LA GIORNATA

Upb-Ocse, rischio stime Dfp. Meloni: non escludo uno scostamento

  • Gronda di Genova, Salvini: attendiamo che Aspi consegni progetti aggiornati. Disponibili a valutare soluzionu alternative
  • Stoccaggi gas: raggiunto con le ultime aste il target del 90% di riempimento. Ad oggi i depositi italiani, in fase di iniezione, al 46,5% della capacità complessiva
  • Confindustria, piano per rafforzare il partenariato con il Mercosur

24 Apr 2026 di Maria Cristina Carlini

Condividi:

IN SINTESI

“Lo scenario internazionale è esposto a fortissimi rischi e le previsioni potrebbero essere riviste, anche in misura significativa, nell’arco di un breve intervallo di tempo”, avverte l’Ufficio Parlamentare di bilancio. “Con crescenti pressioni di spesa, saranno necessarie una significativa correzione di bilancio e riforme alla spesa e alla tassazione” per stare dentro la traiettoria delineata dal Programma strutturale di bilancio concordato con l’Ue, ammonisce l’Ocse. All’indomani della presentazione del nuovo Documento di Finanza Publica, già si avverte tutta la precarietà delle stime in esso contenute. Tanto più se a suonare l’allarme sono autorevoli istituti come l’Upb e l’organizzazione internazionale con sede a Parigi. Ma la premier Giorgia Meloni tiene botta e rivendica “i conti in ordine”: “nessuno oggi può dire che l’Italia non abbia i conti in ordine”, dichiara arrivando a Cipro per il vertice informale Ue.  “Pesa il disordine del passato”, accusa. Prima del vertice Meloni torna sull’idea, lanciata ieri dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che l’Italia possa muoversi anche da sola sullo scostamento: “Vediamo – dice la premier -, ad oggi non escludiamo nulla”. Mercoledì lo sresso titolare del Mef aveva, comunque, avvertito che le stime del Dfp sono “già oggi discutibili” e “richiederanno aggiornamenti”. Al momento, l’asticella della crescita del Pil nel 2026 indica +0,6% e così anche per il 2027 per risalire nel 2028 a +0,8%. In uno scenario di rischio caratterizzato dal prolungarsi della guerra, con aumento dei prezzi di petrolio e gas, aumento dei tassi di rendimento del Btp, deprezzamento dell’euro e indebolimento del commercio mondiale: l’effetto sarebbe una riduzione del tasso di crescita del Pil, che scenderebbe allo 0,4% quest’anno (-0,2 punti percentuali) e addirittura alla recessione il prossimo (-0,8 punti). L’Upb, che ha validato il quadro macroeconomico del Dfp, tiene alta la guardia: “lo scenario internazionale è esposto a fortissimi rischi”, avverte l’Autorità dei conti pubblici, e “le previsioni potrebbero essere riviste, anche in misura significativa, nell’arco di un breve intervallo di tempo”. Manda un alert all’Italia anche l’Ocse, che ha tagliato allo 0,4% e 0,6% la stima di crescita per il 2026 e 2027, avvertendo che i rischi su tale scenario “sono significativi e in qualche modo orientati al ribasso”, anche se, vista l’incertezza internazionale, la variazione potrebbe anche essere positiva. L’economia comunque si è mostrata “resiliente”, rileva il capo economista dell’organizzazione parigina Stefano Scarpetta, sollecitando l’Italia a continuare con la riduzione del deficit. L’incertezza della prospettiva è chiara anche al Mef. Nella premessa al Dfp, Giorgetti rivendica come i “fondamentali in salute” abbiano permesso di contenere l’impatto del mutato contesto globale, ma ammette: il quadro è “in peggioramento rispetto allo scorso autunno”, a causa di “elementi che operano in senso stagflativo”, e se dovesse peggiorare, “non si potrà escludere la possibilità che gli interventi addizionali finiscano per gravare sulla finanza pubblica”. In questa situazione i margini di bilancio “ridotti” impongono la necessità di “ridefinire le priorità e riprogrammare gli aumenti previsti” anche nella difesa, avverte il ministro. Il governo comunque “continuerà a sostenere i redditi disponibili delle famiglie e la liquidità delle imprese”, assicura il ministro liquidando  le ricostruzioni di stampa secondo cui la premier gli avrebbe detto di non essere abbastanza ottimista: “Io pessimista? Seguite i telegiornali e poi ditemi voi…”.

 

Gronda di Genova, Salvini: attendiamo Aspi consegni progetti aggiornati. Disponibili a valutare soluzionu alternative

“La Gronda di Genova è un intervento infrastrutturale di particolare complessità”, con una storia ultradecennale alle spalle, “per il quale il ministero sta attendendo che il concessionario (Autostrade per l’Italia) consegni i progetti esecutivi aggiornati, dopo i cambiamenti legislativi conseguenti al crollo del ponte Morandi”. Questa la risposta del ministro ai Trasporti, Matteo Salvini, al question time di Raffaella Paita (Iv) di oggi al Senato “Al fine di accelerare la realizzazione dell’opera prevista, sono in corso approfondimenti progettuali volti a consentire una realizzazione per fasi successive, attraverso l’individuazione di lotti funzionali, così da garantire una più efficace gestione dell’opera anche in termini di sostenibilità e cantieri per i cittadini genovesi e liguri”, spiega Salvini. “Sul piano finanziario, la prima proposta di aggiornamento del piano economico è stata restituita ad Autostrade per l’Italia, all’esito della valutazione della commissione tecnica del ministero delle Infrastrutture e dei trasporti”. Lo scorso 12 marzo, “la concessionaria ha quindi trasmesso una nuova proposta di piano economico. In seguito, il ministero ha inviato una prenotifica alla Commissione europea sulla valutazione del documento che ci è arrivato – ripeto – un mese fa”. In tale quadro, il ministero “ha manifestato la disponibilità a valutare soluzioni progettuali alternative che possano risultare di più immediata realizzazione e meno invasive. Resta fermo che ogni eventuale revisione non verrà approvata in televisione, ma dovrà avvenire nell’ambito di un confronto istituzionale con il necessario consenso del Comune di Genova”, conclude Salvini. Attacca Paita: “Siamo di fronte a una vera e propria vergogna, perché, quando è crollato il Ponte Morandi, vi siete stracciati le vesti tutti e siete venuti nella città di Genova a dire che avreste realizzato quell’opera. Oggi non solo ci dite che quell’opera non la realizzerete, ma che probabilmente non partirà mai, perché dire che si cambia il progetto e si fa per lotti funzionali significa ripartire daccapo”. Quindi “significa che per iniziare il cantiere di quell’opera ci vorranno almeno dieci anni. Ma la cosa più grave – e i cittadini lo devono sapere – è che siete venuti a Genova a inaugurare fintamente la GRONDA per ben tre volte”, scandisce Paita. “Lei, signor ministro, non ha dato una data, non si è preso un impegno e i cittadini devono sapere che le opere che avete fintamente inaugurato in realtà non ci sono e non ci saranno mai. Vergogna”, conclude.  Quanto invece al Terzo Valico, Salvini riferisce che l’opera “entra nella fase decisiva. Ricordo che, a lavori ultimati, in un’ora si arriverà da Genova a Milano e da Genova a Torino. Oggi l’opera è vicina al completamento degli scavi e siamo prossimi al 96% degli scavi realizzati. Il prossimo passaggio chiave sarà, entro la metà del prossimo mese di maggio, quando è previsto l’abbattimento di un nuovo diaframma, un momento simbolico e tecnico fondamentale sulla via del completamento dell’opera”.

Caro carburante, Fs Logistix-Anita: nuovo collegamento ferroviario merci Bologna-Marcianise

Al via il nuovo collegamento ferroviario merci speciale “Rail4Truck” tra Bologna e Marcianise, promosso in collaborazione tra FS Logistix e ANITA, con l’obiettivo di offrire al mercato una soluzione concreta ed efficace all’attuale fase di forte aumento dei costi del carburante. Per rispondere a questa esigenza, FS Logistix ha organizzato un nuovo treno diretto, operato dalla sua società Mercitalia Intermodal, tra Bologna Interporto e Maddaloni Marcianise, con possibilità di estensione fino a Catania Bicocca con una sola prenotazione, semplificando così l’accesso a una soluzione intermodale integrata ed efficiente lungo l’asse Nord-Sud del Paese. Il collegamento prevede quattro viaggi complessivi a settimana, con partenze il mercoledì e il venerdì da Bologna verso Marcianise e il martedì e il giovedì da Marcianise verso Bologna. Una soluzione green che per ogni camion consentirà di risparmiare circa 200 litri di carburante a viaggio, evitando la dispersione nell’ambiente di circa 55 tonnellate di CO2. “In un momento particolarmente difficile per le imprese, vogliamo offrire al mercato una soluzione capace di sostenere le filiere logistico-produttive del Paese con un servizio sostenibile, efficiente e affidabile” ha dichiarato Sabrina De Filippis, Amministratore Delegato di FS Logistix. “Questo nuovo collegamento nasce proprio con l’obiettivo di favorire l’intermodalità in una fase complessa come quella attuale, mettendo a sistema le competenze del Gruppo FS e la collaborazione con ANITA per dare una risposta utile, flessibile e vicina alle esigenze degli operatori, consentendo un risparmio all’ambiente di circa 900 tonnellate ci CO2 ogni mese”. “La vicinanza all’intermodale e la collaborazione con FS Logistix è importante per ANITA e per i propri associati. Questa iniziativa, così come quelle che verranno in futuro, intende dare un contributo concreto allo sviluppo dell’intermodalità in un contesto complesso sia per il settore ferroviario che stradale all’interno del quadro macroeconomico che stiamo vivendo. Lo sviluppo di nuove relazioni, il potenziamento dei terminal, l’ampliamento del network intermodale nazionale in connessione con quello estero sono elementi chiave della strategia condivisa tra FS e ANITA, che punta a consolidare il mercato del combinato strada-ferro in Italia”, ha aggiunto il Presidente di ANITA, Riccardo Morelli. Il collegamento offre alle imprese una nuova soluzione per il trasporto delle merci in una fase segnata dall’aumento dei costi del carburante anche per effetto delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente e delle criticità nello Stretto di Hormuz. Il servizio consente di beneficiare dei principali vantaggi del trasporto ferroviario: tempi certi, regolarità, sicurezza, minore impatto della congestione stradale e una gestione più efficiente dei flussi logistici. L’iniziativa si inserisce in una fase particolarmente difficile per l’autotrasporto. Il rialzo del prezzo del carburante sta infatti incidendo in modo significativo sui costi delle imprese: a marzo 2026 il prezzo medio del gasolio auto in Italia è cresciuto del 16,85% rispetto a febbraio. Con questo progetto, FS Logistix conferma il proprio impegno nello sviluppo di soluzioni logistiche integrate in grado di rafforzare la competitività del trasporto merci, accompagnando il mercato verso modelli sempre più efficienti, sostenibili e resilienti.

