LA GIORNATA

Bce, tassi fermi. Lagarde avverte: rischi inflazione e crescita

  • Ddl Concorrenza: ok cdm a riforma della rete dei carburanti. Interesse strategico per 7 centri dati a Milano, investimento da 4 miliardi
  • Cdp, Fei e Mcc: in arrivo 5,7 miliardi di nuova finanza per le Pmi italiane, grazie alla garanzia di InvestEu
  • Ponte sullo Stretto, riunione a Palazzo Chigi in vista del Cipess

24 Lug 2026 di Maria Cristina Carlini

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IN SINTESI

La Bce lascia, come da attese, i tassi fermi dopo il rialzo di un quarto di punto della riunione di giugno. Il tasso sui depositi resta al 2,25%, quello sui rifinanziamenti principali al 2,40%, quello sui prestiti marginali al 2,65%. Tutto come previsto, dunque, nella riunione del consiglio direttivo della Banca centrale europea. “L’incertezza resta elevata e l’impatto inflazionistico dello shock energetico deve ancora manifestarsi appieno”, avverte l’Eurotower. “Il Consiglio direttivo segue pertanto con attenzione l’intensità e la durata dello shock, nonché i suoi effetti indiretti e di secondo impatto”. Con la decisione di ieri il Consiglio direttivo “resta in una posizione favorevole per affrontare l’incertezza causata dal conflitto. Per definire l’orientamento di politica monetaria adeguato, seguirà un approccio guidato dai dati”. Secondo la nota letta in conferenza stampa dalla presidente Bce Lagarde “i rischi per le prospettive dell’inflazione sono orientati al rialzo. Lo shock energetico potrebbe intensificarsi ulteriormente e i suoi effetti sugli altri prezzi e sui salari potrebbero essere più marcati di quanto attualmente previsto”. “Più a lungo i prezzi dell’energia rimarranno elevati, maggiore sarà la probabilità che alimentino un aumento dell’inflazione più generalizzato attraverso effetti indiretti e di secondo impatto”, rileva. “Per contro, l’inflazione potrebbe risultare inferiore alle attese se il conflitto in Medio Oriente trovasse una soluzione duratura oppure se gli effetti indiretti o di secondo impatto si rivelassero meno pronunciati del previsto. Anche mercati finanziari più volatili e caratterizzati da una maggiore avversione al rischio potrebbero frenare la domanda e, di conseguenza, contribuire a ridurre l’inflazione”. Non ci sono solo le tensioni geopolitiche e la crisi del Golfo a ripercuotersi sui prezzi. C’è un altro fattore da tenere sotto controllo: “gli eventi climatici estremi e la crisi climatica potrebbero far salire i prezzi alimentari”, avvisa Lagarde sottolineando come gli effetti legati al clima possono aumentare di peso nelle stime e nelle valutazioni dell’istituto centrale visto il loro effetto sull’inflazione.

La decisione di lasciare i tassi fermi “è stata unanime” ma fra alcuni governatori delle banche centrali “c’era chi si chiedeva se dovessimo prendere in considerazione un rialzo”, riferisce poi Lagarde. L’attenzione è puntata sulle prossime mosse dopo l’estate. Lo staff della Bce, spiega Lagarde,  sta “preparando un’analisi sugli scenari di petrolio e gas in vista della riunione di settembre” che, secondo il mercato, potrebbe vedere un nuovo rialzo dei tassi dopo quello di giugno e la pausa decisa ieri. Arriva poi  una nuova raccomandazione ai governi: “le misure pubbliche in risposta allo shock energetico dovrebbero essere circoscritte e temporanee”. La crisi energetica sta “alimentando la crescita dei prezzi”. Per Lagarde l’aumento dei costi dell’energia “peserà sui salari reali”.

Inevitabile, in conferenza stampa, la domanda su una possibile uscita anticipata dalla Bce per una discesa in campo nella campagna delle presidenziali francesi del 2027. “Questo capitano resterà a bordo della nave”, “non vi libererete di me prima del 2027” quando scade il mandato: risponde Lagarde.

Ieri, la Bce ha svelato la lista finale delle nuove banconote. Nei bozzetti ci sono Cervantes, Beethoven, Maria Callas, Leonardo da Vinci e poi gli edifici delle istituzioni europee e il tema naturale di fiumi e uccelli. La lista finale dei bozzetti . Ora l’istituto centrale lancerà una consultazione pubblica fino al 21 settembre per raccogliere i pareri dei cittadini. La decisione finale del consiglio dei governatori Bce sarà presa entro fine anno. I disegni, ispirate ai temi della ‘cultura europea’ e ‘fiumi e uccelli’ sono state scremati da oltre 1200 proposte. Come ha sottolineato Lagarde all’evento le banconote in euro “sono più che una forma di pagamento, sono una delle più tangibili espressioni dell’Europa” e “attraverso dei disegni che combinano bellezza e significato, rinforzeremo la nostra identià comune”. Dopo la decisione del consiglio Bce ci saranno attività ulteriori di sviluppo e test delle nuove banconote prima della loro produzione. L’entrata in circolazione avverrà quindi nei prossimi anni. “Il ridisegno delle banconote – ha sottolineato il componente del board, l’italiano Piero Cipollone – è parte di uno sforzo di lungo termine per assicurarsi che il contante resta un mezzo di pagamento sicuro ed efficiente” e la libertà “dei cittadini di scegliere come pagare”.

Ddl Concorrenza: ok cdm a riforma della rete dei carburanti. Interesse strategico per 7 centri dati a Milano, investimento da 4 miliardi

Il Consiglio dei ministri, su proposta del ministro Urso, ha dato il via libera alla riforma della rete di distribuzione dei carburanti, contenuta nel disegno di legge annuale 2026 per la Concorrenza. Frutto del confronto con i rappresentanti del settore, la riforma avvia la razionalizzazione della rete, favorendo la chiusura o la riconversione degli impianti obsoleti e a basso erogato verso i biocarburanti e la ricarica elettrica. Dal 2028, per ottenere una nuova autorizzazione, gli impianti dovranno inoltre offrire almeno una soluzione di alimentazione alternativa ai carburanti fossili (elettricità, biocarburanti o idrogeno). Per sostenere la trasformazione, è istituito un Fondo da 120 milioni di euro per il triennio 2028-2030 (40 milioni all’anno), destinato alla riconversione degli impianti e agli indennizzi per i gestori che non proseguano l’attività. Sono inoltre previste procedure semplificate, requisiti più rigorosi e maggiori controlli, insieme a misure volte a salvaguardare la continuità del servizio nelle aree interne e nelle isole minori. La riforma rende anche più stabili e trasparenti i rapporti contrattuali, introducendo garanzie minime per i gestori, condizioni definite attraverso il confronto tra le parti e sanzioni per l’utilizzo di forme contrattuali non conformi. “È una svolta storica, una riforma attesa da anni per un settore strategico del nostro Paese -, ha dichiarato il ministro Urso -. Manteniamo l’impegno assunto con la filiera e interveniamo nel momento giusto per accompagnare il comparto nella sua trasformazione. Tutela dei gestori e certezza dei rapporti contrattuali, anche nei confronti delle grandi compagnie petrolifere: introduciamo regole chiare, garanzie effettive e condizioni più equilibrate”.

Il Cdm, sempre su proposta  di Urso, ha deliberato la dichiarazione di preminente interesse strategico nazionale, di “due grandi programmi di investimento sul territorio italiano”. Si tratta, come si legge nel comunicato di Palazzo Chigi, del programma “Equinix per l’Italia” che “prevede la realizzazione di sette nuovi centri di elaborazione dati nei comuni di Settimo Milanese e Cusago, nell’area metropolitana di Milano, per un valore complessivo di 4 miliardi di euro di investimenti diretti nel periodo 2026-2033, cui si aggiungono oltre 5 miliardi di euro di produzione economica aggiuntiva, circa 2,2 miliardi di valore aggiunto lordo nella fase di costruzione e 1,4 miliardi in quella operativa”. L’altro è il programma “Cavour Hyperscale Campus” per “la riqualificazione e la riconversione dell’ex centrale elettrica ‘Galileo Ferraris’ di Trino, in provincia di Vercelli, mediante la realizzazione di un campus per l’elaborazione dei dati di rilevanza nazionale ed europea, progettato per una potenza complessiva compresa tra 300 e 400 megawatt, per un valore di circa 4 miliardi di euro”. A seguito della deliberazione, viene spiegato, è prevista la nomina, per ciascun programma, di un Commissario straordinario di Governo, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri e d’intesa con il Presidente della Regione interessata, incaricato di assicurare il coordinamento e l’azione amministrativa necessari alla tempestiva realizzazione dell’investimento, anche ai fini del rilascio dell’autorizzazione unica.

Le nuove infrastrutture di “Equinix per l’Italia”, spiega la nota, “si articolano tra centri destinati a servizi di condivisione di spazi e connettività per una pluralità di operatori e centri di grandi dimensioni, progettati per rispondere alle esigenze dei principali operatori globali e ai carichi di lavoro connessi all’intelligenza artificiale. Il progetto si caratterizza per l’elevata densità di potenza informatica, per una connettività resiliente e a bassa latenza, per l’adozione di tecnologie avanzate di raffreddamento ed efficienza energetica e per elevati standard di sicurezza fisica e informatica conformi ai requisiti europei. È previsto un intervento di recupero del calore prodotto ed è stato sottoscritto un accordo che garantisce la copertura integrale del fabbisogno energetico degli impianti mediante fonti rinnovabili. Sul piano occupazionale è previsto il coinvolgimento di circa 1.500 lavoratori nella fase di costruzione e di oltre 500 occupati diretti e indiretti a regime”. L’intervento a Trino, invece, “risponde a un deficit infrastrutturale del Paese: a fronte di una capacità europea che dovrà crescere di almeno il 150 per cento entro il 2030 per sostenere la diffusione dei servizi in rete, le applicazioni di intelligenza artificiale e i requisiti di sovranità digitale, l’Italia dispone oggi di meno del cinque per cento della capacità complessiva dell’Unione. La localizzazione prescelta consente una connessione diretta agli assi energetici primari, grazie alla presenza di una stazione elettrica a 380 kilovolt e di un impianto fotovoltaico da 87,5 megawatt già operativo, ai quali si affiancheranno sistemi di accumulo elettrochimico di potenza compresa tra 100 e 120 megawatt e capacità tra 200 e 240 megawattora. Il cronoprogramma autorizzativo prevede l’avvio della conferenza di servizi entro la fine del 2026, il rilascio dell’autorizzazione unica entro la fine del 2027 e l’apertura del primo lotto entro la fine del 2028”. “Nella fase di costruzione – viene puntualizzato – è previsto l’impiego medio di circa 1.200 lavoratori, con picchi superiori alle duemila unità, per un totale di oltre seimilacinquecento unità-lavoro equivalenti; a regime il campus richiederà la presenza stabile di trecento-trecentocinquanta tecnici altamente qualificati, cui si aggiungerà un indotto di circa mille figure professionali”.

Gb, l’appello dei milionari a Burnham: “Vogliamo pagare più tasse”

“Vogliamo pagare più tasse”. Così un gruppo di 120 milionari britannici, tra imprenditori, star dello spettacolo e altri vip, si è rivolto al neo premier laburista Andy Burnham invocando una patrimoniale per i ricchi, in modo che chi ha di più contribuisca maggiormente alle casse dello Stato. L’iniziativa, promossa dall’organizzazione Patriotic Millionaires Uk, che già in passato aveva lanciato appelli del genere, in questo caso però è arrivata all’insegna del massimo tempismo. Il progressista Burnham, appena insediatosi a Downing Street, sta presentando le prime iniziative per dare un aiuto concreto alle famiglie britanniche alle prese col caro vita, fra tagli dell’iva sulle bollette dell’elettricità e tetto al prezzo dei biglietti per gli autobus.
Ma i firmatari della lettera, come l’ex campione di calcio inglese e conduttore tv Gary Lineker, l’imprenditrice Julia Davies e il musicista Brian Eno, lo hanno spronato a fare molto di più, con una “redistribuzione di ricchezza e potere” dai ceti benestanti a quelli meno abbienti. Questa passerebbe da una tassa del 2% sui patrimoni superiori a 10 milioni di sterline, che potrebbe generare 24 miliardi di sterline l’anno per l’erario. “Possiamo permettercelo. Non parliamo di tasse più alte per chi lavora ogni giorno per il proprio reddito, ma per i più ricchi, il cui reddito deriva dal patrimonio che possiedono”, si legge nella lettera.

