LA GIORNATA

Caro carburanti, dal Cdm taglio di 17 cent solo sulle accise sul gasolio

  • Meloni visita il cantiere di Chiomonte: è violenza organizzata lo Stato non indietreggia
  • Rfi: completato il varo del nuovo cavalcaferrovia stradale ‘Ponte al Pino’ a Firenze
  • Ponte sullo Stretto, la Cgil presenta un esposto alla Corte dei conti. “Fare piena luce sull’utilizzo delle risorse pubbliche”

28 Lug 2026 di Maria Cristina Carlini

Condividi:

IN SINTESI

Arriva il decreto contro il caro carburanti. L’accelerazione per far fronte all’impennata dei prezzi ha portato, ieri, il taglio temporaneo delle accise sul gasolio. E’ questa la decisione attesa e prevista assunta ieri dal Consiglio dei ministri. Dal 28 luglio al 6 agosto lo sconto sarà di 17 centesimi al litro, una misura che vale circa 125 milioni di euro e che l’esecutivo finanzia attraverso il meccanismo delle accise mobili, le sanzioni Antitrust e il Fondo per gli interventi strutturali di politica economica. Un nuovo Consiglio dei ministri è già stato convocato per il 4 agosto, quando l’esecutivo valuterà eventuali ulteriori interventi alla luce dell’andamento dei prezzi. L’ipotesi, circolata nelle ore precedenti, di reperire le risorse aumentando le accise sui tabacchi è stata definitivamente accantonata dopo le perplessità espresse dalla maggioranza. Il vicepremier Matteo Salvini si è detto “assolutamente contrario” a questa soluzione. “Le risorse arrivano dalle accise mobili, limitatamente al mese precedente, dalle sanzioni Antitrust e dal Fondo per gli interventi strutturali di politica economica”, ha spiegato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti al termine del Consiglio dei ministri. La scelta di intervenire esclusivamente sul gasolio, ha sottolineato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, risponde alla necessità di sostenere il carburante maggiormente utilizzato dal comparto dei trasporti, dall’agricoltura e, indirettamente, dai consumi delle famiglie. “Sappiamo che non risolve il problema, ma è una risposta tempestiva e responsabile, compatibile con le limitate risorse disponibili e con un quadro internazionale ancora molto incerto”, ha scritto la premier sui social. Il decreto proroga inoltre fino a luglio lo sconto sul gasolio destinato agli autotrasportatori e il credito d’imposta per le imprese agricole. Quanto a un possibile intervento anche sulla benzina, Giorgetti ha invitato alla prudenza, ricordando che “anche per pochi giorni le risorse necessarie sarebbero molto rilevanti” e che ogni decisione dovrà essere compatibile con gli equilibri della finanza pubblica. Sul fronte dell’energia, il ministro ha inoltre assicurato che il governo è pronto a intervenire nuovamente qualora il rialzo dei prezzi si riflettesse sulle bollette.

Nel decreto trova spazio anche un nuovo intervento sull’ex Ilva. Il governo ha confermato uno stanziamento da 100 milioni di euro destinato a sostenere il percorso di cessione dello stabilimento, una decisione maturata prima della sentenza del Tribunale di Milano che ha ordinato la sospensione dell’attività dell’area a caldo entro 90 giorni qualora non vengano completate le operazioni di bonifica dell’amianto e adottate misure efficaci per contenere le emissioni di polveri sottili. Le sentenze sono sentenze, valgono per tutti. La sentenza mi sembra assolutamente chiara con l’ordine della chiusura dell’area a caldo e questo è un fatto su cui stiamo ragionando. Domani abbiamo un incontro con i sindacati, ma questo è un fatto che stravolge, se vogliamo dirla tutta, la fase di cessione che era in una fase abbastanza avanzata, direi prossima alla definizione con la controparte, che in questo momento cambia completamente le condizioni della vicenda”, ha detto Giorgetti.  Le reazioni del mondo industriale non si sono fatte attendere. Federmeccanica ha avvertito che la decisione del Tribunale potrebbe compromettere definitivamente il futuro dello stabilimento, mentre il presidente di Federacciai Antonio Gozzi ha parlato del rischio di una chiusura con conseguenze pesanti per migliaia di lavoratori e per l’intera filiera siderurgica nazionale. Nel frattempo Flacks Group, il fondo statunitense interessato all’acquisizione degli impianti di Taranto, si prepara a presentare il progetto industriale “Flacksider”, sviluppato insieme a Danieli e Metinvest. Il piano punta a rilanciare la produzione attraverso tecnologie innovative, con l’obiettivo di coniugare competitività industriale, tutela dell’occupazione, sicurezza dei lavoratori e sostenibilità ambientale.

Intanto, già  si apre il cantiere della manovra. Prima del Cdm Tajani ha lanciato in un video le proposte di FI : “Noi vogliamo ridurre le tasse in Italia. Lo slogan sarà: meno tasse, meno tasse, meno tasse. A cosa penso? Abbattere le tasse sulle tredicesime, ridurre l’Irpef dal 35 al 33%, ampliando la base fino a 60.000 euro e, per esempio, abolire il bollo sulle auto o sulle moto”.

“Il ciclo di bilancio inizia a settembre. Dovremo utilizzare al meglio quella che sarà la possibilità – se il Parlamento ci darà mandato in questo senso – della clausola nazionale in deroga al Patto di stabilità. La settimana prossima andremo in Aula per chiedere al Parlamento di darci mandato di procedere in Europa: questo aprirà spazi significativi di bilancio in termini di scostamento, ma proprio perché è uno scostamento dovranno essere utilizzati in modo molto intelligente e mirato”, ha detto il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti rispondendo in conferenza stampa dopo il cdm. “La discussione è aperta, il governo cercherà di fare le cose migliori nonsotante una situazione esterna oggettivamente molto molto complicata”, ha aggiunto Giorgetti. Rispondendo a chi gli chiedeva di un video del vicepremier Antonio Tajani sul fatto che il governo intende abbassare le tasse, detassando tredicesime, cancellando bollo auto-moto e riducendo l’aliquota Irpef, Giorgetti ha risposto: “Io vorrei fare anche tantissime altre cose”.

Bce: shock energetico Iran più forte del 2022, ma prezzi reagiscono meno

Le interruzioni delle forniture mondiali di petrolio e gas causate dalla guerra in Iran sono state molto maggiori rispetto a quelle provocate dal conflitto in Ucraina, ma i rincari sono rimasti finora piu’ contenuti. E’ quanto emerge da un’analisi della Bce pubblicata sul blog dell’istituto. L’inizio delle ostilita’ tra Stati Uniti, Israele e Iran alla fine di febbraio – si ricorda nell’analisi – hanno determinato la chiusura dello Stretto di Hormuz, interrompendo il transito di circa 20 milioni di barili al giorno, pari a un quinto dell’offerta mondiale. Gli oleodotti di Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti hanno attenuato in parte l’impatto, ma la perdita media e’ stata comunque di circa 14 milioni di barili al giorno, il 14% dell’offerta globale. La guerra in Ucraina aveva invece ridotto l’offerta di appena un milione di barili al giorno. Nonostante la dimensione senza precedenti dello shock, all’inizio di giugno il petrolio si attestava intorno a 94 dollari al barile, il 29% sopra il livello precedente al conflitto, dopo un rialzo massimo superiore al 50%. Un’interruzione di questa portata, secondo le relazioni storiche, avrebbe potuto provocare un aumento fino al 105%. La reazione relativamente contenuta riflette le aspettative che la carenza sia temporanea e le migliori condizioni iniziali del mercato. Prima del conflitto, l’offerta di petrolio presentava un surplus di circa 2,5 milioni di barili al giorno, sostenuto dalla produzione record di shale oil statunitense e dalla diffusione dei veicoli elettrici in Cina. Prima della guerra in Ucraina, al contrario, il mercato registrava gia’ un deficit vicino a un milione di barili al giorno. Anche le scorte sono oggi maggiori: quelle cinesi sarebbero salite da una copertura di 92 giorni di importazioni nel 2023 a circa 115 giorni all’inizio del 2026.

A contenere i prezzi ha contribuito anche la debolezza della domanda asiatica. L’Agenzia internazionale dell’energia ha ridotto di 3 milioni di barili al giorno la stima della domanda mondiale per il secondo trimestre e prevede ora una flessione annua di circa il 2%. Piu’ incisiva anche la risposta delle autorità: il rilascio coordinato di 400 milioni di barili dalle riserve strategiche ha superato ampiamente i 182 milioni liberati nel 2022. Una dinamica analoga si osserva sul mercato del gas.

Attraverso Hormuz transita il 20% dell’offerta mondiale di Gnl, pari a circa 110 miliardi di metri cubi all’anno. La guerra in Ucraina aveva invece colpito soprattutto il gas russo trasportato via gasdotto verso l’Europa. All’inizio di giugno il prezzo del gas europeo Ttf era aumentato del 53%, a 49 euro per megawattora, contro un rialzo teorico dell’81% sulla base delle esperienze storiche e del 79% registrato durante la crisi ucraina. L’aumento recente riflette soprattutto i timori di possibili interruzioni, poiche’ la dipendenza diretta dell’Europa dal Gnl mediorientale resta limitata. Nel 2022, invece, il crollo effettivo dei flussi russi aveva provocato una grave carenza di offerta. A frenare i rincari hanno contribuito la diversificazione europea, la maggiore capacita’ di importazione di Gnl e la minore concorrenza asiatica per i carichi, grazie alla possibilità di sostituire il gas con il carbone e al mix energetico piu’ diversificato della Cina. Secondo la Bce, il confronto dimostra che l’entità dello shock non determina da sola la risposta dei prezzi: contano anche le condizioni iniziali del mercato, le scorte, la flessibilità della domanda e le aspettative. La situazione resta tuttavia volatile dopo la ripresa degli attacchi tra Stati Uniti e Iran a luglio. Una chiusura prolungata di Hormuz potrebbe erodere progressivamente le scorte e accrescerebbe il rischio di nuovi rincari. Una riapertura duratura potrebbe invece esercitare una significativa pressione al ribasso sui prezzi.