Stoccaggi gas: raggiunto con le ultime aste il target del 90% di riempimento. Ad oggi i depositi italiani, in fase di iniezione, al 46,5% della capacità complessiva

A seguito delle ultime aste per l’assegnazione di capacità di stoccaggio per il prossimo inverno, Snam comunica che è stato effettuato un conferimento di capacità utile al raggiungimento del target di riempimento degli stoccaggi italiani pari ad almeno il 90%. Unitamente a quelle già concluse, le ultime aste hanno consentito di raggiungere un quantitativo complessivo già assegnato pari a 17,5 miliardi di metri cubi su una capacità totale degli stoccaggi nazionali di poco superiore a 19 miliardi di metri cubi, quale risultato combinato della disponibilità fisica di gas già presente in stoccaggio all’inizio della campagna di iniezione e dei quantitativi contrattualmente allocati. Ad oggi, con la campagna di riempimento in corso, il quantitativo di gas fisicamente presente nei siti di stoccaggio italiani è pari a oltre il 46,5% della capacità disponibile, a fronte di una media europea del 30,6% (Italia inclusa).

Confindustria, piano per rafforzare il partenariato con il Mercosur

Rafforzare e rendere operativa la collaborazione con le associazioni industriali dei Paesi Mercosur. È questo l’obiettivo di un piano di Confindustria dedicato a consolidare il partenariato economico, sostenere la modernizzazione del Trattato e creare nuove opportunità per le imprese su entrambe le sponde. Lo comunica una nota diffusa in occasione del primo “High-level meeting on Italy-Mercosur economic relations”, un incontro con le principali organizzazioni industriali e con i rappresentanti dei paesi Mercosur, a una settimana dell’entrata in vigore provvisoria del Trattato Ue-Mercosur, il primo maggio.
In questa occasione è stato firmato un memorandum of understanding tra Confindustria Moda e Confindustria Accessori Moda e Senai Cimatec, il polo tecnico-professionale della Confindustria brasiliana (CNI), che punta a sviluppare una piattaforma formativa avanzata dedicata ai settori tessile, moda e pelletteria.
Inoltre dal 7 all’11 settembre, Confindustria guiderà una missione di Sistema in Argentina e Brasile, con tappe a Buenos Aires, San Paolo e Brasilia, per valorizzare le opportunità nei comparti più strategici: transizione energetica, infrastrutture, farmaceutica, macchinari, agri-tech e digitale. Inoltre, il 13 ottobre la Union Industrial Argentina organizzerà un Foro “Pymes” Italia-America Latina, pensato per favorire incontri diretti e iniziative congiunte tra imprese. “Credo ci sia questa grande opportunità. Oggi ci siamo detti che non è solo uno scambio commerciale, ma la volontà di fare crescere con le migliori tecnologie la nostra area e la loro area lavorare insieme proprio per far crescere i prodotti. Io credo che sia fondamentale e ci siano spazi immensi di collaborazione”, afferma il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, in conferenza stampa a margine del primo “High-level meeting on Italy-Mercosur economic relations” dove ricorda che il valore dell’interscambio con l’area è di quasi 15 miliardi di euro. Dal primo maggio, con l’entrata in vigore in forma provvisoria del Trattato Ue-Mercosur scatteranno le riduzioni daziarie previste su oltre 10 mila prodotti europei con benefici per le circa 8.000 imprese italiane attive nell’area, sottolinea Confindustria. Questo sosterrà la crescita dell’export italiano, pari a 7,5 miliardi di euro nel 2025, consolidando il ruolo dell’Italia come secondo partner europeo dell’area dopo la Germania e confermando un saldo commerciale positivo di circa 600 milioni di euro. Per l’industria europea l’eliminazione dei dazi comporterà risparmi annui stimati in circa 4 miliardi di euro.

Norme UNI sulla salute e la sicurezza sul lavoro, sottoscritta una convenzione per la libera consultazione

In attuazione delle nuove misure introdotte dal cosiddetto decreto Sicurezza sul lavoro (decreto-legge n. 159 del 31 ottobre 2025, convertito con modificazioni dalla legge n. 198 dello scorso 29 dicembre), il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, Inail e UNI – Ente italiano di normazione hanno sottoscritto una convenzione di durata triennale per garantire la libera consultazione delle norme tecniche UNI in materia di salute e sicurezza sul lavoro. L’accordo, firmato da Vincenzo Caridi, capo del Dipartimento per le politiche del lavoro, previdenziali, assicurative e per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro del Ministero, Marcello Fiori, direttore generale dell’Inail, e Ruggero Lensi, direttore generale di UNI, punta a rendere accessibili le principali norme tecniche richiamate nel Testo unico sulla salute e sicurezza sul lavoro (d.lgs. n. 81/2008), così da aumentarne la diffusione con l’obiettivo di rafforzare la cultura della prevenzione. A tal fine, è stato attivato il meccanismo di compensazione previsto dalle regole internazionali definite da ISO, con un compenso forfettario per i servizi erogati che è posto a carico della finanza pubblica attraverso l’Inail. Le norme messe a disposizione, elencate nell’Allegato A alla convenzione, sono quelle citate direttamente nel Testo unico del 2008 e altre di particolare rilevanza per i temi della salute e sicurezza sul lavoro, incluse quelle in recepimento di standard europei (CEN) e le adozioni di quelle internazionali (ISO). La platea dei destinatari comprende lavoratrici e lavoratori, datori di lavoro, responsabili e addetti dei servizi di prevenzione e protezione (Rspp e Aspp), rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza a livello aziendale e territoriale (Rls e Rlst), medici competenti, docenti formatori, coordinatori per la progettazione e l’esecuzione dei lavori, organismi paritetici e organismi pubblici di vigilanza. Martedì 28 aprile, in occasione della Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro, sarà attivata la piattaforma web che consentirà la consultazione delle norme, collegata al sito istituzionale UNI e accessibile, previa autenticazione dell’utente, anche tramite i portali del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e dell’Inail. I dati di profilazione raccolti saranno trattati in conformità al Regolamento generale europeo sulla protezione dei dati (Gdpr) e utilizzati esclusivamente per elaborare statistiche sugli accessi e verificare il raggiungimento delle finalità della convenzione.

“Con questa convenzione rafforziamo la filiera della prevenzione: le norme tecniche diventano un patrimonio condiviso e uno strumento operativo per imprese e lavoratori. Più conoscenza applicata significa più responsabilità diffusa, organizzazione migliore e luoghi di lavoro più sicuri”, ha sottolineato Caridi. “Le norme UNI – ha dichiarato Fiori – rappresentano il patrimonio di conoscenze e buone pratiche su cui si costruisce una prevenzione efficace, capace di ridurre infortuni e malattie professionali. La cultura della sicurezza, però, può crescere solo se le regole su cui si fonda sono patrimonio di tutti. Con questa convenzione andiamo proprio in questa direzione, in coerenza con la nostra missione istituzionale. Rendere consultabili gratuitamente le norme UNI significa infatti mettere a disposizione di lavoratori, imprese e operatori della sicurezza uno strumento di utilità immediata e diffusa. Un vantaggio concreto per consentire soprattutto alle micro, piccole e medie imprese di adeguarsi tempestivamente ai migliori standard tecnici”. “La convenzione è il risultato coerente dell’impegno UNI a promuovere iniziative di carattere informativo e culturale sulla normazione tecnica presso il mondo del lavoro”, ha affermato Lensi. “La libera consultazione delle norme UNI – che avviene nel pieno rispetto delle regole definite dall’Organizzazione internazionale di standardizzazione ISO e valide per tutti gli enti di normazione a livello mondiale – nonché la realizzazione di un bollettino ufficiale delle future norme tecniche, fanno sì che i migliori strumenti e processi utili a garantire la piena tutela della salute e della sicurezza di lavoratrici e lavoratori diventino conoscenza comune e pervasiva/permeante, perché la dignità delle persone è sempre l’obiettivo finale delle attività UNI”. 

