli incentivi alle caldaie”, dichiara il presidente di Assotermica Giuseppe Lorubio. In attesa del lancio della consultazione sul piano di ristrutturazione degli edifici e del decreto legislativo di recepimento, Assotermica lancia un inequivocabile segnale d’allarme sul mercato dei generatori di calore. L’associazione chiede “l’immediato ripristino degli incentivi alle caldaie e altri apparecchi a gas, purché predisposte a funzionare con gas rinnovabili, e ricorda come una recente sentenza del Tar di Bolzano abbia giudicato irricevibile un’impostazione di matrice ideologica, che trascura la realtà del patrimonio edilizio italiano e la situazione socio-economica di famiglie e imprese”. I primi quattro mesi del 2026 hanno registrato un ulteriore calo del mercato delle caldaie (-17% su base annua), con una proiezione a fine anno che, a parità di condizioni, si attesterebbe attorno -14%. Ad oggi, per ogni 25 caldaie a gas rimaste invendute nei magazzini rispetto al 2025, si registra la vendita di un solo sistema di riscaldamento elettrico.
Fondazione Cdp: mezzo milione di euro per la seconda edizione del Premio Innovazione Sociale
Rafforzare la capacità delle comunità di rispondere alle fragilità sociali più diffuse e accompagnare percorsi di cambiamento concreti e misurabili. Con questo obiettivo Fondazione CDP, ente non-profit fondato da Cassa Depositi e Prestiti, lancia la seconda edizione del “Premio Innovazione Sociale”, mettendo a disposizione oltre 500mila euro, rivolti a enti del Terzo Settore, cooperative e imprese sociali che già generano un impatto positivo e duraturo sui territori, attraverso l’utilizzo di nuove tecnologie, dell’intelligenza artificiale e di modelli innovativi di residenzialità. Nel dettaglio, l’iniziativa – realizzata anche grazie alla collaborazione con Intesa Sanpaolo – intende premiare i migliori progetti di inclusione sociale e/o lavorativa che guardano alle categorie fragili, tra cui anziani soli, persone senza dimora, con disabilità e affette da problemi di dipendenza, ma anche vittime di violenza, detenuti o ex-detenuti, migranti, rifugiati politici e giovani NEET. Particolare rilevanza sarà data alle soluzioni che introducono modelli creativi di semplificazione amministrativa e miglioramento di specifiche politiche pubbliche, quale passaggio indispensabile per modificare il sistema e generare valore per il Paese. Le candidature saranno valutate all’interno di tre differenti categorie, definite in base allo stato di avanzamento del progetto: piccola scala o fase pilota, media scala e larga scala. Per ciascuna verranno selezionati un primo e un secondo classificato, per importi pari a 90mila e 45mila euro rispettivamente. Il Premio Innovazione Sociale si avvale anche di un riconoscimento speciale, del valore totale di 90mila euro, sostenuto da Fondazione CDP in collaborazione con Intesa Sanpaolo per il Sociale, struttura del Gruppo Intesa Sanpaolo dedicata al contrasto delle disuguaglianze e delle povertà e alla promozione dell’inclusione sociale. Il“Premio Speciale” sarà assegnato all’iniziativa più innovativa ed efficace nell’applicare strumenti tecnologici e di intelligenza artificiale per favorire l’inclusione sociale e/o lavorativa di soggetti fragili. Per sostenere lo sviluppo dei progetti delle organizzazioni non-profit vincitrici, la Direzione Impact, che opera all’interno della Divisione Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo guidata da Stefano Barrese, metterà a disposizione conti correnti, finanziamenti ad importo massimo di 250mila euro a condizioni dedicate, e la possibilità di usufruire della piattaforma For Funding di raccolta fondi di Intesa Sanpaolo.
Francesca Sofia, Direttore Generale di Fondazione CDP, ha dichiarato: “Con la seconda edizione del Premio Innovazione Sociale vogliamo rafforzare il nostro impegno nel sostenere quelle realtà che, ogni giorno, lavorano per rispondere in modo concreto alle fragilità sociali e creare opportunità dove spesso mancano. Il Terzo Settore è un motore fondamentale di innovazione e coesione per il Paese, capace di sperimentare soluzioni efficaci e replicabili partendo dai bisogni reali delle persone. Attraverso questo Premio, e grazie alla collaborazione con Intesa Sanpaolo, intendiamo affiancare le organizzazioni in un percorso di crescita che vada oltre il sostegno economico, mettendo a disposizione strumenti, competenze e accompagnamento per trasformare buone idee in progetti solidi e duraturi, capaci di generare un impatto positivo nel tempo”. Andrea Forghieri, Executive Director Intesa Sanpaolo per il Sociale, ha commentato: “L’innovazione sociale riconosce nella tecnologia un ruolo strategico per promuovere inclusione e contrastare le disuguaglianze. Con il Premio realizzato insieme a Fondazione CDP, vogliamo sostenere gli enti del Terzo Settore capaci di trasformare strumenti digitali e soluzioni di intelligenza artificiale in opportunità concrete, generando un impatto positivo e duraturo a beneficio delle persone e delle comunità più fragili”.
