TERREMOTO AL VERTICE

Ferrovie, si dimette Donnarumma. L’ad di Trenitalia Strisciuglio al timone di Fs per la ‘Fase 2’

Contrasti con Salvini e tensioni con Giorgetti hanno portato Donnarumma a lasciare dopo due anni. L’annuncio delle dimissioni è arrivato dopo un faccia a faccia al Mit tra il ministro e l’ad uscente. Pesano i forti disagi e disservizi sulla rete ma anche partite industriali irrisolte. Ora il ministero delle Infrastrutture parla di ‘fase due’ e l’affida a una ‘figura interna’.

26 Giu 2026 di Maria Cristina Carlini

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Ferrovie, si dimette Donnarumma. L’ad di Trenitalia Strisciuglio al timone di Fs per la ‘Fase 2’

Gianpiero Strisciuglio

Una foto scattata esattamente due anni ritraeva una coppia sorridente davanti a un bancone della mensa delle Fs: erano il ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Matteo Salvini, e il neo amministratore delegato, fresco di nomina, Stefano Antonio Donnarumma. Nessuno, allora, avrebbe scommesso che il top manager, che aveva guidato prima Acea e poi Terna prima di approdare a Villa Patrizi, avrebbe lasciato soltanto due anni dopo. Quei volti distesi sembravano (o volevano) dimostrare plasticamente un solido rapporto, un feeling tra i due, buon abbrivio per affrontare le sfide che aveva davanti a sè il gruppo. Ora, si dice che quel feeling così forte forse non c’è mai stato e che, comunque, è andato via via  scemando soprattutto a fronte delle criticità e dei disservizi sulla rete ferroviaria. Tant’è e, ieri, sono state proprio fonti del Mit a dare l’annuncio ufficiale del passo indietro di Donnarumma con le dimissioni che avverranno nei prossimi giorni. L’atto finale si è consumato ieri mattina, prima con un faccia a faccia tra Donnarumma e Salvini e poi con la convocazione da parte dell’ad delle prime linee del management del gruppo.  La comunicazione è arrivata in tarda mattinata: Donnarumma, “chiuderà i dossier più importanti prima di consegnare le dimissioni”, ha riferito il dicastero.  “Salvini ha ringraziato l’a.d per il lavoro svolto e gli oltre 90 mila dipendenti Fs che ogni giorno svolgono una funzione essenziale. Entrambi concordano sulla conclusione del mandato in anticipo rispetto ai tempi previsti per far partire la fase due dell’azienda, chiusi positivamente gli obiettivi Pnrr, con a capo una figura scelta dall’interno”.

Donnarumma lascia un anno prima della fine dal mandato, che sarebbe scaduto con la firma del bilancio di esercizio 2026, e cioè nella primavera del 2027. Ma nel dichiarazioni rilasciate dal Mit ci sono due importanti e cruciali elementi sui prossimi passaggi che attendono il gruppo e, cioè, che parte una ‘fase due’ e che a guidarla sarà “una figura interna”. Indizio che porta a un ferroviere di lungo corso: l’attuale amministratore delegato di Trenitalia ed ex ad di Rfi, GianPiero Strisciuglio. In quest’ottica, Donnarumma ha portato a compimento la ‘fase uno’ con la soddisfazione di Salvini:  “il Ministro ha espresso soddisfazione per i target Pnrr raggiunti che vedono Fs vicina al traguardo dei 25 miliardi di euro e per l’enorme sforzo dell’azienda nel coniugare 1.300 cantieri al giorno con un miglioramento della puntualità del 7% a giugno 2026 rispetto allo stesso mese del 2025. Il ministro ha inoltre evidenziato l’importanza del volume degli investimenti negli ultimi due anni e il ritorno all’utile per 30 milioni di euro nell’ultimo bilancio dell’azienda”.

Ma così  i conti non tornano del tutto. E torniamo non tanto alla foto sorridente di giugno 2024 ma al primo importante atto che è stato il varo del piano strategico da 100 miliardi di euro in cinque anni, nel dicembre 2024, che prevedeva una basket strategy con acquisizioni per il consolidamento della filiere delle costruzioni e materiale rotabile, rispettivamente, con Pizzarotti  e Firema,  e il cosidetto ‘modello rab’ per costituire un veicolo societario per reperire risorse per gli investimenti post Pnrr sull’alta velocità con anche con l’intervento di soggetti privati. Partite non da poco. Un business plan di tale portata presupponeva un mandato pieno per Donnarumma e non certo un mandato breve  per una navigazione di corto raggio per soli due anni. Cosa è successo, allora? I disagi e i disservizi sulla rete – con episodi clamorosi come quello del chiodo che il 2 ottobre 2024 ha paralizzato l’alta velocità e i treni regionali, con epicentro a Roma Termini – hanno sicuramente fatto da detonatore. Tanti altri ne sono seguiti fino a che, nelle scorse settimane, il ministro Salvini non ha fatto trapelare la propria irritazione nei confronti dei vertici Fs. Eppure, nell’incontro che si è svolto martedì scorso tra Salvini, Donnarumma e gli ad delle società operative del gruppo questa irritazione sembrava rientrata. L’ormai ex numero uno aveva riferito di un Salvini sereno.  Il ministero aveva peraltro sottolineato che la puntualità dei treni era migliorata e che i disagi erano causati soprattutto da furti di rame, manomissioni e “guasti di convogli di altre compagnie ferroviarie”.