Cdp, Fei e Mcc: in arrivo 5,7 miliardi di nuova finanza per le Pmi italiane, grazie alla garanzia di InvestEu

Nuova finanza per 5,7 miliardi di euro da parte del sistema bancario a favore della competitività di oltre 26mila piccole e medie imprese italiane. È questo il principale obiettivo dell’accordo siglato ieri a Roma da Gelsomina Vigliotti, vicepresidente della BEI, Dario Scannapieco, amministratore delegato di CDP e Ferruccio Ferranti, amministratore delegato di MCC. L’intesa rappresenta un nuovo passo avanti nella collaborazione tra le tre Istituzioni dopo l’accordo siglato a ottobre 2023 e diventato operativo l’anno successivo, che sta attivando risorse per oltre cinque miliardi a favore di 68mila aziende. Il totale delle due operazioni sottoscritte supera quindi gli 11 miliardi di euro di nuovi finanziamenti a supporto delle piccole e medie imprese e permetterà di promuovere la crescita e la competitività di oltre 90mila aziende italiane. Nel dettaglio, grazie al sostegno del Programma InvestEU, il FEI metterà 75 milioni di euro a disposizione di CDP, che a sua volta offrirà contro-garanzie pari a 3 miliardi al Fondo di garanzia per le PMI, gestito da Mediocredito Centrale per conto del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, con l’obiettivo di potenziarne ulteriormente la capacità operativa. Questo meccanismo consentirà di generare un effetto leva stimato di 76 volte che permetterà di attivare finanziamenti a condizioni vantaggiose da parte del sistema bancario per un ammontare di 5,7 miliardi di euro a sostegno di oltre 26mila piccole e medie imprese italiane. Per facilitare il raggiungimento di questi obiettivi, il nuovo accordo ha introdotto anche alcune modifiche al precedente contratto, tra cui l’incremento dell’importo massimo dei finanziamenti ammissibili.

In occasione dell’incontro, sono state lanciate inoltre ulteriori misure per sostenere gli investimenti di PMI e Small Mid-Cap italiane e per supportare gli studenti nel finanziamento del proprio percorso accademico. Nel dettaglio, per la prima volta in Italia, il FEI ha concesso a CDP una garanzia diretta dal valore complessivo di 150 milioni con il fine di sostenere la crescita delle imprese, favorendo in questo modo la nuova operatività diretta di Cassa per le aziende con un fatturato a partire da 25 milioni. In questo contesto, CDP costituirà tre portafogli di nuovi finanziamenti dedicati a investimenti in innovazione e digitalizzazione, transizione ambientale e sostenibilità. L’iniziativa, quindi, permetterà di ampliare ulteriormente la capacità di intervento di CDP, mitigando il rischio di credito, offrendo condizioni finanziarie più favorevoli e facilitando l’accesso a nuova liquidità per le imprese.

Nell’ambito dell’accordo, infine, verrà anche lanciata una nuova linea di contro-garanzia per supportare i prestiti agli studenti universitari e post-universitari grazie alla messa a disposizione da parte del FEI di risorse complessive pari a 7,5 milioni. Tutte le iniziative sono sostenute da InvestEU, il programma della Commissione Europea che punta a mobilitare investimenti a sostegno di alcune delle priorità di sviluppo dell’UE, come la transizione verde e la crescita delle piccole e medie imprese.

“Il forte ampliamento della nostra operatività diretta a favore delle piccole e medie imprese è un elemento qualificante del Piano Strategico 2025-2027 di CDP, perché punta a rafforzare la competitività di tutto il tessuto produttivo nazionale. L’accordo con FEI e MCC, mettendo a disposizione delle imprese 5,7 miliardi, si inserisce in questo quadro. Inoltre, esso conferma quanto sia strategica la collaborazione tra Istituzioni europee e nazionali per mobilitare risorse a favore dell’economia reale. Il Gruppo CDP svolge un ruolo centrale su questo fronte: con 5,5 miliardi di garanzie InvestEU, sia dirette che indirette, a supporto di operazioni per 14 miliardi, siamo oggi uno dei maggiori catalizzatori delle risorse InvestEU in Europa”, ha dichiarato Scannapieco. Per Vigliotti, “questa nuova operazione conferma l’impegno del Gruppo BEI, attraverso il FEI, a sostenere la competitività del tessuto produttivo italiano e a facilitare l’accesso al credito per le piccole e medie imprese. Grazie alla garanzia di InvestEU e alla solida collaborazione con CDP e Mediocredito Centrale, possiamo mobilitare nuove risorse a favore di migliaia di aziende, contribuendo a promuovere investimenti in innovazione, sostenibilità e crescita. È un esempio concreto di come gli strumenti europei possano rafforzare l’economia reale e accompagnare le imprese nei loro percorsi di sviluppo”. “Il rinnovo di questo accordo tra MCC, FEI e CDP conferma – afferma Ferranti –  la solidità di una collaborazione che negli anni ha saputo trasformare competenze, esperienze e obiettivi condivisi in risultati concreti, anche attraverso il potenziamento di strumenti come il Fondo di garanzia per le PMI. Oggi, aggiungiamo un ulteriore tassello a un percorso più ampio che conferma la capacità dell’Italia di attrarre fondi europei contribuendo a creare le condizioni per una crescita più sostenibile e competitiva. Rinnovando questo impregno, siamo convinti che solo facendo sistema sia possibile generare un impatto concreto e duraturo a beneficio delle imprese, dei territori e dell’intero Paese”.

Foti, spesa certificata Pnrr a 125 miliardi, entro fine anno a 150 miliardi

“‘A oggi la spesa certificata è a 125 miliardi di euro, più di 20 miliardi di euro che vanno contabilizzati quanto a strumenti finanziari. È un avanzamento che ogni mese registriamo in misura crescente e costante e che, secondo le previsioni, dovrebbe portare a un livello di spesa, entro la fine dell’anno, pari a 150 miliardi di euro, al netto sempre degli strumenti finanziari’. Lo ha detto il ministro per gli Affari europei, le politiche di coesione e il Pnrr Tommaso Foti al question time al Senato riguardo lo stato di avanzamento della fase conclusiva del Pnrr.

L’Agenzia del Demanio accelera sulla sostenibilità: il 60% degli interventi nel 2025 generano un impatto Esg

L’Agenzia del Demanio ha pubblicato la sua terza Rendicontazione di Sostenibilità 2025, documento che descrive un anno di forte accelerazione nelle attività di rigenerazione del patrimonio immobiliare pubblico, nella digitalizzazione dei processi e nell’integrazione dei criteri ESG nella gestione degli immobili dello Stato. La Rendicontazione misura gli impatti generati attraverso la valorizzazione del patrimonio immobiliare gestito (45.415 beni, per un valore stimato di 63,2 miliardi di euro), e conferma risultati significativi e misurabili sul piano economico, ambientale, sociale e della governance. La Rendicontazione è redatta su base volontaria, in linea con la Direttiva Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), recepita in Italia con il Dlgs 125/2024, e sottoposta ad asseverazione indipendente. La misurazione dei risultati è affidata a un sistema di indicatori ESG coerente con gli standard internazionali e basata anche su una puntuale analisi di materialità svolta annualmente coinvolgendo i principali stakeholder dell’Agenzia. Nel 2025 l’Agenzia del Demanio ha realizzato 423,3 milioni di euro di investimenti aggiuntivi rispetto al 2024 con 661 milioni di euro di valore economico distribuito a beneficio della riqualificazione e valorizzazione del patrimonio pubblico. In particolare, sul piano della governance, si sono rafforzati l’integrazione dei criteri ESG nei processi decisionali, i sistemi di controllo e monitoraggio, la trasparenza dell’azione amministrativa e il presidio dei rischi. Nel dettaglio, significativi gli indicatori relativi a etica, trasparenza e sostenibilità con il 100% dei dipendenti e dei partner commerciali informati sulle politiche anticorruzione, zero casi di corruzione accertati, zero reclami per violazione della privacy, 100% dei rifiuti destinati a recupero e mantenimento delle principali certificazioni internazionali (ISO 9001, ISO 14001, ISO 45001 e ISO 37001).

Tra le attività rendicontate emergono quelle che riguardano il percorso di riqualificazione sostenibile degli immobili in un’ottica di rigenerazione urbana. Gli interventi realizzati (+172% rispetto al 2022, + 255% rispetto al 2021) e quelli avviati (+55% rispetto al 2022) hanno riguardato il recupero e la rifunzionalizzazione del patrimonio esistente, con una riduzione costante del consumo di suolo, una riduzione media del 68% dei consumi di energia rispetto all’ante-operam, con un abbattimento del 66% delle emissioni di CO2 quale effetto diretto della riduzione dei consumi energetici e dell’uso di energia pulita. Significativo l’impegno sulla sicurezza sismica e l’efficientamento energetico degli immobili: sono stati conclusi al 2025 2.750 audit simici e nell’anno
990 audit e 22 interventi di adeguamento con 67.000 mq messi in sicurezza. Nel 2025, 81 interventi hanno adottato protocolli di certificazione ambientale per garantire un sistema di gestione in linea con gli obiettivi del Piano Strategico Industriale e del Piano di Sostenibilità. Sempre in ottica di rigenerazione urbana, sono stati avviati 30 Piani Città degli immobili pubblici al 2025, con l’obiettivo di attivarne 65 entro il 2028, per pianificare in modo integrato gli interventi sugli immobili pubblici in dialogo con gli Enti locali e con il coinvolgimento di Università ed Enti di ricerca, promotori di innovazione, per generare valore ambientale, sociale e culturale.

Sul fronte dell’innovazione, l’Agenzia consolida il proprio percorso di trasformazione digitale con 180 progetti digitali che supportano 35 programmi strategici e con il 100% degli interventi gestiti con metodi e strumenti BIM, a testimonianza di una gestione orientata alla qualità progettuale che integra scelte architettoniche, impiantistiche e gestionali favorendo il monitoraggio delle prestazioni, l’efficienza e la prevenzione dei rischi. La Rendicontazione di Sostenibilità conferma attraverso la costante misurazione degli impatti generati, il crescente valore che la dimensione sociale, intesa come attenzione verso la propria utenza – pubbliche amministrazioni, cittadini, territori – e verso le persone dell’Agenzia, ha assunto nella strategia dell’Agenzia del Demanio.
In particolare, la valorizzazione del capitale umano in termini di competenze, benessere e pari opportunità e la promozione di contesti sicuri, inclusivi e collaborativi è leva essenziale per sostenere la trasformazione organizzativa e indice della capacità dell’Agenzia di operare in modo efficace e responsabile: ad esempio, nel 2025 sono state erogate 38.251 ore di formazione a favore dei 1.394 dipendenti, distribuiti in 17 Direzioni territoriali. I dati evidenziano anche l’impegno per la sicurezza nei luoghi di lavoro, con zero incidenti. Sul fronte delle pari opportunità l’Agenzia ha, inoltre, avviato nel 2025 il suo percorso per la
certificazione di genere. Con la Rendicontazione di Sostenibilità 2025, l’Agenzia consolida un modello di gestione del patrimonio pubblico orientato alla misurazione degli impatti e alla creazione di valore condiviso.n“Al centro di questo percorso vi è l’etica del management pubblico, intesa come principio che orienta l’esercizio della funzione istituzionale e guida le nostre scelte nella gestione del patrimonio immobiliare dello Stato. Governare beni pubblici significa assumersi una responsabilità etica, ancor prima che giuridica, come fondamento dell’azione per soddisfare i bisogni dei territori, utilizzare in modo consapevole le risorse pubbliche e orientare le decisioni all’interesse generale e al valore di lungo periodo” sottolinea il Direttore dell’Agenzia del Demanio, Alessandra dal Verme. “È a partire da questo quadro di riferimento che la Rendicontazione di Sostenibilità illustra il nostro operare
quotidiano nell’integrazione progressiva dei principi ESG nei processi decisionali e operativi.”