La selezione delle iniziative avverrà attraverso una valutazione tecnica condotta da esperti del settore e un percorso di mentoring sotto forma di bootcamp intensivo per i finalisti, finalizzato a rafforzare la qualità delle proposte e a supportare il processo di valutazione della giuria nell’assegnazione dei premi. Gli enti interessati possono presentare la propria candidatura sul portale di Fondazione CDP fino le ore 18:00 del 30 giugno 2026. L’evento finale di premiazione sarà organizzato entro gennaio 2027.
Piano di azionariato diffuso “NoiSnam” supera il 60% di adesioni da parte della popolazione aziendale
Cresce ancora “NOI Snam”, il piano di azionariato diffuso del Gruppo, con oltre il 60% della popolazione aziendale che ha deciso di investire nel futuro della Società, consolidando un modello di partecipazione sempre più diffuso per la creazione di valore condiviso nel lungo periodo. Dopo la prima fase chiusa a dicembre 2025, questa seconda finestra di adesione ha registrato una crescita progressiva della partecipazione della popolazione aziendale, con oltre sei persone su dieci che hanno scelto di diventare azionisti del Gruppo, contribuendo ad ampliare ulteriormente la base dei partecipanti, insieme alle conferme da parte di chi aveva già aderito alla prima edizione. Il successo dell’iniziativa si riflette anche nella diffusione trasversale tra generazioni, territori e categorie professionali: nelle due edizioni ha aderito oltre il 40% di operai e impiegati, con una partecipazione equilibrata tra le diverse fasce anagrafiche e con rappresentanza in tutte le regioni italiane. Tra i fattori che hanno favorito questa crescita, anche le nuove modalità di adesione introdotte nel 2026: per la prima volta è stata prevista la possibilità di convertire il premio di risultato in azioni, opzione scelta da oltre il 70% delle persone che hanno partecipato a questa seconda edizione dell’iniziativa. La forte adesione registrata a meno di un anno dal debutto conferma il piano di azionariato diffuso di Snam come un ulteriore strumento di partecipazione e coinvolgimento attivo, in grado di rafforzare il legame tra azienda e dipendenti. In un contesto globale ancora segnato da instabilità e volatilità, il risultato registrato evidenzia la fiducia delle persone nella solidità del Gruppo, nella sua crescita e nel rafforzamento del suo ruolo di infrastruttura strategica per il Paese.
Fs Logistix lancia una nuova soluzione per trasporti eccezionali su treni intermodali
FS Logistix, attraverso la sua società tedesca TX Logistik, e lo specialista olandese nei trasporti eccezionali Van der Vlist hanno avviato una nuova soluzione ferroviaria per il trasporto di carichi fuori sagoma su treni intermodali. La prima spedizione ha riguardato il trasporto di due piattaforme aeree, dal terminal Quadrante Europa di Verona fino a Rostock. Grazie a questa nuova soluzione, i carichi fuori standard possono viaggiare sui treni intermodali già programmati, senza dover ricorrere a convogli dedicati o a una pianificazione straordinaria. Un’innovazione che rappresenta un passo significativo per rendere sempre più flessibile il trasporto ferroviario tra Italia, Germania ed Europa settentrionale. TX Logistik opera attualmente la tratta Rostock–Verona con 16 treni settimanali, otto in una direzione e altrettanti nell’altro verso, offrendo collegamenti ferroviari rapidi tra Italia e Germania, con possibilità di proseguimento verso la Scandinavia. Nella prima spedizione, le due piattaforme aeree erano destinate a un cliente di Van der Vlist nella Svezia centrale. Dopo l’arrivo a Rostock, le unità hanno proseguito via traghetto verso Trelleborg e successivamente su strada fino alla destinazione finale. “Questa soluzione apre nuove opportunità per i clienti che cercano modalità più flessibili e affidabili per il trasporto ferroviario di carichi fuori sagoma,” ha dichiarato Sabrina De Filippis, AD di FS Logistix“Combinando le soluzioni tecniche sviluppate da TX Logistik e FS Logistix con l’esperienza di Van der Vlist nei trasporti eccezionali e speciali, siamo in grado di offrire soluzioni ferroviarie robuste e scalabili, semplificando la pianificazione e garantendo un’elevata affidabilità operativa lungo i principali corridoi europei.”
