LA GIORNATA
Via libera ai ddl carburanti-Ilva e nucleare. Sud, occupati ai minimi
- Ue-Canada: 211 milioni per l’osservazione degli oceani
- Accenture lancia Construct per i grandi progetti infrastrutturali
- Fitto: strategia Diritto a restare a inizio 2027
IN SINTESI
L’Aula del Senato ha approvato in via definitiva il decreto carburanti-Ilva. Il provvedimento dispone la riduzione dal 30 luglio fino al 6 agosto 2026, delle aliquote di accisa applicate al gasolio e al biodiesel impiegati come carburanti. Si autorizza un ulteriore finanziamento oneroso fino a 100,5 milioni di euro per l’anno 2026 in favore di Acciaierie d’Italia s.p.a. (ADI) in amministrazione straordinaria.
“Noi abbiamo portato a livello europeo” la necessità di un intervento sui prezzi dei carburanti “all’inizio eravamo in pochi e mi sembra che ogni giorno che passi aumentino i paesi che sono convinti che si debba fare qualcosa e che l’Europa debba dare una risposta sotto questo aspetto”, ha detto in proposito il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, a margine del question time alla Camera. “Ne abbiamo discusso settimana scorsa a Dublino l’ho detto in aula e abbiamo deciso di calendarizzate la discussione formale all’Ecofin di inizio ottobre. Spero che anche il resto dell’Europa si svegli”, ha aggiunto. “Il prezzo dei carburanti non dipende dal governo, dipende da come va il prezzo del brent e dipende da quanto raffinerie funzionano per produrre gasolio e benzina” e quindi “gli interventi che all’inizio possono sembrare significativi poi sembrano quasi irrisori”
Ieri è arrivato anche l’ok al disegno di legge delega Pichetto sul nucleare, già approvato alla Camera. Il provvedimento ha lo scopo di ridare all’Italia una normativa sulle centrali atomiche. “Oggi è una giornata storica per l’Italia: il Parlamento ha approvato in via definitiva la legge sul nuovo nucleare. Il nucleare sostenibile, insieme alle rinnovabili, renderà l’Italia un Paese sicuro, indipendente e competitivo. L’Italia avrà più energia per famiglie e imprese. È la direzione che stanno prendendo i principali Paesi del mondo”. Lo ha dichiarato il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, che aveva presentato il ddl. “Abbiamo mantenuto la promessa di approvare in questa legislatura il nuovo nucleare e portare in Italia l’energia del futuro – ha aggiunto Pichetto Fratin -. Adesso siamo già al lavoro per il prossimo obiettivo: redigere i decreti attuativi per applicare concretamente la legge. Lo faremo, di sicuro, entro fine anno”.
Intanto, secondo l’annuario statistico di Eurostat sulle Regioni, nel 2025, 11 regioni italiane, concentrate quasi tutte al centro e nel meridione, registravano tassi di occupazione inferiori al 74%, di cui i più bassi osservati in Calabria (50,3%), Campania (50,8%) e Sicilia (51,4%). Nel complesso, il report osserva che circa un quarto di tutte le regioni dell’Ue – 64 su 244 – registrava tassi di occupazione inferiori a quella soglia. Su base nazionale, dopo la Sicilia seguono Puglia (53,2%), Basilicata (61,8%), Sardegna e Molise (62,3%), Abruzzo (67,2%), Lazio (69,3%), Marche (72,9%), Liguria (73,8%), Piemonte (74,3%), Umbria (74,6%), Veneto e Friuli Venezia Giulia (74,7%), Lombardia (75,1%), Toscana (76%), Trento (77,6%), Valle d’Aosta (77,8%), Bolzano (80%).
Ue-Canada: 211 milioni per l’osservazione degli oceani
La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il primo ministro canadese Mark Carney hanno lanciato l’Alleanza internazionale OceanEye per il Sistema globale di osservazione degli oceani in occasione di un evento di alto livello tenutosi a New York.
Organizzato nell’ambito della Settimana di alto livello dell’81ª Assemblea Generale delle Nazioni Unite, l’evento ha riunito capi di Stato e di governo, ministri e parti interessate, con l’obiettivo di rafforzare il sostegno all’osservazione globale degli oceani. Finora, in totale, 30 Paesi hanno aderito all’alleanza.