Se con il ministero vigilante ci sarebbe stato un progressivo deterioramento del rapporto di fiducia, le cose non sarebbero andate meglio con l’azionista Mef. Da Porta Pia bisogna spostarsi, dunque, anche a via XX Settembre. Da qui, poco o niente è trapelato. Ma anche con il titolare dell’Economia, Giancarlo Giorgetti si sarebbero registrate tensioni crescenti. Nessuna pressione, secondo fonti vicine al Mef, sarebbe stata esercitata per un cambio al vertice delle Ferrovie. Ma, tuttavia, bisogna mettere in fila i diversi tasselli. Va ricordato che con il Mef si era aperto un dossier di peso, sul quale Donnarumma si era particolarmente speso, il modello rab, che non ha visto la luce.  Giorgetti, peraltro, non aveva nascosto le sue perplessità su questa operazione per il rischio di un ingresso di fondi stranieri in infrastrutture strategiche italiane. Nonostante questo, l’ad si è sempre detto fiducioso – come attestano le sue dichiarazioni quando è stato interpellato sul tema – sulla possibilità di soluzioni alternative, che però non sono arrivate. E non sarebbe stata gradita neanche l’acquisizione di Pizzarotti. Spie evidenti di divergenze su partite strategiche cruciali per il futuro delle Fs, diventate sempre più pressanti con la chiusura della stagione del Pnrr. Altro segnale, più recente, sono state le dimissioni dal cda di Fs della consigliera espressione del Mef Tiziana De Luca. Altre dimissioni di peso sono state quelle del direttore finanziario Fabio Paris.

Nulla trapela da Palazzo Chigi. Sul fronte della maggioranza, Erica Mazzetti, deputata di Forza Italia e responsabile nazionale dipartimento lavori pubblici di FI, ha affermato che  “è fondamentale un cambio di passo nella gestione dell’infrastruttura ferroviaria nazionale, anche alla luce dei cospicui investimenti per l’ammodernamento, possibili grazie ai fondi Pnrr e all’affidabilità del governo in Europa. Bisogna saper guardare in faccia i problemi di oggi, con franchezza, e rispondere con chiarezza e programmazione, migliorando quello che è un servizio pubblico di alto livello, voluto dal governo Berlusconi, che oggi deve proseguire con una visione moderna e innovativa dentro una strategia nazionale organica. Sicuramente, dobbiamo ringraziare Donnarumma che su alcuni aspetti ha saputo incidere, ora è tempo di concretizzare una vera e propria svolta nella gestione e nell’ammodernamento complessivo della rete, con progettazione e tecnologie avanzate”. E’ partita all’attacco l’opposizione. “Fallimento nei trasporti di Meloni e Salvini ultimo atto. In attesa di sapere quando arriveranno e quanto costeranno agli italiani le dimissioni dell’amministratore delegato del gruppo FS Donnarumma, pendolari, lavoratori e cittadini continuano a pagare ogni giorno il conto dei ritardi e delle scelte politiche sbagliate del Governo. Le dimissioni che servirebbero davvero sono quelle del peggior Ministro dei trasporti della storia della Repubblica”, hanno dichiarato Antonio Misiani, responsabile Economia e finanze, imprese e infrastrutture del Pd e Andrea Casu, deputato del Pd e vicepresidente della commissione Trasporti della Camera.

Fine corsa, dunque, per Donnarumma. Ancora poche settimane e a luglio lascerà Villa Patrizi. La formalizzazione avverrà con l’ultimo consiglio di amministrazione per l’approvazione, tra altro, dei conti semstrali. Tra registrare che il suo nome, tra l’altro, è circolato nella rosa di candidati alla poltrona di amministratore delegato di Fibercop.  In questo mese, si preparer il passaggio al nuovo capo azienda. Come si è detto, in pole per la sostituzione di Donnarumma c’è l’attuale Strisciuglio, sul quale, però, pende la spada di Damocle del processo per la strage di Brandizzo del 31 agosto 2023, che costò la vita a cinque operai. Al tempo il manager era amministratore delegato di Rfi. Il mese scorso la procura di Ivrea ha chiesto il rinvio a giudizio per 21 persone al termine delle indagini e tra queste c’è anche Strisciuglio.

 

Definitive le condanne per la strage di Viareggio. Moretti ora rischia il carcere

Dimissioni, altri fortissimi disagi e anche sviluppi di cronaca giudiziaria:  per le Ferrovie è stata una giornata a dir poco convulsa.  La Corte di Cassazione ha reso definitive le condanne per la strage ferroviaria di Viareggio del 29 giugno 2009, in cui morirono 32 persone e oltre cento rimasero ferite a seguito del deragliamento e dell’esplosione di un treno merci carico di Gpl. Diventa definitiva la condanna a cinque anni di reclusione per l’ex amministratore delegato di Ferrovie dello Stato e Rfi, Mauro Moretti, riconosciuto colpevole di disastro ferroviario colposo e incendio colposo. Passano in giudicato anche le condanne di altri dieci imputati tra ex dirigenti e tecnici coinvolti nella gestione e manutenzione del convoglio. La Suprema Corte ha respinto tutti i ricorsi, confermando integralmente la sentenza emessa nel processo d’appello ter di Firenze. I giudici avevano ribadito che la tutela dell’attività economica non può prevalere sulla salvaguardia della vita umana, confermando pene comprese tra due e sei anni di reclusione. Nelle motivazioni, la Corte d’Appello aveva riconosciuto le attenuanti generiche per il risarcimento dei danni alle vittime, ma aveva ritenuto prevalente l’eccezionale gravità delle condotte accertate e delle conseguenze del disastro. La decisione della Cassazione chiude definitivamente uno dei procedimenti giudiziari più lunghi e complessi della storia italiana recente, durato quasi 17 anni e caratterizzato da diversi rinvii e nuovi giudizi.

 

 

 

 

 

 

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