Meloni visita il cantiere di Chiomonte: è violenza organizzata lo Stato non indietreggia

La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, accompagnata dal ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, si è recata ieri Chiomonte, teatro degli scontri di sabato scorso, dove ha incontrato il personale delle Forze dell’Ordine impegnato nelle attività di vigilanza e sicurezza del cantiere della linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione. Come spiegano da Palazzo Chigi, poco prima dell’arrivo, la premier e il ministro hanno effettuato un sorvolo in elicottero dell’area del cantiere. Successivamente, hanno visitato il cantiere alla presenza degli operai e dei rappresentanti di Telt. “Centoventi operatori delle forze dell’ordine sono rimasti feriti negli scontri di sabato scorso contro l’infrastruttura dell’alta velocità Torino-Lione. Non è la scena di una guerra, è la scena di una presunta contestazione. Ma questo non è dissenso, questa è violenza organizzata, premeditata e come tale deve essere trattata. Faremo tutto quello che possiamo per assicurare queste persone alla giustizia e chiediamo anche a chi ne è responsabile, alla magistratura, a tutti gli inquirenti di fare il massimo del lavoro perché uno Stato normale non puo’ tollerare una cosa del genere”,  ha dichiarato Meloni  in un video girato sul cantiere della Tav in Val di Susa, teatro di scontri nello scorso fine settimana. “Centoventi operatori di pubblica sicurezza che vengono feriti – ha detto la premier – meritano una presenza delle istituzioni: è la ragione per la quale stamattina siamo qui, col ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, a dire che lo Stato c’è, che non intende indietreggiare, a portare non solo la solidarietà ma la presenza. A questi operatori di sicurezza costretti a presidiare questo luogo 365 giorni all’anno, 24 ore al giorno, per un costo esorbitante per i cittadini, per questo presunto dissenso. E anche per portare la propria presenza a chi lavora in questo luogo, agli operai, alle imprese, ai tecnici, agli ingegneri, a gente che si rimbocca le maniche e vede distrutto il suo lavoro da un giorno all’altro. Anche per loro siamo qui questa mattina, anche per loro faremo tutto quello che possiamo per assicurare i responsabili di questo schifo alla giustizia insieme a tutte le istituzioni che sono preposte per questo compito”. La segretaria del Pd Schlein accusa il governo di ‘strumentalizzare i fatti che condanniamo’ e fa un appello ‘a lavorare insieme per isolare i violenti’. Intanto, quattro antagonisti stranieri sono stati fermati e altre 800 persone che prendevano parte al Festival No Tav sono state identificate. Si indaga per devastazione ma non si escludono altre accuse,

Snam: nel primo semestre immesso in rete il 5% di Gnl in più

Il gas immesso in rete è cresciuto di 0,1 miliardi di metri cubi (+0,5%) nei primi 6 mesi dell’anno, con il gas naturale liquefatto (Gnl) in rialzo rialzo di 0,5 miliardi di metri cubi (+5%) per effetto anche dell’entrata in funzione del rigassificatore di Ravenna. E’ quanto si legge su Polaris, il nuovo osservatorio di Snam su dati, analisi e tendenze del sistema energetico italiano, aggiornato ogni mese e con approfondimenti trimestrali in gennaio, aprile, luglio e ottobre.
Secondo i dati messi a disposizione da Snam, la crisi di Hormuz ha inciso solo sul mese di giugno, con volumi di Gnl via nave in flessione di 0,6 miliardi di metri cubi (-11%). In calo anche le importazioni via gasdotto, sia nel semestre, diminuite di 0,4 miliardi di metri cubi (-2%), sia in giugno, mese in cui il calo di 0,2 miliardi di metri cubi (-23%) in arrivo da Passo Gries (Verbania), è stato compensato solo parzialmente dall’aumento di 0,1 miliardi di metri cubi delle importazioni da Tarvisio. Secondo Snam non c’è stato nessun problema rispetto all’aumento della domanda, soddisfatto grazie a minori iniezioni nei siti di stoccaggio. “A anche gli stessi depositi, a loro volta, hanno chiuso il semestre in sicurezza – chiosa Snam – attestandosi al 67% del loro livello di riempimento, solo 4 punti percentuali in meno rispetto al 2025”.

Rfi: completato il varo del nuovo cavalcaferrovia stradale Ponte al Pino a Firenze

Si è conclusa con successo nella notte tra il 26 e il 27 luglio l’operazione di varo del nuovo cavalcaferrovia stradale “Ponte al Pino”, nel nodo ferroviario di Firenze. Il nuovo impalcato, del peso di circa 550 tonnellate, è stato posizionato in un’unica soluzione mediante una gru da 2.000 tonnellate, uno dei più grandi mezzi di sollevamento impiegati a livello internazionale per interventi infrastrutturali di questa tipologia. Il varo si è svolto alla presenza del vicepresidente del Consiglio e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, del Presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, dell’amministratore delegato e direttore generale del Gruppo FS, Gianpiero Strisciuglio, dell’amministratore delegato e direttore generale di Rete Ferroviaria Italiana, Aldo Isi, oltre alle autorità locali. Il completamento del varo rappresenta una tappa fondamentale dell’intervento di sostituzione del ponte, opera strategica per il miglioramento della mobilità cittadina e per l’efficientamento della circolazione ferroviaria regionale e nazionale che attraversa il nodo di Firenze. Dopo la posa del nuovo impalcato, il cantiere prosegue con le successive attività previste dal cronoprogramma. Fino alle ore 11 di giovedì 30 luglio resta confermata la sospensione della circolazione ferroviaria sulle tratte Firenze Campo di Marte–Firenze Rifredi e Firenze Campo di Marte–Firenze Santa Maria Novella, necessaria per consentire il completamento in sicurezza delle lavorazioni di questa fase fondamentale .Il ministro Salvini, rfierisce il Mit, ha espresso soddisfazione per il completamento dell’intervento, sottolineando come l’operazione rappresenti un passaggio strategico per il potenziamento del nodo ferroviario di Firenze e confermi l’impegno nel realizzare opere complesse riducendo al minimo l’impatto sulla mobilità di cittadini e pendolari.

Ponte sullo Stretto: la Cgil presenta un esposto alla Corte dei conti. “Fare piena luce sull’utilizzo delle risorse pubbliche”

La Cgil nazionale ha presentato ieri un esposto alla Corte dei conti per chiedere di accertare se, nella gestione del progetto del Ponte sullo Stretto di Messina, le ingenti risorse pubbliche impegnate siano state utilizzate correttamente o se, al contrario, sussistano profili di responsabilità amministrativo-contabile e di possibile danno erariale. L’esposto, firmato dal segretario generale Maurizio Landini, è stato presentato alle Procure regionali della Corte dei conti della Sicilia e del Lazio e alla Procura Generale presso la Sezione giurisdizionale d’appello della Corte dei conti per la Regione Siciliana. L’iniziativa, spiega la confederazione, nasce da un principio molto semplice: quando sono in gioco miliardi di euro di risorse dei cittadini è un dovere pretendere trasparenza, legalità e un utilizzo rigoroso del denaro pubblico. Nel documento la Confederazione chiede alla magistratura contabile di valutare “eventuali profili di responsabilità amministrativo-contabile e di possibile danno erariale derivante dalle gravi violazioni della normativa europea e nazionale in materia di contratti pubblici e tutela ambientale connesse alla delibera CIPESS n. 41/2025 e agli atti presupposti relativi al progetto del Ponte sullo Stretto di Messina”. L’esposto prende le mosse dalle numerose criticità già evidenziate dalla stessa Corte dei conti nell’ambito del controllo preventivo di legittimità sulla delibera CIPESS, conclusosi con la ricusazione del visto e della registrazione. Tra i principali rilievi figurano l’assenza di una determinazione definitiva del costo dell’opera, i dubbi sul rispetto della normativa europea in materia di appalti e tutela ambientale e il mancato completamento o finanziamento di una parte significativa delle infrastrutture indispensabili al funzionamento del Ponte.

Secondo la Cgil, proprio tali criticità potrebbero determinare un concreto pregiudizio per le finanze pubbliche. Il possibile danno erariale deriverebbe innanzitutto dalla mancata indizione di una nuova gara pubblica, nonostante le profonde modifiche intervenute rispetto al progetto originariamente affidato nel 2005. L’assenza di un nuovo confronto concorrenziale su un appalto di valore superiore ai 13,5 miliardi di euro potrebbe infatti aver impedito all’amministrazione di ottenere condizioni economiche più favorevoli, esponendo lo Stato al rischio di maggiori costi. La Confederazione richiama inoltre quanto osservato dalla Corte dei conti circa il fatto che l’attuale configurazione dell’opera risulta profondamente diversa da quella posta a base della gara del 2005: sono cambiati il modello di finanziamento, oggi integralmente pubblico, i criteri di aggiornamento del corrispettivo e altri elementi essenziali dell’assetto negoziale. Secondo la stessa Magistratura contabile, tali modifiche appaiono tali da rendere necessaria una nuova procedura di evidenza pubblica in applicazione della disciplina europea sugli appalti.

