IL CANTIERE DELLA LEGGE DI BILANCIO
Una manovra tra 25 e 30 mld: è caccia aperta alle risorse, Giorgetti in trincea. Dalla Bce nuovo allarme inflazione
La conferma del deficit al 3,1% complica la strada della legge di bilancio, la cui portata non dovrebbe andare, nello scenario più favorevole, i 30 miliardi. A Giorgetti il compito di respingere gli assalti della maggioranza in un quadro complicato dal nuovo allarme della Bce sull’inflazione. L’Eurotower registra anche il calo degli investimenti, più accentuato in Italia.

GIANCARLO GIORGETTI, MINISTRO DELL'ECONOMIA
IN SINTESI
E’ un sentiero stretto, molto stretto quello che il Governo si trova davanti in vista del varo di quella che dovrebbe essere l’ultima legge di bilancio di questa legislatura. Un cammino reso ancora più impervio ora dopo la conferma del mancato obiettivo dell’uscita dalla procedura di infrazione Ue per deficit eccessivo. Stretto da questa contingenza e sfumata la speranza di margini più ampi di manovra, il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, dovrà dare ancora un’ulteriore salda prova di quella sua ormai proverbiale prudenza, che ha sempre rivendicato da quando è al timone del dicastero di via XX Settembre, e, quindi, rimanere tetragono agli assalti che, inevitabilmente, arriveranno, anzi stanno già arrivando dalla maggioranza per soddisfare gli appetiti elettorali. La sentenza dell’Istat e la conseguente preclusione all’attivazione piena della clausola su energia e difesa restringono, dunque, il perimetro della manovra la cui portata nello scenario più roseo non dovrebbe e potrebbe andare oltre i 30 miliardi.
Ma ecco la rotta che traccia il responsabile dell’Economia mentre il quadro di finanza pubblica si avvia verso l’aggiornamento decisivo. La priorità rimane il taglio delle tasse al ceto medio tenendo comunque in equilibrio i conti del Paese. Nel mirino dell’Irpef c’è la fascia di reddito tra i 50 e i 60mila euro, a cui si affiancano l’idea di un taglio strutturale al bollo auto e una flat tax sugli aumenti salariali destinata ai giovani. L’intenzione è quella di coniugare rigore e sostegno alle famiglie, ma l’impatto con la realtà dei numeri complica i piani. I dati definitivi dell’Istat fissano infatti il rapporto deficit/Pil al 3,1%. Una soglia che, pur sfiorando l’obiettivo, sbarra la strada a un’uscita anticipata dalla procedura d’infrazione aperta da Bruxelles. Sul tavolo del governo resta così il nodo delle clausole di salvaguardia europee: l’Italia ha ottenuto il via libera per derubricare fino a 14 miliardi di spese in energia e difesa nel triennio 2026-2028, ma farlo finirebbe inevitabilmente per rinviare il rientro nei parametri di bilancio. Giorgetti difende la linea dell’esecutivo spiegando che l’Italia non è affatto al fanalino di coda della crescita europea — supportato dalle recenti stime Ocse che rivedono il Pil al rialzo allo 0,9% — ma sa che la scelta finale sarà squisitamente politica.
Se Giorgetti chiede cautela, il leader del suo partito e vicepremier Matteo Salvini chiede una manovra coraggiosa, rilancia lo scostamento di bilancio puntando sugli investimenti senza fare del deficit un tabù. Fratelli d’Italia frena con decisione, richiamando la coalizione alla prudenza e al rispetto dei vincoli della finanza pubblica. Nel frattempo gli altri partner piazzano le proprie bandierine: Forza Italia mette il veto su qualsiasi ipotesi di sugar tax, mentre Noi Moderati rilancia chiedendo tre anni di tasse zero per i ragazzi al primo contratto.
La caccia alle risorse è tutta aperta. Mentre Giorgetti tratta con la Ue, l’attenzione si punta anche sul possibile tesoretto delle risorse del Pnrr che si possono recuperare per dirottarle in manovra. Secondo le stime ancora preliminari e quindi suscettibili di variazioni, le economie complessive potrebbero collocarsi nell’ordine dei 3-5 miliardi di euro. Si tratta, tuttavia, di una cifra che non può ancora essere considerata definitiva. La quantificazione delle economie dipende infatti dalla conclusione degli interventi, dalla rendicontazione contabile e dalla verifica delle spese effettivamente sostenute. Il ministro Tommaso Foti ha sottolineato che non è possibile stabilire in anticipo quale sarà l’ammontare dei risparmi. Una quota pari a 1,698 miliardi di euro è stata destinata alla copertura dell’intervento sul bollo auto e moto, consentendone l’abolizione o la riduzione parziale secondo quanto previsto dalle misure adottate. Le risorse liberate dalla conclusione degli interventi PNRR vengono trasferite ai conti di tesoreria e assumono la natura di risorse nazionali, non più legate agli specifici vincoli originari dei fondi europei. Di conseguenza, gli eventuali risparmi aggiuntivi possono diventare una fonte di finanziamento per altre esigenze della finanza pubblica Le stime di 3-5 miliardi rappresentano quindi un possibile ordine di grandezza, ma non una disponibilità già certificata. All’interno di questa cifra, i 1,698 miliardi destinati al bollo costituiscono una somma già individuata, mentre l’eventuale quota residua dovrà essere verificata attraverso la chiusura contabile dei progetti.
