REINVENTING CITIES

Bologna lancia la sfida verde tra l’ex caserma Stamoto e Mattei 106, aree simbolo per la rigenerazione urbana globale

28 Mag 2026 di Giusy Iorlano

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Bologna lancia la sfida verde tra l’ex caserma Stamoto e Mattei 106, aree simbolo per la rigenerazione urbana globale

Bologna si mette al centro della scena internazionale della rigenerazione urbana e prova a ridisegnare una parte significativa del proprio futuro. Con il lancio del bando 2026 di Reinventing Cities 2026, la città entra nella rete globale del clima guidata dal network C40 Cities Climate Leadership Group, aprendo la sfida a progettisti, investitori e innovatori per trasformare due aree strategiche: l’ex caserma Stamoto e il complesso di via Enrico Mattei 106.

Non si tratta di un semplice piano di riqualificazione, ma di un’operazione che punta a cambiare il volto di interi pezzi di città, con l’obiettivo di coniugare sostenibilità ambientale, nuova abitabilità e rigenerazione sociale. Le due aree individuate rappresentano infatti due mondi diversi ma complementari: da un lato un ex compendio militare pubblico, dall’altro un grande sito industriale privato oggi sottoutilizzato.

La candidatura è stata costruita in collaborazione con l’Agenzia del Demanio e si inserisce in una strategia più ampia di recupero del patrimonio immobiliare urbano, con l’ambizione di ridurre il consumo di suolo e allo stesso tempo aumentare servizi, abitazioni e spazi pubblici. Termine per l’invio delle manifestazioni di interesse: lunedì 5 ottobre 2026, ore 14:00.

Ex caserma Stamoto, da spazio militare a pezzo di città

L’ex caserma Stamoto si trova nella periferia orientale di Bologna, non lontano dallo svincolo della tangenziale e dall’autostrada, e delimitata a nord dalla storica cesura della linea ferroviaria adriatica.

Il contesto urbano circostante è eterogeneo: a ovest il sito si trova in prossimità di via Massarenti, asse storico di collegamento tra campagna e centro città. L’ingresso principale è su via del Parco, dove si affaccia anche l’edificio più antico del complesso. L’area è stata urbanizzata tra anni Sessanta e Settanta attraverso interventi residenziali e la realizzazione di servizi pubblici.

A est e a sud il compendio confina con un tessuto urbano sviluppato nel secondo dopoguerra nell’ambito del Piano per l’Edilizia Economica e Popolare (PEEP del 1963), caratterizzato da un impianto a parti giustapposte e connesso da un sistema continuo di verde pubblico, percorsi ciclopedonali e servizi.

Sul lato orientale si estende un’ampia area di proprietà comunale con funzioni pubbliche, separata dal sito da un “cuneo verde”. Nelle immediate vicinanze si trova anche l’ex caserma Perotti, già dismessa e oggi interessata da un processo di rigenerazione urbana che prevede parco pubblico, servizi e una quota di residenze private e studentati a canone calmierato.

L’intervento sulla Stamoto si inserisce nel quadro del “Piano città degli immobili pubblici”, sottoscritto il 20 aprile 2026 da Agenzia del Demanio, Comune di Bologna, Regione Emilia-Romagna e Università di Bologna. L’accordo punta al riuso del patrimonio pubblico in funzione dei bisogni della comunità, valorizzando l’identità storico-culturale della città attraverso spazi inclusivi e servizi.

La rigenerazione dell’area dovrà essere a basso impatto ambientale e ad alto valore sociale, attraverso interventi di densificazione o sostituzione urbana. Il progetto dovrà contribuire a ricucire parti di città oggi frammentate, rafforzando le connessioni tra quartieri e aumentando l’offerta abitativa, in particolare per studenti e residenze private.

Mattei 106, la sfida privata della città sostenibile

Se la Stamoto rappresenta il fronte pubblico della trasformazione, via Enrico Mattei 106 è invece la novità assoluta del bando: per la prima volta in Italia, infatti, entra nella call un sito interamente privato.

Situato nel distretto Roveri Sud, a circa 5 km dal centro storico, il complesso di via Enrico Mattei 106 rappresenta uno dei più significativi siti di trasformazione urbana della città, strategicamente connesso alla rete metropolitana bolognese. L’area, storicamente dedicata alle attività di stampa e direzione del Gruppo Monrif, ospita la sede de Il Resto del Carlino, uno dei più antichi e autorevoli quotidiani italiani, fondato nel 1885, e costituisce una parte rilevante della storia industriale e culturale di Bologna.

Il sito si estende per circa 61.400 metri quadrati ed è articolato in due lotti separati da via Enrico Mattei: il lotto nord (circa 43.840 mq) ospita gli impianti di stampa e la sede storica del giornale, mentre il lotto sud (circa 17.560 mq) è attualmente destinato a parcheggi a raso. L’area riveste un’importanza strategica per la città e la sua trasformazione rappresenta un’occasione unica per creare nuovi spazi abitativi e servizi per la comunità locale, promuovendo uno sviluppo basato su verde pubblico e vita comunitaria.

L’obiettivo è rigenerare un sito oggi in larga parte sottoutilizzato, trasformandolo in un nuovo polo urbano vitale, coerente con le strategie di sviluppo del distretto Roveri.

I team partecipanti sono chiamati a sviluppare un progetto di quartiere misto, prevalentemente residenziale e a emissioni zero. Almeno il 30% della volumetria totale dovrà essere destinata alle categorie residenziali e ricettive per l’edilizia sociale (ERS). Il programma dovrà includere la realizzazione completa delle infrastrutture di quartiere, servizi di prossimità (sanità, sport, cultura), commercio locale e uffici, oltre al recupero e valorizzazione della palazzina uffici, individuata come edificio di interesse storico-culturale del secondo Novecento e progettata dall’architetto Enzo Zacchiroli.

L’intervento dovrà portare alla creazione di un distretto a energia netta zero (Net-Zero Energy District). Sono richieste soluzioni innovative, ambiziose e replicabili, capaci di trasformare l’area in un modello di rigenerazione urbana decarbonizzata e resiliente, non solo per Bologna ma su scala internazionale.

L’obiettivo dichiarato è la creazione di un distretto a energia positiva: un quartiere in grado non solo di ridurre le emissioni, ma di produrre più energia di quanta ne consuma. Il progetto dovrà integrare servizi di quartiere, spazi culturali, sportivi e commerciali, oltre a una quota di edilizia residenziale pubblica.

Il lotto privato sarà ceduto al team vincitore tramite vendita, con un prezzo minimo fissato a 18 milioni di euro, mentre la Palazzina Uffici sarà oggetto di co-sviluppo.

Una competizione globale per le città del futuro

La call non riguarda solo Bologna. Alla competizione 2026 hanno aderito anche Portugalete, nell’area di Bilbao, e Belo Horizonte, confermando la dimensione globale del progetto.

I team partecipanti dovranno mettere insieme competenze multidisciplinari: architetti, urbanisti, esperti ambientali, costruttori e investitori, con l’obiettivo di sviluppare progetti realizzabili, sostenibili e replicabili.

In gioco non c’è solo la trasformazione di due aree urbane, ma un modello di città che prova a coniugare clima, abitare e sviluppo economico in una nuova visione di lungo periodo.

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