L’esposto evidenzia inoltre che non emerge una determinazione definitiva del prezzo dell’opera, mentre una parte significativa dei costi risulta ancora stimata, rinviata o non compiutamente contrattualizzata. Una situazione che, considerato il valore complessivo dell’intervento, espone le finanze pubbliche a un elevato rischio di ulteriore lievitazione della spesa e rende difficile un effettivo controllo sulla sostenibilità economica dell’investimento. Un ulteriore elemento di preoccupazione riguarda la quota di risorse pubbliche destinata al progetto attraverso il Fondo per lo sviluppo e la coesione della Regione Siciliana. Circa 1,3 miliardi di euro gravano infatti direttamente sulla programmazione regionale, con possibili ripercussioni sulla capacità di finanziare altri interventi infrastrutturali e di sviluppo del territorio. La Cgil richiama inoltre l’attenzione sull’assenza di verifiche documentate circa il permanere dei requisiti di qualificazione e affidabilità degli operatori economici coinvolti, nonostante le modifiche intervenute nel tempo nella compagine dei soggetti affidatari.L’esposto si sofferma anche sulle possibili violazioni della normativa ambientale europea, con particolare riferimento alla direttiva Habitat, già rilevate dalla Corte dei conti. Per la Confederazione questo profilo potrebbe determinare ulteriori conseguenze economiche per lo Stato, anche in relazione all’eventuale apertura di contenziosi o procedure di infrazione da parte delle istituzioni europee.

A fronte di queste incertezze, la Cgil ritiene doveroso chiedere alla magistratura contabile di verificare se le enormi risorse pubbliche siano state utilizzate nel rispetto della legge e dell’interesse generale o se, invece, esista il rischio concreto che si stia producendo un danno alle finanze dello Stato. Non si tratta di una battaglia ideologica né di una contrapposizione pregiudiziale all’opera, ma di difendere il denaro pubblico. La Confederazione ricorda infatti che il costo del Ponte supera ormai i 13 miliardi di euro ed è in costante crescita, mentre la Società Stretto di Messina ha già assorbito ingenti risorse pubbliche senza che sia stato realizzato il Ponte e senza che i cittadini abbiano ottenuto alcun beneficio concreto. Il Mezzogiorno continua invece ad avere bisogno di ferrovie moderne, strade sicure, trasporti efficienti, porti, scuole, ospedali e servizi pubblici di qualità. Sono questi gli investimenti che possono migliorare realmente la vita delle persone, creare occupazione stabile e ridurre i divari territoriali. La Cgil ricorda infine di avere già trasmesso nei mesi scorsi alla Commissione europea le proprie valutazioni sul mancato rispetto delle direttive comunitarie in materia di ambiente e appalti. Con l’esposto presentato oggi chiede alle Procure contabili competenti di svolgere tutti gli opportuni approfondimenti istruttori per accertare se le illegittimità già rilevate abbiano determinato o stiano determinando un danno alle finanze pubbliche e se vi siano responsabilità amministrativo-contabili in capo ai soggetti che hanno partecipato all’istruttoria, alla predisposizione e all’adozione degli atti relativi al procedimento di approvazione del Ponte sullo Stretto. “Difendere il denaro pubblico significa difendere i diritti dei cittadini. Significa evitare che miliardi di euro vengano impiegati senza adeguate garanzie, mentre il Paese continua ad avere bisogno di investimenti utili, infrastrutture moderne e servizi pubblici efficienti”.

“Ho appreso con grande sorpresa dell’iniziativa assunta dalla Cgil con un esposto alla Corte dei conti. La società Stretto di Messina ha operato e opera nel pieno rispetto delle norme e con la massima attenzione per tutela del denaro pubblico destinato alla realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina. I meccanismi di controllo sono articolati, definiti e trasparenti. Siamo una società interamente pubblica, in house, e pertanto sottoposta al controllo analogo del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ovvero alla vigilanza sulle principali attività della Società. La società, inoltre, è soggetta al controllo della Corte dei Conti esercitato dal Magistrato Delegato che assiste alle sedute del Consiglio di Amministrazione e del Collegio Sindacale”, commenta l’amministratore delegato della Stretto di Messina, Pietro Ciucci.

Carburanti, da Ue ok a Italia per 300 mln di aiuti di Stato a imprese trasporto su strada

La Commissione europea ha approvato un regime di aiuti di Stato italiano da 300 milioni di euro a sostegno delle imprese di trasporto su strada che devono far fronte all’aumento dei prezzi del carburante dovuto alla crisi in Medio Oriente. Il regime è stato approvato nell’ambito del quadro temporaneo per gli aiuti di Stato relativi alla crisi in Medio Oriente (METSAF) adottato dalla Commissione il 29 aprile 2026. Il regime mira ad attenuare l’impatto dell’aumento dei prezzi dei carburanti derivante dalla crisi in Medio Oriente. Rispetto a febbraio 2026, i prezzi del gasolio in Italia sono aumentati del 16,9% a marzo 2026, del 23,3% ad aprile 2026 e del 18% a maggio 2026. L’aiuto assumerà la forma di un credito d’imposta, che potrà essere utilizzato per compensare le imposte che l’impresa è tenuta a versare allo Stato, ad esempio l’imposta sul reddito, l’IVA o i contributi previdenziali, entro il 31 dicembre 2026. Per i beneficiari operanti nel settore del trasporto su strada con sede in Italia o con sede legale in Italia, l’aiuto può coprire fino al 70% dei costi aggiuntivi del carburante derivanti dalla crisi in Medio Oriente per il carburante acquistato nel periodo di quattro mesi compreso tra marzo e giugno 2026. Il regime resterà in vigore fino al 31 dicembre 2026. La Commissione ha valutato il regime alla luce delle norme dell’Ue in materia di aiuti di Stato, in particolare l’articolo 107, paragrafo 3, lettera c) del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, che consente agli Stati membri di sostenere lo sviluppo di determinate attività economiche a determinate condizioni, nonché le sezioni 1 e 2.2 del METSAF. La Commissione ha riscontrato che il regime è conforme alle condizioni stabilite nel METSAF. In particolare, gli aiuti saranno concessi sulla base di un regime con un bilancio stimato chiaro pari a 300 milioni di euro e saranno erogati per sostenere temporaneamente lo sviluppo delle imprese attive nel settore del trasporto su strada. La Commissione ha concluso che il regime è necessario, adeguato e proporzionato per facilitare lo sviluppo di un’attività economica e non altera le condizioni degli scambi in misura contraria all’interesse comune. Su questa base, la Commissione ha approvato il regime italiano ai sensi delle norme dell’UE in materia di aiuti di Stato.

Fermerci, nel semestre -8,1% del trasporto ferroviario merci. Se andamento prosegue volumi tornerebbero a livelli 2015, pesano interventi Pnrr

Il trasporto ferroviario delle merci continua a perdere terreno, con una riduzione dell’8,1%. Si tratta di oltre 2 milioni di treni/km in meno nei primi sei mesi dell’anno rispetto allo stesso periodo nel 2025. I dati del monitoraggio semestrale di Fermerci, l’associazione del trasporto merci ferroviario, evidenzia che se l’andamento dovesse proseguire anche nel secondo semestre dell’anno, il 2026 potrebbe chiudersi con una perdita superiore a 4 milioni di treni/km rispetto allo scorso anno, portando il settore intorno ai 45 milioni di treni/km e riportando i volumi di traffico ai livelli del 2015. Per l’associazione, la causa principale del crollo è da individuare nelle interruzioni della rete ferroviaria legate ai lavori di potenziamento infrastrutturale finanziati dal Pnrr. “Interventi necessari”, ha spiegato Fermerci, ma che “stanno producendo un impatto pesantissimo sull’operatività delle imprese ferroviarie merci”, L’associazione chiede dunque un un piano pluriennale di rilancio. Il dato semestrale evidenziato da Fermerci aggrava una dinamica negativa che interessa il comparto ormai da diversi anni. Già dal rapporto annuale dell’associazione era stato rilevato come i volumi fossero passati dai 53,8 milioni di treni/km del 2021 ai 49,4 milioni del 2025, con una contrazione del 7,8% nel periodo 2022-2025. Nel solo 2025 la riduzione era stata del 3,5% rispetto all’anno precedente, segnando il terzo calo annuale consecutivo. “Siamo di fronte a un dato che supera ogni attesa – ha detto il presidente di Fermerci Clemente Carta -. Sapevamo che le interruzioni della rete legate ai cantieri Pnrr avrebbero inciso sui volumi, ma le ricadute si sono rivelate molto più severe del previsto e gravano interamente sulle imprese ferroviarie. Se questa tendenza verrà confermata nei prossimi mesi, rischiamo di compromettere in tempi rapidissimi una parte rilevante dei risultati costruiti attraverso dieci anni di politiche pubbliche finalizzate a sostenere il trasporto ferroviario delle merci. Il rischio concreto è che una crisi già evidente assuma carattere strutturale”. Carta ha proseguito sottolineando come il comparto non possa più permettersi “di assistere alla progressiva erosione del traffico ferroviario merci senza intervenire. Chiediamo al governo di mettere rapidamente in campo strumenti adeguati alla gravità della situazione”.

Stefano Donnarumma alla guida del nuovo fondo sui data center di Polis

Stefano Donnarumma sarà partner strategico del nuovo fondo immobiliare dedicato ai data center promosso da Polis, società controllata da Lbo France e partecipata da Bper e Intesa Sanpaolo. “Metto a disposizione dei capitali privati un’esperienza maturata nella gestione delle grandi infrastrutture italiane – ha detto l’ex ad di Ferrovie dello Stato -, continuando a lavorare per lo sviluppo del Paese con investimenti che hanno ricadute sulla collettività. Il data center non è un semplice investimento immobiliare, ma un’infrastruttura complessa nella quale convergono energia, reti, telecomunicazioni, sicurezza e tecnologia. Per questa ragione, il progetto punta a integrare competenze industriali e capitali privati per contribuire a colmare il ritardo italiano in un settore destinato a crescere rapidamente anche per effetto della diffusione dell’intelligenza artificiale”.
La strategia del fondo mira a valorizzare la fase di sviluppo in cui si genera la quota più significativa del valore, contenendo l’esposizione ai rischi operativi legati alla costruzione e alla successiva gestione dei data center. Polis punta a un obiettivo di raccolta pari a 200 milioni di euro, estendibile fino a 250 milioni, e con il portafoglio iniziale che comprende cinque siti, per una capacità complessiva di 520 megawatt, con un rendimento netto atteso del 25%. In questo contesto, Donnarumma supporterà l’intero processo di sviluppo, dalla selezione degli advisor tecnici al coordinamento delle competenze industriali, fino agli aspetti legati alle connessioni alla rete elettrica, ai rapporti con Terna e con i distributori, nonché ai profili regolatori, energetici e autorizzativi.

