L'AUDIZIONE DELL'AD DELLA RAI ROSSI SUGLI IMMOBILI
“Non è un piano per fare cassa, valorizzeremo il Teatro delle Vittorie e gli immobili storici”
Il piano immobiliare della Rai non è una svendita ma un intervento strategico per ridurre costi e reinvestire nel servizio pubblico, ha spiegato l’ad Giampaolo Rossi in Commissione Cultura. Al centro del confronto il futuro del Teatro delle Vittorie e degli altri immobili storici, per i quali si prevede valorizzazione e non utilizzo commerciale. Risparmi attesi oltre i 10 milioni annui.

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IN SINTESI
Indietro non si torna. Ma non sarà una svendita del patrimonio immobiliare, ma un intervento strutturale per rendere la Rai più efficiente e competitiva. È questa la linea tracciata e confermata dall’amministratore delegato della Rai, Giampaolo Rossi, nel corso dell’audizione alla commissione Cultura della Camera ieri 28 maggio, dedicata al piano sugli immobili dell’azienda che include il destino di edifici storici come il Teatro delle Vittorie a Roma e Palazzo Labia a Venezia.
In realtà si tratta del piano di dismissione immobiliare della Rai, approvato nel 2022 durante la gestione dell’allora amministratore delegato Carlo Fuortes, che è ora entrato nella fase operativa dopo il via libera del cda nel novembre 2023. L’azienda aveva già definito l’operazione necessaria per garantire sostenibilità economico-finanziaria e sostenere la riqualificazione del patrimonio immobiliare Rai. E Rossi lo ha confermato respingendo, al tempo stesso, con decisione ogni interpretazione riduttiva del progetto: “Questo piano non è concepito per fare cassa né può essere raccontato come un arretramento del servizio pubblico”. Al contrario, ha spiegato, l’obiettivo è trasformare costi ormai non più sostenibili in risorse da reinvestire nelle attività core dell’azienda, a partire da contenuti, tecnologie e professionalità.
Un riordino del patrimonio, non una dismissione
Il dossier, che coinvolge in tutto 15 immobili di proprietà del servizio pubblico distribuiti sul territorio nazionale, nelle ultime settimane è finito al centro dell’attenzione e delle critiche soprattutto perchè nell’elenco sono inseriti edifici simbolo come l’area di Largo Sempione a Milano, Palazzo Labia di Venezia e lo storico teatro delle Vittorie di Roma. Un piano immobiliare che, però, ha chiarito l’ad, non va letto come un’operazione di semplice dismissione, ma come un riordino complessivo del patrimonio aziendale. Si tratta di un intervento “organico e prospettico”, che prevede ristrutturazioni, rifunzionalizzazioni, nuove costruzioni e valorizzazioni, con la cessione limitata solo ai casi in cui non vi siano alternative.
Un processo necessario, secondo Rossi, per ridurre sprechi e inefficienze: meno superfici inutilizzate, meno locazioni passive e minori costi energetici. L’effetto stimato è un risparmio superiore ai 10 milioni di euro annui a regime, risorse che – ha sottolineato – dovranno essere reinvestite nella missione del servizio pubblico.
Il nodo degli immobili storici
Ampio spazio nell’audizione è stato dedicato al futuro di alcuni edifici simbolici, tra cui il Teatro delle Vittorie e Palazzo Labia. Entrambi gli immobili sono vincolati e quindi non possono essere destinati a usi commerciali o residenziali.
Rossi ha voluto rassicurare sul loro destino, escludendo qualsiasi ipotesi di snaturamento: «Non diventeranno un supermercato», ha affermato con chiarezza. Allo stesso tempo, ha ribadito che la Rai non può farsi carico della trasformazione diretta in musei o strutture espositive, pur dichiarando piena disponibilità a collaborare in caso di progetti istituzionali dedicati alla valorizzazione della storia della televisione. In questo senso, eventuali iniziative culturali dovranno essere guidate da soggetti pubblici competenti, mentre la Rai potrà mettere a disposizione archivi, materiali e contenuti delle Teche. Dunque, nessuna possibilità di fare marcia indietro sulla cessione del Teatro Delle Vittorie come chiesto a gran voce alla Rai nelle scorse settimane da diversi artisti, a partire Renzo Arbore e Fiorello e di Palazzo Labia come chiesto dal cdr della redazione veneta della Tgr Rai.
Le criticità operative e il caso Teatro delle Vittorie
Il direttore generale Roberto Sergio ha poi illustrato nel dettaglio le criticità degli immobili, in particolare del Teatro delle Vittorie, evidenziando problemi strutturali e tecnologici che ne limitano fortemente l’utilizzo come studio televisivo.