Edilizia, Franzolini (Feneal): bene lo sforzo dell’Inl ma servono più ispettori

“Apprezziamo lo sforzo compiuto dallo Stato e cogliamo una rinnovata attenzione al comparto, come più volte richiesto anche dalla nostra organizzazione. Tuttavia non basta: servono più ispettori e una maggiore collaborazione con i rappresentanti dei lavoratori e con il sindacato, per incidere in modo più efficace sulle irregolarità”. Lo dichiara Mauro Franzolini, segretario generale FenealUil riferendosi all’ultimo Rapporto dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro. Secondo l’ultimo Rapporto – ricorda il segretario – nel 2025 sono state effettuate 44.063 ispezioni in edilizia (erano 41.106 nel 2024), con un aumento del 7,2%, registrando un tasso di irregolarità nel settore pari al 71,8%, sostanzialmente in linea con la media nazionale (71,9%, in aumento rispetto al 71,7% del 2024). Ciò rende evidente che i controlli vengano effettuati in maniera mirata, concentrandosi sulle imprese più a rischio. Ma il quadro generale resta sconfortante: l’illegalità è ancora troppo diffusa ed è un danno per tutto il Paese, per le aziende sane, per i lavoratori e le lavoratrici e per la qualità stessa delle opere”.
Nel settore sono stati scoperti 3.456 lavoratori in nero, 296 lavoratori senza permesso di soggiorno e 53 vittime di caporalato e sfruttamento lavorativo. I lavoratori coinvolti in violazioni sono stati 18.358 (erano 16.803 l’anno precedente). Complessivamente, nel 2025 si registrano 27.401 violazioni in materia di salute e sicurezza (27.735 nel 2024). “I numeri relativi al lavoro nero, ai lavoratori senza permesso di soggiorno e allo sfruttamento – prosegue Franzolini – sono significativi ma non restituiscono pienamente la portata del fenomeno. Spesso, durante i controlli, molti lavoratori si allontanano dai cantieri. E anche il dato sul caporalato, con soli 53 casi accertati – il più basso tra tutti i settori – deve far riflettere: si tratta di un fenomeno ben più esteso e difficile da intercettare”.
“Serve uno sforzo ulteriore – aggiunge – che coinvolga non solo il sindacato, ma anche la magistratura e le forze dell’ordine, per contrastare in modo più efficace caporalato e sfruttamento lavorativo in edilizia”.
Le violazioni in materia di salute e sicurezza restano elevate e non accennano a diminuire. In particolare, i rischi legati alle cadute dall’alto rappresentano il 29,8% degli illeciti accertati nel settore.
“Oltre ai controlli e a una maggiore consapevolezza – sottolinea Franzolini – servono più formazione, addestramento e investimenti per ridurre concretamente i rischi nei cantieri. L’operazione straordinaria ‘Stop’ (Sicurezza di Tutti gli OPeratori) promossa dall’Inl sta producendo risultati positivi – conclude il segretario generale FenealUil – ma i dati restano allarmanti. Le campagne di prevenzione e i controlli devono diventare strutturali e permanenti, rafforzando gli organici ispettivi, della polizia giudiziaria e della magistratura. Servono inoltre strumenti più incisivi: con appena 14 revoche e 6 sospensioni dal 1° ottobre 2024, la patente a crediti si sta dimostrando ancora poco efficace”.

Aspi, da fabbrica di ordigni a bosco urbano, Tecne contribuisce al progetto di forestazione dell’ex area Sipe a Spilamberto

Da luogo simbolo della produzione bellica a nuovo spazio naturale aperto al territorio. A Spilamberto, in provincia di Modena, l’area che un tempo ospitava lo stabilimento SIPE – sito industriale nel quale venivano prodotti ordigni bellici – si prepara a diventare un bosco urbano grazie a un ampio progetto di forestazione, a cui partecipa anche TECNE, società di ingegneria del Gruppo ASPI in collaborazione con Rete Clima. L’intervento avvia il piano di rigenerazione ambientale orientata alla tutela della biodiversità e alla valorizzazione del paesaggio, restituendo alla comunità uno spazio segnato dal passato industriale e trasformandolo in un ambiente naturale capace di generare benefici ecologici e sociali. L’area complessiva del sito Ex-Sipe, estesa per circa 15 ettari e messa a disposizione dall’amministrazione comunale, sarà progressivamente destinata alla messa a dimora di alberi e arbusti. TECNE contribuirà alla rigenerazione ambientale di quest’area con la piantagione di 150 tra alberi e arbusti. Le specie selezionate – tra cui querce, ontani, cornioli, pioppi e gelsi – appartengono principalmente alla flora autoctona e sostituiranno la vegetazione spontanea infestante che nel tempo si era insediata nell’area ex SIPE. Il progetto prevede un sesto d’impianto mirato alla creazione di un bosco urbano, destinato nel tempo a evolvere in un vero e proprio parco pubblico. Questo progetto forestale, che si inserisce nell’ambito della Campagna nazionale Foresta Italia®, rappresenta sicuramente uno degli interventi più rilevanti di Rete Clima, a cui contribuisce attivamente TECNE con la rigenerazione di quasi un ettaro di superficie. Nel corso del biennio 2024-2025 Autostrade per l’Italia ha realizzato lungo la propria rete interventi di sistemazione del verde e messa a dimora di nuove alberature per 30 ettari (da inizio progetto, nato due anni fa). Entro fine anno saranno 632 mila i metri quadrati di superficie riforestato, pari a circa 63 ettari, distribuiti in cinque regioni italiane: Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana e Lazio.
Le attività, rivolte principalmente alle aree adiacenti a carreggiate, svincoli e spazi infrastrutturali oggetto di riqualificazione paesaggistica, prevedono nuove piantagioni e il rafforzamento delle fasce verdi esistenti. Nel dettaglio, le superfici coinvolte dalle attività di forestazione ammontano a circa 22 ettari in Emilia-Romagna, oltre 21 ettari in Piemonte, quasi 14 ettari in Lombardia, circa 3,8 ettari in Toscana e 1,7 ettari nel Lazio.
Le nuove piantagioni distribuite sulle cinque regioni privilegiano specie autoctone coerenti con le caratteristiche ecologiche dei territori attraversati – tra cui farnia (Quercus robur), carpino bianco (Carpinus betulus) e altre essenze tipiche degli ecosistemi forestali della pianura e delle aree collinari italiane – selezionate per favorire l’incremento della biodiversità e la stabilità ecologica delle aree riqualificate.
Gli interventi di forestazione e riqualificazione ambientale si inseriscono nel più ampio percorso di sostenibilità del Gruppo Autostrade per l’Italia, che integra la gestione e lo sviluppo delle infrastrutture con la tutela del paesaggio e degli ecosistemi contribuendo alla resilienza ambientale dei territori attraversati dalla rete e alla costruzione di un modello di mobilità sempre più attento agli equilibri naturali.

La città metropolitana di Firenze installa il sistema di monitoraggio intelligente dei ponti sviluppato dalla startup Displaid

La Città Metropolitana di Firenze ha adottato un sistema di monitoraggio intelligente dotato di sensoristica wireless su cinque infrastrutture strategiche della propria rete viaria. Il sistema di monitoraggio è stato sviluppato e realizzato dalla startup milanese Displaid, specializzata nel monitoraggio di ponti e viadotti. Il progetto si colloca tra i primi casi a livello nazionale in cui una Città Metropolitana introduce un modello di monitoraggio su scala, con l’obiettivo di migliorare la gestione delle proprie infrastrutture. In seguito all’affidamento dell’incarico triennale per il monitoraggio dei cinque ponti, la società Displaid ha installato 118 sensori in soli quattro giorni lavorativi, senza interruzioni totali della viabilità e garantendo la continuità del traffico durante tutte le operazioni. “Si tratta di un approccio di rete al monitoraggio strutturale delle infrastrutture, in un’ottica di gestione evoluta e integrata sia per il risultato previsto sia per il valore innovativo dell’iniziativa”, sottolinea Emma Donnini, consigliera della Città Metropolitana di Firenze con delega alla viabilità dell’empolese-valdelsa, e aggiunge “Tra i ponti monitorati assume rilevanza il ponte di Montelupo-Capraia, lungo la SP 106, per il quale sono in corso di definizione le ultime verifiche sul progetto esecutivo di adeguamento strutturale, che
la Città Metropolitana si accinge ad approvare. In attesa di reperire le risorse necessarie a dare attuazione al progetto, stimate in circa 7 milioni di euro, con affidamento dei lavori nel 2027, è stato attivato il monitoraggio continuo della struttura, così da garantire la sicurezza e consentire interventi tempestivi in caso di eventuali anomalie. Nel frattempo si auspica che Anas porti a compimento la realizzazione del nuovo ponte sull’Arno in località Fibbiana, in modo che siano più contenuti i disagi alla cittadinanza durante i lavori al ponte di Montelupo-Capraia, che prevedono un inevitabile periodo di interruzione del transito per consentire la demolizione e la ricostruzione dell’impalcato. In tale periodo, infatti, il nuovo ponte dell’Anas costituirà un’alternativa al collegamento tra Capraia e Montelupo, sia per le auto sia per gli autobus Tpl”. “La visione della Città Metropolitana di Firenze rappresenta un esempio concreto di come i dati possano trasformare la gestione delle infrastrutture pubbliche”, afferma Lorenzo Benedetti, ceo di Displaid. “È un approccio che si distingue per il livello di maturità, perché introduce un modello continuo di osservazione e prevenzione basato sui dati, invece di interventi solo reattivi. Siamo orgogliosi di contribuire a un percorso che può rappresentare un riferimento per altre amministrazioni”. Il sistema Displaid consente un approccio innovativo e basato su dati oggettivi e aggiornati (condition- based), con rilevazione di spostamenti e vibrazioni delle strutture. I dati vengono analizzati tramite algoritmi per individuare eventuali criticità e supportare interventi tempestivi. L’installazione, completata nelle scorse settimane, avvia un percorso di manutenzione data-driven, con l’obiettivo di incrementare la sicurezza e l’efficienza nella gestione delle infrastrutture nel tempo.I ponti coinvolti sono: il ponte lungo la SP 80 sul borro di Baccaiano in località Baccaiano nel Comune di Montespertoli, il ponte Calamandrei lungo la SP 128 sul fiume Arno, tra i Comuni di Empoli e Vinci, il ponte lungo la SP 106 sul fiume Arno in località Montelupo-Capraia, tra i Comuni di Montelupo Fiorentino e Capraia e Limite, il ponte alla Motta lungo la SP 11 sul fiume Arno in località Marcignana-Bassa, tra i Comuni di Empoli e Cerreto Guidi, il ponte lungo la SP 76 sul torrente Egola in località Alberi nel Comune di Montaione.