Saipem: nei primi sei mesi ricavi in crescita a 7,34 miliardi, utile in calo

Saipem chiude il  primo semestre del 2026 con ricavi pari  a 7.345 milioni di euro (7.211 milioni di euro nel corrispondente semestre del 2025) e l’ebitda adjusted  a 836 milioni di euro (764 milioni di euro nel corrispondente semestre del 2025). In particolare, si registra un miglioramento nel settore Engineering & Construction sia Offshore che Onshore. Il risultato del periodo riflette gli extra costi sostenuti in relazione al conflitto nel Medio Oriente, che hanno inciso sulla performance del semestre. Il risultato netto adjusted registra un utile pari a 131 milioni di euro, in riduzione di 9 milioni di euro rispetto ai 140 milioni di euro del corrispondente semestre del 2025. Alla variazione negativa registrata nel risultato operativo adjusted pari a 30 milioni di euro, si aggiunge il peggioramento della gestione fiscale per 15 milioni di euro a cui si contrappone l’effetto del miglioramento del saldo della gestione finanziaria per 28 milioni di euro e del saldo della gestione partecipazioni per 8 milioni di euro. Il risultato netto, pari a 96 milioni di euro, riflette oneri non ricorrenti per 35 milioni di euro rispetto al risultato netto adjusted, riconducibili all’accantonamento dei costi del piano di esodi agevolati sottoscritto con le associazioni sindacali nel quarto trimestre del 2025. Gli investimenti tecnici effettuati nel corso del primo semestre del 2026 ammontano a 133 milioni di euro in calo rispetto ai 187 milioni di euro nel corrispondente semestre del 2025), e sono così ripartiti: per Asset Based Services 81 milioni di euro; per Energy Carriers 3 milioni di euro; per il Drilling Offshore 49 milioni di euro. La posizione finanziaria netta pre-IFRS 16 al 30 giugno 2026 è positiva per 1.078 milioni di euro. La posizione finanziaria netta comprensiva della lease liability IFRS 16, pari a 1.187 milioni di euro, è negativa per 109 milioni di euro. Il debito lordo al 30 giugno 2026 ante effetti lease liability IFRS 16 ammonta a 1.792 milioni di euro, la liquidità a 2.870 milioni di euro, di cui disponibile per 1.291 milioni di euro. Nel corso del primo semestre del 2026, Saipem ha acquisito nuovi ordini per un totale di 5.737 milioni di euro (4.301 milioni di euro nel corrispondente semestre del 2025). Al 30 giugno 2026, il portafoglio ordini ammonta a 29.861 milioni di euro (31.469 milioni di euro al 31 dicembre 2025), così ripartiti: 18.663 milioni di euro nell’Asset Based Services, 10.112 milioni di euro nell’Energy Carriers e 1.086 milioni di euro nel Drilling Offshore, di cui 7.321 milioni di euro da realizzarsi nei rimanenti mesi del 2026. Incluse le società non consolidate, il portafoglio ordini al 30 giugno 2026 risulta pari a 29.960 milioni di euro (31.578 milioni di euro al 31 dicembre 2025).

Quanto alla guidance per il 2026, questa è stata così aggiornata: ricavi pari a circa 15,5 miliardi di euro; ebitda adjusted pari a circa 1,75 miliardi di euro; cash flow operativo (al netto dei canoni di locazione) di circa 1,0 miliardo di euro; investimenti per circa 450 milioni di euro; free cash flow  (al netto dei canoni di locazione) di circa 600 milioni di euro.  La guidance sui ricavi è confermata nella prospettiva che l’esecuzione dei progetti in Medio Oriente rimanga resiliente, in linea con la prima metà dell’anno. La guidance sull’ebitda adjusted è aggiornata per tenere conto degli extra costi già sostenuti in relazione alla crisi in Medio Oriente, ed una stima degli extra costi che potrebbero impattare la seconda metà dell’anno, e del deconsolidamento delle attività di perforazione in acque poco profonde a valle del perfezionamento della cessione. La recuperabilità degli extra costi non è puntualmente quantificabile in questa fase in quanto soggetta all’esito di discussioni commerciali con i clienti. Sebbene i clienti stiano mostrando segnali di supporto, il recupero di tali extra costi non è stato incorporato nella sopracitata guidance.
La conferma della guidance sulla generazione di cassa si basa sui seguenti elementi: gli ottimi risultati ottenuti nella prima metà dell’anno e il miglioramento strutturale della cash flow conversion frutto del miglioramento della qualità dei progetti e dei relativi termini contrattuali e dell’ottimizzazione della gestione del capitale circolante che più che compensa gli extra costi legati alla crisi del Medio Oriente. Per comparabilità con la guidance precedentemente comunicata, la guidance sul Free Cash Flow (al netto dei canoni di locazione) non include i proventi derivanti dalla cessione delle attività di perforazione a mare in acque poco profonde, il cui perfezionamento è atteso per il terzo trimestre del 2026. “Sul piano commerciale, i risultati ottenuti nei primi sette mesi dell’anno, insieme alle numerose opportunità in fase di discussione, rafforzano la nostra fiducia in una raccolta ordini 2026 superiore a quella del 2025”, afferma il gruppo.

Saipem, intanto,  si è aggiudicata due nuovi contratti, uno offshore in Costa d’Avorio e uno onshore in Italia, per un valore complessivo di circa 800 milioni di euro. Il primo contratto, assegnato da Eni Côte d’Ivoire e dai suoi partner, riguarda il progetto Baleine Phase 3, terza fase di sviluppo del giacimento oil & gas Baleine, situato al largo della Costa d’Avorio a profondità fino a 1.300 metri. Le attività affidate a Saipem comprendono l’ingegneria, la fabbricazione, il trasporto e l’installazione di circa 50 km di condotte rigide e delle relative strutture sottomarine. Il progetto include inoltre il trasporto e l’installazione di riser flessibili, jumper flessibili, sistemi di produzione sottomarini e di una flowline flessibile per l’esportazione del gas lunga 3 km, nonché di 22 km di ombelicali sottomarini. Le attività avranno una durata stimata di circa tre anni e prevedono l’impiego delle navi da costruzione FDS e Shen Da. Il secondo contratto, aggiudicato da Enilive, società di Eni attiva nella produzione di biocarburanti, di biometano e nella commercializzazione e distribuzione di tutti i vettori energetici per la mobilità, riguarda le attività di ingegneria, approvvigionamento e costruzione (EPC) di una nuova unità di deossigenazione nella bioraffineria Enilive di Venezia, a Porto Marghera. La nuova unità, progettata per trattare 70 tonnellate all’ora di materie biogeniche, contribuirà ad aumentare la capacità produttiva di biocarburante HVO (Hydrotreated Vegetable Oil). Questa nuova aggiudicazione si inserisce nel più ampio accordo di collaborazione tra Eni e Saipem nel campo della bioraffinazione e fa seguito al contratto assegnato per le attività di ingegneria, approvvigionamento e costruzione (EPC) per la produzione di biojet nella bioraffineria di Venezia, annunciato nel giugno 2025. Queste nuove acquisizioni confermano la capacità di Saipem di realizzare progetti complessi sia nei settori tradizionali sia nell’ambito della transizione energetica, rafforzando al contempo la collaborazione con Eni e supportando lo sviluppo di infrastrutture energetiche strategiche e la produzione di carburanti sostenibili.

Accordo Bei-Acea: 450 milioni di euro per modernizzare le infrastrutture idriche nel Lazio

La Banca europea per gli investimenti (BEI) ha approvato un pacchetto di finanziamenti da 450 milioni di euro a favore di ACEA per sostenere la modernizzazione e il potenziamento delle infrastrutture idriche nella Regione Lazio. Una prima tranche del finanziamento, pari a 200 milioni di euro, viene annunciata oggi e contribuirà ad avviare il programma di investimenti. Il finanziamento della BEI sostiene un ampio piano di investimenti che ACEA realizzerà nel periodo 2027- 2030, volto a migliorare i servizi di approvvigionamento, trattamento e distribuzione dell’acqua e la gestione delle acque reflue nelle aree servite nel Lazio. Gli interventi includono il potenziamento delle reti, la riduzione delle perdite idriche, la digitalizzazione dei sistemi, il rafforzamento dell’interconnessione delle infrastrutture e lo sviluppo di soluzioni per il riutilizzo delle risorse idriche, al fine di aumentare l’efficienza complessiva e la resilienza ai cambiamenti climatici. La collaborazione tra la BEI e il Gruppo ACEA si è sviluppata nel corso di oltre due decenni, consolidandosi progressivamente attraverso un dialogo continuo e una visione condivisa sugli investimenti infrastrutturali.

Dal primo finanziamento nel 1999, sono stati sottoscritti 17 accordi per un valore complessivo di circa 2,6 miliardi di euro, a testimonianza di un impegno congiunto e duraturo nel promuovere lo sviluppo e la modernizzazione di infrastrutture essenziali e sostenibili. “La BEI svolge un ruolo centrale nel sostenere gli investimenti nel settore idrico in Italia, dove persistono rilevanti esigenze di ammodernamento e di finanziamento di lungo termine. Con 837 milioni di euro, nel 2025 l’Italia è stata il principale beneficiario degli investimenti BEI in questo settore, contribuendo a garantire acqua potabile a 3,4 milioni di persone, servizi igienico-sanitari migliorati a 4,7 milioni e una riduzione del rischio di alluvioni per quasi 4 milioni di persone. Questo intervento consente di accelerare l’attuazione dei programmi di investimento e di rafforzare la resilienza delle infrastrutture,” ha dichiarato Gelsomina Vigliotti, Vicepresidente della BEI. «Questo accordo con la BEI sostiene un programma di investimenti strategici per modernizzare le infrastrutture idriche del territorio. Le risorse consentiranno di accelerare gli interventi sulle reti e sugli impianti, migliorando l’efficienza del servizio e la resilienza del sistema. La rinnovata collaborazione con la Banca Europea per gli Investimenti testimonia un rapporto di fiducia costruito nel tempo e il comune impegno a sostenere la transizione verso infrastrutture sempre più innovative, sostenibili e capaci di rispondere alle sfide poste dal cambiamento climatico e dalla crescente tutela della risorsa idrica.» ha dichiarato Pier Francesco Ragni, Co-general manager di ACEA.