Per il carico delle unità fuori sagoma viene utilizzato il nuovo sistema bolster di Van der Vlist, recentemente brevettato. Si tratta di una speciale piattaforma ferroviaria sulla quale macchinari di grandi dimensioni – come escavatori, piattaforme aeree o mezzi agricoli che non possono essere caricati in container – vengono fissati e messi in sicurezza per il trasporto su carro ferroviario. “Con questo sistema innovativo abbiamo raggiunto un ulteriore traguardo nello sviluppo delle nostre soluzioni ferroviarie,” ha commentato Martin van Dam, Managing Director di Van der Vlist Logistics. Il servizio è possibile grazie all’autorizzazione ad operare con il “Large Intermodal Profile”, che consente il trasporto di carichi fuori sagoma fino a 2.990 millimetri di larghezza su treni intermodali regolari, all’interno del profilo di carico P400. A differenza dei treni speciali, questa soluzione garantisce una maggiore affidabilità, poiché i convogli possono essere facilmente deviati in caso di interruzioni o lavori sulla rete, senza la necessità di nuove autorizzazioni. Le unità fuori sagoma vengono caricate utilizzando il sistema bolster brevettato di Van der Vlist, perfettamente integrabile nelle operazioni standard di trasporto combinato. La fase successiva del progetto prevede l’estensione del servizio con il trasporto ferroviario interno in Svezia, utilizzando treni gestiti da TX Logistik AB, uno dei principali operatori di trasporto ferroviario intermodale nel mercato svedese. Oltre alla Svezia, TX Logistik e Van der Vlist stanno pianificando ulteriori collegamenti congiunti per estendere questa soluzione ferroviaria ad altri corridoi europei.
Sparkle e Géant promuovono la connettività globale per la ricerca e l’istruzione con progetti cofinanziati dalla Ue
Sparkle, primo operatore di servizi internazionali in Italia e fra i primi nel mondo, e GÉANT, la rete paneuropea di servizi per la ricerca e l’istruzione, compiono un ulteriore passo avanti nella loro collaborazione, rafforzando la connettività a beneficio della comunità scientifica e accademica globale. GÉANT gestisce la più grande rete al mondo nel suo genere, che interconnette le Reti Nazionali di Ricerca e Istruzione (NREN) europee e serve oltre 50 milioni di utenti in 10.000 istituzioni scientifiche del continente, connettendosi con più di 110 Paesi nel mondo con velocità fino a 1,6 Terabit al secondo. Già partner di GÉANT per servizi di connettività e cloud, Sparkle ha consolidato il proprio ruolo aggiudicandosi tre nuove gare per la fornitura di capacità internazionale lungo rotte strategiche tra Europa, Africa e Mediterraneo orientale. Le iniziative rientrano in importanti progetti internazionali cofinanziati dall’Unione Europea e da organizzazioni attive nel networking per la ricerca e l’istruzione, con l’obiettivo di favorire l’inclusione digitale e la cooperazione scientifica. In particolare, il nuovo collegamento tra Slough, nel Regno Unito, e Allan, in Giordania, rafforzerà la connettività tra la rete degli Stati Arabi per la ricerca e l’istruzione (ASREN), presso il suo punto di presenza britannico, e il centro internazionale di ricerca e prima sorgente di luce di sincrotrone della regione SESAME, promuovendo attività di ricerca avanzata e cooperazione transfrontaliera. Un secondo collegamento, tra Marsiglia e Il Cairo, connette la Rete Nazionale Egiziana di Informazione Scientifica e Tecnica (ENSTINET), alla più ampia comunità ASREN e all’Europa attraverso GÉANT. Entrambe le tratte sono state realizzate nell’ambito di EUMEDplus, progetto cofinanziato dall’Unione Europea e volto a potenziare infrastrutture digitali, connettività e cooperazione tra i Paesi arabi del Mediterraneo e l’Europa. “Noi di ASREN siamo orgogliosi di aver scelto Sparkle per collegare ESTINET e SESAME e guardiamo con interesse a ulteriori sviluppi”, ha dichiarato Yousef Torman, direttore generale di ASREN. In Africa, per West and Central African Research and Education Network (WACREN) è stata realizzata una nuova tratta Lagos-Città del Capo che collega il Global Exchange Point (GXP) in Nigeria, recentemente istituito da WACREN, al ZAOXI GXP di Città del Capo. Questo ha consentito a WACREN di interconnettersi con la comunità accademica e di ricerca dell’Africa orientale e meridionale dell’UbuntuNet Alliance attraverso le reti regionali SANReN e TENET, segnando così la prima interconnessione tra reti regionali africane della ricerca e dell’istruzione. Un traguardo reso possibile dal progetto AfricaConnect3 dedicato alla connettività ad alte prestazioni per le comunità accademiche e scientifiche africane, cofinanziato dall’UE e realizzato da WACREN, ASREN e UbuntuNet Alliance insieme a GÉANT. “La collaborazione con GÉANT evidenzia il ruolo strategico della connettività nel favorire il progresso scientifico globale”, ha dichiarato Annalisa Bonatti, Vice President Enterprise di Sparkle. “Grazie al nostro backbone internazionale, aiutiamo le comunità accademiche e di ricerca a collaborare, condividere dati e innovare tra i continenti senza barriere.”
