LA GIORNATA
Meloni attacca la Ue: faccia meno e meglio, flessibilità su spese energia
- Foti, ‘no a tagli nel prossimo Bilancio Ue sulla Coesione e la Pac, ferma contrarietà dell’Italia’
- Demanio, a Milano inaugurati i cortili riqualificati dell’Archivio di Stato
- Infrastrutture sostenibili: cresce il ruolo del Protocollo Envision®, Italia tra i principali mercati a livello globale
IN SINTESI
Parla a Roma perché Bruxelles intenda. La premier Giorgia Meloni coglie l’occasione dell’assemblea di Confindustria per inviare un nuovo messaggio all’Ue, che sta valutando la richiesta avanzata dall’Italia di deroga al patto di stabilità per le spese per l’energia così come avviene per quelle della difesa. Mentre parla dal palco dell’assemblea di Confindustria, coglie, infatti, l’occasione per sferrare un nuovo affondo nei confronti della Ue. “Noi chiediamo che l’Europa faccia meno e lo faccia meglio, chiediamo l’applicazione del principio di sussidiarietà, che significa che l’Europa si occupi di quello che gli Stati non possono fare da soli e non di quello che gli Stati fanno meglio da soli. Chiediamo priorità sensate, e velocità nelle decisioni”. In questo passaggio c’è la strategia che ha scelto di adottare Meloni. Stavolta non si risparmia: l’Ue è “un gigante burocratico che troppo spesso ha sacrificato competitività, crescita, visione strategica sull’altare di approcci ideologici e tecnocratici, contribuendo a spingere il Continente verso un progressivo declino economico e geopolitico”. Un’Europa “inarrestabile nella sua capacità di moltiplicare le regole su ogni aspetto della vita comune, ma esitante, improvvisamente, quando si tratta di far sentire la propria voce nelle dinamiche globali”. Insomma, Meloni rilancia la richiesta contenuta nella missiva inviata alla presidente della Commissione Ursula von del Leyen, di garantire sugli investimenti per l’energia la stessa flessibilità prevista per le spese militari, perché “la difesa è libertà, ma oggi dobbiamo difendere famiglie e imprese” dagli effetti della crisi iraniana. La premier parla dal palco per 36 minuti, e non suonano casuali alcuni passaggi all’indomani della tornata delle amministrative con cui il centrodestra conta di aver ammortizzato definitivamente la debacle referendaria. Il suo governo, assicura, non ha perso la rotta, “c’è e non intende indietreggiare di un solo millimetro”. Sulle parole pronunciate da Meloni all’Assemblea di Confindustria sono tornate in trincea le opposizioni. Il capo del governo non può attaccare l’Ue dopo 4 anni in cui siede ai tavoli dei leader a Bruxelles: è in sintesi la loro replica. “Tranne quando celebra se stessa per il record di durata del suo esecutivo, la Presidente del Consiglio sembra dimenticare spesso che da 4 anni è al potere in Italia e in Europa, assieme peraltro a una larga maggioranza di governi di destra”, ha sottolineato la segretaria del Pd Elly Schlein.
Ma il nuovo attacco di Meloni all’Europa non ha cambiato e non cambierà i termini entro i quali la Commissione sta preparando la risposta alla richiesta di flessibilità inoltrata dalla premier italiana a Ursula von der Leyen. Non c’è una tempistica precisa prevista per la replica europea alla lettera partita da Palazzo Chigi. C’è però un lavoro che ciascuna direzione generale di Palazzo Berlaymont sta mettendo a punto in questi giorni. Con una data sicuramente da cerchiare con il rosso: mercoledì 3 giugno, giorno della presentazione del pacchetto di primavera del semestre europeo. Almeno nei contenuti è in quell’occasione che l’Ue formulerà una prima risposta all’Italia. La Commissione, tuttavia, non resterà ferma. Si muoverà innanzitutto su due binari, quello della Coesione e quello del Pnrr. Sulla prima, l’esecutivo comunitario potrebbe dare indicazione ai 27 sulla possibilità di modificare ulteriormente le destinazioni dei fondi comunitari, privilegiando quei settori colpiti dalla crisi energetica. Quanto ai Piani nazionali di ripresa e resilienza, l’indicazione è già arrivata ai governi nei giorni scorsi: i Paesi membri hanno tempo fino al 31 maggio per presentare le ultimissime modifiche in corsa ammissibili da Palazzo Berlaymont. Sull’estensione della flessibilità sulla difesa anche all’energia si naviga invece a vista. Nei giorni scorsi a Bruxelles è circolata una suggestione: applicare l’estensione della deroga per un solo anno, e per interventi che vadano comunque nella direzione dell’indipendenza energetica. Ma si resta nel campo di ipotesi. Con un’appendice: un eventuale intervento dell’esecutivo Ue per allargare i margini di flessibilità deve comunque ottenere un placet politico degli Stati membri che al momento appare lontano. E’ invece una certezza quanto la Commissione va dicendo da settimane: le misure, a prescindere dalla tipologia di fondi usati, devono essere temporanee e mirate. Non devono produrre un aumento della domanda e quindi anche dei prezzi. E’ questa, mentre sulla crisi di Hormuz non c’è ancora la parola fine, la principale priorità di Bruxelles
Foti, ‘no a tagli nel prossimo Bilancio Ue sulla Coesione e la Pac, ferma contrarietà dell’Italia’
“In vista del prossimo Consiglio europeo ribadisco la ferma contrarietà dell’Italia a eventuali riduzioni della rubrica 1 del prossimo Quadro finanziario pluriennale, che potrebbero avere impatti negativi su settori fondamentali come la politica di coesione, la Pac e la pesca”. Così il ministro per gli Affari Europei Tommaso Foti, durante il suo intervento al Consiglio Ue Affari generali a Bruxelles, secondo quanto riferisce una nota. “È importante – spiega il ministro – inviare un segnale di unità dell’Unione europea sul dossier Ucraina, auspicando l’adozione di conclusioni a 27, così come sul Medio Oriente, con un approccio a 360 gradi in materia di sicurezza e difesa europea. Ritengo inoltre essenziale – aggiunge – mantenere alta l’attenzione sul tema migratorio, soprattutto alla vigilia dell’avvio operativo del Patto sulla migrazione previsto per il 12 giugno”. Foti accoglie infine “con favore l’inserimento in agenda della lotta contro le droghe illecite, tema trasversale e promosso dall’Italia e dalla Francia”. In vista della discussione sul bilancio Ue 2028-2034 alla riunione dei ministri degli Affari Europei a Bruxelles, si è tenuta una colazione di lavoro ospitata dalla Svezia, con i rappresentanti di nove Stati dell’Ue, contributori netti del bilancio: Finlandia, Danimarca, Francia, Germania, Austria, Paesi Bassi, Belgio, oltre a Svezia e Irlanda. Quest’ultima vi ha preso parte con lo status di osservatore, in quanto assumerà la presidenza di turno del Consiglio Ue nel semestre da luglio a dicembre 2026. “La posizione della Svezia è chiara: abbiamo bisogno di un bilancio migliore, non di un bilancio più grande” ha dichiarato Jessica Rosencrantz, ministra svedese per gli Affari europei, al suo arrivo al Consiglio Affari generali. “Siamo d’accordo su molti aspetti del bilancio – ha aggiunto – tra cui la necessità di modernizzarlo e di rafforzare la condizionalità dello stato di diritto, oltre al fatto che ci sia spazio limitato per un aumento dei contributi da parte nostra come Stati membri”.