Nucleare, Ansaldo Energia e RINA firmano un accordo per lo sviluppo della filiera italiana

Supportare lo sviluppo della filiera nucleare italiana e consentire alle imprese di intercettare le opportunità di un mercato nucleare globale in forte crescita, accompagnandole in un percorso strutturato di certificazione: questo l’obiettivo dell’accordo firmato oggi dagli amministratori delegati di Ansaldo Energia e RINA, Fabrizio Fabbri e Carlo Luzzatto. L’iniziativa è rivolta in particolare alle aziende oggi non attive nel settore nucleare, ma con competenze industriali trasferibili, per ampliare e rafforzare la base produttiva nazionale. Il progetto prevede valutazioni preliminari, analisi degli scostamenti rispetto agli standard internazionali e percorsi di adeguamento per l’accesso al mercato nucleare. RINA accompagnerà le imprese nel percorso di certificazione e qualificazione, mentre Ansaldo Energia metterà a disposizione la propria esperienza industriale nel settore, condividendo esigenze di mercato e favorendo iniziative di supporto finanziario ai processi di certificazione da parte delle istituzioni e degli strumenti pubblici di sostegno all’internazionalizzazione e allo sviluppo industriale. L’accordo si inserisce in un contesto globale di forte sviluppo del nucleare, elemento sempre più rilevante per la sicurezza energetica e la decarbonizzazione. Sono operativi oltre 420 reattori nel mondo, con una potenza complessiva di oltre 400 GW, e più di 60 in costruzione. L’energia nucleare copre il 10% della domanda mondiale di energia elettrica. Secondo l’Agenzia Internazionale per l’Energia, gli investimenti globali nel settore raggiungeranno i 120 miliardi di dollari annui entro il 2030, con una triplicazione della potenza installata entro il 2050. Le aziende interessate possono trovare sui siti di RINA e Ansaldo Energia tutte le informazioni per aderire all’iniziativa. Fabrizio Fabbri, amministratore delegato di Ansaldo Energia, ha dichiarato: “Rafforzare la capacità industriale del Paese è un passaggio essenziale per mettere le aziende italiane nelle condizioni di cogliere le opportunità di un mercato nucleare in forte crescita. Siamo lieti di avviare questa iniziativa insieme a un partner di primo piano come RINA, sulla scia di altre iniziative già intraprese da Ansaldo Energia, come il recente accordo con SIMEST, a supporto della crescita e dell’internazionalizzazione della filiera”.

Fincantieri sottoscrive l’accordo con i soci reinvestitori di Nextgeo

Nell’ambito dell’acquisizione di NextGeo Solutions Europe S.p.A., già annunciata lo scorso 6 luglio, Fincantieri comunica che è stato sottoscritto il previsto accordo con i soci esponenti del Top Management di NextGeo. L’accordo prevede che i Soci Reinvestitori, che reinvestiranno oltre il 70% delle proprie quote attualmente detenute, cedano a Fincantieri – alla data di esecuzione – partecipazioni complessivamente rappresentative del 4,13% del capitale sociale di NextGeo. In aggiunta, è stato concordato che i soci potranno uscire progressivamente dal capitale della società, in coincidenza con l’approvazione dei Bilanci relativi agli esercizi 2027 -2028 -2029, attraverso una serie di opzioni put e call. Pierroberto Folgiero, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Fincantieri, ha commentato: “Stiamo costruendo la prima piattaforma europea capace di operare, connettere, proteggere e governare il dominio subacqueo attraverso servizi, droni, sensori, comunicazioni, sistemi di difesa e piattaforme strategiche”. L’operazione si inserisce nel più ampio progetto strategico di Fincantieri per la creazione di un campione internazionale della subacquea, fondato sull’integrazione di competenze distintive, tecnologie e servizi lungo l’intera catena del valore del settore underwater.

L’ad Folgiero è stato ricevuto ieri dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. Al centro del collquio il progetto di integrazione verticale nell’ambiente Subacqueo di Fincantieri, presentando gli sviluppi conseguenti all’ultima operazione industriale del valore di circa 600 milioni di euro, che comprende l’acquisizione di quattro aziende italiane: Next Geosolutions, WSense, Graal Tech e Defcomm. L’operazione darà vita a una realtà industriale composta da otto aziende, ciascuna leader nel proprio segmento di attività. Come ha evidenziato Folgiero, l’iniziativa consentirà a Fincantieri di diventare il primo operatore nazionale nel settore della subacquea in grado di integrare tecnologie, competenze e servizi lungo l’intera catena del valore. Un posizionamento – ha evidenziato – che rafforzerà ulteriormente il ruolo del Gruppo come campione internazionale dell’underwater e piattaforma industriale integrata per lo sviluppo di soluzioni destinate sia al mercato civile sia a quello della difesa. Il ministro ha espresso apprezzamento per il piano di sviluppo illustrato da Fincantieri, sottolineando il valore strategico del settore underwater per il rafforzamento delle capacità tecnologiche e industriali del Paese, nonché per la sicurezza e la competitività del sistema produttivo nazionale. Urso ha inoltre ricordato come la filiera underwater rientri tra i settori emergenti individuati nel Libro Bianco “Made in Italy 2030”, quale pilastro dell’Economia del Mare, richiamando anche l’attività del Polo Nazionale della Dimensione Subacquea (PNS), centro strategico interministeriale e pubblico-privato che vede il coinvolgimento del Ministero delle Imprese e del Made in Italy.

Basilicata, presentato il ddl sulla disciplina delle compensazioni ambientali derivanti da fonti energetiche rinnovabili.

Non basta produrre energia “pulita” se il territorio e la comunità regionale non hanno benefici. Il dibattito sullo sviluppo delle fonti rinnovabili in Basilicata si sposta dal piano meramente tecnico a quello politico ed etico: quale ritorno reale c’è per le comunità locali? È la domanda chiave che ha ispirato il disegno di legge sulla disciplina delle compensazioni ambientali derivanti da fonti energetiche rinnovabili, illustrato in conferenza stampa dal Presidente Vito Bardi e dall’assessore regionale all’Ambiente e alla Transizione energetica, Laura Mongiello. L’attuale quadro normativo nazionale impone determinati paletti e riconosce contenute compensazioni ai soli Comuni ospitanti gli impianti, sebbene in molti casi l’impatto paesaggistico va ben oltre il perimetro comunale. Ad oggi non ci sono le condizioni giuridiche perché la Regione possa tutelare pienamente tali interessi e contrattare un ritorno economico o sociale diretto proporzionato al peso degli impianti installati.
Il governo lucano, all’interno di questo contesto legislativo, ha prodotto un Ddl “pionieristico” contribuendo a far passare il principio che agli interessi privati, pur legittimi, corrisponda un interesse pubblico da tradursi in benefici tangibili per i cittadini. L’uso del suolo per accogliere parchi fotovoltaici o l’impatto delle pale eoliche sul paesaggio non può non conoscere forme di compensazioni a sostegno ai processi di sviluppo.

“Oggi quanto abbiamo previsto è il massimo che si possa fare. La Basilicata è da anni una terra dell’energia, prima con le fonti tradizionali e oggi sempre più con le rinnovabili. Con questa legge compiamo un passo in avanti decisivo. Non siamo più soltanto una Regione che produce energia, diventiamo la prima Regione in Italia che pone il tema di trovare un equilibrio con gli interessi territoriali. Se da un lato occorre garantire regole chiare e certezza agli investitori, al contempo è altrettanto importante tutelare il paesaggio e fare in modo che del valore prodotto resti un beneficio tangibile alle comunità per generare opportunità e qualità della vita”, ha detto Bardi. Il Dna della legge – come ha spiegato il governatore lucano – è la nascita del Fondo regionale per l’Energia Sostenibile. nLe compensazioni ambientali versate dagli operatori non saranno semplici misure riparatorie, ma diventeranno una risorsa economica permanente. Attraverso il Fondo le risorse generate dagli impianti saranno direttamente reinvestite per abbattere i costi delle bollette di famiglie e imprese, incentivare l’autoproduzione e promuovere l’efficienza energetica. È gioco forza un modello fondato su accordi consensuali. L’obbligatorietà sarebbe in contrasto con quanto previsto dalla normativa nazionale. La strategia del governo regionale è generare una “moral suasion” nei confronti dei player energetici. Chi intende investire in Basilicata non può non tener conto delle aspettative di sviluppo delle comunità e farsene in qualche modo carico. “Dal punto di vista tecnico e normativo – ha spiegato l’assessore Mongiello – abbiamo costruito uno strumento solido e trasparente. La legge interviene sugli impianti eolici e solari di nuova realizzazione o oggetto di potenziamento che generano un impatto sovracomunale, cioè un’impronta che travalica i confini dei singoli enti locali. Attraverso indici tecnici oggettivi, definiremo compensazioni regionali tramite accordi consensuali con gli operatori, nel rispetto del principio di proporzionalità e con un tetto massimo fissato al 3 per cento del valore della produzione energetica attesa.
È importante sottolinearlo: non introduciamo veti, non creiamo ostacoli burocratici e non rallentiamo i procedimenti autorizzativi.
Garantiamo certezze agli investitori seri, ma tuteliamo rigorosamente il nostro territorio, salvaguardando al contempo le compensazioni già spettanti ai singoli Comuni”.