Ponte sullo Stretto, riunione a Palazzo Chigi in vista del Cipess

Si è tenuta ieri pomeriggio a Palazzo Chigi una riunione per il ponte sullo Stretto di Messina con la partecipazione, tra gli altri, di Matteo Salvini, Vicepresidente del Consiglio e Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, Giancarlo Giorgetti, Ministro dell’Economia e delle Finanze, Gilberto Pichetto Fratin, Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Alessandro Morelli, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, Daria Perrotta, Ragioniere Generale dello Stato, Pietro Ciucci, A.D. Società Stretto di Messina. Nel corso della riunione, riferisce il Mit, è stato esaminato il cronoprogramma delle attività da completare in vista del nuovo esame da parte del CIPESS del progetto definitivo e dell’ulteriore documentazione prevista dal D.L. 32/2026. Il Decreto infatti ha disciplinato, con una procedura dettagliata e trasparente, le principali attività per ottemperare ai rilievi espressi dalla Corte dei conti, tra le quali: il nuovo Accordo di Programma, che ha ottenuto il visto di legittimità della Corte dei conti nel mese di maggio; il positivo parere espresso sempre a maggio dall’Autorità di regolazione dei trasporti (ART) sul Piano economico Finanziario (PEF); l’acquisizione del parere del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, che sarà rilasciato nei prossimi giorni; la prosecuzione del dialogo strutturato con la Commissione europea sulla valutazione della compatibilità del progetto con il quadro normativo dell’Unione europea per la quale, come è stato precisato dai funzionari della Commissione, non sussiste alcuna procedura d’infrazione relativa al Ponte. “Al di là di qualsiasi quindi falsa polemica, i fatti confermano come il Ponte, a detta di ingegneri italiani e di tutto il mondo, sia una grande opera strategica necessaria per concludere una rete che l’Europa ci richiede. A proposito di Europa, la Commissione ha ribadito da poco il valore strategico del ponte sullo Stretto. Nessuna incertezza né sul fronte del finanziamento, né sul fronte europeo, né sul fronte della progettazione, nessun arretramento rispetto all’obiettivo di promuovere attraverso il Ponte una rinascita economica, infrastrutturale, trasportistica e anche turistica di tutto il sud del Paese”, ha detto il ministro dei Trasporti Matteo Salvini al question time al Senato

Infrastrutture, Pd: Salvini blocca 21 miliardi al Mit mentre taglia opere prioritarie

“Il governo continua ad annunciare cantieri e rivoluzioni infrastrutturali, ma i numeri raccontano un’altra storia. Secondo quanto emerso infatti dal Rendiconto generale dello Stato per l’esercizio finanziario 2025 attualmente in discussione a Montecitorio, il Ministero delle Infrastrutture accumula oltre 21 miliardi di euro non spesi, tra cui 8,7 miliardi di residui per le infrastrutture pubbliche e centinaia di milioni bloccati sull’edilizia abitativa. Persino le risorse destinate al Ponte sullo Stretto restano inutilizzate, mentre il Ministro Salvini dimostra di non essere capace nemmeno di trasformare gli stanziamenti in opere concrete. È il fallimento di una gestione fatta di propaganda, ritardi e immobilismo”: è quanto dichiara il capogruppo Pd in Commissione Ambiente della Camera Marco Simiani e Maria Cecilia Guerra Capogruppo Pd della Commissione Bilancio . “Il paradosso è che, mentre il Mit lascia ferme risorse pubbliche enormi, il governo ha perfino definanziato interventi strategici e indispensabili come la Strada Tirrenica, penalizzando territori che aspettano da anni infrastrutture moderne e sicure. Invece di sbloccare i cantieri realmente utili a cittadini e imprese, l’esecutivo preferisce gli slogan. L’Italia ha bisogno di opere che si realizzano, non di ministri che collezionano annunci e avanzi di bilancio”, concludono.

Siglato accordo sul nodo di Bologna fra Mit, Comune e Aspi. Ministero, sbloccate opere attese da 30 anni

Firmato il protocollo d’intesa sul Nodo di Bologna. L’accordo, sottolinea una nota del Mit, suggella un anno di lavoro tra Ministero, Regione Emila Romagna, città di Bologna e Aspi “e va a sbloccare un’opera attesa da oltre 30 anni da tutto il territorio”. Presenti all’incontro, oltre al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, anche il Presidente della Regione Emilia-Romagna Michele De Pascale, il Sindaco di Bologna Matteo Lepore e l’Ad di Aspi, Arrigo Giana. Salvini ha chiesto espressamente di sbloccare quanto prima i lavori fermi da troppo tempo e i primi a partire, nel 2027, saranno l’A14 Bologna San Lazzaro – Diramazione Ravenna-Ponte Rizzoli, i Ponti di San Donino e Reno e le prime opere verdi.

“Abbiamo trovato finalmente l’accordo con il Ministero e l’Aspi: non ci sono più scuse, ora si deve partire con i lavori. L’Emilia-Romagna e Bologna hanno difeso il territorio e portato a casa risultati importanti: adesso è fondamentale rispettare il cronoprogramma che abbiamo condiviso e far partire i primi lavori e le prime opere verdi nel 2027”, hanno commentato de Pascale e Lepore. “Quello firmato oggi è un buon accordo per Bologna – ha rimarcato il sindaco Lepore – In questi mesi è stato fatto un lavoro molto importante tra istituzioni, frutto di dialogo e confronti serrati. Questo d’ora in avanti sarà il nostro progetto. Bene essere riusciti a ridurre il consumo di suolo previsto nel progetto precedente, mantenendo benefici rilevanti grazie alle proposte nuove di Aspi e ai nuovi studi messi a disposizione. Per noi sono stati fondamentali l’impegno alla messa in sicurezza di tangenziale e autostrada, gli aspetti ambientali e le varie opere di mitigazione e compensazione, tra le quali lo sblocco del Ponte sul Reno e il nodo di Funo, ma soprattutto il ponte di San Donnino che permetterà finalmente di fare arrivare il tram al Pilastro come da impegni con un nuovo progetto di nostra competenza. Ci sono infine 40 milioni di euro di fotovoltaico per gli edifici comunali. Complessivamente 2,5 miliardi di opere dedicate al nodo di Bologna nei prossimi anni”.

Porti, Silvetti (Anci): “Dalla Conferenza Unificata ok a riforma governance portuale”

“L’accoglimento da parte del MIT delle proposte avanzate da Anci volte a rafforzare il ruolo dei Comuni nella governance del sistema portuale, rappresenta un primo risultato verso una reale partecipazione dei Comuni alle scelte strategiche che riguardano i porti e i territori che li ospitano. Ora attendiamo che Governo e Parlamento recepiscano pienamente gli emendamenti Anci per dare seguito alla riforma della governance portuale”. Lo ha dichiarato Daniele Silvetti, sindaco di Ancona e vicepresidente vicario dell’Anci, al termine della Conferenza Unificata che ha espresso parere favorevole al disegno di legge di riordino della governance portuale e di rilancio degli investimenti nelle infrastrutture strategiche del trasporto marittimo. Il parere favorevole arriva dopo il recepimento da parte del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti delle principali richieste avanzate dall’Anci. “Gli emendamenti accolti – ha spiegato Silvetti – riguardano innanzitutto il riconoscimento del ruolo centrale dei Comuni nell’approvazione dei documenti di programmazione Strategica, prevedendo una intesa con i Comuni, che costituisce un miglioramento significativo rispetto allo stato attuale. Apertura anche sulla previsione di un fondo perequativo per compensare le esternalità che gravano sui Comuni portuali e l’istituzione di un comitato di indirizzo politico nella Società porti d’Italia con rappresentanti dei Comuni. Ora – ha ribadito Silvetti – attendiamo che il Governo faccia proprie queste proposte e le inserisca come concordato in un suo emendamento parlamentare e che il Parlamento approvi anche le ulteriori proposte di Anci”.

Roma: linea C, partono i cantieri della tratta T1 con Auditorium e Farnesina

Prende forma una nuova fase di sviluppo della Linea C della metropolitana di Roma, destinata a estendere il tracciato verso il quadrante nord-ovest della Capitale, grazie all’avvio dei cantieri delle prossime stazioni Auditorium e Farnesina. Le due nuove stazioni, facenti parte della tratta T1, prolungheranno il tracciato della Linea C di ulteriori 3 km, e si aggiungeranno alle 5 stazioni, lungo 4 km di linea già in fase di realizzazione, Venezia (i cui lavori sono stati avviati nel 2023), Chiesa Nuova, Piazza Pia/Castel Sant’Angelo, Ottaviano e Mazzini (i cui lavori sono stati avviati a febbraio 2026). Complessivamente la realizzazione delle sette stazioni rafforzerà il sistema di trasporto pubblico della città creando nuove connessioni tra il centro storico, il quartiere Prati, l’area del Flaminio, il Villaggio Olimpico, il Foro Italico e il quadrante nord ovest della città. In data odierna Roma Metropolitane ha consegnato al Contraente Generale Metro C S.c.p.A., – che vede al suo interno Webuild per il tramite di Partecipazioni Italia, Vianini Lavori, Hitachi Rail e le cooperative CMB e CCC – le aree per l’avvio delle cantierizzazioni e le attività propedeutiche per la realizzazione delle stazioni Auditorium e Farnesina il cui progetto definitivo è stato approvato con Ordinanza Commissariale n. 12 del 30 dicembre 2025.

Riaprono 6 viadotti sull’A24, restituiti al traffico oltre 4 chilometri. Effettuato l’adeguamento sismico, ‘opera strategica per il Centro Italia’

Da ieri mattina altri sei viadotti dell’autostrada A24, completamente ricostruiti e dotati di dispositivi antisismici di ultima generazione, hanno nuovamente accolto il traffico a piena capacità in entrambe le carreggiate nei pressi dello svincolo di Tornimparte.Con questo intervento salgono a 21 i viadotti ricostruiti e riaperti nella tratta aquilana e si comprime ulteriormente, da oltre quattro chilometri e mezzo a circa 500 metri, l’area del cantiere per la messa in sicurezza della tratta Tornimparte – L’Aquila Ovest. I nuovi viadotti, in struttura mista in acciaio corten e calcestruzzo, sono più resistenti e durevoli, più elastici, più compatibili con il paesaggio e adeguati alle più recenti norme tecniche per le costruzioni. I lavori sono stati eseguiti sulle tre coppie di viadotti, una direzione alla volta, senza mai interrompere il traffico dei veicoli, salvo che per consentire gli abbattimenti controllati con microcariche esplosive e i vari più impegnativi degli impalcati, che hanno impegnato entrambe le carreggiate con brevi interruzioni notturne.
“La tratta L’Aquila Ovest-Tornimparte è la prima del nostro sistema autostradale a essere portata quasi integralmente agli standard antisismici più aggiornati – ha detto Costantino Ivoi, a.d. di Strada dei Parchi -. Oggi riapriamo oltre 4 chilometri in doppia carreggiata con nuovi viadotti tecnologicamente avanzati in coincidenza con gli spostamenti estivi, nell’anno in cui L’Aquila è Capitale italiana della Cultura. Per un territorio che ha conosciuto da vicino le conseguenze del terremoto, questo traguardo assume un significato che va oltre l’ingegneria: significa investire nella sicurezza delle persone, nell’affidabilità dei collegamenti e nella competitività di un’infrastruttura essenziale per l’economia e il turismo del Centro Italia”.