Eurostat, nella stima del rischio povertà 2026 Italia stabile al 18,6%
Nel 2026 sulla base dei redditi del 2025 si stima che la percentuale delle persone a rischio di povertà in Italia resti stabile al 18,6%. Emerge dalle statistiche Eurostat secondo le quali in Ue in media la stima per quest’anno sulla base dei redditi per il 2025 è del 16,4%, lievemente superiore a quella per il 2025 sui redditi del 2024 (16,3%). Le statistiche dell’Ue sul reddito e sulle condizioni di vita del 2025, basate sui dati relativi al reddito del 2024, mostrano che 72,4 milioni di persone nell’Ue pari al 16,3% della popolazione, in quell’anno erano a rischio di povertà. Questa percentuale è superiore di 0,1 punti percentuali rispetto all’anno di riferimento precedente. Poiché gli ultimi dati sul reddito si riferiscono al 2024, Eurostat ha elaborato stime preliminari sul reddito del 2025 per prevedere l’andamento del tasso di rischio di povertà per il prossimo quadro 2026. Queste stime preliminari indicano una stabilità generale, con un leggero aumento, statisticamente non significativo, del tasso di rischio di povertà nell’Ue al 16,4%.
Demanio, a Milano inaugurati i cortili riqualificati dell’Archivio di Stato
Sono stati inaugurati oggi i cortili riqualificati di Palazzo del Senato, sede dell’Archivio di Stato di Milano, nell’ambito di un più ampio programma di interventi dedicati all’accessibilità, alla valorizzazione e alla rigenerazione di uno dei complessi storici più significativi della città. L’iniziativa, promossa dalla Direzione Generale Archivi del Ministero della Cultura insieme all’Agenzia del Demanio, si inserisce nel percorso di trasformazione degli Archivi di Stato in luoghi sempre più aperti, accessibili e integrati nel tessuto urbano, capaci di coniugare tutela del patrimonio, servizi culturali e nuove forme di fruizione pubblica. Nel corso dell’evento sono stati presentati i principali progetti attualmente in corso su Palazzo del Senato, a partire dagli interventi di abbattimento delle barriere architettoniche realizzati grazie a 1,4 milioni di euro di fondi PNRR destinati al Ministero della Cultura. Gli interventi hanno previsto il rifacimento completo della pavimentazione dei cortili, la realizzazione di nuovi ascensori, pannelli tattili, rampe di accesso e nuovi servizi dedicati all’accessibilità. Illustrato anche lo stato di avanzamento del restauro delle facciate storiche del Palazzo su via Senato e via San Primo, intervento da 1,55 milioni di euro realizzato attraverso un modello di sponsorizzazione dalle società ESTIA s.r.l. e Urban Vision S.p.A. Inoltre, grazie a un intervento da 1 mln di euro, attivato tramite lo strumento della concessione di valorizzazione, sono stati assegnati a RESH s.r.l. del gruppo La Gioia gli spazi che accoglieranno nuove funzioni di caffetteria, sala lettura e coworking oltre a spazi espositivi e ristorazione. Particolare attenzione è stata dedicata inoltre ai nuovi interventi di rifunzionalizzazione e sostenibilità finanziati dal Ministero della Cultura per un valore complessivo di 3 milioni di euro, destinati al
miglioramento della fruibilità degli spazi, alla realizzazione di nuovi impianti, sale espositive e installazioni multimediali. Nel corso della giornata sono intervenuti il Ministro della Cultura Alessandro Giuli, il Sindaco di Milano Giuseppe Sala, il Direttore dell’Archivio di Stato di Milano Stefano Leardi, il Direttore Generale Archivi Antonio Tarasco, il Direttore Generale dell’Agenzia del Demanio Alessandra dal Verme. «La riqualificazione di Palazzo del Senato, sede dell’Archivio di Stato di Milano, rappresenta un modello di riferimento anche per le altre Direzioni del Ministero della Cultura. Con questo intervento, la Direzione Generale Archivi ha dato concreta attuazione agli indirizzi del Piano Olivetti: costruire reti di comunità all’interno dei luoghi della ricerca e della formazione culturale, promuovendo un approccio interdisciplinare e dedicando particolare attenzione ai giovani e alle fasce più fragili della popolazione. Archivi come questo costituiscono presìdi irrinunciabili, che il MiC sta ripensando non più come luoghi statici di conservazione, ma come spazi dinamici, interattivi e pienamente partecipativi per i cittadini»., ha dichiarato il Ministro della Cultura Giuli. «Quella di Milano rappresenta una straordinaria testimonianza, nei tempi e nei contenuti, della migliore collaborazione tra amministrazioni pubbliche», ha dichiarato Tarasco. «Il coinvolgimento di risorse private per il restauro delle facciate dell’Archivio di Stato di Milano, insieme alla realizzazione del primo ristorante-bar all’interno di un Archivio di Stato pubblico del Ministero della Cultura, dimostra come sia possibile coniugare tutela, valorizzazione e apertura alla città. A questo si aggiunge il pieno rispetto delle tempistiche del PNRR nella spesa dei fondi previsti, elemento che conferma la capacità delle istituzioni di realizzare
interventi concreti ed efficienti. Tra non molto sarà possibile prendere un caffè o cenare all’interno degli Archivi di Stato: un segnale importante per affermare che l’accesso agli archivi non deve essere soltanto utile per studiosi e ricercatori, ma anche un’esperienza piacevole e aperta al pubblico, capace di avvicinare sempre più cittadini ai luoghi della memoria e della cultura».