Come finanziamento iniziale, l’Ue ha aumentato i fondi destinati alle attività di osservazione degli oceani con un contributo aggiuntivo di 92 milioni di euro. Il copresidente dell’OceanEye International Alliance, il Canada, ha promesso 82 milioni di dollari canadesi in cinque anni per potenziare la capacità del Canada di osservare l’oceano. Complessivamente, gli impegni assunti finora da tutti i Paesi partner ammontano ad almeno 211 milioni di euro, sotto forma di contributi finanziari, sostegno in natura e messa a disposizione di risorse quali navi da ricerca, sensori, droni e strutture per l’elaborazione dei dati.
Giorgetti: fase complicata ma avanti sul bollo auto, l’Ocse non ci vede in coda in Ue
“Ribadisco la volontà del governo di rendere strutturale l’eliminazione del bollo auto”. Più volte il governo ha ribadito le priorità per quanto riguarda la prosecuszione del percorso di riduzione delle imposte sul reddito per il ceto medio”. La revisione dello scaglione Irpef “è una delle finalità”. “Naturalmente sono scelte che dovranno convergere in una sintesi e la sintesi avverrà a breve perché innanzitutto andrà aggiornato il quadro di finanza pubblica”, aggiunge. “All’inizio del prossimo mese di ottobre si saranno chiarite le intenzioni strategie e politiche di intervento del governo”.
“Abbiamo preso atto dei dati Istat, abbiamo fallito? Siamo assolutamente in linea con il preventivato”. Se fossimo usciti anticipatamente dalla procedura di infrazione europea , aggiunge, “non solo avremmo rispettato i risultati, avremmo fatto un servizio alla Repubblica italiana, non al governo”. Per quanto riguarda la crescita “il governo aveva prudentemente messo nelle previsioni per quest’anno lo 0,6%, oggi l’Ocse riconosce e aggiorna dallo 0,5% allo 0,9% le previsioni e naturalmente questo non ci pone in coda in Europa. Altri paesi stanno in condizioni assai peggiori in un contesto internazionale assolutamente sfavorevole”.
Il continuo aggiornamento dei dati Istat “seppure trovi il suo fondamento in precise esigenze statistiche, innegabilmente ha un impatto rilevante ai fini delle decisioni di bilancio nazionali in quanto modifica ex post parametri utilizzati nella procedura di sorveglianza fiscale europea e nella predisposizione dei documenti di finanza pubblica, ancora più sensibili alle variazioni alla luce della nuova governance economica europea”.
“Prima di tutto andrà aggiornato il quadro di finanza pubblica con le previsioni macroeconomiche di andamento dei tassi di interesse oltre che dei prezzi delle materie prime che hanno in qualche modo cambiato le prospettive e le dinamiche relative alle macro voci di bilancio”. “Ci troviamo in una fase estremamente complicata, ma posso assicurare che il comportamento del Governo, il tenere i conti e la crescita economica sono assolutamente allineati non soltanto alle nostre previsioni ma sono anche un punto di riferimento in Europa dove le cose, vanno molto spesso assai peggio”.
Così, ieri il ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti al question time.
Cabina di Regia Pnrr, Fioravanti (Anci): conseguimento obiettivi un successo
“Il conseguimento di tutti gli obiettivi finali del PNRR è un successo del Paese, al quale ha contribuito in modo fondamentale lo straordinario sforzo di Comuni e Città Metropolitane”. È quanto ha affermato Marco Fioravanti, presidente del Consiglio nazionale ANCI e sindaco di Ascoli Piceno, intervenendo alla Cabina di Regia PNRR presieduta a Palazzo Chigi dal ministro Tommaso Foti. “I Comuni hanno raggiunto target straordinari, tra i quali possiamo citare, a solo titolo di esempio, gli oltre 150 mila nuovi posti in asili nido, gli oltre tre milioni di metri quadrati di superficie riqualificata dai Piani urbani integrati, o gli oltre 3.200 interventi di riqualificazione dei borghi storici”, ha proseguito Fioravanti. “Si tratta di uno sforzo confermato anche dalla spesa per investimenti dei Comuni, cresciuta di oltre il 160% in sette anni fino a toccare i 22 miliardi nel 2025”. “Ringraziamo il Governo per il coordinamento e il supporto ai Comuni, in particolare il presidente Meloni e il ministro Foti che ha agito da vero direttore d’orchestra – ha concluso Fioravanti – e confidiamo che il metodo e il lavoro di squadra che hanno consentito il successo del PNRR vengano mantenuti e rafforzati, a partire dalla definizione di regole semplici e obiettivi chiari: abbiamo dimostrato che l’Italia ce la può fare se ciascuno fa la sua parte con responsabilità chiare e definite eliminando intermediazioni e duplicazioni”.