“Ricercatori e studenti dipendono da una connettività veloce e affidabile per collaborare e accedere a risorse essenziali. Il nostro compito è rendere tutto questo possibile collaborando con la comunità internazionale delle reti per la ricerca e l’istruzione. GÉANT è orgogliosa di supportare WACREN, UbuntuNet Alliance e ASREN e di collaborare con Sparkle per rafforzare le infrastrutture digitali a livello globale”, ha dichiarato Bram Peeters, Chief Network Services Officer di GÉANT. Questi accordi si ineriscono in una collaborazione di lunga data tra GÉANT e Sparkle, avviata nei primi anni 2010. Nel tempo, Sparkle è stata più volte selezionata, tramite gare GÉANT, come uno dei principali provider europei nell’ambito dei GÉANT Cloud Frameworks. Tra le iniziative più recenti figura il Framework OCRE 2024 dedicato alla fornitura di servizi cloud avanzati a istituzioni accademiche e di ricerca europee in 39 Paesi fino al 2030. La partnership continua a evolvere, con una visione condivisa di infrastrutture digitali resilienti, ad alte prestazioni e orientate al futuro.
Bucci, ‘avanti con il terzo valico, si inaugura a fine 2027’
Il presidente della Regione Liguria Marco Bucci non ha dubbi, i lavori con relative interruzioni estive tra Miano e Genova per il terzo valico ferroviario vanno “assolutamente fatti”. “Il terzo valico – spiega – aprirà col primo treno previsto per la fine del 2027, quindi dobbiamo avere la linea in grado di poter gestire l’alta velocità”. “Noi ci contiamo molto – sottolinea – vogliamo arrivare da Genova a Milano in meno di un’ora, come faremo da Genova a Torino e quindi Genova, Torino e Milano saranno collegate nei loro tratti”. Riguardo ai cantieri estivi Bucci fa notare che “quest’anno la situazione è molto migliorata, i ritardi saranno nell’ordine dei 15-20 minuti”.
Rilanciare i porti del Nord Adriatico, convegno al Salone Nautico di Venezia
Le grandi infrastrutture di trasporto non rappresentano soltanto la “spina dorsale” della logistica, ma costituiscono il motore del destino economico e la vocazione internazionale dei territori. Se n’è parlato ieri all’Arsenale di Venezia, durante il Salone Nautico, alla conferenza “Porti, interporti e corridoi. Venezia e l’Alto Adriatico come porta dei traffici verso l’Est”, organizzata da Venice Sustainability Foundation (Vsf). Al centro il potenziale strategico dei porti dell’Alto Adriatico: Ravenna, Trieste e Venezia, Koper (Slovenia) e Rjeka (Croazia) più vicini al baricentro dell’Europa economica. Eppure, è stato evidenziato, il 69% delle aziende del Veneto predilige il porto di Genova come prima scelta per le esportazioni. Tra il 2025 e il 2021, sul totale di 10,2 milioni Teu di aumento movimentati, il 56% si è concentrato nei porti olandesi e belgi, il 23% nei porti spagnoli; i porti dell’Alto Adriatico hanno costituito solo il 4,1%. A questi limiti di crescita si accompagna, inoltre, la debolezza nell’integrazione con il trasporto terrestre, rimasta indietro rispetto al graduale spostamento verso est del baricentro produttivo europeo. Nodo critico è costituito dai valichi ferroviari italo-sloveni, che pesano appena il 5,2% sul totale dei traffici commerciali tra i due paesi: un vero e proprio “collo di bottiglia” che frena lo sviluppo dei transiti e che emerge nella sua criticità al confronto con il dato analogo nei traffici italo-svizzeri (70,5%) e italo-austriaci (27,2%). Per liberare questo potenziale e restituire all’area la propria vocazione internazionale, il convegno ha indicato nella costituzione di un sistema multiportuale unitario tra tutti i cinque scali la soluzione per portare i grandi carrier a risalire l’Adriatico, assieme allo sviluppo dei porti quali hub energetici per le energie rinnovabili e per l’idrogeno verde, a partire da quello di Porto Marghera. Per il presidente di Vsf, Renato Brunetta “porti, interporti e corridoi non sono soltanto infrastrutture: sono una scelta strategica sul futuro di Venezia, del Nordest e dell’Italia nella nuova geografia economica europea. Le crisi delle rotte globali, la trasformazione dei mercati verso Est, la sicurezza delle catene di approvvigionamento e la competitività delle imprese ci dicono che le infrastrutture non sono semplici opere al servizio dello sviluppo, ma strumenti essenziali di politica industriale, ambientale e proiezione internazionale”.
Stadio della Roma, approvato lo schema di convenzione. Rocca: ‘Tassello fondamentale’
“Un passo in avanti per il nuovo stadio della Roma. Nella giornata di oggi è stato approvato lo schema di convenzione”. Ad annunciarlo il Presidente della Regione Lazio Francesco Rocca. “Oggi abbiamo approvato lo schema di Convenzione tra la Regione Lazio, il Commissario di Governo e Roma Capitale. Un tassello fondamentale per la realizzazione di un’infrastruttura importantissima per la città e il territorio, capace di portare investimenti diretti per oltre un miliardo di euro e di generare un indotto stimato in oltre tre miliardi. Con i nostri uffici siamo impegnati a fare tutto il necessario per supportare il commissario di governo Sessa e portare così a compimento l’iter amministrativo di autorizzazione in tempi utili per far rientrare lo stadio di Pietralata, insieme con l’Olimpico, nel dossier Uefa e poter così ospitare gli Europei di calcio del 2032”. L’obiettivo è quello di iniziare i lavori nel 2027.