«L’Agenzia del Demanio promuove, su tutto il territorio nazionale, una strategia di intervento sugli immobili dello Stato, condivisa con le istituzioni interessate, a partire dal Ministero della Cultura; una collaborazione che prevede un approccio rigenerativo per la città, con elementi di flessibilità e di mixité di funzioni», ha affermato dal Verme. «L’obiettivo è restituire i beni del patrimonio alle città contemporanee, coniugando il loro valore, carico di memoria e cultura, con i bisogni del cittadino di oggi: spazi di prossimità, di servizio, di studio, di lavoro, di relazioni e di vita culturale. È una rivoluzione sociale: i beni pubblici di valore monumentale, dedicati a funzioni specialistiche, diventano “luoghi delle persone” e dell’incontro, spazi che trasformano la città, frutto delle relazioni della società che la abita. Luoghi isolati si ricongiungono in nuove connessioni per aprirsi alla città del futuro». «Questo Palazzo e l’Archivio che ospita sono da sempre il cuore di mille storie e il fulcro della vita culturale cittadina», ha dichiarato Leardi. «Le iniziative che presentiamo oggi rappresentano un ulteriore passo in questa direzione: vogliamo fare di questo luogo uno spazio sempre più aperto, accessibile e accogliente, dove le fonti primarie dialogano con gli studiosi e con il territorio, creando un sistema virtuoso di incontro, ricerca e valorizzazione.» «Il Palazzo del Senato è un luogo dal grande valore storico, artistico e culturale che merita di essere sempre più conosciuto e apprezzato dai cittadini e dalle cittadine che abitano o visitano Milano», ha commentato il sindaco Sala. «La riqualificazione dei cortili e gli interventi in corso vanno nella direzione di aprire sempre più l’Archivio di Stato di Milano alla città, attraverso nuovi spazi e funzioni. Una decisione che Milano condivide, in quanto esprime la volontà di investire
nell’economia della cultura e della conoscenza come leva per la crescita virtuosa della città». L’inaugurazione si è conclusa con visite guidate al Palazzo e alla mostra dedicata ai “tesori” dell’Archivio di Stato di Milano, seguite da un concerto per soprano e pianoforte a cura delConservatorio Giuseppe Verdi di Milano e dall’accensione del nuovo impianto di illuminazione dei cortili.
Demanio: restituita alla Città la Vela di Calatrava, ospita il primo temporary use
La Vela di Calatrava ospita il suo primo temporary use. Un evento mondiale quello organizzato da Ferrari, in collaborazione con l’Agenzia del Demanio, che lunedì sera ha acceso i riflettori sull’area riqualificata dall’Agenzia. Un intervento che ha guardato al futuro con la prima manifestazione di interesse lanciata dall’Agenzia per attrarre investimenti privati. I Mondiali di nuoto del 2009 rappresentavano un grande rilancio del Paese. Una città dello Sport su un’area di oltre 48 ettari a Tor Vergata sarebbe stata costruita sul progetto dell’architetto Santiago Calatrava: un’immensa cupola a copertura di un palasport e un pala nuoto. Spesi i primi 250 milioni di euro, l’intervento venne abbandonato a cantiere aperto, con la costruzione di metà della cupola, che si presenta come una immensa vela, alta 75 metri e un peso di 6.800 tonnellate di ferro, quasi quanto la Tour Eiffel. La struttura sottostante, che richiama il ventre di una balena, è retta da un arco principale centrale in calcestruzzo precompresso, lungo ben 160 metri. Nel 2021 la legge ha consegnato l’opera all’Agenzia del Demanio per il completamento o la rivisitazione del progetto. L’Agenzia ha subito inserito nel piano degli investimenti 70 milioni di euro mentre altri 9 milioni sono stati stanziati dal Commissario Straordinario per il Giubileo. In scarsi due anni, l’Agenzia ha provveduto al consolidamento e collaudo statico delle strutture portanti del Palanuoto e del Palasport, completato l’arena scoperta del Palasport, che accoglie 8mila spettatori seduti, realizzato opere di viabilità, parcheggi, aree verdi e riforestazione (460 alberi, 600 siepi e 6mila piante arbustive), sottoservizi per eventuali operazioni successive. L’intervento si inserisce nella visione innovativa dell’Agenzia del Demanio che mette al centro delle attività di gestione e valorizzazione del patrimonio dello stato la persona, il riuso del patrimonio abbandonato, la sostenibilità per contribuire ai temi dell’ambiente, dei rischi naturali e delle crisi energetiche, la tecnologia come fattore abilitante dell’azione innovativa, l’intervento sul bene pubblico come volano di rigenerazione della città e cura del cittadino. Per l’ex Città dello Sport di Tor Vergata si punta, in condivisione con la Regione Lazio e il Comune di Roma Capitale, a realizzare una nuova centralità metropolitana, una “Green City per la salute, la ricerca e la formazione”. Un ecosistema multifunzionale, con spazi pubblici e servizi, nuove opportunità per ripristinare la fiducia dei giovani verso le Istituzioni pubbliche. Progettare guardando al futuro, anche sotto l’aspetto economico-finanziario. Questo è l’obiettivo della prima manifestazione di interesse per attrarre investimenti privati pubblicata dall’Agenzia. Il sito ora fruibile è destinato a usi temporanei nella vocazione di accoglienza.