Accenture lancia Construct per i grandi progetti infrastrutturali
Accenture, a pochi mesi dal lancio in Italia di Accenture Capital Projects and Engineering Services per la trasformazione dei grandi progetti infrastrutturali attraverso ingegneria, dati e intelligenza artificiale, “amplia oggi questo percorso su scala globale con la nascita di Accenture Construct”. Obiettivo, “accompagnare i committenti lungo l’intero ciclo di vita dei grandi progetti, dalla strategia e pianificazione alla progettazione, fino alla realizzazione e gestione degli asset, integrando competenze di engineering e project delivery con dati, digitale e Ia”.
Lo si legge in un comunicato. “L’obiettivo è rispondere a una delle principali sfide che caratterizzano oggi i capital project: la crescente complessità e frammentazione dei modelli di delivery, che vedono spesso coinvolti numerosi attori e competenze differenti. Attraverso una base dati comune e workflow abilitati dall’Ia, il nuovo modello punta a creare una visione più integrata del progetto, anticipare rischi e criticità e supportare decisioni più efficaci su tempi, costi e performance”.
Per Accenture Capital Projects and Engineering Services, la nascita di Accenture Construct “agisce da moltiplicatore. La realtà italiana è stata avviata lo scorso giugno con oltre 1.200 professionisti e rafforzata dall’integrazione di Iqt Group e Fibermind. Oggi entra in una rete che conta più di 5.000 professionisti a livello globale, formata attraverso ben 7 acquisizioni fatte nel resto del mondo”.
Mafie, Colosimo: degrado urbanistico incentiva le realtà criminali
«Il contesto e l’assetto urbanistico in cui si vive e si cresce influisce sulle realtà criminali». È il punto di partenza indicato dalla presidente della Commissione parlamentare Antimafia, Chiara Colosimo, intervenuta alla Casa dell’Architettura di Roma al convegno “A 50 anni dalla Relazione di minoranza – Una lezione ancora aperta”, promosso dal Comitato d’Onore dell’Ordine degli Architetti PPC di Roma e provincia per la Giornata dei Diritti.
A cinquant’anni dalla storica Relazione di minoranza della Commissione parlamentare antimafia, l’incontro ha riportato al centro del confronto l’evoluzione delle organizzazioni mafiose, le loro capacità di adattamento e il rapporto sempre più stretto tra criminalità, economia, trasformazione urbana e territorio. Un confronto che ha visto anche la partecipazione, tra gli altri, di Luciano Violante, Raffaele Grassi e Carlo Villani.
«Ci sono territori di Roma, la mia città, che oggettivamente sono diventati sacche per la criminalità organizzata – ha sottolineato Chiara Colosimo -. Non mi riferisco solo alle famose piazze di spaccio, ma al degrado e alle costruzioni impattanti: penso a Corviale, agli ex “ponti” del Laurentino 38, alle torri di Tor Bella Monaca e a tanti altri quartieri. Oggi la città è ricca di territori che avrebbero profondo bisogno di bellezza. In questo contesto però desidero evidenziare l’importanza del progetto “Liberi di scegliere”. Si tratta di una delle innovazioni più significative dell’ultimo periodo nella legislazione antimafia: la scelta di offrire una nuova identità a chi sceglie di non rimanere mafioso, la possibilità di revocare la responsabilità genitoriale ai mafiosi che insegnano la cultura criminale e, allo stesso tempo, l’opportunità di dire alle donne che intendono ribellarsi al clan che, se desiderano allontanarsi con i propri figli, lo Stato fornirà loro una nuova identità, una nuova casa e un nuovo lavoro per ricominciare sotto un altro nome. La lezione di Pio La Torre e Cesare Terranova – ha concluso Colosimo – rimane un riferimento metodologico essenziale: un invito a non disgiungere mai l’analisi giudiziaria dalla valutazione del contesto storico, sociale e geografico in cui la criminalità organizzata opera».