Allerta caldo, Feneal rilancia la richiesta urgente di un Decreto ad hoc, con indicazioni uniformi valide su tutto il territorio nazionale
“Quest’anno il grande caldo è arrivato già verso la seconda metà di maggio, con diverse città italiane da ‘bollino rosso’ e inevitabili gravi conseguenze per chi lavora all’aperto, come la maggior parte dei lavoratori del comparto delle costruzioni e del lapideo”. È quanto afferma il Segretario Nazionale FenealUil Stefano Costa, responsabile salute e sicurezza del sindacato costruzioni UIL. “In queste condizioni, affaticamento, disidratazione, crampi, sincopi, colpi e stress da calore, dermatiti e rischi di tumori alla pelle sono in aumento, eppure anche quest’anno non è stata varata alcuna normativa a livello nazionale per limitare l’esposizione di lavoratori e lavoratrici al grande caldo. La Regione Lazio ha emanato un’ordinanza ad hoc ‘già’ a fine maggio, ma è una felice eccezione” – prosegue il sindacalista –. “Occorrono interventi strutturali, come la FenealUil chiede da tempo, per ridurre i rischi per la salute di lavoratori e lavoratrici. Non si può affidare il benessere e la salute di chi opera all’aperto, in edilizia, in agricoltura e in molti altri settori, al buon cuore dei legislatori regionali, con tempistiche e modalità variabili ed evidenti disparità di trattamento tra un territorio e l’altro”. Per questo, la FenealUil invita il Governo a emanare una legge ad hoc, un “Decreto Grande caldo” con disposizioni valide su tutto il suolo nazionale che vietino il lavoro nelle ore più calde – sulla base delle indicazioni fornite dalla piattaforma Worklimate sviluppata da Inail e Cnr, l’unica supportata da evidenze scientifiche – e ne permettano la riprogrammazione in altri orari, eventualmente ricorrendo alla Cigo (Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria) con ore ‘extra contatore’, e che facilitino turnazione e cambi di mansione del personale e prevedano la messa a disposizione obbligatoria di acqua, sali minerali e adeguati dpi, incluse le creme solari. “Sarebbe una norma di civiltà, che garantirebbe il benessere di migliaia di lavoratori e lavoratrici, evitando loro possibili danni alla salute e conseguenti costi per la sanità pubblica e le stesse imprese” – conclude Costa.
Allerta caldo, l’Emilia-Romagna al lavoro su misure per rider e cantieri
Misure specifiche per i rider e per i cantieri. Sono alcuni dei temi su cui verterà l’ordinanza della Regione Emilia-Romagna contro il rischio caldo nei luoghi di lavoro. Lo anticipa l’assessore regionale Giovanni Paglia a margine di una conferenza, specificando che l’ordinanza calore sarà emessa “la prossima settimana, verosimilmente nel giorno della Giunta, quindi il 3 giugno, con un mese di anticipo rispetto alla tempistica dello scorso anno”. Per quanto riguarda i contenuti, Paglia spiega che c’è ancora una “discussione aperta”, ma si dovrebbre andare “verso un relativo ampliamento del perimetro” di quanto previsto lo scorso anno. In particolare il tema dei rider, “che era rimasto in sospeso”, sul quale la Regione vorrebbe fare “una proposta innovativa” che “tuteli” i rider, sia “nella possibilità di non perdere quote di reddito”, sia nell’obiettivo di “non veder scaricare su di loro i rischi di sanzione”. L’altro fronte rovente è in particolare quello dei cantieri. “Stiamo ragionando su una formulazione che vada a riguardare l’anticipo e posticipo degli orari di lavorazione, in particolare per i cantieri perché dalle organizzazioni sindacali e datoriali ci viene segnalato che quello che può facilitare il lavorare in sicurezza passerebbe per una riorganizzazione, un anticipo al mattino, di alcune lavorazioni. Ovviamente senza mettere in difficoltà le aree turistiche della regione e col minimo disagio per cittadine e cittadini”. Per Paglia comunque “non può che passare un messaggio privo di qualunque ambiguità: la sicurezza di lavoratrici e lavoratori viene prima di qualunque altra cosa ed è una responsabilità collettiva oltre che in primo luogo dell’impresa”.