Infrastrutture sostenibili: cresce il ruolo del Protocollo Envision, Italia tra i principali mercati a livello globale
Il settore delle infrastrutture è oggi al centro della transizione verso modelli di sviluppo sostenibili. A livello globale, costruzioni e infrastrutture sono responsabili di oltre il 30% delle emissioni di CO₂ e di circa un terzo dei consumi energetici. Allo stesso tempo, la trasformazione del settore richiede investimenti rilevanti: secondo stime recenti, saranno necessari circa 4.000 miliardi di dollaril’anno per adeguare infrastrutture energetiche, di trasporto e digitali alle sfide della transizione e
della resilienza. In questo scenario, la capacità di misurare in modo oggettivo la sostenibilità delle opere diventa un passaggio chiave. È qui che si inserisce il Protocollo Envision®, oggi uno dei principali riferimenti per la valutazione delle infrastrutture, in grado di integrare in modo strutturato gli aspetti ambientali, economici e sociali lungo l’intero ciclo di vita delle opere. Il protocollo è inoltre richiamato nei Criteri Ambientali Minimi (CAM), dove rappresenta un riferimento specifico per la valutazione della sostenibilità delle infrastrutture, rafforzandone il ruolo nei processi di progettazione e affidamento delle opere pubbliche. I dati aggiornati al primo trimestre 2026 confermano il ruolo strategico dello strumento: a livello globale i progetti registrati, in corso o già verificati secondo Envision® sono 497, per un valore complessivo di oltre 357 miliardi di dollari. La diffusione resta fortemente concentrata negli Stati Uniti, ma si amplia anche in Europa, dove il protocollo viene progressivamente adottato da un numero crescente di operatori pubblici e privati. Questi i dati presentati il 26 maggio nel corso della Envision Conference 2026, promossa da ICMQ con il patrocinio dell’Institute for Sustainable Infrastructure (ISI) e di AIS – Associazione Infrastrutture Sostenibili, che ha riunito a Milano istituzioni, operatori e stakeholder della filiera per confrontarsi sul ruolo della sostenibilità nelle infrastrutture. Nel corso del convegno sono state anche consegnate le targhe Envision a RFI per i progetti delle Stazioni di Ponte nelle Alpi, di Perugia Fontivegge, di Milano Greco Pirelli e di Monterotondo Mentana, a TECNE – ASPI per l’Area di Servizio di Bellosguardo, la Galleria Manfreida e la Galleria Vinci ad ANAS per la Statale 337 della val Vigezzo e a ENEL GREEN POWER: per l’EGP Cluster Brovales.
All’interno di questo contesto, l’Italia si colloca tra i paesi più attivi, con 43 progetti coinvolti nei processi di certificazione e il terzo posto a livello mondiale dopo Stati Uniti e Canada. Un dato che riflette una capacità sempre più strutturata di applicazione del protocollo e una presenza ormai estesa su tutto il territorio nazionale, pur con una maggiore concentrazione nelle regioni del Nord. Il livello di avanzamento dei progetti evidenzia inoltre una buona capacità di completamento dei percorsi di certificazione, segno di un approccio ormai consolidato alla gestione della sostenibilità nelle infrastrutture. In questo senso, Envision® non rappresenta solo uno strumento di valutazione, ma un vero e proprio supporto operativo nelle fasi di progettazione e realizzazione delle opere. «Il risultato raggiunto dall’Italia conferma la crescente maturità del mercato nazionale e la capacità degli operatori di tradurre i principi della sostenibilità in pratiche concrete lungo l’intero ciclo di vita delle infrastrutture», dichiara Lorenzo Orsenigo, presidente e direttore generale di ICMQ. «Envision® rappresenta oggi un riferimento sempre più importante per misurare e
valorizzare la qualità sostenibile delle opere, anche alla luce delle sfide ambientali e sociali che il settore è chiamato ad affrontare».
Il settore dei trasporti si conferma l’ambito principale di applicazione, sia a livello globale sia in Italia, con una forte incidenza delle infrastrutture ferroviarie. Si tratta di un ambito in cui l’impatto sul territorio e sulle comunità è particolarmente rilevante e che richiede quindi strumenti in grado di orientare le scelte progettuali in modo strutturato e verificabile. Parallelamente alla crescita dei progetti, aumenta anche il numero dei professionisti qualificati. A livello globale gli Envision® Sustainability Professionals superano quota 11.000, mentre in Italia quelli formati da ICMQ sono oltre 840. La disponibilità di competenze rappresenta un elemento chiave per l’applicazione efficace del protocollo, consentendo di integrare i criteri di sostenibilità lungo tutto il ciclo di vita delle infrastrutture. Il Protocollo Envision® consente infatti di valutare le opere secondo un approccio che considera in modo integrato gli aspetti ambientali, economici e sociali. Il sistema di rating si articola in criteri che riguardano, tra gli altri, la qualità della vita, la gestione delle risorse, la tutela dell’ambiente naturale e la resilienza ai cambiamenti climatici, offrendo una visione complessiva degli impatti generati dalle infrastrutture.
Webuild, Salini incontra Sanchez. Accordo per risoluzione consensuale rapporto di lavoro con Dg Ferrari
“Le grandi infrastrutture sono un motore di crescita, integrazione e competitività per l’Europa. La collaborazione tra imprese italiane e spagnole rappresenta un esempio concreto della capacità e del know-how industriale europei di realizzare progetti complessi e strategici nel mondo”, è quanto dichiarato da Pietro Salini, ad di Webuild, che ieri ha incontrato a Roma il premier spagnolo Pedro Sánchez, nell’ambito del confronto promosso con rappresentanti dei principali gruppi industriali italiani e spagnoli. Nel corso dell’incontro – spiega una nota – è stato ribadito il forte legame industriale tra Italia e Spagna, che ha visto il Gruppo costruire negli anni rapporti stabili con i principali player spagnoli, a partire da uno dei progetti infrastrutturali più complessi dell’ultimo secolo: l’ampliamento del Canale di Panama. Oggi queste collaborazioni si traducono in partnership per la realizzazione di 9 grandi opere strategiche infrastrutturali sostenibili su scala globale, per un valore complessivo dei progetti di circa 17 miliardi. L’appuntamento ha inoltre rappresentato l’occasione per condividere una visione industriale comune sulle prospettive future di sviluppo delle infrastrutture sostenibili e strategiche, in Spagna, in Italia, in Europa e nei mercati internazionali, valorizzando il ruolo della collaborazione industriale tra imprese europee per affrontare le grandi sfide globali.