Il rapporto tra legalità, qualità urbana e responsabilità della professione è stato al centro anche dell’intervento del presidente dell’Ordine degli Architetti PPC di Roma e provincia, Christian Rocchi. «Perché l’Ordine degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori di Roma e provincia si occupa del tema della legalità? La risposta appare evidente: nessun ente, pubblico o privato che sia, dovrebbe allontanarsi dal concetto di bene comune, che troppo spesso una cultura dedita al profitto sopra ogni altra cosa ritiene essere terreno di conquista privata. Eppure questi dieci anni di attività dell’Ordine ci pongono di fronte a un’evidenza preoccupante: molti di noi vivono la cosa pubblica non sentendola cosa propria. Si lascia così spazio a coloro che ne fanno mercimonio e la usano come culla di una cultura che rappresenta un’alternativa allo Stato. Negli eventi da noi realizzati proprio sul tema di legalità e prevenzione, abbiamo sottolineato che costruire quartieri senza servizi, senza infrastrutture e spesso abbandonarli a se stessi significa lasciare un vuoto di amministrazione pubblica. È proprio lì che diventa facile per la criminalità inserirsi e proporre una visione alternativa a quella costituzionale di progresso sociale: una visione di prevaricazione che mira non al bene comune, ma all’arricchimento senza scrupoli, a danno di tutti. Questi sono i vuoti da colmare grazie a una pianificazione attenta ai giovani che, crescendo, saranno i futuri cittadini. Nessuna disattenzione deve essere permessa sulla corretta costruzione della città, che deve dare possibilità e non toglierle».
Sul ruolo degli architetti come presidio di legalità è intervenuto anche Alessandro Panci, presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti PPC. «Noi siamo dei presìdi all’interno della pubblica amministrazione. Sappiamo quanto è delicato il mondo degli appalti e, di conseguenza, questo è uno dei nostri compiti primari: vigilare, fare attenzione. L’altro è legato a quello che noi possiamo portare sui territori con gli strumenti che abbiamo a disposizione, attraverso progetti di rigenerazione, di recupero, di valorizzazione dei territori. A volte può essere anche organizzare dei festival, sollecitare sensibilità, il risanamento degli spazi pubblici, fino al recupero di edifici sottratti alla criminalità e riconsegnati alla cittadinanza. Attività di carattere sociale in grado di dare delle alternative, dare una possibilità di evolversi, comprendere che si può crescere in maniera diversa».
A riportare il confronto sulla lezione storica della Relazione di minoranza è stato Raffaele Grassi, prefetto, vicecapo della Polizia e direttore centrale della Polizia Criminale. «Quella relazione, firmata tra gli altri da Pio La Torre e Cesare Terranova conteneva un’intuizione che a quei tempi suonava quasi eretica e che oggi è il fondamento del nostro lavoro: le mafie non sono soltanto un fenomeno criminale, ma sono un autentico potere economico. Sono accumulazione di ricchezza, sono controllo dei mercati, sono capacità di infiltrare le istituzioni attraverso la corruzione. L’intuizione di seguire il denaro, dopo 50 anni è l’unica bussola possibile. Le mafie sparano molto meno di un tempo e si annidano dove si muovono grandi risorse e dove si trasformano i territori: nell’edilizia, negli appalti, nella rigenerazione urbana. La relazione di minoranza denunciava con parole durissime il “sacco di Palermo”. Oggi, la trasformazione delle nostre città, sostenuta da fondi pubblici senza precedenti, rappresenta al tempo stesso una straordinaria opportunità e un terreno esposto a rischi. Voi architetti non siete spettatori di questa partita: la trasparenza di un progetto, la correttezza di una procedura, la qualità di un piano urbanistico sono anch’esse antimafia. Siete, nel senso più pieno, sentinelle di legalità».
Un’evoluzione profonda del fenomeno mafioso è stata evidenziata anche da Luciano Violante, presidente emerito della Camera dei deputati e presidente della Commissione antimafia dal 1992 al 1994: «Oggi è in atto un processo di arretramento della stessa percezione pubblica delle minacce mafiose. Perché la mafia si è “interrata”: non si vede, non uccide più — o non c’è bisogno che uccida — e si mimetizza molto bene, pur essendo ben presente in tutta Italia. Si avvale delle reti clandestine digitali per quanto riguarda il trasferimento di risorse e fondi, utilizza sistemi crittografati e fa ampio uso di tutte le tecnologie digitali per poter operare, un autentico moltiplicatore della pericolosità delle reti criminali. Non c’è intercettazione telefonica che tenga; è difficilissimo individuare i flussi di denaro che passano attraverso canali crittografati. Incontri come questo servono a farci capire che la mafia è un fenomeno con radici profonde, che si trasforma nel tempo e nei confronti del quale bisogna prestare un’attenzione altissima».