Magis: in esercizio il nuovo impianto fotovoltaico a Trissino
È entrato in esercizio il nuovo impianto fotovoltaico realizzato dal Gruppo Magis a Trissino, in provincia di Vicenza. L’impianto, interamente progettato e realizzato dall’area Ingegneria di Magis e costruito con le più efficienti tecnologie per la produzione di energia da fonte solare, rappresenta un perfetto modello di integrazione tra sviluppo industriale e sostenibilità ambientale. L’impianto di Trissino è il più grande parco fotovoltaico del Gruppo Magis in Veneto e il secondo del Gruppo in Italia. Realizzato in un’area precedentemente destinata ad attività estrattive (ex cava e discarica), l’impianto ha una potenza di picco di 8,8 MWp e produrrà 12 GWh di energia elettrica all’anno, equivalenti al fabbisogno energetico annuo di oltre 4.000 famiglie, evitando al contempo l’emissione in atmosfera di circa 5.000 tonnellate di CO2 all’anno, che diversamente verrebbero emesse da un’equivalente produzione da fonti fossili. L’entrata in esercizio dell’impianto di Trissino, che permette al Gruppo di raggiungere oltre 82 MW di potenza installata da fonte solare, si inserisce nel percorso di sviluppo tracciato dal Piano industriale al 2030 che, sul fronte degli impianti, prevede 508 milioni di euro destinati alla realizzazione di impianti di generazione 100% rinnovabili. Alessandro Russo, consigliere delegato di Magis: “In un anno dove la produzione energetica del Gruppo ha raggiunto l’82% da fonti rinnovabile e la capacità installata da fonti green ha superato per la prima volta quella da fonti tradizionali, il completamento dell’impianto di Trissino conferma la nostra capacità di guidare la transizione energetica con investimenti concreti e visione industriale di lungo periodo. Questo impianto dimostra poi come, all’interno di Magis, ci siano professionalità e competenze di altissimo livello. La sua realizzazione all’interno del Gruppo rappresenta un ulteriore elemento di valore, che testimonia la solidità, l’integrazione e la capacità di esecuzione della nostra organizzazione”.
Piombino: dal Mimit 285 milioni a Contratto di sviluppo Metinvest per progetto acciaieria green
Prosegue l’impegno del Mimit per il rilancio del polo industriale di Piombino e della siderurgia italiana. Invitalia, l’Agenzia nazionale che gestisce i Contratti di sviluppo, ha ammesso alle agevolazioni la proposta di contratto di sviluppo relativa al progetto industriale di Metinvest Adria, joint venture tra il Gruppo Metinvest e Danieli, destinato alla realizzazione di una nuova acciaieria green nell’area di Piombino. Il sostegno approvato ammonta a 285 milioni di euro ed è destinato alla realizzazione dei forni elettrici e delle infrastrutture produttive collegate. “È un passaggio decisivo per il rilancio del polo siderurgico di Piombino e per la costruzione di una filiera dell’acciaio moderna, competitiva e sostenibile”, ha dichiarato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. “Parliamo di uno dei più importanti investimenti industriali in Europa, capace di coniugare innovazione, sostenibilità ambientale e occupazione qualificata. Il Governo sostiene con determinazione questo percorso strategico, accompagnando la realizzazione delle infrastrutture necessarie e accelerando gli interventi indispensabili alla piena reindustrializzazione del territorio”. L’investimento complessivo previsto ammonta a circa 3,2 miliardi di euro e rappresenta uno dei più rilevanti interventi industriali in corso nel settore siderurgico europeo. Il progetto prevede la costruzione di un moderno forno ad arco elettrico (EAF) per la produzione di acciaio a basse emissioni, in linea con gli obiettivi europei di decarbonizzazione e transizione ecologica dell’industria pesante. L’intervento conferma la strategicità del polo di Piombino nel piano nazionale per la competitività della siderurgia italiana e rafforza il percorso di reindustrializzazione avviato dal Mimit. Il progetto è stato ulteriormente rafforzato dalla dichiarazione di preminente interesse strategico nazionale deliberata dal Consiglio dei ministri, con la previsione della nomina di un commissario straordinario per accelerarne l’attuazione. A sostegno del progetto, sono altresì previsti 92 milioni di euro di risorse del Mimit per il completamento della banchina nord del porto di Piombino, infrastruttura strategica per la piena realizzazione dell’investimento industriale.