Webuild ha poi comunicato ieri di aver concordato con Massimo Ferrari, direttore generale e dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili societari, la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro motivata da ragioni personali e legate a nuovi progetti di vita e professionali. La risoluzione avrà effetto dal 30 settembre 2026, successivamente all’approvazione della relazione finanziaria semestrale come dirigente preposto, al fine di garantire la piena continuità operativa e un ordinato passaggio delle responsabilità. Il rapporto tra la Società e Ferrari si conclude in un “clima di piena collaborazione e reciproca soddisfazione, al termine di quasi quindici anni di comune percorso professionale durante i quali il manager ha contribuito in modo significativo allo sviluppo e al rafforzamento del Gruppo”, si legge in una nota. Nell’ambito dell’accordo sono previsti: impegni di non concorrenza; obblighi di lock-up relativi alle azioni detenute; impegni di non sollecitazione del personale. Il tutto nel rispetto della politica di remunerazione da ultimo approvata dall’assemblea dei soci del 29 aprile 2026. Inoltre, è previsto un incarico di consulenza strategica a favore dell’amministratore delegato per un periodo di tre anni, con riferimento alle materie di sua competenza.
Hera lancia il suo primo European Green Bond
Il gruppo Hera, prima azienda italiana a emettere nel 2014 un green bond, prosegue con il lancio del suo primo European Green Bond (EuGB), a valere sul proprio programma di emissioni obbligazionarie “Euro Medium Term Note Programme”. Questa emissione obbligazionaria, in linea con il proprio European Green Bond Factsheet, unitamente alla relativa Pre-Issuance Review, spiega la multiutility, ha registrato “significativo interesse da parte degli investitori internazionali, ricevendo ordini per circa 3,6 miliardi di euro, quasi 7 volte l’ammontare offerto. “L’emissione del nostro primo European Green Bond rappresenta un ulteriore passo concreto nel percorso di sostenibilità del Gruppo Hera, confermando il nostro impegno verso la neutralità carbonica e lo sviluppo dell’economia circolare”, afferma Orazio Iacono, amministratore delegato del Gruppo Hera. “Questo nuovo strumento di finanza sostenibile ci consente di finanziare investimenti pienamente allineati alla Tassonomia europea, accelerando progetti strategici per la transizione energetica e ambientale, dalla riduzione delle emissioni climalteranti all’incremento del recupero e della rigenerazione delle risorse”.
Italgas e I3P lanciano un bando internazionale per imprese innovative
Italgas e l’Incubatore di Imprese Innovative del Politecnico di Torino (I3P) lanciano l’iniziativa ‘Shaping the Future of Energy Networks’ rivolta “all’ecosistema nazionale e internazionale dell’innovazione”. L’obiettivo è di “raccogliere e analizzare soluzioni e tecnologie avanzate – si legge in una nota – in grado di continuare a contribuire alla trasformazione digitale delle infrastrutture energetiche”.L’operazione rientra nel programma ‘Ideas 4 Italgas’ avviato nel 2020 e mira a “individuare proposte progettuali in grado di contribuire al rafforzamento della resilienza, dell’intelligenza e della sicurezza delle reti del gas e dell’acqua” oltre che “alla transizione verso sistemi energetici a zero o basse emissioni”. Il tutto “favorendo la digitalizzazione, l’efficienza operativa, l’integrazione di gas rinnovabili e i modelli di decarbonizzazione sostenibili nel lungo periodo”. I vincitori del bando potranno ricevere da Italgas una serie di “possibili vantaggi e supporto per il loro ulteriore sviluppo sul mercato” ottenendo risorse per sviluppare un ‘Proof-of-Concept’ (PoC), ovvero una prima applicazione concreta finalizzata a verificarne sul campo la fattibilità e l’efficacia. Italgas offre anche la propria ‘mentorship’ (attività di guida, ndr), per approfondire la possibile integrazione del prodotto o servizio nei processi aziendali e per entrare in uno dei percorsi di incubazione in ‘I3P’ per “affinare le conoscenze e competenze imprenditoriali necessarie alla maturazione del progetto, supportare la ricerca di finanziamenti esterni e favorire il networking”.
Rina supera un miliardo di ricavi, prosegue piano di crescita
L’assemblea dei soci di Rina, gruppo multinazionale di ispezione, certificazione e consulenza ingegneristica, ha approvato il bilancio 2025 che vede ricavi pari a 1,030 miliardi di euro, in aumento dell’11% rispetto all’anno precedente. Il margine operativo lordo (Ebitda) adjusted è pari a 155 milioni di euro, in aumento del 12,5% rispetto al 2024, passando quindi dal 14,8% al 15% sui ricavi. L’utile netto del Gruppo sale a 39,7 milioni di euro, rispetto ai 30,4 milioni dell’anno precedente. Inoltre, Rina continua a costruire il “proprio futuro sostenendo la crescita dei ricavi di domani con un rapporto tra nuovi ordini acquisiti e ricavi superiore a 1,2x”, si legge in una nota. Il trend positivo di Rina prosegue anche nel primo trimestre 2026 con ricavi gestionali a 246 milioni di euro, in aumento del 2,7% rispetto allo stesso periodo 2025. La raccolta ordini è di circa 346 milioni di euro. Il superamento del “miliardo di ricavi testimonia la solidità di Rina: un’azienda capace di evolvere continuamente e determinata a proseguire il proprio percorso”, afferma Ugo Salerno, presidente esecutivo di Rina. “Stiamo accelerando la realizzazione del piano strategico al 2030, consolidando l’impegno del Gruppo nelle iniziative legate all’innovazione, che rappresenta da sempre una caratteristica distintiva di Rina”, sostiene Carlo Luzzatto, amministratore delegato e direttore generale di Rina.
I vertici di Poste illustrano l’opas agli amministratori di Tim. Confermata la conclusione dell’operazione entro il terzo trimestre del 2026
Tim comunica che, ieri, nel corso di un incontro cui hanno partecipato gli amministratori e i sindaci della società, l’amministratore delegato, il direttore generale e il chief financial officer di Poste Italiane hanno illustrato i termini dell’offerta pubblica di acquisto e scambio totalitaria volontaria promossa sulle azioni TIM, già comunicati lo scorso 22 marzo. Durante l’incontro, di natura esclusivamente informativa, Poste Italiane ha condiviso informazioni già di pubblico dominio ovvero elaborazioni di dati pubblici. In particolare, con riferimento alla tempistica dell’OPAS, l’ad di Poste Matteo Del Fante ha confermato che la conclusione dell’operazione è attesa entro il terzo trimestre dell’esercizio in corso.