Efficientamento Energetico: Consip accoglie la richiesta di ASSISTAL e proroga la scadenza del bando Pubbliche Amministrazioni locali

Consip ha accolto la richiesta di ASSISTAL disponendo la proroga dei termini di presentazione delle offerte per la gara “AQ SIE PAL”, l’Accordo Quadro per il Servizio Integrato Energia per le Pubbliche Amministrazioni locali. La decisione è stata adottata in ragione delle motivate e numerose richieste di proroga pervenute e allo scopo di consentire agli operatori interessati la formulazione di un’offerta pienamente consapevole. Il termine per il ricevimento delle offerte, originariamente fissato al 23 aprile, è pertanto prorogato al 5 maggio. Il risultato è frutto anche dell’azione tempestiva di ASSISTAL, l’Associazione Nazionale Costruttori di Impianti e dei Servizi di Efficienza Energetica – ESCo e Facility Management, che già il 20 aprile scorso aveva segnalato a Consip la necessità di una proroga: a sole sei giorni dalla scadenza originaria, la centrale acquisti aveva diffuso un documento di 50 pagine con 129 nuove risposte a domande tecniche sulla gara, un volume di informazioni tale che le imprese partecipanti non avrebbero potuto analizzare, elaborare e tradurre nelle proprie offerte in così poco tempo. «Siamo soddisfatti che Consip abbia accolto la nostra richiesta con spirito di apertura e concreta collaborazione. Questo risultato è il frutto del lavoro che ASSISTAL svolge quotidianamente a beneficio delle proprie associate: essere presenti, tempestivi e autorevoli nelle sedi in cui si prendono le decisioni che contano», dichiara Roberto Rossi, Presidente di ASSISTAL. «La proroga non rappresenta un ostacolo alla procedura, bensì la condizione necessaria per garantire che le offerte siano elaborate con la dovuta consapevolezza tecnica ed economica. Ringraziamo Consip per la fattiva comprensione e collaborazione e per aver mostrato apertura alla massima partecipazione delle imprese».

Magis: nel 2025 utile sale a 58 mln, investimenti +82,4% a 250,7 mln

Il consiglio di amministrazione di Magis ha approvato i risultati consolidati al 31 dicembre 2025, che attestano una significativa crescita della redditività e una robusta performance industriale. Nel 2025 sono stati centrati e superati i target del primo anno del piano industriale al 2030 e sono state finalizzate importanti operazioni di M&A che hanno rafforzato la dotazione infrastrutturale del Gruppo nel settore delle rinnovabili e incrementato la base clienti. Nel corso dell’anno passato è stata inoltre completata l’infrastruttura elettrica per i Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali lasciando una straordinaria eredità infrastrutturale alla città di Verona; Magis Energia è diventato il principale fornitore della Pubblica Amministrazione italiana; è stato avviato il cantiere per la produzione di idrogeno verde a Marghera e sono stati aggiudicati importanti stanziamenti dalla Regione Veneto per interventi sul teleriscaldamento a Vicenza e Verona. Infine, il 2025, è stato l’anno in cui è stato annunciato il nuovo nome della multiutility, “Magis”, che riflette l’ambizione di crescita del Gruppo nel settore dell’energia e dei servizi con l’obiettivo di posizionarlo tra i principali player nazionali. Nel 2025 l’ebitda è stato pari a 204 milioni di euro, segnando una crescita del 14% rispetto al 2024. Aumento rilevante anche per l’utile netto a 58 milioni di euro, +9,4% rispetto ai 53 milioni di euro dell’anno precedente. Il valore della produzione si è attestato a 2.158 milioni in euro, in incremento del 13% rispetto al 2024. Una crescita dell’Ebitda a due cifre cui hanno contribuito in maniera significativa i comparti di produzione, mercato e delle reti. La Business Unit Mercato ha visto una crescita della base clienti e della quantità di energia elettrica e gas venduti. Ha registrato una significativa crescita anche il comparto della produzione di energia nonostante una minor produzione da fonte idroelettrica rispetto al 2024. Di particolare rilievo è la percentuale di produzione di energia da fonte rinnovabile che è arrivata all’82% con una decisa crescita di fotovoltaico ed eolico a conferma di un portafoglio di produzione bilanciato e resiliente. Particolarmente positivo l’andamento del settore distribuzione, sostenuto dal nuovo regime tariffario, e della Business Unit Calore, mentre sono rimasti sostanzialmente in linea con lo scorso anno il ramo Ambiente, che ha visto una crescita della raccolta dei rifiuti compensata però da minori performance degli impianti, e la Business Unit Smart che, a fronte di una crescita dell’e-mobility e dell’efficienza energetica, ha registrato minori ricavi dall’illuminazione pubblica. In forte espansione (+82,4%) gli investimenti pari a 250,7 milioni di euro. Di questi, circa 120 milioni di euro sono stati destinati a finalizzare 5 operazioni di crescita esterna mentre i restanti 138 milioni di euro sono stati destinati al rafforzamento dei business del Gruppo, principalmente al potenziamento, all’estensione e alla digitalizzazione delle reti elettriche, del gas e del teleriscaldamento, all’ammodernamento di centrali, allo sviluppo di nuovi impianti per la generazione da fonti rinnovabili, allo sviluppo commerciale come operatore nazionale, alla digitalizzazione, all’efficienza energetica, all’efficientamento dell’illuminazione pubblica, alla promozione della mobilità elettrica e all’ammodernamento degli impianti e mezzi per la raccolta dei rifiuti. In virtù dei rilevanti investimenti effettuati, la Posizione Finanziaria Netta è cresciuta a 532 milioni di euro rispetto ai 377 milioni dello scorso anno, con un rapporto Pfn/Ebitda pari a 2,6x (inferiore rispetto alla previsione di 3,0x del Piano Industriale), indice di solidità finanziaria e capacità di investimento per il futuro.

“I risultati raggiunti nel 2025 testimoniano la capacità del Gruppo di generare valore sostenibile per i territori in cui opera, attraverso investimenti infrastrutturali, sviluppo dei servizi e un contributo concreto alla transizione energetica. In questo contesto, la proposta di un dividendo in crescita riflette la solidità del Gruppo e la volontà di condividere con gli azionisti i benefici di un percorso di sviluppo equilibrato e duraturo”, ha affermato il presidente di Magis Federico Testa “Il 2025 ha rappresentato per il Gruppo Magis un anno particolarmente significativo: abbiamo centrato e superato i target del primo anno del Piano Industriale al 2030, registrando una crescita solida di tutti i principali indicatori economico-finanziari e superando per la prima volta la soglia simbolica dei 200 milioni di euro di Ebitda. Questo risultato è frutto di una strategia industriale chiara, di significativi investimenti e di operazioni mirate di sviluppo che hanno rafforzato la nostra presenza nel settore delle rinnovabili, che oggi rappresentano la maggior fonte di produzione di energia del Gruppo, e ampliato la base clienti investendo sulla loro centralità e ponendo basi ancora più robuste per il percorso di crescita dei prossimi anni”, ha sottolineato il consigliere delegato Alessandro Russo. Il CdA proporrà all’Assemblea degli azionisti, convocata per il 20 maggio 2026, la distribuzione di un dividendo di 31,4 milioni di euro, in incremento rispetto ai 28,9 milioni di euro del 2024.

Enac: iI Consiglio di Stato rigetta la procedura di gestione reclami ART e conferma il ruolo di Enac nella tutela dei passeggeri del trasporto aereo

L’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile accoglie con soddisfazione la decisione del Consiglio di Stato che ha rigettato gli appelli dell’Autorità di Regolazione dei Trasporti (ART), confermando le precedenti sentenze del TAR Piemonte, avverso una procedura stabilita da ART per la gestione dei reclami dei passeggeri nel trasporto aereo. Il Consiglio di Stato ha rilevato che l’ART ha ecceduto i limiti delle proprie attribuzioni, intervenendo in un ambito già disciplinato dalla normativa dell’Unione europea e dall’Enac, riconosciuto quale organismo nazionale designato per l’applicazione della relativa disciplina. “Una pronuncia – ha dichiarato il presidente Enac Pierluigi Di Palma – che evita la frammentazione regolatoria, in linea con la finalità di armonizzazione e semplificazione perseguite dalla disciplina europea e dall’attività amministrativa di Enac”. Al centro della decisione, la delibera ART del giugno 2024, che introduceva nuove modalità per la gestione dei reclami dei passeggeri nel trasporto aereo. Secondo il Consiglio di Stato, tali disposizioni prevedevano obblighi aggiuntivi a carico delle compagnie aeree rispetto a quanto stabilito dalla normativa europea, oltre che a un meccanismo di indennizzo automatico ulteriore rispetto alla compensazione pecuniaria già disciplinata dai regolamenti europei, senza l’obbligo degli accertamenti delle inadempienze.

 Tar: ok ad intitolazione Malpensa a Berlusconi. Enac: legittimato il nostro operato

“Legittimato l’operato Enac di intitolazione dell’aeroporto di Milano Malpensa al Presidente Silvio Berlusconi: il Tar Lombardia ha dichiarato in parte infondati e in parte inammissibili i ricorsi presentati dal Comune di Milano e dai Comuni di Cardano al Campo, Samarate e Somma Lombardo avverso l’intitolazione deliberata dal CdA di Enac nel 2024 con il via libera del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti”. Così l’Enta nazionale per l’aviazione civile. “Esprimo soddisfazione – afferma il presidente di Enac Pierluigi Di Palma – per la decisione del Tar che consolida la delibera Enac, approvata anche dal vicepremier e ministro Matteo Salvini, e il quadro normativo che attribuisce all’Enac e al Ministero competente, la titolarità delle scelte relative alla denominazione degli aeroporti”. I giudici, prosegue l’Ente, “hanno inoltre evidenziato che tale intitolazione presenta natura prevalentemente simbolica e onorifica, precisando che gli aeroporti costituiscono infrastrutture appartenenti al demanio dello Stato, destinate a soddisfare interessi di rilievo nazionale e internazionale e, pertanto, non assimilabili alla toponomastica locale, ambito nel quale operano i Comuni”.

