IL CONVEGNO DELL'ASSOCIAZIONE DEI COSTRUTTORI
Iperammortamento 5.0, Ance promuove la misura ma chiede correttivi: “Meno burocrazia e regole adatte alle costruzioni”

VANESSA PESENTI, VICE PRESIDENTE ANCE NAZIONALE
Le imprese di costruzione si confrontano con il nuovo Iperammortamento 5.0, uno dei principali strumenti di politica industriale introdotti dalla Legge di Bilancio 2026 e ormai entrato nella fase operativa. Una misura che promette di sostenere la crescita patrimoniale e dimensionale delle aziende, incentivando innovazione e digitalizzazione, ma che presenta ancora diversi elementi di complessità applicativa. Proprio per approfondire opportunità e criticità del nuovo incentivo, l’Ance ha dedicato un convegno di analisi e confronto, dal titolo “Il nuovo iperammortamento e la fase finale di Transizione 5.0 per le imprese di costruzione”, evidenziando le luci ma anche le ombre del provvedimento e avanzando alcune proposte di modifica in vista della prossima manovra finanziaria. Il giudizio dell’associazione nazionale costruttori edili è complessivamente positivo. L’Iperammortamento viene considerato uno strumento importante per sostenere innovazione tecnologica, digitalizzazione dei processi e competitività delle imprese, in particolare nel comparto delle costruzioni. Come ha sottolineato Vanessa Pesenti, vicepresidente ANCE con delega alle politiche economico-fiscali e tributarie , “la nuova misura rappresenta l’evoluzione in chiave “5.0” dell’Iperammortamento applicato tra il 2017 e il 2019 e punta a mobilitare investimenti per circa 25 miliardi di euro nel triennio 2026-2028″.
L’incentivo arriva in una fase particolarmente favorevole per il settore delle costruzioni, che negli ultimi anni ha mostrato una crescente propensione agli investimenti innovativi, contribuendo in modo significativo alla crescita occupazionale e alla ripresa economica nazionale. Per le imprese edili il nuovo strumento può favorire l’acquisto di beni strumentali tecnologicamente avanzati, accelerando la diffusione di macchinari evoluti, software gestionali, tecnologie digitali e sistemi di automazione dei processi produttivi e dei cantieri. Tra gli aspetti maggiormente apprezzati dall’Ance, indicati da Pesenti, figura l’eliminazione dei requisiti di efficientamento energetico e sostenibilità previsti dal precedente credito d’imposta Transizione 5.0. Una scelta che, secondo l’associazione, semplifica l’accesso all’agevolazione, riduce le incertezze interpretative e amplia la platea dei potenziali beneficiari. Positiva anche la revisione delle tabelle dei beni agevolabili, in particolare per quanto riguarda gli investimenti immateriali e digitali, ritenuta più coerente con le attuali esigenze di innovazione delle imprese.
Sebbene il passaggio dal credito d’imposta alla maggiorazione degli ammortamenti possa risultare meno immediato per molte aziende, Ance ritiene che il nuovo meccanismo favorisca investimenti più strutturati, contribuendo al rafforzamento patrimoniale e alla crescita dimensionale delle imprese. Particolarmente rilevante viene giudicata l’aliquota del 180% per gli investimenti fino a 2,5 milioni di euro, mentre l’orizzonte temporale esteso fino al 2028 rappresenta un elemento di stabilità importante per un settore caratterizzato da programmi di investimento di lungo periodo. L’associazione valuta inoltre favorevolmente l’eliminazione del vincolo che limitava i beni incentivabili a quelli prodotti nell’Unione europea o nello Spazio economico europeo, il riconoscimento dell’Iperammortamento ai fini del concordato preventivo biennale e la soluzione individuata per le imprese escluse dal credito Transizione 5.0 per esaurimento delle risorse disponibili.
Accanto agli elementi positivi, Ance evidenzia tuttavia alcune criticità che potrebbero limitarne l’efficacia. Pur comprendendo le motivazioni che hanno portato il Governo a sostituire il credito d’imposta con la maggiorazione degli ammortamenti, l’associazione ricorda che il precedente sistema garantiva benefici finanziari più immediati e risultava particolarmente vantaggioso per le piccole e medie imprese. “La nuova impostazione potrebbe risultare meno attrattiva per le imprese con minore capacità reddituale”, ha osservato Pesenti. Ma è soprattutto la complessità burocratica a destare le maggiori preoccupazioni. L’attuale disciplina richiede infatti tre comunicazioni al GSE, due adempimenti di monitoraggio, una perizia asseverata e una certificazione contabile. Un apparato amministrativo ritenuto eccessivamente oneroso, soprattutto per micro e piccole imprese e per investimenti di importo contenuto, con il rischio che i costi di gestione scoraggino l’utilizzo dell’incentivo.
Ulteriori perplessità riguardano l’esclusione dall’agevolazione di software in modalità SaaS, servizi cloud e abbonamenti digitali, una limitazione che ANCE considera poco coerente con i moderni processi di digitalizzazione aziendale. Anche la disciplina prevista per le imprese rimaste escluse dai fondi del precedente Transizione 5.0 presenta, secondo l’associazione, margini di miglioramento. Pur apprezzando la soluzione individuata dal legislatore, permane infatti il vincolo di utilizzo integrale del credito entro il 2026, senza possibilità di riportare agli anni successivi eventuali quote residue. Tra le principali preoccupazioni espresse dall’ANCE vi è la mancanza di una prospettiva strutturale della misura. La validità fino al 2028 viene certamente giudicata positiva, ma non sufficiente per garantire quella certezza normativa necessaria alla programmazione degli investimenti industriali. Secondo l’associazione, gli incentivi agli investimenti dovrebbero assumere carattere stabile e permanente. La continua alternanza di strumenti, aliquote e regole operative rende infatti più difficile pianificare programmi di sviluppo di lungo periodo.