Sul fronte delle indagini e del contrasto ai patrimoni illeciti si è soffermato Carlo Villani, procuratore di Velletri: Oggi la sfida principale si è spostata sul riciclaggio dei proventi illeciti, legati in massima parte al traffico internazionale di stupefacenti: un settore finanziario imponente, dove il guadagno sul capitale investito può moltiplicarsi fino a mille volte. A Roma, ad esempio, la vastità del territorio e della popolazione genera un volume d’affari legato allo spaccio pari o superiore a quello di altre realtà storiche. La tracciabilità di questi flussi si fa complessa con l’uso di canali telematici e criptovalute. Se la relazione di minoranza descriveva una mafia prevalentemente rurale e la borghesia fondiaria dell’epoca, oggi le organizzazioni criminali si sono profondamente trasformate. Gli strumenti che il legislatore ci ha fornito — comprese le intercettazioni, sulle quali occorre mantenere un doppio binario differenziato che tuteli la riservatezza ordinaria senza privare le indagini sugli assetti mafiosi di un mezzo essenziale — unitamente all’eccellenza della nostra polizia giudiziaria, ci permetteranno di guidare questa lotta verso il traguardo auspicato da Giovanni Falcone: dimostrare che la mafia, in quanto fenomeno umano, ha avuto un inizio e avrà inevitabilmente una fine».
Agici, servono accumuli nei siti di consumo
La rapida crescita delle fonti rinnovabili sta modificando profondamente il funzionamento del sistema elettrico. A trainare l’aumento della capacità installata è soprattutto il fotovoltaico, con una produzione che tende a concentrarsi nelle stesse ore della giornata e nei periodi di maggiore insolazione. Il risultato è un sistema in cui, proprio nelle ore centrali e nei mesi di maggiore produzione solare, può ampliarsi il divario tra l’energia prodotta e quella richiesta dal sistema.
Cresce così il fabbisogno di flessibilità, vale a dire la capacità del sistema di assorbire l’energia prodotta in eccesso, immagazzinarla e renderla disponibile quando necessario. È in questo scenario che si inserisce il nuovo studio di AGICI “Rinnovabili, flessibilità ed innovazione: i nuovi modelli di business per produttori e industrie”, dedicato al mercato italiano ed europeo, all’evoluzione delle tecnologie, al quadro regolatorio e ai profili di rischio e rendimento delle principali soluzioni.
Una batteria può infatti essere utilizzata in configurazioni molto diverse: come impianto stand-alone di grande taglia, abbinata a un sito industriale o commerciale oppure integrata con un impianto di produzione da fonti rinnovabili. A seconda della configurazione può inoltre accedere a meccanismi di remunerazione e mercati differenti. Lo studio AGICI sistematizza questo quadro articolato e mette a confronto i diversi modelli per individuare quelli che offrono oggi il miglior equilibrio tra rischio e rendimento.
Questi i temi al centro delle due tavole rotonde dell’evento, dedicate rispettivamente agli accumuli e alle soluzioni di flessibilità di grande taglia e alle applicazioni presso i clienti finali, con particolare riferimento all’installazione di batterie in siti industriali e della grande distribuzione.
Lo studio confronta sistemi di accumulo a batteria, o BESS, pompaggi idroelettrici, fotovoltaico ed eolico, insieme alle principali configurazioni ibride. La prima evidenza che emerge è che un rischio maggiore non determina necessariamente un rendimento più elevato.
Da un lato, i grandi accumuli stand-alone sostenuti da meccanismi che assicurano ricavi più stabili – come il Meccanismo di approvvigionamento di capacità di stoccaggio elettrico (MACSE), dedicato alla nuova capacità di stoccaggio – presentano un profilo di rischio contenuto, ma anche livelli di rendimento limitati. Dall’altro, le configurazioni full merchant, interamente esposte ai prezzi di mercato, assumono rischi sensibilmente maggiori senza ottenere, allo stato attuale, ritorni proporzionalmente più elevati. Più in generale, anche batterie e pompaggi stand-alone faticano ancora a produrre ritorni particolarmente attrattivi.
Il quadro cambia soprattutto quando l’accumulo viene integrato con i consumi e può svolgere più funzioni. Una batteria installata presso un sito industriale o commerciale raggiunge un ritorno sull’investimento di circa il 6% attraverso la partecipazione al servizio di ex interrompibilità, che remunera la disponibilità a modulare rapidamente i consumi. Considerando anche il servizio di modulazione dei prelievi, il ROI stimato supera il 9%.