Il messaggio di fondo è rinvigorito da un’altra riflessione: oltre all’impatto visivo, il settore deve fare i conti con l’invecchiamento delle infrastrutture esistenti.
Molti dei primi aerogeneratori installati oltre vent’anni fa risultano oggi inefficienti o del tutto improduttivi.
La vera sfida dei prossimi anni – hanno spiegato Bardi e Mongiello – non sarà solo autorizzare nuovi parchi, ma imporre interventi di repowering (sostituzione dei vecchi aerogeneratori con pale di nuova generazione più efficienti) e affrontare il nodo – ancora irrisolto a livello globale – dello smaltimento e riciclo dei componenti esausti, a partire dalle pale in fibra di vetro. Ringraziando l’assessore Mongiello e gli uffici regionali per il lavoro rigoroso e determinato condotto nella stesura del testo, il Presidente Bardi ha concluso ribadendo il valore strategico della legge anche a livello nazionale: “Dimostriamo all’Italia che la transizione energetica si governa con equilibrio e responsabilità, tenendo insieme l’interesse generale, la competitività e la tutela del paesaggio.
La Basilicata continua a fare la sua parte per la sicurezza del Paese, pretendendo però che una parte fondamentale dei benefici generati ritorni alle comunità che rendono possibile questo sviluppo”. Il disegno di legge è ora in attesa di approdare all’esame del Consiglio regionale per l’iter di approvazione definitiva.

Luca Dal Fabbro è il nuovo presidente di Confservizi

Sarà Luca Dal Fabbro a guidare la Confservizi nazionale, la Confederazione formata da Asstra e Utilitalia che rappresenta 600 imprese dei servizi pubblici con oltre 150mila dipendenti. Lo ha deciso ieri all’unanimità l’Assemblea di Confservizi, convocata per il rinnovo degli organi: Dal Fabbro, presidente esecutivo di Iren e Presidente di Utilitalia, subentra a Francesco Macrì. “I settori dell’acqua, dei rifiuti, dell’energia e dei trasporti – dichiara Dal Fabbro – sono in rapida evoluzione e al contempo sono alle prese con sfide sempre più impegnative. Per superarle, le imprese dei servizi pubblici dovranno muoversi lungo le direttrici della transizione ecologica, della digitalizzazione e degli investimenti, in un’ottica di stampo industriale”. Dal Fabbro vanta una lunga esperienza manageriale internazionale nel settore industriale, finanziario e dell’energia. Tra i vari incarichi ricoperti è stato presidente di Snam, amministratore delegato di ENEL Energia e E.On Italia, consigliere di amministrazione di Terna. Ha lavorato Procter&Gamble. Inoltre, è stato vicepresidente della Fondazione Snam, vicepresidente di Assoesco e di Aiget. È attualmente anche adjunct Professor all’Università LUISS. Ha pubblicato tre libri, l’ultimo “proteggere il futuro” sui temi interesse nazionale, sicurezza energetica e competitività.

Intesa Federagenti-ONTM per una nuova governance sostenibile del cluster marittimo

Federagenti ha siglato con l’Osservatorio Nazionale Tutela del Mare (ONTM)  un protocollo d’intesa con l’obiettivo di sviluppare iniziative comuni di divulgazione, ricerca, sensibilizzazione e collaborazione sui temi della tutela del mare, della Blue Economy e della Green Defence. Il traguardo di questa collaborazione è quello di favorire una consapevolezza nuova sull’importanza del mare e una cultura non contrappositiva fra le esigenze di tutela dell’ambiente marino e le attività commerciali e mercantili, nell’ottica della sostenibilità, dell’innovazione e della responsabilità condivisa. L’accordo è stato firmato dal Presidente di ONTM, Roberto Minerdo, e dal Presidente di Federagenti, Paolo Pessina, che ha insistito sulla “necessità cogente di una governance del Sistema marittimo sempre più orientata verso la sostenibilità. Il tutto nella convinzione e nella consapevolezza che la tutela del mare non possa essere demandata esclusivamente alle istituzioni, ma richieda una collaborazione stabile e strutturata tra soggetti pubblici e privati, accomunati dalla volontà di proteggere una risorsa strategica per il futuro del nostro Paese”. “La firma del Protocollo – ha aggiunto il Presidente degli Agenti marittimi e quindi di una categoria impegnata quotidianamente sulla linea del fronte del cluster mare – non rappresenta un punto di arrivo, ma l’inizio di un percorso comune fatto di dialogo, progettualità e risultati concreti”. Per il Presidente di ONTM, Roberto Minerdo “La firma di questo Protocollo rappresenta un ulteriore tassello nella costruzione della grande rete di partenariati istituzionali che ONTM sta sviluppando a livello nazionale. Sfide che riguardano e traguardano la conoscenza, la formazione, la ricerca e il dialogo permanente tra istituzioni, imprese e operatori, in quanto strumenti più efficaci per costruire un nuovo modello di sviluppo del mare”.

Al Trieste Airport il livello ACA 4 – Transformation, nuovo traguardo ambientale

Trieste Airport, tra i primi aeroporti in Italia, ha ottenuto il livello ACA 4 – Transformation nell’ ambito del programma internazionale Airport Carbon Accreditation di Aci Europe, il principale sistema di certificazione dedicato alla gestione e alla progressiva riduzione delle emissioni di CO2 degli aeroporti. Lo rende noto la società che gestisce lo scalo precisando che il riconoscimento certifica il “costante impegno nel perseguire una strategia di decarbonizzazione strutturata, basata su misurazione delle emissioni, loro progressiva riduzione e sul coinvolgimento attivo di tutti gli stakeholder che operano all’interno del sedime aeroportuale”. Con il livello 4 l’attenzione si estende all’intero ecosistema aeroportuale, con azioni condivise per accelerare la transizione verso un modello di sviluppo sempre più sostenibile. Il risultato è stato raggiunto anche grazie alla collaborazione con To70 Italia, partner specializzato nella consulenza aeronautica e ambientale. Trieste Airport da tempo è impegnata nei temi ESG (Environmental, Social & Governance). La sostenibilità è uno dei pilastri della strategia aziendale e si traduce in un piano di investimenti che proseguirà con interventi per incrementare l’efficienza energetica, ridurre ulteriormente l’impatto ambientale delle attività aeroportuali e progressivamente decarbonizzare lo scalo, adottando tecnologie innovative e iniziative di mobilità sempre più sostenibile. Con ACA4, conclude la nota, Trieste Airport si colloca tra gli aeroporti europei maggiormente impegnati nella transizione ecologica, rafforzando il ruolo di infrastruttura moderna, efficiente e orientata a uno sviluppo sostenibile nel lungo periodo”.

Da smart building a healthy buildings: Gewiss acquisisce il 51% di Reair

Gewiss annuncia l’acquisizione del 51% del capitale azionario di REair, azienda italiana cleantech specializzata in eco-tecnologie avanzate per la qualità dell’aria indoor (Indoor Air Quality), basate su soluzioni fotocatalitiche proprietarie. L’operazione rafforza la strategia di lungo termine di GEWISS volta a sviluppare edifici sempre più intelligenti, sostenibili e orientati al benessere delle persone, introducendo una nuova competenza tecnologica focalizzata sulla salute degli ambienti e sulla qualità dell’aria. Negli ultimi anni, GEWISS ha progressivamente ampliato il proprio ecosistema attraverso investimenti strategici nell’illuminazione, nei servizi, nella building automation, nelle tecnologie per l’hospitality e nelle infrastrutture urbane intelligenti. Con REair, il gruppo aggiunge una nuova dimensione alla propria offerta: tecnologie in grado di migliorare attivamente la qualità dell’aria e contribuire alla creazione di ambienti interni ed esterni più salubri. L’acquisizione rappresenta una naturale evoluzione della visione di GEWISS: passare dal concetto di smart building a quello di healthy building. La tecnologia fotocatalitica proprietaria di REair integra perfettamente le competenze di GEWISS nei sistemi elettrici, nella gestione dell’energia, nell’illuminazione e nella building automation, generando nuove opportunità in molteplici ambiti applicativi, tra cui hospitality, sanità, istruzione, edifici commerciali, industria e smart city. L’integrazione rafforza inoltre la strategia di sostenibilità del gruppo, coniugando efficienza energetica, benessere ambientale e salute delle persone. “Sono lieto di dare il benvenuto a REair nel Gruppo GEWISS”, commenta Fabio Bosatelli, Presidente di POLIFIN e GEWISS. “Ogni acquisizione rappresenta un passo nel percorso di evoluzione della nostra visione e del nostro ecosistema industriale. Con REair rafforziamo il nostro impegno nello sviluppo di tecnologie che migliorano non solo l’efficienza degli edifici, ma anche il benessere delle persone che li vivono. Innovare significa creare valore sostenibile, mettendo la tecnologia al servizio dell’uomo”. “Entrare a far parte del Gruppo GEWISS”, spiega Raffaella Moro, CEO & Founder di REair, “ci offre l’opportunità di accelerare il nostro percorso di crescita, preservando al tempo stesso la nostra identità tecnologica, il patrimonio di ricerca e lo spirito imprenditoriale. Unendo la nostra esperienza nello sviluppo di tecnologie innovative per la qualità dell’aria indoor e outdoor e la protezione attiva delle superfici con la solidità industriale e la presenza commerciale globale di GEWISS, potremo rendere accessibili le nostre tecnologie a un numero sempre maggiore di clienti, contribuendo allo sviluppo di una nuova generazione di healthy buildings e infrastrutture più salubri, sostenibili e intelligenti”.
Insieme, GEWISS e REair continueranno a sviluppare tecnologie integrate che combinano gestione dell’energia, illuminazione, automazione e qualità dell’aria indoor, dando vita a una nuova generazione di edifici progettati non solo per essere più intelligenti ed efficienti, ma anche più salubri, sicuri e sostenibili.

