IL RAPPORTO

La metà dei comuni costieri ha le spiagge sempre più erose. Legambiente: manca un piano coste e i soldi per il Piano adattamento clima. I programmi di Inghilterra e Spagna e le best practice in Italia e Belgio

29 Lug 2026 di Mauro Giansante

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La metà dei comuni costieri ha le spiagge sempre più erose. Legambiente: manca un piano coste e i soldi per il Piano adattamento clima. I programmi di Inghilterra e Spagna e le best practice in Italia e Belgio

Il meteo estremo colpisce soprattutto il sud dell’Italia con Sicilia (232 eventi meteo estremi), Puglia (136), e Calabria (104) nelle prime tre posizioni della classifica delle regioni. Tra le città ci sono: Genova (50), seguita da Bari (44), Palermo (38), Agrigento (35) e Napoli (27). Ma è anche un problema di governance. Ci sono, però, anche buone pratiche nazionali.

“Per quest’anno non cambiare, stessa spiaggia, stesso mare”. Insomma. Con questo trend sarà difficile tenere fede al motto della celebre canzone di Piero Focaccia. Secondo il nuovo rapporto di Legambiente e Osservatorio Città Clima sui litorali italiani, infatti, dal 2010 al 2026 sono salite a 308 su un totale di 643 (pari al 48% del totale) le località costiere colpite da ben 1.073 eventi meteo estremi (pari al 38,6% del totale che ammonta a 2.778, anch’essi in aumento). Numeri che vanno peggiorando di anno in anno (nel 2023 erano il 37,3% con 780 eventi estremi) e che si riferiscono ad allagamenti da piogge intense (404), trombe d’aria (286) e mareggiate (107). E che testimoniano ancora una volta i ritardi italiani, tanto su scala nazionale quanto locale, nella corretta gestione del territorio costiero.

Le situazioni più gravi si registrano nel meridione con Sicilia (232 eventi meteo estremi), Puglia (136), e Calabria (104) nelle prime tre posizioni della classifica delle regioni con più eventi meteo estremi, seguite da Liguria (99), Lazio (69) e Campania (88). Mentre a livello di città troviamo anzitutto Genova (50), seguita da Bari (44), Palermo (38), Agrigento (35) e Napoli (27). All’11esimo posto il litorale romano con Ostia segnata da 12 eventi meteo estremi e al 14esimo posto da Cesenatico, sulla costa dell’Emilia-Romagna. A questi dati si aggiungono quelli dell’erosione costiera amplificata dalla crisi climatica in corso. E, dice Legambiente citando Ispra, negli ultimi cinquant’anni lungo i litorali italiani sono spariti oltre 40 milioni di metri quadrati di spiagge, con la perdita diretta di importanti ecosistemi e l’esposizione ad un rischio di degrado di una fascia di territorio sempre più compressa dallo sviluppo urbano e infrastrutturale.

Italia senza spiagge e senza un piano per le coste

Ma se nella realtà fisica la situazione è questa, ed è grave, altrettanto lo è quella normativa e gestionale. Perché rispetto ad altre nazioni europee come l’Inghilterra, la Spagna e il Belgio, in Italia continua a mancare un piano per la gestione delle coste. Nonché, le risorse per attuare il piano di adattamento ai cambiamenti climatici.

Inoltre, per Legambiente serve anche accelerare il varo di una legge sul consumo di suolo e standardizzare interventi di rinaturalizzazione costiera, fermando la cementificazione delle spiagge e favorendo una fruizione libera.

Proprio sul tema delle concessioni balneari, ricorda l’associazione verde, rispetto al vincolo europeo di aprire nuove gare, anziché estendere le gestioni che stanno andando a scadenza il governo dovrebbe guardare alle tante sentenze dei Tar che nel 2025 hanno bocciato la proroga legislativa inizialmente concessa.

Gli esempi europei

Ci sono però buone pratiche a cui guardare. In Europa, i già citati Inghilterra, Belgio e Spagna. Tutti e tre, ricorda il report, da anni hanno varato piani e strategie di adattamento costiero.

Madrid lo ha fatto dal 2013 con una legge sulla protezione e l’uso sostenibile del litorale. Poi, nel 2017 ha varato la Strategia di Adattamento ai Cambiamenti Climatici per definire il demanio pubblico marittimo-terrestre e conservarlo, garantire un uso pubblico del mare e del litorale, regolare l’uso dei beni e mantenere alta la qualità di acqua e spiagge.

L’Inghilterra ha i Piani di Gestione Costiera – varati dall’Agenzia nazionale per l’ambiente e le autorità locali – per il raggiungimento degli obiettivi della Strategia Nazionale per la Gestione del rischio di inondazioni e dell’erosione costiera e definiscono un approccio con uno scenario fino al 2105. C’è poi la Mappa nazionale del rischio di erosione costiera con aggiornamenti e previsioni sul livello del mare e gli impatti dell’erosione delle spiagge.

Infine, il Belgio ha in programma un Piano Sigma per la protezione dalle inondazioni.

Le buone pratiche italiane

Anche in Italia, a dire il vero, ci sono alcune buone pratiche. Quella del Parco regionale Isola di Sant’Andrea e il litorale di Punta Pizzo in Puglia. Interessato da una serie di interventi di ricostituzione delle dune costiere ma anche di miglioramento della viabilità litoranea con percorsi ciclabili e pedonali.

Il progetto Providune, invece, ha interessato gli habitat dunali delle province di Cagliari, Matera e Caserta.

Infine, c’è il programma Life TerrAmare per promuovere la gestione sostenibile delle coste nei siti Natura 2000 in Italia e in Grecia che, grazie a “Comunità per le spiagge ecologiche”, diffonderà buone pratiche di turismo sostenibile oltre ad aumentare la protezione delle coste lavorando alla stabilizzazione delle dune e alla promozione di ormeggi a basso impatto ambientale per la tutela della posidonia oceanica.

Quanto al tema concessioni, invece, Jesolo viene menzionato per aver stabilito di assegnare il punteggio di gara sulla base di un’ampia serie di parametri, valorizzando particolarmente gli investimenti che l’operatore si impegna a realizzare nel corso della durata della concessione. In questo modo, spiega il report, è stata premiata l’innovazione nei servizi e nelle infrastrutture, con una forte attenzione agli interventi di riqualificazione ambientale e infrastrutturale e di valorizzazione di produzioni locali.

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