A determinare questo risultato è il cosiddetto revenue stacking, cioè la possibilità di combinare sullo stesso impianto più servizi e differenti fonti di ricavo. Il modello presenta tuttavia un elemento di incertezza: alcuni di questi servizi vengono assegnati attraverso aste annuali, una durata che rende meno prevedibili le entrate nel medio-lungo periodo e può complicare la pianificazione degli investimenti.
Il vantaggio dell’integrazione non è uguale in tutte le configurazioni. Se l’abbinamento tra batteria e sito di consumo produce il risultato più rilevante, anche associare un sistema di accumulo a un impianto fotovoltaico migliora il rendimento rispetto al solo fotovoltaico, ma in misura più contenuta. La condivisione del terreno, della connessione alla rete e di altre infrastrutture permette infatti di contenere i costi complessivi. Nel modello elaborato da AGICI, il costo di investimento della batteria nella configurazione ibrida è inferiore del 15% rispetto al caso stand-alone. L’energia accumulata può inoltre essere venduta nelle ore in cui i prezzi sono più elevati, spostandone l’immissione sul mercato verso i momenti più remunerativi. Il beneficio aumenta al crescere della potenza della batteria e delle opportunità di arbitraggio disponibili. Gli impianti rinnovabili sostenuti dal meccanismo incentivante FER X mantengono invece un profilo di rischio contenuto e buoni livelli di rendimento anche senza i ricavi derivanti dai servizi di flessibilità. La partecipazione al mercato del bilanciamento può aumentare ulteriormente le entrate, ma anche la loro volatilità.
La necessità di sviluppare queste soluzioni è destinata ad aumentare insieme alla capacità rinnovabile installata. Tra il 2022 e il 2025 la potenza fotovoltaica in Italia è cresciuta di circa il 75%. Per raggiungere gli obiettivi previsti dal PNIEC al 2030, il fotovoltaico dovrebbe continuare ad aumentare mediamente del 12,7% all’anno, mentre per l’eolico sarebbe necessario un incremento medio annuo del 15,7%.I potizzando una crescita lineare, nel 2030 l’Italia potrebbe disporre di un parco rinnovabile di circa 131 GW, composto da 79 GW di fotovoltaico, 28 GW di eolico, 19 GW di idroelettrico e circa 5 GW riconducibili ad altre fonti. I gigawatt misurano la potenza complessiva degli impianti, cioè quanta potenza possono mettere a disposizione del sistema in un determinato momento.
Più capacità rinnovabile significa però anche più energia da gestire nei momenti in cui la produzione si concentra. Quando il fotovoltaico produce più di quanto il sistema richieda, gli accumuli possono assorbire l’eccesso e restituirlo alla rete nelle ore successive, limitando gli sprechi di produzione, riducendo il ricorso agli impianti termoelettrici e contribuendo alla sicurezza del sistema. Lo scenario di riferimento richiamato dallo studio individua per il 2030 un fabbisogno complessivo di circa 122 GWh di capacità di accumulo. Si tratta di una grandezza diversa dai 131 GW: se questi ultimi descrivono la potenza degli impianti rinnovabili, i gigawattora indicano invece quanta energia batterie e pompaggi dovranno essere in grado di immagazzinare e successivamente restituire alla rete.
Dei 122 GWh complessivi, 50 GWh saranno assicurati dai pompaggi idroelettrici già esistenti, mentre circa 72 GWh dovranno provenire da nuova capacità elettrochimica: 50 GWh da impianti di grande scala, 14 GWh da accumulo distribuito e 8 GWh da capacità aggiudicata attraverso il Capacity Market. La nuova capacità sarà concentrata soprattutto nelle aree caratterizzate dalla maggiore espansione di fotovoltaico ed eolico. Sud, Sicilia e Sardegna assorbiranno complessivamente circa due terzi del fabbisogno, confermando il ruolo degli accumuli nella gestione locale degli eccessi di produzione.
Le strategie delle principali imprese energetiche confermano la crescente centralità dello storage. Il 90% degli operatori analizzati da AGICI include lo stoccaggio elettrochimico nel proprio portafoglio, con il 50% che dispone di capacità BESS, per un totale di circa 13 GW nel 2025. Quasi il 20% della capacità è localizzato in Italia, mentre la parte restante si concentra soprattutto in Nord America e Australia. Sul fronte dei pompaggi idroelettrici, la capacità supera invece i 19 GW ed è distribuita tra diversi mercati europei.