Ita Airways nel 2026 risparmierà carburante e ridurrà le emissioni grazie a uno strumento di ottimizzazione IA

L’ottimizzazione del profilo di salita basata sull’intelligenza artificiale permetterà a ITA Airways, la compagnia aerea nazionale italiana, di ridurre il consumo di carburante. La Compagnia ha già ottenuto riduzioni significative ed è sulla buona strada per conseguire oltre 7.100 tonnellate di risparmio di carburante e più di 22.100 tonnellate di CO₂ tra il 2025 e il 2026. L’approccio innovativo e data-driven della compagnia, supportato da SITA OptiFlight®, migliorerà le performance garantendo al contempo benefici ambientali e risparmi economici. Implementato su tutta la flotta di ITA Airways, SITA OptiFlight® calcola per ogni volo il profilo di salita più efficiente regolando velocità, accelerazione, transizioni di quota e Mach di salita, grazie all’utilizzo di analytics predittivi, machine learning e dati meteo 4D su tutti i velivoli della flotta. SITA OptiFlight® applica una modellazione multidimensionale specifica per singolo aeromobile (tail-specific), garantendo profili di salita precisi in condizioni operative e meteorologiche variabili. Questo approccio evidenzia l’impegno di ITA Airways verso sostenibilità e performance, guidato dai dati.
Francesco Presicce, Chief Innovation and Strategic Projects/Vision di ITA Airways, ha dichiarato: “In ITA Airways siamo consapevoli che le tecnologie innovative saranno la chiave per realizzare la nostra strategia di crescita e sostenibilità di lungo periodo. L’implementazione di SITA OptiFlight® rappresenta un chiaro esempio del nostro impegno dotando l’azienda di strumenti innovativi, concreti e misurabili, assicurando al tempo stesso eccellenza operativa. Gli insight basati su dati e intelligenza artificiale ci consentono di ottenere risparmi significativi di carburante e riduzioni delle emissioni senza compromettere efficienza o sicurezza. Questa iniziativa fa parte di un impegno più ampio verso un’aviazione più sostenibile e responsabile, e siamo orgogliosi di essere in prima linea in questo percorso”.
L’estensione della soluzione a tutta la flotta conferma la volontà della compagnia di posizionarci tra i protagonisti delle operazioni sostenibili.
Yann Cabaret, ceo di SITA for Aircraft, ha aggiunto: “Il settore dell’aviazione affronta la sfida urgente di ridurre le emissioni mantenendo l’efficienza operativa. La decisione di ITA Airways di implementare SITA OptiFlight® dimostra come l’utilizzo strategico dei dati possa generare un impatto misurabile. Il consumo di carburante rappresenta una delle principali criticità per le compagnie aeree, sia per le crescenti pressioni regolatorie e ambientali sia perché costituisce una delle voci di costo più rilevanti nelle operazioni quotidiane. La necessità di soluzioni intelligenti non è mai stata così forte. Grazie all’uso di dati in tempo reale e modelli predittivi, SITA OptiFlight® consentirà a ITA Airways di ridurre consumo di carburante ed emissioni mantenendo performance di volo ottimali. Questa collaborazione dimostra come la trasformazione digitale sia fondamentale per la sostenibilità dell’aviazione”.

Trasporto aereo, Entry-Exit System in affanno,  aeroporti e compagnie aeree chiedono maggiore flessibilità

Le associazioni italiane del trasporto aereo Assaeroporti, Aeroporti 2030, IATA, IBAR e AICALF scendono in campo e scrivono al Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, per sollecitare un intervento urgente sul fronte europeo. Al centro della richiesta, la revisione del quadro normativo che disciplina l’Entry/Exit System (EES), il nuovo sistema comunitario per la registrazione dei passeggeri extra UE in ingresso e in uscita dall’area Schengen. Le associazioni, che rappresentano congiuntamente gestori aeroportuali e vettori operanti in Italia, sollecitano in particolare che venga concessa agli Stati membri la possibilità di sospendere, anche totalmente, l’utilizzo del sistema in presenza di livelli di congestione tali da compromettere la regolarità delle operazioni aeroportuali. La richiesta nasce dalle criticità operative già emerse con l’entrata a pieno regime dell’EES. Nonostante la proficua collaborazione con il Ministero dell’Interno, che ha messo in campo tutte le azioni consentite dalla normativa per limitare quanto più possibile le criticità operative negli scali nazionali, gli attuali meccanismi richiedono un adeguamento in termini di flessibilità, per garantire una gestione più efficiente e fluida dei flussi dei passeggeri. Negli aeroporti italiani ed europei si registrano infatti tempi di attesa ai controlli di frontiera fino a tre ore, con pesanti ripercussioni sulla gestione dei flussi e sull’ordine pubblico che potrebbero aumentare durante i picchi di traffico estivo. Tra le principali criticità segnalate, il rallentamento significativo – e in alcuni casi il blocco – degli e-gates, strumenti chiave nel processo di digitalizzazione e snellimento dei controlli di frontiera. Una situazione che rischia di compromettere l’efficienza operativa degli aeroporti proprio nei momenti di maggiore traffico.

Rinnovabili al palo: dopo un triennio di crescita sostenuta nel 2025 in Italia diminuisce del 6% la nuova capacità installata

Nel 2025, dopo tre anni di crescita continua e sostenuta, sono diminuite in Italia le installazioni da energia rinnovabile: 7,2 GW di nuova potenza, in calo del 6% rispetto ai 7,6 GW del 2024 (per un totale di 81,7 GW di capacità installata), come si legge nel Renewable Energy Report 2026 redatto dall’Energy&Strategy della School of Management del Politecnico di Milano. A tenere maggiormente è stato il fotovoltaico (5,6 GW), grazie ai grandi impianti che dal 2024 hanno preso sempre più piede fino a coprire il 50% della potenza totale; al contrario, sono ancora poche le installazioni da eolico (562 MW nel 2025, per il 95% da grandi impianti concentrati in Puglia, Basilicata e Campania), nonostante abbiano una produzione più distribuita anche di notte e nei mesi invernali e possano mitigare la non programmabilità di queste fonti. Ovviamente, la battuta d’arresto mette una seria ipoteca sul raggiungimento dei target fissati per il 2030 dal Pniec: 131 GW di capacità totale installata (49 GW in più di ora) e 228 TWh all’anno di energia elettrica prodotta soprattutto da fotovoltaico ed eolico, +75% circa rispetto ai 130 TWh generati nel 2025.
“Purtroppo, il 2026 è iniziato con una nuova crisi energetica, frutto dell’ennesimo conflitto. Lo scenario appare simile a quello del 2022, con la tensione sui prezzi di gas ed energia elettrica e la ricerca di soluzioni immediate, ma le circostanze sono cambiate”, commenta Davide Chiaroni, vicedirettore di E&S e responsabile del Report, presentato insieme alle aziende partner. Lo studio, oltre a rilevare l’andamento delle rinnovabili, si occupa dell’evoluzione del quadro regolatorio, caratterizzato anche nel 2025 da incertezze e modifiche, e dei principali trend tecnologici, tra cui soluzioni in crescita come l’agrivoltaico e l’eolico offshore.“Nel 2022 la necessità di sostituire le forniture di gas russo aveva dato in tutta Europa una nuova spinta al processo di indipendenza energetica dalle fonti fossili – continua Chiaroni -: dopo anni di stagnazione, anche l’Italia aveva ripreso a installare rinnovabili per oltre 3 GW. Ora abbiamo di nuovo la necessità di trovare un’alternativa alla fornitura di GNL dal Qatar, che si è rivelata una fragile sostituzione del gas russo, ma nel frattempo le rinnovabili, come purtroppo avevamo previsto lo scorso anno, segnano il passo. Se non sapremo rilanciarle e farle divenire a breve il fattore che determina il prezzo del mercato – in un corretto mix integrato di fonti che vede anche, non in alternativa, il nucleare, caratterizzato da tempi medio-lunghi per l’entrata in esercizio – non saremo mai in grado di costruire un sistema energetico davvero resiliente, oltre che sostenibile ambientalmente ed economicamente”.

Alla situazione di stallo hanno contribuito, per gli impianti di piccola taglia, la riduzione delle detrazioni fiscali e la fine del meccanismo di “scambio sul posto”; per i grandi, la diminuzione della nuova capacità da installazioni fotovoltaiche supportate dal FER 1 e l’attesa per l’asta del FER X Transitorio, i cui risultati sono stati pubblicati a dicembre 2025. Ma non è solo l’Italia ad avere cambiato passo, perché il post Green Deal ha fatto contrarre le installazioni anche in Germania, con un ritardo rispetto ai piani di decarbonizzazione che è comune (anche se con entità e scale diverse) in Germania e in Spagna: se a noi è richiesta un’accelerazione del 46% per centrare i target, per i tedeschi la percentuale sale al 63%, perché gli obiettivi sono più ambiziosi.Secondo le stime contenute nel RER26, se lo sviluppo di fotovoltaico ed eolico – non di tutte le rinnovabili – procedesse come ora (scenario BAU) si arriverebbe al 2030 a un parco di 78 GW di capacità installata contro i 107 GW del target PNIEC, sostanzialmente come effetto della battuta di arresto del 2025. L’attuale crisi energetica però può dare una scossa, perché mostra di nuovo chiaramente la posta in gioco: non si tratta solo di ridurre la dipendenza dalle forniture estere, ma di impattare concretamente sui prezzi dell’elettricità.“La cura è la stessa da tempo, ma ora occorre essere davvero tempestivi – spiega Vittorio Chiesa, direttore e fondatore di ES -: creare un sistema di regole stabile, intervenendo nella messa a punto del FER X ‘a regime’ e dando certezza almeno sino al 2035 di contingenti e meccanismi di determinazione del prezzo di asta per favorire gli investimenti; velocizzare le autorizzazioni, immettendo le necessarie risorse per far funzionare le commissioni di valutazione e, rispetto alle connessioni, sfoltire le domande in essere e garantire agli operatori più pronti un sistema coerente con i tempi di investimento; tornare a un’interpretazione delle aree idonee in cui il contributo dei territori dipenda da potenzialità e caratteristiche delle fonti di energia disponibili”. Il Report mette però anche in luce segnali positivi, non a caso tutti legati a dinamiche di mercato, che rendono evidente come, nonostante tutto, la vitalità e l’energia del comparto si mantengano elevati. Un primo aspetto riguarda i 1,8 GW di PPA (Power Purchase Agreement) firmati nel 2025, +60% rispetto al 2024, che fanno dell’Italia il secondo mercato più grande d’Europa dopo la Spagna: segno che si è progressivamente ridotta la distanza tra domanda e offerta per questo tipo di contratti. Anche un sondaggio condotto da E&S tra gli operatori del settore ha mostrato il potenziale dei PPA per sostenere sia i nuovi impianti, attraverso i cosiddetti PPA greenfield, sia quelli già esistenti, con i PPA brownfield. La flessibilità di questi strumenti sia in termini tecnologici che di prezzo li ha resi molto interessanti: il 70% delle imprese rispondenti afferma infatti di avere intenzione di firmare un PPA nei prossimi 3 anni per vendere energia.