A Firenze, la nuova Tramvia è digitale: cantiere gestito “in diretta” grazie alla collaborazione tra Architecna e PlanRadar
Architecna Engineering , realtà specializzata in progettazione e direzione lavori per infrastrutture complesse, e PlanRadar, piattaforma leader per la documentazione, la comunicazione e la reportistica digitale nei progetti edilizi, di facility management e immobiliari, hanno siglato una partnership per ottimizzare la gestione operativa del cantiere per la nuova Tramvia di Firenze, oggi il principale e più articolato intervento infrastrutturale in corso in città. Al centro della collaborazione tra i due operatori la realizzazione di un flusso informativo digitale ordinato, condiviso e disponibile in tempo reale. Con un tracciato di 7,2 km e 17 fermate che collegano due poli strategici della città, la Linea 3.2.1 della Tramvia di Firenze è destinata a innovare il trasporto cittadino: oltre 11 milioni di passeggeri l’anno previsti e, grazie alla riduzione stimata di circa 9.000 spostamenti al giorno, una diminuzione delle emissioni di CO2 pari a 4,4 milioni di chilogrammi. La complessità dell’intervento, caratterizzato da tempi di esecuzione serrati, continui adattamenti della viabilità e fino a venti fronti di lavoro attivi in parallelo, oltre alla realizzazione simultanea di opere ingegneristiche rilevanti come il nuovo ponte sull’Arno e il consolidamento del ponte Da Verrazzano, ha reso essenziale per Architecna, che si occupa della Direzione Lavori e ha realizzato il progetto definitivo, dotarsi di strumenti capaci di garantire coordinamento e rapidità decisionale. In questo contesto, la collaborazione tra le due realtà, che hanno coinvolto nel progetto anche il Comune di Firenze, ha permesso ai team operativi di Architecna di individuare più rapidamente interferenze, attività pendenti e criticità grazie al sistema di ticketing geolocalizzato; di ricostruire con precisione, in circa cinque minuti, quanto accade in cantiere attraverso la digitalizzazione del giornale lavori; di velocizzare infine le ricerche mediante funzionalità di intelligenza artificiale. La soluzione adottata non ha modificato il metodo operativo di Architecna, ma ne ha rafforzato l’efficacia e la capacità di controllo. Andrea Giorgio, assessore alla Mobilità, Viabilità e Tramvia del Comune di Firenze, afferma: “La tramvia non è solo un’infrastruttura strategica in grado di unire i quartieri e le persone: è anche un progetto che modernizza la città abbracciando l’innovazione a ogni livello, anche nella gestione del cantiere. L’adozione di strumenti digitali e di intelligenza artificiale nella direzione lavori permette di governare un intervento di questa complessità con maggiore precisione, rapidità e trasparenza. Il monitoraggio in tempo reale e l’accessibilità e la condivisione dei dati tra tutti i soggetti coinvolti rappresentano elementi concreti di garanzia della qualità dell’intervento e di rispetto dei tempi. Questa è la direzione giusta: tecnologia al servizio della città”. Aggiunge Pietro Caminiti, Direttore Tecnico e Legale Rappresentante di Architecna: “La partnership con PlanRadar costituisce un asset strategico per il progetto della tramvia. Per definizione, la gestione di un cantiere così complesso e dinamico è soggetta a una moltitudine di interferenze e imprevisti; per risolverli, spesso, si rischia di perdere molto tempo dovendo recuperare informazioni e dati fondamentali contenuti in documenti diversi, provenienti da vari team. La digitalizzazione dei flussi ci permette di tenere tutto sotto controllo in modo chiaro e immediato, e di recuperare in pochi minuti attività, criticità e avanzamenti.” Lorenzo Robuschi, Senior Account Manager di PlanRadar, conclude: “Siamo orgogliosi di aver preso parte ad un progetto così complesso e ambizioso, che contribuirà in maniera sostanziale all’efficientamento dei trasporti del capoluogo toscano. La collaborazione con Architecna conferma il valore di un approccio digitale strutturato: PlanRadar nasce proprio per liberare i team operativi da attività a basso valore, consentendo loro di concentrare tempo ed energie su ciò che accade in cantiere”
In vista delle future estensioni della rete tranviaria e di nuovi interventi infrastrutturali complessi, Architecna sta consolidando un modello che integra competenze ingegneristiche e soluzioni digitali avanzate. In questo percorso, l’introduzione di PlanRadar si è rivelata una leva concreta di efficientamento, migliorando il presidio dei cantieri e la rapidità di coordinamento anche in scenari ad alta complessità.
A Rimini deliberata la messa in liquidazione volontaria di Amir, storica ex municipalizzata del servizio idrico cittadino
L’assemblea dei soci di Amir ha deliberato oggi la messa in liquidazione volontaria della società, storica ex municipalizzata del servizio idrico riminese. Come liquidatore è stato nominato Alessandro Rapone, amministratore unico uscente. Tutte le decisioni sono state apprese all’unanimità, con l’85% del capitale sociale rappresentato. Il patrimonio da liquidare, spiegano da Amir in una nota, supera i 40 milioni: oltre 36 milioni sono costituiti da una partecipazione azionaria in Romagna Acque – Società delle Fonti, mentre circa quattro milioni riguardano immobili tra palazzine in via Dario Campana e terreni distribuiti nei comuni di Rimini, San Leo, Poggio Torriana e Coriano. La quota spettante a ciascun comune socio sarà proporzionale alle azioni detenute. La liquidazione segue il conferimento delle reti idriche riminesi e del depuratore di Santa Giustina a Romagna Acque, avvenuto dal primo gennaio scorso. Amir, nata come municipalizzata e trasformata in società di capitali nel 1995, approva anche l’ultimo bilancio: 257mila euro di utile netto, decimo anno consecutivo in attivo. Rapone, nel suo intervento conclusivo, ha ricordato i risultati dei suoi dieci anni alla guida: 7,8 milioni di utili complessivi, 15,2 milioni distribuiti ai soci e 15,7 milioni di investimenti.
Aree idonee, proteste degli ambientalisti sulla legge dell’Emilia-Romagna
La nuova versione della legge regionale per le aree idonee alla produzione di energia da fonti rinnovabili non è in linea con gli obiettivi di decarbonizzazione dell’Emilia-Romagna. Ne sono convinte Coordinamento FREE, Energia per l’Italia, Legambiente e Italia Solare dopo un’attenta lettura del testo uscito dal confronto della Commissione Territorio dell’Assemblea legislativa della Regione.