Leonardo: costituiti i comitati endoconsiliari, Tucci lead independent director
Il consiglio di amministrazione di Leonardo ha costituito i nuovi comitati endoconsiliari e nominato Maurizio Tucci lead independent director. Nel dettaglio, il Comitato Controllo e Rischi sara’ presieduto da Roberto Diacetti e composto da Trifone Altieri, Rosalba Veltri, Dominique Levy ed Elena Vasco. Il Comitato Nomine e Remunerazione sara’ guidato da Trifone Altieri con Francesco Soro, Cristina Manara, Maurizio Tucci e Roberto Diacetti. Il Comitato Sostenibilita’ sara’ presieduto da Rosalba Veltri con Maurizio Tucci, Elena Grifoni ed Enrica Giorgetti. Costituito inoltre il nuovo Comitato Scenari geopolitici, industriali e innovazione tecnologica, affidato alla presidenza di Cristina Manara e composto da Francesco Soro, Elena Grifoni, Dominique Levy e Maurizio Tucci. Il Comitato Governance e Parti Correlate sara’ invece guidato da Enrica Giorgetti con Elena Vasco, Elena Grifoni e Dominique Levy. Il presidente Francesco Macri’ ha sottolineato che il nuovo assetto ‘risponde all’esigenza di assicurare un presidio consiliare coerente con le specificita’ del business di Leonardo’, evidenziando inoltre la scelta di assegnare tre presidenze su cinque a componenti femminili. Il consiglio di amministrazione di Leonardo ha istituito il nuovo Comitato Scenari geopolitici, industriali e innovazione tecnologica, organismo creato per rafforzare il presidio consiliare sulle evoluzioni del contesto geopolitico, industriale, tecnologico e regolamentare rilevanti per il business del gruppo.
Assonime: garanzie su crediti a Pmi salite da 84 a 319 miliardi tra 2020 e 2022
Le garanzie pubbliche sui crediti accordati alle Pmi durante l’emergenza Covid hanno avuto un effetto decisivo sulla tenuta e sviluppo delle aziende che ne hanno beneficiato e sul sistema economico nel suo complesso. E’ la conclusione di un rapporto di Assonime, presentato oggi a Roma. L’ammontare delle risorse messe in campo dallo Stato per fronteggiare gli effetti della pandemia sul sistema produttivo del paese e’ stato imponente. Tra il 2020 e il 2022, lo stock di garanzie pubbliche e’ passato da 84 miliardi a oltre 319 miliardi, con un incremento di circa 235 miliardi. Tale dinamica ha portato il rapporto tra garanzie pubbliche e prodotto interno lordo a raggiungere quasi il 16%. Significativo anche l’impatto di un ombrello protettivo cosi’ esteso.
Transizione 5.0, Cna e Confartigianato: Garantirne utilizzo credito d’imposta oltre il 2026 alle imprese “esodate”
Consentire alle imprese cosiddette esodate l’utilizzo del credito d’imposta Transizione 5.0 anche nei 5 anni successivi al 2026. Lo chiedono Cna e Confartigianato per tutelare le aziende che hanno investito, evitando che l’impossibilità di compensare l’intero bonus entro la scadenza del 31 dicembre 2026 ne vanifichi l’efficacia. Confartigianato e Cna accolgono con favore il significativo incremento della percentuale del beneficio fiscale, salita dal 35% all’89,77%. Tuttavia, le due Associazioni evidenziano un rischio concreto per le imprese che hanno sostenuto gli investimenti più importanti: l’agevolazione potrebbe rimanere solo teorica qualora l’azienda non presenti, nel solo corso del 2026, una capienza fiscale (debiti tributari e contributivi) sufficiente ad assorbire l’intero ammontare del credito spettante. Per questo motivo, le due Confederazioni ritengono necessario rassicurare le imprese con un intervento, legislativo se del caso, che chiarisca la facoltà di portare in detrazione negli anni successivi la quota di credito non compensata entro l’anno. In questo contesto economico critico, è fondamentale offrire certezze alle imprese che hanno pianificato investimenti complessi e affrontato importanti sacrifici finanziari, garantendo che le loro aspettative di sviluppo non vengano disattese.
Nasce il ConTech Hub di TEHA Group: l’evoluzione dello Smart Building per colmare il gap di produttività delle costruzioni
TEHA Group – The European House Ambrosetti, in occasione della presentazione del 4° Rapporto Strategico 2026 della Community Smart Building, lancia ConTech Hub, la nuova community tematica dedicata alla Construction Technology ideata con l’obiettivo di garantire un presidio qualificato alla trasformazione strutturale che sta attraversando il settore dello smart building, offrendo così un vantaggio competitivo reale alle imprese e al nostro Paese. ConTech Hub nasce come strumento di analisi e confronto per tracciare un orientamento strategico e un’agenda condivisa per la filiera delle costruzioni, partendo da una tesi chiave: per recuperare il divario strutturale di produttività che ancora frena il settore delle costruzioni è necessario ampliare il concetto di smart building e inserirlo all’interno di una trasformazione più ampia della filiera, che coinvolga processi, modelli industriali, utilizzo dei dati e tecnologie di cantiere. Il settore delle costruzioni, pur rappresentando uno dei principali pilastri industriali europei, continua a mostrare un ritardo strutturale in termini di produttività e capacità di innovazione. In Europa, la frammentazione della filiera, che annovera un 95% di piccole e medie imprese, rende complesso il raggiungimento di economie di scala, e dunque il recupero di efficienza, a fronte di un costo del lavoro in crescita (+5% annuo nell’area euro) e investimenti limitati in ricerca e sviluppo. Nonostante rappresenti il secondo comparto industriale UE con oltre 27 milioni di occupati, 6,5 milioni di imprese e circa il 12% del valore generato, il settore è l’unico a non aver ancora recuperato i livelli pre-Covid, segnalando un ritardo strutturale nella trasformazione e nell’innovazione. Infatti, se tra il 2015 e il 2023 il comparto è cresciuto da €1,33 a €2,31 trilioni di fatturato (+73,7%), con un’accelerazione nel triennio 2021–2023 trainata da piani di ripresa e incentivi, il rapporto tra Valore aggiunto e Fatturato è rimasto sostanzialmente invariato, intorno al 30%.