Lavoro, Programma GOL: raggiunti oltre 4,3 milioni di persone

Sono 4,3 milioni le persone prese in carico da Regioni e Province Autonome di Trento e Bolzano nell’ambito del Programma GOL – Garanzia Occupabilità dei Lavoratori al termine dell’azione di riforma prevista dal PNRR (Missione 5, Componente 1). I primi dati del monitoraggio al 30 giugno 2026 confermano il superamento di tutti i target assegnati, compresa la formazione di 1.056.403 persone rispetto alle 800mila previste. I dati sono ben oltre le aspettative se si guarda, poi, alle competenze digitali: l’azione congiunta di Ministero e Regioni ha permesso di formare 721.661 persone, più del doppio delle 300mila previste.
“GOL è un programma di risultati raggiunti. La rete dei servizi pubblici e privati coordinata dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali è andata oltre gli obiettivi sia in termini di disoccupati presi in carico sia in riferimento alle persone coinvolte in attività di formazione – ha affermato il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Marina Calderone -. A permetterlo è stata l’ambiziosa revisione del Programma rispetto alla sua impostazione iniziale presso la Commissione europea, portata avanti dal governo Meloni, e una nuova cooperazione tra Stato e Regioni, tra pubblico e privato, agenzie per il lavoro ed enti di formazione. A questo si aggiunge l’innesto di azioni nazionali sussidiarie, tra le quali spicca EDO, la piattaforma di e-learning per le competenze digitali. Con questo cambio di metodo, gli effetti della riforma PNRR non sono reversibili”. I dati di monitoraggio al 30 giugno 2026, data di conclusione dell’azione PNRR, evidenziano che il tasso di conseguimento del target previsto dal Programma GOL sulle prese in carico è pari al 119,6%, sale al 125,4% in riferimento alle persone formate e tocca il 180,4% considerando la formazione delle competenze digitali. Una nota a margine va riservata al progetto EDO – Educazione Digitale per l’Occupazione, sviluppato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali in collaborazione con le Regioni e il Dipartimento per la Transizione Digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri. L’introduzione di un sistema di formazione in e- learning, gratuita e progettata per rilasciare un’attestazione valida su scala nazionale, ha contribuito al raggiungimento dei target regionali GOL con 109.646 persone formate (circa il 10% sul totale). Il suo impatto complessivo, al netto dei percorsi rendicontabili ai fini dei target PNRR, è però decisamente più ampio. La piattaforma, infatti, è stata in grado di gestire i percorsi formativi di 186.151 persone che, tra maggio 2025 e giugno 2026, hanno concluso con successo tutti i moduli presenti in piattaforma.

Imprese, nel secondo trimestre 33mila attività in più. Trainano servizi e costruzioni

Il secondo trimestre del 2026 conferma la tenuta del sistema imprenditoriale italiano. Tra aprile e giugno il saldo tra nuove aperture e chiusure di imprese è positivo per 32.709 unità, risultato di 83.169 iscrizioni e 50.460 cessazioni (al netto delle cancellazioni d'ufficio). Il tasso di crescita si mantiene al +0,56%, lo stesso registrato nello stesso periodo del 2025, portando a 5.823.863 il numero complessivo delle imprese registrate. Nel corso del trimestre, le imprese artigiane hanno fatto registrare 21.542 iscrizioni e 16.341 cessazioni, con un saldo netto di +5.201 unità e un tasso di crescita del +0,43%, portando lo stock totale a 1.226.925 imprese. Questi i dati che emergono da Movimprese, l’analisi statistica condotta da Unioncamere e InfoCamere sulla base del Registro delle Imprese delle Camere di commercio.

Nel complesso, il secondo trimestre conferma un sistema imprenditoriale che si mantiene su un percorso di espansione in linea con lo scorso anno, ma lo fa con una crescita sostenuta soprattutto dai servizi e dalle costruzioni, mentre i comparti tradizionali continuano a rallentare. Da una parte crescono le imprese più strutturate, i servizi ad alta intensità professionale, quelli alla persona e le costruzioni; dall’altra – pur mantenendo un saldo positivo – continuano a mostrare segnali di debolezza alcuni comparti tradizionali come l’agricoltura e l’industria manifatturiera. La crescita del trimestre è sostenuta soprattutto dai servizi e dalle costruzioni. Tra i servizi, spiccano le attività finanziarie e assicurative (+1,91% pari a 2.868 unità in più) seguite dalle attività professionali, scientifiche e tecniche (+1,59% e +4.059 unità) e dalle attività amministrative e servizi di supporto (+1,13% e 2.577 unità in più). In termini assoluti, dopo le costruzioni (+5.369 imprese nel periodo), spiccano i servizi di alloggio e ristorazione (+4.851 unità, +1,07%) e le attività immobiliari (+3.191 unità, +0,96%). Sull’altro versante, le attività manifatturiere crescono appena dello 0,10% (483 imprese in più) e l'agricoltura, silvicoltura e pesca si ferma a +0,23% (+1.549 unità).

Questo dualismo tra comparti innovativi/servizi e attività tradizionali trova una corrispondenza ancora più netta all’interno del comparto artigiano: La crescita dell’artigianato è infatti quasi interamente sorretta dalle costruzioni e dalle altre attività di servizi (riparazioni, manutenzione e fornitura di servizi alla persona). Quasi una nuova impresa artigiana su due rientra nel perimetro dell’edilizia (+2.660 imprese), mentre 1.473 imprese artigiane operano nei servizi alla persona oggi più richiesti: dalle riparazioni e manutenzione di beni personali e per la casa ai servizi per il benessere e quelli per la cura degli anziani. Sul fronte opposto, la manifattura continua a perdere terreno (-289 unità). La crescita coinvolge tutte le macroaree del Paese, ma con intensità diverse. In termini assoluti, il Sud e le Isole guidano la graduatoria con un incremento di 11.129 imprese, seguiti da Nord-Ovest (+8.121) e Centro (+7.730). Se si guarda invece al tasso di crescita trimestrale, l’area geografica più dinamica risulta il Centro (+0,64%), trainata dalla performance migliore del Lazio (+0,73%) e della Toscana (+0,60%). A seguire si posizionano il Mezzogiorno (+0,56%), il Nord-Est (+0,53%) e il Nord- Ovest (+0,53%). Tra le singole regioni, i tassi di crescita più elevati spettano a Valle d’Aosta (+0,86%), Lazio (+0,73%), Abruzzo (+0,71%) e Campania (+0,71%). Nell’artigianato, il primato in termini assoluti spetta nettamente al Nord-Ovest (+1.575 saldi) e al Nord-Est (+1.294 saldi). In termini relativi è però il Centro Italia a spiccare per dinamismo, con un tasso di crescita del +0,44% – quasi il triplo rispetto al debolissimo +0,17% dello stesso periodo del 2025.

L’analisi per forme giuridiche conferma una tendenza ormai consolidata: le società di capitali restano la componente più dinamica del tessuto imprenditoriale italiano. Con un saldo positivo di 19.861 unità (frutto di 30.189 iscrizioni e sole 10.328 cessazioni) mettono a segno un tasso di crescita dell’1,00%. Le imprese individuali crescono di 13.120 unità (+0,46%). Prosegue la flessione delle società di persone, che chiudono il trimestre in territorio negativo, con un saldo di -611 attività (- 0,08%): è l’unica forma giuridica in contrazione.

Confindustria e Crui: università e imprese alleate per la competitività del Paese

Rendere strutturale la collaborazione tra università e imprese per rafforzare la competitività del Paese, accelerare il trasferimento tecnologico e valorizzare ricerca e formazione. È questo il messaggio emerso dalla seconda edizione di “Alta Formazione, Ricerca e Innovazione: Università e Imprese per la Competitività del Paese”, promossa da CRUI e Confindustria. L’iniziativa, che si è svolta oggi a Roma presso la sede di Confindustria, ha coinvolto il sistema universitario, il mondo delle imprese e numerosi soggetti istituzionali, con l’obiettivo di individuare proposte operative e priorità condivise per rafforzare il contributo della conoscenza allo sviluppo economico e sociale dell’Italia. L’evento ha concluso un percorso di confronto sviluppato negli ultimi mesi attraverso sei tavoli di lavoro dedicati a formazione, innovazione, trasferimento tecnologico, imprenditorialità accademica, proprietà intellettuale, internazionalizzazione dei talenti e dottorati innovativi. Tra i principali temi emersi dal confronto figurano il rafforzamento delle lauree professionalizzanti e dei raccordi con gli ITS Academy, il sostegno all’imprenditorialità accademica, la valorizzazione dei brevetti e della proprietà intellettuale, il consolidamento dei dottorati innovativi e industriali, l’attrazione e il placement dei talenti internazionali, nonché la necessità di rendere il trasferimento tecnologico una componente strutturale delle politiche universitarie e industriali.

Particolare attenzione è stata dedicata al tema dell’innovazione e del trasferimento tecnologico, sul quale università e imprese hanno registrato importanti convergenze. Tra queste, l’esigenza di riconoscere e valorizzare il trasferimento tecnologico nei sistemi di valutazione degli atenei e delle carriere accademiche, rafforzare le strutture dedicate all’innovazione, promuovere strumenti più efficaci di incontro tra domanda industriale e offerta di ricerca e garantire continuità ai dottorati industriali e innovativi oltre la stagione del PNRR. Nel corso della giornata è stato inoltre evidenziato il valore strategico dell’internazionalizzazione e del progetto “Italy Calls India”, nato per favorire l’incontro tra studenti internazionali formati negli atenei italiani e il sistema produttivo nazionale, valorizzando competenze già presenti nel Paese e contribuendo ad attrarre nuovi talenti. Un modello, quello immaginato per l’India, che potrebbe essere replicato con altri Paesi partner.

“La competitività dell’Italia non dipenderà semplicemente dalla quantità di risorse investite nella ricerca o dal numero dei laureati che riusciremo a formare – ha detto Laura Ramaciotti, Presidente della CRUI –. Dipenderà soprattutto dalla nostra capacità di trasformare la conoscenza in sviluppo, facendo lavorare università e imprese come parti di uno stesso progetto per il Paese. Non dobbiamo costruire da zero un rapporto tra università e impresa, ma renderlo più diffuso, più stabile e più capace di generare valore”. “L’incontro di oggi con la CRUI, nella casa delle imprese italiane, conferma un’alleanza strategica tra chi genera conoscenza e chi la trasforma in valore, tra chi forma e chi produce, tra università e imprese. L’obiettivo è rendere questa relazione strutturale a partire dalla condivisione delle nostre riflessioni sui temi chiave, dal rapporto università-ITS alle startup, dall’innovazione ai brevetti, fino ai dottorati industriali e ai progetti sull’internazionalizzazione, come Italy Calls India”. Così Riccardo Di Stefano, Vice Presidente di Confindustria per Education e Open Innovation, secondo cui “È il tempo dei ponti. I ponti che servono all’Italia per affrontare le grandi transizioni – verde, digitale, tecnologica, demografica – non da spettatori, ma da protagonista, ricordandoci chi siamo, una grande tradizione manifatturiera e una grande tradizione accademica”.
“L’Italia dispone di imprese che continuano ad aumentare gli investimenti in ricerca e sviluppo e di una ricerca pubblica di eccellenza. La sfida, oggi, è trasformare sempre di più questa capacità in brevetti, prodotti processi e servizi innovativi, quindi competitività. I segnali sono incoraggianti: nel 2025 le domande di brevetto di università ed enti pubblici di ricerca sono cresciute di circa il 20%, mentre i dottorati innovativi e industriali hanno superato quota 6.000 grazie al PNRR. Gli investimenti in R&S dei privati crescono al 7% all’anno e cresce l’export”. Così Francesco De Santis, Vice Presidente di Confindustria per Ricerca e Sviluppo, secondo cui “ora occorre consolidare questi risultati, rendendo strutturale la collaborazione tra università e imprese e rafforzando il trasferimento tecnologico. Solo così potremo superare il paradosso italiano di un’eccellente produzione scientifica che spesso non si traduce in innovazione industriale. Va sostenuta anche a livello nazionale la scelta europea di mettere al centro delle politiche per la crescita la competitività legata e la ricerca e innovazione”.

Il percorso avviato da CRUI e Confindustria proseguirà nei prossimi mesi attraverso iniziative di approfondimento e gruppi di lavoro dedicati ai temi emersi, con l’obiettivo di tradurre le proposte formulate in azioni concrete e strumenti operativi a supporto delle collaborazioni. In questa prospettiva, università e imprese confermano la comune volontà di rafforzare il dialogo istituzionale e la collaborazione strategica per sostenere innovazione, competitività e sviluppo delle persone, in quanto basi sostanziali del benessere.