“A fronte di un riconfermato obiettivo del ‘Patto per il Lavoro, il Clima e l’Economia sociale’ per la produzione della totalità del fabbisogno elettrico da fonti rinnovabili entro il 2035, fabbisogno peraltro in crescita grazie alla progressiva elettrificazione dei consumi”, sottolineano le associazioni, “la proposta di legge regionale sulle aree idonee continua a prevedere un limite al quantitativo di potenza installata in area agricola, limite dal nostro punto di vista illegittimo rispetto alle previsioni delle norme sovraordinate (che consentono una limitazioni alle aree idonee definite dalla Regione in aggiunta rispetto alla norma nazionale, non certo un tetto assoluto ai nuovi impianti) e palesemente contraddittorio rispetto all’obiettivo regionale.” Con “area idonea” si indicano porzioni di territorio nelle quali il procedimento di autorizzazione per i nuovi impianti avviene con tempistiche più brevi; in tutte le altre aree, fatte salve quelle escluse da norme nazionali, l’installazione di impianti è consentita con iter autorizzativo ordinario. La legge regionale, che sarà approvata dall’Aula nei prossimi giorni, specifica rispetto alla versione precedente la metodologia di calcolo dell’occupazione di suolo agricolo rispetto alle superfici occupate degli impianti.
“L’introduzione della metodologia è oggettivamente utile, ma risulta evidente dal dibattito pubblico in corso in queste settimane che l’obiettivo finale di questo approccio non sia il raggiungimento degli obiettivi di riduzione dell’impiego delle fonti fossili, ma la creazione di un blocco tout court alla realizzazione di impianti in zone agricole; peraltro, si tratta dello stesso suolo agricolo che non è mai stato difeso dal vero consumo, quello che deriva da poli logistici e nuove autostrade, opere decisamente meno utili alla transizione ecologica e per le quali non sono mai stati posti limiti quantitativi. D’altra parte, il sostegno alla sinergia tra agricoltura e produzione di energia non deve essere limitato: al contrario, la coesistenza di entrambe le attività può diventare un fattore determinante per la sopravvivenza delle attività agricole in un territorio vocato all’agricoltura come quello dell’Emilia-Romagna, e le esperienze di impianti agrivoltaici ben progettati si stanno moltiplicando sul territorio regionale.”
Nella legge sono rimasti elementi che, secondo le associazioni, saranno oggetto di ricorso perché in contraddizione con la legge nazionale (quando ulteriormente vincolanti rispetto ad essa, il che non è consentito) e con la giurisprudenza consolidata. “Si tratta di una misura poco coerente con l’obiettivo dichiarato della legge, ovvero quello di avvicinare il luogo di produzione dell’energia ai consumatori finali: chi vorrà realizzare impianti in autoconsumo nei comuni con più alta densità abitativa e minore superficie agricola disponibile, che sono i comuni con maggior fabbisogno energetico complessivo, si troverà svantaggiato rispetto ad altre aree” commentano le associazioni.
Contraddittorie sono poi le previsioni applicate nel caso dei data center, per i quali si definiscono aree idonee entro i 50 metri di distanza dagli stessi, e per gli impianti industriali e stabilimenti, che vengono considerati tali solo se producono emissioni in atmosfera e per i quali la fascia idonea è pari a 350m di distanza dagli stessi. “Il paradosso è che si garantisce una superficie di aree idonee maggiore per le attività che emettono in atmosfera, quindi comunque utilizzatrici di sostanze fossili, mentre si restringono le possibilità per i data center, estremamente energivori. Il vantaggio poi si annulla per le imprese che hanno azzerato le emissioni in atmosfera, ad esempio passando a tecnologie interamente elettrificate, e avrebbero bisogno di molta più energia elettrica!”, rilevano. Permangono il blocco alla realizzazione di impianti nelle aree buffer delle zone UNESCO e il vincolo delle 2300 ore equivalenti per gli impianti eolici.
“In quest’ultimo caso, si tratta di un elemento tecnico che non qualifica la capacità di un impianto di produrre energia, come sostiene chi lo propone, ma che avrà il solo risultato di danneggiare la produttività del singolo aerogeneratore e comportare un maggior consumo di suolo, perché serviranno più rotori per produrre la stessa quantità di energia”, sottolineano le associazioni. “Se l’obiettivo è la riduzione del consumo di suolo, questa è una scelta che va nel senso opposto.” Si rilevano anche elementi di miglioramento rispetto alle versioni precedenti della proposta di legge, come l’istituzione del tavolo di coordinamento a livello regionale per il monitoraggio dello sviluppo di impianti a rinnovabili e reti di distribuzione elettrica e l’approfondimento dei parametri monitorati. “Crediamo che la discussione in Aula debba tenere conto delle criticità significative che persistono e che rischiano di minare l’utilità del lavoro svolto fin qui”, concludono le associazioni. “Non v’è dubbio che il confronto sui territori debba proseguire: di questo passo, il raggiungimento degli obiettivi regionali al 2035 è molto lontano.”