Simico, in gara la riqualificazione dell’Ex Mercato di Cortina

Società Infrastrutture Milano Cortina 2026 S.p.A. ha pubblicato la procedura di gara per l’affidamento dei lavori relativi alla riqualificazione della Piazza Ex Mercato nel Comune di Cortina d’Ampezzo. L’intervento è finalizzato alla riqualificazione dell’area dell’ex mercato mediante la realizzazione di un parcheggio interrato, di una nuova piazza pedonale e di un edificio multifunzionale destinato ad accogliere attività commerciali, con l’obiettivo di restituire alla collettività uno spazio urbano rinnovato, accessibile e pienamente integrato nel contesto cittadino. L’importo complessivo posto a base di gara è pari a 6.695.198,03 euro. Il termine per la presentazione delle offerte è fissato alle ore 12 del 10 settembre 2026. La durata prevista per l’esecuzione dei lavori è di 750 giorni. “La pubblicazione di questa gara rappresenta un ulteriore passo avanti nel programma degli interventi affidati a Simico e conferma l’impegno della Società nel realizzare opere che producono benefici concreti e duraturi per i territori- dichiara l’ad Fabio Saldini – La riqualificazione dell’area ex mercato costituisce la vera legacy delle Olimpiadi e delle Paralimpiadi: un intervento che cambierà il volto di Cortina, restituendo alla città un nuovo spazio pubblico, servizi moderni e un’infrastruttura capace di generare valore ben oltre l’appuntamento dei Giochi” L’intervento si inserisce nel più ampio programma delle 98 opere connesse ai Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali Milano Cortina 2026, contribuendo al rafforzamento della qualità urbana e della dotazione infrastrutturale del territorio, con una prospettiva di sviluppo sostenibile di lungo periodo.

Enav: nuovo record storico con 8.446 voli gestiti in un giorno

Enav, la Società che gestisce il traffico aereo civile in Italia, ha registrato domenica, 26 luglio, il nuovo record assoluto di movimenti in una singola giornata, confermando la costante crescita dei voli nei cieli nazionali. Con 8.446 voli assistiti domenica 26 luglio 2026, ENAV ha raggiunto, infatti, il livello più elevato nella storia dell’aviazione civile italiana, superando il precedente primato di 8.340 voli, stabilito il 27 luglio 2025.Tale risultato rappresenta il culmine di una stagione estiva caratterizzata, fino ad oggi, da volumi di traffico eccezionali. Già nelle settimane precedenti, infatti, il record del 2025 era stato superato in tre diverse occasioni: il 12 luglio con 8.350 voli, il 17 luglio con 8.392 e il 18 luglio con 8.430, fino al nuovo primato di 8.446 voli raggiunto il 26 luglio che, secondo le previsioni, rappresenta il picco massimo dell’anno. Le stime indicano, tuttavia, che il record del 2025 potrebbe essere nuovamente superato in altre giornate nel mese di agosto.

Questi numeri testimoniano la crescita costante del traffico aereo in Italia e confermano, sottolinea la società,  la capacità di Enav di gestire volumi sempre più elevati garantendo, in ogni fase delle operazioni, i più elevati standard di sicurezza, efficienza e regolarità. “Questo nuovo record rappresenta un risultato straordinario raggiunto grazie alla qualità del lavoro delle donne e degli uomini del Gruppo ENAV – ha dichiarato l’Amministratore Delegato Igor De Biasio – A tutti loro va il mio più sincero ringraziamento per la professionalità, la competenza e il senso di responsabilità con cui, ogni giorno, garantiscono la sicurezza e la fluidità del traffico aereo. Il primato raggiunto ieri conferma la solidità del nostro modello operativo e la capacità di affrontare una domanda di mobilità in costante crescita, mantenendo livelli di eccellenza in termini di efficienza, sicurezza e puntualità. Performance che continuano a posizionare ENAV quale miglior service provider d’Europa e che rappresentano un motivo di orgoglio per l’Italia”.

Partnership Nhood – Usluga per l’Orbis Center a Tirana

Nhood, operatore internazionale nei servizi immobiliari, annuncia l’acquisizione del mandato di full asset services per Orbis Center, uno dei più importanti progetti retail di nuova generazione attualmente in fase di sviluppo nell’area metropolitana di Tirana, in Albania, promosso da USLUGA, società immobiliare con oltre 30 anni di esperienza nel settore e una consolidata presenza nel mercato albanese. Nhood, in particolare, affiancherà USLUGA nelle attività di Property, Leasing e Specialty Management, contribuendo con la propria expertise internazionale alla realizzazione di uno dei principali poli retail del Paese. Il mandato sarà gestito dal team internazionale di Nhood, composto da professionisti italiani e locali, sotto la guida di Luigi Lancia, Property Management Deputy Director, e Anand Remtolla, Chief Commercial Officer Italia, con il supporto di Ganna Koryagina, International Leasing Director. I team affiancheranno USLUGA nella gestione operativa e commerciale dell’asset con l’obiettivo di implementare gli standard internazionali di Nhood, incrementarne l’attrattività, ottimizzarne le performance e accompagnarne lo sviluppo nel lungo periodo. Orbis Center è un nuovo polo retail e lifestyle destinato ad affermarsi come una delle principali destinazioni commerciali dell’area metropolitana di Tirana. Con una superficie complessiva di 36.500 m² e una GLA di circa 20.000 m² distribuita su due livelli, il progetto ospiterà un mix integrato di retail, ristorazione e servizi, in una posizione strategica tra il centro della capitale, l’aeroporto internazionale e il corridoio Tirana-Durazzo. Grazie a un approccio integrato che combina gestione operativa del sito, commercializzazione degli spazi, animazione e valorizzazione dei siti, Nhood supporta i propri clienti nella creazione di valore sostenibile e nel miglioramento dell’attrattività dei loro asset. Nel 2025, i team di Nhood hanno infatti contribuito alle performance positive di 464 siti gestiti in Europa, che hanno registrato oltre 600 milioni di visitatori, 1.215 contratti di locazione firmati (+15% rispetto al 2024) e un tasso medio di occupazione del 96%. Questi risultati confermano la capacità di Nhood di declinare standard operativi e best practice internazionali in funzione delle specificità dei singoli mercati e degli asset gestiti. Un know-how consolidato che trova ulteriore riscontro nella scelta di USLUGA, a testimonianza della fiducia accordata a Nhood nel supportare proprietari e investitori nell’ottimizzazione delle performance dei propri asset immobiliari. “Siamo particolarmente orgogliosi della fiducia che USLUGA ha riposto nei nostri professionisti. Questo mandato conferma la nostra expertise nel Property e nel Leasing Management, nonché la nostra capacità di accompagnare asset retail di nuova generazione lungo tutte le fasi del loro sviluppo. Il nostro obiettivo è mettere a disposizione del progetto competenze, visione e standard operativi consolidati per contribuire alla sua crescita e al suo posizionamento nel lungo periodo”, commenta Luigi Lancia, Deputy Managing Director Property Management di Nhood.

DKV Mobility acquisisce una quota di maggioranza in Tolltickets e rafforza il business dei pedaggi in Europa

DKV Mobility, piattaforma B2B leader nei pagamenti e nelle soluzioni on-the-road, annuncia l’acquisizione di una quota di maggioranza in Tolltickets GmbH, fornitore certificato di soluzioni per il pagamento dei pedaggi in Europa con sede a Rosenheim, in Germania. L’operazione consentirà a DKV Mobility di ampliare la propria attività nel mercato europeo dei pedaggi e di accedere alla piattaforma di Tolltickets dedicata allo European Electronic Toll Service (EETS), il servizio europeo di telepedaggio che permette di pagare i pedaggi stradali in diversi Paesi attraverso un’unica unità di bordo. Le quote saranno rilevate da Kapsch TrafficCom AG, che manterrà una partecipazione di minoranza nella società. Tolltickets continuerà a operare come società indipendente.
Sebastian Klauke, CEO di DKV Mobility, dichiara: “I servizi di pedaggio rappresentano un elemento chiave della nostra piattaforma di mobilità integrata. Con l’acquisizione di una quota di maggioranza in Tolltickets, consolidiamo la nostra presenza a lungo termine nel mercato europeo EETS, rafforzando la capacità di contribuire attivamente al suo sviluppo e proseguendo con coerenza il nostro percorso di crescita”.
DKV Mobility punta a consolidare ulteriormente il proprio status di piattaforma di mobilità integrata, offrendo un unico punto di accesso ai servizi essenziali per la gestione delle flotte in tutta Europa. In questo contesto, i servizi di pedaggio costituiscono una delle aree strategiche della piattaforma.
Georg Kapsch, CEO di Kapsch TrafficCom AG, afferma: “Investiamo in Tolltickets da oltre dieci anni e ne abbiamo seguito la significativa crescita. DKV Mobility è il partner ideale per accompagnare l’azienda nella sua prossima fase di sviluppo, mettendo la tecnologia di Tolltickets nelle condizioni di raggiungere una dimensione ancora più ampia a livello europeo. Continueremo a sostenere il successo futuro della società”.
“Questa partnership strategica rappresenta il naturale passo successivo nella nostra collaborazione con Tolltickets”, aggiunge Marco Berardelli, Managing Director di DKV Mobility Italia. “E’ un passo importante anche per il mercato italiano, dove le imprese di trasporto e le flotte hanno sempre più bisogno di soluzioni semplici, affidabili e flessibili per viaggiare in Italia e in Europa. Rafforzando la collaborazione con Tolltickets, potremo rispondere ancora meglio a queste esigenze e offrire ai nostri clienti un accesso sempre più integrato ed efficiente ai servizi di pedaggio europei”.
Quentin Couret, Managing Director di Tolltickets, conclude: “Con DKV Mobility rafforziamo una partnership costruita nel corso di molti anni, unendo la nostra esperienza nel settore dei pedaggi alla sua ampia base clienti a livello europeo. Continuare a operare come società indipendente, contando al tempo stesso sul supporto di DKV Mobility, ci darà nuovo slancio per crescere e rendere la nostra tecnologia accessibile a un numero sempre maggiore di clienti”.
Fondata nel 2007 e con sede a Rosenheim, in Germania, Tolltickets conta circa 60 dipendenti ed è uno dei principali fornitori certificati EETS. L’azienda offre unità di bordo e vignette che consentono ai clienti di accedere, attraverso un’unica soluzione, ai sistemi di pedaggio di 15 Paesi europei. La sua piattaforma gestisce oltre 100.000 veicoli e serve sia clienti business sia privati, anche attraverso il proprio shop online.
Il closing dell’operazione è soggetto all’approvazione delle autorità competenti ed è previsto entro la fine dell’anno.