Delocalizzazione dei beni: il problema dei cantieri esteri
L’aspetto ritenuto più critico riguarda però la disciplina sulla delocalizzazione dei beni agevolati. La normativa prevede infatti la perdita del beneficio fiscale nel caso in cui il bene venga trasferito all’estero. Una disposizione che, secondo ANCE, non tiene adeguatamente conto delle peculiarità operative del settore delle costruzioni. Le imprese edili operano frequentemente attraverso cantieri temporanei all’estero, stabili organizzazioni o società controllate costituite per l’esecuzione di commesse internazionali. In questo contesto, macchinari come gru, escavatori e altre macchine operatrici vengono spesso spostati temporaneamente tra cantieri appartenenti alla medesima impresa. Si tratta di una normale modalità organizzativa dell’attività imprenditoriale e non di un fenomeno di delocalizzazione produttiva, ha puntualizzato Pesenti.
Per rendere il nuovo Iperammortamento più efficace e maggiormente aderente alle esigenze operative delle imprese, Ance avanza alcune richieste di modifica. In primo luogo, una significativa semplificazione degli adempimenti, attraverso la riduzione delle comunicazioni richieste, la razionalizzazione delle procedure e l’alleggerimento degli obblighi documentali. Per gli investimenti inferiori a 300 mila euro, l’associazione propone inoltre di consentire la sostituzione della perizia asseverata con una dichiarazione del legale rappresentante, sul modello già adottato per il Piano Transizione 5.0. Un’altra richiesta riguarda l’estensione dell’agevolazione ai software in abbonamento, ai servizi cloud e alle piattaforme digitali, oggi esclusi dal perimetro dell’incentivo. Sul fronte delle imprese provenienti dal Transizione 5.0, Ance chiede una maggiore flessibilità nei termini di utilizzo del credito e la possibilità di riportare agli esercizi successivi eventuali quote non utilizzate. Infine, l’associazione sollecita l’introduzione di una specifica clausola di salvaguardia per il settore delle costruzioni, affinché il trasferimento temporaneo all’estero di macchinari destinati ai cantieri non determini la perdita dell’agevolazione. Secondo Ance, potrebbe essere necessario un intervento legislativo esplicito, poiché una semplice FAQ o una circolare ministeriale potrebbero non garantire un sufficiente livello di certezza giuridica. La richiesta finale dell’associazione è chiara: trasformare l’Iperammortamento in uno strumento permanente di politica industriale. L’obiettivo è offrire alle imprese un quadro normativo stabile, capace di garantire continuità negli investimenti, programmazione strategica di lungo periodo e sostegno duraturo ai processi di innovazione.
Uno dei messaggi più netti emersi dal confronto sull’Iperammortamento 5.0 riguarda la necessità di riconoscere le peculiarità del settore delle costruzioni. A sottolinearlo è stato il vicepresidente di Ance, Massimo Angelo Deldossi, che ha chiuso i lavori del convegno, moderato da Marco Zandonà, Direttore Politiche Fiscali dell’Ance. “Ogni cantiere è un prototipo, ogni progetto è un unicum”, è il concetto che sintetizza la posizione dell’associazione. A differenza dell’industria manifatturiera, basata su impianti stabili e processi ripetitivi, l’attività di cantiere si svolge in contesti operativi mutevoli, caratterizzati da elevata complessità organizzativa, interferenze tra lavorazioni e stringenti requisiti di sicurezza. Proprio questa specificità, ha sottolineato Deldossi, emerge con evidenza nel tema della guida automatica o semiautomatica delle macchine operatrici. Se nella fabbrica l’automazione integrale può rappresentare un obiettivo naturale, nei cantieri la presenza di un operatore alla guida continua a essere spesso indispensabile per ragioni di sicurezza. Per questo Ance sostiene che “i requisiti previsti dalla normativa debbano essere interpretati in modo coerente con le caratteristiche del settore, riconoscendo come compatibili con l’agevolazione anche i sistemi di automazione assistita, il controllo automatico dei parametri operativi e le altre tecnologie intelligenti oggi diffuse nei cantieri”. Su questo fronte è già in corso un confronto con il Ministero, dal quale il settore attende chiarimenti interpretativi attraverso una specifica circolare. Altro messaggio centrale riguarda il ruolo delle banche. “L’efficacia dell’Iperammortamento dipenderà infatti dalla capacità delle imprese di sostenere la fase iniziale degli investimenti, che richiede il versamento di un acconto pari almeno al 20% del valore del bene agevolato”, ha puntualizzato Deldossi. Ance sottolinea che l’incentivo produce esclusivamente effetti fiscali e non genera benefici finanziari immediati. Per questo motivo le valutazioni sul merito creditizio non dovrebbero essere influenzate dagli aspetti tributari della misura, ma basarsi sulla reale solidità economico-finanziaria delle imprese e sulla sostenibilità dei progetti di investimento. In questa prospettiva il sistema bancario è chiamato a svolgere un ruolo di accompagnamento, attraverso strumenti finanziari adeguati che consentano alle imprese di avviare e completare i programmi di innovazione tecnologica.