Eolico offshore, WindEurope: l’Europa protegga le infrastrutture energetiche

L’energia eolica è diventata una componente fondamentale del sistema energetico europeo. I parchi eolici sono alla base della nostra sicurezza energetica, generando il 20% di tutta l’elettricità consumata in Europa. Rappresentano un’infrastruttura energetica critica. In un contesto di minacce in continua evoluzione, l’Europa deve intensificare la protezione fisica delle proprie infrastrutture eoliche. WindEurope ha presentato un nuovo documento programmatico sulla sicurezza fisica delle infrastrutture per l’energia eolica offshore. Questo documento giunge in un momento in cui il contesto delle minacce fisiche è in continua evoluzione. Nei mari europei, le infrastrutture energetiche sono sempre più esposte a sabotaggi, interferenze e attività ibride. I cavi di esportazione, le sottostazioni e gli impianti eolici offshore sono distribuiti su vaste aree marittime e, per loro natura, difficili da proteggere. Le interruzioni non si limiterebbero a colpire i singoli progetti, ma avrebbero un impatto sulle reti elettriche, sull’industria e sulle abitazioni. Al vertice del Mare del Nord di Amburgo , i governi hanno convenuto che la protezione dei parchi eolici offshore non è più un’opzione, ma una responsabilità europea condivisa che richiede una governance coordinata, una conoscenza approfondita della situazione e chiari quadri di finanziamento. “L’industria eolica europea sta facendo la sua parte per proteggere i parchi eolici offshore. Con il nuovo documento programmatico , sottolineiamo che la sicurezza fisica delle turbine eoliche europee deve essere considerata parte integrante della sicurezza energetica, non un aspetto secondario. Le turbine eoliche sono infrastrutture energetiche critiche. La loro protezione richiede una ripartizione dei costi basata sul rischio, proporzionata e chiara tra governo e industria”, afferma Tinne van der Straeten, CEO di WindEurope. La sicurezza fisica delle infrastrutture per l’energia eolica dovrebbe essere integrata fin dalle prime fasi della progettazione. E dovrebbe essere implementata attraverso quadri normativi e autorizzativi stabili, non gestita tramite aste. La sicurezza è un imperativo, non un terreno di competizione. I parchi eolici sono e devono rimanere beni civili. Ciò significa che non devono essere militarizzati. Gli operatori dell’eolico offshore non sono attori della sicurezza. Gli Stati mantengono la responsabilità della difesa, della risposta e dell’applicazione della legge. Gli sviluppatori di impianti eolici offshore sono responsabili della protezione a livello di singolo impianto, con cofinanziamento pubblico laddove le misure di sicurezza contribuiscano anche alla sicurezza nazionale in senso più ampio. Il ruolo degli sviluppatori è quello di individuare, documentare e segnalare attività anomale. Modifiche normative non coordinate a questo equilibrio avrebbero un impatto critico sulla finanziabilità dell’energia eolica offshore. La protezione delle turbine eoliche europee si basa sulla deterrenza attraverso l’individuazione, su misure proporzionate e basate sul rischio e su un chiaro coordinamento con le autorità pubbliche. Per “basate sul rischio” si intendono valutazioni trasparenti e specifiche per ogni sito, definite nelle prime fasi del ciclo di vita del progetto, al fine di rafforzarne la resilienza senza comprometterne la competitività, la finanziabilità o la velocità di realizzazione. L’energia eolica è un’infrastruttura strategica e critica. La sua protezione fisica è un prerequisito per la sicurezza energetica. In un mondo sempre più incerto, l’Europa può garantire l’approvvigionamento energetico solo attraverso una pianificazione tempestiva, una governance chiara e una stretta collaborazione tra industria e autorità pubbliche.

Mobilità Elettrica: Atlante premia le eccellenze che guidano la transizione in Europa

Oggi l’Europa dispone delle infrastrutture e dell’ecosistema necessari per consentire ai cittadini di scegliere l'”elettrico”, la forma di mobilità più sostenibile ed economicamente conveniente. Normative e politiche lungimiranti hanno reso possibili gli ingenti investimenti e l’impegno di aziende, individui e istituzioni che, insieme, hanno trasformato la ricarica per veicoli elettrici in un settore da miliardi di euro, oggi parte integrante dell’industria automobilistica e del trasporto su strada. Atlante, in qualità di player di riferimento nella ricarica rapida e ultra-rapida, ha fatto la propria parte e continuerà a destinare risorse significative allo sviluppo sia delle infrastrutture sia dell’ecosistema in Europa. Allo stesso tempo, Atlante riconosce pienamente il ruolo fondamentale di istituzioni, partner e anche competitor, uniti da una missione comune, senza i quali il proprio contributo non sarebbe sufficiente. In questo spirito, Atlante ha deciso di lanciare i Golden Atlante Awards, con l’obiettivo di celebrare i risultati raggiunti da individui, istituzioni e aziende che hanno contribuito in modo eccezionale allo sviluppo dell’industria della ricarica per veicoli elettrici. La cerimonia della prima edizione dei Golden Atlante Awards ha visto l’assegnazione di quattro statuette, corrispondenti ad altrettante categorie. Arianna Censi per il Comune di Milano – Institutional & Public Sector Sponsors Award. Un riconoscimento all’Assessora alla Mobilità del Comune di Milano, le cui politiche coerenti e la cui leadership hanno reso il capoluogo lombardo la città più avanzata in Italia per la mobilità elettrica e la ricarica pubblica, rappresentando un modello per altre amministrazioni. Michiel Langezaal per Fastned – Charging Infrastructure Champions Award. Un tributo speciale a Michiel Langezaal (CEO e co-fondatore), vero visionario che ha fondato Fastned quando la mobilità elettrica era ancora poco diffusa in Europa. La sua determinazione, chiarezza strategica e capacità di comunicazione hanno ispirato e sostenuto l’intero settore, inclusa Atlante. Philipp Senoner per Alpitronic – Technology & Innovation Gurus Award. Dalle Dolomiti alla leadership globale, le soluzioni di ricarica potenti, affidabili ed esteticamente distintive di Alpitronic servono milioni di utenti in Europa e nel mondo, dall’Australia agli Stati Uniti. Grazie a Philipp Senoner (CEO e co-fondatore) e al suo team, l’eccellenza nella ricarica ultra-rapida è diventata un benchmark a livello europeo e internazionale. Christian Hahn per Hubject – Ecosystem-Enabling Players Award. In un settore fortemente interconnesso, Hubject rappresenta un elemento chiave. Grazie a Christian Hahn (CEO) e al suo team, oggi quasi tutti gli operatori di infrastrutture di ricarica in Europa possono servire utenti su scala continentale, ponendo le basi per lo sviluppo di operatori come Atlante. I primi quattro premiati dei Golden Atlante Awards incarnano i valori che hanno caratterizzato il settore sin dalle sue origini: fiducia in un futuro migliore, visione di lungo periodo, capacità di innovare, spirito collaborativo e competizione leale. Dai modelli amministrativi di Milano agli standard tecnologici della ricarica ultra-rapida che rappresentano oggi un riferimento globale, i Golden Atlante Awards restituiscono l’immagine di un’Europa pronta a guidare la rivoluzione elettrica con determinazione e chiarezza strategica. Le future edizioni continueranno a valorizzare risultati di eccellenza. “Con questi premi vogliamo celebrare i traguardi straordinari che questo settore raggiunge ogni giorno, soprattutto grazie a chi ha avuto il coraggio di tracciare la rotta. I Golden Atlante Awards mettono in luce una realtà concreta: la mobilità elettrica è oggi accessibile e competitiva per milioni di europei. Con questi riconoscimenti vogliamo esprimere la nostra ammirazione e gratitudine a quattro leader che hanno contribuito in modo determinante a renderlo possibile. Condividiamo con loro una missione importante, che merita di essere onorata e celebrata!” ha dichiarato Stefano Terranova, ceo di Atlante. Ancor prima della prima edizione dei Golden Atlante Awards, Atlante ha inoltre voluto rendere un omaggio speciale ai propri fondatori, con la consegna della statuetta “numero zero” a Nelson Chang, Chairman di TCC Group Holdings, per la visione e il supporto concreto che hanno reso possibile la nascita di Atlante e la sua rapida crescita.