Bce: con la spinta dei prezzi dell’energIa inflazione ben al di sopra degli obiettivi fino a metà 2027
I piani del Governo devono, ovviamente, fare i conti con l’impatto della congiuntura macroeconomica internazionale. Il quadro fornito ieri dal Bollettino economico della Bce non è certo rassicurante. Le guerre in Medio Oriente e Ucraina “hanno determinato un ulteriore aumento del profilo dei prezzi dell’energia” con un’accelerazione al 14,3% in agosto dal 10,3% di luglio e un “ingente contributo proveniente dai margini di raffinazione”. “È probabile che ciò mantenga l’inflazione complessiva ben al di sopra dell’obiettivo fino alla prima metà del 2027”.per riavvicinarsi sopra l’obiettivo del 2% “verso la fine del 2027, favorita dagli effetti dei più elevati tassi di interesse”. L’energia non è l’unico driver dei prezzi: “l’inflazione al netto delle componenti energetica e alimentare sarebbe pari al 2,5% nel 2026, al 2,6 nel 2027 e al 2,3 nel 2028” e “anche il miglioramento delle prospettive economiche dovrebbe contribuire a un lieve aumento dell’inflazione di fondo”, cioè al netto di alimentari ed energia. La crescita economica nell’area euro – con stime riviste al rialzo a +0,9% nel 2026 e +1,4 nel 2027 e confermata a +1,5 nel 2028 – riflette una “migliore capacità di tenuta dell’economia dell’area dell’euro rispetto alle attese” e “tale andamento sarebbe proseguito nel terzo trimestre”. In tale incertezza, con la decisione del 10 settembre di alzare i tassi al 2,5% “il Consiglio direttivo mantiene una posizione favorevole, che consente di affrontare l’incertezza causata dal conflitto”. Il Consiglio direttivo “non intende vincolarsi a un particolare percorso dei tassi” e “per definire l’orientamento di politica monetaria adeguato, “seguirà un approccio guidato dai dati, in base al quale le decisioni vengono adottate di volta in volta a ogni riunione”.
Bce: in calo gli investimenti in edilizIa residenziale, in Italia più accentuato con la revoca degli incentivi’
La grande incognita della prossima manovra riguarda gli investimenti. In particolare, c’è da registrare un passaggio contenuto nel bollettino della Bce, pubblicato ieri, che sottolinea la diminuzione degli investimenti in edilizia residenziale più accentuato in Italia rispetto agli altri Paesi europei. “Gli investimenti nel settore dell’edilizia residenziale hanno continuato a diminuire nel secondo trimestre del 2026, ma dovrebbero tornare a segnare valori di crescita positivi nel breve periodo”, si legge nel rapporto cell’Eurotower. La flessione è stata dell’1,3% sul periodo corrispondente, dopo un calo dell’1,9% nel trimestre precedente’. ‘Il calo – sottolinea – e’ stato relativamente generalizzato tra i maggiori paesi dell’area dell’euro, ma particolarmente accentuato in Italia, dove i deboli risultati potrebbero in parte riflettere effetti di calendario legati alla graduale revoca degli incentivi finanziari per la ristrutturazione di immobili’. Se a Francoforte la chiave di lettura è incentrata sul rapporto bonus-investimenti, a Roma il tema principale è quello dell’impatto sulle finanze pubbliche. “Per quanto riguarda il debito pubblico in rapporto al PIL, io invito – ha detto rispondendo mercoledì al question time- a depurare il dato del debito pubblico sul PIL dalle rate di cassa del superbonus che questo Governo è stato chiamato a pagare, pari a 18 miliardi nel 2023, 39 miliardi nel 2024, 40 miliardi nel 2025 e 42 miliardi nel 2026 e, ahimè, 26 miliardi l’anno prossimo. Il rapporto debito pubblico sul PIL, al netto di questa voce, passerebbe dal 138 per cento del 2022 al 132 per cento del 2025, al netto del rilevante saldo di tesoreria che l’anno scorso è stato registrato e che avrebbe portato addirittura ancora più in basso il dato. Questo per dire che il percorso di discesa del debito pubblico sta avvenendo e sta continuando.