In Italia questa dinamica si conferma: tra il 2016 e il 2024 il PIL settoriale è cresciuto del +51,5%, ma la produttività si è fermata a +20,9%, con una flessione nel 2024, segnalando una crescita dei volumi non accompagnata da un reale salto di efficienza. La fase espansiva è stata sostenuta soprattutto da Superbonus-PNRR, ma il vantaggio legato agli incentivi non si è consolidato. Secondo il Cresme, infatti, il settore delle costruzioni, che ha registrato a livello nazionale un calo del valore della produzione del 2,1%, e degli investimenti del 2,9% tra il 2024 e il 2025, senza il traino del PNRR e delle opere pubbliche comunali dovrà giocarsi la partita sulla crescita della produttività, sull’innovazione e sulla capacità competitiva. In Europa gli investimenti in R&S del comparto restano molto limitati rispetto ad altri settori industriali, con un ammontare, nel 2024, di circa €2,25 mld. Anche l’Italia presenta livelli contenuti, che si attestano nel 2023 a circa €57,6 mln: investimenti così ridotti in R&S limitano la diffusione dell’innovazione nei processi costruttivi, nei materiali e nelle tecnologie digitali. Senza innovazione, le imprese faticano a migliorare efficienza, standardizzazione e industrializzazione dei processi. La produttività del settore potrebbe crescere fino al 60%, ma la frammentazione della filiera, la dimensione media delle imprese e i bassi investimenti in R&S ne limitano lo sviluppo.
Nel nuovo contesto, il salto di scala necessario richiede di oltrepassare il perimetro dell’edificio smart e intervenire sull’intera filiera delle costruzioni, alimentando una visione sistemica che includa infrastrutture di dati, supply chain, processi industriali, modelli produttivi e tecnologie avanzate, lungo tre direttrici: l’aumento della produttività e dell’industrializzazione; il miglioramento della performance e la conquista della neutralità carbonica; la minimizzazione del rischio e l’attenzione a sicurezza e compliance. Il ConTech Hub si propone come piattaforma in grado di connettere queste dimensioni e tradurle in modelli operativi scalabili. Dunque, l’implementazione dello smart building, rispetto a cui, per il solo mercato delle Smart Home, si prevede in Italia una crescita di oltre il 15% annuo nel quadriennio 2024-2027, diviene parte di un ecosistema di innovazione su cui è opportuno intervenire. In primis, i processi di gestione dei dati: il 90% dell’enorme quantità di dati prodotti dalle attività nell’ambito dell’edilizia a livello globale resta non strutturato, e perciò inutilizzabile. Questa malagestione, che si declina in errori decisionali, rilavorazioni, ritardi e perdita di produttività, può generare fino a $1,85 trilioni di inefficienze annue a livello globale. L’urgenza di un efficientamento gestionale si riflette infatti nelle prospettive di crescita del mercato globale del BIM, che dai $7,5 miliardi del 2023 si prevede arrivi agli oltre $29 miliardi entro il 2034.
Secondo, la scelta dei materiali costruttivi: l’utilizzo massivo del cemento, destinato a raggiungere a livello globale i 20 miliardi di m³ entro il 2050, ha portato ad un vertiginoso aumento delle emissioni dagli anni ’60 a oggi, solo in parte mitigato da interventi come la riduzione del rapporto clinker/cemento. Del 39% delle emissioni globali legate all’energia di cui gli edifici sono responsabili, l’11% è causato da materiali da costruzione e da attività di cantiere. Parallelamente, si sta assistendo ad una crescente domanda di materiali a basse emissioni e alte prestazioni che sta accelerando lo sviluppo di soluzioni green: un mercato destinato a raddoppiare (da $368,7 miliardi nel 2025 a $708,9 miliardi) entro il 2030, con un tasso di crescita annuo composto del 14% nel periodo di previsione 2025-2030. Terzo, le componenti del costruito: il mercato sta crescendo, spinto dall’iniziativa della Commissione Europea che, con la Renovation Wave Strategy, si è posta l’obiettivo di raddoppiare i tassi di ristrutturazione entro il 2030. A livello di numeri, si prevedono 35 milioni di edifici rinnovati, fino a 160.000 nuovi posti di lavoro nel settore delle costruzioni e risparmi stimati tra il 30% e il 40% sui costi energetici delle famiglie. Quarto, l’off-site e la modular construction, ovvero le pratiche che, tramite l’integrazione dei vantaggi della produzione industriale nelle attività di costruzione tradizionale, possono ridurre i tempi di realizzazione di un progetto fino al 50%. Ad ora, la sistematicità sull’off site è riscontrabile solo in pochi Paesi. Tuttavia, la massiccia domanda di residenziale a tariffa moderata che interessa tutta l’area UE (il deficit stimato, secondo la Commissione Europea, si attesta attorno alle 650.000 abitazioni) potrebbe fungere da leva di sviluppo concreta. Quinto e ultimo, il livello di tecnologia utilizzata all’interno di un settore, quello dell’edilizia, secondo per livello di scarsità di digitalizzazione. Tuttavia, la carenza strutturale di manodopera qualificata nelle costruzioni europee rende l’automazione fisica una risposta obbligata a un vincolo di offerta permanente: la robotica avanzata, identificata da McKinsey nell’ottobre 2025 come la traiettoria evolutiva più rilevante per il cantiere, sta uscendo dalla fase pilota e, al contempo, gli investimenti nell’ambito stanno aumentando a livello globale, con $1,36 miliardi di funding VC per la sola robotica nei primi nove mesi del 2025, per un +125%rispetto all’intero 2024.
«Il settore delle costruzioni sta attraversando un periodo di trasformazione strutturale che necessita un cambio di passo importante per superare una produttività stagnante, filiere ancora frammentate e pressioni normative sempre più stringenti. Sarà quindi fondamentale intervenire nel settore per colmare i ritardi accumulati rispetto agli altri comparti e indirizzare strategicamente investimenti pubblici ed obblighi normativi, al fine di generare valore nei territori e rafforzare la competitività del nostro Paese. In questo scenario, lo Smart Building non rappresenta più soltanto una frontiera tecnologica o un ambito specialistico di innovazione, ma una necessità strategica: un nuovo paradigma per progettare, realizzare, riqualificare e gestire gli edifici lungo l’intero ciclo di vita», sottolinea Jacopo Palermo, Associate Partner e Responsabile dell’Area Real Estate & Construction di TEHA Group.