Anche la prima asta dedicata all’approvvigionamento di lungo termine di nuova capacità di stoccaggio segnala un’accelerazione del mercato italiano, pur evidenziando una forte concentrazione dei progetti. Sono stati assegnati circa 1,5 GW e 10 GWh, distribuiti tra 14 impianti e sette aggiudicatari, per investimenti complessivi stimati in circa un miliardo di euro. Oltre la metà della capacità selezionata è localizzata in Puglia, seguita da Basilicata e Isole.
La crescita degli accumuli dovrà però essere accompagnata da un’evoluzione parallela delle regole e delle infrastrutture. Tra gli interventi prioritari individuati dallo studio figura il completamento della disciplina dei mercati locali gestiti dagli operatori delle reti di distribuzione, con criteri omogenei per l’acquisto dei servizi e un maggiore coordinamento con la rete di trasmissione nazionale.
Lo studio AGICI sottolinea inoltre la necessità di semplificare l’accesso al mercato per gli aggregatori – i soggetti che coordinano più risorse diffuse – per i consumatori industriali e per le comunità energetiche, riducendo gli ostacoli amministrativi e finanziari e introducendo servizi di durata più breve, adatti anche a risorse disponibili soltanto in determinate ore o periodi dell’anno. A questi interventi si aggiungono la revisione del regime che disciplina gli impianti indispensabili alla sicurezza del sistema, orientandolo verso meccanismi maggiormente competitivi, il rafforzamento dei segnali di prezzo territoriali e l’accelerazione degli investimenti nelle infrastrutture digitali: misuratori intelligenti, piattaforme di mercato in tempo reale e strumenti avanzati per prevedere la produzione rinnovabile e la domanda.
Bird & Bird e LEXIA nell’acquisizione e rifinanziamento di un portafoglio di impianti fotovoltaici
Bird & Bird e LEXIA nell’acquisizione e rifinanziamento di un portafoglio di impianti fotovoltaici. L’operazione ha previsto la concessione da parte di Banco BPM di un finanziamento complessivo di Euro 24.600.000,00 in favore di Solar Team Italia S.r.l., società guidata da Luca Concone, Franco Abbate e Luciano Di Filippo, per l’acquisto da parte di quest’ultima del capitale sociale di nove società di progetto che complessivamente gestiscono impianti fotovoltaici per 27,2 MW e per il rifinanziamento del rispettivo indebitamento finanziario.
In parallelo, l’operazione ha riguardato anche la modifica dell’assetto societario e della documentazione finanziaria relativa all’indebitamento esistente assunto dal venditore (Solar Investment Group B.V.) verso UniCredit. Tale intervento si è reso necessario in quanto sono stati mantenuti in essere i finanziamenti relativi alle società di progetto non acquisite da Solar Team Italia S.r.l..
Bird & Bird ha agito con due team, entrambi guidati dal partner Pierpaolo Mastromarini (nella foto a sinistra); il primo, coordinato dall’associate Francesco Bianco, quale project manager, con il supporto dell’associate Da Sol Choi per la parte relativa alla concessione della nuova provvista fornita da Banco BPM ed, in particolare, alla redazione e negoziazione della relativa documentazione finanziaria; ed il secondo in relazione agli aspetti di due diligence e alla modifica dell’indebitamento esistente verso UniCredit, coordinato dall’associate Vincenzo Giorgio, quale project manager, con il supporto del trainee Samuel Tassetti.
Gli aspetti di diritto amministrativo sono stati curati dal partner Simone Cadeddu e dal counsel Jacopo Nardelli, con il supporto degli associate Massimiliano Castriconi e Francesca Lalli e della trainee Giulia Serio.
LEXIA ha assistito Solar Team Italia S.r.l. nella fase di acquisizione delle società di progetto con un team multidisciplinare formato, per la parte finance, dal partner Cristian Fischetti e dal counsel Nicola Biagioli coadiuvati dall’associate Matteo Stroppa, con riferimento agli aspetti relativi alla redazione e negoziazione della documentazione contrattuale volta a permettere l’acquisizione delle società di progetto, dal managing partner Francesco Dagnino (nella foto a destra) e dal partner Fabio Luongo coadiuvati dal senior associate Andrea Peruzzo e dall’associate Elisa Adly. Gli aspetti notarili sono stati curati dal notaio Luigi Cecala di Milano.