Acea, utile semestre cresce a 454 milioni (+101%), conferma guidance. Ricavi +2%

Acea ha chiuso il primo semestre con un utile netto consolidato di 454 milioni di euro, in crescita del 101% e un utile netto ricorrente pari a 176 milioni (+16%). I ricavi consolidati pro-forma sono stati pari a 1,55 miliardi, in aumento del 2%. L’Ebitda pro-forma è pari a 721 milioni (-2%), l’Ebitda pro-forma ricorrente 719 milioni (+4%). Gli investimenti, si legge nella nota diffusa dopo il cda che ha approvato la relazione finanziaria al 30 giugno, sono sostanzialmente in linea con il primo semestre 2025, pari a 663 milioni, con focus sui business regolati (che rappresentano circa il 91% delle capex nette). Confermata la guidance 2026, con un Ebitda a +3%/+5% rispetto al 2025. “I risultati confermano la solidità del nostro percorso di crescita e una performance economico-finanziaria in linea con gli obiettivi del gruppo. Ciò dimostra l’efficacia della nostra strategia e l’impegno delle nostre persone. La conferma della guidance 2026 testimonia la capacità di Acea di continuare a generare valore per tutti gli stakeholder”, afferma l’a.d. di Acea Fabrizio Palermo. La crescita dell’utile netto consolidato, si spiega nella nota, beneficia, tra le altre, della plusvalenza realizzata a seguito della cessione di Acea Energia (268,5 milioni).    L’indebitamento finanziario netto si attesta a 5.180,0 milioni di euro al 30 giugno 2026, rispetto a 4.962,9 milioni di euro al 31 dicembre 2025. La variazione – si spiega – è riconducibile principalmente al saldo netto delle operazioni di asset rotation, agli investimenti realizzati nel periodo, alla distribuzione dei dividendi e al pagamento delle imposte.    Gli oneri finanziari netti pro-forma si attestano a 69,6 milioni, sostanzialmente in linea con il primo semestre 2025 (66,9 milioni). Al 30 giugno 2026, il costo globale medio del debito del Gruppo Acea si attesta al 2,16%, evidenziando – si legge nella nota – un lieve incremento rispetto al 30 giugno 2025 (2,07%).    Sul fronte dei ricavi, le attività regolate contribuiscono per circa 1,2 miliardi di euro, confermandosi su livelli sostanzialmente in linea con quelli dell’esercizio precedente.    Guardando all’evoluzione prevedibile della gestione, la società, “in un contesto globale incerto, a causa delle tensioni geopolitiche in Est Europa e Medio Oriente e delle politiche commerciali statunitensi”, sottolinea che i risultati del primo semestre 2026 “si confermano molto positivi, e in miglioramento sia in termini di margine operativo lordo sia di risultato netto”. L’azienda conferma quindi “la strategia di focalizzazione sullo sviluppo di infrastrutture sostenibili in contesti regolati, con l’obiettivo di mantenere una solida struttura finanziaria e generare un impatto positivo sulle performance operative ed economiche”.

Eni, via libera Ue all’ingresso di Ares in Plenitude

Via libera dalla Commissione Europea all’acquisizione del controllo congiunto di Eni Plenitude da parte della stessa Eni e della statunitense Ares Management Corporation, gestore globale di asset alternativi. Per la Commissione, la transazione notificata non solleva timori per la concorrenza, dato che il nuovo socio non è attivo nei mercati in cui opera la joint venture, né in mercati verticalmente collegati, cioè parte della stessa filiera. La transazione, che dovrebbe portare al deconsolidamento di Plenitude dal gruppo di San Donato Milanese, è stata esaminata tramite la procedura semplificata.

Fs Energy, in Calabria pannelli fotovoltaici per alimentare la rete elettrica dei treni

In Calabria è stato realizzato il più grande impianto fotovoltaico del Gruppo FS, dotato di circa 20mila pannelli capaci di generare 8,9MWp. FS Energy, con il supporto tecnico di Rete Ferroviaria Italiana e FS Engineering, ha attivato in provincia di Reggio Calabria, a Saline Ioniche, nell’ex Impianto delle Officine Grandi Riparazioni (asset di FS Sistemi Urbani) un nuovo impianto a pannelli fotovoltaici destinato ad alimentare la linea di trazione elettrica dei treni. L’impianto fotovoltaico è connesso a una Sottostazione Elettrica ferroviaria che è in grado di trasformare e convertire l’alta tensione in una forma adatta ad alimentare gli azionamenti e i motori dei treni. Il collegamento alla sottostazione elettrica di Saline Ioniche consente l’integrazione diretta della produzione di energia con la rete di trazione ferroviaria a 3mila V in corrente continua, contribuendo a rendere l’approvvigionamento energetico dei servizi ferroviari più stabile, sicuro, sostenibile e competitivo. Quello di Saline Ioniche è il quarto impianto del Gruppo FS attivo in Italia, oltre quelli di Padova, Foggia e Arezzo, ed è anche il più grande con i suoi 19.376 pannelli, con una produzione annua stimata di 14,07 GWh, equivalenti all’energia necessaria per effettuare 700 viaggi in treno fra Reggio Calabria e Milano con energia rinnovabile autoprodotta dal Gruppo FS. Continua l’impegno green del Gruppo FS nella produzione di energia rinnovabile, che vede FS Energy impegnata in prima linea nel garantire un approvvigionamento energetico progressivamente più sicuro, sostenibile e stabile. L’attivazione dell’impianto di Saline Ioniche rappresenta un importante passo avanti nel processo innovativo di decarbonizzazione del trasporto ferroviario nazionale.

Il nuovo impianto rientra tra le attivazioni individuate dal Gruppo FS per conseguire l’obiettivo di generare potenza da impianti fotovoltaici e ridurre l’assorbimento di energia dalla rete di trasmissione nazionale di alta tensione o dalla rete di distribuzione in media tensione. Obiettivo del Gruppo FS, primo consumatore di energia elettrica del Paese con circa il 2% della domanda nazionale, è la decarbonizzazione dei consumi energetici attraverso la produzione da fonti rinnovabili e l’installazione di oltre 1 GW (circa 1,5 TWh in caso di fotovoltaico) di capacità rinnovabile entro il 2029, pari al 19% di tutti i consumi elettrici del Gruppo FS, e di circa 2 GW (3 TWh in caso di fotovoltaico) entro il 2034, ovvero il 40% del fabbisogno.

Da Intesa Sp 50 mln a Generale Costruzioni Ferroviarie per il supporto dei piani di crescita

Intesa Sanpaolo sostiene lo sviluppo di G.C.F. – Generale Costruzioni Ferroviarie, leader nel settore delle infrastrutture ferroviarie e tra i principali operatori a livello europeo, mettendo a disposizione 50 milioni di euro per supportare i piani di crescita esterna dell’azienda e per l’ammodernamento del parco macchine. Il finanziamento è stato erogato attraverso la Divisione Banca dei Territori guidata da Stefano Barrese, in sinergia con la struttura Corporate Finance Mid Cap della Divisione IMI Corporate& Investment Banking, per supportare gli investimenti dell’azienda in macchine moderne, efficienti e coerenti con gli obiettivi di transizione sostenibile. Il piano finanziario di GCF. si inserisce in una strategia di crescita volta a combinare il rafforzamento della capacità operativa con un percorso di sviluppo per linee esterne. In tale contesto, accanto al sostegno degli investimenti tecnici ordinari, la Società ha attivato una linea dedicata alla finanza straordinaria, con l’obiettivo di cogliere opportunità di M&A e accelerare il processo di espansione e consolidamento del Gruppo nel medio periodo. GCF opera da più di 70 anni nello sviluppo ed innovazione di infrastrutture per la mobilità sostenibile. La Società avvia la sua attività nel settore delle costruzioni ferroviarie nel 1950 ed acquisisce nel corso dei decenni diverse società operanti nel settore dell’armamento ferroviario, allargando il raggio di azione e creando una struttura in grado di realizzare opere complesse. GCF è oggi un player di riferimento nella manutenzione, rinnovamento, costruzione ed elettrificazione di infrastrutture ferroviarie e di trasporto urbano, nella costruzione e vendita di mezzi d’opera e nella produzione di manufatti in calcestruzzo. Questa operazione si inserisce nel più ampio impegno di Intesa Sanpaolo nel sostenere investimenti orientati alla transizione sostenibile, accompagnando le imprese nei percorsi di efficientamento energetico, riduzione delle emissioni e sviluppo di infrastrutture innovative.
Attraverso soluzioni finanziarie dedicate e servizi di consulenza specialistica, in particolare la sinergia con il modello unico di advisory, la Banca dei Territori contribuisce a mantenere la competitivià delle PMI e le supporta nella realizzazione di progetti volti a crescita industriale, sostenibilità ambientale e competitività di lungo periodo anche all’estero.

“G.C.F. rappresenta una realtà di eccellenza nel panorama ferroviario, con un posizionamento competitivo consolidato anche a livello internazionale – ha dichiarato Roberto Gabrielli, Direttore Regionale Lazio e Abruzzo di Intesa Sanpaolo. L’operazione consente di sostenere un piano di sviluppo che rafforza capacità operativa e prospettive di crescita del Gruppo. Operazioni di finanza straordinaria, quotazione sui mercati, M&A devono essere accessibili alle pmi che investono sulla loro crescita e sono uno strumento importante in un contesto in veloce e continua trasformazione. Le imprese stanno dimostrando ampio interesse e noi, grazie ad un esclusivo sistema di advisory integrato, possiamo offrire soluzioni e consulenza adeguate a rafforzare la competitività a livello globale del sistema imprenditoriale Italia”. “La competitività delle infrastrutture ferroviarie del futuro passa attraverso investimenti continui in innovazione tecnologica, sostenibilità ambientale e crescita dimensionale. Il sostegno di Intesa Sanpaolo si inserisce pienamente in questa visione, accompagnando GCF in un programma di investimenti che prevede l’acquisizione di mezzi e tecnologie di nuova generazione, il rafforzamento delle nostre capacità industriali e l’espansione su nuovi mercati. È una collaborazione che valorizza un progetto imprenditoriale orientato alla creazione di valore duraturo, alla mobilità sostenibile e alla crescita internazionale del Gruppo”, dichiara Giuseppe Brecciaroli, amministratore delegato di Generale Costruzioni Ferroviarie.

Saipem completa un traguardo importante del progetto offshore Neptun Deep in Romania

Saipem ha completato con successo la campagna offshore per l’installazione della piattaforma di produzione del progetto Neptun Deep Gas Development nelle acque rumene del Mar Nero, raggiungendo una milestone fondamentale nello sviluppo del più grande progetto di gas naturale offshore attualmente in corso nell’Unione Europea. Sviluppato congiuntamente da OMV Petrom (l’operatore) e Romgaz, Neptun Deep contribuirà a rafforzare la sicurezza energetica e la diversificazione delle fonti di approvvigionamento dell’Europa attraverso lo sfruttamento delle risorse di gas naturale nel settore rumeno del Mar Nero. Il contratto assegnato a Saipem nel 2023 comprende l’ingegneria, l’approvvigionamento, la costruzione e l’installazione di una piattaforma di produzione gas, le attività subsea per i campi Domino e Pelican, rispettivamente a circa 1.000 e 125 metri di profondità, e la posa di una condotta offshore da 30 pollici lunga circa 160 chilometri, completa di un cavo in fibra ottica, dalla piattaforma fino alla costa rumena. La campagna di installazione è stata eseguita dalla Saipem 7000, una delle più grandi navi gru al mondo. Le operazioni hanno riguardato l’installazione del jacket, una struttura alta circa 135 metri e del peso superiore a 7.500 tonnellate, costruita presso il cantiere Saipem Offshore Construction di Arbatax, in Sardegna. Si tratta di una delle più grandi strutture mai realizzate nel sito produttivo sardo e rappresenta un esempio concreto delle capacità industriali e ingegneristiche italiane applicate alla realizzazione di infrastrutture energetiche strategiche per l’Europa.

Dopo essere stato trasportato nel Mar Nero, il jacket è stato sollevato, posizionato e ancorato al fondale marino mediante otto pali in acciaio. L’operazione è stata completata con l’installazione del topside della piattaforma del peso di circa 9.000 tonnellate, anch’essa uno dei più grandi moduli mai realizzati presso il cantiere Saipem di Karimun, in Indonesia. Una volta operativa, la piattaforma – interamente automatizzata e controllata da remoto – immetterà il gas trattato nei 160 km di condotta posata dai mezzi navali della flotta Saipem, il Castorone per la posa in acque profonde, e il Castoro 10 per la posa vicino alla riva. Il completamento della campagna di installazione offshore della piattaforma rappresenta un passaggio decisivo verso l’entrata in produzione del progetto Neptun Deep e conferma la capacità di Saipem di realizzare infrastrutture energetiche offshore complesse, mettendo a disposizione dei propri clienti competenze ingegneristiche, capacità esecutiva e mezzi navali tra i più avanzati del settore. Il progetto testimonia inoltre il contributo dell’industria e dell’ingegneria italiana alla realizzazione di infrastrutture energetiche strategiche per il continente, a supporto della sicurezza energetica europea e della diversificazione delle fonti di approvvigionamento.