Clima e Mar Mediterraneo, l’allarme dell’Ogs: il calore scende in profondità e alimenta i cicloni. Una cabina di regia nazionale per la prevenzione

Il Mar Mediterraneo è sempre più caldo, sempre più acido e soggetto a fenomeni meteorologici estremi di devastante intensità. Ma per difendere le coste italiane non bastano più i singoli progetti di ricerca: è urgente istituire una “cabina di regia” istituzionale, simile a quella della Protezione Civile per i terremoti, in grado di trasformare i dati oceanografici in modelli predittivi e allerte tempestive per la gestione dei territori. È questo il forte richiamo emerso oggi dalla sessione curata dall’OGS (Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale) nell’ambito delle Giornate dell’Ambiente di ECOMED. L’ente di ricerca, attraverso gli interventi della Direttrice Generale Paola Del Negro, del Direttore della Sezione di Oceanografia Cosimo Solidoro e del suo team di ricercatori, ha presentato uno studio pionieristico che ha permesso di “fotografare” dall’interno e in tempo reale la dinamica di un uragano mediterraneo. L’incontro è stato introdotto dalla Prof.ssa Paola Del Negro, che ha sottolineato la centralità dell’Isola e della sede OGS di Milazzo: “Abbiamo iniziato studiando lo stoccaggio di CO2 nelle Isole Eolie. Da lì abbiamo compreso che la realtà siciliana è il laboratorio perfetto per le nostre missioni sul clima. Ma la sfida si vince solo facendo rete con gli altri istituti: da soli non si va da nessuna parte”. L’intervento di Solidoro ha inquadrato il problema in un’ottica inevitabilmente antropocentrica: a rischio non è solo l’ambiente, ma la prosperità della società. “L’oceano sta assorbendo la maggior parte dell’energia in eccesso causata dai gas serra, – ha spiegato Solidoro – e la tecnologia ci spinge a sentirci onnipotenti dimenticando che siamo legati alle leggi fisiche. Non ci può essere pesca senza pesci e non ci può essere portualità se le banchine finiscono sott’acqua. Oltre al riscaldamento, l’acidificazione dei mari, che potrebbe aumentare fino all’80% nel peggiore degli scenari al 2100, metterà a rischio l’intero ecosistema. I modelli parlano chiaro: l’innalzamento del livello del mare e le ondate di calore marino obbligheranno a riprogrammare intere economie costiere”.

Il momento centrale della sessione è stata la presentazione dei dati raccolti durante la tempesta “Harry” (tra il 19 e il 22 gennaio scorso). Grazie al grande progetto di ricerca PNRR Itineris, l’OGS ha potuto schierare nel Mediterraneo una rete senza precedenti di strumenti hi-tech: 25 “Argo float” (sonde robotizzate autonome) e boe di superficie (drifter). Questa tecnologia ha permesso non solo di affinare i modelli meteorologici internazionali migliorando le previsioni dell’uragano, ma di comprendere cosa succede in profondità: l’azione dei vortici sottomarini. “Abbiamo osservato un trasporto del calore scatenato dal ciclone fino a 400 metri di profondità – hanno illustrato i ricercatori dell’OGS – L’acqua calda aumenta di volume gonfiando il mare e peggiorando le inondazioni costiere. Allo stesso tempo, questi moti sottomarini riportano in superficie preziosi nutrienti, scatenando estese fioriture algali che si rivelano i nostri migliori alleati per assorbire enormi quantità di anidride carbonica”. La sessione si è chiusa con un appello operativo diretto alla politica. Alla domanda su cosa serva oggi ai decisori locali, l’OGS ha risposto con fermezza: “La comunità scientifica italiana sa come prevedere dove e come un’inondazione colpirà un porto o una città. – ha concluso Solidoro – Ma manca un braccio politico che strutturi queste conoscenze. Un sindaco non ha gli strumenti per interpretare i dati grezzi. Serve una cabina di regia governativa che raccolga i modelli dell’OGS e degli altri enti di ricerca per fornire valutazione del rischio chiare e pianificazioni adattive. Dobbiamo progettare oggi opere ingegneristiche in grado di essere riadattate ai livelli del mare dei prossimi cinquant’anni”.

Rifiuti, la Sicilia volta pagina: l’Ue approva piano da 1,5 mld

Dopo il via libera della Commissione Europea all’aggiornamento del Piano Rifiuti, la Sicilia svela i numeri esatti e la “messa a terra” degli investimenti. È successo ieri a Catania durante la seconda giornata di ECOMED – Green Expo del Mediterraneo. L’approvazione di Bruxelles certifica un piano finanziario da 1,5 miliardi di euro complessivi, pronti per dotare il territorio dell’impiantistica necessaria a chiudere la stagione delle emergenze e azzerare le discariche entro il 2035. «Non mi risulta che ci sia nessun’altra regione italiana che abbia ottenuto dalla Commissione Europea l’approvazione formale dell’aggiornamento del piano dei rifiuti», ha spiegato Corrado Clini, già Ministro dell’Ambiente e Presidente Onorario del Comitato Scientifico di Ecomed. «Questo piano poggia su fondi veri. Parliamo di finanziamenti già disponibili per circa mezzo miliardo di euro: non sono richieste di finanziamento, ma impegni di spesa certi. Abbiamo 357 milioni per la realizzazione delle piattaforme per i rifiuti indifferenziati, puntando al 65% di recupero di materia, e altri 145 milioni per la lavorazione del materiale da raccolta differenziata. È un cambio di prospettiva reale per la gestione dei rifiuti di questa regione». A illustrare le slide con i dettagli tecnici e le risorse è stato l’Ingegner Salvo Cocina, Coordinatore dell’Ufficio Speciale per la Valorizzazione Energetica: «I numeri presentati oggi dimostrano che stiamo passando dalla teoria alla fase operativa. Grazie a queste risorse, l’Isola si doterà di una rete di piattaforme integrate essenziale per trattare i rifiuti in modo moderno e ridurre drasticamente i volumi da mandare a smaltimento». L’Assessore all’Energia e ai Servizi di Pubblica Utilità, Francesco Colianni, ha tracciato il quadro economico complessivo, che include i grandi impianti di chiusura del ciclo: «Il Governo Schifani sta cercando di far diventare questa criticità storica un’opportunità. Cosa manca alla Sicilia? L’impiantistica. Per questo, accanto ai 500 milioni per riuso e riciclo, stiamo investendo fondi FSC e FESR per oltre un miliardo di euro per i due termovalorizzatori di Palermo e Catania. Entro il 2035 l’Europa vieterà il conferimento in discarica e noi ci stiamo facendo trovare pronti. I termovalorizzatori, inoltre, producono energia: avendo già superato i target di burden sharing al 2030 per le rinnovabili, ci candidiamo a tutti gli effetti a diventare l’hub energetico del Paese».

Il Premio Cambiamenti CNA 2026 alla start up Involve Space

Innovazione, talento e visione del futuro: è Involve Space la vincitrice del Premio Cambiamenti 2026, il contest promosso da CNA con la partecipazione di Unioncamere, giunto quest’anno alla nona edizione, e con i main partner Ali Energy Advisor, Amazon, Edenred, Mazda e Philip Morris Manufactoring & Technology Bologna.Selezionata tra oltre mille startup provenienti da tutta Italia, Involve Space ha conquistato la giuria di esperti presieduta dal giornalista Federico Ferrazza, distinguendosi per l’idea innovativa. A premiare i vincitori sono stati il Presidente Nazionale CNA Dario Costantini, il segretario generale Otello Gregorini e il presidente di giuria. Con sede a Como, Involve Space sviluppa piattaforme stratosferiche riutilizzabili a basso impatto ambientale per osservazione della Terra, test tecnologici e ricerca scientifica. Le soluzioni operano come pseudo-satelliti ad alta quota, combinando sostenibilità, dati in tempo reale e innovazione aerospaziale. “Le finaliste del Premio Cambiamenti non sono semplicemente delle eccellenze: sono la dimostrazione concreta che l’Italia ha tutte le energie per guidare il cambiamento – ha dichiarato il Presidente CNA, Dario Costantini –. Questi giovani imprenditori stanno riscrivendo il futuro del Made in Italy, portando innovazione nei settori più strategici, dalla salute alla sostenibilità. Come CNA crediamo in loro e continueremo a investire su questo straordinario capitale umano, perché è da qui che passa la crescita del Paese”. Un’edizione che conferma, ancora una volta, il ruolo centrale di artigiani e microimprese come motore di innovazione diffusa: dalla sostenibilità ambientale alla qualità della vita, fino alle tecnologie più avanzate, il cambiamento prende forma nella quotidianità del fare impresa. A completare il podio sono Kymia e Pestop. Kymia Srl, con sede a Catania, trasforma scarti agricoli, in particolare il mallo del pistacchio di Bronte, in ingredienti bioattivi ad alto valore per cosmetica, nutraceutica e food. Pestop Srl, con sede a Genova, sviluppa una tecnologia automatizzata per la produzione di pesto tradizionale, replicando processi artigianali attraverso un macchinario innovativo brevettato.

New Time S.p.A.: siglato ufficialmente l’ingresso nel board di WEC Italia

New Time S.p.a azienda leader nella progettazione di soluzioni abitative innovative e sistemi fotovoltaici integrati (BIPV), annuncia il proprio ingresso nel WEC Italia (Comitato Nazionale Italiano del World Energy Council) in qualità di Socio Sostenitore. L’accordo prevede inoltre la partecipazione di Paolo Cimatti, AD di New Time all’interno del Consiglio Direttivo dell’Ente, consolidando il ruolo dell’azienda come player di riferimento nel dibattito nazionale sulla transizione energetica.

Il WEC Italia, che rappresenta la principale organizzazione multi-energy nel Paese e interfaccia italiana del World Energy Council, accoglie New Time in un momento cruciale per l’evoluzione delle politiche energetiche e della sostenibilità applicata all’edilizia e all’industria. L’ingresso nel Consiglio Direttivo permetterà a New Time di contribuire attivamente alla definizione di strategie e scenari per il futuro dell’energia, portando la propria esperienza tecnologica nel campo dell’integrazione architettonica e dell’efficienza energetica.

“L’adesione al WEC Italia come Socio Sostenitore rappresenta un traguardo fondamentale nel percorso di crescita istituzionale di New Time”, ha dichiarato Paolo Cimatti, Amministratore Unico di New Time. “Entrare nel Consiglio Direttivo di un organismo così autorevole ci offre l’opportunità di confrontarci con i principali stakeholder del settore e di portare la nostra visione di un’energia che non è solo prodotta, ma integrata armoniosamente negli spazi in cui viviamo. Siamo pronti a mettere le nostre competenze tecnologiche e la nostra spinta all’innovazione al servizio della transizione energetica del Paese”.