Polimi: auto elettriche, il 2025 è l’anno della ripresa a +12,6%
Il 2025 è l’anno della ripresa per l’ecosistema della mobilità elettrica in Europa e in Italia, sia per i veicoli che per le infrastrutture. Archiviato un 2024 da dimenticare, con un calo diffuso delle immatricolazioni (a fronte di una Cina che invece continuava a crescere in tutti i comparti), lo scorso anno in Italia le immatricolazioni di auto elettriche hanno raggiunto circa 193.000 unità (98.000 BEV e 95.000 PHEV) e la quota di mercato è salita al 12,6%, circa 5 punti percentuali in più rispetto al 2024. Un’inversione di tendenza evidente già dal primo semestre, benché la nostra market share resti meno della metà di quella europea, pari oggi al 26,8% (contro il 22,7% del 2024): in Europa, inclusi UK e i Paesi dell’EFTA, nel 2025 sono state infatti immatricolate circa 3,9 milioni di autovetture elettriche (2,6 milioni BEV e 1,3 milioni PHEV).
Sono alcuni dei risultati emersi dallo Smart Mobility Report 2026, redatto dall’Energy&Strategy della School of Management del Politecnico di Milano e presentato oggi insieme alla aziende partner della ricerca. Continuano a crescere anche le installazioni di infrastrutture di ricarica: a fine 2025 erano presenti circa 1,3 milioni di punti di ricarica pubblici in Europa (+23% sul 2024) e 77.000 in Italia (+17%), con un aumento più rapido dei dispositivi fast. Tuttavia, il target PNIEC di 6,6 milioni di vetture elettriche al 2030 appare sempre più difficile da raggiungere: procedendo al ritmo di oggi (scenario BAU) a fine decennio si arriverebbe appena a 3,1 milioni di auto, che salirebbero a 3,6 milioni e a 4,2 negli scenari Boosted (sostenuto da politiche ad hoc) e Decarbonization (molto sostenuto). Al 2035 le differenze tra gli scenari diventano ancora più marcate.
Non solo la domanda, ma anche l’offerta di mobilità elettrica è aumentata: i modelli di autovetture BEV disponibili sul mercato italiano a giugno 2026 erano 183 (+49%), anche se prevalentemente su segmenti medio-alti. Il 68% del listino è costituito da modelli C-F, mentre per un’adozione diffusa servono auto più accessibili, a partire dai segmenti A e B, dove sta aumentando la pressione dell’industria automotive cinese: nel 2025 le importazioni di autovetture dalla Cina verso l’UE hanno raggiunto 13,8 miliardi di euro, determinando per la prima volta un saldo negativo di 5,4 miliardi e un’inversione di ruoli. I volumi di importazioni crescono per i modelli ibridi, mentre per le BEV tra 2024 e 2025 si evidenzia uno spostamento verso modelli più piccoli e a basso costo, che appunto l’offerta europea lascia scoperti.
Immobiliare, si allungano i tempi di affitto
tempi per affittare casa nell’ultimo anno nel nostro Paese si sono allungati del 10% circa, passando da poco meno di 2,6 mesi medi a poco più di 2,8, in scia al rallentamento che il settore delle locazioni sta sperimentando nel corso del 2026.
Lo evidenzia una recente ricerca di Immobiliare.it Insights, proptech company parte del gruppo Immobiliare.it, che ha confrontato i tempi di affitto nel Paese e in alcune delle principali città italiane con quelli registrati 12 mesi fa.
La maggior parte delle città analizzate presenta tempi di locazione compresi tra i 2 e i 3 mesi. Brescia, Trieste, Padova e Verona sono le città in cui si affitta casa più rapidamente: qui sono necessari in media 2,3 mesi. Al contrario, la città in cui si affitta casa più lentamente è Catania (3,3 mesi, +11% a/a), seguita da Bari (3,2 mesi, +40% a/a), Messina (3,1 mesi, +35% a/a) e Palermo (3 mesi, +31% a/a).
All’interno della classifica, Milano ha registrato una crescita del 12%, con 2,6 mesi per affittare casa, a fronte dei circa 2,3 mesi dello scorso anno, mentre la Capitale è l’unica città rimasta stabile, con un Time to rent di 2,8 mesi. Cagliari è invece il centro che ha segnato la crescita più marcata dei tempi di affitto (+55% a/a).