Fincantieri amplia contratto per sottomarini per OCCAR

Fincantieri ha firmato con OCCAR (Organisation for Joint Armament Co-operation) un’integrazione contrattuale al programma U212 NFS (Near Future Submarine), per la fornitura di 4 sottomarini di nuova generazione, che il Gruppo sta realizzando per la Marina Militare nel Cantiere Integrato di Muggiano (La Spezia). L’accordo, sottoscritto da Joachim Sucker, direttore OCCAR-EA, e da Fulvio Palermo, responsabile Project Management della Direzione Navi Militari di Fincantieri, ha un valore di circa 317 milioni di euro e prevede nuove capacità tecnologiche con sistemi di contromisura sviluppati da WASS – società del Gruppo specializzata nei sistemi subacquei avanzati – e un rafforzamento delle attività di supporto logistico.
L’integrazione contrattuale consente di anticipare di due anni, dal 2034 al 2032, la consegna della quarta unità del programma, e dal 2029 la consegna di un sottomarino all’anno alla Marina Militare. L’integrazione delle nuove soluzioni di contromisura sviluppate da WASS e adottate per la prima volta a bordo dei sottomarini nazionali, è un passo avanti nell’ evoluzione delle capacità operative delle unità e valorizza il patrimonio tecnologico e industriale maturato all’interno del Gruppo. L’iniziativa si inserisce nella strategia di consolidamento della leadership di Fincantieri nel dominio della subacquea. Il programma U212 NFS è un’evoluzione dei precedenti sottomarini della classe U212A, con più ampio contenuto tecnologico nazionale e a superiore integrazione dei sistemi di bordo. Le innovazioni sviluppate dall’industria italiana, tra cui la batteria di propulsione agli ioni di litio e il nuovo sistema di combattimento, garantiranno maggiore silenziosità, autonomia, efficienza e resilienza cyber. Il Cantiere Integrato di Muggiano, polo storico di eccellenza nazionale che, con oltre un secolo di attività e più di cento sottomarini realizzati, è uno dei principali punti di riferimento internazionali nel settore, ha avviato la costruzione delle 4 unità, in consegna nel quadriennio 2029-2032. Questo accordo conferma il ruolo di Fincantieri nello sviluppo delle capacità subacquee nazionali e rafforza il nostro posizionamento in un dominio strategico per la sicurezza, la difesa e la competitività tecnologica del Paese. La subacquea rappresenta oggi uno dei principali pilastri di crescita del Gruppo, un ambito nel quale disponiamo di un ecosistema industriale integrato che ci consente di presidiare l’intera catena del valore, dalle piattaforme ai sistemi fino ai servizi avanzati”, ha detto Pierroberto Folgiero, a.d. e d.g. di Fincantieri. L’accordo “valorizza la capacità di Fincantieri di mettere a sistema competenze cantieristiche, tecnologie proprietarie e know-how specialistico, facendo leva sulle eccellenze sviluppate all’interno delle nostre società e lungo la filiera nazionale. La capacità di anticipare al 2032 la consegna della quarta unità – ha concluso – dimostra come Fincantieri sappia tradurre innovazione, competenze industriali e capacità esecutiva in risultati concreti, consentendo alla Marina Militare di ricevere un nuovo sottomarino ogni anno a partire dal 2029”.

A2A: sale al 100% di NetCity, si rafforza in filiera servizi transizione energetica

A2A si rafforza nella filiera dei servizi energetici destinati a famiglie e piccole imprese. Attraverso la controllata A2A Energia, spiega una nota, ha perfezionato l’acquisto del 51% delle quote di NetCity da Suncity Group, portando al 100% la partecipazione nell’azienda specializzata nell’installazione e manutenzione delle soluzioni per l’efficienza energetica che A2A mette a disposizione dei propri clienti domestici e Pmi in tutta Italia. Grazie a questa iniziativa, A2A Energia consolida una piattaforma per l’offerta di soluzioni che integrano la fornitura di energia, hardware e servizi di installazione sempre piu’ innovativi e capillari, sviluppando sinergie operative tra tutti i canali e i touchpoint commerciali. “L’acquisizione di NetCity rappresenta il completamento di un percorso industriale che ci ha consentito di ampliare il portafoglio di servizi integrati che spaziano dal fotovoltaico agli accumuli, dalle pompe di calore ai sistemi di ricarica per veicoli elettrici’, commenta Andrea Cavallini, amministratore delegato di A2A Energia.

Enilive firma un accordo per acquisire da Prax le stazioni di servizio OIL! in Europa

Enilive, tramite la sua controllata Enilive Deutschland, e Prax hanno firmato un accordo vincolante per l’acquisizione del 100% di OIL! Tankstellen, società attiva nella vendita di prodotti e servizi per la mobilità in Germania, Danimarca, Austria e Svizzera. Il perfezionamento dell’operazione è subordinato alle autorizzazioni da parte delle autorità competenti. Grazie a questa acquisizione, Enilive amplierà la propria rete con circa 320 stazioni di servizio, rafforzando la propria presenza in importanti mercati ed espandendosi nel mercato danese. Attualmente Enilive conta circa 5.300 stazioni in Europa e continua a sviluppare la propria offerta per la mobilità con l’obiettivo di soddisfare le esigenze in costante evoluzione delle persone in movimento. A seguito del perfezionamento dell’operazione, le stazioni di servizio di OIL! saranno progressivamente integrate nella rete Enilive, che unisce l’offerta di carburanti tradizionali a un’ampia disponibilità di prodotti per la mobilità a ridotte emissioni, come il diesel HVO, il biocarburante prodotto al 100% da materie prime rinnovabili nelle bioraffinerie Enilive di Venezia e Gela, oggi in vendita in oltre 1.700 stazioni in Europa. L’offerta Enilive include anche punti di ricarica fast e ultra-fast per veicoli elettrici (sviluppati in collaborazione con Plenitude On The Road, società controllata da Plenitude), negozi di prossimità e proposte per la ristorazione, tra cui il format Enilive Café, che conta oltre 1.200 punti vendita in Europa, di cui oltre 330 in Germania.

Erg: avviato il parco eolico di Aukrug in Germania da 22,4 MW

Erg ha completato la costruzione ed energizzato il parco eolico di Aukrug, situato nel Nord della Germania. Il parco si compone di quattro turbine Vestas V150 da 5,6 MW ciascuna, pari a una capacita’ installata complessiva di 22,4 MW ed una produzione annua stimata di circa 50 GWh. L’impianto beneficia di un CfD ventennale, in linea con la strategia di stabilizzazione dei ricavi perseguita dal Gruppo. L’energia rinnovabile prodotta dall’impianto sara’ in grado di soddisfare il fabbisogno elettrico di circa 8.000 famiglie, per un totale di 16 kt/anno di CO2 evitata. Paolo Merli, CEO di ERG ha commentato: ‘Con l’energizzazione del parco di Aukrug, ERG supera quota 350 MW di potenza eolica installata in Germania. Aukrug e’ il primo dei quattro progetti attualmente in costruzione nel Paese, tra repowering e greenfield, ad entrare in esercizio, a riprova del solido percorso di crescita del Gruppo in un mercato importante come la Germania e della strategia volta a garantire stabilita’ e prevedibilita’ dei ricavi grazie al CfD di cui beneficia l’impianto’.

Getlink (Eurotunnel): dopo conti semestrali in crescita alza guidance per 2026

Getlink, l’operatore del Tunnel sotto la Manica, ha registrato un aumento del 4,4% dell’utile netto nel primo semestre, raggiungendo i 118 milioni di euro, grazie ai “buoni risultati” ottenuti in tutti i segmenti di attivita’. I ricavi sono stati pari a 824 milioni di euro (+11,5%) e grazie ai risultati semestrali, Getlink ha deciso di alzare la forchetta di previsione dell’Ebitda per il 2026. E’ stato un ‘primo semestre eccellente’. I ricavi del solo Eurotunnel sono aumentati dell’1,8% a 574 milioni di euro, trainati in particolare da una crescita del 4% del traffico ferroviario (Eurostar). Eleclink (la controllata per la trasmissione di energia elettrica) ha visto i propri ricavi impennarsi del 70,7%, raggiungendo i 157 milioni di euro. Contestualmente, il fatturato della societa’ di trasporto merci Europorte è cresciuto del 12%, raggiungendo i 93 milioni di euro, “grazie all’acquisizione di importanti contratti per la gestione di infrastrutture ferroviarie”.

Ita Airways: il cda approva il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro del Trasporto Aereo e gli accordi aziendali collegati

Il Consiglio di Amministrazione di ITA Airways ha approvato gli accordi sottoscritti con le organizzazioni sindacali per il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro del Trasporto Aereo e dei relativi accordi aziendali collegati. Il via libera del CdA conclude il percorso negoziale avviato con le Parti Sociali e conferma la volontà della Compagnia di investire sulle proprie persone. Oltre alla revisione del trattamento economico, gli accordi introducono misure dedicate al welfare e al wellbeing, con l’obiettivo di promuovere un ambiente di lavoro sempre più attento alla valorizzazione delle persone, alla crescita professionale e allo sviluppo sostenibile dell’azienda. “L’approvazione da parte del Consiglio di Amministrazione conclude positivamente un percorso di confronto serio e costruttivo con le Organizzazioni Sindacali. Desidero ringraziare a nome del Consiglio tutti coloro che hanno lavorato per raggiungere questo risultato, dimostrando un grande senso di responsabilità», ha dichiarato il Presidente di ITA Airways, Sandro Pappalardo. «ITA Airways svolge un ruolo strategico per il Paese e il trasporto aereo rappresenta un’infrastruttura essenziale per la competitività del Sistema Italia. Per questo crediamo che relazioni industriali solide e orientate al dialogo costituiscano un elemento di interesse nazionale, capace di sostenere la crescita della Compagnia, la continuità del servizio e lo sviluppo del nostro Paese”.

L’amministratore delegato e dettore generale di ITA Airways, Joerg Eberhart, ha dichiarato: “L’accordo approvato rappresenta un investimento concreto sulle nostre persone, il principale fattore di successo della Compagnia. In un contesto complesso, segnato dalle tensioni geopolitiche e dalle criticità che interessano il settore, era importante dare una risposta concreta ai nostri colleghi, chiamati ogni giorno a contribuire al raggiungimento dei nostri obiettivi industriali. Accanto alla revisione del trattamento economico, abbiamo voluto introdurre misure dedicate al welfare e al wellbeing, perché siamo convinti che investire nel benessere delle persone significhi investire nella crescita sostenibile e nella competitività di ITA Airways”.  L’approvazione degli accordi rappresenta un ulteriore tassello del percorso di sviluppo di ITA Airways e conferma la volontà della Compagnia di coniugare competitività, valorizzazione delle persone e qualità delle relazioni industriali, nella convinzione che la crescita dell’Azienda passi anzitutto dal contributo e dall’impegno delle proprie persone.

Aeroporti, a Fiumicino inaugurato ‘Open’ il nuovo centro direzionale

Aeroporti di Roma, società del Gruppo Mundys, ha inaugurato ieri “Open – FCO Smart Workplace”, il nuovo e avanguardistico centro direzionale realizzato nell’area di fronte al Terminal 1 del “Leonardo da Vinci”. La nuova infrastruttura andrà a rafforzare ulteriormente il ruolo dello scalo, confermato miglior aeroporto europeo per l’ottava volta dal 2018, come hub integrato, sostenibile e al servizio di un importante sistema produttivo e occupazionale composto da compagnie aeree, imprese, professionisti e operatori. Con l’apertura di Open, ADR compie quindi un ulteriore passo avanti nel percorso di sviluppo infrastrutturale dell’area fronte Terminal, ampliando la propria offerta direzionale. Il nuovo centro, realizzato tra gennaio 2024 e aprile 2026, in grado di ospitare fino a 600 persone in 70 uffici e 35 sale meeting, diventerà l’headquarter degli uffici di diversi vettori – tra cui ITA Airways, Emirates, American Airlines, Alaska Air, Delta e Air Canada – oltre che di società di handling e rent-a-car operativi nello scalo. Pur mantenendo una naturale vocazione al servizio del comparto aeronautico, Open, grazie alla sua posizione strategica all’interno dell’;hub, potrà diventare un punto di riferimento anche per imprese che necessitano di servizi di business meeting e di spazi di networking e rappresentanza e nell’ambito dello scalo romano. Con una superficie complessiva di 16.000 metri quadrati, Open mette a disposizione spazi modulari, sia ad uso esclusivo sia condiviso, oltre ad aree dedicate a incontri di business,
conferenze, eventi e workshop, affiancate da ambienti progettati per favorire collaborazione, relazione e networking.