Fitto: “Taranto può diventare modello europeo di riconversione”
“Taranto rappresenta oggi uno dei luoghi più importanti e simbolici delle grandi trasformazioni economiche, industriali e ambientali che l’Europa è chiamata ad affrontare nei prossimi anni”. Lo ha dichiarato il vicepresidente esecutivo della Commissione europea Raffaele Fitto in un videomessaggio diffuso nella prima giornata del ‘Salone Mediterraneo dell’Impresa’, promosso da Confcommercio Taranto. Per Fitto, il capoluogo ionico può diventare “un modello europeo di riconversione industriale e diversificazione economica”, grazie anche agli strumenti collegati al Just Transition Fund. Un percorso che, ha precisato, sarà possibile “soltanto se riusciremo a tenere insieme sviluppo produttivo, sostenibilità ambientale e coesione sociale”. Il vicepresidente della Commissione europea ha sottolineato come l’Europa stia attraversando “una fase complessa caratterizzata da profondi cambiamenti geopolitici, energetici e industriali”, scenario nel quale “le politiche di coesione assumono un ruolo ancora più centrale”. Fitto ha quindi rivendicato il lavoro avviato sulla revisione della politica di coesione europea. “L’obiettivo – ha osservato – è renderla più flessibile, più vicina alle esigenze reali dei territori e maggiormente capace di rispondere alle nuove sfide economiche e industriali”. Tra le priorità indicate, “semplificare procedure spesso troppo complesse, accelerare la capacità di utilizzo delle risorse e orientare gli investimenti verso competitività, transizione energetica, innovazione e sostegno alle imprese”. “In questo quadro il Mezzogiorno può svolgere un ruolo centrale”, ha aggiunto Fitto, evidenziando la necessità di trasformare le risorse disponibili “in infrastrutture moderne, innovazione, formazione, occupazione e crescita”.
Progetto Servola a Trieste vale 199 milioni di euro. Comporterà sviluppo del porto e alleggerimento viario sulla città
Il progetto riguardante lo sviluppo dell’area di Servola (Trieste) ha un costo complessivo di 199 milioni di euro. Questo comporterà due aspetti positivi: “Avere molta più capacità ferroviaria”, fattore “determinante” per il porto, e “spostare sempre più sull’alta viabilità triestina tutta la parte viaria dei camion”, che ora invece transitano in alcune zone della città. A spiegarlo è stato il presidente dell’Autorità di sistema portuale del mare Adriatico orientale, Marco Consalvo. Un potenziamento dei collegamenti previsti nello scalo giuliano che “significa tante cose, significa soprattutto prospettiva per il porto”. “Dobbiamo essere competitivi – ha insistito Consalvo – e per esserlo dobbiamo avere una infrastruttura adeguata e soprattutto una connessione con i sistemi logistici. Parlo dei collegamenti terrestri, sia viari che ferroviari. E per noi quello ferroviario in particolare ha sempre caratterizzato il Porto di Trieste, ed è fondamentale”, ha concluso.
Fiec Conference 2026 a Parigi il 29 maggio
Venerdì 29 maggio si terrà a Parigi, presso l’Institut de France, la Conferenza Annuale e Assemblea Generale della European Construction Industry Federation dal titolo “Innovation in Action: Practical Solutions Transforming Construction”. L’edizione 2026 sarà dedicata al ruolo dell’innovazione nella trasformazione del settore delle costruzioni, con l’obiettivo di presentare progetti concreti e soluzioni operative già sviluppate e applicate da imprese e start-up europee per affrontare le principali sfide del comparto. Ad aprire la giornata sarà il vicepresidente di Associazione Nazionale Costruttori Edili Piero Petrucco, in occasione della conclusione del suo mandato alla presidenza FIEC. La Conferenza vedrà inoltre la partecipazione di rappresentanti istituzionali, imprese e stakeholder europei impegnati nei processi di innovazione del settore.Al centro dei lavori i temi della competitività, della sostenibilità e della modernizzazione dell’industria delle costruzioni, con particolare attenzione alla diffusione su larga scala delle nuove tecnologie e dei modelli industriali innovativi. Tra gli argomenti principali della Conferenza: digitalizzazione del settore delle costruzioni; Building Information Modelling (BIM); intelligenza artificiale e robotica applicate ai cantieri; innovazione nei materiali e nei processi costruttivi; economia circolare e gestione dei rifiuti; prefabbricazione e industrializzazione dei processi edilizi; formazione, upskilling e reskilling dei lavoratori; diffusione dell’innovazione tra le PMI del comparto. Ampio spazio sarà dedicato alle applicazioni pratiche dell’innovazione, attraverso casi concreti, testimonianze aziendali e dimostrazioni operative. La Conferenza ospiterà inoltre un’area espositiva dedicata a start-up, strumenti digitali e soluzioni innovative per sostenibilità, sicurezza ed efficienza operativa. Tra le iniziative presentate figurano “Scale One” di Bouygues Construction, hub di sperimentazione applicata che consente di testare tecnologie e soluzioni direttamente in condizioni reali di cantiere, e “Leonard”, la piattaforma di innovazione e foresight del gruppo VINCI, focalizzata su trasformazione digitale, innovazione e transizione ambientale. La Conferenza si inserisce nel quadro delle priorità europee in materia di ricerca, innovazione e resilienza delle infrastrutture, con particolare attenzione alla capacità del settore delle costruzioni di contribuire alla transizione verde, alla risposta alla crisi abitativa e allo sviluppo di modelli produttivi più efficienti e sostenibili.
Enac Servizi lancia “Una giornata in aeroporto” per avvicinare le nuove generazioni al mondo dell’aviazione civile
Promuovere la cultura aeronautica, avvicinare i giovani alle opportunità professionali del settore aeroportuale e favorire una maggiore conoscenza del mondo del volo. Con queste finalità nasce “Una giornata in aeroporto”, il nuovo progetto promosso da Enac Servizi che prenderà il via il prossimo 3 giugno presso l’Aeroporto di Roma Urbe e che sarà gradualmente replicato negli aeroporti gestiti dalla società su tutto il territorio nazionale. Nel corso della giornata, una classe del Liceo Scientifico “Amedeo Avogadro” di Roma prenderà parte a un percorso dedicato alla scoperta del mondo aeroportuale e aeronautico. Gli studenti visiteranno le strutture dello scalo immergendosi nelle varie attività aeroportuali, esercitandosi su veri simulatori di volo, vivendo le attività in torre di controllo, presso scuole di volo e le officine di manutenzione. L’obiettivo di Enac Servizi è contribuire a rafforzare il collegamento tra scuola e mondo dell’aviazione e promuovere percorsi di orientamento verso un comparto strategico e in continua evoluzione.