Banca Valsabbina: sottoscritto minibond da 2,5 mln emesso da Babylon Facilities a supporto investimenti infrastrutturali

Banca Valsabbina ha perfezionato l’emissione di un minibond del valore nominale complessivo di 2,5 milioni di euro da parte di Babylon Facilities, controllata da Babylon Cloud, un operatore cloud basato in Italia, operativo dal 2014, focalizzato sullo sviluppo e l’erogazione di servizi cloud storage per gli operatori tlc e le software house. L’emissione si inserisce nel percorso di sviluppo del Gruppo Babylon Cloud e rappresenta la prosecuzione della collaborazione avviata nel 2024 con Banca Valsabbina, che aveva gia’ sottoscritto un primo minibond da 1,5 milioni destinato a sostenere il piano di crescita della societa’. La nuova operazione consolida il ricorso a strumenti di finanza alternativa a supporto degli investimenti infrastrutturali del Gruppo e del rafforzamento della sua capacita’ di sviluppo.

ll minibond, con durata di 72mesi e assistito da garanzia di Medio Credito Centrale, e’ stato sottoscritto da Banca Valsabbina, che ha partecipato all’operazione in qualita’ di unico sottoscrittore, curandone inoltre la strutturazione e la gestione in modalita’ full service. In particolare, l’operazione e’ finalizzata alla realizzazione della componente infrastrutturale della strategia di sviluppo del gruppo, attraverso la costruzione di un data center innovativo di medie dimensioni alle porte di Roma. Il progetto prevede un’infrastruttura integrata con uffici, sistemi di sicurezza dedicati e un impianto di cogenerazione alimentato da fonti rinnovabili, pensato per offrire servizi ad elevati standard di affidabilita’ e sostenibilita’. La struttura sara’ destinata principalmente a supportare le esigenze della clientela gia’ servita dalla societa’ capogruppo, rafforzandone la capacita’ operativa e accompagnandone il percorso di crescita.

Ia, Confindustria-Nomisma: rischio di un’Italia a due velocità. A ottobre il primo forum di Ai.Dea

Mentre le grandi imprese accelerano sull’AI, molte PMI rischiano di trasformare un ritardo temporale in uno svantaggio competitivo strutturale. Confindustria e Nomisma lanciano AI.DEA – Forum di Varignana per definire una strategia condivisa sul futuro dell’Intelligenza Artificiale nel sistema produttivo italiano. Nasce da questa consapevolezza AI.DEA – Forum di Varignana, il nuovo appuntamento annuale promosso da Confindustria e Nomisma che riunirà imprenditori, manager, accademici, innovatori e istituzioni si incontreranno in un luogo esclusivo e riservato per confrontarsi sullo stato dell’arte dell’AI nelle imprese italiane e contribuire a delineare una visione condivisa per il futuro del sistema produttivo del Paese. “L’adozione dell’IA nelle imprese italiane è raddoppiata in un anno, dall’8,2% al 16,4%, ma restiamo ancora sotto la media europea e distanti da Paesi come la Danimarca, già al 42%. Il dato che colpisce di più, però, è che quasi il 60% delle aziende che non ha investito in IA cita la mancanza di competenze interne come principale ostacolo. Il problema non è tecnologico né finanziario – è culturale e formativo» dichiara Emanuele Orsini, Presidente di Confindustria. «L’IA non si adotta solo comprando un software – spiega Orsini – richiede che le risorse in azienda, a ogni livello, sviluppino la capacità di usarla e integrarla. Solo così diventa un vero paradigma di innovazione, capace di valorizzare ciò che le nostre imprese hanno costruito in decenni – quel patrimonio di know-how che è il vero fondamento della nostra competitività. Confindustria sta lavorando in questa direzione ma serve un’alleanza forte con istituzioni e università: l’obiettivo è difendere la nostra industria. Siamo un Paese manifatturiero, è il nostro asset più prezioso nella competizione globale”. La prima edizione di AI.DEA – Forum di Varignana si svolgerà il 16 e 17 ottobre 2026 presso Palazzo di Varignana, alle porte di Bologna.

“Si tratta di un evento di grande rilevanza, a porte chiuse, che riunirà alcuni tra i più autorevoli protagonisti del mondo imprenditoriale, accademico e istituzionale», afferma Paolo De Castro, Presidente di Nomisma. «Parteciperanno rappresentanti di importanti realtà industriali, tra cui Barilla, Gruppo Marchesini, Dompé Farmaceutica e Dallara, esponenti del mondo accademico come Luciano Floridi e Francesco Ubertini, oltre a rappresentanti delle istituzioni italiane ed europee. Tra questi, il Vicepresidente esecutivo della Commissione europea Raffaele Fitto, esponenti del Governo italiano e Sua Eminenza il Cardinale Matteo Maria Zuppi». “Grazie al supporto di UniCredit, Nomisma, presenterà una ricerca nazionale”, dichiara Andrea Bontempi, Direttore di Nomisma. «che offrirà una fotografia inedita sulla stadiazione dell’adozione dell’Intelligenza Artificiale nelle PMI italiane e focalizzerà l’attenzione non tanto sulla semplice diffusione tecnologica, quanto sulla capacità di generare cambiamenti concreti nei modelli organizzativi, di business e, quindi, nella competitività delle imprese. La survey si concentrerà su tre filiere manifatturiere: Motor Valley, Machinery e Agrifood. Presenteremo, inoltre, casi applicativi e strumenti utili a fornire a imprenditori e stakeholder indicazioni pratiche e modelli replicabili da adattare alle proprie realtà aziendali”.

Rifiuti, Rentri: al 27 luglio oltre 431mila unità locali iscritte

Dal 23 luglio 2026 l’Italia rende pubblici, accessibili e consultabili in tempo reale i dati aggregati sulla tracciabilità dei rifiuti. Per la prima volta viene messo a disposizione di tutti gli operatori, pubbliche amministrazioni, stakeholder e cittadini “RENTRI in cifre” uno strumento semplice e intuitivo per consultare in tempo reale i principali dati aggregati sulla gestione dei rifiuti, favorendo trasparenza, conoscenza e monitoraggio dei flussi. Lo scrive in una nota il presidente Albo Nazionale Gestori Ambientali, Daniele Gizzi.

A disposizione di tutti e liberamente consultabili ci sono dati aggregati in continuo aggiornamento tramessi ogni giorno da centinaia di migliaia di operatori: un patrimonio informativo a disposizione non solo del Governo, delle PA locali ed enti di controllo, ma delle stesse imprese e cittadini.

Importante leggere ad inizio pagina la disclosure: “I dati e le elaborazioni statistiche sono di proprietà del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e sono pubblicati esclusivamente a fini informativi. È consentito il loro libero utilizzo e la loro riproduzione senza autorizzazione preventiva, purché sia citata la fonte (MASE – RENTRI).L’eventuale modifica, elaborazione o riproduzione parziale dei dati e dei documenti pubblicati è effettuata sotto l’esclusiva responsabilità dell’utilizzatore”.

La qualità dei dati (livello di dettaglio). L’interfaccia consente a tutti di personalizzare la consultazione dei dati aggregati sulla produzione dei rifiuti (pericolosi e non pericolosi), per territorio (regione, provincia); tipologia di rifiuto (cod. EER); operazione di trattamento (recupero o smaltimento). Quanti rifiuti da cemento (cod. EER 17.01.01) sono stati prodotti in Lombardia nel 2026 ? 202.560 tonnellate (dal 1° gennaio ad oggi) e con quale distribuzione dei quantitativi a livello provinciale?

Ma il RENTRI non traccia solo i rifiuti prodotti e in ingresso agli impianti di trattamento, ma anche i materiali di recupero generati e reimessi sul mercato come materie prime seconde. Nel 2025 ha registrato la produzione di:

45,5 Milioni di tonnellate di Aggregati Recuperati (da rifiuti inerti)
4,7 Milioni di tonnellate di Carta e Cartone (da carta da macero)
9,3 Milioni di tonnellate di Ferro a Acciaio (da rottami ferrosi)
1,5 Milioni di tonnellate di Compost (da rifiuti organici)

L’Italia è tra i primi Stati Membri in Europa ad aver sviluppato un sistema di tracciabilità rifiuti con interfaccia pubblica. Ad oggi la Francia è l’unica insieme all’Italia ad aver sviluppato una dashboard pubblica (Trackdechets) che viene aggiornata in tempo reale ed alimenta una piattaforma open data. I dati pubblici si fermano a livello nazionale. In questo il RENTRI presenta un livello di dettaglio del dato notevolmente maggiore sia per tipologia di riifuti a livello territoriale.

In Spagna il portale eSIR (Sistema de Información de Residuos) è una piattaforma di gestione documentale e di controllo dei trasporti rifiuti: le informazioni dettagliate sui flussi sono visibili unicamente agli attori coinvolti e alle autorità ambientali: non è uno strumento di consultazione pubblica e non rende visibili dati aggregati. Ogni giorno milioni di dati raccontano il percorso dei rifiuti nel Paese. Oggi queste informazioni non restano chiuse negli archivi ma diventano un patrimonio collettivo di conoscenza. Un possibile antidoto contro le sindromi NIMBY (Not In My BackYard) ? … forse … ma di certo una bussola per orientare scelte, investimenti e politiche verso il futuro sostenibile dell’economia circolare italiana.

Argomenti

Argomenti

Accedi