Progettata da ADR Ingegneria e ADR Infrastrutture secondo i più avanzati criteri di sostenibilità e innovazione architettonica volti all’ottenimento della certificazione LEED, il centro direzionale è stato realizzato con materiali a basso impatto ambientale, incluse facciate inclinate appositamente studiate per limitare il surriscaldamento dell’edificio e migliorare il comfort interno. Durante la fase di costruzione sono state adottate soluzioni innovative per la sicurezza sul lavoro, incluso un sistema di videosorveglianza intelligente basato su intelligenza artificiale in grado di monitorare costantemente le attività e di rilevare automaticamente eventuali accessi ad aree non autorizzate o il mancato utilizzo dei dispositivi di protezione individuale, contribuendo ad aumentare gli standard di sicurezza. In linea con la strategia di sostenibilità di Mundys e ADR, Open vede anche installato un impianto fotovoltaico in copertura da circa 67 kWp. Il centro è dotato inoltre di un sistema di Building Management System (BMS) per il monitoraggio intelligente dei consumi e degli  spazi, di un impianto di illuminazione LED a basso consumo e di una rete duale per l’utilizzo di acqua industriale nei servizi e negli impianti. L’inaugurazione di OPEN è stata accompagnata anche dalla presentazione di “Continuum” (2026), opera site-specific realizzata da Michela Picchi, artista italiana dal linguaggio visivo multidisciplinare. Caratterizzata da linee fluide e interconnesse che attraversano superfici e volumi, l’opera costruisce un continuum visivo che dialoga con l’architettura e contribuisce a ridefinire percettivamente gli ambienti del nuovo edificio. L’intervento si inserisce nel più ampio impegno di ADR per integrare arte e cultura nei propri spazi, contribuendo a valorizzare il patrimonio creativo e identitario del nostro Paese.

“L’apertura di Open è un altro passo in avanti importante del percorso di sviluppo di Fiumicino. Lavorando con tenacia e creatività, ADR ha saputo trasformare l’hub della Capitale nel miglior aeroporto europeo, mettendo al primo posto la qualità dei servizi al passeggero, la crescita sostenibile, l’innovazione. La capacità di innovare sé stessi, sempre, e di percorrere strade nuove è fondamentale per ottenere risultati tangibili. In questo senso, continueremo a supportare ADR, anche e soprattutto nella sfida di realizzare in tempo utile il piano di sviluppo sostenibile dell’aeroporto, un progetto di rilevante interesse pubblico, che potrà generare valore condiviso per la comunità di Fiumicino e il sistema produttivo nazionale” ha dichiarato il Presidente di Mundys
Alessandro Benetton. “Con OPEN compiamo un ulteriore passo nel percorso di sviluppo del nostro aeroporto, realizzando un’infrastruttura innovativa e sostenibile che rafforza l’offerta direzionale e la capacità di Fiumicino di essere un hub integrato al servizio dell’intero distretto industriale aeroportuale, degli operatori, delle compagnie aeree e di tutte le imprese” ha dichiarato l’Amministratore Delegato di Aeroporti di Roma, Marco Troncone. “OPEN rappresenta quindi un nuovo capitolo della nostra strategia di crescita verso l’aeroporto del futuro, che punta a traguardare i 100 milioni di passeggeri entro il 2046, consolidando ulteriormente il ruolo di Fiumicino come scalo globale, innovativo, sostenibile e sempre più attrattivo per ilsistema Paese, in sinergia con il territorio e la comunità che lo ospitano”.

Aeroporti, al ‘Karol Wojtyla’ di Bari un nuovo parcheggio da 611 posti

E’ stata inagurata ieri all’aeroporto ‘Karol Wojtyla’ la nuova area di sosta a servizio dei passeggeri, per rispondere alla sempre più crescente domanda generata dall’aumento del traffico aereo. La nuova struttura, sviluppata su due livelli, prevede 312 posti auto coperti al piano terra e 299 al primo piano, con una tariffa settimanale a partire da 6 euro al giorno. Ogni stallo ha le dimensioni standard di 5 x 2,5 metri, con ampi spazi progettati per garantire facilità di accesso e manovra agli utenti. “L’apertura di questa nuova area parcheggio – ha dichiarato il presidente di Aeroporti di Puglia, Antonio Maria Vasile – è un ulteriore tassello degli interventi che stiamo realizzando per accompagnare la crescita del traffico passeggeri e della domanda di più efficienti servizi aeroportuali. Investiamo in infrastrutture che migliorano significativamente l’esperienza di viaggio e garantiscono soluzioni accessibili a tutti. Offrire una sosta a prezzi contenuti significa rendere i nostri scali sempre più vicini alle esigenze di cittadini, turisti e di chi utilizza questo servizio per motivi di lavoro. Voglio ringraziare tutto il team ‘engineering’ di Aeroporti di Puglia, impegnato quotidianamente nel trovare soluzioni innovative e sostenibili per migliorare i nostri servizi e Apcoa che ha saputo tradurre il progetto in una struttura moderna e funzionale. Un grazie alla Regione Puglia che continua a credere nella crescita e nella qualificazione della nostra rete aeroportuale. Continueremo a lavorare per rendere i nostri scali sempre più competitivi”.

La gestione della nuova infrastruttura è affidata ad Apcoa, società tra le leader mondiali del settore, che ha realizzato l’opera seguendo le linee guida tecniche del team di AdP Engineering. La struttura, moderna e funzionale, è basata su un sistema di travi portanti in acciaio, interamente modulare e smontabile: una soluzione progettuale che oltre a garantire rapidità costruttiva consentirà in futuro eventuali ampliamenti in funzione dell’evoluzione della domanda e dello sviluppo dello scalo. “In questa giornata il pensiero – ha dichiarato l’amministratore delegato di Apcoa, Andrea Grassi – va al nostro storico amministratore delegato Arturo Benigna che è scomparso poco meno di un mese fa e che è stato il fautore di questo progetto. Stiamo parlando di una struttura con più di 600 nuovi posti low cost che porterà l’offerta complessiva del parcheggio low cost a circa 1000 posti auto. Numeri che rappresentano più di un terzo dei posti auto di tutto l’aeroporto dedicati all’utenza low cost.Inoltre, grazie al fatto che 300 posti auto sono coperti, offriamo anche un servizio di qualità al prezzo low cost, perché un’auto all’ombra è un benefit importante. Quest’opera si inserisce in un piano di interventi molto più ampio dal valore di circa 8 milioni di euro che sono appunto l’oggetto del project financing che ci vede partner di Aeroporti di Puglia. Un parcheggio che anni fa poteva sembrare lontano dall’aerostazione oggi attraverso il passaggio pedonale coperto avvicina il Terminal aggiungendo un servizio di qualità che prima non c’era”. La realizzazione del nuovo parcheggio rientra nel più ampio programma di potenziamento infrastrutturale promosso da Aeroporti di Puglia, finalizzato ad accompagnare lo sviluppo del traffico attraverso investimenti che mirano alla qualità dell’accoglienza, dell’efficienza operativa e della sostenibilità.

Ondate di calore: nasce il progetto ‘Oasi’ della Croce Rossa per il supporto delle comunità vulnerabili

A un anno dalla fase pilota di Opera – realizzato da Croce Rossa Italiana con il sostegno di Fondazione Banco dell’energia e Edison – Oasi si estende ufficialmente su scala nazionale. Prende così il via la seconda fase dell’iniziativa, che vede la conferma di Edison e l’ingresso del nuovo partner Plenitude, per supportare le fasce più fragili della popolazione in occasione delle ondate di calore, mettendo a disposizione locali attrezzati nei quali trovare assistenza e servizi socio-sanitari. Grazie al progetto, si prevede che a beneficiare degli interventi in 5 nuovi Comitati CRI saranno oltre 5.000 persone ogni anno. A fine luglio le prime aperture nei Comitati di Ardea (Roma) e Rosignano Solvay (Livorno). Seguiranno, in agosto, Borgosesia (Vercelli), Caltanissetta e Napoli.

Gli episodi di caldo estremo sono diventati sempre più frequenti, intensi e prolungati e mettono a rischio la salute di tutti. Solo nel 2025 abbiamo sperimentato 17 ondate di calore con oltre 4.500 decessi attribuibili alle alte temperature*. In questo 2026, già dai primi giorni di giugno, le temperature hanno toccato in Europa picchi record con conseguenze sulla sicurezza e il benessere delle persone, soprattutto di chi vive in condizioni di maggiore fragilità. Perché il caldo estremo pesa di più per chi è anziano e magari solo e senza accesso a sistemi di raffrescamento, per le famiglie che non possono permettersi il condizionatore o faticano a pagare le bollette, per i lavoratori esposti alle alte temperature e, in generale, per le comunità in contesti urbani socialmente ed economicamente svantaggiati. Per rispondere a quella che assume sempre più i contorni di una problematica ricorrente è nato il progetto Oasi della Croce Rossa Italiana, con le sedi dei Comitati territoriali che si trasformano in centri di raffrescamento, veri e propri rifugi cimatici, in spazi aperti alla comunità dove, nei giorni di caldo estremo, è possibile trovare un ambiente climatizzato e sicuro, ricevere beni di conforto, accoglienza e informazioni utili. Nel 2025, con un progetto pilota avviato a Opera grazie al contributo di Banco dell’energia e di Edison, il Comitato CRI di Area Sud Milanese ha accolto più di 500 beneficiari nel primo spazio di accoglienza che si è confermato un modello virtuoso, innovativo e, soprattutto, replicabile.

“Il progetto Oasi dimostra l’attenzione della Croce Rossa per le nuove vulnerabilità. L’impatto concreto sulla comunità dei centri di raffrescamento è stato dimostrato anche di recente, quando a causa di un improvviso blackout che ha colpito il comune di Opera nel pieno dell’ondata di caldo di fine giugno, la Croce Rossa ha risposto aprendo le porte della sede 24 ore su 24, trasformando il centro in un rifugio sicuro per decine di cittadini rimasti senza energia elettrica e climatizzazione. Questo significa essere vicini alle comunità, intervenendo sui bisogni emergenti e proteggendo i più fragili”, ha commentato Rosario Valastro, Presidente della Croce Rossa Italiana.

“Tra le attività che il Banco dell’energia promuove, la collaborazione con la Croce Rossa Italiana per il progetto OASI assume una particolare rilevanza. Le ondate di calore, ormai sempre più frequenti e intense, non rappresentano soltanto una sfida ambientale ma stanno dando origine a una nuova dimensione della povertà energetica che colpisce anche in estate le persone più vulnerabili e chi non ha la possibilità di raffrescare la propria casa e di proteggersi dalle temperature estreme. In questo contesto, i centri di raffrescamento svolgono un ruolo fondamentale nel contrastare questo fenomeno, ponendosi come un modello strutturale, inclusivo e replicabile. Continueremo a lavorare per mettere in campo altre iniziative virtuose come questa” Roberto Tasca, Presidente di Fondazione Banco dell’energia e A2A.

“Dopo la positiva esperienza a Milano Opera, la realizzazione di altri due centri di raffrescamento presso le sedi dei Comitati CRI ad Ardea e a Napoli, che accoglieranno la popolazione vulnerabile locale offrendo ristoro durante i caldi mesi estivi e uno spazio confortevole e sicuro, conferma l’impegno di Edison nel contrastare le sempre più diffuse ondate di calore in Italia. Grazie alla collaborazione con Banco dell’Energia e Croce Rossa Italiana, siamo in grado di offrire un supporto immediato e tangibile per migliorare il benessere e la qualità della vita di queste persone, contribuendo a dare soluzioni concrete al problema del cambiamento climatico”, ha dichiarato Nicola Monti Amministratore delegato di Edison e Vice presidente di Fondazione Banco dell’energia.

“Insieme a Croce Rossa Italiana e Banco dell’energia abbiamo contribuito alla realizzazione di tre nuovi centri di raffrescamento in Sicilia, Toscana e Piemonte. Un progetto che unisce attenzione alle persone, efficienza energetica e fonti rinnovabili, mettendo a disposizione delle comunità locali spazi più adatti ad affrontare i periodi di caldo estremo”, ha dichiarato Stefano Goberti, Amministratore Delegato di Plenitude.