Tra i principali ostacoli figurano impianti obsoleti, difficoltà acustiche non risolvibili completamente e vincoli logistici che impediscono l’utilizzo nelle ore serali per le dirette. Una situazione che richiederebbe investimenti elevati e lunghi tempi di fermo, senza garanzie di piena adeguatezza alle esigenze produttive attuali. La Rai è, comunque, pronta a mettere a disposizione materiali, scenografie e contenuti delle Teche per l’eventuale realizzazione di un museo. “Non siamo di fronte a un piano di dismissioni – ha precisato Rossi -, ma a un piano immobiliare organico, prospettico, di medio-lungo periodo, finalizzato a riordinare e sviluppare il patrimonio Rai attraverso un insieme coerente di azioni: ristrutturare, rifunzionalizzare, costruire, valorizzare e, solo ove strettamente necessario, dismettere”.
Un patrimonio vasto ma in parte obsoleto
La Rai gestisce oggi circa 750 mila metri quadrati di immobili distribuiti su tutto il territorio nazionale, con un’età media di circa 40 anni. Una parte significativa di questo patrimonio, ha ricordato Rossi, non risponde più ai modelli produttivi moderni, sempre più orientati alla flessibilità e alla digitalizzazione. Il piano nello specifico, riguarda una quindicina di immobili e si inserisce in una strategia più ampia di riorganizzazione delle sedi, che comprende anche Corso Sempione a Milano e altre strutture territoriali come, appunto, Palazzo Labia a Venezia, che – ha assicurato Sergio – “potrà essere preservato e valorizzato nel rispetto della sua identità e delle tutele previste”, così la sede di Corso Sempione a Milano o quelle di Firenze e Torino.
Il ruolo dello Stato e il futuro dei beni
Sul destino degli edifici di maggior pregio il percorso sembrerebbe, dunque, delineato: prima la Rai venderà il pacchetto di tutti i quindici immobili del piano (cinque dei quali nella Capitale: un immobile annesso al Teatro, un terreno in zona Grottarossa, un immobile in via Goiran, uno invia Montebello e un altro in via Cadlolo) e solo dopo il ministero della Cultura, che ha già manifestato il proprio interesse per il teatro romano e per lo storico palazzo veneziano, eserciterà il diritto di prelazione. L’acquirente sarà consapevole, all’atto del rogito, che questo potrà accedere. “La Rai – ha spiegato Rossi – intende esercitare pienamente il proprio ruolo di custode responsabile e l’interesse manifestato dal Ministero della Cultura credo sia da leggere come un segnale positivo, che non fa che confermare la rilevanza di quel patrimonio e la correttezza del percorso intrapreso”. Un passaggio che, secondo l’ad, conferma la natura di tutela del patrimonio culturale e non di semplice operazione immobiliare.
Critiche e replica della Rai
Nel corso del dibattito non sono mancate le critiche, in particolare da parte di rappresentanti del Movimento 5 Stelle, che hanno parlato di “contraddizioni” e di una possibile “svendita del patrimonio pubblico”. Contestazioni anche sui costi complessivi e sugli investimenti in affitti e sedi temporanee. Il deputato M5s Gaetano Amato ha evidenziato i “troppi buchi” presenti nel piano, a partire dai fondi spesi per l’ammodernamento della sede veneziana, che, però, Sergio ha spiegato essere relativi solo all’acquisto di nuove telecamere. Secondo Amato è in atto “una svendita di un patrimonio che appartiene a tutti gli italiani, per incassare poco più di 200 milioni di euro, a fronte di 150 milioni di costi di affitto soltanto a Milano”. Nel mirino anche i lavori di bonifica dall’amianto nel quartier generale di Viale Mazzini che a suo dire non sarebbero mai partiti, mentre la Rai spende milioni per l’affitto della nuova sede a via Severo. “I lavori sono partiti, prevedendo l’adozione di standard elevati di sicurezza e sostenibilità”, ha garantito Sergio, dicendosi sicuro che la riqualificazione terminerà nei cinque anni previsti.
La Rai ha respinto le accuse, ribadendo che i lavori di riqualificazione sono già in corso e che l’intero piano si sviluppa su un orizzonte pluriennale, con obiettivi di sostenibilità economica e adeguamento tecnologico.
Dure critiche al piano sono arrivate anche dal cdr della redazione veneta della Rai. In una nota, i giornalisti hanno ribadito la loro opposizione alla dismissione della storica sede veneziana, sottolineando il valore simbolico e culturale dell’edificio.