“L’ingresso di New Time rappresenta un valore aggiunto per il nostro network. WEC Italia è, per sua natura, una piattaforma di connessione tra mondo accademico, istituzionale e aziendale, e la presenza di realtà dinamiche e innovative come New Time contribuisce ad arricchire il dibattito interno, rendendolo sempre più concreto e orientato a soluzioni innovative. Il nostro obiettivo è costruire un ecosistema in grado di mettere in relazione i principali player dell’energia in Italia, accompagnando il Paese verso una transizione energetica che sia sostenibile, sicura e accessibile. Esperienze come quella di New Time, che investono in modo significativo su ricerca, tecnologie e obiettivi di decarbonizzazione, meritano di essere valorizzate e raccontate come buone pratiche italiane anche all’interno del network internazionale del World Energy Council”, ha dichiarato Michele Vitiello, Segretario Generale WEC Italia.

L’ingresso nel WEC Italia si inserisce in una strategia di posizionamento nazionale che ha visto New Time protagonista di una crescita esponenziale negli ultimi anni, con un fatturato e un organico in costante aumento e un focus sempre più marcato sulla ricerca e sviluppo di soluzioni che coniughino design Made in Italy e indipendenza energetica.

Clima, verso Santa Marta. Ecco: serve un Pniec operativo e finanziabile

La transizione dai combustibili fossili – responsabili del 75% delle emissioni globali – è ormai centrale per diplomazia climatica, sicurezza energetica e competitività. Secondo le politiche attuali, la domanda globale di fossili raggiungerà il picco strutturale prima del 2030: carbone già vicino, petrolio attorno al 2030, gas entro il 2035. Le rinnovabili hanno già ridotto l’uso del carbone in grandi economie, come Cina e India, e le importazioni fossili (700 milioni di tonnellate di carbone e 400 miliardi di metri cubi di gas) in oltre 100 Paesi, generando risparmi stimati in 1.300 miliardi di dollari dal 2010.

Come si è arrivati a Santa Marta: Dopo decenni di ambiguità nel quadro negoziale UNFCCC, la COP26 di Glasgow (2021) ha riconosciuto la necessità di ridurre il carbone non abbattuto ed eliminare i sussidi inefficienti ai fossili. La COP28 di Dubai ha formalizzato l’obiettivo di una “transizione dai combustibili fossili nei sistemi energetici” (TAFF), insieme alla triplicazione delle rinnovabili e al raddoppio dell’efficienza energetica entro il 2030. Con la COP30 in Brasile si è passati all’implementazione, grazie a una roadmap condivisa da oltre 80 Paesi. Nonostante la crescita delle rinnovabili, i piani su produzione e consumo di fossili restano tuttavia disallineati rispetto agli obiettivi climatici e la transizione procede a velocità diverse tra Paesi. In un contesto di crisi del multilateralismo, sono emerse iniziative parallele tra gruppi di Paesi per coordinare la riduzione della dipendenza da carbone, petrolio e gas. In questo quadro nasce la prima Conferenza internazionale sulla transizione dai combustibili fossili (24–29 aprile 2026) a Santa Marta, tra i principali hub di export di carbone nei Caraibi, promossa da Colombia e Paesi Bassi.

Quale è l’obiettivo della Conferenza: Creare uno spazio complementare all’UNFCCC, non vincolato al consenso, per coordinare i piani nazionali di uscita dai fossili, su tre pilastri: dipendenza economica dai fossili; trasformazione di domanda e offerta energetica; cooperazione e diplomazia climatica. La Conferenza non si concluderà con l’adozione di un documento negoziale, ma con la scrittura di un report politico-tecnico che raccoglierà priorità e opzioni di policy, contribuendo al percorso verso la COP31. Nel 2025, l’Italia ha messo in esercizio circa 7,2 GW di nuova capacità rinnovabile (30% dell’obiettivo 2023–2030), di cui la maggior parte da fotovoltaico. Nonostante una riduzione delle emissioni del 30% rispetto al 1990, l’Italia resta tra i Paesi europei più dipendenti dal gas, quasi interamente importato (5% produzione nazionale, 63% gasdotto, 32% GNL).

Scelte di policy recenti – dalla proroga dell’uscita dal carbone alle misure di sterilizzazione del costo ETS per il gas e alla riduzione temporanea delle accise sui carburanti – rischiano di consolidare questa dipendenza. Questa direzione è ulteriormente sostenuta dalle strategie delle principali aziende energetiche partecipate, tra cui Eni e Snam, che continuano a pianificare investimenti in nuove infrastrutture gas. L’aggiornamento del PNIEC al 2024 non configura ancora una strategia credibile di phase-out di petrolio e gas, rafforza il ruolo del gas nel mix energetico e presenta un disallineamento rispetto agli obiettivi europei.

Raccomandazioni: L’Italia dovrebbe rendere la transizione una priorità. Trasformare il PNIEC in un piano di transizione operativo e finanziabile; Disaccoppiare il prezzo dell’elettricità dal gas attraverso elettrificazione, reti e rinnovabili; Allineare politiche macroeconomiche, bilancio e fiscalità agli obiettivi di decarbonizzazione; Prevenire nuovi lock-in infrastrutturali sul gas;
Sviluppare una strategia industriale nazionale nelle filiere della transizione; Garantire equità sociale e consenso.

Infine, la credibilità interna della transizione dipende dalla capacità dell’Italia di proiettarla a livello europeo e internazionale. Ciò implica un ruolo attivo nella definizione delle politiche UE su elettrificazione e fiscalità energetica, una revisione della diplomazia energetica oltre la sola diversificazione fossile e la costruzione di partenariati di decarbonizzazione nel Mediterraneo, in Africa e con i principali attori globali. La Conferenza di Santa Marta rappresenta un’opportunità cruciale in questa direzione.

Impacta, ecco la roadmap energetica che serve all’Italia

Impacta Strategy, società di consulenza strategica, presenta Energy Roadmap 2026: uno studio che partendo dalla crisi Russia-Ucraina, fino ad arrivare alle tensioni tra Iran e Stati Uniti, analizza eventi che hanno segnato una svolta irreversibile; l’energia è oggi più che mai un bene strategico, da proteggere e pianificare su scala pluridecennale. Nell’ambito dell’iniziativa si è tenuto a Roma un workshop che ha riunito rappresentanti di istituzioni, autorità di regolazione e operatori di primo piano per discutere le linee guida verso un sistema energetico più sicuro, competitivo e sostenibile. Al centro del dibattito: il nuovo “trilemma energetico” che l’Italia deve affrontare: sicurezza delle forniture, competitività dei costi e sostenibilità economico-ambientale.

In Italia, la domanda elettrica è rimasta infatti stabile nell’ultimo decennio, ma è attesa in ripresa nei prossimi anni (+2% annuo), anche se la spinta alla domanda da mobilità elettrica e dallo sviluppo dei data center è prevista in rallentamento. Nel mix nazionale, le rinnovabili hanno raggiunto il 40% della generazione e puntano a superare il 60% entro il 2030, mentre il termoelettrico (20–27%) e le importazioni (circa 11%) restano pilastri fondamentali per garantire flessibilità e sicurezza del sistema. Secondo quanto emerso nella ricerca, il margine di adeguatezza del sistema energetico nazionale è crollato da 25 GW nel 2013 a livelli prossimi allo zero. Per garantire l’equilibrio della rete servono oltre 50 GW di capacità termoelettrica, oltre a nuovi investimenti nel rafforzamento delle infrastrutture gas (LNG, pipeline, stoccaggio) e un aumento delle interconnessioni europee.

L’Italia continua a essere il Paese europeo con i prezzi dell’energia più elevati. Colmare questo divario significherebbe liberare 15 miliardi di euro l’anno a beneficio di famiglie e imprese. Una maggiore penetrazione delle rinnovabili può ridurre i prezzi del 25–30%, ma solo se accompagnata da una pianificazione integrata delle infrastrutture. Il limite fisiologico oltre il quale l’espansione delle FER genera costi non recuperabili si colloca tra il 70% e l’80% del mix. Oltre questa soglia servono più sistemi di accumulo, equilibrio di rete e remunerazione adeguata per gli impianti di flessibilità. Durante il workshop è emersa inoltre la volontà di avviare un confronto tra regolatore, operatori e clienti, da tradurre in una proposta di lungo periodo per rafforzare sovranità energetica, sostenibilità e competitività, trasformando la transizione in un driver di modernizzazione del Paese. Tre le direttrici: riformare il market design, ridefinire il ruolo del termoelettrico, diversificare e pianificare nel lungo periodo.

Il modello liberalizzato europeo degli anni ‘90, basato sul system marginal price, non appare rispondere a un mercato dominato dalle rinnovabili intermittenti, rendendo necessario un sistema più regolato e stabile, che includa ritorni ed eventuali incentivi differenziati per tecnologia e una pianificazione condivisa tra ARERA, operatori e governo. Allo stesso tempo, è stata evidenziata l’urgenza di ridefinire il ruolo del termoelettrico, con gli impianti a gas chiamati a evolvere da semplici produttori di energia a fornitori di flessibilità, fondamentali per garantire l’equilibrio della rete nei momenti di picco della produzione rinnovabile.

Infine, è emersa l’importanza di diversificare il mix energetico e pianificare nel lungo periodo, integrando rinnovabili, gas e, in prospettiva di lungo periodo, forse anche il nucleare di nuova generazione, il cui sviluppo richiederà il superamento di criticità tecnologiche, normative e sociali, oltre alla definizione di una governance pubblica e di meccanismi finanziari stabili e di lungo periodo. Durante il confronto è stato inoltre evidenziato il ruolo dei Power Purchase Agreements (PPA) come strumenti utili a stabilizzare i prezzi e facilitare l’integrazione delle rinnovabili, nonché l’importanza del coordinamento tra operatori di rete (TSO e DSO) per ottimizzare gli investimenti infrastrutturali. La sfida, oggi più che mai, è passare da una politica dell’emergenza a una strategia integrata e di sistema, in cui pubblico e privato cooperino per coniugare decarbonizzazione, sicurezza e sviluppo economico L’obiettivo è garantire sovranità energetica, sicurezza infrastrutturale e competitività industriale, con una visione strategica fino al 2040 che trasformi la transizione energetica in un vero progetto di modernizzazione del Paese.

Argomenti

Argomenti

Accedi