Così, quello che è nato come un modello locale oggi si estende ufficialmente su scala nazionale: grazie al rinnovato sostegno di Fondazione Banco dell’energia e al supporto dei partner Edison e Plenitude altri cinque Comitati territoriali della Croce Rossa Italiana, presto tutti operativi, si sono attrezzati per offrire nuovi spazi sicuri alla cittadinanza. I Comitati CRI di Ardea, Napoli, Borgosesia, Caltanissetta e Rosignano Solvay diventano sedi raffrescate in cui il supporto sociale si coniuga con la sostenibilità ambientale: le strutture sono state infatti oggetto di specifici interventi di efficientamento energetico, volti sia a migliorare il comfort termico degli spazi interni sia a ridurre i consumi attraverso l’installazione di sistemi fotovoltaici.

Ambiente, Anci: il Piano di ripristino della natura sia un alleato dei Comuni, serve un confronto con il Ministero

“Condividiamo pienamente gli obiettivi europei di tutela della biodiversità e di contrasto ai cambiamenti climatici e crediamo che il Piano di Ripristino della Natura possa essere uno strumento alleato degli enti locali. Per questo chiediamo un confronto tecnico approfondito con il Ministero, con un periodo di transizione e meccanismi di aggiustamento come già previsto in altri Paesi europei”. Lo ha dichiarato la presidente della Commissione Ambiente e Territorio dell’Anci, Carlotta Bonvicini, assessora alle Politiche per il Clima del Comune di Reggio Emilia, in occasione dell’insediamento della Commissione cui ha preso parte anche il delegato Anci all’Ambiente e sindaco di Roccasecca, Giuseppe Sacco. “Pur condividendo gli obiettivi europei di tutela della biodiversità e di miglioramento della qualità ambientale delle città attualmente in fase di consultazione – ha spiegato Bonvicini – il Piano nazionale di ripristino della natura che attua in Italia il Regolamento UE presenta alcune criticità, ad iniziare dalle basi informative utilizzate per delimitare gli ecosistemi urbani. In particolare, sono
state segnalate incongruenze che includono vaste aree agricole, forestali o naturali esterne ai centri abitati, con il rischio di produrre effetti distorsivi sulla pianificazione comunale”. Tra i temi affrontati, particolare rilievo è stato dato poi al dissesto idrogeologico, con la necessità di rafforzare il coordinamento istituzionale e rendere più efficaci gli strumenti a disposizione degli enti locali, oltre che alle politiche per il verde urbano e alla definizione dei nuovi Criteri Ambientali Minimi. Su questo è intervenuto il delegato Anci all’Ambiente Giuseppe Sacco auspicando “un quadro attuativo più chiaro e adeguati strumenti di supporto. L’attribuzione diretta di responsabilità ai Comuni senza risorse e accompagnamento tecnico – ha aggiunto – rischia di generare difficoltà applicative e contenziosi. Va inoltre rafforzato il quadro normativo sul dissesto idrogeologico, per garantire un coordinamento più efficace tra tutti i livelli istituzionali”.

Energia: fino a 11 gradi in meno percepiti con i rifugi climatici all’aperto

Spazi pubblici all’aperto per fronteggiare il caldo estremo in città e ridurre gli sprechi energetici. Sono i rifugi climatici outdoor, già censiti e mappati in Italia da città come Roma, Milano, Torino, Firenze, Bologna e Pavia. Sul tema ENEA ha condotto una ricerca finanziata dal ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, che è stata presentata a un evento satellite del Festival New European Bauhaus. Da queste esperienze è nata una community per lo scambio di esperienze e conoscenze, alla quale hanno già espresso l’interesse ad aderire una ventina tra associazioni del terzo settore, istituti di ricerca e università (ad esempio Sapienza Università di Roma, dipartimento Bessa – Benessere, salute e sostenibilità ambientale).
“La ricerca ENEA si occupa di determinare le prestazioni energetiche e microclimatiche dei rifugi climatici, intesi come spazi outdoor che, se opportunamente attrezzati, possono ridurre di 11 gradi la temperatura percepita, fornendo al contempo altri benefici”, spiega la ricercatrice ENEA Ezilda Costanzo del Dipartimento Tecnologie Energetiche e Fonti Rinnovabili (TERIN). “Per rilevare abitudini, preferenze, sensazioni e gradimento soggettivi – aggiunge – lo studio si è avvalso e continua ad avvalersi della Citizen Science, ovvero della scienza partecipata”.
“Sono state considerate caratteristiche come accessibilità, benessere visivo e acustico, sicurezza, socialità e senso di appartenenza al luogo, che contribuiscono all’accettazione e alla popolarità di tali spazi pubblici con impatti sociali che si accompagnano alla riduzione di consumi e picchi energetici, emissioni e costi da climatizzazione indoor durante il periodo estivo e le ondate di calore”, prosegue Costanzo. ENEA sta inoltre svolgendo l’indagine Outdoor is Cool, alla quale hanno già partecipato oltre 500 persone in tutta Italia.
“Oggi la soluzione di adattamento più scelta dai giovani per difendersi dal caldo estremo estivo è l’uso dei condizionatori nelle proprie abitazioni, ma è emersa la disponibilità quasi unanime a partecipare a ricerche e iniziative, arrivando fino a cambiare abitudini, se le città si dotassero di rifugi climatici all’aperto”, conclude Costanzo. La metodologia è stata già applicata a iniziative pilota in collaborazione con i soggetti che per primi hanno aderito alla piattaforma per lo scambio di esperienze sui rifugi climatici. Tra queste, la passeggiata tra cultura e clima nel centro storico di Roma con l’Aigu, ovvero l’associazione italiana giovani Unesco, e le rilevazioni ambientali del progetto “Girls4Climate” dell’associazione Cleanap a Napoli.

Eurostat, le rinnovabili rappresentano il 26% del consumo energetico

I dati provvisori per il 2025 mostrano che la quota di energia da fonti rinnovabili nel consumo finale lordo di energia nell’UE ha raggiunto il 26,2%, in aumento rispetto al 25,2% del 2024. La quota è in aumento da quando è iniziata la serie storica nel 2004 (9,6%). Tuttavia, c’è ancora da fare, poiché l’UE L’obiettivo per le energie rinnovabili entro il 2030 è del 42,5%. Il raggiungimento di tale obiettivo richiederebbe un aumento medio annuo di 3,3 punti percentuali (pp) dal 2026 al 2030.
Tra i paesi dell’UE, la Svezia ha registrato la quota più alta di consumo finale lordo di energia proveniente da fonti rinnovabili, con il 65,4%. La Svezia si è basata principalmente su biomassa solida, energia idroelettrica ed eolica. Seguono la Finlandia con il 53,0%, anch’essa basata su biomassa solida, energia eolica ed idroelettrica, e la Danimarca con il 48,2%, la cui energia rinnovabile proviene principalmente da biomassa solida, energia eolica e biogas. Le quote più basse di energie rinnovabili sono state registrate in Belgio (14,9%), Slovacchia (16,3%) e Irlanda (17,2%).
Nel 2025, per quanto riguarda il consumo lordo di elettricità nell’UE, le fonti di energia rinnovabile rappresentavano il 49,9%, con un incremento di 2,4 punti percentuali rispetto al 2024. A titolo di confronto, nel 2004, anno di inizio della serie storica, la quota era del 15,9%.
In Austria, il 90,8% del consumo lordo di elettricità proveniva da fonti rinnovabili, mentre in Svezia la quota era dell’89,2%. Anche Danimarca (77,7%), Portogallo (65,6%), Grecia (60,9%) e Spagna (60,7%) hanno registrato quote di energie rinnovabili superiori al 60%. Al contrario, Malta (11,2%), Repubblica Ceca (19,2%), Lussemburgo (23,3%), Slovacchia (24,1%) e Cipro (27,5%) hanno registrato le quote più basse.
Nell’UE, l’utilizzo di fonti di energia rinnovabile per il riscaldamento e il raffreddamento ha continuato ad aumentare, raggiungendo una quota del 27,4% nel 2025, il valore più alto dall’inizio della serie storica nel 2004 (11,7%). La quota è cresciuta di 0,7 punti percentuali rispetto al 2024 (26,7%), leggermente al di sotto dell’incremento medio annuo registrato tra il 2004 e il 2025 (0,75 punti percentuali).

Materie prime critiche, studio Bei: l’Ue deve investire 2 mld all’anno al 2030

L’Europa possiede il potenziale geologico per rafforzare il proprio approvvigionamento di materie prime critiche, ma necessita di azioni più rapide e mirate per trasformare tale potenziale in progetti concreti. Questo è il messaggio principale di un nuovo studio tecnico commissionato dalla BEI e realizzato con l’assistenza di Aurum Exploration Limited.

Lo studio si concentra su un aspetto fondamentale della sfida: l’esplorazione mineraria. Senza esplorazione, non possono esserci nuove miniere, né nuove forniture interne, né un solido portafoglio di progetti per futuri investimenti. Eppure, l’esplorazione è anche la fase più rischiosa della catena del valore delle materie prime. Secondo lo studio, solo circa una prospettiva di esplorazione iniziale su 10.000 e un progetto di esplorazione più avanzato su 1.000 si trasformano infine in miniere operative.

La legge europea sulle materie prime critiche (Critical Raw Materials Act) fissa l’obiettivo che almeno il 10% del consumo annuo dell’UE di materie prime strategiche provenga da estrazioni nazionali entro il 2030. Lo studio rileva che l’ambizione politica è attualmente superiore al numero di progetti di esplorazione pronti per la fase di sviluppo, in gran parte perché l’Europa ha investito troppo poco nell’esplorazione per molti anni.

Si stima che l’attuale spesa per l’esplorazione mineraria nell’UE si aggiri intorno a 0,2 miliardi di euro all’anno. Per contribuire al raggiungimento degli obiettivi dell’UE, lo studio stima che tale cifra dovrebbe decuplicare, arrivando a circa 2 miliardi di euro all’anno nei prossimi cinque anni. Questo porterebbe la spesa per l’esplorazione nell’UE al di sopra di quella attualmente sostenuta in Canada e Australia, due delle principali giurisdizioni minerarie al mondo.

Lo studio rileva inoltre che l’UE attualmente attrae solo una piccola quota degli investimenti globali nell’esplorazione. Nel 2024, il Canada ha rappresentato il 20% del budget globale per l’esplorazione e l’Australia il 16%, mentre l’UE ha rappresentato il 3%. Allo stesso tempo, lo studio evidenzia esempi incoraggianti all’interno dell’UE, con paesi come la Finlandia e la Svezia che dimostrano come un’attività di esplorazione più intensa sia possibile in Europa.

«Il dibattito europeo sulle materie prime critiche spesso inizia con le importazioni. Questo può creare l’impressione che l’Europa rimarrà in gran parte dipendente dalle forniture esterne», ha affermato Nicola Beer, vicepresidente della Banca europea per gli investimenti . «Ma questo studio dimostra che l’Europa possiede un significativo potenziale minerario proprio, che potrebbe svolgere un ruolo molto più importante nel rafforzare la nostra sicurezza di approvvigionamento. La sfida è creare le condizioni che consentano di scoprire e sviluppare questo potenziale in modo responsabile. Ciò significa disporre di dati geologici migliori, procedure di autorizzazione più rapide e prevedibili e strumenti finanziari che contribuiscano ad attrarre investimenti privati ​​in una parte della catena del valore ad alto rischio ma strategicamente importante».

Lo studio individua diverse barriere che limitano l’esplorazione nell’UE. Tra queste figurano sistemi di autorizzazione complessi e frammentati, lunghi tempi di approvazione, scarsa consapevolezza pubblica dell’importanza delle materie prime, cartografia geologica incompleta o obsoleta, un numero insufficiente di piccole società di esplorazione in grado di assumersi i rischi delle fasi iniziali e incentivi finanziari inadeguati per i progetti in fase iniziale.

Lo studio fornisce raccomandazioni su come favorire un’esplorazione responsabile, implementare e promuovere la Legge sulle materie prime critiche, rafforzare le geoscienze pubbliche, mobilitare capitali per l’esplorazione e costruire un ecosistema di innovazione mineraria più solido. Sottolinea inoltre il potenziale delle moderne tecnologie, tra cui il telerilevamento, l’intelligenza artificiale e la modellazione geologica avanzata, nonché la possibilità di recuperare materie prime critiche dai residui minerari storici.

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